I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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domenica 18 ottobre 2015

Via dalla pazza folla ( 2015 )

Bathsheba Everdene è stata cresciuta dagli zii e presto si ritrova a dirigere la loro fattoria.
Le fa la corte Gabriel Oak, pastore prestante e abbiente  ma è soprattutto il ricco vicino Bolwood che le domanda insistentemente di sposarla anche perché Oak a causa della perdita del suo gregge si trova costretto a lavorare agli ordini della donna.
Bathsheba in realtà si innamora di un poco di buono, il tenente Troy, dedito al meretricio e al gioco d'azzardo che riesce a sposarla.
Il matrimonio non può far altro che andare a rotoli e per qualcuno si presenterà una ghiotta seconda occasione.
Uno dei ricordi più belli che ho degli studi di letteratura inglese al liceo è stata la scoperta di Thomas Hardy che ho avuto la fortuna di leggere in originale oltre che tradotto nella nostra lingua.
E ho sempre apprezzato la sua prosa vigorosa, senza mezze misure, lapidaria al servizio di storie strappacuore con il loro bel fondo di ambiguità e che comunque profumavano sempre di vita vera, vissuta.
Vedendo questa nuova fatica di Thomas Vinterberg, regista che apprezzo moltissimo, ho avuto una brutta sensazione : più vedevo Carey Mulligan e compagnia cantante agitarsi da una parte all'altra dello schermo  e più avevo negli occhi l'omonimo adattamento di quasi cinquanta anni fa ad opera di John Schlesinger.
Questione di stile registico, molto leccato quello di Vinterberg con quella patinatura fastidiosa che accompagna lo spettatore per tutte le due ore, anche nelle sequenze a più alto tasso emotivo, vigoroso esattamente come la pagina scritta quello di Schlesinger, non uno qualunque, ma soprattutto questione di cast.
Confrontare il cast del film del 2015 con quello del 1967 rischia di essere ingeneroso per la pellicola di quest'anno : se Carey Mulligan è discreta nella parte ( ma è anni luce lontana dalla forza espressiva di una Julie Christie in una delle prove più convincenti della sua carriera) e Sheen si salva solo con l'enorme tecnica di cui è in possesso è totalmente improponibile il confronto di Shoenaerts e Sturridge con Alan Bates e Terence Stamp.
Shoenaerts nella parte di Oak è troppo poco inglese e un po' troppo delicato al contrario di un Alan Bates forse meno bello ma decisamente più sanguigno e credibile, Sturridge invece sembra solo una pallida imitazione fisica di Terence Stamp che nel film era fuoco e ghiaccio allo stesso tempo, il suo solo sguardo era sufficiente per far cadere schiere di donne ai suoi piedi.
Vinterberg che in carriera ha dimostrato più volte di essere interessato alla sostanza più che alla forma , qui si comporta come uno dei più impersonali calligrafi hollywoodiani perdendosi nella patinatura delle sue belle immagini , quasi scomparendo nei tramonti e nei campi lunghi di cui sembra quasi abusare.
Per chi non ha visto l'altro questo remake non è brutto , anzi , ma dà l'impressione di essere troppo calcolato, l'emozione è relegata in un angolino , perduta dietro e dentro la bella forma, rischia di essere un florilegio di pregiate ricostruzioni ambientali e costumi studiatissimi fin nei minimi termini.
Il melodramma che ne vien fuori è annacquato, quella che era una storia d'amore intensa e a suo modo inspiegabile , l'ineluttabilità del sentimento amoroso, è solo un'increspatura tra il personaggio di Bathsheba e il suo vivere per sempre felice e contenta.
Viene perso il femminismo appassionato del romanzo, perché nell'epoca vittoriana avere  una donna a capo di una fattoria era quasi disdicevole e comunque come minimo inappropriato, in favore di una semplice ronda amorosa , un ballo a più passi in cui vince il favorito del pubblico nel nome del lieto fine sempre e comunque.
Cosa ben diversa da quello che succedeva nel film di Schlesinger: vince anche qui il meno peggio ma ha il sapore di un ripiego e la malinconia unita al rimpianto regnano sovrani.
Vinterberg riesce però a donare al suo film quel tocco di modernità accattivante per gli spettatori un po' più giovani,che tuttavia non basta a creare un classico senza tempo.


PERCHE' SI : la forma è accattivante, Carey Mulligan e Sheen non escono triturati dal confronto con l'omonimo film di Schlesinger, tocco moderno per appassionare i più giovani.
PERCHE' NO : patinatura a tratti eccessiva e quindi fastidiosa, Shoenaerts e Sturridge sono asfaltati da Bates e Stamp.



LA SEQUENZA: lo sterminio del gregge di Oak



DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Forse è meglio non vedere remakes di film amatissimi qui a bottega.
Carey Mulligan mi lascia sempre con il dubbio.
Quella era Juno Temple?
Ma questo è lo stesso Vinterberg di Festen e del Dogma 95?


