I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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mercoledì 6 gennaio 2016

Top of the flops. I peggiori horror del 2015. Per me.

Dopo la classifica del meglio horror del 2015 non poteva certo mancare il rovescio della medaglia perché per tanti buoni titoli arrivati sui nostri schermi , ce ne sono altrettanti, se non più che fanno rimpiangere o quasi l'affiliazione al genere.
Complessivamente l'anno però è stato molto soddisfacente , sono uscite delle vere e proprie perle che faranno parlare di loro anche nei prossimi in termini di carica innovativa e linguaggio cinematografico.
Solite istruzioni per l'uso: classifica assolutamente personale che non ha alcuna pretesa di essere oggettiva e inevitabilmente c'è qualche titolo del 2014...
Passiamo alla monnezza...o quasi.

10 ) FROM THE DARK

Dispiace che il regista di Stitches sia stato poi costretto a lavotare con un budget miserrimo e con un copione che puzzava di stantìo a prima vista.
Dopo un quarto d'ora di film è già tutto sul piatto: il morsicato che certamente si trasformerà, la brughiera irlandese buia e minacciosa, una fattoria che sembra piazzata nel centro esatto del nulla, due idioti che non vedono altra soluzione che dividersi per cercare aiuto.Il problema del film non è tanto nella sua realizzazione che pure è apprezzabile, McMahon sa come piazzare la macchina da presa, sa creare la giusta tensione, sa dosare le sequenze più spaventose piazzandole nei punti strategici del film.
Il problema è che tutto questo è stato già visto migliaia e migliaia di volte, potrei mettermi a citare decine di film che hanno preso le mosse da questo spunto  e che lo hanno sviluppato praticamente alla stessa maniera, ma sinceramente mi viene noia solo a scrivere i vari titoli.
E poi abbiamo il buio, buio a strafottere.
Certo per un film con questo titolo non mi sarei dovuto aspettare altro ma qui è veramente troppo , devi strizzare gli occhi in molte occasioni per cercare di capire qualcosa di quello che sta succedendo.
A dir la verità di sorprese non ce ne sono poi tante, tutto è abbastanza prevedibile e scontato e questo è veramente un peccato per un regista vecchio stampo come McMahon ( uno di quegli uomini di Stitches sembra tornare indietro , alle sue origini, ma in maniera infruttuosa, deteriore.
cinema capaci di fare un po' tutto dalla scrittura, alla regia, al montaggio e agli effetti speciali visivi e sonori ) che dopo

9) THE LAZARUS EFFECT

Jason Blum con la sua politica del minimo budget e del massimo profitto ha messo in circolazione robetta buona e meno buona. Questo film fa parte del reparto ciambelle uscite senza buco.
Peccato perché la prima parte era intrigante.Il film poi invece precipita in una seconda parte che spesso esonda nel ridicolo involontario, scivola nello stereotipo  e nella caciara dell'effettaccio facile , non c'è più approccio scientifico che tenga e anche quel barlume di intelligenza che si riscontrava in dialoghi non sempre banali, viene spento definitivamente , immolato all'altare dello spavento preconfezionato ad esclusivo uso e consumo del teenager brufoloso che affolla le sale cinematografiche americane.
Meno male che l'agonia dura meno di 80 minuti.

8) THE GREEN INFERNO

Eli Roth mi sta simpatico, davvero e trovo meritoria la sua attività di produttore per possibili new sensations del firmamento horror. Ma quando si posiziona dietro la macchina da presa cominciano i problemi. Soprattutto quando si vuol far passare un messaggio politico.
Ecco la politica in The Green Inferno.
Parliamone.
Il film pone sullo stesso piano la mostruosità dello sfruttamento della foresta amazzonica e della distruzione delle popolazioni che lì vivono da millenni, a quella degli autoctoni che non si fanno scrupolo a mangiare propri simili, a essere dediti alla pratica del cannibalismo.
Anzi. forse quello che uccidono per denaro per rubare chilometri quadrati di verde al pianeta sono peggiori.
Ora va bene tutto, il messaggio che si legge tra le righe posso anche parzialmente approvarlo ma sembra veramente tutto scritto con i piedi, talmente grossolano da esondare nel ridicolo involontario tutto talmente esibito da risultare sovraccarico e fastidioso.

7) POLTERGEIST 

E' il remake di uno dei miei horror preferiti.Ed essendo pedestre, nonostante il budget non è passato indenne sotto le mie forche caudine.
La domanda a cui mi preme rispondere prima di tutto è questa: era necessario il remake di un film bello come Poltergeist di Tobe Hooper che dopo più di 30 anni è ancora vivo, moderno e scalcia con noi?
La risposta è no.
ASSOLUTAMENTE NO.
La seconda domanda che guardando questo film uno si deve porre penso che sia questa:
se non si fosse trattato di un remake inutile e posticcio, quindi se non ci fosse stato l'ingombro dell'originale, avrebbe funzionato come film?
Ecco, temo che anche a questa domanda sono costretto a rispondere con un bel no.
Poltergeist di Kenan anche facendo finta che non esista l'originale è un film che non funziona.
Assomiglia a troppa paccottiglia horror che passa sugli schermi cinematografici in questi ultimi tempi, non ha quel guizzo visivo nonostante effetti speciali costosi ( il budget è consistente, 62 milioni di dollari), ha una scrittura piatta popolata di battute che starebbero meglio in bocca a un cowboy piuttosto che a un onesto padre di famiglia.Altra cosa che ho trovato insopportabile è quella timidezza che caratterizza alcune sequenze che potrebbero far incorrere in film in spiacevoli divieti che ne abbasserebbero drasticamente gli incassi.,
Sotto questo profilo l'origjnale è molto più spinto.

6) INSIDIOUS 3 - L'INIZIO

Per quanto mi riguarda una saga che non ha più nulla da dire. Forse già non aveva più nulla da dire a partire dal primo film. In realtà Insidious 3 - L'inizio rispetto agli altri due film della serie è un po' quello che è Annabelle per The Conjuring.
Una rimasticatura, fatta male, della stessa storia, con gli stessi ingredienti a cui manca però l'armonia, il sale della vita , manca l'anima per far diventare il tutto un bel film.
Non che i primi due esponenti della serie fossero due capolavori però a loro modo erano film onesti che portavano avanti un loro stile in maniera genuina.Insidious 3 : L'inizio è la saga dello spavento indotto meccanicamente, del colpo di scena telefonato e dello smanettamento sul volume degli effetti per provocare un po' di thrilling dall'altra parte dello schermo.
Tutti trucchi ampiamente visti, rivisti e stravisti che nelle mani di un regista al suo esordio gli fanno fare la figura del pivello che prova a imitare quello che fanno i grandi.
E quando la medium prende letteralmente a capocciate uno spettro, cosa mai vista in tanti anni di onesta militanza nel genere, allora abbiamo raggiunto il fondo e forse siamo andati anche un po' più in basso....

5) HEADLESS

A differenza degli altri questo è un titolo parecchio di nicchia ma di cui molto si è parlato nell'underground horror, molto spesso in termini più che lusinghieri, anche entusiastici.
Termini che non ho condiviso per nulla.Diciamolo subito, Headless è un film per pochi, pochissimi, per tutti quei fan dell'ultra gore , dell'ultra splatter e di tutti quei film in cui si cerca di alzare a livelli siderali l'asticella del filmabile.
Ecco in Headless la cinepresa non si sottrae di fronte a nulla.
La novità di Headless , se di novità si tratta, è il risalire alle radici della psicopatologia che ha portato il protagonista a diventare cotanta macchina di morte e un necrofilo della peggiore specie.
La storia narrata nel film è piuttosto elementare, episodica e spesso si ha la sensazione che , come in un film porno, le parti in cui non c'è lo splatter, la necrofilia o il gore, siano meri riempitivi di nessuna importanza che hanno solo il compito di traghettare lo spettatore da una sequenza shockante all'altra.
E per uno spettatore poco smaliziato oppure poco abituato a certe brutalità assortite , l'effetto è assicurato.Headless che fa dell'eccesso il suo verbo, ai miei occhi appare come una pacchianata gratuita interessante solo per il tentativo di indagare sulla genesi del disagio che porta a diventare dei killer seriali sanguinari e perversi ( ed è interessante come vengono confezionate queste sequenze sempre in un limbo tra l'onirico e il grottesco) in cui la dose di perversione sessuale è piuttosto cospicua ma anche questa a tratti esonda nella caricatura.

