I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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giovedì 30 luglio 2015

Giovani si diventa ( 2014 )

Josh e Cornelia, lui documentarista alle prese con un documentario che forse non vedrà mai la luce, lei produttrice e figlia di un documentarista, sono una coppia newyorkese apparentemente felice che si sta avvicinando a grandi passi alla mezza età . E alla crisi in essa contenuta.
Tutto esplode quando incontrano una coppia più giovane di loro, quella formata da Jamie e Darby, anche lui realizza documentari, in cui sembrano specchiarsi rivedendo i  loro stessi di una ventina di anni prima.
L'incontro all'inizio è una specie di shock elettrico positivo ma poi cominceranno a venire fuori i problemi.
Soprattutto perché sembra che Jamie e Darby non la stiano raccontando giusta.
Continuo a vedere imperterrito i film scritti e diretti da Noah Baumbach e a ogni pellicola che passa lo ritengo sempre più il più grande malinteso della scena cinematografica indie americana.
Ho apprezzato parecchio i suoi primi film , credo che Il calamaro e la balena sia il suo sforzo creativo più riuscito, ma poi , continuando a seguirne la carriera mi è sembrato che sia stato preso da una sindrome alleniana che si sta portando dietro da qualche film.
O forse anche cassevetesiana.
E come ho scritto a proposito di Frances Ha, film che ho trovato più furbetto che bello, accattivante ma non troppo sincero, prima di strillare al capolavoro occorre guardare questi film in prospettiva e la prospettiva, ossia il metro di giudizio è l'Allen di fine anni '70 e '80 e l'ultimo Cassevetes.
E , personalmente ritengo che utilizzando questo metro di giudizio il cinema di Baumbach ne esca fuori con le ossa rotte.
Baumbach continua a scrivere e dissertare su crisi e conflitti generazionali con una scrittura meticolosa, tutto orchestrato e studiato nei minimi termini, curandosi più del meccanismo del film che della sua eventuale rispondenza alla realtà.
Questa volta forse è un pochino più coinvolto perché in fondo racconta un personaggio, un fortysomething impegnato nel cinema che prima aiuta un giovane alle prime armi, poi lo combatte quando scopre di essere stato preso in giro, che un po' gli appartiene , almeno dal punto di vista anagrafico.
Il problema è che secondo me continua a perdersi in quisquilie e particolari irrilevanti ( il tentativo di imitazione che Jamie porta avanti sistematicamente e in maniera un po' troppo esibita, vedi il cappellino, che sembra sfuggire del tutto a Josh) più che portare avanti organicamente il suo discorso che alla fine  riduce tutto  a una fortissima rosicatura da parte di Josh nei confronti del collega più giovane, capace di filmare un documentario migliore del suo, anche se viene meno la totale aderenza al fatto reale.
Vogliamo ridurre la generazione di quasi cinquantenni a una manica di rosiconi , intellettualoidi da strapazzo e che girano documentari sull'economia turca  che non verranno mai visti da nessuno?
Ecco , Baumbach lo fa , aggiungendo anche altre spezie , tipo la volontà di avere un figlio o il discorso della preoccupazione degli amici che vedono Josh e Cornelia cambiati in una qualche maniera.
Altro limite di un film che non annovererei tra i suoi migliori è anche quello di aver tralasciato i personaggi femminili, li ha messi in un angolino lasciandoli ad osservare il duello all'ultimo sangue tra Josh e Jamie, senza praticamente colpo ferire.
Anche in questo film si ha l'impressione di vedere un surrogato di Allen, diciamo Crimini e misfatti, che però è scolorito rispetto all'originale nonostante voglia essere a tutti i costi giovane e piacente.
Un po' come Josh e Cornelia.
Perchè giovani non si diventa, nemmeno se si prova a fingere.


PERCHE' SI : i dialoghi sono all'altezza, levigati fino allo sfinimento, all'inizio la storia impressiona favorevolmente, Stiller sembra molto coinvolto.
PERCHE' NO : Baumbach continua a sembrare un surrogato dell'Allen di fine anni '70, inizi anni '80, discorso generazionale come minimo superficiale, personaggi femminili lasciati troppo in disparte.