( VOTO : 5,5 / 10 )

Far from the Madding Crowd (2015) on IMDb

venerdì 2 ottobre 2015

Un disastro di ragazza ( 2015 )

Fin da bambina Amy è stata educata al rifiuto della monogamia dal padre.
Ora lui è in un ospizio a causa di preoccupanti segni di demenza senile e lei lavora come redattrice in una rivista di gossip saltando da un partner occasionale all'altro senza alcun rimpianto.
La paura l'assale quando si trova per lavoro a intervistare l'ortopedico di fiducia di Le Bron James e di altre star del basket e scopre che lui potrebbe essere quello giusto per lei: quello che potrebbe farle dimenticare tutti i discorsi sull'erroneità della monogamia fatti a suo tempo dal padre.
Non sono un grosso fan della comicità di Apatow e dei prodotti della sua factory ma devo ammettere che tra tutta la mole di materiale che il nostro produce a volte ci troviamo di fronte a delle piccole chicche da non perdere come per esempio Le amiche della sposa di Paul Feig.
Non amo il suo cinema perché lo trovo politicamente scorretto solo per facciata,  fintamente trasgressivo e non in grado di dire qualcosa di nuovo nel campo della commedia al di là del suo umorismo pesante da caserma e della sua comicità escrementizia fatta di sangue, fluidi corporei e liquami organici assortiti mescolati a dosi variabili di nudo maschile , preferibilmente full frontal ( vero Jason Siegel?).
Sinceramente non avevo grosse aspettative per questo suo ultimo film che però ha solo diretto e prodotto e non sceneggiato ( caso unico nella carriera di Apatow almeno fino a questo momento).
Ero partito con fiero cipiglio 'per smolecolarizzare questa sua ultima e invece no, mi sono dovuto ricredere.
Il film , scritto da Amy Schumer, commediante di razza che negli USA è diventata un vero e proprio fenomeno mediatico, è una commedia incentrata su una prospettiva femminista un po' come era il frizzantissimo La amiche della sposa.
Magari non arriviamo a quei vertici ma ci si diverte e non ci si annoia troppo nonostante il film superi le due ore di durata ( minutaggio in genere eccessivo per le commedie e forse anche per questa, magari qualche sforbiciata qua e là avrebbe giovato all'agilità della narrazione).
Amy Schumer è decisamente brava : diversamente bella , anzi forse bella non lo è proprio, al massimo è un tipo come direbbe Elio, diversamente comica, diversamente disinibita  e diversamente sboccata .
Insomma un fiorellino di commediante che tiene la scena in modo brillante coadiuvata da comprimari strepitosi: non parlo tanto di Bill Hader o della titanica Tilda Swinton ( ci ho messo un'ora per riconoscerla) ma quanto di John Cena e Le Bron James, sportivi prestati al cinema che si rivelano gli assi nella manica di un film che comunque inanella riflessioni non banali sulla vita di coppia e sul modo di relazionarsi in un mondo in cui se non si è predatori si rischia di essere divorati in meno di un battito di ciglia.
A dir la verità John Cena, tramita la WWE, potentissima federazione di wrestling che anche ramificazioni cinematografiche, ha fatto anche altri film da protagonista : ma erano tutti action incentrati sulla sua forza fisica e sui suoi bicipiti a mappamondo.
Qui è nella parte di un tenero amante ( a proposito di scena tipicamente apatowiana ,vedere quella in cui Cena o meglio una sua precisa parte anatomica venga utilizzata come attaccapanni oppure la strepitosa gag al cinema ) supermacho e criptogay allo stesso tempo in cui dimostra di saperci fare anche con la commedia riuscendo ad assumere le fattezze del classico elefante nella cristalleria e risultando perfetto nella parte.
Anche Le Bron James, nella parte di se stesso disegnato come capriccioso miliardario tirchio da morire,  sembra parecchio a suo agio davanti alla macchina da presa ed è esilarante il non film in
bianco e nero che vede protagonisti Daniel Radcliffe e Marisa Tomei contornati da un nugolo di cani.
Certo Un disastro di ragazza non dice molto di nuovo, è una commedia dagli stilemi consolidati e che ha per protagonista una donna che si comporta esattamente come farebbe un uomo che definiremmo un tombeur des femmes, ha un finale che si immette nell'alveo della classica commedia sentimentale senza troppi guizzi e forse è un po' troppo lungo.
Ma osserva la realtà con un certo grado di intelligenza ed ha delle scene assolutamente strepitose.
E poi Amy Schumer è veramente una forza della natura .
Grosso successo al botteghino.


PERCHE' SI : più intelligenza della media, commedia femminista, Amy Schumer è una bellissima scoperta, John Cena e Le Bron James sono strepitosi.
PERCHE' NO : a volte si cade nel peccato originale apatowiano ( comicità escrementizia fine a se stessa), finale senza troppi guizzi , durata eccessiva.


LA SEQUENZA : John Cena, o meglio il suo ammenicolo, usato come attaccapanni, la gag al cinema.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Apatow scopre sempre nuovi talenti.
Amy Schumer è una bellissima scoperta.
E' bello vedere un film con aspettative basse ed accorgersi che è molto meglio di quanto preventivato.
Chi avrebbe scommesso su un John Cena così esilarante?


