I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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sabato 9 maggio 2015

Love is Strange - I toni dell'amore ( 2014 )

George e Ben sono una coppia di omosessuali che decide dopo quasi quaranta anni insieme di coronare il proprio sogno d'amore con il matrimonio.
Gesto che però avrò conseguenze impreviste : George , organista e insegnante per una scuola cattolica viene licenziato in tronco perché la Chiesa dietro una patina di tolleranza nasconde la sua feroce avversione per il matrimonio tra George  e Ben, la mancanza dello stipendio li costringe a vendere casa perché non se la possono più permettere.
Il problema è che per vendere la loro casa impiegano meno di  un attimo, comprare o affittarne un'altra è invece molto più difficile.
Saranno costretti a dividersi ospitati dalla famiglia del nipote ( Ben ) e da una coppia di poliziotti loro amici.
Ma è molto duro abitare in casa d'altri.
Ricordo che quando vidi il trailer di questo film pensai di trovarmi di fronte a una commedia spigliata ed esilarante sulla quotidinità di una coppia di vecchi omosessuali con tutti i loro tic, manie ed eventuali luoghi comuni.
Anzi, quasi volevo andarlo a vedere per farmi due risate su tematiche su cui spesso c'è poco da ridere per il clima omofobo che spesso respiriamo..
Ora che finalmente ho potuto vederlo mi sono ritrovato a pensare a quel che ricordavo di quel trailer.
Ingannevole come pochi, confezionato come se ci trovassimo di fronte a una pellicola comica, solare e dal ritmo alacre.
Cosa che è lontanissima da questo film , diretto da Ira Sachs, newyorkese e gay dichiarato che con Love is Strange- I toni dell'amore sembra raccontare una storia che conosce molto da vicino.
In realtà non sarebbe neanche esatto affermare che il film narra della storia d'amore tra Ben e George: diciamo che la loro unione è il punto di partenza, lo sfondo su cui adagiare un piccolo trattato di relazioni umane  messe a dura prova dalla contingenza che assale i due vecchi partner.
Sono ambedue calati in realtà che gli sono estranee, faticano ad adattarsi a contesti nuovi e difficili, sentendosi i classici elefanti nella cristalleria ed essendo pienamente consapevoli che la loro difficoltà è la stessa che essi stessi provocano in chi li sta ospitando.
Love is Strange - I toni dell'amore è una commedia malinconica che racconta la fase autunnale della vita dei due protagonisti e del loro amore dipinto attraverso i piccoli gesti che creano la routine quotidiana, un piatto da mangiare insieme o condividere lo stesso letto.
Più incline al cinema alleniano e francese che non alla commedia americana indie a cui appartiene nominalmente il film di Ira Sachs si avvale di due ottimi protagonisti assai credibili nelle loro schermaglie sentimentali ( ben lontane dalla sottolineatura eccessiva e dalla caricatura ) e di un gruppo di attori di supporto assolutamente valido, tra cui una Marisa Tomei alle prese con un personaggio intenso e difficile.
Love is Strange - I toni dell'amore cerca di aggiornare la cartolina di Manhattan, musa di tanto cinema americano e non e lo fa mediante i toni caldi di un tramonto.

PERCHE' SI : ottima coppia di protagonisti e valido gruppo di attori di supporto, commedia alleniana di gusto europeo, aggiornamento della cartolina di Manhattan.
PERCHE' NO : trailer ingannevole come pochi, a volte un po' lezioso , ritmo compassato.

LA SEQUENZA : il direttore della scuola cattolica licenzia in tronco George appena avuta la notizia del suo matrimonio,

DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
sono stato ingannato ancora una volta da un trailer truffaldino.
Mai come questa volta mi sarebbe piaciuto assistere al dietro le quinte di questo film, a quello che succedeva sul set durante la lavorazione.
Capisco ancora solo parzialmente perché Manhattan è così agognata ( amando il verde, gli animali e detestando la confusione.
Per una volta gli americani hanno guardato alla vecchia Europa in quanto a stile.

