I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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giovedì 5 marzo 2015

Italia anni '70 : Reazione a catena ( 1971 )

In una villa che domina una baia in una località imprecisata, una vecchia signora su una sedia a rotelle viene uccisa per strangolamento cercando di simulare un suicidio.
L'autore del delitto viene subito ucciso da una mano imprecisata e il suo corpo viene gettato nello specchio di mare davanti alla baia.
La polizia derubrica subito la morte dell'anziana signore come un suicidio perché trova un biglietto in cui la donna aveva scritto che non aveva più senso vivere e intanto un architetto che era in contatto con l'anziana signora si mette subito in moto credendo che così possa cominciare una speculazione edilizia sulla zona.
Ma i morti cominciano a fioccare e la situazione si fa sempre più ingarbugliata.
Reazione a catena ( ma di titoli ne ha tanti questa pellicola da Ecologia del delitto fino a Bay of blood o Bahia de Sangre che dir si voglia) è il film che consegna il cineasta Mario Bava, supremo conoscitore dell'artigianato cinematografico, uomo praticamente in grado di svolgere qualsiasi mansione tecnica su di un set cinematografico, alla storia del cinema.
E lo fa in maniera curiosa , quasi paradossale.
Lui che aveva svezzato una generazione di giovani registi ( un nome su tutti? Dario Argento, quando ancora sapeva fare cinema ), lui che aveva creato , non volendo, i canoni stilistici del giallo all'italiana usando la tecnica del whodunit, lui che aveva esplorato tanto e bene il versante horror del cinema , genere in Italia che all'epoca era seguito da un manipolo piuttosto ristretto di appassionati, e che lo aveva portato alla grande distribuzione pur con tutti i problemi produttivi che ha avuto sempre con quasi tutti i suoi film, con questo Reazione a catena sembra tornare indietro sui suoi passi ed esplorare altri sentieri di cinema possibile.
Non più horror tout court, non più whodunit, non più il giallo all'italiana in cui dopo l'esordio di Argento, altri volenterosi e talentuosi registi si stanno muovendo in quegli inizi di anni '70 (  Aldo Lado, Lucio Fulci, Umberto , De Martino e altri) ma un nuovo modo di condurre la narrazione di un'efferata vicenda criminale.
Non si usa la suspense, non più la tensione che sale attimo dopo attimo, ma  delitti violenti e sanguinari, tutti perpetrati a favore di camera e che intrinsecamente contengono quel quid di grottesco che li fa diventare a loro modo beffardi, quasi che Bava volesse farsi beffe di personaggi che sembrano più che altro antipatiche caricature, trattati alla stessa stregua della carne da macello  come se il set cinematografico fosse un gigantesco mattatoio.
Il grande Mario non lo sapeva, forse non lo ha mai saputo , ma con questo film ha creato l'archetipo dello slasher, sottogenere horror esploso a fine anni '70 e  che da Halloween di Carpenter e dal seminale Venerdì 13 (soprattutto i primi due film della saga cresciuta intorno a Crystal Lake, che sembrano una ricopiatura di sana pianta del film di Bava) in avanti , fa ancora parlare di sé   a quasi quaranta anni di distanza.
Così come parliamo ancora di questo Reazione a catena che di anni ne ha quasi quarantaquattro e che non ha nessuna voglia di invecchiare.
Per il cinefilo e per il maniaco dell'horror che abiura totalmente dalla CGI che plastifica tutto nell'estetica cinematografica di oggi, Reazione a catena è una successione di orgasmi filmici, uno dietro l'altro.
La contessa fatta fuori impiccandola da una sedia a rotelle , lo sgozzamento con la roncola della ragazza bionda che fuggendo cerca di avvertire i propri amici , la stessa roncola che spacca in due la faccia di un suo amico, una decapitazione in piena regola, un omicidio doppio mentre una coppia è alle prese con un amplesso furioso e così via, siamo alla sagra dell'omicidio all'arma bianca ma ogni volta Bava ci stupisce per dettaglio, per prospettiva, per il modo in cui gira il tutto, quasi volesse mettere in primo piano anche un lato ironico che sa tanto di sarcasmo.
Bava si prende gioco dei suoi personaggi, tutti simboli della grettezza e dell'avidità umana ( l'unico che manifesta un briciolo di umanità è paradossalmente la contessa, tra i personaggi principali quello che sta meno in scena, per via del suo rapporto col figlio naturale Simone che vuole in qualche modo proteggere), si prede gioco delle regole cinematografiche del genere e forse anche degli spettatori, pur rispettando come pochi il suo pubblico, con un film dalla sceneggiatura a prima vista intricatissima ma che in realtà  si muove seguendo logiche semplicissime, oserei dire newtoniane, di azione e reazione.
E il finale , il ghigno finale di una Nicoletta Elmi bambina , è il simbolo perfetto della grande beffa ordita da un Mario Bava che non aveva mai usato così sapientemente l'arma del sarcasmo.
Reazione a catena è il film da far vedere ai ragazzini italiani che dicono che in Italia non siamo mai stati capaci di fare cinema.
Perchè noi il cinema lo sapevamo fare.
Anzi eravamo di un incollatura avanti a tutti.

PERCHE' SI : archetipo di un nuovo genere, violenza ed efferatezza ai massimi livelli ma anche sarcasmo e ironia macabra, quasi tutte le sequenze di omicidio sono da ricordare, ultracitato
PERCHE' NO : la sceneggiatura , pur intricata , è solo un canovaccio su cui improvvisare, il bagno di sangue può non essere adatto a tutti gli stomaci, difficile trovare difetti in un film che si ama alla follia...

( VOTO : 8 / 10 )

 A Bay of Blood (1971) on IMDb

lunedì 15 dicembre 2014

Vintage horror - Nekromantik ( 1987)