LA SEQUENZA : il duello finale , a tavola, tra Josh e Jamie. O meglio l'attacco di Josh a Jamie mentre si sta festeggiando un premio vinto  del suocero di Josh.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Preferisco di gran lunga la scena indipendente europea a quella americana.
Pur essendo anagraficamente vicino a certi personaggi del film non mi sono rivisto per niente dentro di loro.
Baumbach è meglio dell'Allen bollito di oggi ( si abbia il coraggio di ammetterlo) ma molto peggio dell'Allen di ieri.
Come il piccolo newyorkese ha preso il ritmo di un film all'anno.Il prossimo esce tra qualche giorno negli USA e si chiama Mistress America , cosceneggiato con Greta Gerwig che vi recita anche.


( VOTO : 5,5 / 10)


While We're Young (2014) on IMDb

venerdì 3 luglio 2015

Ruth & Alex - L'amore cerca casa ( 2014 )

Ruth e Alex sono una coppia sposata da oltre 40 anni e che ha vissuto sempre nello stesso appartamento a Brooklyn , prima una zona periferica ora invece quartiere molto ambito per abitarci. Siccome l'età avanza, ci sono diversi piani di scale e non c'è l'ascensore cercano di vendere casa , che ora ha un discreto valore, per trasferirsi in un appartamento più comodo.
Demandano tutto alla nipote, agente immobiliare che raccoglie offerte per la loro casa che però non soddisfano molto Alex. In contemporanea i due sono angosciati per la sorte della loro piccola cagnolina Dorothy, operata alla schiena per un 'ernia del disco e non in grado di muovere le zampe posteriori.
Cercano un altro appartamento ma quando ne trovano uno che piace a Ruth, l'indole sgradevole e criptorazzista degli attuali proprietari fa ripensare loro all'acquisto ma anche alla vendita del loro bellissimo appartamento a Brooklyn.
Titolo originale "5 Flights Up" come il romanzo di Jill Clement da cui è tratto.
Stavolta parte del casino l'hanno combinato gli inglesi che lo hanno fatto uscire con il titolo "Ruth & Alex" ma al malvagio titolista italiano ciò non è bastato.
Ha dovuto mettere la postilla...L'amore cerca casa.
Che non c'entra un benemerito ciufolo col film visto che i due l'amore ce l'hanno e la casa pure da oltre quaranta anni e si vogliono trasferire solo per questioni di comodità o forse per malcelato snobismo verso le nuove generazioni.
Il film di Loncraine parte curiosamente da un presupposto assai simile a quello di un altro film uscito nel 2014 quel Love is Strange - I toni dell'amore che muoveva i primi passi dalla vendita di un appartamento in zona centrale perché uno dei due protagonisti aveva perso il lavoro.
Ma stempera il discorso sociale che c'era alla base di quello in cui protagonista era una coppia gay, o meglio lo sposta in territori di nostalgia e di razzismo, non dimentichiamo che le coppie miste quaranta anni fa o giù di lì erano piuttosto malviste anche in una metropoli aperta a tutto come New York e spesso si ha l'impressione che l'America, la democrazia più avanzata al mondo ( almeno secondo loro), sia ancora un Paese profondamente razzista.
Ruth & Alex - L'amore cerca casa spesso regala l'impressione di essere una perfetta simulazione di commedia alleniana ma senza le punte di vetriolo che ci sono nei suoi dialoghi ( dei film migliori), senza le incertezze che hanno sempre caratterizzato molti personaggi del piccolo ebreo newyorkese, senza quello sprint che può garantire un posto al sole in un panorama cinematografico inflazionato come quello contemporaneo.
Il film di Loncraine è gradevolmente anacronistico , si lascia seguire con moderato interesse , si fa notare principalmente per la presenza di due inimitabili marpioni del grande schermo come Freeman e la Keaton che lavorano sui loro personaggi per sottrazione.
Per il resto è un piatto già servito altre volte: l'effetto cartolina garantito da quei due/ tre esterni che garantiscono scorci molto belli di una città che forse è la più cinegenica al mondo, quel pizzico di malinconia autunnale dovuto più che altro all'età dei protagonisti che si stanno avviando verso una vecchiaia felice e si permettono di giudicare dall'alto quello che li circonda.
Accanto a loro la parabola vitale della piccola Dorothy, il cui orologio biologico cammina molto più velocemente rispetto a quello di Ruth e Alex e il contrasto, insanabile, tra la loro flemma, il loro disincanto, anche un po' molle se vogliamo  e l'irrefrenabile iperattività del loro agente immobiliare che a loro confronto sembra veramente tarantolata.
Formalmente ineccepibile, con una fotografia calda e avvolgente che incornicia il tutto nel migliore dei modi, Ruth & Alex -L'amore cerca casa è un film che non difetta di intelligenza ma di personalità.
E non è stato un buon segno che mi sia appassionato soprattutto alle sorti della piccola Dorothy.


