I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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martedì 8 luglio 2014

The Raid 2 : Berandal ( 2014 )

Rama ha appena terminato la sua prima missione in polizia  e ha lasciato dietro di sé una quasi interminabile scia di cadaveri ( per i dettagli si rimanda a The Raid: Redemption di cui abbiamo già parlato  qui ) e si accorge che in realtà il lavoro serio deve ancora arrivare.
Il suo compito è di infiltrarsi nella gang di un potente boss della mala, acquistare la sua fiducia scalando posizioni nelle gerarchie della sua banda e scoperchiare il calderone di corruzione che vede insieme altri mafiosi indonesiani e alte sfere della polizia.
Per fare questo deve rinunciare alla famiglia per molto tempo, andare in prigione e lottare come non ha mai fatto in vita sua.
Dove eravamo rimasti?
A una delle più esaltanti sorprese filmiche arrivate qui sui lidi italiani nel 2012 ?
Alla storia di questo gallese grosso come un armadio , trapiantato a Jakarta e che si è appassionato al Silat, arte marziale indonesiana ad alta velocità che si basa sulle movenze della tigre?
Oppure a Iko Uwais campione nazionale di Silat che a dispetto di una faccia un po' così e di due orecchie che lo fanno sembrare un taxi con gli sportelli aperti è una delle armi più letali arrivate su grande schermo fin dai tempi di Bruce Lee?
Si, ecco partiamo da questo e tuffiamoci a capofitto nei 150 minuti di The Raid 2 : Berandal un film che ha l'aria di essere un altro capitolo definitivo per quanto riguarda il genere action e di arti marziali.
Se il primo film era strutturato come un videogame senza troppi orpelli, divagazioni e notazioni a margine in questo caso è ben evidente l'ambizione di Gareth Evans (che ha diretto, montato e sceneggiato il tutto) nel creare una impalcatura , leggasi sceneggiatura, che incastonasse meglio le successioni di sequenze ad alto tasso adrenalinico che vengono snocciolate senza requie durante la visione.
Ci è riuscito?
Forse si ma a dir la verità quando uno viene assalito da una messe copiosissima di sequenze che ti mandano il cuore, i polmoni  e gli intestini immediatamente dietro le tonsille , non è che badi troppo alla trama.
Che comunque c'è, sembra quasi che Gareth Evans si sia richiamato al cinema hongkonghese di John Woo per ricreare una base da cui far partire le saette del suo cinema.
Mi farò molti nemici ma The Raid 2 : Berandal mi ha fatto riconsiderare al ribasso film di assoluto rilievo nelle mie preferenze come i due Kill Bill ( mi dispiace ammetterlo ma qui siamo a un livello superiore per quanto riguarda coreografie e combattimenti) e tutto quel cinema orientale ad alto numero di ottani che qui a bottega è idolatrato.
Perchè il film di Gareth Evans asfalta senza troppi problemi anche la quasi totalità di thriller coreani che adoro follemente.
E' qualcosa di semplicemente oltre, un'esperienza multisensoriale in cui le mani sono più veloci dell'occhio e del cervello e l'illusione cinematografica vola altissima piroettando dietro coreografie che non hanno eguali, almeno al momento.
Troppo entusiasmo?
Forse , ma è del tutto giustificato, lo spettatore viene sottoposto a un tour de force di godimento suino in cui si parte da un quindici contro uno in un bagno, a una lotta in mezzo al fango tutti contro tutti in cui abbondano braccini spezzati e gambette frantumate, per proseguire poi con una sequenza all'interno di una macchina che ricorda parecchio un'analoga scena di I saw the devil, ma qui la regia è ancora più pirotecnica , a un inseguimento ad alto numero di ottani in cui spuntano le armi da fuoco ( reperto occasionale in un film in cui va bene tutto come arma, dalla mano fino all'ascia bipenne ), a uno scontro in un vagone della metropolitana tra una gentile donzella armata di due martelli da calzolaio contro una banda di brutti banditi ( e indovinate chi vince), fino agli scontri finali a cui va incontro Rama, tra cui uno interminabile all'interno di una cucina di ristorante.

Non ci sono parole per descrivere il tutto, è un fiume in piena che investe tutto e tutti , è una nuova pietra di paragone nel cinema di mazzate, qui si schiantano teste con la mazza da baseball ( e il rumore che fa la mazza che incontra la testa è un suono che ti rimane in testa anche ben oltre i titoli di coda), si rompono vetri, muri e chi più ne ha più ne metta.
E ci si chiede come diavolo abbia fatto il buon Evans a girare il tutto, la macchina da presa è sempre lì in mezzo a disegnare ghirigori esattamente come le mani e le gambe che mulinano nell'aria durante gli interminabili combattimenti.
Non so quasi trovare le parole per descrivere The Raid 2 : Berandal.
Posso solo esortare a vederlo, non ve ne pentirete sicuramente.
Io ero talmente impaziente che non ce l'ho fatta ad aspettare il 10 settembre, giorno dell'uscita del dvd in Italia ( solito terzomondo cinematografico, è uscito dovunque al cinema mentre da noi, con la merda che mandano su grande schermo non c'era proprio lo spazio per farlo uscire?).
E comunque il 10 settembre, o giù di lì , il dvd sarà mio.