( VOTO : 6,5 / 10 ) 


Trainwreck (2015) on IMDb

venerdì 4 settembre 2015

Professore per amore ( 2014 )

Keith Michaels è uno sceneggiatore che una quindicina d'anni fa ha vinto un'Oscar per una sua sceneggiatura. Ora è senza lavoro, ha difficoltà a pagare le bollette, non riesce a scrivere e il suo agente gli propone di andare a tenere un corso di sceneggiatura in una piccola Università vicino New York, sull'altra costa, almeno per sbarcare il lunario.
Keith accetta e ha non poche difficoltà a entrare nell'ottica di essere un professore universitario...un po' sui generis visto che intrattiene rapporti con una sua alunna e c'è una terribile professoressa di letteratura che vorrebbe vederlo cacciato a pedate.
Ma lui comincia a crescere e il corso di sceneggiatura con lui.
E anche il rapporto con Holly Carpenter, una sorta di factotum nel campus universitario, anche lei una "studentessa" fuori corso un po' sui generis....
Ok, temo di dovervi fare una confessione: è sin dagli anni '90 che Hugh Grant rappresenta una specie di gulity pleasure per me.
Lo adoro, mi piace fisicamente, lo trovo veramente bello ( se fossi gay crollerei ai suoi piedi) e soprattutto mi piace il personaggio che lui continua a recitare film dopo film: il tipo stralunato che vive nel suo mondo che , guarda il caso, procede a una velocità differente rispetto a quello in cui vive tutta la restante parte dell'umanità.
Lo conobbi in Quattro matrimoni e un funerale e poi non l'ho più abbandonato, seguendolo affettuosamente nella sua carriera fatta quasi esclusivamente di personaggi incapaci di crescere o perlomeno in difficoltà nell'affrontare le scelte impegnative che la vita ti può proporre.
Quindi la sua sola presenza era una ragione sufficiente per guardare questo film che in realtà ha un'altra motivazione importantissima che mi ha fatto accingere alla visione alla stessa velocità di una palla di fuoco lanciata nello spazio profondo ( vabbè stamattina mi è uscita così).
Sto parlando di Marisa Tomei, conosciuta e apprezzata già ai tempi di Mio cugino Vincenzo, film in cui vinse a sorpresa un'Oscar , e poi diventata col tempo un sex symbol assoluto, almeno per me.
E complimenti vivissimi al suo personal trainer che a 50 anni suonati ce la conserva così tirata fisicamente e così assolutamente desiderabile.
Si, anche in questo film che sembra una romcom come le altre, magari con protagonisti un po' più avanti negli anni rispetto alla maggior parte dei film appartenenti a questo specifico genere e che invece si rivela una piacevolissima sorpresa, un divertissement leggero e ironico che però si pregia di contenere delle piccole notazioni che rifuggono la banalità.
La prima cosa che si nota è che la storia tra i due protagonisti non ha uno sviluppo così prevedibile e lineare: c'è alchimia tra di loro, gioco di sguardi, i soliti discorsi seriosi di Hugh Grant che si inceppano ogni tre parole, gli occhioni da cerbiatta di lei che lo guardano in un mix di comprensione e vera compassione umana, ma non c'è il solito momento super ruffiano del bacio romanticissimo da sparare a favore di camera.
Anzi non si baciano proprio per tutto il film.
E' tutto affidato all'immaginazione dello spettatore.
Altro fattore da sottolineare è la linea sempre più sottile che demarca l'attore dal suo personaggio: oggi Hugh Grant è un bel 55 enne ( un po' invecchiato, abbastanza sgualcito ma sempre un bel pezzo di figliolo per chi apprezza l'articolo e molte ragazze sembrano gradire) che probabilmente il suo momento di massimo splendore nella sua carriera lo ha già vissuto.
Parliamo anche di uno che stava con una delle donne più belle del mondo a quel tempo, Liz Hurley e si è fatto beccare con un mignottone da strada di rara bruttezza  riuscendo quasi a ditruggere la sua vita.
Eppure pian piano è riuscito a risollevarsi, a ritagliarsi questo  personaggio abbastanza standardizzato che fa dell'inadeguatezza il suo tratto distintivo ( ma naturalmente ci sono state anche divagazioni sul tema come la sua partecipazione a Cloud Atlas) in alcuni film assai gradevoli , non capolavori ma assolutamente guardabili come Notting Hill , About a boy o Il diario di Bridget Jones che mettono in risalto tutta la sua grazia british.
Dicevamo : è agevole far specchiare il vero Hugh Grant nel suo personaggio e in fondo questa è la ricetta del suo successo.
Lui non recita un personaggio, porta semplicemente una generosa parte di se stesso in scena.
E se continua a piacere perché non continuare a farlo?
Professore per amore fa sorridere in più di un'occasione, è un film piacevolmente fuori dal tempo un po' come l'Università e la città dove è ambientato, ha quel retrogusto amarognolo che potrebbe farlo apprezzare ancora di più a chi non è precisamente un fan di questo tipo di film e , come detto, contiene al suo interno dialoghi non banali e riflessioni interessanti.
Non filosofia junghiana ma qualche notazione intelligente.
E questi 100 minuti riescono a passare in un attimo.
Complimenti al malvagio titolista italiano, da appendere per i testicoli a testa in giù , che fa perdere del tutto l'ambivalenza del titolo originale The Rewrite ( la riscrittura, la rimaneggiatura che si riferisce sia al lavoro che si fa sulle sceneggiature che alla vita del protagonista), in favore del solito titolo da decerebrati.


PERCHE' SI : Hugh Grant e Marisa Tomei nello stesso film, rom com divertente e con interessanti variazioni sul tema compreso un retrogusto amarognolo, ottimi dialoghi, ottimo cast di supporto.
PERCHE' NO : a chi non piace il genere...qualche cliché che è duro da scalfire, un po' troppo rose e fiori, la vita vera è decisamente più complicata.


LA SEQUENZA : la scelta degli studenti del proprio corso con criteri assolutamente "meritocratici" e il primo incontro con la terribile prof di letteratura amante di Jane Austen.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Hugh Grant e Marisa Tomei non mi hanno deluso neanche questa volta.
E' possibile ancora fare una rom com per protagonisti over 50.
In altri tempi un film con questo cast non sarebbe stato mandato al macero nella calura estiva.
Per la Tomei il tempo sembra essersi fermato e non sembra più ripartire.


