I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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lunedì 25 maggio 2015

Mad Max : Fury Road ( 2015 )

In un futuro imprecisato in un non mondo sconvolto dall'apocalisse domina Immortan Joe e la sua masnada di predoni che affamano ma soprattutto assetano la popolazione sull'orlo del baratro.
Max è un "donatore di sangue universale" utilizzato per i salassi per far guarire Nux, uno dei Figli della Guerra e viene portato nel viaggio verso Gas Town dove l'imperatrice Furiosa , altra figlia della Guerra che ha scalato molte posizioni nella gerarchia di Immortan Joe, deve portare la blindocisterna per fare rifornimento di carburante.
Ma Furiosa ha altri piani : trasporta clandestinamente alcune donne fertili e in stato di gravidanza per farle fuggire e non segue più la Fury Road.
Immortan Joe scatena l'inseguimento mentre Furiosa e Max stringono una specie di alleanza e anche Nux è dalla loro parte.
Durante il tragitto troveranno anche altri alleati insperati.
La battaglia sarà all'ultimo sangue.
Quando avevo sentito che George Miller avrebbe ripreso in mano la sua creatura dopo trenta lunghi anni per fare un nuovo film a  partire da quell'estetica che allora era rivoluzionaria , hanno cominciato a tremarmi anche le vene nei polsi.
In primis perché non mi piacciono le minestre riscaldate e detesto i ritorni fatti tanto per evocare l'effetto nostalgia e poi c'era una vocina che dentro di me diceva " ma che potrà mai fare un settantenne che sarà pure arzillo ma che è stato messo in disparte dal cinema che conta  da tanti, troppi anni ?"
Dicevano che non sarebbe stato in grado di fare un film decente. Dicevano.
E invece il nostro arzillo settantenne australiano che fa?
Prende a calci in culo tutti i detrattori che parlano prima di vedere , me compreso, manda a fare in culo la mia vocina e mi prende elegantemente a mazzate nei denti come raramente era successo nella mia vita e non solo cinefila.
Chi mi conosce sa che sono metallaro da una vita e che mi piace far sculacciare i miei padiglioni auricolari da chitarrone distorte, bassi pulsanti che sembrano riassestarti il ritmo cardiaco o batterie roboanti che fanno tremare anche i vetri mentre le ascolti.
Ecco è che come se avessi preso dalla mia collezione di cd che conta varie migliaia di pezzi , quello che ritengo il più potente, quello che fa tremare i muri di casa quando lo ascolto anche a volume normale  e avessi messo il volume a palla.
Il grado di esaltazione è lo stesso e ho goduto oltre che nel farmi schiaffeggiare i padiglioni auricolari anche nel farmi fustigare le pupille con un gatto a nove code in preda a convulsioni.
Se mai venissi sottoposto a una cura Ludovico con gli stecchini nelle palpebre, vorrei espiare vedendo in loop questo film.
In realtà la cosa che temevo di più è che il nostro George per fare un blockbuster al passo dei tempi avrebbe usato dosi massicce di computer grafica e per un'estetica come quella di Mad Max per quanto mi riguarda sarebbe stato un errore clamoroso.
Invece Mad Max : Fury Road se ne frega della computer grafica, ma se ne frega alla grandissima , ci regala stunt acrobatici mai visti al limite del sacrificio umano ( spesso mi sono chiesto se quelli erano stuntmen o kamikaze), esplosioni , fumi, sparatorie , combattimenti con le armi più disparate , soprattutto ci regala cinema con C maiuscola perché se definiamo il cinema come arte sequenziale , quindi in movimento, beh, in questo film non si sta mai fermi.
Miller anche a livello iconografico riesce a richiamare il classico  ma allo stesso tempo ci regala un'estetica totalmente nuova, questo è un film stracolmo di invenzioni visive e di accessori di scena da urlo, un fiume in piena di trovate che travolge tutto e tutti.
Come non esaltarsi di fronte alla macchina con i suonatori di tamburo dietro e che davanti ha una specie di mostro con una chitarra che sputa fuoco e fiamme che a confronto Eddie degli Iron Maiden sembra un pucciosissimo orsacchiotto?
Mad Max : Fury Road è l'Ombre Rosse del 2015 , è il western che John Ford avrebbe voluto girare ma non ha mai potuto farlo perché nato troppo presto, è un assalto alla diligenza che dura 120 minuti che lascia stremati dopo la visione.
E rielabora in profondità anche il concetto dell'eroe , ribaltandolo più volte. E' più eroe Max con la sua follia, Furiosa con la sua determinazione o Nux con la sua utopia?
Mad Max : Fury Road è un film che non ha bisogno di parole, lascia parlare le immagini, anzi le lascia urlare a squarciagola per 120 minuti abbondanti, cinema da vedere con le cinture di sicurezza allacciate.
E' frastornante ma è come una sbornia presa con quello buono.
Non mi ricordo di essere uscito da un cinema così stanco fisicamente ma così felice.
Avevo tanta di quell'adrenalina in corpo che se mi avessero fatto un esame antidoping sarei risultato positivo.
L'unica cosa che posso dire è grazie George Miller!!!!
Mea culpa per aver dubitato di te.



