I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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giovedì 5 marzo 2015

Italia anni '70 : Reazione a catena ( 1971 )

In una villa che domina una baia in una località imprecisata, una vecchia signora su una sedia a rotelle viene uccisa per strangolamento cercando di simulare un suicidio.
L'autore del delitto viene subito ucciso da una mano imprecisata e il suo corpo viene gettato nello specchio di mare davanti alla baia.
La polizia derubrica subito la morte dell'anziana signore come un suicidio perché trova un biglietto in cui la donna aveva scritto che non aveva più senso vivere e intanto un architetto che era in contatto con l'anziana signora si mette subito in moto credendo che così possa cominciare una speculazione edilizia sulla zona.
Ma i morti cominciano a fioccare e la situazione si fa sempre più ingarbugliata.
Reazione a catena ( ma di titoli ne ha tanti questa pellicola da Ecologia del delitto fino a Bay of blood o Bahia de Sangre che dir si voglia) è il film che consegna il cineasta Mario Bava, supremo conoscitore dell'artigianato cinematografico, uomo praticamente in grado di svolgere qualsiasi mansione tecnica su di un set cinematografico, alla storia del cinema.
E lo fa in maniera curiosa , quasi paradossale.
Lui che aveva svezzato una generazione di giovani registi ( un nome su tutti? Dario Argento, quando ancora sapeva fare cinema ), lui che aveva creato , non volendo, i canoni stilistici del giallo all'italiana usando la tecnica del whodunit, lui che aveva esplorato tanto e bene il versante horror del cinema , genere in Italia che all'epoca era seguito da un manipolo piuttosto ristretto di appassionati, e che lo aveva portato alla grande distribuzione pur con tutti i problemi produttivi che ha avuto sempre con quasi tutti i suoi film, con questo Reazione a catena sembra tornare indietro sui suoi passi ed esplorare altri sentieri di cinema possibile.
Non più horror tout court, non più whodunit, non più il giallo all'italiana in cui dopo l'esordio di Argento, altri volenterosi e talentuosi registi si stanno muovendo in quegli inizi di anni '70 (  Aldo Lado, Lucio Fulci, Umberto , De Martino e altri) ma un nuovo modo di condurre la narrazione di un'efferata vicenda criminale.
Non si usa la suspense, non più la tensione che sale attimo dopo attimo, ma  delitti violenti e sanguinari, tutti perpetrati a favore di camera e che intrinsecamente contengono quel quid di grottesco che li fa diventare a loro modo beffardi, quasi che Bava volesse farsi beffe di personaggi che sembrano più che altro antipatiche caricature, trattati alla stessa stregua della carne da macello  come se il set cinematografico fosse un gigantesco mattatoio.