( VOTO : 7 / 10 ) 


The Rewrite (2014) on IMDb

mercoledì 26 agosto 2015

L'A.S.S.O. nella manica ( 2015 )

Bianca è una studentessa liceale con una vita mediamente felice e mediamente piatta fino al momento in cui scopre, grazie al suo amico Wesley, bellissimo e palestratissimo capitano della squadra di football della scuola, di essere l'A.S.S.O. ( Amica Sfigata Strategicamente Oscena) delle sue amiche, bellissime e desideratissime.
Le crolla il mondo addosso ma grazie a questo acquisisce una nuova consapevolezza di se stessa.
Grazie a questo e grazie alla scuola di vita organizzata da Wesley che le insegna come procedere in questo mondo in cui tutto appare e niente è.
Indovinate come va a finire?
L'A.S.S.O. nella manica ovvero il film che non ti aspetti che ti arriva sotto le mentite spoglie del fondo di magazzino mandato al macero nella programmazione cinematografica estiva, con un ricamo del malvagio titolista italiano che fa sembrare Jack lo Squartatore una tranquilla vecchina dedita all'uncinetto ( tirare fuori un acronimo totalmente diverso da quello originale, The DUFF ovvero Designed Fat Ugly Friend,e che non c'entrasse una beneamata minchia non era facile, eppure c'è riuscito).
Riassumendo in modo superficiale potrei dire che questo film rappresenta una rielaborazione 2.0 o forse anche 3.0 della teen comedy sentimentale ma c'è anche altro, non è la solita stupida commedia sentimentale americana.
Bianca , la protagonista è un personaggio a tutto tondo e non solo per le forme un filo generose, è squisitamente normale, in lei può specchiarsi la maggior parte delle adolescenti che popola questo spicchio di universo che si chiama Terra.
E' assolutamente nella media, le piacciono i film di zombie , stare con le amiche, le piacerebbe anche avere un ragazzo ma le sfugge per un eccesso di timidezza.
E' intelligente , brillante, non brutta ma neanche particolarmente bella, è un tipo.
Diciamo che è la rielaborazione gentile del nerd che spadroneggiava negli anni '80 e '90, un essere molto più sfigato e meno attraente di Bianca.
La cosa che colpisce favorevolmente del film di Ari Sandel ,vincitore dell'Oscar nel 2007 per il miglior cortometraggio, alla sua prima regia hollywoodiana dopo alcuni documentari e televisione, è lo sguardo  non benevolo e condiscendente ma assolutamente realistico su una generazione ipertecnologizzata, in cui si è qualcuno solo se si generano visualizzazioni su YouTube o likes sul social network di turno.
Bianca vuol rifuggire da questo modo di essere ma ci si trova catapultata non volendo e i suoi sofrzi per uscirne ( leggi gli insegnamenti di Wesley) sono il sale di un film divertente dotato di una regia spigliata e ironica che rende bene il tono moderno e sbarazzino allo stesso tempo della narrazione.
Si ride, si sorride ci si diverte e non ci si irrita neanche un po' per un happy ending alla melassa che sembra scritto sin dai titoli iniziali del film.
Perché ci piace che Bianca ottenga quello che vuole, perché l'essere vince sempre sull'apparire, almeno nel mondo perfetto che tutti vagheggiamo, perché Bianca è tutti noi e spinge nell'immedesimazione come pochi altri personaggi cinematografici in questo genere di film.
E poi lasciatemelo dire.
Mae Whitman è adorabile e molto più attraente delle sue amiche di plastica.
Ultima domanda : saremo mai stati l'A.S.S.O. di qualcuno?
Non lo so ma una cosa è certa: il mio cassetto è stracolmo dei due di picche ricevuti ....



PERCHE' SI :  regia spigliata e con un look accattivante, script mai banale e becero, sguardo realistico sul mondo degli adolescenti di oggi, Mae Whitman è adorabile.
PERCHE' NO : fatico a trovare difetti, a chi non piace il genere o non capisce l'urgenza di tecnologia...


LA SEQUENZA . L'appuntamento di Mae col ragazzo che da tanto tempo vorrebbe conquistare: un disastro annunciato.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Ci sono speranze per la teen comedy americana.
Inaspettato trovare un film fresco, accattivante e intelligente nel listino estivo.
Mae Whitman è una bella scoperta.
Chissà se sono mai stato l'A.S.S.O. di qualcuno.


( VOTO : 7+ / 10 )

The DUFF (2015) on IMDb

lunedì 13 luglio 2015

Nessuno si salva da solo ( 2015 )