( VOTO : 7 / 10 )

 Love Is Strange (2014) on IMDb

giovedì 19 marzo 2015

Solo gli amanti sopravvivono ( 2013 )

Adam vive nella sua casa che è una specie di museo che contiene i suoi vinili e le sue chitarre preziosissime, scrive musica elettronica e ha contatti con il resto dell'umanità solo attraverso il servizievole Ian che gli procura tutto quello di cui ha bisogno, o quasi.
Eve  vive a Tangeri, tra stoffe , profumi e libri pregiati e ama trascorrere le serate con Christopher Marlowe, che dice di aver scritto tutte le opere attribuite a Shakespeare.
I tre non sono esseri umani normali : sono vampiri ma hanno scelto un modo nuovo di nutrirsi: sempre di sangue si tratta ma se lo procurano purissimo, attraverso i contatti giusti negli ospedali.
Eve ed Adam si vedono a Detroit ma li raggiunge anche Ava , la sorella di Eve, giovane e sregolata che finisce in poco tempo tutte le loro riserve di sangue e uccide anche Ian, in preda alla tentazione.
Devono fuggire da Detroit, riparano a Tangeri ma cominciano i problemi perché il sangue non è più puro come una volta...
A chiunque mi avesse detto che un giorno Jim Jarmusch avrebbe  dato alle stampe un film di vampiri , lo avrei preso sicuramente per pazzo .
Jim Jarmusch che si mette a parlare di vampiri, che realizza un horror, insomma.
Tutto bene quindi ?
Ecco, bene ma non benissimo nel senso che il buon vecchio Jim parla sicuramente di vampiri ma definire Solo gli amanti sopravvivono un horror, o solamente un horror, è una roba un po' più ardua da giustificare.
Jarmusch ci racconta una storia d'amore, una di quelle larger than life e lo fa utilizzando due protagonisti che ci fanno rileggere il mito del vampiro da una prospettiva piuttosto originale.
Adam e Eve sono due esseri (non)viventi evoluti, che si sentono superiori a quei miseri umani che si alimentano di schifezze  e cose putride e che loro chiamano zombie perché fondamentalmente li ritengono senza cervello.
Vivono secondo le loro convenzioni ( denaro, collezioni preziose di libri , chitarre o dischi) ma lo fanno solo di notte astraendosi in un mondo tutto loro fatto più di spirito che di materia.
Eppure la materia li circonda e permette di mantenere la loro immortalità come i rotoli di banconote che Adam regala generosamente a Ian quando gli procura quello che gli serve.
Se Adam vive in un non luogo come può essere la notturna Detroit, una delle città meno attraenti ( e uso un eufemismo) degli States, Eve abita  una Tangeri al di là dello spazio e del tempo, un luogo oltre la materia fisica , fatta di vicoli vuoti e coloratissimi e localini fumosi in cui trascorrere la nottata a discutere amabilmente di libri e di letteratura.
Sono due vampiri dallo spirito bohemien , che vivono frugalmente e nell'ombra pur avendo la possibilità di condurre un'esistenza migliore , perlomeno più eccitante.
Ava invece è molto più rock, sregolata e incline alle tentazioni, un vampiro vecchio stampo che loro ripudiano sdegnosamente.
Solo gli amanti sopravvivono racconta una storia d'amore intenso e disperato al suono di musiche acide e stralunate che si fondono magicamente con le immagini quasi a costituire un'esperienza multisensoriale che va al di là del concetto di guardare solo un bel film.
Un film silenzioso, intenso e rarefatto allo stesso tempo, etereo che però , suo malgrado , a tratti si colora del rosso rutilante del sangue arterioso , il vile nutrimento che permette agli amanti di sopravvivere.
Adam ed Eve vorrebbero rinunciare con tutte le forze a questa dipendenza come hanno fatto nei decenni passati.
Ma alle volte non è possibile e dovranno trarre la forza per sopravvivere dall'amore che l'uno prova per l'altra.
Il film di Jarmusch è un nuovo modo per raccontare i vampiri nel cinema di oggi ma è anche un modo prezioso, ironico e intelligente per parlare di una società umana allo sbando sociale e culturale  .
Ottima l'alchimia che si instaura tra i due protagonisti : leggendo i nomi di Tom Hiddleston e di Tilda Swinton avevo un po' alzato il sopracciglio soprattutto per i venti anni che separano i due attori.
E invece Tilda Swinton si conferma una musa praticamente senza tempo ( ed è così a partire dal film che le ha dato la notorietà internazionale, Orlando di Sally Potter),eternamente giovane ed  androgina e sexy allo stesso tempo, con uno sguardo che ti trapassa, letteralmente.
Un po' come Solo gli amanti sopravvivono.
Un film che scava una breccia profonda nel cuore e nell'anima.

