I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
Visualizzazione post con etichetta found footage. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta found footage. Mostra tutti i post

lunedì 30 novembre 2015

The Visit ( 2015 )

Rebecca, quindicenne, sta girando un documentario inerente la sua famiglia e raccoglie in video le confidenze della madre che proprio prima della sua nascita, , per amore, aveva troncato i rapporti con i suoi genitori e futuri nonni di Rebecca e Tyler, di due anni più piccolo.
Ora i nonni hanno espresso il desiderio di vedere i nipoti, la madre ha bisogno di riposo per concedersi una crociera con il suo nuovo compagno, così Rebecca e Tyler vengono messi su un autobus e vanno a stare qualche giorno da quei nonni che non hanno mai conosciuto.
Rebecca è sempre con la telecamera accesa e si trova a documentare le stranezze di una coppia di anziani appena appena sopra le righe.
E ne succederanno delle brutte...
Oggi avrei dovuto parlarvi di Everest, che c'ho la recensione proprio qui sulla punta della lingua ma ieri morivo dalla voglia di vedere il nuovo di M. Night Shyamalan e così stamattina mi scappa urgentemente di parlarne.
C'è stato un periodo in cui ho nutrito una forte ammirazione per M.Night Shyamalan alla luce dei suoi primi film. Poi qualcosa si è rotto , sarò stato io che ho cambiato gusti o lui che si è semplicemente bevuto il cervello ( e a giudicare da quello che si dice e si pensa in giro, la seconda che ho detto) e il suo nome è diventato garanzia di disastro annunciato.
Almeno fino a questo The Visit, salutato come un graditissimo ritorno alle radici da parte del nostro.
All'horror.
Appunto.
Il secondo indiano più famoso di Hollywood (anni luce dopo Hrundi V. Bakshi di Hollywood Party) si mette nelle mani di Jason Blums, vero guru del cinema a basso costo ed alto incasso in ambito horror e ci consegna un found footage in piena regola , costato cinque milioni di dollari ( il massimo budget che viene concesso da Blums ai film della sua factory ) e che nei soli USA ne ha portati a casa più di 65 rivelandosi un vero affare per i produttori e un'incoraggiante pacca sulle spalle per il regista e sceneggiatore che , diciamola tutta, erano anni che non azzeccava un progetto degno di questo nome.
Ecco, la vox populi ci parla di un grande ritorno alle origini e di un film che ci consegna di nuovo il talento di un regista che si era perso durante gli anni.
Io non faccio parte della vox populi, la mia voce conta meno di zero, ma mi permetto di non essere così soddisfatto di questo suo ritorno al genere natìo.
Come dicevamo prima The Visit è un found footage in piena regola, girato con tutti i crismi del genere, tecnicamente non fastidioso perché , a parte qualche momento piuttosto concitato, evita l'effetto mal di mare con la telecamera sempre ben salda, forse anche troppo .Anzi qualche volta c'è l'impressione che come found footage sia un po' troppo scritto e rifinito per evocare veramente quell'orrore di cui vuole fregiarsi.
E qui mi viene da pensare che M. Night Shyamalan si sia approcciato al genere come un ragioniere, lavorando su pesi e contrappesi, equilibrando il tutto usando una sorta di bilancino di precisione.
Insomma mi gira un found footage come un professorino che debba rimarcare la sua bravura,la sua superiorità e la sua tecnica al cospetto di tanti mestieranti che hanno già detto la loro in questo campo.
Non si sporca il nostro con la logica di genere e perde nettamente il confronto ad esempio con un Barry Levinson che , con il vibrante The Bay, un paio di anni fa si era messo ventre a terra sbucciandosi gomiti e ginocchia per dire la sua nello stesso genere in cui ora si è cimentato il regista di origine indiana.
E parliamo di un settantenne che in bacheca ha anche un Oscar vinto, mica pizza e fichi.
Per essere un found footage la recitazione è di buon livello ma si ha l'impressione che il meccanismo orrorifico non sia oliato a sufficienza, scricchioli vistosamente facendo arrivare il colpo di scena un pochino troppo presto nell'economia del racconto ( siamo lontani dai finali shyamalaneschi in cui la rivelazione nell'ultimo minuto di film ribaltava tutto) e non riuscendo a evocare tutta quella paura e quell'inquietudine che per esempio riusciva a garantire un piccolo cult come The taking of Deborah Logan ( sottogenere vecchia che sbrocca durante la notte).
E poi non riesco a passare sopra un'incongruenza narrativa che a me sembra gigantesca: ma chi metterebbe su un autobus i propri figli per mandarli da nonni con cui non ci si parla da quindici anni senza neanche contattarli?
Altra cosa che mi ha lasciato piuttosto perplesso è la ricerca continua, direi al limite dell'ossessione del bilanciamento tra orrore primigenio, dramma familiare, romanzo di formazione, commedia e fiaba ( la nonna che vuol mettere nel forno la nipote) a cui assistiamo durante tutto il film.
Vogliamo poi parlare di quel ridicolo rap finale, quasi a voler fare i simpatici a tutti i costi?
Sicuramente meglio rispetto alle sue ultime uscite, The Visit spero che rappresenti un nuovo punto di partenza per un regista che prometteva molto e che per ora non ha mantenuto.
Per quanto mi riguarda è cinema ombelicale, M.Night Shyamalan riguarda se stesso e cerca di rimettersi in gioco, ma non voglio essere scettico per partito preso.
Lo aspetto fiducioso alle prossime prove.



PERCHE' SI : buon livello degli attori, la telecamera non balla più di tnato, la cosa migliore di M.Night Shyamalan degli ultimi anni.
PERCHE' NO : confezione troppo luccicante e inadatta al genere, meccanismo orrorifico non oliato a sufficienza, il colpo di scena arriva un po' troppo presto.



LA SEQUENZA: il momento in cui i ragazzi vengono a conoscenza della verità...



DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Ennesimo found footage che presta il fianco a numerose critiche.
Eppure ha avuto rimarchevole successo.
M.Night Shyamalan si doveva mettere nelle mani di Jason Blums per tornare al successo.
Ora lo aspetto fiducioso.