PERCHE' SI : formalmente ineccepibile, bella fotografia, una bella coppia di protagonisti.
PERCHE' NO : manca di personalità, troppa flemma, simulazione di cinema alleniano peggio dell'originale, voce off e flashback utilizzati un po' troppo.


LA SEQUENZA : il veterinario presenta il conto per l'operazione alla piccola Dorothy. Non sono riuscito a immaginare la mia faccia a sentire al cifra che ha sparato( diecimila dollari).


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Allen continua a mietere proseliti.
In questo tipo di film la Keaton sembra andare col pilota automatico, mentre Freeman sembra un leone in gabbia.
Il mondo della veterinaria negli USA è totalmente alieno per quanto riguarda attrezzature e tariffe.
Ma quanto cavolo costa una casa a New York?


( VOTO : 5,5  / 10 ) 


5 Flights Up (2014) on IMDb

sabato 9 maggio 2015

Love is Strange - I toni dell'amore ( 2014 )

George e Ben sono una coppia di omosessuali che decide dopo quasi quaranta anni insieme di coronare il proprio sogno d'amore con il matrimonio.
Gesto che però avrò conseguenze impreviste : George , organista e insegnante per una scuola cattolica viene licenziato in tronco perché la Chiesa dietro una patina di tolleranza nasconde la sua feroce avversione per il matrimonio tra George  e Ben, la mancanza dello stipendio li costringe a vendere casa perché non se la possono più permettere.
Il problema è che per vendere la loro casa impiegano meno di  un attimo, comprare o affittarne un'altra è invece molto più difficile.
Saranno costretti a dividersi ospitati dalla famiglia del nipote ( Ben ) e da una coppia di poliziotti loro amici.
Ma è molto duro abitare in casa d'altri.
Ricordo che quando vidi il trailer di questo film pensai di trovarmi di fronte a una commedia spigliata ed esilarante sulla quotidinità di una coppia di vecchi omosessuali con tutti i loro tic, manie ed eventuali luoghi comuni.
Anzi, quasi volevo andarlo a vedere per farmi due risate su tematiche su cui spesso c'è poco da ridere per il clima omofobo che spesso respiriamo..
Ora che finalmente ho potuto vederlo mi sono ritrovato a pensare a quel che ricordavo di quel trailer.
Ingannevole come pochi, confezionato come se ci trovassimo di fronte a una pellicola comica, solare e dal ritmo alacre.
Cosa che è lontanissima da questo film , diretto da Ira Sachs, newyorkese e gay dichiarato che con Love is Strange- I toni dell'amore sembra raccontare una storia che conosce molto da vicino.
In realtà non sarebbe neanche esatto affermare che il film narra della storia d'amore tra Ben e George: diciamo che la loro unione è il punto di partenza, lo sfondo su cui adagiare un piccolo trattato di relazioni umane  messe a dura prova dalla contingenza che assale i due vecchi partner.
Sono ambedue calati in realtà che gli sono estranee, faticano ad adattarsi a contesti nuovi e difficili, sentendosi i classici elefanti nella cristalleria ed essendo pienamente consapevoli che la loro difficoltà è la stessa che essi stessi provocano in chi li sta ospitando.
Love is Strange - I toni dell'amore è una commedia malinconica che racconta la fase autunnale della vita dei due protagonisti e del loro amore dipinto attraverso i piccoli gesti che creano la routine quotidiana, un piatto da mangiare insieme o condividere lo stesso letto.
Più incline al cinema alleniano e francese che non alla commedia americana indie a cui appartiene nominalmente il film di Ira Sachs si avvale di due ottimi protagonisti assai credibili nelle loro schermaglie sentimentali ( ben lontane dalla sottolineatura eccessiva e dalla caricatura ) e di un gruppo di attori di supporto assolutamente valido, tra cui una Marisa Tomei alle prese con un personaggio intenso e difficile.
Love is Strange - I toni dell'amore cerca di aggiornare la cartolina di Manhattan, musa di tanto cinema americano e non e lo fa mediante i toni caldi di un tramonto.

PERCHE' SI : ottima coppia di protagonisti e valido gruppo di attori di supporto, commedia alleniana di gusto europeo, aggiornamento della cartolina di Manhattan.
PERCHE' NO : trailer ingannevole come pochi, a volte un po' lezioso , ritmo compassato.