PERCHE' SI : tutto, dall'estetica,al ritmo, alle coreografie action, alla regia, al rifiuto della computer grafica.
PERCHE' NO : astenersi critici snob con la puzza sotto il naso, Miller prenderà a calci in culo voi e il vostro naso prezzolato.


LA SEQUENZA :  varie,  la macchina con  i suonatori di tamburo e il chitarrista che fa sputare fuoco e fiamme dalla sua chitarra e l'assalto dei cattivi fissati su delle lunghissime pertiche.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
la prossima volta che dubito di Miller meriterò la fustigazione,
Finito il film avrei voluto rimanere per vederlo ancora.
Il vecchietto Miller ha preso a calci in culo tutto e tutti, compresi tutti quei tirapiedi hollywoodiani manovrati come marionette dagli studios.
Mi sarebbe piaciuto conoscere il bollettino medico del film con tutti quegli stunt al limite del sacrificio umano.


( VOTO : 9 / 10 ) 

Mad Max: Fury Road (2015) on IMDb

sabato 29 novembre 2014

These Final Hours ( 2013 )

Un asteroide ha impattato sulla Terra nel nord dell'Atlantico e a partire da lì si è innescata una reazione a catena che porterà alla cancellazione del mondo nelle prossime 12 ore, almeno dalle parti di Perth , Australia, l'ultimo continente che sarà interessato dalla colata di lava che sommergerà tutto.
James sta facendo l'amore con l'amata Zoe ma intraprende lo stesso un viaggio per andare da quella che dovrebbe essere la sua fidanzata, Vicky , in una festa in cui bere, sballarsi ed esagerare in tutto e per tutto. Nel tragitto salva una bambina dalle grinfie di due pedofili e cerca di riportarla dal padre come richiesto da lei.
E poi trova anche il tempo per ritornare da Zoe e aspettare la fine di tutto in riva all'Oceano....
These Finale Hours è un film di genere apocalittico proveniente dall'Australia , passato a Cannes quest'anno e al Sitges dove il protagonista,Nathan Phillips , si è portato a casa il premio come miglior attore.
A me piace abbastanza il genere anche se penso che ormai sia uno spartito su cui è quasi impossibile improvvisare qualcosa di nuovo ed originale ma questo film proviene dall'Australia.
E i film apocalittici o post apocalittici provenienti dall'Australia ai miei occhi è come se acquisissero quel quid di credibilità in più proprio in virtù della loro provenienza.
Proprio perché vengono un po' dalla fine del mondo anche loro, una specie di mondo a parte che infatti può racimolare quel pugno di orette in più da sfruttare per fare baccanali e quanto altro, tipo dare corda ai propri istinti più bassi.
Mentre vedi questo film è inevitabile porsi le stesse domande che sono alla base di tutto quello che fa il protagonista e gli altri personaggi che mano mano vediamo nel film nel suo percorso.
Che cosa faresti se ti rimanessero solo dodici ore da vivere?
Ehm, brutta , bruttissima domanda a cui rispondere.
Leggere, vedere un film, fare l'amore, stare con la propria famiglia ad aspettare che succeda l'inevitabile oppure non avere neanche il coraggio di aspettare e far finire tutto prima , con un bel colpo di pistola alla tempia?
Non saprei, meglio non pensare ad un'eventualità del genere , però ripenso a quando andai a vedere Melancholia di Von Trier e dopo una prima parte in cui dalla sala provenivano rumori fisiologici di chiacchiericci e risatine, nella seconda parte, ricordo il mutismo assoluto, si pendeva tutti dallo schermo e da quello che succedeva con quel pianeta che diventava sempre più grande.
Ecco, These Final Hours non arriva alle vette filosofiche di Melancholia ma nel suo piccolo si difende assai bene esplorando un'ampia gamma di situazioni in quello che si trasforma in un percorso fisico ed esistenziale di un protagonista sempre più perplesso riguardo a quello che gli sta succedendo intorno.
E la sua perplessità è anche la nostra, anche noi siamo frullati in una specie di acceleratore
gravitazionale di sensazioni da comprimere in poco , pochissimo tempo e già che ci stiamo è meglio anche compiere buone azioni per dare una candeggiatina alla coscienza.
These Final Hours è il ritratto di un'umanità non preparata a scrivere la parola fine su tutto e proprio per questo capace di mostrare tutti i suoi lati nascosti, da quello puramente infantile ( di bere fino a scoppiare , sballarsi e fornicare come conigli) a quello più problematico( il poliziotto che vuole far fuori se stesso e la sua famiglia perché non ha la forza di aspettare) a quello più dolce e poetico perché forse aspettare in riva all'Oceano che finisca tutto, abbracciati alla persona che si ama, è il modo migliore per andarsene.
These Final Hours opera una crasi ideale tra L'ultima spiaggia di Kramer ( film del '59 che è un cult forse ancora insuperato nel genere) e Cercasi amore per la fine del mondo di cui riprende molte della dinamiche, soprattutto quelle sentimentali ( di cui abbiamo parlato qua ) ma ricorda da vicino anche un piccolo misconosciuto film di qualche anno fa, quel Carriers dei fratelli Pastor ( se interessasse, ne parlammo qui) in cui un gruppo di amici percorrevano l'America devastata da una pandemia per arrivare all'Oceano e trovare il proprio mercoledì da leoni.
Ecco , come loro, James capisce come vuole trascorrere i suoi ultimi momenti terreni strada facendo.
E noi non possiamo che essere d'accordo con lui.
Ottima la confezione con una fotografia che vira su tonalità sabbiose e molto saggio tenere il minutaggio sotto l'ora e mezza.
Avanza più tempo per fare altro...