( VOTO : 5,5 / 10 )


The Visit (2015) on IMDb

domenica 13 settembre 2015

The Gallows- L'esecuzione ( 2015 )

Gli studenti di un liceo in Nebraska stanno allestendo una rappresentazione teatrale , la stessa che venti anni prima provocò la morte in scena di uno degli attori.
Nell'eccitazione generale della rappresentazione uno dei pochi non entusiasti è Reese, il capitano della squadra di football che accetta solo perché la coprotagonista è Pfeiffer per cui ha una cotta.
Ryan lo convince a distruggere le scenografie dello spettacolo introducendosi nella scuola  la notte prima della rappresentazione perché così potrà consolare Pfeiffer.
Ma quando entrano nella scuola ( assieme alla ragazza di Ryan, Cassidy) si accorgeranno che non sono soli.
C'è anche Pfeiffer che scopre presto il motivo della loro sortita notturna.
Oltre a lei c'è però qualcuno che comincia a uccidere...
Che dire dell'ennesimo found footage mandato al macero nella calura estiva come fosse il peggiore dei fondi di magazzino?
Direi che per una volta hanno avuto ragione, anzi non dovevano neanche farlo arrivare in sala, essendo l'ennesimo filmetto girato con la telecamera imbracciata in malo modo da un malato di delirium tremens e che oltre al mal di testa non ha nulla da regalare all'ignaro spettatore.
Ora io a uno come Jason Blum ci voglio anche bene ma ormai per trovare buoni film nelle sue
produzioni li dobbiamo cercare col lanternino e quindi comincio un po' a stufarmi di questa ricerca.
Dal suo punto di vista lui fa un lavoro splendido: con soli 100 mila dollari di budget incassa la bellezza di 22 milioni solo negli USA e vuoi che non continui a produrre tale monnezza?
Anche io lo farei al posto suo.
The Gallows- L'esecuzione sceneggiato e diretto dai due carneadi Travis Cluff e Chris Lofing con un cast che sembra assemblato tra gli scarti di un talent show qualunque  è il nulla sotto vuoto spinto, siamo tornati al grado zero della realizzazione del found footage perché non hanno neanche pensato a scrivere una sceneggiatura degna di questo nome.
In confronto The Blair witch project era un capolavoro di filosofia esistenzialista.
In meno di ottanta minuti hai tempo per guardare una ventina di volte l'orologio, controllare almeno dieci volte il cellulare per vedere se qualche anima pia ti cerca e ti distolga da questo schifo, asciugarti gli occhi un numero imprecisato di volte perché a forza di sbadigliare oltre a rischiare di lussarti la mandibola esonda una notevole quantità di liquido lacrimale e sbuffare altrettante volte sperando che questa sofferenza finisca il più presto possibile.
Alla vergogna non c'è mai fine e questi si presentano con un film che è la fotocopia di millemila altri film, costruito con la stessa tecnica e lo stesso menefreghismo nel cercare di costruire un minimo di suspense degna di questo nome o una-sequenza-una che ti faccia almeno sollevare un minimo la palpebra o risvegliarti dal torpore che inevitabilmente ti ha attanagliato nella prima metà del film in cui succede veramente poco.
Per non dire nulla.
Insomma ottanta minuti scarsi buttati via.
Non voglio dilungarmi oltre a parlare di questo schifo.
Aspetto solo un found footage decente per riprendere un minimo di fiducia nel genere....


PERCHE' SI : dura meno di ottanta minuti, ma sono sempre troppi.
PERCHE' NO : costruito in maniera pedestre, cast di facce anonime e attori incapaci, non c'è suspense...serve ancora altro?


LA SEQUENZA: diciamo quella finale con annesso colpetto di scena....


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

I trailer possono costruire la fortuna di monnezze come questa.
L'ennesimo film fotocopia mi ha fatto perdere ormai la fiducia nel genere found footage, genere che ritengo abbia ottime potenzialità.
Potevo utilizzare gli 80 minuti del film per fare qualcosa di più produttivo.
La prossima volta che vedo il nome Jason Blum drizzerò le antenne ....


( VOTO : 2 / 10 )


 The Gallows (2015) on IMDb

mercoledì 5 agosto 2015

Unfriended ( 2014 )