Il grande Mario non lo sapeva, forse non lo ha mai saputo , ma con questo film ha creato l'archetipo dello slasher, sottogenere horror esploso a fine anni '70 e  che da Halloween di Carpenter e dal seminale Venerdì 13 (soprattutto i primi due film della saga cresciuta intorno a Crystal Lake, che sembrano una ricopiatura di sana pianta del film di Bava) in avanti , fa ancora parlare di sé   a quasi quaranta anni di distanza.
Così come parliamo ancora di questo Reazione a catena che di anni ne ha quasi quarantaquattro e che non ha nessuna voglia di invecchiare.
Per il cinefilo e per il maniaco dell'horror che abiura totalmente dalla CGI che plastifica tutto nell'estetica cinematografica di oggi, Reazione a catena è una successione di orgasmi filmici, uno dietro l'altro.
La contessa fatta fuori impiccandola da una sedia a rotelle , lo sgozzamento con la roncola della ragazza bionda che fuggendo cerca di avvertire i propri amici , la stessa roncola che spacca in due la faccia di un suo amico, una decapitazione in piena regola, un omicidio doppio mentre una coppia è alle prese con un amplesso furioso e così via, siamo alla sagra dell'omicidio all'arma bianca ma ogni volta Bava ci stupisce per dettaglio, per prospettiva, per il modo in cui gira il tutto, quasi volesse mettere in primo piano anche un lato ironico che sa tanto di sarcasmo.
Bava si prende gioco dei suoi personaggi, tutti simboli della grettezza e dell'avidità umana ( l'unico che manifesta un briciolo di umanità è paradossalmente la contessa, tra i personaggi principali quello che sta meno in scena, per via del suo rapporto col figlio naturale Simone che vuole in qualche modo proteggere), si prede gioco delle regole cinematografiche del genere e forse anche degli spettatori, pur rispettando come pochi il suo pubblico, con un film dalla sceneggiatura a prima vista intricatissima ma che in realtà  si muove seguendo logiche semplicissime, oserei dire newtoniane, di azione e reazione.
E il finale , il ghigno finale di una Nicoletta Elmi bambina , è il simbolo perfetto della grande beffa ordita da un Mario Bava che non aveva mai usato così sapientemente l'arma del sarcasmo.
Reazione a catena è il film da far vedere ai ragazzini italiani che dicono che in Italia non siamo mai stati capaci di fare cinema.
Perchè noi il cinema lo sapevamo fare.
Anzi eravamo di un incollatura avanti a tutti.