Rob è uno strano tipo che lavora per una ditta specializzata nel ripulire le locations in cui sono avvenuti incidenti automobilistici.
Un lavoro che permette di coltivare il suo vizietto che è quello di portarsi souvenir a casa, ovvero parti anatomiche ritrovate durante la sua attività lavorativa.
Un giorno Rob riesce a portarsi a casa un cadavere così lui e la sua ragazza, Betty, possono soddisfare la propria passione per le cose morte.
Passione che è vera e propria necrofilia: Rob, Betty e il cadavere cominciano un vero e proprio menage a trois.
A dir la verità Betty non disdegna neanche di spassarsela col cadavere quando il suo fidanzato è al lavoro.
E quando Rob viene licenziato , per i continui ritardi, Betty, stufa di stare con un fallito , se ne va .
Portandosi via il cadavere.
La psiche fragile di Rob imploderà definitivamente. Non sopporta essere single.
E gli manca soprattutto il cadavere.
Avviso per i naviganti: questo non è un film per tutti.
Anzi è un film la cui visione sarà sopportata da pochissimi .
E non per quello che mostra ma per la vicenda che viene narrata.
Nekromantik appartiene a quella schiera di titoli citata ampiamente ma che non ha visto quasi nessuno.
E Jorg Buttgereit solo con questo film e con il suo seguito, Nekromantik 2 del 1991, si è guadagnato l'aura di mito che si porta appresso ancora oggi  momento in cui, placido cinquantenne sta vivendo una sorta di seconda giovinezza orrorifica dopo un ventennio passato a fare documentari, programmi televisivi e rappresentazioni teatrali.
A tal punto che i suoi due film più famosi, i due Nekromantik ( ma tra i suoi film più noti bisognerebbe citare anche Schramm, film del '93) sono da poco arrivati in formato Bluray e a febbraio sbarcheranno in terra americana.
Nekromantik è poco più di un filmetto amatoriale, girato in 8 millimetri e poi gonfiato a 16 millimetri per dargli una minima parvenza cinematografica che mette subito in chiaro le sue carte.
Dato il budget più che risibile gli effetti speciali sono tutt'altro che speciali, i raccordi tra le varie scene sono oltremodo grezzi e la recitazione dei due protagonisti e situata a un livello poco più che amatoriale.
Eppure è un qualcosa che cattura l'attenzione anche se come livello cinematografico qualsiasi cosa della Troma a cofronto sembrerà una produzione multimilionaria.
Sarebbe facile dire che cattura l'attenzione per la storia raccontata oppure per quel frammento di mondo movie che è la sequenza documentaristica ( non girata appositamente per il film) dell'uccisione e dello spellamento del coniglio che nel finale viene anche rimandata in senso contrario( perché, poi...).
Come già detto gli effetti speciali sono molto rustici , troppo artigianali per essere credibili e nonostante il minutaggio breve ( 71 minuti in tutto) si arriva a una certa assuefazione allo schifo che si vede e anche a quello che si immagina ( la sola idea di fare sesso a tre con un cadavere putrido nel letto...bleah!!!).
Nekromantik cattura l'attenzione con quella sua aria ingenua e naif, quel modo alternativo di narrare una storia d'amore che più malata non si può, l'assenza quasi totale di dialoghi permette di concentrarsi ancora di più su tutto quello che si vede e non è poco.
Diciamo che vive del contrasto tra il candore delle intenzioni e dei sogni di Rob e la melma in cui si immerge fino alla punta dei capelli.
Siamo sempre in un limbo dove convivono ultrasplatter , tendenze quasi hardcore, malattia mentale e atmosfere oniriche che Buttgereit abbozza con supremo sprezzo del ridicolo.
E riesce a raccontare anche la solitudine di Rob, a modo suo naturalmente, e il suo bisogno di avere cose morte vicino.
E il finale , che non spoilero , si colora di grottesco con la presenza di un pene evidentemente posticcio , il proprio, su cui Rob si accanisce con veemenza spropositata.
Altra cosa da rimarcare è che in tutto questo bailamme di umori, secrezioni e putrefazioni è evidente che Buttgereit parteggi per Rob dipingendo la sua Betty come una specie di genio del male, perversa a tal punto da essere necrofila ma anche attenta al suo benessere economico.
Fa piacere ritrovare l'influsso di un grande dimenticato dell'horror italiano ( ma fece di tutto lui per farsi dimenticare dedicando poi gran parte della sua carriera al porno), quel Joe D'Amato che già in Buio Omega, del 1979, mostrava un letto dove si faceva sesso con la presenza di un cadavere ( anche se la donna viva presente non sembrava molto d'accordo e uso un eufemismo) e si rimanda per ulteriori sollecitazioni in questo senso ad Aftermath , mediometraggio di Nacho Cerdà ( se vi interessa ne abbiamo parlato qui ) che molti considerano, non a torto, il film definitivo sulla necrofilia.
Ripeto Nekromantik non è per tutti, anzi è quasi per nessuno.
Astenersi puristi dell'arte cinematografica.
Come giudicare un film del genere?
Con i parametri di un film " normale" bisogna stroncarlo senza pietà e il voto che metterò si riferisce a questo.
Ma la sua importanza "storica" è innegabile.
A tal punto che questo film , come il suo autore, sta vivendo in pratica una seconda giovinezza e che in un futuro non troppo lontano sarà oggetto di culto e di rivalutazione.

PERCHE' SI : pura avanguardia, aria ingenua e naif, finale che farà sollevare più di un sopracciglio
PERCHE' NO : visibilmente a budget zero, amatoriale o poco più, grossolano, grezzo, effetti speciali troppo rustici per evocare paura. Solo un po' di schifo.

( VOTO : 3,5 / 10 ) 

Nekromantik (1988) on IMDb

venerdì 31 ottobre 2014

Ghosts of Halloween - The Sentinel ( 1977 )

Alison Parker è una bellissima modella realizzata nel suo lavoro e fidanzata ad un giovane avvocato di successo. Non sentendosi pronta per il matrimonio decide di andare a vivere per conto suo a Brooklyn e trova un bellissimo appartamento ad un affitto stracciato.

Ci va ad abitare ma comincia ad avere strane allucinazioni su un tentativo di suicidio mentre era adolescente e il prete cieco che sta perennemente davanti alla finestra nell'appartamento dell'ultimo piano non contribuisce certo alla sua tranquillità.
Con suo grande sgomento scopre che lei e il prete sono gli unici abitanti del palazzo.
C'è qualcuno che ha un preciso disegno per lei...
Ma come un horror anni '70?
Si
Addirittura girato da Michael Winner, quello de Il giusitiziere della notte?
Ancora si.
E con mucho gusto.
Ne avevo sentito parlare ma non l'avevo mai visto e finalmente sono riuscito a colmare questa lacuna.
The Sentinel (chissà perché nel titolo italiano sparisce l'articolo) è un piccolo cult orrorifico che non si sa perchè sia nel dimenticatoio e  nell'empireo dei grandi del genere di quel decennio.
O meglio, facendo un po' di dietrologia forse un perché riusciamo a trovarlo.
Diciamo che parla in modo non propriamente gentile della Chiesa Cattolica , ha in sè quel mix di cospirazionismo, misticismo pagano e anticlericalesimo conclamato che lo può rendere indigesto ad alcuni.
Sempre se si voglia prendere sul serio...ma si sa , abbiamo un regista accusato di simpatie fasciste come Winner, forse a pensare male ci si prende.
Non nel senso che possa essere fascista , sinceramente mi interessa poco, ma quanto per questo suo attaccare a testa bassa  la Chiesa Cattolica, vista come un nido di vipere velenosissime, né più , né meno.
Passiamo al film, che è meglio.
Divertente, molto divertente.
Winner non è un regista horror e si vede, direi, come spesso gli è successo nella sua carriera di onesto mestierante, solido ma privo di guizzi di genialità, usa la sciabola e non il fioretto.
Usare il fioretto non gli viene bene, suggerire l'orrore non è roba per lui.
Lo deve spiattellare in faccia allo spettatore e qui gli spiattella cose che negli anni '70 erano al limite della censura come sedute orgiastiche, cannibali, lesbiche impegnate in violente pratiche di autoerotismo, un finale con veri freaks e chi più ne ha più ne metta.
Materiale non propriamente adatto al classico pubblico puritano benpensante e bigotto che spesso affollava i cinema dall'altra parte dell'Oceano.
Cinematograficamente parlando The Sentinel non è certamente immune da difetti ma è paragonabile ai classici in quanto ne ripropone alla grande le atmosfere, ha uno spunto direi molto buono e un finale che fa accapponare la pelle.
Tanta roba , insomma e tutta insieme.
Dicevamo di Michael Winner regista sciabolatore: in effetti non perde tanto tempo nelle boo sequences, ma va subito al punto,senza stare tanto a girarci intorno.
Lo spettatore deve essere randellato, deve essere preso a mazzate nelle gengive e Winner sembra si diverta un mondo.
Addirittura si prende la libertà di avere due protagonisti abbastanza mediocri ( Cristina Raines a recitare è una cagna maledetta ma è davvero tanto tanto tanto top...ehm una bella figliola e Sarandon con quei due baffetti da sparviero sembra più un magnaccia che un avvocato di successo ) e li contorna di un cast all stars da leccarsi i baffi : si va dal leggendario John Carradine a Josè Ferrer, si passa per Ava Gardner e si arriva a Eli Wallach , Burgess Meredith, Arthur Kennedy e Jerry Orbach , star di Law and Order.
Per non parlare poi di giovani che si faranno le ossa negli anni come Jeff Goldblum, Tom Berenger, Beverly D'Angelo, Christopher Walken e sicuramente mi sarò dimenticato qualcuno.
Insomma ci doveva essere un bel traffico sul set.
The Sentinel è indubbiamente invecchiato un po' come tutto il cinema di Michael Winner ma ha discrete frecce al suo arco.
E paradossalmente i mostri funzionano più degli umani, la galleria degli orrori nel finale lascia decisamente il segno.
Anche fosse solo per quella , il film è da vedere e beccami gallina se Yuzna nel suo The Society non si sia ispirato al finale di questo film....