E' l'anniversario della morte di Laura Barns , morta suicida e il cui video della morte gira per internet e un gruppo di suoi compagni di liceo la ricorda ( beh non proprio tutti) in una "riunione"via Skype.
C'è però un intruso: un cyberbullo che con l'account di Laura Barns minaccia Blaire e i suoi amici e li sottopone a una specie di gioco al massacro.
Cercano di bannare il misterioso individuo ma non riescono e il gioco continua.
A parte le verità inconfessabili che vengono fuori  che rendono la chat una sorta di duello all'O.K. Corral tra tutti ,  i partecipanti alla chat cominciano a morire, uno alla volta...
C'era una volta lo schermo di un computer e c'era una volta lo slasher classico e ora non c'è più.
C'era una volta anche il genere found footage e ora, dopo tanta di quella monnezza propinata e spacciata per capolavoro, c'è qualcosa di diverso.
Che cosa mette in comune lo schermo di un computer , lo slasher classico e il found footage?
Esatto . La risposta è Unfriended, nuovo sforzo produttivo ( si fa per dire, il budget è di 1 milione di dollari, ampiamente ripagato dagli incassi che solo negli USA hanno superato i 30 milioni) di Jason Blums e della sua Blumhouse, normalmente degli infamoni matricolati che pensano solo al loro profitto con prodotti che sembrano fatti con lo stampino.
Stavolta il loro sforzo si rivela molto meno infame di quanto preventivato.
Per certi versi è un film peculiare , diciamo soprattutto la sua messa in scena , tutta attraverso lo schermo del computer, che diventa una nuova forma espressiva.
Su questo punto sono fioccate le inesattezze che hanno parlato di novità assoluta  e amenità del genere.
Beh non è così perché a parte gli esempi più noti tipo Open Windows e The Den ( soprattutto il secondo si poteva definire un esempio riuscito di horror visto attraverso lo schermo di un computer , anche se negli ultimi minuti abdicava dalla sua prospettiva per mutuarne una più "classica"), alla base di tutto c'è sempre un corto appartenente all'antologia found footage V/H/S che si intitolava The Sick Thing that Happened to Emily When she was Young, una ghost story classica eppure angosciosa visualizzata attraverso SkyPe.
Unfriended a parte l'estetica comunque peculiare, un ritmo molto sostenuto e una regia che riesce comunque a tenere alta la tensione, si rivela sostanzialmente uno slasher classico, persino meccanico nel suo incedere prevedibile e che può prestare il fianco a numerose critiche.
Eppure ha quel non so che , quell'aria un po' sfrontata che impedisce di volergli male totalmente.
Ti metti là a fare esercizio di voyeurismo per un'ora e venti scarsa, ti metti comodo e ti godi un bel gioco al massacro in cui non ci saranno vincitori ma solo vinti.
E anche quando le morti cominciano a fioccare si passa agevolmente avanti perché coloro che vengono a mancare rivelano ben presto il loro lato peggiore e si mettono a distanza di sicurezza da un possibile tentativo di empatizzazione.
Eppure allo stesso tempo riescono a essere lontani dallo stereotipo del personaggio tipico dello slasher, quello che ha immediatamente l'aspetto di carne al macello dalla prima volta in cui è inquadrato..
Unfriended è lo slasher della youTube generation, è una storia classica girata con un linguaggio diverso , il linguaggio di quello che è diventata la comunicazione oggi in cui un video può essere la causa di morte di una persona, in cui ognuno è vittima e carnefice allo stesso tempo, in cui ognuno ha il suo bell'armadio che pullula di scheletri.
Che vanno on line.
Per fortuna riesce a svicolare anche dal rischio di essere una sterile riproposizione di Smiley,uno dei film più brutti della scorsa stagione che trattava in modo maldestro e fastidioso proprio di cyberbullismo.
Ha pochi effetti speciali ma il regista, il georgiano Gabriadze sovrapponendo le schermate, moltiplicando il numero delle fonti di visione e agendo su dialoghi stringenti spesso affidati semplicemente alla tastiera di un computer , tiene altissima la tensione fino a un epilogo sostanzialmente atteso ma che almeno non butta alle ortiche quanto di buono fatto in precedenza.
Saranno pure vecchi i trucchetti usati dal buon Gabriadze ma riuscire a creare un clima ansiogeno solo facendo vedere la freccia del cursore del mouse che si muove sullo schermo come foglia tremante alla ricerca di un qualcosa su cui cliccare, beh, devo dire che è una bella conquista.
Altra buona nuova da questo film è l'assenza di un triturante spiegone finale.
Per chi fosse impaziente di sapere altro su questa storia,  Unfriended 2 è già schedulato per l'anno prossimo.


PERCHE' SI : messa in scena peculiare, ritmo elevato, clima ansiogeno costante.
PERCHE' NO : cast non particolarmente impressionante, un filo ripetitivo, spogliandolo della messa in scena è uno slasher con una scrittura piuttosto elementare ,


LA SEQUENZA : il video del suicidio di Laura Barns


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Un futuro per il found footage ci può ancora essere.
A Jason Blums  ogni tanto le ciambelle riescono col buco.
Con la sua teoria dei piccoli passi sicuramente è miliardario.
Dedicato a tutti quelli che dicono che l'horror è morto e sepolto.


( VOTO : 6,5 / 10 )


 Unfriended (2014) on IMDb

giovedì 28 maggio 2015

Area 51 ( 2015 )

Tre complottisti in vena di scoprire gli altarini che il governo americano nasconde nel deserto del Nevada, riescono a infiltrarsi nell'Area 51 con delle tute al freon che non fanno rilevare il loro calore corporeo. Una volta dentro i laboratori scoprono delle tecnologie molto più avanzate di quello che pensavano di trovare e soprattutto devono fuggire per salvarsi da un'oscura presenza che li minaccia.
Ma potrebbe non bastare...
Formato : found footage.
Regista : Oren Peli
Produzione : Blum Productions.
Ecco, credo di avere già detto tutto.
Quando un miracolato ( da Spielberg) come Oren Peli che ancora sfrutta il successo dell'infame saga di Paranormal Activity incontra un produttore senza scrupoli come Jason Blum che per principio investe nei film che produce al massimo 5 milioni di dollari, beh allora l'infamata cinematografica è dietro l'angolo.
E si chiama Area 51.
Mi rifiuto di credere che questa cosa, chiamarlo film è un po' troppo, sia costata cinque milioni, se così fosse bisognerebbe allertare l'FBI per sapere nelle tasche di chi sono andati a finire questi milioncini.
Area 51 è un found footage nel senso deteriore del termine che per quasi un'ora mena continuamente il cane per l'aia annoiando perniciosamente e cercando di confezionare il più elegantemente possibile il vuoto pneumatico che lo caratterizza , per l'ultima mezz'ora si comporta come un Chernobyl Diaries qualunque. quindi confusione a manetta, buio e immagini sfocate che dovrebbero incutere timore ma in realtà si rivelano presto per quello che sono: una grandiosa presa per il culo dell'ignaro spettatore.
Interessante vedere la genesi di questo progetto che va in giro addirittura dall'autunno del  2009 , scritto da Christopher Denham ( sceneggiatore e regista di Preservation) e poi rimaneggiato prima nel 2011 finché non è stato assunto Oren Peli per rigirare alcune scene e completare il progetto che è stato terminato nel 2013. Quindi ha preso la polvere per due anni nel fondo del magazzino di Blum fino a che misteriosamente è stato riesumato per un'uscita limitata nelle sale americane.
Questo per dire che non mi sembra che si puntasse troppo sul progetto a partire dagli stessi promotori.
E mi pare che ci avessero visto giusto: continuo a pensare che il genere del found footage abbia interessanti potenzialità nel genere horror, ma se continuano a servirci questa monnezza infiocchettata da new sensation , anche gli spettatori prima o poi si stuferanno.
E spero che lo facciano quanto prima
.
Altro fattore importante per la riuscita o meno di un found footage è la sua verosimiglianza.
Qui siamo veramente al livello zero , non si può credere un solo secondo a quello che si vede.
Soprattutto non si riesce a credere che tre minchioni qualunque come i protagonisti di questo film riescano a infiltrarsi praticamente senza colpo ferire in quello che dovrebbe essere uno dei posti più protetti dell'intero globo terracqueo e soprattutto non ci si può bere che una volta dentro praticamente non incontrino nessuno , neanche uno straccio di servizio di sicurezza.
A livello cinematografico non c'è nulla di cui parlare, è un film che dura 90 minuti scarsi ma sembra che duri il doppio, si guarda in continuazione l'orologio giusto per vedere quando finirà l'agonia.
E comunque vada , finirà sempre troppo tardi.
A quanto si vede non si sono sprecati troppo neanche per la locandina , veramente pessima.
Candidato sin da subito ad essere uno dei peggiori film dell'anno.