( VOTO : 9 / 10 ) 

The Raid 2 (2014) on IMDb

sabato 19 aprile 2014

Merantau

Yuda, un ragazzo esperto in una particolare arte marziale,il Silat, dalla campagna , arriva nella grande città di Jakarta per espletare il suo Merantau, un rito secolare di passaggio dall'adolescenza all'età adulta in cui i giovani si devono fare un nome nella grande metropoli dopo aver abbandonato la tranquilla vita del villaggio.
Sulla sua strada incontra la ballerina/ prostituta Astri assieme al fratellino e cerca di difenderla dalle angherie del piccolo boss della mala Ratger e del suo braccio destro Lars. Yuda cercherà di salvare i due giovani anche a prezzo della propria vita....
Merantau è il secondo film firmato da Gareth Evans, giovanottone gallese trapiantato in Indonesia che ha scosso le anime cinefile con The Raid : Redemption di un paio di anni fa , a cui pare sta dando un paio di seguiti, di cui uno schedulato per quest'anno e uno annunciato per l'anno prossimo.
Intanto per tenersi in attività il nostro ha firmato anche un segmento ( il più bello) dell'horror a episodi V/H/S 2, giusto per far venire l'acquolina in bocca ai suoi fans e a tutti quelli, come il sottoscritto, che stanno aspettando a braccia aperte un degno seguito a The Raid : Redemption.
Merantau è una sorta di introduzione in sedicesimo della struttura quasi a simulare i quadri di un videogame che aveva fatto la fortuna dell'altro.
E se l'altro era stato da me definito l'accademia della mazzata, qui è come se fossimo alla scuola media perché rispetto all'altro è tutto più ovattato, sembra che si rischi di meno, quasi fosse fatto con la sordina per non esagerare.
Visto in versione italiana la cosa che disturba maggiormente è il doppiaggio pedestre assieme a qualche particolare che fa venire fuori una certa inesperienza (il finale in questo senso fa quasi sorridere per la sua ingenuità).
In fondo è un film abbastanza povero , sia perchè girato in totale economia , sia perché ha una sceneggiatura decisamente spartana, un mero accompagnamento al clou del film che sono i duelli fisici a cui si sottopone il protagonista che è la carta vincente di questa pellicola.
Infatti attira quella sorta di corto circuito tra l'aspetto di Iko Uwais, un campione vero di Silat, arte marziale indonesiana scoperto da Gareth Evans allorchè girò un documentario nella sua scuola, che ha una faccia da bravo ragazzo, con due orecchie a sventola che lo fanno assomigliare a una taxi con gli sportelli aperti eppure mena come un ossesso in sequenze ad alto tasso acrobatico in cui sembra avere più braccia della dea Kalì.
Certo in The Raid : Redemption è tutto più amplificato ,più selvaggio, meglio realizzato,anche meglio coreografato però Merantau pur con tutte le sue debolezze è onesto e volano mazzate cecate per metà film  che quasi ti azzerano la salivazione, cioè ti dà esattamente ciò che vuoi.
Quindi un certo numero di orgasmi è assicurato a tutti quelli che quando vedono volare mazzate hanno un certo movimento nei quartieri bassi....
Ancora devo capire che cosa ci fa un ragazzone gallese in Indonesia ma se fa film come questi....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Merantau (2009) on IMDb

venerdì 11 ottobre 2013

The Grandmaster ( 2013 )