PERCHE' SI : archetipo di un nuovo genere, violenza ed efferatezza ai massimi livelli ma anche sarcasmo e ironia macabra, quasi tutte le sequenze di omicidio sono da ricordare, ultracitato
PERCHE' NO : la sceneggiatura , pur intricata , è solo un canovaccio su cui improvvisare, il bagno di sangue può non essere adatto a tutti gli stomaci, difficile trovare difetti in un film che si ama alla follia...

( VOTO : 8 / 10 )

 A Bay of Blood (1971) on IMDb

domenica 16 febbraio 2014

Italia anni '70 - L'etrusco uccide ancora ( 1972 )

Jason Porter, archeologo è in Italia , vicino Spoleto per fare degli scavi nella locale necropoli etrusca. Fotografa l'interno di una necropoli un affresco in cui riconosce il dio Tuculca, un dio terribile che uccide a colpi di bastone. E sembra che una coppietta ritrovata barbaramente massacrata a colpi di bastone sia stata uccisa proprio seguendo il rituale del dio etrusco. Porter è sospettato anche per via del suo passato oscuro da alcolista che torna con le fattezze della sua ex fidanzata Myra , ora assieme all'umorale direttore d'orchestra Samarakis che è a Spoleto per un concerto.
L'accostamento degli omicidi al rito del dio Tuculca fa guadagnare al serial killer un 'aura quasi soprannaturale. Porter , il sospettato numero uno, comincia ad indagare per conto suo....
L'etrusco uccide ancora è la prima delle due incursioni di Armando Crispino nel campo del giallo / thriller che allora stava per affermarsi su larga scala.
Ma lo fa sempre partendo da un'ottica più alta rispetto al genere in cui si cala , mettendosi nella scia del giovane Argento ma allo stesso tempo usando delle soluzioni poi mutuate da lui e da altri in anni successivi ( lo stesso utilizzo della musica, il Requiem di Verdi, che sottolinea con la sua forza espressiva la brutalità degli omicidi, sarà condiviso anche da Argento in Profondo Rosso come anche in altri suoi film successivi).
L'etrusco uccide ancora deve molto del suo fascino ad un ambientazione peculiare ritrovata anche in altri gialli all'italiana ma che qui viene sfruttata a dovere.
Spoleto è un set naturale bellissimo utilizzato con una certa generosità,  fa da sfondo a un lungo inseguimento in automobile che non ha nulla da invidiare a quello che faranno successivamente i registi dei poliziotteschi e in una sua chiesa medievale è ambientato il gran finale.
Crispino , regista non prolifico e sicuramente non specializzato nel genere non ha la stessa capacità di costruire suspense come i vari Argento o Mario Bava, anzi talvolta si perde in disquisizioni che annacquano la narrazione ( vedi le schermaglie sentimentali, veramente inutili per l'appassionato , che in questo film fanno da riempitivo forse un po' troppo presente ) ma ha delle trovate registiche che lo pongono assolutamente al di sopra della media dei registi, artigiani a tutto tondo ma spesso con la mano un po' greve, che andavano per la maggiore nel genere del thriller all'italiana.
 Il cast è internazionale, il doppiaggio ha qualche incertezza ( troppo impostata la voce italiana di Alex Cord, attore piuttosto mediocre, la voce spesso non c'entra nulla con la faccia inespressiva dell'attore americano, ha troppe sfumature ), c'è una certa ambiguità , forse non mantenuta a lungo come succedeva nel successivo Macchie Solari con il suo incipit horror ( ho ancora davanti agli occhi la cicciona zombie che, completamente nuda  va in giro per la sala autopsie) che cerca di far galleggiare il film tra il normale giallo/thriller e un qualcosa che sembri soprannaturale, la storia semplice semplice si dipana senza troppe complicazioni e può accadere di indovinare subito chi è l'assassino.
Interessante anche la figura del commissario, scevro da regionalismi di sorta , che ha una caratterizzazione molto britannica, forse troppo per essere un poliziotto di una piccola città di provincia.
A distanza di oltre 40 anni L'etrusco uccide ancora mantiene ancora un certo fascino e comunque resta un documento d'epoca molto interessante, senza dimenticare la sua importanza storica per il genere.