PERCHE' SI : l'Area 51 è un mistero pieno di fascino che qui rimane sulla carta. Non sperate di trovare spiegazioni di alcun tipo.
PERCHE' NO: un po' tutto, prendete tutto il peggio del genere e inseritelo in questo film, il vuoto pneumatico.


LA SEQUENZA : non ce ne sono di memorabili, diciamo quella del finale che nel suo assoluto  nonsense è la meno peggio.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Se Oren Peli in prima persona fino ad ora ha diretto solo due film, un motivo ci deve essere.
Continuo a imbattermi in pessimi found footages ma continuo imperterrito a vederne.
L'accoppiata Oren Peli e Jason Blum si è dimostrata micidiale come previsto.
La prossima volta che vedrò il nome di Oren Peli scapperò a gambe levate.


( VOTO : 2 / 10 ) 


Area 51 (2015) on IMDb

lunedì 16 marzo 2015

The Taking of Deborah Logan ( 2014 )

Mia è una studentessa di medicina , Gavin e Luis sono un team di documentaristi che sta girando un documentario su Deborah Logan , una malata di Alzheimer. L'anziana signora non vorrebbe farsi riprendere nella sua quotidianità ma pressanti esigenze economiche costringono di fatto lei e la figlia ad accogliere la troupe in casa.
Deborah Logan mostra comportamenti sempre più bizzarri che il suo dottore definisce normali finché scoprono una sua connessione con un pediatra accusato di omicidi rituali, atti cannibalistici e pedofilia, Henry Desjardins, scomparso nel nulla anni e anni prima.
La signora viene ospedalizzata per la sua sicurezza ma il suo comportamento diventa sempre meno giustificabile dalla medicina.
Arriva a portare una bambina leucemica sul posto in cui Desjardins faceva i suoi sacrifici umani.
Deborah Logan da che cosa è posseduta?
Diffido sempre delle locandine in cui è pubblicizzato più il produttore che il regista e il manifesto di The Taking of Deborah Logan ( ma lo potete trovare anche semplicemente intitolato The Taking) non è di quelle che ti invitano proprio alla visione.
E ribadisce il fatto che è sempre sbagliato giudicare un libro solo dalla copertina.
Ma qui c'è Bryan Singer e credo che non abbia bisogno di presentazioni.
Il film dell'esordiente Adam Robitel ( che lo ha anche scritto assieme a Gavin Heffernan, e lo ha anche montato) si inserisce programmaticamente nel mare magnum dei mockumentaries/ found footage.
Riprende un team di documentaristi che si installa nella casa di una malata di Alzheimer per testimoniarne l'evoluzione della malattia.
Solamente che questa malattia evolve in maniera bizzarra e pericolosa, talmente fuori dagli schemi previsti dai protocolli medici che presto viene evocato qualcosa d'altro: il soprannaturale.
Spesso mockumentary / found footage fa rima con telecamera affetta da delirium tremens, scenografie e messa in scena povere e parco attoriale più che mediocre .
In questo caso invece la realizzazione sembra molto più circostanziata, scenografie e  messa in scena assumono spesso e volentieri caratteri inquietanti ( la soffitta di casa Logan, i sotterranei dell'ospedale, il bosco dove Desjardins perpetrava sacrifici umani) aggiungendo quel quid che determina la riuscita o meno di un prodotto di questo genere.
The Taking of Deborah Logan non è sicuramente un capolavoro del genere ma un esponente più che degno, un film che riesce a mettere un certo disagio addosso e questo lo deve oltre che a una struttura solida anche alla recitazione molto "fisica" di Jill Larson che si immola anima e soprattutto corpo in un ruolo difficile, sgradevole, in cui momenti di calma apparente e di gestualità banalmente quotidiane vengono inframezzate a dei veri e propri atti di pazzia pura resi scenograficamente più efficaci da un ottimo make up e da un grandioso lavoro sulla voce.
Nella seconda parte il tema del soprannaturale, della possessione demoniaca entra a gamba tesa su un 'intelaiatura documentaristica che faceva del realismo il suo tratto dominante e questo , scompaginando le carte messe in tavola dal film, ne determina un improvviso scarto in avanti, trasformandosi in una corsa contro il tempo affannosa e adrenalinica e qui davvero che abbonda la camera a spalla ( c'è l'effetto mal di mare ma è gestito in maniera intelligente, non si persevera troppo) e le riprese al buio che chiedono al direttore della fotografia uno sforzo supplementare per rendere tutto un minimo più comprensibile.
Curioso che in questi ultimi tempi abbondino produzioni che in qualche modo prendono spunto da una malattia terribile come l'Alzheimer ( oltre a questo Still Alice e la miniserie inglese Exile) così come è curioso che un film come The Taking of Deborah Logan parta dalla malattia per poi esondare nei riti ancestrali e nel soprannaturale puro.
Altra notazione da fare è che il sistema sanitario americano è veramente una brutta bestia: all'avanguardia in tutto ma se non hai soldi ti lasciano morire tra atroci sofferenze senza muovere un dito.
E il fatto che venga ribadito più volte che i Logan accettano di girare il documentario solo per soldi e non per reali esigenze di progresso scientifico, pare proprio una stilettata al cuore del concetto di sanità pubblica statunitense.
Quasi alla Michael Moore.