Storia della gloriosa tradizione del kung fu a Foshian, della lotta per il predominio delle varie scuole di pensiero riguardo a questa arte marziale con protagonista Yip Man, diventato famosissimo anche in occidente per essere stato il maestro di Bruce Lee.
Yip è scelto per succedere a Gong Baosen, colui che era stato capace di unire le scuole di kung fu del nord e del sud della Cina ma viene contrastato da sua figlia Gong Er che lo sfida in un memorabile duello. Ma è anche la storia dell'amore impossibile tra Gong Er e Yip sullo sfondo di avvenimenti storici tellurici come l'invasione giapponese, la Seconda Guerra Mondiale e la rivoluzione maoista. 
Avvenimenti a cui la scuola di Yip Man cerca orgogliosamente di sopravvivere.
The Grandmaster è un progetto travagliatissimo che ha subito vari rimaneggiamenti nel corso dei due anni e oltre di lavorazione. Un film che a un primo montaggio durava oltre quattro ore e che poi successivamente è stato ridotto ai circa 130 minuti della versione finale.
E di questo il risultato finale in parte ne risente perchè il film risulta compresso , quasi criptico in certi passaggi, e ciò è dovuto anche alla grande quantità di personaggi in campo.
La domanda che mi sono fatto approcciandomi a questo film è stata: ma che c'entra uno come Wong Kar Wai con un film di kung fu?
Soprattutto perchè ho ancora negli occhi l'altra biografia romanzato del maestro Yip Man ( Ip Man) che dava molto spazio alle arti marziali ma anche alla storia e a un sentimento di appartenenza patriottico.
Tematiche per quanto mi riguarda del tutto estranee al cinema di Wong Kar Wai.
E infatti...The Grandmaster non è un film incentrato solamente sulle arti marziali anche se contiene una delle più belle scene di combattimento mai viste al cinema, una sequenza sparata in faccia allo spettatore subito, all'inizio, un lunga, lunga lotta sotto la pioggia che cade con i corpi fluttuanti dei protagonisti che sembrano acquisire quasi spessore tridimensionale nelle loro movenze flessuose e decise con una macchina da presa mobilissima ma mai confusionaria che sembra quasi aliena alla concitazione dello scontro fisico ma che plasticamente accarezza corpi e traiettorie in un crescendo di intensità a cui è praticamente impossibile resistere.
Ma nel raccontare ( alla sua maniera ) la vita di Yip,  Wong Kar Wai  divaga e narra quello che più gli preme e non sono certo i duelli. Il maestro sembra molto più interessato a esplicare al meglio la propria idea di cinema che ad aderire agli avvenimenti in un kolossal che , accanto alle indubbie qualità figurative, mai stucchevoli ma pericolosamente vicine alla maniera perchè la regia di Kar Wai non risparmia finezze di ogni tipo coadiuvata da una fotografia magnifica, mostra il meglio di sè quando deve far emergere la relazione tra Gong Er e Yip Man, il classico amore impossibile raccontato come di consueto magnificamente dal regista cinese.
E' qui che emerge potente la grandezza del suo cinema, in quegli sguardi carichi d'amore e di infelicità, tra la speranza e l'amarezza.
Wong Kar Wai sembra quasi disinteressarsi a raccontare la Cina e la storia del '900,a mitizzare la figura di Yip come succedeva nell'altro film. E' preso dalla propria idea di cinema , nel proseguire coerentemente il proprio discorso artistico .
The Grandmaster è un affresco freddo e a tratti autocompiaciuto ma è illuminato da flash di bellezza accecante che guarda il caso coincidono quando viene fuori l'anima lacerata del melò che percorre trasversalmente il film come un sottilissimo fil rouge, quasi invisibile ma di cui si avverte sempre la presenza.
E nei duetti tra Tony Leung e la bellissima Zhang Zy yi ( attori magnifici) sta il meglio di tutto il film.
Dopo la controversa trasferta americana di Un bacio romantico , Wong Kar Wai torna ai suoi fasti con un film magari non all'altezza dei suoi film migliori ma assolutamente degno di nota nell'asfittico panorama cinematografico moderno.
Il problema è che In the mood for love  riusciva a spezzare cuori con un solo sguardo e The Grandmaster non riesce con il suo afflato epico a far dimenticare neanche per un attimo la grandezza di quel film....

( VOTO : 7 / 10 ) 

The Grandmaster (2013) on IMDb

lunedì 27 febbraio 2012

Chocolate ( 2008 )


Anche se non sono un fan dei film di arti marziali sono sempre stato sinceramente ammirato dalle coreografie dei vari combattimenti ( soprattutto ho sempre cercato di capire, rubando con gli occhi, come diavolo facessero a realizzarli) e dalle capacità atletiche dei vari attori impegnati.
A sdoganare questo genere nei miei gusti ci ha pensato Jackie Chan con il suo kung fu (spesso) comico, ad alto livello acrobatico, rigorosamente senza controfigure.
Vedendo questo Chocolate poi si pensa anche a chi ha originato tutto questo soprattutto per il palato occidentale.
Parlo di Bruce Lee che aleggia su questo film in modo corposo.
La protagonista (JeeJa Yanin ) ricorda infatti più Bruce Lee che Tony Jaa ( che con il regista Prachya Pinkaew e l'esperto di coreografia di arti marziali Paa Rittikrai ha creato il fenomeno Ong Bak e The Protector) perchè piccola scattante e soprattutto perchè accompagna le sue mosse con quegli urli che hanno contraddistinto il cinema del compianto Bruce Lee.
Chocolate ha un canovaccio esile (la giovane fa un tour tra i debitori della madre ricoverata in ospedale in quanto necessita di cure costose) su cui adagiare i combattimenti in serie della giovane Zen , con problemi di ritardo mentale eppure capace di sbaragliare da sola decine di antagonisti.

Il film procede esattamente come un videogioco in cui i quadri successivi diventano sempre più difficili e termina con un combattimento ad alto tasso di spettacolarità che si tiene sulla facciata di un palazzo rendendo ancora più vicino il concetto di cinema a quello di videogame.
Però bello visivamente.
Tanto per ritornare a Jackie Chan alla fine del film sono montati i ciak sbagliati e quelli contraddistinti da "incidenti" per troppo realismo.
E di feriti pare che ce ne siano stati diversi.
Chocolate è un curioso film di genere, degno di una visione ma sicuramente non imprescindibile.

(VOTO : 6,5 / 10 )  Chocolate (2008) on IMDb