PERCHE' SI : Jarmusch racconta una storia di vampiri che ha tutti i crismi dell'originalità, ottima alchimia tra i due protagonisti, intenso e rarefatto allo stesso tempo
PERCHE' NO : astenersi fans dell'horror puri e crudi che si aspettano secchiate di sangue in faccia: è un' attesa vana. Ritmo compassato che scoraggerà più di qualcuno.

( VOTO : 7,5 / 10 )

 Only Lovers Left Alive (2013) on IMDb

giovedì 12 giugno 2014

3 Days to Kill ( 2014)

Ethan è un agente operativo della CIA un po' in là con gli anni. Durante un'azione rimane ferito , scopre di essere un malato neoplastico terminale e di avere pochi mesi di vita.
Cerca allora di ritrovare tutto quello che per lavoro non si era mai preoccupato di avere: recuperare un rapporto con una moglie lasciata non si sa bene per quale motivo e soprattutto quello con una figlia adolescente che non riesce neanche a chiamarlo papà, ma lo chiama semplicemente col nome di battesimo.
Si trasferisce a Parigi per fare tutto questo ma si sa l'agente della CIA volente o nolente è sempre in missione e viene praticamente obbligato da una collega a completare la sua ultima missione.
In cambio lei le somministra un farmaco sperimentale che potrebbe farlo vivere di più...
Progetto nato dalla penna di Luc Besson, uno che evacua sceneggiature quasi ogni mattina, 3 Days to Kill dovrebbe essere un veicolo promozionale per il ritorno in auge di un divo un po' maltrattato dagli anni e che da tempo quasi immemore non azzecca un film.
E se un collega famoso ispanico è finito a fare biscotti e parlare con le galline a lui ultimamente non è capitato molto di meglio essendo stato costretto a sparlare di tonni, di pinne gialle e di mari incontaminati a un manipolo di vecchie maliarde che ogni volta se lo mangiano con gli occhi .
L'operazione messa su da Besson e da McG, regista che ogni film che passa dimostra la sua incapacità cronica a svicolare dal modello maicolbei essendo attratto come lui dagli inseguimenti con le macchinine e dalle sparatorie ( anche se devo dire che è notevole la sequenza iniziale , dallo spiccato gusto hongkonghese) è analoga a quella imbastita con i due Taken: si recupera un divo un po' appannato e un po' là con gli anni e lo si fa diventare un cazzutissimo supereroe action.
Se con il Liam Neeson col capello tinto l'operazione dal punto di vista commerciale era riuscita ( ma per quanto mi riguarda molto meno su quello artistico), qui succede l'esatto contrario.
C'è qualche correttivo alla monodimensionalità dei due Taken che permette di fruire il film senza inalberarsi troppo ma dal punto di vista degli incassi è stato una debacle.
Intendiamoci : 3 Days to Kill non è un bel film e non si avvicina neanche ad esserlo ma almeno non fa venir voglia di spegnere tutto e mettersi a fare altro.
Il correttivo principale che è stato dato è quello dell'ironia: si gioca spesso con lo stereotipo del cowboy americano in Europa che si muove stile elefante nella cristalleria Swarovski e si ha l'impressione che il film non si prenda troppo sul serio con un personaggio principale che sembra estratto di peso dagli anni '80, scongelato per l'occasione e rimesso in circolo nel 2014.
Anche le sequenze action sembrano volutamente sovraccaricate per conferire un tono caricaturale , così come è fumettistico il personaggio interpretato da Amber Heard, un deus ex machina che compare dal nulla ogni  volta che è necessario.
Il problema è che per cavalcare il disagio dell'americano a Parigi,  spesso si scivola nello stereotipo con personaggi accessori che riprendono i peggiori luoghi comuni del Paese d'appartenenza ( il turco preso come modello genitoriale e l'italiano preso come fonte per la ricetta degli spaghetti al sugo) , nel banale e nel retorico perché Ethan in soli tre giorni deve compiere la sua missione più importante e non stiamo parlando di lavoro : deve recuperare un rapporto con moglie e figlia perso da oltre un decennio.
3 Days to Kill appare spesso indeciso su quale direzione prendere e talvolta sembra artificiosa, per non dire pretestuosa la ricerca della contaminazione tra i vari generi.
E Kevin Costner, sarà pure un cowboy americano capace di tutto ma , insomma, gli riescono un po' troppe cose in tre giorni.
Per non parlare dell'angelo ( o demone) biondo che ogni volta compare nel momento meno adatto per complicargli la vita con nuove missioni.
Rassicurante , ma non troppo, inno alla famiglia ritrovata e all'amore tra padri e figli, tre cuori e una capanna, qualche risata qua e là....Luc Besson sta decisamente invecchiando....e maluccio anche.