( VOTO : 7 / 10 )  

The Dead Are Alive (1972) on IMDb

domenica 9 febbraio 2014

Italia anni '70 - Macchie solari ( 1975 )

Simona , medico che sta preparando la sua tesi per la specializzazione in anatomopatologia sulla distinzione tra suicidi veri e simulati ( cioè omicidi mascherati da suicidi ), si trova a fronteggiare assieme agli altri medici dell'obitorio una strana ondata di suicidi avvenuti nella canicola della Roma agostana.E' talmente stressata che per lei i cadaveri si animano ma lei è in pericolo soprattutto a causa di una storiaccia riguardante il padre, una sua fiamma ritrovata morta sulla spiaggia e un prete assai improbabile, fratello della vittima, che asserisce che la ragazza è stata uccisa e non si è suicidata come pensano tutti....
Macchie solari è la seconda ( e ultima ) escursione di Armando Crispino nel genere del giallo / horror / thriller all'italiana dopo il meritorio L'etrusco uccide ancora ( prossimamente su questi schermi) che gli aveva fatto meritare una discreta fama internazionale e che aveva anticipato alcuni dei temi estetici poi ritrovati in Profondo Rosso di Dario Argento.
Quindi sarebbe frettoloso catalogare Crispino come un semplice emulatore che si è messo nella scia del cinema di Argento.
Anche Macchie solari ha le stigmate del film che non è semplicemente derivativo , ma un qualcosa che cerca di andare oltre e fa estremo piacere che in tema di revival di un certo periodo del nostro cinema, anche questi due film siano stati rivalutati adeguatamente.
Parte come un horror in cui sequenze ad alto tasso adrenalinico accolgono e sorprendono uno spettatore che forse si aspettava altro e poi si mette nel ben più confortevole alveo del giallo all'italiana in cui quello che più conta non è tanto la storia ( che in fin dei conti non è così brillante ed originale, impossibile da raccontare altrimenti si spoilera selvaggiamente) ma l'atmosfera che viene creata in una Roma torrida e assolata flagellata da morti sospette che avvengono tutte alla luce del sole, anzi viene scardinata la suspense che potrebbe essere creata con l'uso del buio e delle ombre in favore di qualcosa di diverso.
Si crea un parallelismo tra i brillamenti solari ( quelli che si vedono nelle varie sequenze che accompagnano i decessi non sono macchie solari) e le morti, si vuol portare lo spettatore a credere alla teoria che le attività solari condizionino la vita degli uomini sulla Terra, teoria fascinosa , esoterica ma mai dimostrata compiutamente, almeno a quanto ho letto io.
Macchie solari non è un film perfetto ma piace , ha un fascino malsano,  si nota a tratti la volontà di compiacere il grosso pubblico semplificando al massimo l'intrigo e mostrando generosamente( molto generosamente)  le grazie di una Mimsy Farmer ormai abbonata a un certo tipo di personaggi border line, o pazze o sul limite di esserlo.
Però si vede che a Crispino sembra interessare altro, anche la soluzione del giallo è quasi buttata là con noncuranza, si ha la sensazione che quasi l'anima gialla di questo film venga maltrattata nonostante la soluzione venga svelata solo alla fine e abbia la più classica delle strutture whodunit.
E non è neanche una sorpresa.
Il film ha avuto una discreta risonanza internazionale circolando col titolo di Autopsy, calcando quindi sull'anima horror manifestata soprattutto all'inizio e in tutte le scene riguardanti l'obitorio ( guardare anche le varie fotografie della dottoressa e del suo amico fotografo che hanno tutta l'aria di essere vere e che ritraggano veri casi anatomopatologici , ben prima delle copertine degli album dei Carcass) .
Musiche di Morricone, minimali e stranianti e memorabile la scena della cicciona nuda che se ne va in giro per l'obitorio nonostante abbia i segni di 16 coltellate addosso.
Ecco, anche sotto il profilo del mostrare corpi nudi, Armando Crispino non si fa alcun problema...anzi.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Autopsy (1975) on IMDb