LA SEQUENZA : il direttore della scuola cattolica licenzia in tronco George appena avuta la notizia del suo matrimonio,

DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
sono stato ingannato ancora una volta da un trailer truffaldino.
Mai come questa volta mi sarebbe piaciuto assistere al dietro le quinte di questo film, a quello che succedeva sul set durante la lavorazione.
Capisco ancora solo parzialmente perché Manhattan è così agognata ( amando il verde, gli animali e detestando la confusione.
Per una volta gli americani hanno guardato alla vecchia Europa in quanto a stile.

( VOTO : 7 / 10 )

 Love Is Strange (2014) on IMDb

lunedì 29 settembre 2014

Frances Ha ( 2012 )

Frances vive a New York trasferendosi da un appartamento all'altro, non ha una casa propria, balla all'interno di una compagnia di danza di cui non fa veramente parte forse perché non ha sufficiente talento, ha un'amicizia totale con Sophie con la quale convive e quando lei si trasferisce dal suo ragazzo entra in crisi.
Non sa letteralmente cosa fare, ritornare a Sacramento dai genitori non se ne parla perché non ci sono prospettive, meglio tornare all'Università dove ha studiato a fare la cameriera o forse è meglio accettare il lavoro di segretaria nella compagnia in cui prima danzava.
Almeno si può permettere un appartamento e pazienza se il suo cognome, Halladay, non entra nella targhetta del citofono.
Va bene anche solo Frances Ha.
Noah Baumbach è un regista anomalo nel panorama cinematografico americano.
Mentre nelle sue regie è indie fino al midollo, mostrando ai quattro venti il suo essere cinefilo e anche il suo amore per certo cinema europeo nonchè americano del passato ( Allen in primis) , d'altra parte è stato lo sceneggiatore per un paio di film di Wes Anderson ( Le avventure acquatiche di Mr Steve Zissou e Fantastic Mr Fox), ma al suo attivo anche la sceneggiatura , evidentemente alimentare, di Madagascar 3 che col resto della sua carriera c'entra come i cavoli a merenda.
Dicevamo del suo stile indie fino al midollo: Frances Ha, suo film del 2012 che qui da noi è arrivato con giusto due anni di ritardo, prosegue sul fil rouge de Il calamaro e la balena ,Il matrimonio di mia sorella e Lo stravagante mondo di Mr Greenberg, almeno dal punto di vista registico ( con un abbondanza di primi e primissimi piani e una cinepresa che pedina ossessivamente i vari personaggi , molto , molto da vicino) mentre a livello di contenuto sono quasi del tutto abolite le baruffe sentimentali e i personaggi disfunzionali.
A meno che non vogliamo considerare come disfunzionale un personaggio come quello di Frances e sentimentali le sue baruffe con Sophie , il suo alter ego con capelli diversi, come dice lei stessa.
Personalmente faccio un po' fatica a considerare Frances un personaggio reale o verosimile anche se si possono interpretare le sue peripezie come specchio del precariato reale , economico e sentimentale , che viviamo un po' tutti sulla nostra pelle in questi ultimi anni.
Ma Baumbach non vuol parlare di crisi economica, ambienta il suo film in una dimensione altra in cui squattrinati nullafacenti hanno sempre i soldi per andare avanti e genitori compiacenti continuano a permettere loro di cercare il loro percorso anche a costo di un generoso esborso economico.
A quanti è permesso nella vita reale?
Frances può, si può permettere di vivacchiare di qua e di là, di perdersi in chiacchiere infinite senza troppo costrutto, di inseguire un sogno, quello della danza , per la quale evidentemente non è tagliata.
Non posso dire che Frances Ha è un film brutto ma non ha statura sufficiente per competere coi modelli a cui si ispira e non ha narrazione organica, dimostrandosi a più riprese rapsodico come la vita della sua protagonista.
E poi Baumbach non perde l'occasione di ostentare la sua cinefilia ( il viaggio a Parigi quasi fosse una novella Zazie nel metrò, un bianco e nero fighetto che più fighetto non si può. Solo per darsi un tono autoriale. Altrimenti perché usarlo?).
Frances Ha sta tutto negli occhi da cerbiatta di Greta Gerwig che fanno fatica ad aprirsi sul mondo che la circonda ( o forse è semplicemente una paracula che fa finta di non vedere) e in quel paio di passi di danza che ogni tanto prova quasi a dimostrare a se stessa che lei ha un futuro da ballerina.
E' il classico film che riesco a classificare solo come caruccio ma nulla di più, niente aura di mito che da più parti gli è stata assegnata.
Classico cinema indie americano con un occhio rivolto alla vecchia Europa ma in realtà senza nulla di nuovo da dire.
Allen e Cassavetes, solo per rimanere nell'ambito del cinema americano, queste cose le hanno girate più di 30 anni fa e anche molto meglio di quanto possa mai fare Baumbach.
Tanto per rendere le giuste proporzioni confrontate il ritratto femminile di Frances Ha con Io e Annie di Allen o con Gloria di Cassavetes.
Baumbach e la sua furbizia cinefila perdono 2 a 0.