PERCHE' SI : ottimo spunto di partenza, realizzazione curata, telecamera stabile per quasi tutto il film, ottima prova di Jill Larson
PERCHE' NO : quando irrompe in scena il soprannaturale vengono fuori anche tutti i clichè del / mockumentary/found footage, comprese sequenze buie in cui si fatica a capire quello che succede, urla beluine e telecamera affetta da delirium tremens.

( VOTO : 6,5 / 10 ) The Taking of Deborah Logan (2014) on IMDb

venerdì 13 marzo 2015

Apartment 143 ( aka Emergo , 2011 )

Un team di parapsicologi e studiosi di fenomeni soprannaturali installa la sua attrezzatura fatta di telecamere ad infrarossi e rilevatori di ogni genere presso la famiglia White, che abita in un grosso condominio, all'appartamento 143 del titolo.
La famiglia White è formata dal padre Alan, dalla figlia Caitlin , adolescente ribelle come poche, ma forse è solo una maschera che indossa nel rapporto col padre, e dal piccolo Benny.
La madre è morta in un incidente automobilistico e da allora in casa avvengono strani fenomeni.
Ma forse avvenivano anche nell'altra casa da loro precedentemente abitata.
Il team di studiosi cerca di dare una risposta a tutti i loro dubbi e a tutte le loro paure...
Qualche tempo fa, in pieno trip di playlist domenicali, compilai una classifica su quelli che per me erano i migliori film horror del genere mockumentary / found footage sottolineando che spesso la distinzione è veramente ardua.
Girando per internet , per confrontare la mia classifica con quelle compilate da altri siti, in alcune di loro vidi molto quotato questo film di cui, francamente, ignoravo l'esistenza.
Un film scritto da uno sceneggiatore che aveva appena vissuto il suo momento di gloria con la regia di Buried e che subito dopo Apartment 143/ Emergo avrebbe sceneggiato e diretto Red Lights, curioso thriller anche quello concernente il paranormale da una prospettiva perlomeno curiosa.
Due considerazioni da fare : nonostante sia un film prodotto praticamente da un team ispanico e girato in Spagna questo film, girato in inglese, è una perfetta simulazione di found footage americano, la seconda è che nonostante tutti gli sforzi per renderlo un minimo originale, il film di Carles Torrens appare , purtroppo per lui, drammaticamente fuori tempo massimo.
Si nutre cioè di tutti quei cliché che , volenti o nolenti, sono stati codificati dalla sag(r)a di Paranormal Activity e relativi epigoni con la classica telecamera che rileva paurosi bordelli che avvengono proprio dove non dovrebbero.
Continuo a pensare che potenzialmente il genere del found footage / mockumentary sia adattissimo al genere horror e che possa essere il più genuinamente spaventoso ma ci continuiamo a trovare di fronte a produzioni , grammaticamente corrette come questo Apartment 143, che non hanno nulla di nuovo da dire e da dare al genere se non qualche spavento preconfezionato e qualche boo sequence che fa il suo porco lavoro ma che non fa alzare di certo la valutazione di questo film.
Apartment 143 è un film giocato sull'attesa esattamente come lo era Poltergeist a cui si richiama piuttosto esplicitamente ( e parliamo di un film dell'82 ) e come lo stesso Paranormal Activity.
Insomma uno sta lì ad aspettare le apparizioni fantasmatiche del gran cornuto o dei suoi attendenti e perché ti sembra di essere stato preso per il naso e tutto ti viene servito su un piatto d'argento e anche in abbondanza, non come succedeva nei film dell'infido Oren Peli.
Senza neanche attendere chissà quanto, tutto ti viene spiattellato in faccia , subito senza tanti preamboli.
Torrens e il suo team ti sbattono in faccia anche  il demone in un finale perlomeno brusco e frettoloso, adrenalinico il giusto ma che ha un tremendo retrogusto di deja vù.
Apprezzabile lo sforzo di dare un background ai vari membri della famiglia White, la creazione di un minimo di dinamica tra i loro personaggi e apprezzabile anche il tentativo di affrontare il tema del soprannaturale con una certa cognizione di causa e non superficialmente come tanti altri film del genere.
Il problema di Apartment 143 / Emergo è che non ha le spalle sufficientemente larghe e la personalità per emergere dal mare magnum del genere in cui è inserito.
Fosse stato prodotto prima del 2007, chissà forse ora staremmo a parlare di un altro film.
Oggi come oggi appare come un compitino svolto decentemente e nulla più, svolto meglio e prima da molti altri...

PERCHE' SI : approccio al tema del soprannaturale un minimo circostanziato, apprezzabile il tentativo di dare una profondità ai vari componenti della famiglia White, la regia svolge il suo lavoro nel fare accumulare adrenalina
PERCHE' NO : simulazione di film americano, finale brusco e frettoloso, classico film arrivato fuori tempo massimo.