4) OUIJA

Altro giro sull'ottovolante di Jason Blum e altro buco nell'acqua, peggiore del precedente.E che cosa si può cavare da una ditta di giocattoli che commercializza un suo prodotto,la Hasbro che pubblicizza la sua tavoletta Ouija, da Michael Bay che fa il produttore ( e che guarda casa deve la sua fortuna cinematografica a una saga di film imperniata su giocattoli) e da Jason Blum che con la sua Blum House fa un tot di film al kilo mettendo sul piatto per ogni film solo cinque milioni di dollari?
La cosa che esce è Ouija, diretto dal carneade degli effetti speciali Stiles White , qui al suo esordio alla regia e che il film se lo è anche cosceneggiato.
Un (falso) horror che spaventa meno di un telegiornale di Italia Uno e che non è degno neanche di essere trasmesso in terza serata nel palinsesto estivo della peggior tv via cavo americana
Quindi uno slasher sotto mentite spoglie ( mascherato da film di fantasmi) in cui il meccanismo narrativo cigola ad ogni twist di sceneggiatura con più buchi logici che una forma di groviera svizzero e questo è testimoniato anche dalla confessione che ha fatto la protagonista costretta assieme agli altri attori del cast a rigirare praticamente metà film dopo l'ufficiale fine delle riprese per tappare qualche falla che nel frattempo si era aperta a una revisione del materiale...

3) THE GALLOWS

Ancora Jason Blum e ancora monnezza in formato panoramico. Ma anche no perché qui siamo di fronte all'ennesimo found footage realizzato con i piedi.
Che dire dell'ennesimo found footage mandato al macero nella calura estiva come fosse il peggiore dei fondi di magazzino?
Direi che per una volta hanno avuto ragione, anzi non dovevano neanche farlo arrivare in sala, essendo l'ennesimo filmetto girato con la telecamera imbracciata in malo modo da un malato di delirium tremens e che oltre al mal di testa non ha nulla da regalare all'ignaro spettatore.
Ora io a uno come Jason Blum ci voglio anche bene ma ormai per trovare buoni film nelle sue
produzioni li dobbiamo cercare col lanternino e quindi comincio un po' a stufarmi di questa ricerca.
Dal suo punto di vista lui fa un lavoro splendido: con soli 100 mila dollari di budget incassa la bellezza di 22 milioni solo negli USA e vuoi che non continui a produrre tale monnezza?
Anche io lo farei al posto suo.
Alla vergogna non c'è mai fine e questi si presentano con un film che è la fotocopia di millemila altri film, costruito con la stessa tecnica e lo stesso menefreghismo nel cercare di costruire un minimo di suspense degna di questo nome o una-sequenza-una che ti faccia almeno sollevare un minimo la palpebra o risvegliarti dal torpore che inevitabilmente ti ha attanagliato nella prima metà del film in cui succede veramente poco.
Per non dire nulla.

2) THE HUMAN CENTIPEDE III ( FINAL SEQUENCE)


Ho apprezzato parecchio i primi due film della serie e aspettavo questo con una certa trepidazione. che si è trasformata in un diludendo cosmico.The Human Centipede III ( Final Sequence) esattamente come faceva il secondo film col primo, sceglie di non essere un sequel ma di raccontare tutta un'altra storia impantanandosi , ma di brutto , nella acque malmostose della metacinematografia , è di una noia mortale per come non sappia dove andare a parare e che il famoso millepiedi umano è solo uno specchietto per le allodole che nel film ha un ruolo risicatissimo.
In più c'è l'aggravante della recitazione: fatta la tara alla segretaria di Bill Boss che viene dal porno e quindi in un certo qual modo può essere anche giustificata, fatta anche la tara al cameo di Eric Roberts che quasi scompare in un abito di qualche taglia più grande( ma trovare qualcosa che gli stesse un po' meglio era così difficile?)  si sopporta poco il  personaggio untissimo di Dwight recitato da un Laurence R . Harvey ( il protagonista del secondo capitolo , film che gli ha dato notorietà e gli ha fatto iniziare la sua carriera di attore) caricaturale con quel baffetto hitleriano e l'occhio perennemente pallato e non si sopporta affatto un Dieter Laser , nella parte di Bill Boss, che sembra incapace di recitare una battuta senza urlare e senza gesticolare come un ossesso.
The Human Centipede ( Final Sequence) non si riesce a salvare neanche con l'apparizione del millepiedi umano che compare troppo poco e troppo tardi.
Per quanto mi riguarda è da evitare come la peste bubbonica.

1) AREA 51

Per fortuna sui nostri schermi non è arrivato ma si sa che i nostri distributori sono sempre attratti dalla m...come le mosche.
Formato : found footage.
Regista : Oren Peli
Produzione : Blum Productions.
Ecco, credo di avere già detto tutto.
Quando un miracolato ( da Spielberg) come Oren Peli che ancora sfrutta il successo dell'infame saga di Paranormal Activity incontra un produttore senza scrupoli come Jason Blum che per principio investe nei film che produce al massimo 5 milioni di dollari, beh allora l'infamata cinematografica è dietro l'angolo.
E si chiama Area 51.
Mi rifiuto di credere che questa cosa, chiamarlo film è un po' troppo, sia costata cinque milioni, se così fosse bisognerebbe allertare l'FBI per sapere nelle tasche di chi sono andati a finire questi milioncini.Area 51 è un found footage nel senso deteriore del termine che per quasi un'ora mena continuamente il cane per l'aia annoiando perniciosamente e cercando di confezionare il più elegantemente possibile il vuoto pneumatico che lo caratterizza , per l'ultima mezz'ora si comporta come un Chernobyl Diaries qualunque. quindi confusione a manetta, buio e immagini sfocate che dovrebbero incutere timore ma in realtà si rivelano presto per quello che sono: una grandiosa presa per il culo dell'ignaro spettatore.
A livello cinematografico non c'è nulla di cui parlare, è un film che dura 90 minuti scarsi ma sembra che duri il doppio, si guarda in continuazione l'orologio giusto per vedere quando finirà l'agonia.
E comunque vada , finirà sempre troppo tardi.
Per me è il peggiore dell'anno...senza rivali.


E per oggi mi fermo qui...ci sentiamo presto per le classifiche dei film un po' più seri....

sabato 2 gennaio 2016

Top of the tops. La mia horror list del 2015

Lo so che è un po' che sono assente ma , in attesa di tempi migliori , non potevo certo esimervi dal compilare una di quelle pallosissime classifiche di fine anno che trovate ovunque in questo periodo.
Quest'anno un po' in tono minore perché se è vero che normalmente queste liste sono incomplete per definizione , beh , questa è più incompleta del solito.
Parlerò di film visti nel 2015 quindi è inevitabile che dentro ci finisca anche roba del 2014 che qui da noi arriva con solito eone di ritardo.
Bando alle ciance e cominciamo.

10) WHEN ANIMALS DREAM
Un piccolo film danese che coniuga un'ambientazione nordica da urlo , l'horror e il genere del coming of age. In ogni caso un piccolo gioiellino a cui fare molta attenzione.
Probabilmente l'horror non è neanche il genere a cui guarda Amby, perché in realtà When Animals Dream ( titolo che occhieggia a Philip K Dick) è da considerare più che altro un romanzo di formazione.
O meglio di deformazione , la giovane Marie sta andando incontro a modificazioni del suo corpo indipendenti dalla sua volontà e scopre che , suo malgrado, c'è qualcosa di misterioso che la lega alla malattia della madre.