PERCHE' SI : Greta Gerwig è brava e convincente, nel finale c'è anche una certa vena comica oltre a quella malinconica.
PERCHE' NO : salutato da più parti come un capolavoro al massimo è un film caruccio, piacione e girato in modo fighetto ( e basta col bianco e nero usato per darsi un tono).

( VOTO : 6 / 10 )

 Frances Ha (2012) on IMDb

sabato 16 novembre 2013

Oh boy - Un caffè a Berlino ( 2012 )

Niko è alla disperata ricerca di un caffè. La giornata non è cominciata nel migliore dei modi e lui ha bisogno sempre più di quel dannato caffè: la sua ragazza lo ha lasciato, il colloquio con lo psicologo per riavere la patente sequestrata per guida in stato di ebbrezza non è andato bene, il bancomat gli ha sequestrato la sua carta di credito, il padre ha scoperto che sono due anni che ha mollato l'università e quindi gli ha appena tagliato i viveri congelandogli il conto in banca, fa strani incontri tra cui un misterioso vicino di casa "leggermente" fuori di testa, va in giro con un suo amico per Berlino, ritrova una sua ex compagna di scuola che lo invita a uno spettacolo teatrale ( e va a finire male nonostante le migliori intenzioni), la giornata finisce degnamente in un bar in cui conosce un vecchio che filosofeggia davanti al bancone e che schianta subito sul marciapiede appena dopo il bicchiere della staffa. Lo accompagna in ospedale dove trascorre tutta la notte ancora senza quel benedetto caffè.
Forse la mattina successiva ....
Oh boy- Un caffè a Berlino è un film che ha vinto un numero consistente ai German Film Awards ( tutti i più importanti) e anche in giro in Europa per festival specializzati.
Sull'onda di questo entusiasmo è arrivato, stranamente , anche nelle sale in Italia.
Che dire? Forse troppa grazia per un filmetto leggero e moderatamente divertente come questo, un saggio di fine corso che ha acquisito risonanza forse immeritata a causa di presunti punti di contatto con la Nouvelle Vague.
Cosa che in realtà non si coglie così agevolmente: è vero che Nico, il protagonista ( un ottimo Tom Schilling) , ha un po' gli stessi occhi che aveva la piccola Zazie in Zazie nel metrò di Louis Malle ( opera che ha precorso i tempi della Nouvelle Vague), è vero anche che come quello è una sorta di road movie da fermo in cui Berlino ( lì era Parigi) viene srotolata lentamente davanti agli occhi di uno spettatore che non ne conosce gli anfratti più nascosti che la cinepresa esplora con una certa voluttà.
Ma poi le analogie si fermano: l'odissea tragicomica di Nico alla ricerca del caffè ha molto di teatrale e poco di Nouvelle Vague anche se bisogna riconoscere che questo film a prima vista ha ben poco di teutonico, ha una leggerezza più tipica di altro cinema europeo, compreso un certo vezzo un po' snob di girare tutto in un brillantissimo bianco e nero per ricoprire il tutto di una patina autoriale che in realtà il film non sembra avere.
Oh boy - Un caffè a Berlino è un film rapsodico che vive di piccoli flash accecanti in cui ogni volta viene messa in risalto l'inadeguatezza di Nico al mondo che lo circonda, il suo essere sempre in ritardo agli appuntamenti con le scelte importanti della vita e un destino beffardo gli si mette continuamente di traverso solo per ricordargli tutto questo, il suo essere nel guado tra essere un giovane perdigiorno e essere un adulto inserito nel tessuto sociale, guado che col passare dei minuti diventa guano, sabbie mobili senza fondo in cui Nico affonda sempre più.
Tutto questo è raccontato con ostentata leggerezza ma a leggere tra le righe la vita di Nico è un disastro e il film dell'esordiente nel lungometraggio Jan Ole Gerster si contrappone ai classici coming of age movies americani o anglosassoni in genere.
Se lì il viaggio di formazione volenti o nolenti era sempre completato, più o meno, in Oh boy- Un caffè a Berlino non è neanche all'inizio.
Anzi è un percorso che va dritto dritto all'autodistruzione se Nico non fa qualcosa.
Un qualcosa che forse vedremo in un prossimo film.
O forse non vedremo mai: lui intanto finalmente riesce a sorseggiare il suo caffè.....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