domenica 5 gennaio 2014

Italia anni '70 - ...e tanta paura ( 1976 )

Un uomo è strangolato da un'aitante prostituta all'interno della propria abitazione e poco dopo una donna viene uccisa su un tram con un corpo contundente. L'unica relazione che sembra esserci tra i due omicidi è la presenza sulla scena del crimine di una figurina tratta dal libro "Pierino Porcospino". Il giovane ispettore Lomenzo indaga e scopre che i due omicidi come altri delitti avvenuti successivamente sempre caratterizzati da una figurina del libro di cui sopra lasciata sul luogo del delitto, sono legati a un club, quello de Gli Amici della Fauna, che non è altro una congrega di vecchi viziosi. Sarà dura venirne a capo ma l'ispettore Lomenzo è giovane, ambizioso e soprattutto molto curioso....
...e tanta paura è la seconda incursione di Paolo Cavara ( che esordì come coregista nel tanto vituperato Mondo Cane assieme al suo sodale Gualtiero Jacopetti) nel giallo /thriller  dopo l'oscuro La tarantola dal ventre nero immesso forse un po' troppo frettolosamente nella scia dei titoli zoologici sdoganata da Dario Argento nei suoi primi film.
Vanta un cast di tutto rispetto , una confezione da cinema di serie A e una sceneggiatura firmata oltre che dallo stesso Cavara e da Enrico Oldoini, presente anche come attore nei panni dell'assistente di Lomenzo, dal felliniano Zapponi ( che oltre ad alcuni film di Fellini aveva appena cosceneggiato Profondo Rosso assieme a Dario Argento).
E, forte di cotanto pedigree artistico , non delude .
In tempi di poliziotteschi, di thriller erotici discinti, di polizie che non possono sparare, di città violente, che s'incazzano , di gobbi e infami , il film di Cavara fa la figura del cristallo Swarovski in mezzo alle chincaglierie.
Scevro da un approccio autoriale al genere ...e tanta paura si dimostra un elegante mix di thriller argentiano, giallo all'italiana con qualche spruzzata generosa di eros regalata da una giovane e ancor bella Corinne Clery e qualche spunto di critica sociale inserito in un contesto quasi metafisico ( le feste a villa Hoffman, antesignane dei famigerati bunga bunga odierni, oppure il finale presso la futuristica sede dell'agenzia di investigazione piena di telecamera e superfici riflettenti di ogni tipo).
Si legge in filigrana un certo disprezzo per gli autoproclamatisi giustizieri che amministrano la giustizia da sè, uno schifo totale verso un certo tipo di classe sociale ricca e immorale e ci sono anche un paio di gags in cui vengono fuori le idee di sinistra di Lomenzo che maltratta sistematicamente la copia de Il Secolo d'Italia che trova sempre sulla scrivania del suo capo, interpretato da un Tom Skerritt che gesticola più di un
pescivendolo al mercato, ostacolato dalla difficoltà linguistica, mentre Eli Wallach marpioneggia alla grande.
C'è una grande attenzione riservata al personaggio del protagonista recitato da un Michele Placido ben calato in una parte che era stata la sua professione fino a qualche tempo prima.
La sua non è una figura supereroistica  in netta controtendenza con i superpoliziotti che riempivano le sale cinematografiche dell'epoca, privilegia il cervello all'azione e per quanto riguarda l'azione la preferisce in orizzontale, non so se mi spiego....soprattutto con Corinne Clery e con la meteora nera Mary Ruth League, scolpita nell'ebano.
...e tanta paura è da accostare più al thriller che al poliziesco ma Cavara sembra disinteressarsi all'overdose di suspense caratteristica del genere: anzi si notano più le divagazioni e le notazioni a margine, la caratterizzazione di un'aristocrazia corrotta e marcia moralmente, anche la violenza è quasi centellinata, mentre l'eros è presente in dosi maggiori, anche forzatamente ( vedi la sequenza dell'infermiera nel bagno assolutamente gratuita).
Si vede che interessa altro, del resto il passato da documentarista non mente e non si usa il maglio della violenza troppo esibita per arrivare al grosso pubblico.
Pur essendo ormai irrimediabilmente datato ...e tanta paura conserva ancora notevoli spunti di interesse...