( VOTO : 5 + / 10 )

 Apartment 143 (2011) on IMDb

martedì 27 gennaio 2015

The Atticus Institute ( 2015 )

A metà degli anni '70 un piccolo laboratorio di psicologia dell'Università della Pennsylvania si occupa di persone con facoltà paranormali ( preveggenza, telecinesi) con risultati piuttosto deludenti.
Finché si imbattono in una donna i cui poteri sembrano da subito straordinari : il Ministero della Difesa prende subito in carico la donna, segregandola nell'Istituto e sottoponendola ad esperimenti sempre più pesanti per lei da sopportare.
Il sospetto è che la donna sia posseduta da un demone.
Dopo questo caso il piccolo laboratorio, nell'autunno del '76 chiude definitivamente i battenti.
Raramente capita che vedendo un film sia così difficile annoverarlo tra i mockumentaries o tra i found footages.
The Atticus Institute si basa sui filmati lasciati dal Dr West e dalla sua equipe che riguardano gli esperimenti di quell'ultimo caso e li integra con interviste fatte invece ai tempi di oggi.
Quindi è impossibile distinguere in questa piccola produzione i due generi in questione.
Ancora non smaltita la sbornia della mia playlist domenicale sui mockumentaries / found footages( un post di grande successo, evidentemente ognuno, anche io, dice che li odia  eppure stiamo tutti lì a guardarli) ecco alla mia attenzione questo film scritto e diretto da  Chris Sparling conosciuto più che altro per le sceneggiature di Buried e di ATM- Trappola mortale, in verità due discreti esercizi di scrittura.
E già che ci siamo ecco la risposta che dovevo dare e che non ho scritto nella prefazione della playlist: a me il genere potenzialmente piace e anche parecchio, altrimenti non perderei tempo a guardare questi film.
Il problema è che nel genere moclumentary/ found footage c'è tanta di quella monnezza che non basta neanche una carovana intera di camion per spalarla.
Per un film buono te ne devi sorbire una decina di mediocri se non pessimi
Ma ritorniamo a The Atticus Institute, prodotto a budget basso ma non irrisorio a vedere la cura con cui è stato realizzato e che presenta qualche punto di interesse pur in una struttura abbastanza derivativa.
In fondo le possessioni demoniache sono uno degli argomenti più frequentati nel genere.
La cosa che predispone bene di questo film è il suo aspetto realistico: è un film che fa della verosimiglianza il suo pregio principale e non sbraca neanche quando la situazione si fa un attimo più chiara riguardo alla donna protagonista.
Dico un attimo più chiara perché Sparling preferisce far rimanere per quasi tutto il film quel fondo di ambiguità che rende più avvincente la visione.
Altra cosa che metterei tra i pregi è la qualità degli attori, diciamo medio alta e anche le scelte di casting risultano abbastanza credibili in un film che sceglie di far vedere gli stessi personaggi nel presente e nel '76.
Si evitano trucco e parrucco ad alto rischio di ridicolo involontario e si va con attori diversi che tuttavia hanno le facce giuste, credibili.
Il problema del film è l'amalgama delle parti in found footage con quelle in cui sono riprese le interviste ai vari personaggi: nonostante il buon lavoro al montaggio di Sam Bauer ( Donnie Darko, The Box) è inevitabile che il film perda di ritmo anche perché il piatto forte del film sono le scene nel laboratorio, gli esperimenti sulla donna che fanno scivolare il film decisamente su crinali horror, magari anche involontariamente perché l'impressione è che Sparling abbia voluto tenersi fuori deliberatamente da ogni catalogazione di genere.
Un po' horror, un po' sci fi, un po' documentario( falso), un po' thriller, un po' dramma personale, un po' di cospirazionismo di grana grossa e chi più ne ha più ne metta.
Ma a volte a essere troppo originali o sofisticati si fa peccato di supponenza e si cade nel clichè più puro e bieco.
E The Atticus Institute sarà ricordato soprattutto perché è l'ennesimo mockumentary / found footage che parla di possessioni demoniache.
Magari con sommo scorno di Chris Sparling.

PERCHE' SI : il look anni '70 è accattivante e riuscito, verosimile, buona la performance degli attori, buone scelte di casting
PERCHE' NO : non il massimo dell'originalità , manca un po' di amalgama tra le parti found footage e quelle mockumentary, anche il ritmo risente di questa alternanza

( VOTO : 6 + / 10 )

 The Atticus Institute (2015) on IMDb

martedì 13 gennaio 2015

Willow Creek ( 2013 )

Appassionato di Bigfoot e affini l'aspirante filmmaker Jim coinvolge la sua ragazza , attrice, Kelly , nella realizzazione di un documentario a Willow Creek, il posto in cui nel 1967 Roger Patterson e Bob Gimlin registrarono l'unico video in cui si vede un Bigfoot ( famosissimo, anzi famigerato, più falso di una banconota da tre euro, praticamente un tizio con un costume da scimmione fatto malissimo che cammina tranquillamente tra i boschi,almeno per quanto mi riguarda un falso clamoroso,  ma ci sono altri molto più attendibili di me che quel video lo hanno letteralmente smolecolarizzato).
Il fine è quello di avere un incontro ravvicinato con il Bigfoot e  intanto i due realizzano interviste agli abitanti del luogo, chi entusiasta , chi impaurito dall'avere una "celebrità" nel bosco vicino al paese, ma quando i due dicono che vogliono addentrarsi nei boschi per avere un contatto più diretto con il mostro, l'atteggiamento della gente cambia radicalmente e tutti consigliano di non farlo.
Ma Jim è testardo, vince le resistenze di una riluttante e impaurita Kelly e trascorrono una notte nel bosco.
Mal gliene incoglierà e la mattina dopo sarà anche peggio.
Bobcat Goldthwait è un cineasta americano piuttosto singolare: lo ricordavo come attore nei panni i Zed nella saga di Scuola di Polizia ( era quello con la voce parecchio strana e dotato di idiozia più che conclamata), poi si è fatto un nome e una carriera sia come attore che come regista nel campo soprattutto della commedia demenziale.
Qui è a una giravolta niente male della sua carriera: un horror, o meglio un mockumentary / found footage ( disquisizione di lana caprina in questo caso perché c'è molto falso documentario e una seconda parte che documenta le disavventure dei due in mezzo al bosco con la telecamera che, cascasse il mondo, è sempre accesa) su cui aleggia prepotentemente lo spettro di The Blair Witch Project come raramente era capitato.
Tutto al ribasso , però.
Lo stesso armamentario di interviste su una leggenda locale, lo stesso atteggiamento degli abitanti locali, la stessa testardaggine nel volere il rendez vous, la nottata passata in mezzo ai boschi tra rumori, urla, strepiti e fenomeni misteriosi, un fantomatico incontro finale.
A questo punto mi tocca un attimo spoilerare.SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER
Alla fine non c'è nessun incontro con il Bigfoot a meno che il fantomatico essere non  sia una cicciona squallida totalmente ignuda con cui i due hanno la sventura di incontrarsi FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER.
Willow Creek è un film che lascia parecchio disappunto: una specie di copia sbiadita di The Blair Witch Project in cui per un'ora non accade assolutamente nulla e poi negli ultimi 20 minuti , quelli in cui l'adrenalina dovrebbe salire , c'è  un quarto d'ora di film chiuso, ma nel senso letterale del termine, nella tenda in cui i due sentono rumori molesti con tutto l'armamentario di spaventi da film de paura.
Praticamente il nulla sotto vuoto spinto.
A questo punto la domanda sorge spontanea: a che serve un film del genere senza uno straccio di idea nuova e soprattutto che è inqualificabile sotto praticamente tutti i punti di vista?
Zero effetti speciali, una coppia di protagonisti che vorresti vederli trucidati seduta stante, un andamento lento, lentissimo in previsione di una parte finale al calor bianco che invece non arriva.
Allora che facciamo, lo prendiamo come semplice documentario su quell'amena località di Willow Creek?
O per l'omaggio di un appassionato a una tra le leggende più radicate del Nord America?
Sarebbe meglio, ma io volevo vedere un film sul Bigfoot che magari massacra a mani nude una coppia di irritanti escursionisti.
E invece nulla.
Forse sarebbe meglio fare finta di non avere visto nulla.