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

3 Days to Kill (2014) on IMDb

venerdì 23 maggio 2014

Miss Violence ( 2013 )

Angeliki, nel giorno del suo undicesimo compleanno decide di farla finita con la sua giovane vita , buttandosi dal balcone della sua casa.
E lo fa quasi con un sorriso appena accennato a increspare le labbra.
La polizia e gli assistenti sociali indagano o almeno cercano di farlo nella famiglia della bambina mentre la madre single di Angeliki e i nonni si sforzano ottusamente di parlare di incidente e cercano di andare avanti quasi con l'intenzione di dimenticarsi di lei.
Mano a mano la verità verrà fuori....
Che ci sia del marcio in Grecia , credo che sia ormai cosa appurata anche solo vedendo la cinematografia di Lanthimos ( Kinetta, Kynodontas e Alps che trovate recensiti quiquo e qua ) e anche quello che io ho trovato un patetico scimmiottamento e che invece pare sia molto stimato a livello critico ( Attenberg, che ho stroncato senza appello qui).
Cinema della crisi economica? Può essere una lettura anche se non l'unica.
Il protagonista qui è un ultracinquantenne alla ricerca di un lavoro per sostentare la sua famiglia allargata e si scontra con la burocrazia e con "padroni" giovani e irrispettosi.
Eppure non riesce a rinunciare a tutta una serie di rituali medio borghesi, come quello della colazione,della gita al mare che viene programmata più volte, oppure i pasti da cosumare tutti in famiglia.
Nel film di Avranas , come negli altri film succitati è proprio il concetto di famiglia a essere sovvertito alla base: più che un rifugio in cui essere immuni a qualsiasi danno che arrivi dall'esterno è proprio nella famiglia che si nascondono le insidie maggiori, i pericoli, la mostruosità.
A livello concettuale Miss Violence è meno sofisticato di un Kynodontas che utilizzava la traslazione del linguaggio per spiegare la stortura che condizionava la vita della famiglia protagonista.
Qui siamo a una di quelle storiacce infime che si sentono nella cronaca dei telegiornali tutti i giorni e ti viene sbattuto tutto in faccia nell'ultima parte del film.
Ma non per questo sconvolge di meno perchè i bambini non dovrebbero mai essere toccati, in nessun modo.
Miss Violence odora di Haneke e della sua concezione geometrica di cinema fin dalla prima sequenza e non di un Haneke qualsiasi ma quello della trilogia della glaciazione.
I rituali medioborghesi indagati da una macchina da presa ferma, immobile nonostante quello che accade, quello sminuzzare finemente la routine quotidiana, quel levare la maschera rassicurante a un mondo putrido e fatiscente è qualcosa che è stato raccontato dal regista austriaco in Der Siebente Kontinent ( e , visto che in questo post siamo in vena di pubblicità, ne abbiamo parlato qui).
Avranas non crea nulla di nuovo ma rielabora e adatta la lezione del maestro  descrivendo chirurgicamente un mondo plumbeo e disperato da cui si fugge in una sola maniera.
Quella utilizzata da Angeliki.
La normalità di facciata che caratterizza la vita di quell'appartamento un po' grigio è scompaginata e demolita pezzo dopo pezzo fino a far comparire la verità, senza alcuna metafora.
Un qualcosa che mina alla base qualsiasi certezza etica.
Si sorride nelle foto di famiglia ma sorride solo chi non sa: e a undici anni si smetterà di sorridere.
Possono esistere mostri così?
Le cronache dicono di si.
E possono nascondersi nella famiglia?
Oltre alle cronache anche le statistiche dicono di si.
Questo tipo di violenze nasce all'interno della famiglia, in oltre la metà dei casi.
Meditate gente, meditate.