Gaetano e Dalia sono una coppia separata che si incontra una sera a cena in un ristorante per pianificare le vacanze dei figli. Il risentimento è tanto, l'acredine si taglia col coltello, si arriva a un gelato in faccia ma poi piano piano si cerca di rimettere a posto , nella giusta prospettiva, tutto il loro trascorso amoroso, tra gioie e dolori, passando per il riconoscimento dei propri errori...
Nessuno si salva da solo ovvero autopsia di un matrimonio.
Che però rivela una sorpresa, forse alla fine il paziente non è così morto come sembra.
Chi vivrà vedrà.
Diamine, mi sembra di aver cominciato dalla fine per parlare di questo film su cui , sinceramente , riversavo pochissime aspettative.
Un po' come il film stesso che racconta una coppia deflagrata ai tempi della crisi che si ritrova a cena in un localino glamour , di quelli che ti servono piatti costosi e che a malapena riempiono un quarto di piatto, con l'intenzione di parlare dei figli, ma in realtà quello che li aspetta è un lungo duello dialettico che arriverà quasi alle vie di fatto in una lunghissima serata.
Gaetano è uno sceneggiatore che si nasconde dietro una maschera da cazzoncello perdigiorno che è partito con l'idea di fare cinema di qualità ma che poi si ritrova a firmare sceneggiature per fiction televisiva nazional /popolare ( che però gli riempie il portafoglio), Dalia è un medico che si è votato alla crescita dei due figli dopo essersi messa con Gaetano.
Una storia felice la loro , almeno per un certo periodo di tempo stando a quanto si vede dai flashback.
Poi l'amore scivola per una china pericolosa, quella dell'incomprensione, della divergenza di prospettive, dell'egoismo quasi involontario e quando ognuno comincia a guardare solo a se stesso,,,non c'è bisogno che aggiunga altro.
Il film è tutto in questo confronto, uno tsunami di parole che però viene letteralmente smolecolarizzato da un montaggio veloce e moderno e da una regia che cambia spesso tonalità.
E per una volta i flashback sono i benvenuti in quanto riescono a conferire un ritmo sostenuto a un film che altrimenti sarebbe verboso in maniera insostenibile.
Non ci si ferma alle solite scene da un matrimonio , all'ormai usurato film sull'amore coi crampi, ma si cerca di raccontare qualcosa di più ampio.
Non solo un matrimonio o una storia d'amore ma due persone, prima che personaggi.
In fondo Gaetano e Dalia sono figli della crisi, un po' come noi che li stiamo guardando, le loro indecisioni e le loro incertezze sono un po' le nostre e non basta una confezione glamour, uno scenario di radicalchicchismo ben radicato nelle loro amicizie, per renderli meno vivi e pulsanti.
E va dato merito ai due interpreti , Scamarcio e Trinca, di aver disegnato bene due personaggi fittizi che si portano addosso ben percepibile il forte profumo della realtà.
Anche quando il loro eloquio acquista un che di declamatorio, probabilmente a causa della fonte letteraria, ben lontano da lessico che si usa quando si è in confidenza.
Castellitto alla regia e la moglie Mazzantini alla sceneggiatura dimostrano di essere una squadra che progressivamente sta affinando le proprie doti per presentarsi pronta all'appuntamento col cinema internazionale.
Nessuno si salva da solo è un film onesto che riecheggia molto cinema francese recente.
Forse anche noi stiamo cominciando ad imparare di nuovo a raccontare delle belle storie....


PERCHE' SI : buona la regia e ottimo il montaggio che dà un taglio molto moderno al film, buona anche la prova dei due interpreti.
PERCHE' NO : il copione è piuttosto esile, a volte l'eloquio acquista un che di declamatorio che stona in bocca a quei personaggi,alcuni temi appena accennati e non trattati.


LA SEQUENZA : il finale con l'uscita di scena di Gaetano che usa il viale come una lunga passerella prima di nascondersi dietro un ideale sipario.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Castellitto con la moglie ormai sono una squadra fortissimi ( cit.)
Non avrei mai pensato nella mia vita di spezzare una lancia in favore di Scamarcio.
La Trinca è antipatica come al solito ma questi personaggi le riescono bene.
Basta poco per uscire dal solito becero provincialismo italico.


( VOTO . 6,5 / 10 )


 Nessuno si salva da solo (2015) on IMDb

venerdì 3 luglio 2015

Ruth & Alex - L'amore cerca casa ( 2014 )