PERCHE' SI :  grande cast di supporto, ottima atmosfera, una galleria di eccessi degna di visione
PERCHE' NO : due protagonisti mediocri, Winner non è regista di finezza e di horror.

(VOTO : 7 / 10 ) 

The Sentinel (1977) on IMDb

Questo post fa parte di un gruppo di recensioni in festeggiamento di Halloween ad opera dei soliti bloggers fancazzisti  impegnatissimi.
Passate, leggete e commentate , commentate, commentate!!!!!
Bollalmanacco
White Russian
Scrivenny
The Obsidian Mirror
Cinquecentofilminsieme
Combinazione casuale
Pensieri Cannibali
In Central Perk
Non c'è paragone
Director's Cult
Mari's Red Room
La fabbrica dei sogni
Delicatamente Perfido
Il Leone di Oscar e....

sabato 20 settembre 2014

Vintage horror - Sotto shock ( 1989 )

Un sadico serial killer terrorizza i sobborghi di Los Angeles. E' Horace Pinker, riparatore di tv, zoppo, ed è il primo sospettato dal tenente Parker che sta conducendo le indagini, coadiuvato dal figlio adottivo Jonathan che viene guidato da strani sogni.
Quando stanno per mettergli le mani addosso Pinker fugge e uccide la famiglia del tenente, moglie e due figli. E uccide anche la fidanzata di Jonathan.
Viene catturato e condannato alla sedia elettrica ma proprio mentre sta " friggendo" sulla sedia elettrica , Pinker diventa pura energia che può possedere corpi ed elettrodomestici.
Comincia la caccia: Jonathan è guidato dalla visione di Allison, sua fidanzata, mentre Pinker fugge di corpo in corpo.Grazie a Allison escogitano un piano in modo da imprigionarlo in un'altra dimensione: ma Jonathan dovrà rischiare parecchio in un finale tra show televisivi, concerti e films in cui i due se le daranno di santa ragione....
Sotto Shock ovvero come Wes Craven cercasse disperatamente di creare un'altra figura iconica dell'horror dopo che il buon Freddie Krueger gli era stato sottratto dalla New Line Cinema ( che ci fece i milioni e a quell'epoca ancora ce li stava facendo) senza che lui vedesse il becco di un quattrino.
All'epoca questo film, visto con gli occhi del ventenne o giù di lì, assolutamente strafatto di horror, mi garbò decisamente.
Non tanto la figura di Pinker, evidentemente ricalcata su quella di Freddie Krueger ( e poi ma perchè prendere un italoamericano come Mitch Pileggi e truccarlo da nero, colorandolo anche ?) ma mi affascinò il concetto di un villain fatto di sola energia, immateriale, in grado di passare da un corpo all'altro, un po' come un paio di anni prima succedeva ne L'alieno, in cui però il lato sci fi e il lato horror venivano accantonati in favore di una robusta vena action.
Il problema è però che Craven non si limita a questo, se lo avesse fatto avremmo brindato tutti a ostriche e champagne: lui invece, memore delle suggestioni di quello che rimane uno dei suoi film migliori , Il serpente e l'arcobaleno, ha cercato di mettere un po' di tutto dentro Sotto shock.
E allora andiamo col rito vodoo davanti al televisore ( di resa più comica che orrorifica), vai con la collana che ha i poteri contro Pinker come la croce contro il vampiro ( ma perché poi, ce n'era bisogno?) e vai con lo spirito guida di Allison che come uno sciamano guida Jonathan.
L'unico momento veramente horror di tutto il film rimane la lunga sequenza della sedia elettrica, mentre per il resto si naviga un po' a vista a cominciare dai lunghi inseguimenti a piedi di cui la pellicola è stracolma,  in cui l'invasato di turno, che se posseduto da Pinker ne eredita la zoppia, riesce tranquillamente a star dietro a Jonathan che è un quarteback della squadra di football del college, quindi atleta fatto e finito.
Craven cita l'horror dell'ultimo decennio prima di Sotto shock e si autocita pesantemente ( vedi la scena del letto presa di peso da Nightmare e anche tutto questo vagare tra il mondo del sogno, o meglio dell'incubo, e la realtà è figlio naturale della sua creatura di qualche anno prima) per poi incanalarsi in un'impennata di metacinematografia nella lotta finale tra Jonathan e Pinker.
I due saltano da un programma all'altro di un palinsesto in sequenze che però sono più inclini alla farsa che all'horror.
Concettualmente la parte più stuzzicante, però falcidiata da una realizzazione modesta a causa di effetti speciali che risultavano abbastanza datati anche allora.
Del resto con un budget di appena 5 milioni forse non era lecito aspettarsi di più.
All'epoca volli bene a questo film ma, e mi duole quasi ammetterlo, è invecchiato decisamente male....

PERCHE' SI: buona l'idea del villain immateriale, ottima la sequenza dell'esecuzione, finale metacinematografico
PERCHE' NO : un po' troppa carne al fuoco, troppe citazioni e autocitazioni, un villain ricalcato evidentemente su Freddie Krueger, effetti speciali datati.

( VOTO : 5 / 10 )

 Shocker (1989) on IMDb

lunedì 21 aprile 2014

Vintage horror - Two Thousand Maniacs! ( 1964 )