( VOTO : 6,5 / 10 )

Plot of Fear (1976) on IMDb

giovedì 12 dicembre 2013

Seria(l) Mente : Red Riding: In the year of our Lord 1983 ( 2009 )

West Yorkshire,1983 : lo Squartatore dello Yorkshire è stato assicurato alla giustizia ma sparisce un'altra bambina di 10 anni, Hazel. il detective Maurice Jobson, poliziotto una volta a capo West Yorkshire Constabulary indaga sul caso ma è soffocato dai sensi di colpa per quanto riguarda il suo passato non esente da colpe. Si trova ad esaminare molti fatti scoperti dal giornalista Eddie Dunford anni e anni prima. Intanto un avvocato male in arnese , John Piggot, figlio di un membro molto noto del West Yorkshire Constabulary, è assunto dai genitori di Michael, per difendere loro figlio dall'accusa di sequestro e omicidio. Jobson e Piggot arrivano entrambi alla stessa conclusione e scopriranno il ruolo del reverendo Laws, presenza oscura ma costante nella vita del paesino che sembra sapere molte più cose di quanto dica....
Red Riding : In the year of our Lord 1983 è la degna conclusione di una trilogia di altissimo profilo: tutti i nodi vengono al pettine e tutte le tessere del mosaico troveranno magicamente la loro giusta collocazione.
Il film diretto da Anand Tucker è meglio inquadrabile come genere: siamo dalle parti del giallo, l'indagine poliziesca è seguita per filo e per segno e da una doppia prospettiva. Quella dell'ex capo della polizia Maurice Jobson, ora uscito da quella macchina di ingiustizia e corruzione che ne aveva fagocitato la coscienza e che rispondeva al nome di West Yorkshire Constabulary e quella di John Piggot, avvocato che sembra aver visto giorni migliori e che piange un padre che forse non è degno di tutte le sue lacrime.
Jobson e Piggot compiono un percorso comune di acquisizione progressiva di coscienza del male provocato da una polizia corrotta e collusa con la delinquenza ma non quella comune, quella dei colletti bianchi , quella che "sposta" sia economicamente che politicamente.
La stessa polizia che è stata parte delle loro vite, sia direttamente nel caso di Jobson, sia indirettamente , tramite il padre, nel caso di Piggot.
Molto buono è il lavoro di David Morrissey, star televisiva di prima grandezza del jet set televisivo britannico, nel ruolo di Jobson, e di Mark Addy, nel ruolo di Piggot, che sembra un fratello maggiore di Nick Frost ( l'amicone di Simon Pegg da Shaun of the Dead in avanti) , uno che si è fatto conoscere nella seminale commedia sulla crisi Full Monty e che con il suo fisico meno che mediocre testimonia in modo brillante lo sfacelo che contraddistingue la vita di un avvocato senza futuro.
E' grazie alla loro bravura e al disegno certosino di personaggi e ambienti che Red Riding: In the year of our Lord 1983 si solleva come gli episodi precedenti dal marasma delle produzioni televisive in serie acquisendo dignità prettamente cinematografica.
Giudicandola nella sua interezza la Red Riding Trilogy è un ritratto complesso di una realtà squallida e sconfortante di un angolo dimenticato d'Inghilterra , ormai non più la terra del tè e dei pasticcini alle cinque del pomeriggio come nel peggiore degli stereotipi.
Ci sono maniaci, mostri nascosti dietro facciate insospettabili e ognuno ha qualche scheletro da nascondere nel proprio armadio, chi più chi meno.
E la lotta per la luce della giustizia è dura e senza esclusione di colpi.
La regia di Anand Tucker confrontandola con quelle di Jarrold e Marsh è quella che si assume maggiori rischi: da una parte una ricostruzione d'ambiente precisa e circostanziata, dall'altra slanci visionari che hanno quasi del lirico inseriti come sono in un contesto così grigio e brullo.
Lo Squartatore dello Yorkshire che aveva assunto tanta importanza nel secondo film ora ridiventa collaterale alle indagini e rivela sempre più la natura di paravento dietro cui nascondere le brutture di una realtà  infame con il marciume che parte dalle fondamenta del tessuto sociale e arriva fino ai vertici.
In mezzo tanti innocenti, manovrati da mostri senza scrupoli , esseri umani che sono solo rotelle di mefistofelici  ingranaggi in cui tutti sono sacrificabili .
Anche Jobson e Piggot sono allo stesso modo sacrificabili , pur se dalle parti opposte di questa organizzazione praticamente perfetta.
Ma loro hanno la forza di ribellarsi al loro ruolo di semplici pedine.

( VOTO : 8 / 10 ) 

Red Riding: In the Year of Our Lord 1983 (2009) on IMDb

sabato 12 ottobre 2013

Tulpa - Perdizioni mortali ( 2012 )