Ruth e Alex sono una coppia sposata da oltre 40 anni e che ha vissuto sempre nello stesso appartamento a Brooklyn , prima una zona periferica ora invece quartiere molto ambito per abitarci. Siccome l'età avanza, ci sono diversi piani di scale e non c'è l'ascensore cercano di vendere casa , che ora ha un discreto valore, per trasferirsi in un appartamento più comodo.
Demandano tutto alla nipote, agente immobiliare che raccoglie offerte per la loro casa che però non soddisfano molto Alex. In contemporanea i due sono angosciati per la sorte della loro piccola cagnolina Dorothy, operata alla schiena per un 'ernia del disco e non in grado di muovere le zampe posteriori.
Cercano un altro appartamento ma quando ne trovano uno che piace a Ruth, l'indole sgradevole e criptorazzista degli attuali proprietari fa ripensare loro all'acquisto ma anche alla vendita del loro bellissimo appartamento a Brooklyn.
Titolo originale "5 Flights Up" come il romanzo di Jill Clement da cui è tratto.
Stavolta parte del casino l'hanno combinato gli inglesi che lo hanno fatto uscire con il titolo "Ruth & Alex" ma al malvagio titolista italiano ciò non è bastato.
Ha dovuto mettere la postilla...L'amore cerca casa.
Che non c'entra un benemerito ciufolo col film visto che i due l'amore ce l'hanno e la casa pure da oltre quaranta anni e si vogliono trasferire solo per questioni di comodità o forse per malcelato snobismo verso le nuove generazioni.
Il film di Loncraine parte curiosamente da un presupposto assai simile a quello di un altro film uscito nel 2014 quel Love is Strange - I toni dell'amore che muoveva i primi passi dalla vendita di un appartamento in zona centrale perché uno dei due protagonisti aveva perso il lavoro.
Ma stempera il discorso sociale che c'era alla base di quello in cui protagonista era una coppia gay, o meglio lo sposta in territori di nostalgia e di razzismo, non dimentichiamo che le coppie miste quaranta anni fa o giù di lì erano piuttosto malviste anche in una metropoli aperta a tutto come New York e spesso si ha l'impressione che l'America, la democrazia più avanzata al mondo ( almeno secondo loro), sia ancora un Paese profondamente razzista.
Ruth & Alex - L'amore cerca casa spesso regala l'impressione di essere una perfetta simulazione di commedia alleniana ma senza le punte di vetriolo che ci sono nei suoi dialoghi ( dei film migliori), senza le incertezze che hanno sempre caratterizzato molti personaggi del piccolo ebreo newyorkese, senza quello sprint che può garantire un posto al sole in un panorama cinematografico inflazionato come quello contemporaneo.
Il film di Loncraine è gradevolmente anacronistico , si lascia seguire con moderato interesse , si fa notare principalmente per la presenza di due inimitabili marpioni del grande schermo come Freeman e la Keaton che lavorano sui loro personaggi per sottrazione.
Per il resto è un piatto già servito altre volte: l'effetto cartolina garantito da quei due/ tre esterni che garantiscono scorci molto belli di una città che forse è la più cinegenica al mondo, quel pizzico di malinconia autunnale dovuto più che altro all'età dei protagonisti che si stanno avviando verso una vecchiaia felice e si permettono di giudicare dall'alto quello che li circonda.
Accanto a loro la parabola vitale della piccola Dorothy, il cui orologio biologico cammina molto più velocemente rispetto a quello di Ruth e Alex e il contrasto, insanabile, tra la loro flemma, il loro disincanto, anche un po' molle se vogliamo  e l'irrefrenabile iperattività del loro agente immobiliare che a loro confronto sembra veramente tarantolata.
Formalmente ineccepibile, con una fotografia calda e avvolgente che incornicia il tutto nel migliore dei modi, Ruth & Alex -L'amore cerca casa è un film che non difetta di intelligenza ma di personalità.
E non è stato un buon segno che mi sia appassionato soprattutto alle sorti della piccola Dorothy.


PERCHE' SI : formalmente ineccepibile, bella fotografia, una bella coppia di protagonisti.
PERCHE' NO : manca di personalità, troppa flemma, simulazione di cinema alleniano peggio dell'originale, voce off e flashback utilizzati un po' troppo.


LA SEQUENZA : il veterinario presenta il conto per l'operazione alla piccola Dorothy. Non sono riuscito a immaginare la mia faccia a sentire al cifra che ha sparato( diecimila dollari).


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Allen continua a mietere proseliti.
In questo tipo di film la Keaton sembra andare col pilota automatico, mentre Freeman sembra un leone in gabbia.
Il mondo della veterinaria negli USA è totalmente alieno per quanto riguarda attrezzature e tariffe.
Ma quanto cavolo costa una casa a New York?


( VOTO : 5,5  / 10 ) 


5 Flights Up (2014) on IMDb

martedì 30 giugno 2015

The Fighters ( 2014 )

Arnaud ha 20 anni, ha perso il padre, aiuta il fratello nella sua piccola attività imprenditoriale e ha un approccio morbido alla vita. Madeleine è la figlia di una famiglia benestante, è fissata con la fine del mondo, con l'esercito e le tecniche di sopravvivenza.
Un giorno si incontrano a uno stand dell'esercito per reclutare giovani: Madeleine lo atterra con una mossa di judo, lui per liberarsi non esita a morderle un braccio, proprio come farebbe una femmina.
Continuano a frequentarsi casualmente e poi si trovano insieme a uno stage per paracadutisti che per lei è troppo rilassato e senza stimoli.
Ma la loro relazione tra up and downs progredisce...
Prima di parlare di questa opera prima di Thomas Cailley presentata con successo a Cannes dell'anno scorso e vincitrice di numerosi premi nazionali e internazionali ( non ultimi  5 Cesar tra cui quello per i migliori attori, per la miglior sceneggiatura e per la miglior opera prima) vorrei fare una chiosa sul lavoro del malvagio titolista italiano.
Tu, essere immondo che non fai nulla da mane a tramonto, tu che hai solo il compito di dare un titolo plausibile ai film stranieri importati in Italia, tu che invece ti permetti di sfregiare ogni titolo che arriva tra le tue manine ossute ed adunche. Perché? Perché? PERCHE' un titolo in francese invece di tradurlo nella nostra lingua lo traduci pari pari in inglese? PERCHE'?
Lasciamo perdere quella che sta diventando una mia piccola crociata personale ma sono arrivato praticamente al punto di saturazione.
Devo dire che stavolta nei Paesi anglofoni è andata anche peggio, visto che il titolo è diventato Love at first fight.
Veniamo al film che è meglio, anche perché merita molto.
The Fighters si presenta all'inizio come una commedia romantica di quelle estive, forse anche un po' stupidine, ci vengono proposti due personaggi che più opposti non possono essere, lo spettatore che mangia la foglia comincia a fare due più due e inizia già a pregustare la solita storia d'amore con qualche crampo sparso qui e là, già immagina che dopo i canonici tre quarti d'ora scoccherà la scintilla e le labbra dei due protagonisti si incolleranno quasi magicamente. sarà subito in trepidante attesa di lapidarie frasi d'amore stile Baci Perugina e scenari romantici bellissimi, tramonti da favola di un rosso fuoco proprio come la passione che fa ardere i cuori dei due giovani amanti.
E invece che succede?
Ci si ritrova in un campo d'addestramento per aspiranti paracadutisti a far vedere quanto si è cazzuti.
E non parlo di Arnaud, sempre morbido nel suo approccio, parlo di Madeleine, sempre massiccia e incazzata , dura come una pietra a cui questo corso da paracadutisti non fa neanche il solletico.
Tranquilli, l'amore arriva ma è come se sentissimo Pat Benatar che canta Love is A Battlefield, l'amore è un campo di battaglia in cui Arnaud e Madeleine si tuffano anima e corpo, riuscendo ad uscire da quel guscio di bambagia ovattata da cui si sono lasciati sempre avvolgere, con piacere e indolenza per quanto riguarda lui, sempre con malcelata sofferenza per quanto riguarda lei.
Il loro campo di battaglia diventa un angolo di mondo isolato, immerso nella natura, un luogo intimo solo per loro due in cui fanno rumore anche solo i loro sguardi l'uno negli occhi dell'altra.
E l'amore a cui si abbandonano ha quella carnalità innocente, quasi inconsapevole, un bellissimo viaggio alla scoperta dei rispettivi corpi ed emozioni.
I poli opposti si sono attratti.
Come volevasi dimostrare.
The Fighters è una delle commedie più originali ed intriganti degli ultimi anni, film che parte dall'apparente banalità per flirtare col cinema d'autore, un film che vive del volto e del corpo dei due protagonisti, Kevin Azais e Adele Haenel , già vista nella folgorante opera prima di Celine Sciamma , Naissance des pieuvres.
Ecco è soprattutto lei la stella polare di un film bello e originale, la sua bellezza maleducata , il suo sguardo sfrontato, la sua rabbia che non riesce in alcun modo a reprimere sono il carburante per una storia d'amore molto sui generis.
Che non finisce ma si trasforma anche dopo le prove della fine del mondo sotto forma di una nube tossica nerastra, metafora di un presente precario e di un futuro oscuro.