9) MUSARANAS

L'orrore stavolta vien dalla Spagna franchista ed è racchiuso in quattro mura domestiche.Musarañas  ( toporagno ) è il film d'esordio di due giovani registi, Juanfer Andres ed Esteban Roel, anche cosceneggiatori, ed è stato prodotto da Alex de la Iglesia con la sua neonata casa di produzione deputata alla scoperta di nuovi talenti, la Pokeepsie Films.Se Juanfer Andres ed Esteban Roel sono la mente, Macarena Gomez è un braccio perfetto, già il solo vederla con quegli spilloni che in mano sua possono diventare un'arma mortale ( un'arma molto hitchcockiana a dire il vero), fa correre neri brividi lungo la schiena.
E la seconda parte del film  è un lungo gioco al massacro che coinvolge in primis il rapporto tra le due sorelle, enigmatico fin dall'inizio.


8) GOODNIGHT MOMMY

Austria , credo che basti solo la parola.Goodnight Mommy è l'esordio nel lungometraggio di fiction di
Veronika Franz ( moglie di Ulrich Seidl e sceneggiatrice di alcuni suoi film) e di Severin Fiala.Quello che salta all'occhio è anche il debito estetico che il film paga a uno dei film di Almodovar più criticati degli ultimi anni, La pelle che abito, a sua volta ispirato ai melodrammi fiammeggianti di Sirk, alle storie d'amore asfissiante alla Fassbinder, ma soprattutto a quella maschera immota, dagli occhi sempre mobili e dall'aspetto inquietante che era il punto focale di un magnifico film di Georges Franju, Occhi senza volto , che riesce ancora a sorprendere e terrorizzare a più di cinquanta anni di distanza.E' un film dalla superficie patinata, dai contrasti accesi ( i colori neutri dell'interno casa che sembrano la cartina di tornasole attraverso cui guardare la vegetazione lussureggiante che c'è intorno casa , ingentilita dai caldi colori dell'estate) , dal cromatismo studiato nei minimi termini ( vedere per credere l'abbinamento dei vestiti dei gemelli) che poi nel finale lascia vedere allo spettatore quell'abisso che aveva solamente intravisto tra le righe, tra le pieghe di una narrazione avara di dialoghi ma ricca lo stesso di sfumature.

7) WE ARE STILL HERE

Un tuffo nel vintage horror di quelli che ti scaldano il cuore.Ambientato nel 1979 , We Are Still Here mette subito in chiaro il suo gioco: casa infestata , fantasmi, difficile elaborazione del lutto,una comunità chiusa che dietro l'apparente simpatia mostra segni di ostilità senza preoccuparsi di nasconderli,  un'ambientazione innevata, immacolata che aspetta solo di essere colorata col rosso del sangue.We Are Still Here dimostra ancora una volta che si possa fare del bel cinema di genere pur lavorando su un canovaccio consunto.
Merito di una regia che scandisce i tempi come un metronomo, merito di una recitazione più che all'altezza, cosa non scontata per il genere.

6) DEAD SNOW 2 : RED VS DEAD

Una bomba assoluta che va ben oltre il primo film della serie: raramente ho visto un helzapoppin horror così divertente, autoironico e trascinante.In questo sequel è tutto amplificato, l'esperienza multisensoriale (
il piacere per occhi, orecchie e stomaco , per chi ce l'ha foderato di cemento armato) è rafforzata in un film in cui il budget è nettamente superiore al primo ma è solo un decimo rispetto al film girato in quel di Hollywood ( siamo sui cinque milioni di euro più o meno, ridicolo per gli standard americani ma più che adeguato per quelli europei e stratosferico per il cinema norvegese).
Le citazioni raimiane si sprecano ( e il gioco divertente sta proprio nell'individuarle) in una pellicola che è girata soprattutto in esterni e si permette numerose sequenze di massa con zombie e senza l'aiuto della computer grafica: sono zombie veri, in carne putrida e ossa decomposte e si menano come ossessi con qualsiasi oggetto a loro disposizione.


5 ) WHAT WE DO IN THE SHADOWS

Ancora una volta i neozelandesi dimostrano di stare mediamente male e lo fanno di un film che si prende allegramente gioco di tutti i topoi dei film di vampiri e dei mockumentaries.What We Do in the Shadows è una fucina continua di trovate comiche che ogni volta sorprende per il suo situarsi continuamente tra i clichè horror ( tutta l'iconografia vampiresca è presente e c'è anche copioso sangue che zampilla da carotidi e giugulari) e la comicità che arriva al demenziale puro.
.Effetti speciali volutamente artigianali con sporadiche apparizioni della computer grafica danno al film un look vintage assai accattivante e che si adatta perfettamente all'età degli occupanti della casa.
L'utilizzo della tecnica del mockumentary non è sinonimo di economia realizzativa oppure di un aspetto della pellicola impreciso e trasandato, in realtà la confezione è scintillante, non da mockumentary, diciamo che la presenza dei documentaristi permette ai protagonisti di ammiccare alla macchina da presa per avere un contatto più diretto col pubblico.
E' un espediente narrativo usato brillantemente.


4) SPRING 

Amore e horror su uno sfondo incontaminato di Puglia. E per una volta noi italiani non siamo visti solo come pizza e mandolino.L'interrogativo che sta alla base del film è sempre il solito: si può fare veramente tutto per amore?
Una questione non da film horror ma più da melodramma ed effettivamente nell'ultima parte del film, quella in cui l'orrore dovrebbe venire finalmente fuori secondo tutti gli stilemi del genere, Benson e Moorhead abbandonano la via maestra per raccontare altro.Spring è comunque un film importante, un horror che vuole parlare di sentimenti senza per questo essere sciocco e stucchevole , anzi con quella intrigante ambizione di raccontare una di quelle storie larger than life che qui a bottega piacciono tanto.
E' bella la storia d'amore tra Evan e Louise, è raccontata in modo splendido ed incorniciata ottimamente su uno sfondo da favola.

3) IT FOLLOWS

Uno dei titoli più sorprendenti dell'anno in quanto a stile e contenuti.
David Robert Mitchell guarda esteticamente indietro agli anni '80, regala cospicui riferimenti allo slasher degli anni che furono, rifiuta in toto l'estetica preconfezionata dell'horror moderno, plasticoso e troppo ricco di computer grafica per essere realmente terrorizzante.
Anzi , dirò di più : in alcune sequenze ( vedi quelle della piscina o quella della fuga dalla battigia) si ha l'impressione che il nostro non voglia calcare la mano fino in fondo.Vuole suggerire orrore, non vuole mostrarlo ma anche nella suggestione è come se ponesse un freno.

2) A GIRL WALKS HOME ALONE AT NIGHT 

Può esistere una simulazione di film di vampiri iraniano realizzato interamente negli USA?
Esiste, esiste.
A Girl Walks Home Alone at Night è un film che è riduttivo definire horror.
Girato in un bianco e nero molto contrastato, parecchio stiloso, stracolmo di citazioni intelligenti e mai pedanti , è una storia d'amore in cui il vampirismo è parte fondamentale ma viene raccontato cercando di sottolineare la sua aura romantica e decadente più che la carica orrorifica , di tensione e di
paura.Amy Lily Amipour è regista cinefila e si vede, come si vede dalle sue foto che si specchia nella protagonista, Sheila Vand, bella ma di una bellezza intensa e sfuggente, ragazza emancipata , molto hipster che però non rinuncia al suo chador quando nella notte si aggira per le vie deserte della città alla ricerca di prede.E poi vedere un vampiro donna con lo chador e che usa lo skateboard è qualcosa di veramente mai visto.