Lisa, avvenente donna in carriera, di notte ha il vizietto di frequentare un locale per scambisti, il Tulpa, per dare sfogo a tutte le sue perversioni più recondite. Quando vengono uccisi suoi colleghi di lavoro oltre a  delle persone che come lei frequentano il Tulpa e con cui ha avuto contatti, capisce che anche lei è in gravissimo pericolo.
Chiariamolo subito: nonostante tutto quello che è stato detto a proposito ( ma anche a sproposito) su questo film è bene precisare che Tulpa - Perdizioni mortali NON è un horror.
E' un thriller, una pellicola che vuole rinverdire i fasti del cinema italiano di genere anni '70( si quella dei film anche un po' scollacciati e morbosetti), un omaggio "urlato" ai maestri del genere e segnatamente Mario Bava la cui incombenza è una specie di totem soprattutto nelle fasi iniziali  e nell'incipit che , a conti fatti, resta una delle migliori sequenze del film.
Se nell'abbigliamento dell'omicida con cappello calato sul viso, impermeabile e guanti, nella costruzione della suspense, nell'uso delle luci c'è una sorta di deferenza verso chi ha iniziato tutto questo, il succitato Bava, nell'uso di locations suggestive perfettamente riconoscibili ( l'EUR), nell'approcciarsi agli esterni e nell'utilizzo di un tappeto sonoro che è quasi un protagonista aggiunto Tulpa - Perdizioni mortali mi ha fatto correre con la memoria immediatamente a Profondo Rosso, naturalmente facendo la tara al fatto che è stato girato principalmente a Torino e non a Roma come il film di Zampaglione.
E poi ci sono  Fulci ( un'immancabile scena col topone di fogna di turno) e anche Romero ( la scena dell'improvviso volo degli uccelli scippata letteralmente da La metà oscura).
Il terzo film di Zampaglione, sempre più al dentro nel ruolo di regista, è come un amico che ti accoglie al bancone del bar e con cui cominci una serie di bevute in ricordo dei vecchi tempi.
Se lo spunto di sceneggiatura ( di Dardano Sacchetti) è molto anni '70 con la storia del locale per scambisti che ha un sapore decisamente vintage, il film poi continua immerso in questa sorta di limbo senza tempo in cui gli omicidi si susseguono senza requie.
Attorno alla struttura del più classico whodunit, Zampaglione imbastisce una pellicola che purtroppo vale molto più per le sequenze degli omicidi ( girate veramente bene , sicuramente col santino di Bava e di Argento nella tasca del portafoglio) che per tutto il resto che appare vuoto e pretestuoso, compresa la svolta esoterica che si aggiunge nel finale in cui è protagonista lo sguardo inquietante di Nuot Arquint.
Se il film predispone bene all'inizio per via di un incipit folgorante, poi Tulpa - Perdizioni mortali diventa un po' come quei vinelli frizzantini leggermente abboccati decisamente gradevoli al palato quando scendono ma che poi dimostrano di avere poco corpo, di essere un po' troppo "leggeri" per essere ricordati in qualche modo.
E tutto questo perchè si porta dietro quei difetti endemici di molti degli esponenti di quel cinema italiano di genere ( si parla sempre di thriller, giallo e affini) che ci rese famosi in tutto il mondo: sceneggiatura piuttosto esile, personaggi appena abbozzati ( vogliamo parlare dei colleghi di ufficio che muoiono come mosche sul parabrezza in maniera perfettamente intercambiabile, tanto sono indistinguibili tra di loro), un livello di recitazione mediamente piuttosto basso soprattutto nei comprimari e anche un doppiaggio ( o meglio un autodoppiaggio, il film è girato in inglese) talmente greve e sbagliato da far venir fuori il sospetto che sia stato fatto apposta.
Però Tulpa - Perdizioni mortali con i suoi pregi e anche con i suoi molti difetti è un film spendibile a livello internazionale a differenza delle commediacce italiote che riempiono i palinsesti delle sale cinematografiche.
E forse è per questo che si è disposti anche a perdonargli inopinate cadute di tono.
Comunque per me Zampaglione resta un mistero gaudioso: bravo regista ( perchè con la macchina da presa dimostra un buon talento) o abile compilatore di stili altrui mentre ricerca il proprio?
Dubbio di non poco conto: l'unica cosa che posso dire è che al momento se dovessi scegliere tra Zampaglione e l'Argento di oggi, propenderei sicuramente per il primo.
Almeno ha passione per quello che fa.
E ho detto tutto!