Sei turisti provenienti dal Nord, quindi tankee a tutti gli effetti, sono catturati , tramite un piccolo stratagemma con falsi cartelli di deviazioni stradali, dagli abitanti di Pleasant Valley che stanno organizzando una festa in memoria dell'anniversario in cui cento anni prima truppe unioniste vennero decimate proprio in questa ridente cittadina dalle truppe nordiste. Tutto il paese è in festa e gli invitati speciali sono proprio i turisti yankee.
Ancora non sanno che saranno loro i "protagonisti" dei festeggiamenti. 
Due di loro però sospettano che ci sia qualcosa che non vada in questa festosa cittadina....
Herschell Gordon Lewis è oggi un arzillo 85enne ritirato a vita privata che agli inizi degli anni '60 ebbe un ruolo fondamentale  nello sdoganamento , anche culturale , del cinema di serie Z.
Una specie di Ed Wood dotato di un po' di talento in più, qualche film da Russ Mayer in fieri poi la svolta horror: l'invenzione del gore e dello splatter che tradizionalmente va fatta risalire al suo Blood Feast , di un anno precedente a questo film, ma all'epoca ne realizzava diversi l'anno, in cui per la prima volta si vedeva sangue a secchiate e frattaglie di ogni genere inserite in una trama che era poco più di un pretesto, con una sceneggiatura con dialoghi inascoltabili e un'aria raffazzonatissima di tutto quello che era portato su schermo.
Ma di sangue se ne vedeva tanto, un sangue piuttosto irreale a dire il vero che somigliava molto più a pomodoro che non a qualcosa di assimilabile al vero, ma ne erano buttate  secchiate in faccia all'ascoltatore, arti mozzati, schizzi per ogni dove, insomma Herschell Gordon Lewis aveva trovato il modo di shockare il pubblico andando decisamente oltre.
Blood Feast più che per il suo valore cinematografico intrinseco è importante soprattutto dal punto di vista storico in quanto introduce nel genere horror la componente splatter e gore.
Two Thousand Maniacs! riprende tutti i tratti distintivi di Blood Feast solo che al banchetto di sangue sono invitate tre coppie di turisti che sono letteralmente imprigionate loro malgrado e anche inconsapevolmente in un'aria di festa paesana che invece è gravida di mostruosità e crudeltà assortite.
I vari giochi che vedono protagonisti i giovani malcapitati sono destinati a finire col loro massacro in varie maniere ( un barile pieno di chiodi all'interno fatto rotolare per una collina o un macigno fatto cadere su una malcapitata , solo per citarne un paio), l'importante è che gli yankee spruzzino sangue da tutte le parti e soffrano parecchio.
La cosa che colpisce è che questa cattiveria da parte degli abitanti di Pleasanta Valley sia allargata a tutta la popolazione, partecipano anche bambini e che nonostante tutto quello che succede , non viene mai meno quell'aria da festa paesana.
Solo che in questa commemorazione si muore.
E nei modi più atroci possibili.
Costato appena 65 mila dollari grazie all'uso cospicuo di comparse reclutate sul posto nel pittoresco borgo di St Cloud, Florida, dove il film è stato in gran parte girato, Two Thousand Maniacs! soffre di tutti i difetti endemici del cinema di serie Z targato Gordon Herschell Lewis: recitazione approssimativa, sceneggiatura povera con dialoghi meno che ascoltabili, montaggio piuttosto artigianale così come sono parecchio rustici gli effetti gore,  ma rispetto a Blood Feast c'è un cospicuo passo in avanti, una maggiore consapevolezza nell'utilizzo del mezzo espressivo: perlomeno tutto ha una ragione e un filo conduttore e non è campato in aria come succedeva nell'altro film.
E poi il torture tour tra le varie sevizie a cui sono sottoposti quei poveri turisti ha un certo impatto visivo ancora oggi a 50 anni di distanza.
Insomma Two Thousand Maniacs! è diverse spanne sopra Blood Feast, anche se forse si vede meno sangue, ma incassò molto meno e nelle parole del suo autore gli insegnò parecchio: non serviva fare un bel film per guadagnare un sacco di soldi, servivano le idee nuove.
Ispirato a Brigadoon di Vincent Minnelli, un musical, ne parodizza l'impronta musicale grazie a numerosi stacchetti country durante la narrazione che rendono vagamente grottesco il tutto.
Two Thousand Maniacs! è comunque un documento d'epoca che ha ancora un certo valore.
Mai doppiato in italiano e l'idioma che parlano i sudisti locali è oltre i limiti della comprensibilità....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Two Thousand Maniacs! (1964) on IMDb

sabato 21 settembre 2013

Chi sei ? ( 1974 )

Dimitri, occultista , fa un patto col diavolo che gli concede altri dieci anni di vita proprio mentre sta per lasciare il mondo terreno a causa di un incidente d'auto. L'unica cosa che il Maligno chiede è di avere in cambio un erede. Dimitri come madre dell'erede sceglie la sua ex fidanzata Jessica, già sfuggita a un rito satanico, che vive a San Francisco, è sposata a un discografico e ha già due figli.
Il seme del diavolo attecchisce e inizia la gravidanza , un qualcosa di anomalo fin da subito come stabiliscono tutti gli esami medici. Ben presto ci si accorge che c'è qualcosa che non va in Jessica .
Dimitri entra nella vita della famiglia resa instabile dalla malattia di Jessica e cerca di adoperarsi per adempiere al suo patto....
Ma naturalmente col diavolo di mezzo non si sa mai che cosa aspettarsi....
C'era una volta ( e per fortuna sua c'è ancora ma presumo si stia godendo una pensione dorata) un produttore greco di origine egiziana, di stanza in Italia , Ovidio Assonitis, che, ispirandosi ai grandi successi cinematografici internazionali , cercava sempre di riproporne una sua versione, più o meno originale.
La leggenda narra che nel 1973 cercasse di aggiudicarsi i diritti del romanzo di William Peter Blatty, L'esorcista, ma fu battuto, come da più classica filosofia dell'ubi maior minor cessat, dalla Warner Bros.
Il nostro non si perse d'animo e cominciò a scrivere una sceneggiatura assieme a un suo team di scrittori e da questa sceneggiatura nacque Chi sei ? che non nega un evidente cordone omblicale che lo tiene unito a film come il succitato L'esorcista ma soprattutto il capolavoro Rosemary's Baby di Polanski.
Continua a narrare la leggenda che la Warner non fu molto contenta del film di Oliver Hellman ( l'uomo dell'inferno così si firmava Assonitis ) e visto il successo che il film stava riscuotendo negli USA intentasse una causa per plagio al produttore / regista. Il quale scelse di pagare un obolo alla major americana solo per garantire al suo film una libera circolazione nelle sale degli States.
Quindi furono contenti tutti.
Chi sei ?( ma negli USA circolava col titolo Beyond The Door) effettivamente ha molti punti di contatto col film di Friedkin e con quello di Polanski ma , pur latitando in originalità, ha dalla sua una confezione non disprezzabile, cosa affatto scontata per una produzione italiana, Italia all'epoca molto attiva sul versante erotico, thriller ed horror.
C'è addirittura il diavolo che parla in voce off all'inizio del film, ma al contrario di quello che succedeva all'epoca non ci sono sguardi morbosi da soddisfare o parodie esorcicciche da rinverdire ( per chi scrive L'esorciccio è pellicola assolutamente di culto nel suo essere trash all'ultimo stadio) .
Solo un sano , onesto lavoro di suggestione che fa da contorno al leit motiv della posseduta dal demonio che fa le vocine ( o anche vocione), vomita verde, ha i denti giallo paglierino, la testa che ruota praticamente di 360 gradi e altre amenità assortite ( efficaci comunque la sequenza della bambole nella stanza dei bambini o anche l'occhio della Mills che di punto in bianco decide di muoversi per i fatti suoi rispetto all'altro).
Però almeno c'è lo sforzo di costruire attorno a tutto questo un 'atmosfera che prescinda dagli spaventi facili ad uso e consumo del botteghino, ma che insinui inquietudine anche a costo di rallentare il ritmo.
La grossa differenza che c'è con L'esorcista o con Rosemary's baby è che nel film di Hellman / Assonitis la Chiesa e le tensioni religiose non entrano neanche di striscio: tutto è lasciato fuori.
Ci si interessa alle reazioni umane all'irruzione del Maligno nella propria quotidianità in un crescendo continuo di dubbi e rivelazioni.
E il Maligno troverà comunque il modo di lasciare il suo segno.
Interessante il cast anche se non sfruttato al meglio delle rispettive potenzialità , Lavia è un po'sacrificato all'altare della Mills e anche Richard Johnson fa vedere solo sprazzi della bravura, sparatissimo il Technicolor con tonalità caldissime e ottime  le musiche di Franco Micalizzi nel suo mix di rock, folk a psichedelia.
Chi sei? è un film assolutamente datato, poco originale ma risulta lo stesso un interessante horror d'epoca, confezionato con più cura rispetto alla media degli epigoni del periodo, documento di un periodo in cui il cinema italiano osava e veniva confezionato per l'esportazione, riscuotendo anche un certo successo.
Cosa che sembra assolutamente preclusa al nostro cinema odierno.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Beyond the Door (1974) on IMDb

martedì 17 settembre 2013

Intruder ( 1989 )