PERCHE' SI : ottima confezione, un protagonista che cresce col passare dei minuti, ritratto convincente di un'umanità che sembra presa alla sprovvista.
PERCHE' NO : genere da prendere con le molle, qualche personaggio oltre l'eccesso, difficile essere originali in un genere come questo...

( VOTO : 6,5/ 10 )

 These Final Hours (2013) on IMDb

venerdì 27 dicembre 2013

Le dernier combat ( 1983 )

Il pianeta è una distesa semidesertica devastata da una catastrofe imprecisata. I superstiti si sono rifugiati in luoghi che hanno visto decisamente tempi migliori e lottano tra di loro per la sopravvivenza. Un veleno sparso nell'aria rende impossibile il parlare e le risorse per il sostentamento sono rare. Rarissime sono anche le donne che addirittura vengono tenute segregate, chiuse sotto chiave per toglierle dalle mire altrui. Un pugno di personaggi combatte per la sopravvivenza. Non c'è un prima , probabilmente non ci sarà neanche un dopo.
Esiste solo un presente che definire precario è un eufemismo.
L'uomo è in missione per guadagnarsi un futuro da vivere.
Diciamolo subito: Le dernier combat è un filmetto di poche pretese che non se lo sarebbe filato nessuno se non fosse stato l'esordio nel lungometraggio di Luc Besson, ex talent prodige del nuovo cinema francese.
Riprende scenari funesti post apocalittici già narrati altrimenti al cinema ( a quei tempi stava imperando la saga del Mad Max Mel Gibson di cui riprende le fila ) ma con meno budget.
Solo un gruppetto di attori a cui si è tolto l'uso della parola e un ambientazione devastata in cui sono stati inseriti, per il resto c'è poco altro a parte la spasmodica ricerca della sopravvivenza che esita in lotte tra i vari protagonisti in scena.
Tolto il curioso espediente di aver eliminato tutti i dialoghi e tolto il commento originale musicale di genere jazz rock ad opera di Eric Serra, non c'è molto di cui parlare.
Si fa fatica anche a cercare sottotesti in questa opera prima dell'allora 23 enne Besson, forse proprio perchè non ce ne sono.
Le dernier combat è un'anticipazione del cinema di Besson a venire, un esercizio di stile in cui si vede che il giovanotto ci sa fare con la macchina da presa ma che rappresenta in sedicesimo anche i difetti endemici del suo cinema , molto attento al lato visivo e meno forse a quello della scrittura.
E per uno che scrive sceneggiature a getto continuo come lui non è una bella cosa: spesso i suoi film partono da un'idea brillante, uno spunto forte che però viene perso durante il tragitto e questo forse ha impedito a Besson di sedere nell'empireo dei grandi registi.
Gli è sempre mancato quello scatto finale per fare il salto di qualità definitivo.
Le dernier combat è un film più di forma che di contenuto come spesso è accaduto nella carriera di Luc Besson girato in un bianco e nero stiloso: un'ambientazione calata in un futuro che somiglia tanto al Medio Evo, grande suggestione di locations asfissianti per il loro realismo post atomico, pochi personaggi caratterizzati per sommi capi per esprimere al meglio la loro regressione allo stato bestiale ( gli unici che ancora sembrano più umani che bestie sono il protagonista e il dottore che si è barricato nella sua clinica assieme alla ragazza che tiene segregata come fosse una reliquia preziosa), una vicenda rapsodica in cui è evidenziata la lotta tra l'umanità rimasta del dottore e del protagonista contro la bestialità diffusa e ben simboleggiata dal bruto animato da Jean Reno.
Qualche trovata scenica ripresa poi nel cinema tutto ingranaggi di Jeunet ( vedere per credere Delicatessen o L'esplosivo piano di Bazil ) , qualche momento di tenerezza in mezzo a tanta furia beluina ( l'abnegazione del dottore verso la ragazza , le cautele che prende bendando il protagonista perchè non sappia dove lei è nascosta), due attori che si elevano su tutti ; Jean Reno nella parte del bruto e Jean Bouise in quella del medico.
Le dernier combat è un recupero non imprescindibile ma sicuramente curioso per vedere la genesi dell'autore Besson.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Le Dernier Combat (The Last Battle) (1983) on IMDb