We are young
Heartache to heartache we stand
No promises , no demands ,
Love is a battlefield ( Pat Benatar)


PERCHE' SI : commedia romantica insolita ed originale, film che cresce coi minuti, la bellezza maleducata di Adele Haenel
PERCHE' NO : all'inizio flirta con la banalità.


LA SEQUENZA : il primo bacio , la scoperta dei rispettivi corpi e delle rispettive emozioni.


 DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :


Sono tornato indietro , al mio di addestramento militare.
Solo rispetto per una ragazza che dispensa capocciate a chi la scoccia.
Bisogna fare qualcosa per ridurre all'impotenza il malvagio titolista italiano.
Adele Haenel è bella, ma di una bellezza maleducata.


( VOTO : 7,5 / 10 )


 Love at First Fight (2014) on IMDb

sabato 27 giugno 2015

Life After Beth ( 2014 )

Il giovane Zach è affranto per la morte della sua amatissima Beth e nonostante questo cerca di elaborare il lutto frequentando ancora i genitori di Beth. Finchè arriva la sorpresa: Beth è ancora viva, la sua "resurrezione" è stata tenuta nascosta dai genitori ma a Zach non importa nulla , è entusiasta di riavere con lui la sua Beth e di poter fare le cose che facevano prima, passeggiate  e uscite varie.
Ma c'è qualcosa che non va nel comportamento di Beth, altalenante ed ondivago di umore come non mai, sembra non ricordarsi nulla di Zach e della loro vita precedente , ma soprattutto sta decadendo fisicamente.
E non è facile condividere le proprie cose da vivo con uno zombie...
Pur essendo abbastanza appassionato di film di zombie non sono mai stato particolarmente attratto dalle commedie incentrate su questi deliziosi antropofagi.
Per uno Shaun of the Dead  che resusciterebbe anche un morto, mangiacervello o meno che sia, ce ne sono decine che non mi fanno neanche increspare il labbro superiore ad abbozzare un sorriso.
Altra cosa a cui sono discretamente allergico è lo stile Sundance, pauperista , volutamente trasandato e con quel pizzico di intellettuale vagamente snob che sotto sotto un po' mi irrita.
Naturalmente anche qui ci sono le eccezioni perché di film deliziosi con quello stile e con quella provenienza ne ho visti tanti.
Life After Beth ( mi rifiuto di mettere la postilla che il malvagio titolista italiano ha apposto come marchio infamante a questo film) dell'esordiente alla regia Jeff Beana teoricamente racchiude in sé quello che ho appena citato e  che sopporto poco in linea di massima, commedia zombesca e stile Sundance.
Eppure , pur partendo prevenuto e non poco, non ho saputo resistere a questo filmetto fatto con quattro soldi, due zombie due , qualche effetto speciale veramente poco speciale, quella fotografia un po' opaca che gli dà quall'aspetto vintage che ti fa venire il dubbio che sia un fondo di magazzino di una decina d'anni fa scongelato per l'occasione e un pugno di attori conosciuti ma non esattamente divi milionari sulla cresta dell'onda.
Eppure è proprio il cast che ho appena sottovalutato è la carta vincente di questa rom com zombesca.
Dane DeHaan, divo in rampa di lancio, è spassoso nel colorare il suo Zach, tra lui e Beth spesso sembra lui lo zombie di famiglia, nerd distrutto dal dolore per la perdita della sua Beth e che cerca disperatamente di venire a patti con il suo dolore, tentando una difficile elaborazione del lutto, Aubrey Plaza è spiritosissima e passa dall'essere quasi adorabile ad essere totalmente insopportabile e poi c'è un John C . Reilly impagabile nella parte del genitore premuroso di Beth, talmente premuroso verso sua figlia che perpetra disastri  in serie pur di averla con sé il più possibile.
Il riferimento filmico più immediato va a Warm Bodies, rom com zombesca che riscosse un certo successo un paio di anni fa  su cui avevo pregiudizi grossi così e che poi invece si è rivelato un discreto passatempo, non così brutto come preventivato.
Life After Beth si inserisce sulla stessa linea: non arrivi ad amarlo ma neanche puoi detestarlo, ha quelle due tre battute che ti fanno se non ridere almeno sorridere , è sufficientemente leggero per guardarlo fino alla fine senza annoiarti più di tanto anche se hai l'impressione che soprattutto nella seconda parte vada in debito d'ossigeno, le idee migliori sono state già sparate e il film si avvita su sé stesso..
Però il finale è bello..almeno quello.