1) THE FINAL GIRLS

Per me l'horror dell'anno in termini di linguaggio cinematografico e stile.Andando ad esaminare i credits del film non si può non rimanere sorpresi: e chi si aspetta un gioiello di metacinema di siffatta bellezza dalle menti di due sceneggiatori praticamente esordienti ( Fortin e Joshua Miller ma costui è stato attore con un discreto curriculum) e da un regista, Todd Strauss-Schulson, molto attivo in tv, con molti corti nella sua carriera e pochissimo cinema?
The Final Girls prende spunto, linfa vitale da questo per mettere in campo tutta la sua genialità.
Cita palesemente uno degli slasher più famosi della storia del cinema, ogni riferimento in questo film a Venerdì 13 è puramente voluto, lo disseziona vorticosamente ma non come farebbe l'allegro chirurgo in un gioco da tavolo, ma proprio come un anatomo patologo attento a studiare il suo reperto, a rispettarlo profondamente  non rovinando nulla e consegna al pubblico un piccolo The Final Girls un film vincente sotto tutti i punti di vista è la sua ironia, o meglio la sua autoironia.
capolavoro di cinema nel cinema.Altra cosa che rende
Siamo nel metacinema puro ma non ci prendiamo affatto sul serio si ride e non ci sono spiegoni trituranti.
E usciamo di scene sulle note di Bette Davis Eyes.
Chiusura perfetta.


Chiusura perfetta anche per questa classifica.
A presto, folks!!!

venerdì 2 gennaio 2015

Top of the tops: i migliori film del 2014

Uffa che palle!
Ancora classifiche!
E per giunta clamorosamente fuori tempo massimo , visto che siamo al 2 dell'anno e il fine d'anno già ce lo siamo scordato come l'abbiamo trascorso.
Questa è l'ultima, almeno fino a dicembre di quest'anno.
Garantito.
Come è stata questa annata cinematografica ?
Complessivamente direi non male, abbastanza livellata verso l'alto con un sacco di bei film e con un paio di picchi straordinari che vedrete solo leggendo.
Cominciamo che l'ora è già tarda!!!!

10) GUARDIANI DELLA GALASSIA
 Non sono un purista Marvel, ho letto poco e male i fumetti dei vari supereroi ma se dovessi scegliere di come vorrei un film Marvel direi che lo vorrei come questo, allegro, scanzonato, un po' cazzone e molto vintage come spirito, diciamo una botta di Guerre Stellari, ma quello del '77 che all'epoca fu un film di rottura e per me che lo vidi al cinema bambinetto, beh non vi dico che impressione.
Niente supereroi con superproblemi ma una masnada raccogliticcia di delinquenti galattici che ispira simpatia a pelle. Nonostante sia una megaproduzione da 170 milioni di dollari non viene fagocitata dagli effetti speciali e ha quell'autoironia manifesta che la rende veramente accattivante.

9) HER 
 Un modo di fare sci fi nuovo, intelligente e umanista o forse il nuovo film di Spike Jonze fa finta di parlare del futuro per diventare un apologo non sull'amore 2.0 ma sulla solitudine 2.0?
In più Her ha scenografie bellissime, minimal ma di grande effetto, sembra quasi di trovarsi in un museo di arte contemporanea, un attore favoloso che ha già dimostrato in passato quanto possa essere a suo agio in una parte difficile come quella del protagonista di questo film senza per questo diventare la caricatura di uno sfigatello cosmico in cerca di emozioni cibernetiche.
Nella versione originale dà voce al sistema operativo Scarlett Johansson, qui da noi Micaela Ramazzotti: nulla da dire sulla voce ma non è la stessa cosa immaginare che dietro quella voce ci sia l'icona erotica di una generazione di cinefili oppure semplicemente la Ramazzotti.

8) SNOWPIERCER
Cosa dicevamo a proposito del modo di fare sci fi di Her?
Ecco, pur essendo un film totalmente differente potremmo dire le stesse cose.
Intelligente e umanista, con spiccata componente politica e metaforica, Bong Joon Ho si sposta dalla Corea ad Hollywood e dintorni non snaturando il suo verbo, restando cocciutamente e orgogliosamente diverso.
Pur recitato da un cast internazionale e sorretto da una metafora semplice ed intellegibile ( il treno come simbolo della divisione in classi sociali del sistema) racchiusa tra le pareti di un bolide su rotaia perennemente in corsa su e giù per il mondo Snowpiercer mostra tutta la visionarietà di un autore come Bong Joon Ho e mostra di essere figlio di una mente e di una concezione di cinema diversi, trasversali ed imprevedibili.
E le scene di lotta sono girate come solo un maestro coreano le saprebbe girare.

7) NIGHTCRAWLER - LO SCIACALLO
E' stata la sorpresa di questo ultimo scorcio dell'anno: un thriller notturno fotografato in digitale solo come il dio dei fotografi sa fare , un viaggio in un abisso senza fondo di una società ultracompetitiva come quella americana in cui il protagonista, un Jake Gyllenhaal dimagritissimo, un fascio di muscoli e nervi con gli zigomi che sembrano quasi uscirgli dalla faccia e due occhi enormi , mobilissimi che danno l'esatta misura della psicopatologia del suo personaggio, vive il suo Sogno Americano.
Ma è un Sogno Americano marcio alle fondamenta.
Si parla anche di mass media e del potere che hanno: ma è nulla rispetto a quello concesso all'uomo, quel libero arbitrio che da qualunque parte lo si guardi puzza sempre di fregatura.
Il regista è all'esordio : ebbene raramente ho visto esordi così maturi stilisticamente.

6) NEBRASKA 
Ovvero la sorpresa mancata alla notte degli Oscar, forse per il suo essere troppo tagliente e a tratti sgradevole.
Eppure è una sorta di commedia on the road, dove il termine commedia deve essere preso nell'accezione più ampia possibile visto che in cabina di regia c'è Alexander Payne, uno che di vetriolo nei suoi film ne sparge sempre a piene mani.
E forse questo non è piaciuto ai giurati dell'Academy probabilmente poco avvezzi a come Payne disegna una ragnatela di rapporti familiari impregnati di ipocrisia.
Nebraska è un viaggio alla ricerca di se stessi perchè il Nebraska è ovunque e in nessun luogo.
Ma forse tutti noi nel cuore ne abbiamo un pezzettino.
Bruce Dern ad altezze siderali.

5) FATHER AND SON 
Il ritorno di Hirokazu Koreeda, uno dei registi giapponesi più amati qui a bottega , coincide con un altro grandissimo film, di quello che propone dilemmi etici pesanti come macigni e che lo spettatore si porterà in cuor suo ben oltre il termine dei titoli di coda.
Il bambino è di chi lo ha generato biologicamente o di chi lo ha cresciuto?
Su questa domanda a cui è praticamente impossibile rispondere, almeno per me, si muove una storia di uno scambio in culla di due neonati che per sei anni hanno vissuto in famiglie diverse dalla loro: da una parte un'algida famiglia ricca, dall'altra un gruppo familiare con mezzi economici molto più modesti ma pieno di allegria, di voglia di stare insieme e di senso d'appartenenza.
Koreeda si dimostra ancora una volta straordinario nel raccontare di famiglie disfunzionali e questo film ti lascia svuotato, inebetito soprattutto se hai in casa un paio di bimbetti che ti chiamano papà.
Un film più vero della vita reale.

4)  WE ARE THE BEST ! 
Se avessi fatto parlare solo il cuore e la simpatia che questo film mi ha ispirato fin da subito , sarebbe stato primo senza discussioni, anzi mi spiace che l'ho visto un po' trascurato nei vari classificoni di fine anno.
Moodysson si ripresenta  con un film che racconta quella fase che è il limitare dell'adolescenza e dimostra ancora una volta la sua bravura , come nel suo capolavoro Fucking Amal.
Qui siamo alle prese con tre ragazzine che vorrebbero riscrivere le regole del punk, siamo in quel di Stoccolma nel 1982, e , complice una sala prove comunale , riescono a fare musica pur non sapendo neanche l'ABC del suonare uno strumento.
O meglio solo una di loro è una vera musicista.
Quello che conta è però lo sfondo,  questo film è una fotografia , una specie di autoscatto, per chi in quegli anni aveva 13 / 14 anni.
Come Moodysson.
E come il sottoscritto che si è identificato abbestia nelle tre protagoniste.

3) THE BABADOOK
 Presente già nella classifica di ieri , non ho nulla da aggiungere.
Solo un consiglio di vederlo, possibilmente in originale per apprezzare le acrobazie vocali di Essie Davis .
Un horror australiano che ha quasi rischiato di essere il film dell'anno.
Erano decenni che non succedeva...