  Oh Boy (2012) on IMDb

mercoledì 21 agosto 2013

Bianca come il latte, rossa come il sangue ( 2013 )

Leo è un sedicenne che vive la sua adolescenza come fanno tanti altri: voglia di studiare poca, passione per il calcetto tanta ma soprattutto un amore viscerale per la bella e misteriosa ragazza del quarto, Beatrice. Si confida con la sua migliore amica , Silvia, tenta di conoscerla ma per la sua timidezza ogni tentativo va a vuoto. Quando finalmente, più per caso che per volontà, riesce a conoscerla , scopre il segreto di Beatrice: sta lottando contro una forma gravissima di leucemia. Comincia a frequentare la sua casa, a metterla al corrente dei suoi pensieri coadiuvato dalla sempre presente Silvia, da un rapporto di amicizia un po' sui generis con un giovane professore di italiano che gli elargisce pillole di saggezza tra un cazzotto e l'altro ( dato alla palestra di pugilato che frequentano entrambi) e da due genitori che non capiscono quello che fa il figlio ma si adeguano, cercando sempre di assecondarlo.
La lotta contro la malattia è disperata così come il bisogno di crescere di Leo. 
Le prove a cui lo sta sottoponendo la vita sono appena cominciate.
Avevo cominciato a vedere questo film per inerzia, quasi svogliatamente e la prima parte , vagamente mocciana, con una descrizione abbastanza standardizzata degli adolescenti di oggi non invogliava di certo alla prosecuzione della visione. E poi quella voce off, ne ho un po' le tasche piene di voci off che cercano di spiegare tutto , ma proprio tutto di quello che si sta vedendo, come se dovessero prendere per mano uno spettatore scemo per guidarlo attraverso il film senza azionare gli informi ammassi neuronali di cui è dotato.
Poi da Moccia siamo passati al primo Muccino, quello ancora spontaneo e verace di Come te nessuno mai e allora l'occhietto impigrito ha sollevato leggermente la palpebra.
In fondo Scicchitano non ha quell'insopportabile patata in bocca che aveva Muccino jr e funziona nel ruolo di Leo, ragazzetto bello e simpatico che dà retta solo ai suoi ormoni che tracimano letteralmente.
Poi ancora un cambio di tono: la lotta contro la malattia di Beatrice e qui viene fuori la sensibilità di un regista come Campiotti che riesce a curare una componente visiva di tutto rispetto, colorata e squillante nella prima parte e poi progressivamente svuotandola delle tonalità pastello per accondiscendere al pallore provocato dalla malattia di Beatrice.
Le lacrime convivono con i sorrisi senza forzare con prepotenza gli sbocchi dei dotti lacrimali, le parole si fanno più rade perchè in una situazione del genere non c'è nulla che si possa dire ( e neanche fare), una nube nera si addensa sulla crescita di Leo che aveva appena trovato l'amore e quasi se l'era lasciato sfuggire di mano per una crudele beffa del destino.
L'amore è però un sentimento assai misterioso e che arriva attraverso vie inaspettate.
Bianca come il latte, rossa come il sangue, dietro il titolo emo da horror adolescenziale, nasconde una sensibilità inattesa toccando con leggerezza vari temi a prima vista antitetici tra di loro come la difficoltà di crescere, le pene di amore , i fraintendimenti che ci possono essere tra genitori e figli e una malattia che può stroncare una giovane vita che si sta apprestando a vivere la parte più bella di una vita.
Niente retorica fine a se stessa, niente lacrime strappate a forza, solo uno sguardo comprensivo e complice rivolto verso questo gruppetto di giovani alle prese con la difficoltà che la vita frappone bastardamente sulla loro strada.
Campiotti riesce a muoversi equilibratamente attraverso tutte queste tematiche realizzando un prodotto più che dignitoso, convincente e che avrebbe meritato maggior fortuna.
Un po' troppo stile " Attimo fuggente" il prof di italiano recitato da Argentero e qualche perplessità sugli accenti esibiti dai vari attori: alcuni troppo improbabili per essere veri.
Ma son quisquilie per un film che riesce comunque a sorprendere e che riesce a far sopportare anche il fastidioso ronzio prodotto dai Modà nella colonna sonora.