martedì 24 dicembre 2013

Facciamola finita ( 2013 )

Jay Baruchel, canadese, arriva a Los Angeles dal suo amico Seth Rogen per stare assieme a lui e rivangare i bei tempi che furono a furia di canne e videogames. La sera del suo arrivo, un po' di malavoglia è costretto a seguire Seth al megaparty indetto da James Franco per inaugurare la sua nuova casa, un gigantesco, ipertecnologizzato open space in cui c'è tutto il jet set hollywoodiano e dove ci si sfonda di alcol e di droghe. Mentre dentro accade di tutto , fuori accade di più; le colline vanno a fuoco e si aprono gigantesche voragini nel terreno, inoltre luci azzurre provenienti dal cielo si portano dietro umani in gran quantità. L'apocalisse è arrivata e i pochi superstiti all'interno della casa la devono fronteggiare non avendo la minima idea di come fare e da che parte cominciare. Naturalmente tireranno fuori il peggio di loro stessi.
Il nuovo glamourama hollywoodiano tutto presente in fila ordinata, tutti che interpretano loro stessi ( in realtà una versione anfetaminizzata di loro stessi, una specie di alter ego caricato a pallettoni), un'apocalisse che arriva improvvisa proprio come se ci si trovasse in 2012 di Roland Emmerich.
Ma rispetto ai film catastrofici del regista tedesco , qui c'è una grande volontà di ridersi addosso.
Facciamola finita entra nel metacinema usando l'arma del metacazzeggio elevato a forma d'arte.
Un canovaccio esile esile su cui disegnare parodie su parodie in cui ognuno dei presenti è protagonista alternandosi agli altri: una cosa alla Kevin Smith, camp fin nel profondo dell'anima, apparentemente stupida ma illuminata da inaspettati bagliori di intelligenza.
Jay Baruchel, canadese come Seth Rogen detesta Los Angeles e tutto il casino che ne anima il sottobosco mentre il suo amico Seth , una volta come lui, ora perfettamente inserito nel tritacarne mediatico hollywoodiano, ne rappresenta l'ideale cartina di tornasole.
Non tutto brilla sotto il sole della valle degli Angeli, l'erba gira vorticosamente e così gli eccessi a cui nessuno pare immune. E quando devono organizzarsi per la sopravvivenza tirano fuori tutto il peggio che è dentro loro stessi: pusillanimi, egoisti, insofferenti alle regole, vanesi e chi più e ha più ne metta.
Facciamola finita è un film rapsodico che vive di momenti fulminanti, vale molto più per i flash accecanti in esso contenuti più che per il suo insieme, a tratti irresistibile ma un  po' come tutte le parodie, a volte sfilacciato, altre volte con picchi che rasentano la genialità.
Tutto nasce dall'inaspettato successo su internet di un corto di qualche anno fa Jay and Seth vs the Apocalypse che narrava di due amici all'interno di una stanza che fronteggiavano l'apocalisse.
Facciamola finita è quindi la dilatazione di quella idea, il suo ampliamento, perchè da due amici ci ritroviamo sei protagonisti e un attenzione maggiore a quello che avviene fuori dalla megacasa di James Franco con effetti abbastanza artigianali e creaturone in CGI che fanno quasi sorridere per quanto brutte e animate male, ma probabilmente rientra tutto nell'ottica della presa di culo estrema del genere apocalittico.
Gli attori stanno al gioco, soprattutto quelli che vengono impiegati come personaggi usa e getta , inghiottiti subito dall'apocalisse senza quasi proferire verbo ( vedi i vari Paul Rudd, Jason Spiegel,Rihanna e tanti altri) .
Gli altri si esibiscono in una comicità dozzinale ma di indubbio appeal con l'apice raggiunto dalla versione indemoniata di Jonah Hill e dal tentativo degli altri di riportarlo indietro dagli inferi usando le stesse battute usate nel film L'esorcista.
Il team di Strafumati e di Suxbad a braccetto quindi con la comicità di Apatow incontra l'apocalisse in un film che è qualcosa di diverso nell'alveo della commedia hollywoodiana, quasi un curioso contraltare all'inglesissimo La fine del mondo degli amiconi Pegg/Frost and Wright.
Becero ma non stupido : si vede che loro si sono divertiti parecchio a girarlo, immagino che bailamme sia stato questo set, ma almeno stavolta il divertimento tracima anche al di qua dello schermo....
Si ride sguaiatamente e se poi nel paradiso ci sono i Backstreet Boys cha cantano e ballano...
Beh allora il Paradiso può (ancora) attendere....