2) THE RAID 2 : BERANDAL 
Diciamo che i posti numero uno e numero due di questa classifica sono intercambiabili, alla fine il numero uno è stato assegnato per ragioni di...anzianità.
Avevo già apprezzato e parecchio il primo The Raid e credevo che eravamo arrivati all'ultima frontiera dell'action e invece quel bisteccone gallese trapiantato a Jakarta di Gareth Evans mi stupisce ancora una volta portando l'asticella del filmabile ancora più in alto, dove probabilmente al momento non lo può raggiungere nessuno.
Neanche sua maestà Quentin Tarantino.
E vi assicuro che non sto bestemmiando.
Questo è capace di girare una megarissa quindici contro uno dentro un bagno di un metro quadrato oppure una maxi lotta nel fango tutti contro tutti in cui abbondano braccini e gambine spezzate a favore di .
camera.
E stavolta non ci sono solo le armi bianche , si spara anche, in un film più articolato del primo.
Dopo averlo visto uno si chiede come diavolo abbia fatto a girare tali sequenze.

1 ) THE WOLF OF WALL STREET 
 Il re quest'anno è lui: il piccolo grande Martin Scorsese con il suo film più bello da almeno un ventennio a questa parte.
Il re è lui e non DiCaprio trombato come suo solito nella corsa alla statuetta da lui più ambita.
Chissà tra una trentina d'anni gliene daranno una alla carriera, oppure tra un centinaio, una in memoriam.
Quest'anno è incappato nella prova monstre di McConaughey  e sinceramente l'Oscar ci poteva stare
Film che ha scatenato molte polemiche perché da più parti è stato visto quasi come un'agiografia di Jordan Belfort, truffatore milionario alla cui vita si ispira questo film.
Niente di più sbagliato: Scorsese firma un apologo sul denaro che rovina le coscienze, un film non su un Gordon Gekko del nuovo millennio ma su un cialtrone masticato e risputato dalla sua vita di eccessi, alcuni veramente difficili da raccontare.
Oltre al contenuto anche la forma: erano anni e anni che la regia di Scorsese non era così impetuosa e virtuosistica.
Una gioia .

Ok ci si sente per la fine dell'anno sperando che questo 2015 sia un bastimento carico di grande, grandissimo cinema.

giovedì 1 gennaio 2015

Top of the tops : una horror list

Visto che il mio cuoricino cinefilo batte forte forte per horror e affini, quest'anno, in clamoroso ritardo come al solito decido di pubblicare anche una top ten horror a parte rispetto alla classifica principale.
Questo sia per il succitato affollamento di titoli nel blog, sia perché inconsciamente valuto gli horror con un metro un po' diverso rispetto al cinema di altri generi, un po' come succede in imdb.com, il voto che gli assegno non tiene conto tanto del genere e quindi, essendo un genere di serie B per antonomasia, almeno è nato così , forse proprio per questo le mie valutazioni medie risultano un po' più basse rispetto all'effettivo valore della pellicola rispetto a un normale film di seria A per intenderci.
Vabbe' ci siamo capiti e se non ci siamo capiti ecco la mia top ten horror di quest'anno:

10) KRISTY 
 Una sorpresa piacevolissima, un personaggio femminile forte, deciso e volitivo, un'ambientazione chiusa come quella del campus universitario che però raccoglie al suo interno diversi angoli in cui organizzare sequenze al cardiopalma ( la piscina e la biblioteca per esempio) in cui il personaggio principale, che non si chiama Kristy ma Justine , si deve difendere con le unghie e con i denti dall'assalto di un gruppo di killer mascherati che la vogliono uccidere.
Ecco, se ci si fermava cinque minuti prima in questo film sarebbe stato molto più alto in classifica, invece si indugia in uno spiegone di cui non sentivo proprio il bisogno.

9) ABC OF DEATH 2
Formula vincente non si cambia : massimo cinque minuti di durata, un budget di 5 mila dollari o giù di lì ( che per cinque minuti di film sembrano tanti ma in realtà non è così), l'assegnazione di una lettera dell'alfabeto da cui ricavare il titolo.
Quindi 26 corti in cui impegnare la creme della creme dell'horror odierno.
Se nella prima antologia era come andare sulle montagne russe in quanto a qualità e vinceva a mani basse il corto XXL di Xavier Gens, qui è più difficile stabilire il vincitore perché la qualità media, a parte un paio di cocenti delusioni mollate non a caso dai più titolati ( Natali e le Soska sisters), il livello è veramente buono.
Però anche qui il vincitore c'è e si chiama Split dello spagnolo( ma trapiantato a Los Angeles) Juan Martinez Morenoche racconta in cinque minuti una storiaccia con risvolti spiacevoli ed inaspettati usando solo la tecnica dello split screen, anche multiplo.
Ancora assenti gli italiani.

8 ) THE DEN 
A bottega siete abituati a sentire peste e corna di quasi tutti i mockumentaries o found footages che passano sotto la mia lente d'ingrandimento ( che ci posso fare io se la maggior parte è spazzatura organizzata solo per alzare un pugnetto di dollari?) ma quando vedo qualcosa che ritengo veramente valido chiamo subito la mia schiera di trombettieri per cantarne la gloria.
E' il caso stavolta di un piccolo film, The Den, cosceneggiato e diretto da tale Zachary Donohue, la cui fonte di visione primaria è lo schermo del computer attraverso la webcam.
Cosa vista già in un eccellente corto (The Sick Thing that happened to Emily when se was young) appartenente all'antologia V/H/S ma qui sviluppata in un lungometraggio per la prima volta .
Ma quella era una ghost story, qui siamo dalle parti dell'apologo sui pericoli che si nascondono nella civiltà internautica.
Un po' come succedeva in quella monnezza di Smiley che l'anno scorso ha sfiorato la testa della top of the flops.
Eppure Smiley lo abbiamo visto al cinema , questo solo recuperandolo per vie traverse.

7) WOLF CREEK 2 
Un sequel atteso da quasi dieci anni rischiava di essere la delusione più cocente dell'anno perché replicare tutto quello che di malsano si propagava da Wolf Creek era praticamente impossibile.
E invece Greg Mclean dimostra di essere cineasta di talento e anche di intelligenza al di sopra della media perché decide di non confrontarsi con quanto fatto in passato ma di girare qualcosa di decisamente diverso pur utilizzando lo stesso villain, da brividi, dell'altro film, uno dei cattivi più sgradevoli, carismatici e puzzoni mai apparsi su uno schermo cinematografico.
Qui lo spartito cambia del tutto , il protagonista è proprio lui, Mick, il puzzone che uccide e tortura ma l'impressione è che il film non si prenda troppo sul serio.
E l'outback australiano è sempre lì minaccioso a fare da sfondo...

6) LAS BRUJAS DE ZUGARRAMURDI
Già pronto nel 2013 ha fatto il giro di tutti i festival specializzati in tutto il 2014 e forse uscirà ad aprile qui da noi.
Forse.
Perché con i film di Alex de la Iglesia non c'è mai nulla di certo, maltrattato come pochi dalla distribuzione italiana che non riesce mai a farci vedere i suoi film nei tempi giusti.
Las Brujas de Zugarramurdi è cinema di Alex de La Iglesia a 24 carati in confezione extralusso.
Un helzapoppin streghesco in cui si ride , ci si impaurisce, si fugge e si resta ammirati dalla trasversalità del cinema del regista iberico stavolta supportato da una qualità della confezione eccellente.
Tra guerra dei sessi e istanze sociali un film che diverte e fa ridere a denti stretti, strettissimi.
E quel finale rutilante nelle grotte di Zugarramurdi è un baccanale di quelli che si ricordano...

5) THANATOMORPHOSE 
Tecnicamente è di un paio di anni fa e quindi non dovrebbe far parte di questa classifica ma è stato possibile recuperarlo, sempre per vie traverse, solo nella seconda parte di quest'anno.
Dalla terra di Cronenberg un body horror tetro e disturbante che affronta da una prospettiva autoriale un tema già visto altre volte al cinema: il decadimento organico progressivo con in più una generosa aggiunta della componente sessuale che sconfina nella necrofilia ( un po' come in Aftermath di Cerda o in Nekromantik di Buttgereit).
Diviso in vari capitoli come un film di von Trier è un lento e costante slittamento in un abisso senza fondo che è quello della putrefazione organica.