( VOTO : 7 / 10 ) 

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giovedì 16 febbraio 2012

Memories of Matsuko ( 2006 )


Memories of Matsuko è una caleidoscopica immersione nello stile registico di Tetsuya Nakashima.
Il suo è un modo di mettere in scena assolutamente peculiare con riprese ad alto tasso tecnico, patinatura talmente vistosa che sembra di trovarsi di fronta alla parodia dello stile da spot pubblicitario (mondo dal quale proviene Nakashima), un delirio di colori pastello che satura lo schermo assieme a riprese con steadycam, panoramiche a schiaffo, zoomate vertiginose e prospettive sghembe che alterano la profondità di campo ottenendo il risultato di deformare ad arte ciò che viene inquadrato.
Non è facile definire il genere di appartenenza di Memories of Matsuko per tutto quello che viene inserito nella narrazione: musical, canzoncine pop giapponesi cantate da teen idols, scenografie da cartone animato, lune che sembrano di marzapane con faccia umana che si stagliano in cieli di cartapesta dipinti a tempera, una serie di personaggi oltre la soglia del grottesco e una protagonista (la bellissima e bravissima Miki Nakatani) che illumina questo universo coloratissimo.
In realtà ciò che viene raccontato è estremamente triste: è la storia di affetti familiari negati alla giovane Matsuko ( che per farsi notare dal padre faceva una curiosa espressione col volto che gli strappava il sorriso, altrimenti tutte le attenzioni andavano alla sorella malata), di una carriera da insegnante abortita perchè accusata di un furto ( da lei non commesso), della sua vita tra bordelli, prigione e amori infelici,  tra prevaricazioni assortite e botte da orbi, oltre all'amicizia con un'attrice porno di successo e l'amore con uno yakuza mentalmente instabile.

Fino al declino e al progressivo imbarbarimento in solitudine dentro un antro colmo di rifiuti.
La storia è raccontata in flashback partendo da Sho che ha ricevuto dal padre l'incarico di ripulire l'appartamento della zia appena morta (la Matsuko del titolo).
La vita di Matsuko non è però narrata  linearmente, gli avvenimenti messi in scena a ritmo vertiginoso mescolano presente e passato senza soluzione di continuità legandosi a quello che raccontano i vari personaggi incontrati dal nipote il quale praticamente ignorava di avere una zia con questo trascorso.
Tutte queste sollecitazioni e l'andamento arzigogolato del film richiedono un surplus di attenzione da parte dello spettatore ma il risultato non fa rimpiangere la fatica: il notevolissimo impatto visivo (che arriva quasi a essere frastornante con un montaggio ad alto ritmo in un tripudio di colori e  di suoni ) rende il film di Nakashima un'esperienza multimediale unica ed affascinante.
E che lascia un velo di tristezza alla sua conclusione.

Da citare le musiche composte da Takeshi Shibuya e da Gabriele Roberto (italianissimo) , come  è  da rimarcare il discreto successo al botteghino per un film non adattissimo al grande pubblico a causa del suo stile a molti apparso eccessivo: un meodramma lancinante, magari anche con qualche scompenso per l'ansia che ha di raccontare, comprimendoli, moltissimi avvenimenti, un film dai colori fiammeggianti e dagli scarti improvvisi ed inaspettati.
Il termine di paragone più vicino che posso citare è solamente Shion Sono: a livello cromatico c'è una certa contiguità con il folle Strange Circus e con il debordante Love exposure ( comunque di un paio di anni successivo a questo film di Nakashima).
Una definizione di Memories of Matsuko?
Un melodramma in acido.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

martedì 14 febbraio 2012

Sunny ( 2011 )