( VOTO : 7 / 10 ) 

This Is the End (2013) on IMDb

domenica 1 settembre 2013

Los ultimos dias ( 2013 )

Uno strano virus sta contagiando l'umanità: non sembra un agente biologico ( o forse si , non è chiaro ) ma una strana forma di agorafobia, cioè la paura degli spazi aperti, sta colpendo più o meno tutti. Marc si rifugia nel suo ufficio assieme a colui che era stato chiamato per licenziarlo, Enrique e ad altri colleghi. Marc però deve raggiungere sua moglie, Julia e per farlo può andare a casa sua utilizzando i canali del sistema fognario. Si unisce a lui Enrique per ragioni all'inizio poco chiare e grazie a un GPS rubato a un automobile cercano di arrivare a casa di Marc. Faranno vari incontri , quasi tutti spiacevoli e quando arriveranno a casa di Marc avranno una sgradita sorpresa. Julia non è lì. Occorre ripartire daccapo per la sua ricerca. 
Dove sarà?
Sono stato incuriosito da questo film perchè mi piace il cinema postapocalittico, forse perchè incarna una delle principali paure dell'uomo: quella della fine di tutto, della perdita di tutte quelle comodità che il progresso ci ha portato, un ritorno a vivere con molto meno rispetto a quello a cui siamo abituati nei tempi odierni.
Insomma un bel casino se la nostra vita venisse complicata da un'apocalisse incombente.
I fratelli catalani Alex e David Pastor non sono dei novellini del cinema postapocalittico avendo già diretto un film dello stesso genere nel 2009, il misconosciuto Carriers ( di cui , se interessa , abbiamo parlato qui), un piccolo film low budget che tuttavia aveva affrontato il genere con un approccio abbastanza originale, umanistico direi per riassumerlo in una parola sola.
Ed è lo stesso approccio che si ritrova in questo Los ultimos dias, girato con un budget molto più consistente ( si parla di 5 milioni di euro, cifra ridicola per lo standard hollywoodiano ma importante a livello europeo) ma non per questo vittima sacrificale all'altare di ingombranti effetti speciali.
Che ci sono, sia ben chiaro, ma sono usati con intelligenza e anche una certa parsimonia, una computer grafica per nulla invasiva che però regala dei flash inquietanti su una Barcellona vuota ( alla stessa maniera i cui era ansiogena la Londra disabitata delle prime sequenze di 28 giorni dopo) e soprattutto è capace di rendere l'idea del progressivo svuotamento di luoghi ad alta densità di transito umano ( come piazze, stazioni e centri commerciali).
Il punto cardine del film però non è tanto l'apocalisse, che come in Carriers è trattata come uno sfondo, seppur di importanza notevole,quello che è posto in primo piano è il rapporto umano che si viene a creare tra Marc ed Enrique in una sorta di road movie sotterraneo in cui entrambi trovano l'occasione di crescere e per superare il panico che li attanaglia, paura degli spazi aperti che ha colpito un po' tutta la razza umana.
In alcuni frangenti siamo un po' troppo dalle parti del buddy movie, la struttura con flashbacks a incastro rende nella parte centrale un po' blando il ritmo e talvolta si tracima nel melodramma ( non dico quando perchè altrimenti andrei incontro a fastidiosi spoilers ) ma Marc ed Enrique sono due personaggi a tutto spessore, solidi e Los ultimos dias è un film che complessivamente funziona e che si dimostra onesto, non caciarone e sferragliante come una classica produzione hollywoodiana.
Anzi può essere preso ad esempio proprio per la diversità di approccio al genere : meno rumore, meno effetti speciali, più spessore ai personaggi  e più spazio alla narrazione.
Los ultimos dias non è un capolavoro e non ha la pretesa di esserlo ma dimostra ancora una volta la vitalità del cinema spagnolo di genere.
E la domanda che sorge spontanea è sempre la stessa: perchè loro si e noi no?