4) THE GUEST 
Tra i film di questa classifica questo è l'unico che non ho ancora recensito, avevo in programma di farlo prima della fine dell'anno ma poi impreviste noie informatiche ( leggi computer in bacino di carenaggio a cavallo delle feste natalizie) mi hanno impedito di farlo con l'attenzione che il film merita.
Diretto da Adam Wingard ( You're Next, partecipazioni sia ad ABCs of Death che a V/H/S ) non so neanche se catalogarlo a pieno titolo negli horror.
Di sicuro la seconda parte ricalca le dinamiche di uno slasher anni '80 e il finale in una specie di luna park è ulteriore testimonianza di questo legame.
La storia è quella di un tizio che si presenta alla porta di una famiglia che ha perso un figlio nella guerra dell'Afghanistan ed entra nelle dinamiche familiari diventando una sorta di miglior amico di tutti, sempre con la parola giusta e sempre con la soluzione giusta ( vedi le mazzate ai bulli che rendono difficile la vita al fratello del militare defunto).
Ma le belle cose durano poco e la mattanza ha inizio.
Wingard dirige un film esplicitamente rivolto al passato ( Van Damme ?) e che sguazza in vari generi con competenza e anche talento, quel talento che fino ad ora non gli avevo mai riconosciuto.
D'ora in poi appena vedrò il nome Wingard, la mia attenzione sarà subito catturata...

3) HONEYMOON 
Questo piccolo film diretto da Leigh Janiak, regista e cosceneggiatrice, ha rischiato seriamente di essere l'horror dell'anno , dalle mie parti ma non solo.
Un racconto ibrido tra commedia sentimentale, sci fi d'annata e horror puro e crudo che non fa prigionieri.
Eppure gli ingredienti messi in campo non erano dei più stimolanti: la solita casetta isolata in mezzo al bosco e la coppietta di neosposi.
E invece cominciano subito le sorprese perché i due interpreti sono assolutamente credibili e spontanei, il film funzionerebbe benissimo anche se fosse solo una commedia sentimentale, ma poi compaiono i primi segni perturbanti che scompaginano lentamente ma costantemente la loro quotidianità.
E poi succede tutto il resto che non sto qui a dire per non rovinare il piacere della visione.
Consiglio da amico: procuratevi immediatamente questo film.
Non ve ne pentirete.

2) HOUSEBOUND 
Un film dall'altra parte del mondo, in Nuova Zelanda non esiste solo Peter Jackson ed evidentemente a vedere questo film i neozelandesi sono gente mediamente malata.
Non un horror puro , ma una horror comedy che non disdegna di sporcarsi le mani nelle secchiate di sangue e frattaglie e neanche di immergersi nelle dinamiche della ghost story così come nella descrizione di un complicato rapporto familiare tra madre e figlia.
Una miscela esplosiva di risate e spaventi in cui non sai mai che cosa aspettarti .
E se pensaste che in Nuova Zelanda sanno solo giocare a rugby, vedendo questo film cambierete subito idea.

1) THE BABADOOK
L'horror dell'anno, che ha rischiato di essere anche il film dell'anno. L'unico film che comparirà anche
nell'altra classifica, quella del cinema più "normale".
Ancora una volta un film che viene dall'altra parte del mondo, dall'Australia, ancora una volta un ibrido di dramma familiare e horror che affonda le sue radici in un pregresso inesplicabile e in un presente in una casa enorme ed oscura che incombe su una madre disturbata e su un figlio capace di essere angelico e demoniaco alla stessa maniera.
Essie Davis è fantastica capace di passare da un sussurro armonioso a un urlo disumano senza soluzione di continuità e anche il bambino , Noah Wiseman, è di quelli che lasciano il segno senza essere il classico bimbettominkia hollywoodiano.
Una visione dolorosa e perturbante e quel babadook mette veramente paura.
Dook, dook , dook.

A domani per il classificone di fine anno....

mercoledì 31 dicembre 2014

Top of the flops 2014

Stavo rileggendo il post dell'anno scorso riguardo al solito classificone riepilogativo in cui mettere tutte le innumerevoli schifezze viste quest'anno e ho notato che quelle parole potevano essere trascritte senza problemi anche per quest'anno, cioè qua facciamo tutto per cambiare e alla fine non cambia mai nulla veramente.
Forse quest'anno siamo riusciti a evitare parecchie schifezze ma è inevitabile incappare in qualche diludendo mostruoso. Ho notato che c'è parecchio horror in questa classifica per cui non stilerò una lista a parte.
La monnezza che c'è in questa lista basta e avanza per due liste e anche per un altro paio ancora...
Allora cominciamo così ci leviamo il dente.

10) THE GIVER-IL MONDO DI JONAS 
Ecco una cosa che ho imparato ad odiare quest'anno è la fantascienza distopica for dummies che ci stanno propinando in tutte le maniere per incassare qualche dollaruccio in più sull'onda del successo dei vari Hunger Games. Sembrano tutti fatti con lo stampino, tutti ammiccanti alla consistente fetta teen del pubblico ( che è quella che affolla le sale cinematografiche al di là dell'Oceano) e tutti irrimediabilmente tediosi e omologati nel descrivere una presunta civiltà distopica.
In The giver- Il mondo di Jonas  c'è l'aggravante della presunzione, l'uso del bianco e nero alla Pleasantville,quello sì che era un gioiellino, e due attori che hanno scritto pagine importanti di cinema che si prestano per il solo amore della pagnotta in un frullatone malmostoso di decine e decine di altri film.
Indigeribile.

9) IL SEGNATO 
Qual è l'altra più grande piaga che ha afflitto il cinema, horror soprattutto , in questi ultimi anni?
Esatto ! la tecnica del found footage/ mockumentary che ha avuto una seconda giovinezza a partire dalla sag(r)a di Paranormal Activity del delinquenziale Oren Peli che ha avuto la fortuna di essere pubblicizzato da Steven Spielberg che si era molto impaurito vedendo il suo film.
E se ti vedevi Lake Mungo, caro Steven, che cosa succedeva, te la facevi nel pannolone?
Il segnato è l'ultimo della sag(r)a delle attività paranormali: quei paraculi dei distributori italiani hanno anche tentato di fuorviare il pubblico nascondendo il titolo originale ( Paranormal Activity- The Marked ones).
Lo sceneggiatore del secondo , terzo e quarto capitolo viene promosso regista sul campo e mostra anche un'intuizione affatto male: quella di infiltrarsi nella credulità della comunità chicana che mostra un'iconografia religiosa piuttosto particolare.
Ma poi butta tutto alle ortiche in un film che si mostra di merda come quelli che lo hanno preceduto nella sag(r)a.

8) LO SGUARDO DI SATANA - CARRIE
Che geni i titolisti italiani che intitolano il remake del quasi omonimo film di De Palma semplicemente ribaltando l'ordine delle parole nel titolo.
Peccato che è del tutto ribaltata anche la qualità del film, pessima, una rilettura ad uso e consumo di teen agers , stando attenti anche alle scene di nudo nella doccia per evitare di incorrere in spiacevoli divieti ai minori di 13 anni che avrebbero tagliato una fetta consistente di incassi.
E' un film del tutto sbagliato a partire dalla scelta della protagonista ( perché la Moretz è troppo gnocca e rappresenta il sogno erotico proibito di una generazione di adolescenti brufolosi americani) e dalla citazione di molte scene del cult depalmiano che continua a scorrerci davanti agli occhi.
Da evitare se possibile.