Giudicare un film come Sunny è veramente arduo, una lotta improba tra la soggettività dell'epidermide e l'oggettività del neurone. Se si  dovesse dare retta solo alla prima questo sarebbe un film da cinque stelle secche perchè francamente è irresistibile.
Appena passati i primi cinque minuti per ambientarsi e capire il primo personaggio che ci viene presentato, quello della quarantenne insoddisfatta Na Mi, quasi si viene risucchiati dentro ad un vortice di colori, dolori, sensazioni, lacrime e sorrisi.
Na Mi va in ospedale perchè c'è la madre ricoverata ( un personaggio ad alto tasso di comicità, esilarante come la sua vita e quella delle altre pazienti nella stessa camera siano regolate da quello che accade nella soap che tutte vedono appassionatamente alla tv, dimenticando il brutto luogo in cui si trovano) e ritrova come d'incanto il suo passato incontrando dopo 25 anni Chon Hwa, sua vecchia amica del liceo e leader delle Sunny , il gruppo che avevano creato assieme ad altre ragazze. Ora lei è malata terminale di cancro ma la lucidità e la forza d'animo sono invidiabili.
Na Mi si ricongiunge col suo passato di ragazzotta di campagna trapiantata a Seul con tutte le sue stranezze di provinciale compreso un accento piuttosto buffo e nel film di Hyeong Cheol-Kang cominciano a convivere passato e presente grazie ad  ellissi narrative cristalline che scandiscono il passaggio da una dimensione temporale all'altra in modo armonioso, senza cambiamenti di tono e soprattutto senza richiedere particolari sforzi mnemonici allo spettatore.
Questo perchè tutti i personaggi nel passato e nel presente sono facilmente riconoscibili e collegabili tra di loro da caratteristiche particolari ( tipo la passione per le ciglia finte, l'eccessiva importanza data al proprio aspetto fisico, il lessico piuttosto trash) e questo facilita anche chi non è particolarmente avvezzo ai complicati nomi coreani.

Sunny è un caleidoscopio di generi, un film che sa essere buffo e ironico ma anche allo stesso tempo commovente sia per l'idea che il tempo passa irrimediabilmente per tutti, sia perchè la malattia terminale di Cho Hwa incombe costantemente.
Sunny è quel filo sottile che lega la nostalgia al rimpianto, il ricordo a quel senso di perdita a cui si guarda indietro con affetto ben consapevoli che il passato non ritornerà più.
C'è da dare atto che la scrittura del film è sempre in miracoloso equilibrio tra tutte le anime che lo compongono senza risultare stucchevole o inutilmente retorica.
Certo c'è qualche scivolone nella lacrima fine a se stessa o nel kitsch(l'immancabile incontro tra la Na Mi liceale e quella del presente , con annesso abbraccio e pianto collettivo abbracciate cheek to cheek su una panchina incastonata in uno sfondo sfumato) e questo permette più facilmente di essere obiettivi nel giudicare un film come questo,quasi solleva l'animo tentato di dare il massimo dei voti a un film come questo,senza alcuna pretesa autoriale e che di sicuro sarò odiato da chi difficilmente si lascia trasportare dall'emotività..
Ma sono momenti , sono attimi in un film che agilmente supera le due ore di durata tra battute, numeri musicali, lotte da strada e un balletto nel luogo dove non ti aspetteresti mai di vederlo.
Sunny è un inno all'ironia che deve accompagnare chiunque nella vita, un invito all'ottimismo ben lontano dalla ruffianeria, un coloratissimo film al femminile (cast da applausi) che osa anche mettere alla berlina in una bellissima sequenza il regime dittatoriale del recente passato sudocoreano.
La bravura del regista Hyeol Cheol-Kang, qui alla sua opera seconda sta proprio nel fatto che sa benissimo quando deve essere ilare e spensierato e quando più serio e compassato.E quello che ne viene fuori è un film francamente irresistibile,come ho detto all'inizio.
Curioso che il brano tormentone dell'adolescenza di Na Mi sia Reality del desaparecido di un'era geologica fa Richard Sanderson, brano sparato in più di un'occasione più che altro per citare  espressamente Il tempo delle mele(La boum),evidentemente molto conosciuto anche in Corea del Sud.
Interessante da notare che in Oriente conoscono il cinema europeo e americano molto meglio di quanto noi occidentali  conosciamo il loro.
Il titolo del film è preso dall'omonimo brano delle Boney M sulle cui note c'è il balletto che è il momento emotivo clou del film,mentre sui titoli di coda c'è una versione di Time after time brano di Cindy Lauper.
Sunny è stato un successo clamoroso al box office coreano:circa 7 milioni e mezzo di biglietti venduti in una nazione di meno di 50 milioni di abitanti, una permanenza lunghissima nelle sale( 4 mesi) e un incasso totale di oltre 54 milioni di dollari.

( VOTO : 8 / 10 )