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Los últimos días (2013) on IMDb

giovedì 1 agosto 2013

Oblivion ( 2013 )

2073: sulla Terra non è rimasto praticamente più nulla, solo orrore e devastazione dopo una guerra contro gli Scavengers. Jack Harper e Victoria sono gli ultimi terrestri deputati al controllo di quella landa devastata in attesa di trasferirsi su Titano. Eppure c'è qualcosa che non va: a Jack ogni tanto arrivano delle vere e proprie visioni flash di un'umanità ancora presente, di una città vivace e brulicante, di una donna bellissima con cui condividere queste cose. Nel tempo è riuscito anche a ritagliarsi un pezzetto di paradiso in terra , una casetta in riva al lago dove ha raccolto libri e altri oggetti appartenenti a un passato polveroso ma che si ostina a ritornare in superficie. Quando un'astronave precipita nelle vicinanze della sua torre di controllo la sua vita cambierà definitivamente perchè lui conosce benissimo l'unica sopravvissuta all'incidente.....
Oblivion è un ritorno in grande stile alla fantascienza postapocalittica, abbastanza retrò come concezione ma con soluzioni visive intriganti che permettono di non annoiarsi troppo.
Il problema, diciamolo subito, è che alla fine del film ti ritrovi a pensare con insistenza che quello che hai appena visto è una sorta di collage di tanti altri film di fantascienza incontrati in un lungo percorso cinefilo.
E allora si comincia a valutare da un'altra prospettiva il lavoro di Joseph Kosinski che aveva stupito in positivo parecchi ( non me ) con la sua reinterpretazione di un piccolo cult sci fi come Tron : cominci a ritenerlo un ottimo assemblatore di suggestioni altrui a cui sfugge la visionarietà del grande regista.
Oblivion visivamente offre molto allo spettatore ma raschiando sotto la superficie c'è veramente poco, c'è soprattutto un campionario di citazioni più o meno manifeste prese da altro glorioso cinema di fantascienza: c'è un costante incombere di una pellicola come Il pianeta delle scimmie con quelle vestigia di un passato difficile da ricollocare in una memoria che non c'è più, c'è Moon di Duncan "non chiamatemi più il figlio di David Bowie" che non è una semplice influenza ma una vera e proprio scimmia attaccata sulla schiena di Oblivion, ammesso che abbia una schiena,, c'è la battaglia tra astronavi e droni alla Star Wars, ci sono gli scenari postapocalittici alla Codice Genesi ( e c'è pure un Morgan Freeman che sembra la versione vecchia del personaggio recitato da Denzelone Washington in quel film) , c'è un protagonista che è una specie di WALL-E dalla fattezze umane, c'è quella casetta in riva al lago che ricorda tanto la dacia rifugio di Kelvin in quel capolavoro incontrastato della sci fi che risponde al nome di Solaris di Tarkovskji  e così via ...può essere anche un giochino divertente per il cinefilo riuscire a scoprire tutti gli influssi astrali e filmici che convergono come una tempesta perfetta sul cielo grigiastro di  Oblivion.
Il film di Kosinski può anche essere letto come un monumento all'ego spropositato di Mr Cruise che è presente praticamente in ogni scena annullando anche il concetto di coprotagonista o antagonista: c'è solo lui, non c'è spazio per nessun altro e gente come Freeman , che ha pure un nome di un certo peso, è relegata a mo' di cameo di lusso.
Comunque su tutte queste cosette il fan puro e crudo della sci fi sarebbe anche disposto a soprassedere: in fondo anche solo la visualizzazione di un mondo altro è qualcosa di cui prendere nota e sarebbe così se non ci fosse il solito vizio del cinema americano ( ricordare il manuale hollywoodiano del perfetto blockbuster: il protagonista non deve morire mai, ci deve essere la storia d'ammmmore a tutti i costi  e il finale deve essere il più lieto possibile) di inserire per forza il sentimento strappalacrime e un finale che debba per forza essere rivolto verso l'ottimismo, anche di rimbalzo.
Ecco, la deriva sentimentale rende polpettonesco un film che altrove mostra anche qualche pregio e quel finale ostinatamente tutto rose e fiori è veramente indigeribile.
Avrà fatto incassare qualche dollaro in più ma di fatto relega Oblivion nel panorama affollato delle occasioni sprecate.
Poteva essere intrattenimento intelligente e invece è il solito filmetto con appiccicata la consueta , lacrimevole, stomachevole love story, blockbusterino hollywoodiano fin dentro il midollo che non si accontenta della sua medietà ma vuole qualcosa di più.
Ed è proprio questa sua ambizione che lo fa precipitare dritto dritto nel dimenticatoio.....e mi si scusi la battuta del tutto involontaria.