7) ALL IS LOST - TUTTO E' PERDUTO
Mi duole il cuore mettere un film con Robert Redford in questa classifica, uno che ha scritto la storia della new Hollywood, uno che ho veramente nel cuore per tanti e tanti sogni che mi ha regalato.
Qui è alle prese con un one man show che mostra tutta la sua gagliardia fisica ( e anche quella del suo chirurgo plastico) ma anche una noia che non vi dico.
Due palle , signora mia, grosse come due cocomeri a vedere questo nonnetto superman avere sempre la soluzione giusta per tutto quello che gli sta accadendo.
E quando non ci arriva lui, ci arriva la longa manus, in tutti i sensi della Divina Provvidenza in un finale che infastidisce da morire.
E vabbè allora ditelo che c'è l'imbroglio sotto.

6) RESTA ANCHE DOMANI
Finivo la mia recensione a questo film con un " Ma anche no".
Non resto neanche oggi, non resisto.
Un concentrato di lacrime estorte a forza e di retorica familista sotto vuoto spinto in  uno dei film che più  mi ha irritato in questa stagione.
E c'è ancora la Moretz che mette alla prova i suoi polpaccetti da terzino in corse interminabili su e giù per l'ospedale in cui fantozzianamente perde tutta la famiglia a cadenze quasi regolari.
Se Colpa delle stelle osava e bene con l'amore che faceva rima con tumore, qui amore fa rima con zebedei frantumati proditoriamente in un crescendo di sfiga impressionante.
E a pensare che a me la Moretz piace anche ...eppure sono già due film di questa lista in cui è presente...

5) UNDER THE SKIN
A proposito di fantascienza di un certo tipo, il regista di questo film Johnathan Glazer, osa confrontarsi con maestri ineguagliati ma ne esce con le ossa rotte, polverizzate.
Non bastano bellissimi scorci panoramici delle highlands scozzesi per fare un bel film, non basta nemmeno utilizzare la Scarlettina Johansson desnuda per attrarre al cinema mandrie di bufali in calore, posso dire che mi ha fatto sbadigliare dal primo all'ultimo minuto?
Vogliamo parlare poi di quell'orrida parrucca nera che uccide letteralmente il sex appeal di Scarlettina?
Meglio di no, perché sotto la pella nasconde il catrame...

4) NOAH 
Il premio "Testicoli frantumati " del 2014 va senza dubbio a questo pasticciaccio brutto tra peplum e filosofia che risponde al nome di Noah.
Noè per gli amici italiani.
Per fare una battutaccia potrei dire che questo film fa acqua da tutte le parti ed è proprio così, questo è un tronfio polpettone esistenzialista, un delirio assoluto di quasi due ore e mezza che si muove pachidermicamente impastando religione e teologia, storia e leggenda, testi sacri e impennate fantasy tolkeniane.
Risultato?
Una mattonata in faccia all'ignaro spettatore.

3 ) POMPEI 
A proposito di peplum nei piani alti di questa classifica si piazza anche Pompei di Paul W.S. Anderson, uno che in quindici film da regista non è riuscito a mostrare un segno uno di evoluzione nella sua cinematografia.
Pompei è una megaproduzione da 100 milioni ( che non si vedono) che è un po' il paradigma del cinema di Anderson che progressivamente affonda come il Titanic.
Inevitabili concessioni a Il gladiatore e al disaster movie alla Emmerich, un mostro di cartone e di sfondi amorfi sui quali far recitare gli attori per poi creare tutto in studio grazie alla computer grafica che mostra il fianco a più di una critica perché palesemente finta. E poi vogliamo dirlo che non si sparge neanche un goccetto di sangue per tutto il film?
Eeeeeh questi divieti...

2) 1303 - LA PAURA HA INIZIO
 Per parafrasare il titolo potrei dire che lo schifo fa inizio.
E questo schifo ha trovato il modo di essere distribuito al cinema nelle sale nostrane che sembrano avere il monnezza detector per programmare le peggiori schifezze che vengono dall'estero, mentre altri validissimi film rimangono inediti e ignoti a una grossa fetta di pubblico.
Qui siamo proprio al nulla cinematografico, a un film horror realizzato come se fosse un film porno ( tipo bagnare la faccia della protagonista tra una sequenza e l'altra per far vedere che piange), un prodotto che è stato nel fondo del cassetto per oltre due anni e poi chissà perché è stato distribuito al cinema.Eppure la puzza di muffa si avvertiva chiaramente.

Ma non è lui che si aggiudica la palma di film più brutto dell'anno...

1) HERE COMES THE DEVIL 
Anche qui stiamo parlando di un film che circola da due anni per festival specializzati ma tecnicamente è uscito quest'anno ( in dvd) anche da noi.
Come inquadrare questa porcheria?
Diciamo che è un horror messicano che si muove nei territori della sexploitation anni '70 con lunghissime sequenze di sesso ( etero o omo non fa differenza) assolutamente fuori contesto , tipo i due genitori pensano a fare nonostante abbiano i figli scomparsi nel nulla, e un dilettantismo ostentato, forse pure troppo e per questo diventa sospetto , che fa rimpiangere la robaccia della Asylum.
Eppure ho trovato fior di difensori di questo film leggendo qualche recensione in giro per la rete.
E non ho la più pallida idea di che cosa ci abbiano visto e che non ho visto io.
Per me la porcheria dell'anno numero 1.


E anche per quest'anno la penitenza l'abbiamo fatta.

martedì 30 dicembre 2014

Serie TV : Top e Flop di un anno di visioni

Non è passato molto tempo che qui sul blog ho cominciato a parlare di serie televisive: sono stato un consumatore accanito in passato, addirittura qualche anno fa mi presi un anno sabbatico dal cinema non vedendo film e approcciando tutte le serie televisive possibili e immaginabili.
Ma poi si sa, il primo amore non si scorda mai e sono tornato al format cinematografico e questo perché mi ero un po' stufato di serie che nel finale ti lasciavano con un palmo di naso ad aspettare un anno o giù di lì per sapere come andava a finire e poi semplicemente scoprire nell'incipit della stagione successiva che NON andava a finire perché tutto era risolto in maniera sbrigativa e anche un po' truffaldina.
Diciamo che da quest'anno me ne sono fatto abbastanza una ragione ma proprio per questo ho cominciato a consumare anche molte miniserie che perlomeno hanno il pregio di essere autoconclusive.
Questa è una classifica che nasce già vecchia perché non ci sono tutte le ultimissime novità, datemi tempo di recuperarle attraverso i consigli illuminanti e illuminati di gente che ne capisce molto più di me e soprattutto ne scrive molto meglio di me.
In questa mia classifica si noterà , credo, l'amore per il prodotto seriale europeo, ho avuto una folgorazione per Real Humans e Bron/ Broen e sono affascinato dalla grandissima qualità produttiva della BBC inglese capace di consegnare sempre prodotti più che all'altezza e in molti casi superiori rispetto a quelli provenienti da oltreoceano.
Grosse fregature non ne ho prese quest'anno anche perché il pregio di stare a vedere una serie tv è quello che la puoi lasciare quando vuoi, senza perdere ulteriormente tempo.
Ecco perché la mia classifica dei flop conta solo 3 titoli , titoli che poi nelle mie valutazioni non sono scesi al di sotto della sufficienza, sono stati solo un po' diludendi rispetto alle aspettative.

FLOP

3) THE SECRET OF CRICKLEY HALL 
Prodotto BBC in cui a un'attenzione certosina per la forma non corrisponde un adeguato climax che permette di affezionarsi alla storia ed empatizzare con i personaggi.
E' una ghost story abbastanza classica che sa molto di deja vù e che si inserisce nell'alveo di miniserie britanniche ben più riuscite come Marchlands o Lightfields.
E questo nonostante l'incantevole borgo in cui è ambientato e nonostante la campagna inglese faccia sempre la sua porchissima figura...