PERCHE' SI : si vede la vera Willow Creek, località di quell'infame video di cui parliamo sopra.
PERCHE' NO :è tutto un perché no, il nulla sotto vuoto spinto, non succede nulla, una coppia di protagonisti che vorresti vedere trucidata seduta stante, nessun effetto speciale e SPOILR il Bigfoot che hai aspettato per un'ora e venti di film è una squallida cicciona ignuda con le tette cadenti. FINE DELLO SPOILER

( VOTO : 2 / 10 )

 Willow Creek (2013) on IMDb

venerdì 12 dicembre 2014

La metamorfosi del male ( 2013 )

Una famigliola americana felice, i Porter, papà , mamma , figlioletto e golden retriever d'ordinanza ( per farli sembrare ancora più ammeregani) , mentre campeggiano nella campagna francese sono attaccati e sbranati da qualcosa di indefinito, una bestia feroce.
Si salva solo la madre, unica testimone di quello che è accaduto.
I sospetti convergono sul disadattato Talan Gwynek, uomo di statura nettamente sopra la media , irsuto fino all'inverosimile, che la madre dice di essere affetto da una malattia, la porfiria , che ha provocato il suo isolamento e la sua diversità.
L'avvocato Kate Moore vuole dimostrarne l'innocenza e chiama nel suo team un suo ex fidanzato, esperto di attacchi di animali e Vik , una specie di pirata informatico.
Kate è convinta che Talan sia innocente , anche perché la madre gli ha detto delle mire sulla terra su cui abitano che vale milioni e milioni.
Riesce a organizzare un test che dimostrerà la malattia di cui soffre Talan per scagionarlo , ma non tutto andrà per il verso giusto.
Anzi.
La metamorfosi del male più che un film è un grosso malinteso.
Un fondo di magazzino uscito l'anno scorso che chissà perché i nostri distributori hanno recuperato e fatto passare nelle sale del nostro amato Belpaese.
A partire dal titolo italiano che come al solito non c'entra una cippa con quello che si vede sullo schermo ma mettere la parola male nel titolo di un film horror evidentemente fa figo, la devono pensare così quando i titolisti malvagi si riuniscono per decidere come massacrare questo o quel titolo.
Occorre ammettere che il titolo di questa pellicola già si presentava curioso in partenza: Wer, l'abbreviazione di Werewolf, lupo mannaro, quell'altra figura mitologica dell'orrore classico che aveva bisogno di una bella candeggiata dopo i disastri combinati da Twilight.
Il problema è che in questo ultimo lavoro di William Brent Bell, che si è fatto purtroppo conoscere agli appassionati con l'orrido L'altra faccia del diavolo di un paio di anni fa , nessuno sembra sapere che cosa diamine siano i lupi mannari, sembrano tutti cadere dal pero e , soprattutto, nessuno riesce a pronunciare quella parola (SPOILER  fino alla sequenza finale SPOILER) un po' come Fonzie non riusciva a dire " Ho Sbagliato" in Happy Days.
Nessuno, anche fior di studiosi, sa niente sulla figura del licantropo e si domandano per oltre mezzo film che correlazione ci sia tra gli attacchi della presunta bestia e la luna piena.
E già chissà che tipo di correlazione c'è.
La metamorfosi del male è uno di quei mockumentaries che io definisco "pentiti".
Telecamera ballonzolante, varie fonti di ripresa che si alternano durante la visione, il tutto intervallato anche da finti spezzoni di telegiornali, ma sostanzialmente un "m'importa 'na sega" sul fronte attendibilità delle fonti di visione.
E' fondamentalmente una pellicola che non vuole essere una simulazione della realtà  ma usa riprese finto amatoriali per ampliare la sua gamma espressiva bypassando in questo modo tutto le domande che uno si fa , riguardo a questi titoli, sull'idiota che, cascasse il mondo, tiene sempre la telecamera accesa e e orientata sul punto giusto.
A Bell evidentemente gliene frega poco di cercare questa verosimiglianza come gliene frega poco di creare un'atmosfera orrorifica degna di questo nome.
La metamorfosi del male non vive di colpi di scena ma di sequenze ad alto tasso ematico piazzate nei punti strategici del film, sequenze che hanno anche un certo impatto visivo, mitigato però dalla voluta imperizia con cui sembrano girate da telecamere di sorveglianza.
Questo accade ad esempio con la sequenza in cui Talan viene sottoposto al test medico, il nodo cruciale del film che si risolve in una carneficina in cui la violenza è abbastanza fumettistica, molto lontana dalla verosimiglianza che semplici telecamere digitali dovrebbero garantire.
Da qui in poi il film precipita nell'ordinarietà di una caccia all'uomo che ( SPOILER ) culmina in una lotta finale tra due licantropi  di cui uno perfettamente glabro.
Ah si? Un lupo mannaro senza neanche un pelo sulla groppa? ( FINE DELLO SPOILER).
Un po' troppo per essere tollerato anche dal fan più accanito e un brutto modo per finire un film che fino a qualche decina di minuti prima poteva pure aspirare a diventare una specie di guilty pleasure.
Un peccato perché l'interazione tra i vari personaggi nella prima parte regge ( ognuno con il suo cono d'ombra, ognuno con qualcosa da nascondere) e si apprezza un tentativo di consegnare ai posteri un approccio differente al genere "lupo mannaro" piuttosto desueto da un po' di anni a questa parte ( a parte la deriva teen di Twilight, in cui i licantropi erano più che altro tronisti e non esseri brutti, cattivi e pelosissimi).
Girato in Romania per ragioni di budget con Bucarest che fa da controfigura a Lione.
Perché ambientarlo in Francia faceva molto figo.