( VOTO : 8 / 10 ) 

  Miss Violence (2013) on IMDb

sabato 13 ottobre 2012

Alps ( 2011 )

Un'infermiera , facente parte di un gruppo di persone autodenominatosi Alpeis ( Alpi, la catena montuosa , nome scelto perchè sinonimo di immutabilità, ogni membro di questa organizzazione ha il nome di un monte, il loro capo si chiama Monte Bianco), offre a pagamento un servizio di sostituzione del caro estinto alle famiglie che ne fanno richiesta. Le prime quattro sedute sono gratis.
In pratica un esponente di questo gruppo si sostituisce al membro della famiglia scomparsa cercando di surrogarlo al meglio nelle sue attività , nei suoi pensieri e anche in ciò che dice.
Le sinossi dei film di Lanthimos ( Kinetta, Kynodontas e ora questo Alps ) dicono poco o nulla del suo processo di ricerca cinematografica che prosegue imperterrito seguendo un fil rouge sottile ma ben evidente in tutta la sua opera.
Lanthimos parla di traslazioni di linguaggio e il suo stile si fa sempre più astratto: se in Kinetta i protagonisti recitavano roboticamente verbali di polizia scritti da altri  riproponendo la dinamica di atti criminosi, se in Kynodontas la famiglia chiusa ermeticamente agli  stimoli esterni utilizzava un linguaggio alternativo per difendere il proprio rifiuto di accomunarsi al mondo circostante, in Alps , come dice lo stesso Lanthimos, si parla di persone che entrano in mondi che non appartengono loro, cercando in tutte le maniere di mimetizzarsi , recitando una parte per alleviare il dolore altrui.
Il nuovo film di Lanthimos come i due che lo hanno preceduto afferma con vigore l'idea di cinema del suo autore, pervicace nel mostrare una routine quotidiana che spesso sconfina nel vuoto pneumatico.
I personaggi che si aggirano nei suoi film sono marionette senza fili incapaci di emanciparsi e che si crogiolano in una vita senza prospettive.
E sta proprio qui la chiave di lettura: se in Kynodontas l'equilibrio fasullo della famiglia protagonista era spezzato da fattori esterni, qui le regole degli Alpeis vengono disattese, e del resto non stupisce che accada, proprio perchè una del gruppo che sta sostituendo una giovane tennista morta in un incidente, non solo ne surroga la presenza ma va molto oltre arrivando a voler diventare un membro in pianta stabile di quella famiglia.
Cosa impossibile ma l'empatizzare in questa maniera la situazione è una violazione grave alle regole degli Alpeis ( nessun coinvolgimento sentimentale ).
In Kynodontas il padre e la madre facevano di tutto per evitare che fattori esterni perturbassero il loro mondo di finzione, in Alps , Monte Bianco, il capo dell'organizzazione, vuole che i suoi sottoposti entrino nelle famiglie altrui per ripristinare ( illusoriamente) l'equilibrio perduto dalla perdita di una persona cara, recitando nella loro parte . E qui si ritorna a Kinetta in cui si recitavano verbali di polizia e simulazioni di atti criminosi con delle figuranti.
Le prospettive dei tre film sembrano diametralmente opposte ma sono legate intimamente tra loro e sono suggestive del cinema  antimaterico di Lanthimos che sceglie l'astrazione invece della narrazione.
Il suo è cinema teorico, estremo dal punto di vista stilistico con un uso frequente di sfocature e prospettive sghembe a decapitare i suoi personaggi.
La continuità tra Kynodontas ed Alps è testimoniata anche dalla presenza della brava Aggeliki Papoulia che in entrambi i film ha il ruolo del personaggio di rottura dello schema predefinito da altri, il granello di sabbia che fa inceppare un meccanismo altrimenti perfetto ( nelle intenzioni).
Ed è costante anche la presenza di antipersonaggi nel cinema di Lanthimos, degli involucri che racchiudono il vuoto al loro interno, incapaci per la maggior parte di agire autonomamente.
Ma forse anche di pensare autonomamente.
Avamposti di umanità a cui hanno tolto l'alito della vita.
In Alps forse non si toccano le vette di sgradevolezza toccate da Lanthimos nei suoi film precedenti ma siamo sempre al cospetto di un cinema disturbante come pochi.
Stavolta a un livello più cerebrale.