In un supermercato di periferia si sta facendo la chiusura serale quando alle casse si presenta con fare bellicoso Craig, ex di Jennifer , una delle cassiere. E' un tipo poco raccomandabile e una cattiva nomea, oltre all'atteggiamento aggressivo.Viene cacciato grazie all'aiuto degli altri dipendenti ma promette vendetta. Intanto i dipendenti del supermarket apprendono da uno dei proprietari che saranno licenziati a breve in quanto l'attività è stata venduta. E in sovrappiù un maniaco senza volto comincia a ucciderli a uno a uno  nei modi più disparati...
Intruder è un tardo slasher arrivato quasi alle soglie degli anni '90 , quando lo slasher stava scemando ormai nell'immaginario collettivo e che negli anni si è guadagnato , a ragione, una discreta fama sia al di là che al di qua dell'oceano.
Al di qua dell'oceano soprattutto perchè lo hanno visto in pochissimi trasformandolo in oggetto di culto, praticamente mitologia cinematografica.
Il perchè di questa fama è presto detto: per prima cosa le firme presenti dietro questo progetto.
Scott Spiegel, il regista, qui praticamente al suo esordio è un amicone di Sam Raimi, presente in Intruder in uno dei ruoli principali , è presente anche Bruce Campbell in un gustoso cameo oltre a Ted Raimi e  gli effetti speciali, molto curati e splatterosi senza compromessi, sono della ditta Kurzman , Nicotero e Burger responsabili dei migliori effetti negli horror di quegli anni e oltre
Intruder è uno slasher dall'intelaiatura abbastanza standard per non dire poco originale: un pugno di personaggi in un ambiente chiuso e circoscritto, un supermarket che ha tanto il sapore di archetipo romeriano , una sceneggiatura scritta su uno scontrino per quanto povera ( siamo ai limiti del porno per come certe situazioni sono create in modo imbarazzante e ingiustificato, tipo all'inizio tutti si mettono a picchiare Craig senza manco sapere chi è ), una capacità particolare di isolarsi e di accorgersi tutto con il solito, classico attimo di ritardo, un maniaco senza volto che solo all'ultimo svelerà la sua identita ( e il finale ha molto il sapore di una beffa anche per gli stilemi consolidati del genere).
Quello che distingue Intruder dalla paccottiglia slasher di quegli anni è la regia molto raimiana ( e chissà che il giovane Sam, una faccia che non gli daresti un centesimo, non abbia avuto influenza su Spiegel o abbia direttamente imbracciato lui la cinepresa) con prospettive inedite e deformanti date da una camera che spunta un po' da tutte le parti, compreso un carrello della spesa o inquadra tutto attraverso una bottiglia che filtra e modifica tutto, ma soprattutto la violenza che lo caratterizza con omicidi violentissimi, splatter come se piovesse e qualche sequenza assolutamente memorabile ( tipo una testa affettata in senso orizzontale).
Distribuito in Italia in dvd con il titolo alternativo di Terrore senza volto.
Datato , poco originale ma una visione magari nostalgica, la merita.

( VOTO : 6 / 10 ) 


Intruder (1989) on IMDb

mercoledì 10 aprile 2013

Jolly Killer ( aka Slaughter High, 1986 )

Marty Rentzen, ultranerd liceale è vittima degli scherzi pesantissimi dei suoi compagni di scuola. Nel giorno del suo compleanno, che cade guarda caso il primo d'aprile viene invitato da Carol, la più bella della scuola, nello spogliatoio delle donne per fare sesso. In realtà è uno scherzo crudele in cui lui finisce addirittura a testa in giù nel water. Un altro scherzo ai suoi danni fatto nell'aula di chimica però finisce decisamente peggio con Marty che rimane orribilmente sfigurato dall'acido nitrico.Dieci anni dopo, sempre il primo d'aprile, i liceali che fecero quell'atroce scherzo sono invitati a una festa che si terrà nella loro vecchia scuola, abbandonata da cinque anni e che sta per essere demolita. Arrivano alla spicciolata ma non sanno di essere arrivati alla festa sbagliata. Uno a uno cadranno sotto i colpi di un killer che indossa la maschera di un joker....
Il film dell'esordiente trio registico Dugdale, Ezra e Litten è un coacervo di sfiga e di colpi di culo pazzeschi, produttivamente parlando .
Trattasi di tardo slasher realizzato pare nell'84 ma poi rimasto per un paio d'anni misteriosamente nel cassetto e fatto uscire quasi in concomitanza con April Fool's Day di Fred Walton  e visto che non ci facciamo mancare niente dell'86 è anche The April Fool di William Fruet. E tutta questa concentrazione di titoli in concomitanza del primo d'aprile contribuirà a far cambiare il titolo a un film che in origine doveva richiamarsi anche lui al pesce d'aprile, prima in Jolly Killer mentre negli USA giusto per semplificare le cose è noto anche come Slaughter High ( e infatti su imdb.com si chiama così).
Sulla locandina c'è scritto "dagli autori di Venerdì 13" ma sembra una bufala bella e buona...
Il film all'epoca poi ebbe anche una certa risonanza del tutto involontaria per la notizia della morte, ufficialmente per suicidio, nel novembre 86 appena dopo che il film uscì nelle sale,  dell'appena ventottenne Simon Scuddamore che recitò nella parte di Marty nell'unico film a cui abbia mai partecipato.
Jolly Killer è misteriosamente oggetto di culto tra gli aficionados soprattutto statunitensi del genere.
Il che è abbastanza incomprensibile perchè è uno slasher fuori tempo massimo ( genere allora già soppiantato da altri tipi di horror, vedi la saga di Nightmare on Elm Street) e che nel suo orticello non brilla neanche particolarmente.
Dopo un incipit molto lungo,anche troppo, in cui si articolano gli scherzi crudeli a Marty, il film si sposta nello scenario efficace della scuola abbandonata giusto per far cominciare la mattanza dei vari ex liceali  che non fanno pena neanche un po' per quanto sono insopportabili.
Le uniche cose che riescono a dare un po' di sale al film sono la fantasia che è utilizzata nell'ideazione degli omicidi ( ce ne sono alcuni che sono veramente sfiziosi) e una certa perizia negli effetti speciali che del resto erano il lavoro dei tre registi all'opera.
Che poi dovrebbe essere una regia a sei mani e in pratica sembra un filmetto girato da un regista con le mani legate dietro alla schiena per il livello che viene mostrato.
Le maestranze attoriali si segnalano per una cagneria molto maggiore del preventivato ( a proposito la Munro  che aveva circa 35 anni quando fu girato è visibilmente fuori parte quando le fanno fare la sedicenne, così come sono fuori parte i suoi compagni di scuola quando devono fare i trentenni)  e anche la fotografia non aiuta di certo per quella patinatura che dà al tutto un aspetto paratelevisivo.
Inoltre durante il film ci sono le solite azioni ad minchiam che rendono poco credibile il tutto come quella della ragazza che , sporca di sangue di una delle vittime, da sola va in giro per la scuola a cercare una vasca da bagno e una volta trovata ,senza problemi si spoglia e si mette in ammollo, appena prima di fare una fine trucidissima( e scusate il piccolo spoiler!).
Visto con gli occhi di oggi Jolly Killer appare irrimediabilmente datato ,  una  pellicola che appariva già vecchia alla sua uscita e contenente tutte le caratteristiche più deteriori del genere amplificate da una povertà realizzativa un po' troppo a vista.
Di sangue però se ne vede abbastanza....