( VOTO : 6 / 10 )

Tulpa - Perdizioni mortali (2012) on IMDb

martedì 16 luglio 2013

El cuerpo ( 2012 )

Una guardia notturna viene investita e ridotta in fin di vita mentre sta fuggendo a gambe levate dall'obitorio in cui lavora. Ma che cosa ha provocato questa sua scomposta reazione?
La polizia indaga e scopre che proprio quella notte dalla morgue è scomparso il cadavere di Mayka Villaverde, ricchissima ereditiera morta apparentemente per cause naturali. Viene interrogato il marito, Alex, molto più giovane di lei, messo dalla moglie a capo dell'azienda, e si capisce subito che è implicato nella morte della moglie. Assieme all'amante Carla ha progettato quello che sembra il delitto perfetto ma non è propriamente così. Anche perchè questo cadavere si muove più da morto che da vivo e Alex continua a ritrovare nei posti più impensati e in modo apparentemente casuale indizi probatori della sua colpevolezza. Sembra proprio che la moglie oltre a sapere tutto del suo piano diabolico voglia vendicarsi del fedifrago e della sua amante....
A dispetto delle apparenze El cuerpo, esordio alla regia nel lungometraggio del 38enne Oriol Paulo, già sceneggiatore di un thriller di discreto successo come Con gli occhi dell'assassino, non è un horror accessoriato di fantasmi con una moglie crudele che dall'oltretomba cerca di vendicarsi del marito che l'ha tradita e l'ha uccisa.
Trattasi di thriller dal meccanismo semplice ma d'effetto , dalle evidenti reminiscenze hitchockiane ( il maestro è citato apertamente nella sequenza in cui Alex porta un calice di vino "sospetto" alla moglie appena ritornata da un lungo viaggio) in cui il regista è ben attento a coprire le proprie carte per tenere alta la tensione per tutti i 110 minuti della durata del film.
E ogni volta gioca al rialzo con lo spettatore ignaro che , come Alex, scopre gradualmente tutto ed è sorpreso ogni volta quando tutto sembra coalizzarsi contro il protagonista che continua a reperire, in modo del tutto casuale ( ma alla terza/quarta volta che accade non può essere più una semplice casualità) piccoli particolari che lo riportano alla sua storia con la moglie ma soprattutto indizi che rafforzerebbero i sospetti su di lui.
Ambientato praticamente quasi del tutto in un obitorio durante una notte buia e tempestosa ( location che ha un suo fascino malsano ) , El cuerpo, lascia del tutto le sue pretese autoriali, in favore di un ritmo elevato che non permette mai di annoiarsi.
Agisce per accumulazione e ogni volta che viene aggiunto un qualcosa alla storia con dei flashback a incastro si è resi edotti del background di tutta la storia tra Alex  e Carla, complici nel delitto e in procinto di darsi alla fuga, ma soprattutto del rapporto tra Alex e la moglie Mayka, dittatoriale ma dotata di uno strano senso dell'humour, capace di tenere sempre sulla corda il marito ma ogni volta dimostrando di amarlo.
I numerosi flashback da una parte smorzano il ritmo ma d'altra parte alimentano la tensione che cresce minuto dopo minuto fino all'apoteosi della soluzione finale.
Un colpo di scena che costringe lo spettatore a ripercorrere mentalmente tutto il film proprio perchè un ribaltamento simile di prospettiva era tutto fuorchè atteso.
E anche se a naso sembrerà che non tutto fili per il verso giusto, bisogna dare atto a Oriol Paulo di aver architettato un finale molto elaborato, ai limiti del cervellotico, ma plausibile e tremendamente efficace come coup de theatre.
El cuerpo è un giallo a tinte classiche ma  girato in modo molto moderno e dinamico: confezione inappuntabile, ritmo infallibile e attori che danno il meglio in personaggi molto ben costruiti e stratificati, non delle semplici marionette al servizio del meccanismo della storia narrata.
E' il classico film in cui niente e nessuno sono quello che sembrano.
Ed è questa la sua carta vincente.
Vogliamo poi parlare di uno dei cadaveri meno presenti ma più incombenti mai visti al cinema?

( VOTO : 7 + / 10 ) 


  The Body (2012) on IMDb