(  VOTO : 8 / 10 )  Alps (2011) on IMDb

mercoledì 11 aprile 2012

Kinetta ( 2005 )



Kinetta o della negazione della parola propria. Viene pronunciato solo quanto già detto da altri.
E' uno strano oggetto cinematografico questo secondo film di Lanthimos che precede il notissimo Kynodontas.
Un ibrido intriso di metacinematografia spiazzante e che fa dell'estetica dell'immagine il suo tratto dominante. E allo stesso tempo perde valore la parola che era lo strumento di eversione alla base della complessa architettura concettuale di Kynodontas.
In Kinetta il dialogo è praticamente del tutto abolito, quello che viene detto dai personaggi ( dal funzionario statale o forse poliziotto in borghese) è una stentorea e meccanica declamazione della descrizione di come sono stati perpetrati  vari crimini attraverso la lettura dei verbali di inchiesta e la loro interpretazione da parte di un'"attrice" nella parte della vittima . E il greco è perfetto per come assume la connotazione di lingua robotica, i suoni percepiti da chi non conosce la lingua in questione sembrano fuoriuscire dagli abissi metallici di un automa.
E' interessante secondo me confrontare questo film con il successivo del regista greco: sembrano uno il negativo fotografico dell'altro.
Li accomuna la grande cura nella presentazione dell'immagine, macchina a mano , sfocature che cercano come di rendere più sgrammaticato il modo di girare (ma in realtà fanno percepire lo studio certosino dietro ogni inquadratura), eleganti movimenti di maccchina mai gratuiti.
Quello che li divide è l'uso antitetico che fanno del linguaggio: in Kinetta i personaggi sembrano non avere una modalità propria di linguaggio, quelle che si sentono sono solo parole scritte da altri.

In Kynodontas, i vocaboli assumono un significato nuovo solo all'interno della famiglia protagonista e sono il modo più subdolo, forse, per traviare le menti dei giovani, un tentativo di assoggettarli evitando loro i contatti col mondo esterno.
In fondo siamo sempre espressione dell'ambiente in cui viviamo.
Oggettivamente questo film è avvicinabile solo da spettatori armati di santa pazienza e curiosi di vedere un nuovo modo di fare cinema. Sicuramente saranno una percentuale esigua. Il resto si annoierà a morte in questa curiosa antistoria in cui è difficile azzardare qualsiasi tipo di interpretazione.
All'inizio ( la scena dell'incidente) sembrava quasi di entrare nell'inferno autolesionista del Crash cronenberghiano ma poi il film cambia itinerario per diventare qualcosa d'altro.
Difficile da descrivere, impossibile dare delle coordinate stilistiche che non riportino alla stessa opera di Lanthimos e alla sua personalissima architettura visiva.
Kinetta è sicuramente uno dei film più ostici mai visti ma forse sta qui la sua forza centripeta nell'attrarre in un vortice metacinematografico da cui è impossibile uscire.
Realtà ( le riprese nell'albergo in inverno,stagione di stasi lavorativa), finzione da rendere il più reale possibile (la messa in scena dei vari fatti di sangue), un'aderenza psicofisica totale a questa singolare forma di perversione ( la cameriera che prova la sua parte e che forse inconsapevolmente arriva all'autolesionismo per rendere più "vivo" il suo ruolo) che si situa ad un passo dagli snuff movies sono alternate in un loop mefistofelico.
Lanthimos col suo direttore della fotografia orchestra questa continua ricerca estetica: più che un regista sembra un pittore di nature morte.