2) TOP OF THE LAKE 
Vediamo: in cabina di comando c'è Jane Campion che dirige anche qualche episodio, autrice amatissima qui a bottega, ci sono Peter Mullan e Holly Hunter, attori di grande cinema, c'è anche Elisabeth Moss che trovo molto molto erotica, c'è la Nuova Zelanda, posto che ho sempre sognato di visitare , c'è un bellissimo lago e un 'ambientazione abbastanza chiusa.
Tutti ingredienti che solo a sentirli nominare mi viene l'acquolina in bocca.
Quindi siamo di fronte alla serie dell'anno!
Sbagliato! Siamo di fronte a un grosso diludendo.
Non mi ha preso questa serie formalmente ineccepibile, non mi ha catturato la storia, mi ha interessato solo il personaggio della Moss, che oltre a essere parecchio caruccia è anche brava.
Molto del cinema della Campion passa attraverso questa serie eppure la resa televisiva ha un ritmo blando, quasi farraginoso e con una concentrazione inusitata di colpi di scena nel finale che lasciano più storditi che sorpresi.
Eppure consiglierei di vederla perché è un prodotto di qualità veramente alta...

1) THE LEFTOVERS 
Ecco il mio flop dell'anno in rapporto alle aspettative che erano non altissime, ma ancora di più.
Uno spunto che rasenta il genio, un modo di fare tv insinuante e collaudato da anni e anni di Lost, la nuova creatura di Damon Lindelof ha l'aria di essere un 'incompiuta , un prodotto pensato sull'arco di più stagioni che a conti fatti risulta quasi ingiudicabile per quanto visto nella prima stagione.
Eppure dopo un incipit notevole soffre di una parte centrale abbastanza amorfa per poi risollevarsi in un finale che , con mio sommo odio, lascia aperte un sacco di questioni fondamentali.
Ecco , Damon, se volevi la mia attenzione ora ce l'hai.
Ma per il 2014 sei il top dei diludendi.
Il flop televisivo del mio anno di visioni.

E ora squillino le trombe e suonino i tamburi passiamo ai top, classificone durissimo da assemblare.

10) LINE OF DUTY
Miniserie BBC in cinque puntate che testimonia la qualità inglese in una serie action, terreno preferito dalla televisione americana. Creata da Jed Mercurio , uno a cui sarò sempre grato per aver creato Bodies, mia serie di culto se ne esiste una, Line of Duty è un poliziesco serrato ed incisivo che con il suo meccanismo perfetto non permette di annoiarsi o distogliere per un attimo l'attenzione.
Non esistono buoni o cattivi ma solo persone con vari gradi di colpevolezza, tutti in questa serie hanno le proprie colpe, chi più chi meno, e c'è un bambino terribile che quasi ti fa ripensare al postulato che i bambini non dovrebbero essere mai toccati. Questo lo prenderesti veramente a schiaffoni...

9) WHAT REMAINS
Altra miniserie inglese, 4 puntate da 60 minuti.
Un giallo abbastanza classico che si snoda all'interno delle pareti di un piccolo condominio di un quartiere residenziale. Un cadavere nascosto per chissà quanto tempo , un vaso di Pandora che viene scoperchiato da un poliziotto all'ultimo caso della sua carriera prima della meritata pensione, un meccanismo whodunit che in realtà sottintende un apologo sulla solitudine, doloroso e lancinante.
Un senso di morte e di abbandono che aleggia su tutti i personaggi è l'ingrediente aggiunto di una miniserie che non si nega neanche un finale rutilante, rosso sangue.

8) UTOPIA
Parliamo della prima stagione, la seconda e ultima ancora non l'ho recuperata.
Parliamo di una delle sorprese dell'anno , un prodotto totalmente fuori dagli schemi sia per la storia che racconta ( un mix di nerdismo d'assalto, cospirazionismo ai limiti della sci fi e semplice psicopatologia) sia per il particolare cromatismo che usa, tutto fondato su accesissimi colori pastello.
E poi il tormentone " Where is Jessica Hyde?" che ti rimbomba per la testa durante tutta la serie e anche oltre.
Visione assolutamente consigliata, una serie che è difficile accostare ad altre.
Assomiglia solo a se stessa.
E questa per me già sarebbe una molla decisiva per la visione.

7) HOUSE OF CARDS 
Anche qui parliamo della prima stagione.
Che dire? Kevin Spacey vale da solo la visione e se non vi bastasse lui c'è anche una Robin Wright versione bionda che probabilmente così gnocca non è mai stata.
Intrighi di potere, politici senza scrupoli, un gioco d'azzardo in cui la posta viene alzata puntata dopo puntata in una serie in cui la politica, quella vera, ne esce con le ossa non rotte, ma frantumate a pezzettini piccoli piccoli.
Qualità di scrittura altissima e uno Spacey come da tempo non ne vedevamo: immenso.

6) IN THE FLESH 
Come vedere gli zombie da un'altra prospettiva come già era successo nella bellissima serie francese Les Revenants.

Miniserie da tre puntate a cui si è aggiunta una successiva stagione da 6 puntate che non parla tanto di zombie ma di quanto modificano le vite dei loro familiari che non sono stati colpiti dalla cosiddetta Sindrome Da Decesso Parziale ( più una pietosa bugia che il nome di una malattia o meglio di una sindrome).
Anche qui come da tradizione inglese c'è il paesino piccolo dove la gente non si limita solo a mormorare ma cerca anche di uccidere i ritornati.
E poi il solito segreto inconfessabile che mette tutto sotto un'altra luce.

5) REAL HUMANS 
E' stata la prima recensione scritta nel 2014 ed ha resistito in classifica ad un anno di visioni molto, ma molto interessanti.
Sci fi un po' vecchio stampo ma di fascino incredibile, tra Asimov e teorie cospirazioniste si muove una civiltà in cui i robot , o meglio gli hubot, si sostituiscono in tutto e per tutto agli umani.
Dieci puntate in cui il passo lungo consueto delle serie scandinave è sostituito da un ritmo serrato in cui si rincorrono ad alta velocità le varie sottotrame che compongono la narrazione.
Ed aspettiamo di vedere la seconda stagione che promette faville....

4) GOMORRA
Per come la penso io della qualità della televisione e del cinema italiano per me è stata la sorpresa dell'anno.
Non avrei mai pensato di trovarmi di fronte a della fiction italiana di così elevata qualità sia formale che sostanziale, scritta benissimo e con tutta una serie di personaggi carismatici che la rendono unica in un panorama altrimenti deficitario come quello italico.
E non mi venite a dire che è denigrante per i napoletani. E' fiction. Se ci mettiamo a discutere anche sull'ispirazione di soggettisti e sceneggiatori allora stiamo freschi.
E comunque mi pare che non vada poi tanto lontano dalla realtà...

3) BROADCHURCH
E' stato uno dei primi ammori televisivi dell'anno. Una serie BBC che fa urlare al mondo intero di come British do it better!
Un meccanismo ad orologeria perfetto, il classico whodunit ambientato in un paese di poche anime e molti segreti, un colpevole che cambia puntata dopo puntata e che comunque alla fine sorprende lo stesso.
Tennant è semplicemente perfetto e Olivia Colman non gli è assolutamente da meno. Da vedere assolutamente e da rigettare il remake americano con lo stesso Tennant come protagonista.
The power of money...

2) BRON / BROEN
Ancora dalla Svezia quello che è a pari merito il prodotto televisivo dell'anno e che metto al secondo posto con estremo dispiacere.
La classica coppia di poliziotti è declinata con sagacia e un pizzico di originalità, l'ambientazione gelida è uno splendido accessorio così come le continue notazioni sulle differenze tra svedesi e danesi , considerati più o meno come dei terroni arruffoni dai loro colleghi nordici.
Due stagioni di altissimo profilo con una seconda che osa ancora di più della prima, un finale che lascia basiti e che fa attendere fin da ora, nella massima trepidazione , la terza serie...
Schedulata per il tardo 2015

1) TRUE DETECTIVE 

E' il prodotto televisivo dell'anno, una serie autoconclusiva che parla di paludi reali, geografiche e metaforiche, quelle in cui sono impantanati i protagonisti, superbi, McConaughey e Harrelson.
E' concepita come un film lungo otto ore, stesso regista per tutte le puntate e un cast che si arricchisce di volti e corpi nuovi durante il suo incedere, come quello della splendida pinup Alexandra Daddario, icona erotica di rara efficacia.
Ed è una serie che si conclude con un finale degno di questo nome...

E per oggi è tutto...