( VOTO : 5,5 / 10 ) 


Oblivion (2013) on IMDb

mercoledì 10 luglio 2013

World War Z ( 2013 )

Il funzionario delle Nazioni Unite Gerry Lane è cooptato dal suo capo per arginare la piaga di non morti che hanno invaso ormai tutto il globo terracqueo senza che si sia riusciti a trovare una motivazione per tutto quello che sta accadendo. Abbandonata la famiglia si imbarcherà in una specie del giro del mondo per trovare il rimedio a questa pandemia di origine sconosciuta che sta ormai distruggendo tutto.
E naturalmente....
Un film di zombie prodotto da una major? Naaaaaaaa...non può essere...pensavo e invece è.
World War Z è il tuffo , mani e piedi legati della casa di produzione Plan B nel mondo della zombielogia applicata. E purtroppo per Brad Pitt, che ne è il proprietario, non ha un piano B.
Gli incassi però gli stanno dando ragione: in pochi giorni sono stati già coperti gli elevati costi di produzione ( 190 milioni di dollari) e il film sta continuando ad incassare bene in tutto il mondo.
E tutto questo è strano per un film di zombie: e infatti l'inghippo c'è perchè da qualunque parte lo si voglia vedere World War Z non è un film di zombie, che sono solo un dettaglio narrativo.
E' fondamentalmente un disaster movie illuminato dalla presenza di un eroe senza macchia e senza paura , indovinate chi è, che per tutto il film ti stai a chiedere" si, ma che cavolo di lavoro faceva questo prima del disastro?" e che fa il giro del mondo in 120 minuti scarsi come un James Bond de' noartri.
Inizio apocalittico, poi una parte centrale molto action e che riprende i ritmi del sottovalutato Contagion soderberghiano, e finale in cui tutto va a massa con una soluzione di stupidità sesquipedale , totalmente inattendibile dal punto di vista scientifico che ricalca in qualche maniera la soluzione estemporanea di un film come Virus letale ( o era Virus letame?).
E, quando allibito assistevo alla sequenza in cui il nostro eroe, che ancora non  ho capito che lavoro facesse,con un colpo di genio trovava la soluzione alla pandemia,cosa che era sfuggita a luminari di tutto il mondo, mi veniva in mente la scena di Carlo Verdone che raccontava delle sue gesta in Africa e di quando lo avevano avvelenato. Per salvarlo gli avevano fatto 12 sieri perchè lui aveva gli anticorpi co' li controcojoni.
Ecco, Brad Pitt ha gli anticorpi co' li controcojoni.
E a me scappa da ridere ben conscio che tutto questo non va a favore del film.
Che è una vera e propria bufala, diciamolo.
Un film di zombie che non può esagerare con sangue e frattaglie altrimenti incorrerebbe in divieti che ne pregiudicherebbero gli incassi, con delle brutte creature non morte in CGI che quando mordono non fanno uscire neanche il sangue e che si muovono sciamando contro ogni legge fisica come se ci trovassimo di fronte a un videogioco e neanche dei più sofisticati   e con le tanto sbandierate scene di massa di zombies che non sono altro che il frutto di un brutto lavoro di computer grafica.
Vogliamo parlare del finale che come Hollywood docet deve essere ottimista altrimenti diminuirebbero gli incassi ?
E poi c'è lui, Brad Pitt, 50 anni portati decisamente bene , che si agita e sgrana gli occhioni azzurro mare sbattendoli lentamente a esclusivo uso e consumo della casalinga disperata di turno autocatapultatasi al cinema senza neanche sapere che cosa fosse uno zombie.
Wolrd War Z nel suo continuo ondeggiare tra un genere all'altro, probabilmente frutto di un lavoro di rimaneggiamento continuo della sceneggiatura e di una lavorazione più volte sospesa per poi essere ripresa a mesi di distanza, dimostra ben presto la sua natura da pop corn movie senza grossi lampi di creatività.
Eppure il ritmo latita nonostante il continuo affastellarsi di avvenimenti che appaiono slegati tra di loro e il film spesso dà l'impressione di essere una specie di macchina che sotto la carrozzeria da Ferrari nasconde il motore di una Pandina sfiatata che appena incontra una salita , si pianta.
Se l'aspirazione era richiamarsi alla migliore tradizione romeriana il risultato è un maldestro crossover tra i film del maestro ( il cui stomaco si rivolterà ogni volta che vede questi zombies con scatto da centometrista, come quelli de L'alba dei morti viventi di Zack Snyder), disaster movies come il succitato Contagion, rigurgiti post apocalittici alla Io sono leggenda , 28 giorni dopo   o stile I sopravvissuti ( tv series inglese che è un cultissimo anni '70) e chi più ne ha , più ne metta.
Una delle delusioni dell'anno. Senza se e senza ma.
Aridatece Romero! Aridatece Shaun of the dead !
E aridatece pure i morti dementi!