(VOTO : 4,5 / 10 )  Slaughter High (1986) on IMDb

venerdì 29 marzo 2013

Terror train ( 1980 )

Uno scherzo tra studenti di medicina ai danni dell' ultranerd Kenny che viene attirato in una camera da letto pensando di trovarci la bella Alana, finisce quasi in tragedia: la vittima reagisce malissimo e praticamente impazzisce. Tre anni dopo, quegli stessi studenti organizzano un party di Capodanno in maschera su un treno in movimento per festeggiare le loro lauree . Il problema è che assieme a loro sale un treno un malintenzionato che comincia a fare fuori a uno a uno tutti coloro che avevano partecipato a quello scherzo stupido finito male tre anni prima.
Alana ha anche uno scontro ravvicinato con lui ma riesce a tenergli testa grazie anche al buon senso del capotreno Carne.
Naturalmente sarà una lotta all'ultimo sangue.
In principio fu Black Christmas, produzione canadese a firma Bob Clark, a tracciare le coordinate del genere  attingendo anche ( anzi forse soprattutto ) dal giallo italiano dagli anni '60 in avanti ( Bava, Argento)  ma poi fu Halloween a stabilire la nascita ufficiale di un nuovo sottogenere all'interno del calderone horror: lo slasher.
Film che incassavano parecchio a fronte di costi contenuti perchè si potevano ingaggiare dei perfetti sconosciuti , si aggiungevano un paio di vecchie glorie perfette soprattutto se avevano già imboccato il viale del tramonto così venivano via a poco prezzo ed il più era fatto.
In fondo era solo carne da macello da dare in pasto agli spettatori , mica dovevano recitare Shakespeare.
Jamie Lee Curtis in quel periodo era decisamente la scream queen più famosa e apprezzata e dopo Halloween girò questo Terror Train praticamente nello stesso periodo in cui stava girando Non entrate in quella casa che ha molte cose in comune con il film dell'allora esordiente Roger Spottiswoode, canadese che poi avrebbe conosciuto anche il grande successo.
L'idea centrale di Terror train è quella di girare uno slasher in un ambiente ultraristretto, perfetto per ricreare un clima claustrofobico e ansiogeno al tempo stesso.
La leggenda narra che l'idea alla base di questo film era ricreare una sorta di Halloween carpenteriano messo su un treno in movimento. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Un film che rispecchia tutti i canoni del genere non distaccandosene in alcunchè ma confezionato assai bene con la fotografia di John Alcott ( che nel suo curriculum vanta robetta come Arancia meccanica, Barry Lyndon e Shining ) e con una regia robusta che sfrutta benissimo l'ambientazione inconsueta per uno slasher.
Strutturato come un giallo in cui si deve scoprire chi è il colpevole ( che poi si capisce subito che il tutto è una vendetta perpetrata da Kenny, l'unica cosa è stabilire sotto quali spoglie questi si nasconda ) tutto procede in maniera abbastanza lineare con un assassino che , dapprima mascherato come Groucho Marx ( e quanto contrasta quello sguardo truce con quella che dovrebbe essere la maschera di un comico) poi mano mano assume altri travestimenti facendo apparire e sparire cadaveri a piacimento e diventando sempre più sfuggente e inafferrabile.
Il body count non è elevatissimo e anche il sangue non scorre così copioso ma ci si diverte.
Nulla di epocale o di originale, un intrattenimento ruvido ma onesto che fa un figurone in confronto agli horror plasticosi che infestano i nostri schermi e le nostre videoteche ( perchè spesso non ce la fanno neanche ad arrivare sul grande schermo) al tempo d'oggi.
Anche perchè professionals come Spottiswoode, un passato da montatore prima di esordire alla regia, capaci di fare un po' tutto senza l'ausilio di aiuti tecnologici oggi non ce ne sono più.
David Copperfield partecipa nella parte di Ken il mago nell'unico film in cui abbia mai preso parte e mette in mostra alcuni dei suoi numeri  senza l'ausilio di trucchi cinematografici..
Un'ultima cosa: Jamie Lee Curtis era bella da morire.

( VOTO : 7 / 10 )  

Terror Train (1980) on IMDb

mercoledì 6 marzo 2013

Phantasm 2 ( 1988 )

Sono passati sette anni dagli avvenimenti narrati nel primo film e Mike, unico sopravvissuto assieme al gelataio Reggie, li ha trascorsi nell'ospedale psichiatrico. Recitando la parte del paziente guarito viene dimesso e affidato a Reggie. Una volta fuori però ricomincia da dove aveva finito la lotta senza quartiere al Tall Man sia nel cimitero del suo paese sia nei cimiteri di altre cittadine in cui stanno avvenendo gli stessi strani avvenimenti che erano accaduti nel paese di Mike.Il Tall Man assieme al suo popolo di gnomi svuota le bare e avvia i morti in un'altra dimensione.Mike , Reggie e Liz, una ragazza che compare sempre nei sogni di Mike e che esiste veramente faranno di tutto per fermarlo.
Ci riusciranno definitivamente?
Se Coscarelli poco più che ventenne era entrato nel mondo dell'horror con pochi soldi e moltissime idee da mettere su pellicola realizzando un piccolo cult come Phantasm racimolando soldi tra amici e conoscenti a cui aveva anche affidato diverse parti nel film, con questo sequel targato Universal il giovane Don è stato costretto a dare alla sua pellicola un taglio decisamente più commerciale , meno naif, nonostante anche stavolta il budget non sia proprio principesco ( ma parliamo sempre di 3 milioni di dollari contro i 300 mila del primo film).
In un plot che ricalca più o meno quello del primo esponente di quella che poi diventerà una specie di saga, viene lasciato spazio a una storia sentimentale tra Mike e Liz, è molto più presente il Tall Man interpretato da Angus Scrimm e soprattutto salgono in cattedra le paurose sfere succhiasangue che nel primo Phantasm erano la cosa più terrorizzante. 
La differenza principale tra i due film è che la confezione del secondo capitolo è nettamente migliore del primo e visivamente rappresenta un tipico esponente horror anni '80.
Viene perso l'effetto novità, la storia è più lineare perdendo una grossa parte di quell'atmosfera sospesa tra sogno e realtà che era parecchio importante nel primo film, in favore di una narrazione più organica e lineare, per quanto possa essere organica e lineare una storia di gnomi, mondi paralleli e furto di cadaveri dalle rispettive bare per ridargli vita, comprimerli a una statura metà dell'originaria e renderli schiavi in un'altra dimensione.
Il problema di Phantasm 2 è che non vive di luce propria, non c'è più l'effetto sorpresa ,  più che un sequel sembra un remake fatto coi soldi che mancavano alla pellicola precedente, i personaggi non bucano lo schermo come dovrebbero ad eccezione del Tall Man che comunque resta visione assai inquietante e i dialoghi sono tagliati con l'accetta come nel primo capitolo.
Non si può però tacere di  sequenze ad effetto che rendono giustizia al talento registico di Coscarelli e che rimangono ben fisse nella memoria del cinefilo come lo scontro di Reggie con un becchino scagnozzo del Tall Man a colpi di motosega o le sequenze iniziali all'interno della casa che poi portano all'esplosione spettacolare della stessa, girata con più telecamere. 
Ma il clou è forse rappresentato dall'incontro scontro di una delle sfere succhiasangue con il Tall Man.
L'idea che si ha uscendo dalla visione di questo Phantasm 2 è che comunque sia un sequel girato fuori tempo massimo e che , a differenza del primo film , decisamente fuori dagli schemi, a suo modo precursore di tendenze dell' horror anni '80, sia perfettamente inserito, anche in modo un po' anonimo, nell'epoca che lo vede nascere.
Naturalmente fu un flop al botteghino, ma questo non impedì a Coscarelli di girare altri due sequels.
Anche perchè Phantasm 2 non ha un vero e proprio finale.