Altri due elementi utili alla meditazione su questo film: Kinetta è anche il nome di un albergo resort( quello del film?)  e di una cinepresa digitale( quella usata nel film?).

( VOTO : 7 / 10 ) 
Kinetta (2005) on IMDb

giovedì 22 marzo 2012

Kynodontas ( Dogtooth, 2009 )


Una staccionata di legno racchiude un Paradiso su misura per una famiglia tipo appartenente alla media/alta borghesia.Villa con parco e piscina, tagliata ogni forma di comunicazione con l'esterno. Padre amorevole e che è l'unico che esce dalla villa bunker per andare al lavoro, madre casalinga perfetta sempre premurosa e ottima cuoca, tre figli, due femmine e un maschio che vivono educati all'assenza di regole che non siano state mediate dai genitori.
Il loro mondo finsce,si infrange su quella staccionata, gli aerei che li sorvolano sono misteri inesplicabili (però sperano che cadano), l'unico che viene a contatto con qualcuno che viene da fuori è il figlio maschio a cui il padre amorevole porta a cadenze regolari una ragazza che lavora alla sua fabbrica e che si prostituisce occasionalmente.Per calmare le sue fisiologiche pulsioni sessuali.
E, come succede nelle zone specific patogen free, l'unica che può portare alla contaminazione di questa campana di vetro in cui sono racchiusi i componenti della famiglia, è proprio la ragazza che viene dall'esterno, con pochi insignificanti oggetti e atteggiamenti scompaginerà questo meccanismo ben oliato e farà scoprire ai ragazzi cose che neanche minimamente immaginano.
I tre figli sono alle prese con il linguaggio traslato, assolutamente straniante e senza attinenze con la realtà degli oggetti, un lessico familiare che hanno appreso dai genitori che cercano di preservarli anche con questo mezzo da quelli che considerano i pericoli che possono venire dall'esterno.
Curioso che in questo film il linguaggio sia fonte di educazione "alternativa" mentre in un film come Pontypool sia come un virus.Il film è tutto nel progressivo scompaginamento di questa vita edonista degna di un Eden sceso in terra.
I figli a detta dei genitori potranno uscire solo quando saranno "maturi" ma è evidente che non arriveranno mai a questa maturità essendo tagliati fuori da ogni possibile forma di crescita.

Kynodontas è un film estremo sia nella forma che nei contenuti.Sotto forma di apologo immorale si può leggere in filigrana una spietata, rabbiosa critica alla media borghesia alla maniera dei primi film di Haneke (soprattutto Die Siebente Kontinent e Benny's video) grottescamente inquadrata attraverso la lente deformante dell'equiparazione dell'addestramento di un cane all'educazione dei figli.
Ma si può individuare anche una chiave squisitamente politica: essendo tagliata ogni comunicazione con l'esterno le verità in possesso dei figli sono quelle che hanno loro inculcato i genitori.Una sorta di totalitarismo soft in cui ad ognuno vengono soddisfatti i bisogni primigeni(vedi la sessualità del figlio maschio,vedi la normale routine sessuale dei genitori) in cui il popolo(in questo caso i tre figli) è anestetizzato dal completo appagamento corporale ed è a conoscenza di una sola voce.
Ma si sa che l'animale uomo non è mai soddisfatto di quello che ha. 
Dal punto di vista della forma Lanthimos predilige il piano sequenza usando la cinepresa in maniera neutra come Haneke anche negli improvvisi scoppi di violenza che qui sono però quasi sempre nel campo visivo. Anzi spesso l'evoluzione della sequenza sembra disinteressarsi di dove è piazzata la macchina da presa dando al tutto una prospettiva sghemba di radicale efficacia.
Così come è efficace il finale, affidato alla sensibilità dello spettatore nella sua tremenda indeterminazione.