( VOTO : 3 / 10 ) 


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sabato 29 giugno 2013

The Battery ( 2012 )

Due giocatori di baseball, differenti in tutto e per tutto, Mickey e Ben si aggirano per la profonda provincia americana infestata di zombies. Sopravvivono alla giornata spostandosi continuamente e difendendosi da chi li minaccia ( solo Ben, perchè Mickey si rifiuta di uccidere zombies). Tra lunghe passeggiate, soste a lanciarsi la palla da baseball, sessioni di pesca e pasti frugali con cibo in scatola la loro vita trascorre senza scossoni finchè tramite un casuale contatto radiofonico vengono a sapere di un posto dove ci sono altri sopravvissuti....
Potenza del destino: proprio mentre gli schermi cinematografici sono invasi dalle masse di zombies di World War Z, sul mio schermo personale appare questo The Battery,pellicola  con un discreto successo nel giro di molti festival specializzati, che se possibile incarna tutto il contrario della grandeur dell'ultimo film bradpittesco.
Girato con 6000 dollari- leggansi seimila- ma fatto tutto con assoluto e dignitosissimo professionismo ( anzi spiegatemi perchè The Battery riesce a essere assolutamente presentabilissimo dal punto di vista cinematografico mentre Dario Argento con 7  milioni e mezzo di euro confeziona una schifezza ultradilettantesca ) l'opera prima di Jeremy Gardner, protagonista nella parte di Ben e sceneggiatore, si segnala per la sua attitudine vintage, un po' sbracata, con due protagonisti che anche fisicamente con le loro panzette in bella vista e i loro pettorali scolpiti dagli hot dogs, incarnano alla perfezione la normalità che rifugge qualsiasi stereotipo accostabile al classico eroe hollywoodiano.
Non hanno neanche la statura dell'antieroe: sono cazzoncelli che sembrano in gita premio eppure non è così. Ben si occupa dell'uccisione degli zombies quando vengono attaccati, si procaccia il cibo fresco, chiede spesso all'amico di giocare a baseball, Mickey è sempre attaccato a delle cuffie che sparano musica come a volersi isolare dal mondo in cui vive e forse anche dalla compagnia di Ben che la casualità gli ha assegnato.
C'è spazio anche per l'ironia nerd, sbracatissima, quando Ben per far finalmente decidere Mickey a imbracciare la mazza da baseball per uccidere zombies gliene porta uno in camera mentre sta domerndo chiudendolo nella stanza assieme a lui oppure quando una zombie con dei bei pettorali degnissima per partecipare a un concorso Miss maglietta bagnata cerca di attaccare Mickey chiuso all'interno della macchina e lui invece di cercare di cacciarla, eccitato da quello che intravede, si spoglia e si tocca esponendosi al ludibrio da parte dell'amico che arriva in suo soccorso.
A una prima parte on the road costellata di bellissime locations a costo zero in cui la natura lussureggiante la fa da padrona, segue una seconda parte in cui i due si ritrovano prigionieri nella loro auto circondata da una masnada di creature ululanti.
Il tono del film cambia, lo stile anche passando dalle lunghe panoramiche silenziose quasi a volersi nutrire dei suoni della natura al piano sequenza che riesce a trovare profondità pur se confinato, asfissiato , in una Volvo station wagon.
The Battery è un horror/apocalittico a conduzione "familiare" (a leggere i nomi nei credits la troupe deve essere stata veramente ridotta) che, dato il budget risibile lavora sulle suggestioni e sulle atmosfere togliendo tutto il superfluo . Perchè si può fare un film con zombies senza troppo sangue e frattaglie e senza troppe creature riuscendo lo stesso a essere credibili e a dando alle stampe un prodotto valido.
In questo, il film di Gardner è molto romeriano perchè torna alle radici del genere: l'orrore non sarà dato dalla moltiplicazione degli zombies ma dall'atmosfera ansiogena che si riesce a creare.
Ecco ora pensate di inserire in un film di questo genere dall'estetica povera, dalla fotografia un po' sgranata e dall'atitudine un po' hippy, due personaggi che potrebbero essere presi benissimo dal campionario di umanità debosciata presente in  Clerks di Kevin Smith.
Ora forse non avrete un quadro preciso di cosa è The Battery ma ci andrete molto vicino.
Da segnalare una colonna sonora bella e usata benissimo.

( VOTO : 7 / 10 ) 


The Battery (2012) on IMDb