( VOTO : 5,5 / 10 ) 


Phantasm II (1988) on IMDb

mercoledì 20 febbraio 2013

Phantasm ( 1979 )

Mike, un adolescente che ha appena perso i genitori in un incidente stradale , per paura di essere lasciato dall'unica persona cara che gli è rimasta, segue ovunque il fratello Jody, anche quando lui va al funerale di un amico ucciso in circostanze misteriose. Appostatosi col binocolo vede una scena incredibile: il becchino, un uomo dall'altezza fuori dell'ordinario ( e infatti nel film il suo nome è sempre The tall man) afferra una bara che pesa almeno trecento kilogrammi con una mano e la mette nel carro funebre. La notte successiva Mike entra nel mausoleo del cimitero, un luogo quasi irreale con il suo candore abbacinante,  è catturato prima da un custode che viene ucciso da una strana sfera argentea che gli si conficca nella fronte con delle lame dissanguandolo all'istante e poi inseguito dal becchino di cui sopra. Gli mozza il dito di una mano da cui esce un liquido giallastro e lo mostra al fratello appena prima che questo dito si trasformi in un mostriciattolo nero volante e con dei demoniaci occhietti rossi. Jody e Mike,con l'aiuto del loro amico Reggie, di professione gelataio, calvizie oltre i limiti di guardia ma un codino che te lo raccomando,  tornano di nuovo al mausoleo per scoprire la vera natura del becchino e quello che fa con i cadaveri che trafuga dal cimitero. Roba da non credere.
Naturalmente non sarà così facile sfuggirgli.
Impossibile condensare in poche parole l'enorme messe di avvenimenti che percorre il film. Prodotto nel 1977 e uscito nel 1979, diretto da uno spilungone ( alto come il Tall man del film, un uomo nero che è facilmente indentificiabile con l'incarnazione della morte o di un lutto pregresso che ancora non si riesce a superare) poco più che ventenne, Don Coscarelli , è nelle sue stesse parole una compilation di suoi incubi adolescenziali.
Girato in un'atmosfera sospesa tra sogno e realtà , Phantasm è un'ibrido fantahorror in cui emerge prepotente tutta la cinefilia del suo autore dotato da sempre di un'inventiva fuori dal comune, stracolmo di idee, magari non tutte organiche al racconto e che lo fanno sbandare per eccesso di generosità, ma sempre orgogliosamente in anticipo sui tempi.
In più di una sequenza viene fuori il lato un po' naif della realizzazione: Phantasm in fondo è un film realizzato da Coscarelli con un budget bassissimo e girato con attori non professionisti scelti tra i suoi amici. Tutto questo giustifica alcuni dettagli sgangherati nel racconto, qualche frangente più che amatoriale e più di un' ingenuità ma il giovane Don adotta soluzioni all'epoca inedite che poi saranno adocchiate da altri registi in film horror successivi a questo.
Sarà una mia illazione ma beccami gallina se tra Spielberg e Hooper non hanno visto questo film e hanno pensato al loro cimitero indiano che si rianima improvvisamente in Poltergeist o Craven non ha trovato l'ispirazione giusta per Nightmare vedendo questo film in cui il sonno genera mostri proprio come nel suo.
Gli effetti speciali, considerando che è stato girato con quattro soldi,  sono di buon livello e un plauso va anche alla colonna sonora il cui tema portante, angoscioso quanto basta,  è una riuscita amalgama tra il tema de L'esorcista ( Tubular bells di Mike Oldfield) e quello usato da Carpenter nel suo Halloween di appena un anno precedente a Phantasm.
Interessante anche il ribaltamento finale, diciamo anche doppio a guardare la sequenza finale che però lascia molti punti interrogativi in sospeso che si tradurranno in tre sequels.
Che anche Shyamalan ci abbia buttato un occhio quando ha ideato Il sesto senso?

( VOTO : 7 + / 10 )  Phantasm (1979) on IMDb

mercoledì 13 febbraio 2013

Basket case ( 1982 )

Il giovane Duane, ragazzone all'apparenza piuttosto sprovveduto arriva a New York con un enorme canestro  e va ad alloggiare all'hotel Broslin, poco meno di un covo di tagliagole, culla di reietti e di sbandati. Il rotolo di dollari che ha con sè attira occhi indiscreti e mentre lui è fuori per la città la sua stanza riceve inopportuni visitatori. Ma soprattutto quello che c'è nel canestro , dopo aver fatto una carneficina , è sparito.
Il mostro deforme che è nel canestro non è altri che Belial, il fratello siamese di Duane dal quale è stato separato durante un intervento chirurgico clandestino e buttato via nella spazzatura da dove è stato salvato. I due fratelli , in connessione telepatica , sono a New York per cercare gli appartenenti all'equipe medica che fece il sadico intervento.
Basket case a distanza di tanti anni è un piccolo cult dell'underground horror. Girato con un pugnetto di dollari, con una troupe ridotta all'osso ( pochissimi componenti, la leggenda narra che nei titoli di coda vennero aggiunti molti nomi falsi per non far vedere quanto in realtà fosse ristretta la crew lavorativa) e spesso in clandestinità perchè non disponevano dei permessi necessari, attori che a volte stupiscono per il loro dilettantismo conclamato, locations squallidamente vere e riprese per lo più in campo stretto per non complicare troppo il lavoro del regista e soprattutto contenere i costi, il film fu il primo lungometraggio del giovane poco più che trentenne Frank Henenlotter che fino ad allora si era fatto notare solo per un paio di cortometraggi.
Basket case nella sua rusticità è un inno all'artigianato del cinema: se è vero che la necessità aguzza l'ingegno, qui la mancanza di budget ha fatto trovare soluzioni low cost su tutto non andando ad inficiare il risultato finale. Certo bisogna fare un po' l'abitudine alla cagneria di certi componenti del cast e all'estetica al ribasso di tutta l'operazione però il fan dell'horror puro e crudo non rimarrà certo deluso.
Belial, la creatura deforme è di plastilina e animata a passo uno  e questo se da una parte rende evidenti alcuni difetti piuttosto grossolani nella sua animazione dall'altra ricorda molto i monster movies anni '50 con tutto il suo bel carico di nostalgia. Quello che non c'era negli horror più d'annata sono le secchiate di sangue e tutti i particolari splatter ( onestamente molto ben realizzati ) che contraddistinguono la pellicola di Henenlotter.
Ci sono sequenze poco adatte ai deboli di stomaco senza dimenticare un fondo di ironia sbracata che rende il tutto molto meno orrorifico e tutto un po' più comico.
Se è vero che la sceneggiatura pur nella sua linearità appare piuttosto sgangherata per dialoghi e personaggi introdotti abbastanza alla rinfusa, c'è una bella descrizione di un rapporto tra due fratelli molto strani che appaiono legati da qualcosa di più di un semplice vincolo di sangue.
Belial è mosso solo da sentimenti di vendetta, ammesso che una creatura del genere possa aspirare a provare tali sentimenti, mentre Duane è il suo canestro sono qualcosa più di un semplice strumento.
Duane lo nutre, fa sopralluoghi per trovare i medici autori di quel crimine efferato, cerca di mettere il fratello nelle condizioni migliori per completare la propria vendetta. Anche contro il padre che è la prima vittima del duo, colpevole di un tentativo di pulizia "etnica" all'interno della propria famiglia.
Eppure Belial fa di tutto affinchè Duane sia legato solo a lui e a nessun altro. Non c'è nessuno che potrà mai frapporsi tra di loro. Neanche l'amore.
E questo fa del rapporto totalizzante tra Belial e Duane qualcosa che aspira alla tragedia da teatro classico dimostrando che Henenlotter pur non essendo un fine intellettuale della scrittura o un fine dicitore della macchina da presa , non è semplicemente un bruto che è capace solo di inquadrare solo frattaglie sanguinolente.
Se la fama di Basket case resiste incontrastata a trenta anni dalla sua uscita, beh qualche motivo oltre alla nostalgia ci deve essere.
Qui ci troviamo all'accademia del B movie. O forse anche Z.
E' reperibile in versione italiana ma il doppiaggio è disastroso.
Esistono anche due seguiti.