( VOTO : 9 / 10 ) 



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domenica 12 febbraio 2012

Attenberg ( 2010 )


Attenberg è un film che per essere compreso (almeno in parte!) per prima cosa deve essere contestualizzato.
E' l'opera seconda di Athina Rachel Tsangari, già produttrice di titoli come Kynodontas eKinetta, pellicole dirette da Giorgios Lanthimos, nome di punta del nuovo cinema greco da esportazione, che qui recita nella parte dell'ingegnere che cerca di iniziare alle gioie del sesso la giovane Marina ( Ariane Labed).
E proprio come Kinetta Kynodontas parla di linguaggio da una prospettiva particolare.
Il titolo del film si riferisce alla storpiatura del nome di David Attenborough, il famoso naturalista, da parte di Marina che spesso ne guarda  i documentari in televisione.
Ed è proprio sulle difficoltà di linguaggio di Marina che si fonda parte del film (direi la principale) che nei suoi duetti con Bella, nei dialoghi col padre e anche in quelli rari con l'ingegnere con cui ha il primo approccio sessuale mai avuto con un uomo, ha un modo particolare di storpiare e modificare le parole che viene fuori allorchè si alza l'emotività o l'argomento si avvicina al concetto straniato di tabù che ha la giovane.
Marina probabilmente ha trovato la persona sbagliata, Bella, per approcciare la propria sessualità, vedi l'incipit che consiste in una lunga sessione di iniziazione al bacio risolta in una serie di tentativi più che altro grotteschi con gestualità animalesche, o i successivi dialoghi sulla sessualità sempre condotti sul filo del paradosso e della deformazione.
Un' "amicizia" che sfugge a qualsiasi tentativo di definizione: fuori luogo anche reperirvi accenti omosessuali perchè in questo modo si riconoscerebbe ai personaggi di Marina e Bella una consapevolezza sessuale che ambedue sembrano non possedere.
Del resto Marina non trova adeguata sponda neanche nel padre, malato oncologico terminale che accompagna alle sedute di chemioterapia, il quale dal canto suo si sente un rifiuto tossico del passato secolo, inadeguato a insegnarle alcunchè in questo campo e che lei, da figlia, vede come un essere asessuato, quindi inadatto a darle informazioni di prima mano su  qualcosa inerente l'altro sesso.

Quindi con l'ingegnere cerca di fare l'autodidatta , anche qui con esiti surreali in scene d'amore di calcolato squallore atto a raffreddare qualsiasi pulsione erotica.
Attenberg oltre al tema dell'iniziazione sessuale, dell'amicizia disturbata del lutto e del rapportarsi ai propri affetti profondi soprattutto quando si sa di perderli a breve scadenza ( la relazione col padre che presto la lascerà) esplora  soprattutto il valore diverso che può avere il concetto di tabù per i vari individui.
Ora se in Kynodontas e anche in Kinetta la ricerca della trasgressione filtrata attraverso un linguaggio traslato o impersonale era specchio di un'urgenza straniante e deformata inAttenberg tutto questo appare poco più che un pretesto per dare in pasto scene "forti" ai benpensanti che si avvicineranno a questo film.
Si esplora il lato animalesco nascosto dietro e dentro l'individuo ma la simbologia è elementare (il leit motiv delle marcette di Bella e Marina a simulare andature animali che a mio parere oltrepassano il limite del ridicolo involontario, i giochi sul letto col padre e anche i calembour verbali "scandalosi" con Bella) e la teatralità dell'impostazione del film non aiuta di certo a rendere il film più fruibile.

Interessante l'ambientazione in una Grecia lontana dallo stile cartolina ma sfondo archeoindustriale ideale per adagiare l'alienazione che esonda dai vari personaggi ma la sensazione che Attenberg sia un tentativo non riuscito di inserirsi nel filone apprezzato del cinema di Lanthimos che credo che non a caso compaia nelle vesti di attore.
Misteriosi i motivi per l'assegnazione della Coppa Volpi al Festivale di Venezia di 2010 per Ariane Labed in una parte che spesso va sopra le righe.(11/02/2012)

( VOTO : 4,5 / 10 )