PERCHE' SI : si cerca un approccio diverso al genere licantropesco, funziona scenograficamente la figura di Talan ( grazie anche al torreggiante O' Connor che lo interpreta), regge l'interazione tra i vari personaggi nella prima parte del film.
PERCHE' NO : a Bell non interessa costruire suspense o atmosfera orrorifica, violenza stile fumetto che mal si addice al contesto, finale che va a ramengo, un lupo mannaro totalmente glabro

( VOTO : 5 / 10 )

 Wer (2013) on IMDb

lunedì 8 dicembre 2014

Hangar 10 ( 2014 )

Nel 2013 , tre esploratori armati di metal detector si avventurano nella zona boscosa di Rendelsham, dove 33 anni prima ci fu un famosa apparizione di UFO, per cercare l'antico oro dei Sassoni che , chissà perché dovrebbe essere nascosto proprio in quella regione.
Quando si fa notte e la loro attrezzatura tecnica mostra tutti i suoi limiti hanno un incontro ( del terzo tipo? del quarto tipo?) con un incredibile presenza aliena.
E la foresta sembra che non voglia lasciarli più andare....
In campo horror ormai si assiste a una proliferazione assurda dei found footage / mockumentary più per ragioni di budget che per reali esigenze espressive.
Poi ti imbatti in un prodotto sostanzialmente spurio come questo Hangar 10, opera seconda di Daniel Simpson che lo ha anche sceneggiato assieme allo sconosciuto, almeno per me , Adam Preston e ti accorgi ancora una volta di quanto sia stato importante per il cinema di genere quel filmettino ( si fa per dire, è tutto affetto il mio, prima o poi ne parleremo su queste pagine) che parlava della strega di Blair.
Definirei Hangar 10 un prodotto sostanzialmente spurio perché se è vero che The Blair Witch Project aleggia minacciosamente per tre quarti di film, nell'ultimo quarto il film di Daniel Simpson prende una piega inaspettata , forse, dirigendosi a tutto gas in territorio Sci fi , genere incontro con alieni brutti, forse , tanto non si vedono, ma incazzati lo sono di sicuro.
In questa svolta sta il nocciolo di un'operazione che perlomeno sembra più consapevole della maggior parte della spazzatura che infesta un genere oramai superinflazionato come dicevamo prima. E qui credo che c'entri anche la provenienza del prodotto che è inglese e non americana , garanzia in un certo senso di un 'impronta qualitativa diversa.
A mia memoria non conoscevo nessuna pellicola di genere mockumentary o found footage che strizzasse così evidentemente l'occhio alla fantascienza classica e già questo basterebbe per guardare con un minimo di interesse questo film.
Il problema è che questa svolta arriva troppo tardi, parliamo degli ultimi dieci / quindici minuti di film se si eccettuano brevi anticipazioni delle sorprese che verranno , piccoli segni di inquietudine che compaiono quasi a cadenze regolari.
Quindi  non è tutto oro quello che luccica e ritorniamo a quanto sia ingombrante ancora dopo ben quindici anni la sola presenza del film sulla strega di Blair.
Anche e soprattutto su una produzione come Hangar 10 che si nutre ossessivamente di riprese notturne nei boschi, di personaggi che più o meno consapevolmente stanno andando incontro al loro destino, di uno stile di ripresa molto " mosso" che fa venire il mal di mare.
Onestamente i personaggi non è che siano così interessanti , essendo tutti figli in qualche maniera di un generico stereotipo ( lo scettico e  l'entusiasta con le loro visioni diametralmente opposte che collidono lungo tutti i 90 minuti della durata della narrazione, la storia d'amore in embrione che non porta a nulla) e dopo un po' di attesa , la noia comincia ad affiorare.
E 75 minuti di attesa su 90 sono veramente troppi.
Gli ultimi quindici minuti però sono notevoli: la paura e il senso dello smarrimento dei personaggi che fronteggiano l'incontro alieno sono resi in maniera mirabile, facendoli tracimare al di qua dello schermo .
E questo rende Hangar 10 un prodotto che ha l'aspetto un po' dell'occasione sprecata, della potenzialità inespressa perché giocato un po' troppo sull'attesa della rivelazione finale.
Gestita la prima parte in maniera un po' più oculata, accorciati un po' i convenevoli di genere ed ampliati quei quindici minuti di cazzutissimo incontro con gli alieni, probabilmente ora staremmo a parlare di un altro film.
Spero solo che Simpson possa avere l'occasione in futuro di lavorare con ben altri budget.
Le potenzialità ce le ha e sono tutte lì in bella mostra.
Magari la prossima volta deciderà anche da che parte stare.
Horror o Sci fi.

PERCHE' SI : gli ultimi quindici minuti sono cazzutissimi, a livello delle migliori produzioni del genere found footage, gli attori sono abbastanza spontanei
PERCHE' NO : troppa attesa senza che succeda nulla, troppo ingombrante la presenza del film sulla strega di Blair, personaggi troppo inclini allo stereotipo...

( VOTO : 5 / 10 ) 

Hangar 10 (2014) on IMDb