( VOTO : 7 / 10 )  Basket Case (1982) on IMDb

martedì 29 gennaio 2013

Alligator ( 1980 )

Un'allegra famigliola di Chicago visita uno zoo ( o bioparco che dir si voglia) e alla bimbetta viene voglia di riportarsi un animaletto a casa. E al cuore di mamma come si fa a negare un cuccioletto di alligatore? Costa anche poco e non sembra occupare troppo spazio.
Detto, fatto. Viene riportato a casa e piazzato in un terrario per farlo crescere.
Ma a papà non sta tanto bene, prende il cucciolotto dalla coda e senza tanti problemi lo getta nello scarico del bagno.
Dopo 12 anni cominciano a succedere strane cose: prima spariscono animali e poi anche persone. Un detective, Mason, incaricato delle indagini si fa l'idea che ci sia un alligatore gigantesco nelle fogne e la conferma arriva quando in un'ispezione il rettile gli si mangia il collega. Pesta però i calli alla persona sbagliata perchè alla base di tutto c'è un'azienda farmaceutica che dopo aver fatto esperimenti con l'ormone della crescita , getta le carcasse degli animali utilizzati nelle fogne.
Mason  assieme alla zoologa Marisa, che sembra essere l'unica che gli crede, comincia a dare la caccia all'alligatore che intanto si è presentato , non invitato, a un matrimonio.
Pare che nella cucina del sud degli Stati Uniti , in particolare quella cajun, l'alligatore sia una prelibatezza. Mentre il coccodrillo sia uno dei piatti forti della cucina australiana .
In questo caso è l'uomo che è la prelibatezza per questo alligatore un po' cresciutello nelle fogne di Chicago.
All'epoca giravano varie storie  su alligatori e rettili vari cresciuti a dismisura nelle fogne delle varie città proprio per il boom che gli animali esotici avevano avuto in quel periodo.
E Lewis Teague, esperto di cinema d'azione, regista di polso e senza tanti fronzoli non si poteva certo far sfuggire questa succosa leggenda metropolitana.
Alligator, che per il regista rappresenta un po' la prova generale del ben più famoso Cujo del 1983, è il classico monster movie che riprende lo schema già esibito da Spielberg in Lo squalo.
La natura si ribella all'uomo, interessi economici di mezzo, caccia spietata al mostro e fine dei giochi ( e qui il modo per far fuori la bestiola è molto simile).
In Alligator è accentuata la componente ecologista che ne Lo squalo non c'era ( ma era già presente ne L'orca assassina del 1977, la risposta europea ad Hollywood) ed in più c'è anche quella spruzzata di ironia qua e là che non guasta a partire dal tormentone sulla calvizie incipiente di Mason ( con Robert Forster che si presta egregiamente) fino ad arrivare alla figura parodistica del  cacciatore di coccodrilli interpretato da Henry Silva che viene fatto a spezzatino dall'alligatore.
Parlando di un film anni '80 è normale trovare degli effetti speciali un po' datati, ma accanto a un'animazione della creatura un po' troppo meccanica e alla sequenza piuttosto grossolana in cui il rettile sfonda un marciapiede per presentarsi in strada, la regia riesce a regalare dei parziali del mostro veramente efficaci ( soprattutto nella prima parte ambientata nel buio fetido del sistema fognario), diversi momenti gore e anche le sequenze del matrimonio sono parecchio sfiziose con il coccodrillone che divora camerieri e invitati.
Morale semplice semplice: non andare mai contro Natura .
L'uomo resta sempre comunque il peggiore tra gli animali.
Anche a distanza di tanti anni Alligator resta comunque una visione piacevole, senza pretese e che comunque strappa più di un sorriso.
Niente a che vedere con i monster movies spazzatura che infestano attualmente i nostri schermi...

( VOTO : 6,5 / 10 )  Alligator (1980) on IMDb

martedì 22 gennaio 2013

Black Christmas ( 1974 )

Il Natale è alle porte  e in una classica sorority universitaria ( casa per studentesse, una piccola comune) fervono i preparativi. Cominciano ad arrivare telefonate da parte di un maniaco che urla frasi sconnesse. Una studentessa delle medie viene ritrovata morta nel parco vicino alla casa e anche una delle ragazze sparisce misteriosamente. Al centro di tutto sembra che ci sia Jess, fidanzata con un pianista e che ha un segreto da rivelare. La polizia indaga e mette sotto controllo il telefono delle ragazze ma le telefonate continuano e le occupanti della casa continuano a sparire....
Black Christmas è un film importante per la storia dell'horror probabilmente anche al di là dei suoi indubbi meriti perchè è probabilmente da questo film di Bob Clark che poi nacque il filone slasher che sopravvive ancora oggi nei gusti dei fans dell'horror puro e crudo.
In questo film del 1974 ci sono tutte quelle componenti classiche del genere: il solito gruppo di studentelli non particolarmente simpatici , poliziotti non particolarmente intelligenti, un assassino misterioso i cui omicidi vengono ripresi in soggettiva, un' atmosfera malata e inquietante data dalla claustrofobia degli ambienti.
E quel telefono che trilla in continuazione, diventando il vero protagonista, volontario, del film.
Black Christmas si avvale di un ottima regia da parte dell'eccellente artigiano Bob Clark ( diventato poi famoso a livello mondiale con la saga di Porky's ma autore negli anni '70 di una serie di horror che ebbero un discreto riscontro) che anticipa molte delle tendenze future.
Dalle soggettive, poi letteralmente saccheggiate da Carpenter per il suo meraviglioso Halloween, ai giovani protagonisti trattati più o meno come carne da macello, alla suspense creata dal fatto che l'assassino è sconosciuto anche allo spettatore come nel classico whodunit e in questo riprende abbastanza lo stile del thriller/horror italiano di Bava e Argento ( Profondo Rosso è dell'anno successivo, chissà se Argento ha tratto ispirazione per quello che è il suo capolavoro vedendo questo film canadese), al clima di tensione che corre spedito sul filo del telefono come in un altro film di grande successo tra gli appassionati come Quando chiama uno sconosciuto di Fred Walton che comunque è di cinque anni successivo alla pellicola di Bob Clark, l'uso del sonoro e di uno score musicale che sottolinea con vigore le sequenze più ad effetto.
Altra novità, se non erro ( e se erro perdonatemi perchè sto andando a memoria) , è l'ambientazione natalizia del tutto inedita: come dire se Natale di solito è il teatro di film che sprizzano melassa da tutte le parti , Black Christmas arriva a dilaniare con la sua furia omicida tutto quanto di dolce c'è in un periodo dell'anno in cui ipocritamente ci si sente tutti più buoni.
A rivederlo oggi può apparire invecchiato agli occhi dello spettatore perchè sembra pieno dei classici clichè di cui sono stracolmi gli horror proposti sugli schermi.
La sola differenza è che questo film quei clichè li ha inventati e solo per questo si merita un altarino a parte.
Nonostante la suspense che letteralmente si affetta col coltello, Clark non rinuncia a una sana dose di cattiveria ( la reazione di sollievo quando il padre della prima studentessa rapita assiste al ritrovamento di un cadavere che non è quello della figlia , una cosa magari non proprio gentile da far vedere ) e a puntate umoristiche legate al personaggio della signora che bada alle ragazze della sorority e a quello del sergente Nash, di una stupidità veramente oltre ogni misura.
La bravura di Clark sta proprio nell'inquietarci con quello che non si vede o che si intuisce appena confezionando alcune sequenze da mandare a memoria come quella dell'omicidio a uno dei piani di sopra della casa mentre sulla porta Jess sta ascoltando un gruppo di bambini intonare un canto natalizio.
Il montaggio alternato crea una tensione quasi insostenibile eppure praticamente di sangue non se ne vede neanche una goccia.
Ottimo anche il finale pervaso da una perversa ambiguità.
Inutile il remake omonimo del 2006.

( VOTO : 7,5 / 10 )  Black Christmas (1974) on IMDb