PERCHE' SI :  rom com zombesca leggera e moderatamente divertente, cast che funziona, bello il finale.
PERCHE' NO : gli effetti speciali sono poco speciali, la fotografia lo fa sembrare un fondo di magazzino di una decina di anni fa, nella seconda parte finiscono le idee...


LA SEQUENZA : l'ultimo viaggio di Zach e Beth con lei che ha una lavatrice sulle spalle.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Oramai gli zombie ci hanno invaso, ad ogni livello.
A mia memoria è la seconda rom com zombesca che vedo, dopo Warm Bodies.
Il genere secondo me ha ancora tanto da offrire.
Chissà se Romero nel '68 immaginava che cosa grande avrebbe creato con un filmetto in bianco e nero fatto con poche migliaia di dollari.


( VOTO : 6,5 / 10 )


 Life After Beth (2014) on IMDb

sabato 6 giugno 2015

Alleluia ( 2014 )

Gloria ha un matrimonio fallito alle spalle, una figlia piccola a cui è affezionatissima e un lavoro non proprio gratificante come infermiera alla sala mortuaria dell'ospedale dove si occupa di ricomporre i cadaveri.Quando un'amica le propone di accettare un blind date con un uomo trovato su un sito per cuori solitari non ha la forza di opporsi e conosce Michel, uomo affascinante e sfuggente con cui è passione sin dalla prima notte.
La mattina dopo lui le chiede dei soldi in prestito , le dà un numero di telefono falso e sparisce nel nulla.
Gloria non si dà per vinta e lo cerca per ogni dove fino a che lo trova in un locale a fare quello che gli riesce meglio: sedurre donne e spillare loro un po' di soldi.
E perché non fare questa cosa di professione? Gloria abbandona la figlia da un'amica e da lì in poi si fingerà sorella di Michel quando troveranno donne da abbindolare e truffare.
Ma lei ha una gelosia che supera la patologia e questo le provoca forti crisi quando Michel è al lavoro sulle donne bersaglio della loro truffa.
Queste crisi di gelosia sfociano in omicidi brutali da parte di Gloria...
Di solito mi informo sempre in maniera molto parziale sulla trama di un film perché non voglio rovinarmi la sorpresa. Diciamo solo il minimo sindacale per capire se il film mi possa interessare o meno.
E questo diktat vale soprattutto per un tipino come Fabrice Du Welz , uno che ha popolato le mie notti insonni con una robetta come Calvaire ed è arrivato quasi a farmi comprendere fisicamente la sofferenza di una madre in Vinyan, uno dei film più belli e assurdamente ignorati degli ultimi anni.
Di Alleluia sapevo solo che era una storia d'amore un po' particolare.
Forse l'amour fou targato Du Welz.
Le prime sequenze mi ingannano: Gloria, una Lola Duenas che nel film assume così tanti registri interpretativi che lascia letteralmente sbigottiti, è una donna tendente alla mezza età che fa un lavoro veramente di merda.
Lava i cadaveri all'obitorio dell'ospedale: conoscendo il regista quasi quasi mi aspetto una svolta necrofila alla Nacho Cerda ma almeno su quello vengo risparmiato.
Gloria è una donna sola, che non si fida più di quei bastardi degli uomini, vive nel proprio mondo ovattato assieme a una figlia piccola e quasi accetta malvolentieri di conoscere un uomo attraverso un sito di cuori solitari.
Eppure lo fa e soprattutto non se ne pente.
E qui vorrei dire una cosa al mio caro Du Welz.
Fabrice, amico mio, sei un gran bastardo.
Prima mi fai quasi affezionare a una donna che sembra così fragile e indifesa , una che addirittura vorrebbe annullare il proprio ruolo di amante pur di stare vicino a quello che considera ora il suo uomo, una che a parole è capace di fustigarsi le carni, portare un cilicio di filo spinato per non cadere in tentazione, che accetta quasi con gioia il ruolo di subalternità nella relazione con Michel.
E poi che fai?
Mi dai talmente tanti calci in bocca e nello stomaco che io sto ancora lì in un angolo a leccarmi le ferite perché mi hai fatto entrare nel mio cuoricino cinefilo una vera e propria Erinni in cui il fuoco dell'amore, della passione ma soprattutto della gelosia patologica brucia ogni possibilità di relazione stabile e serena con Michel.
Alleluia è la storia di Gloria e della sua furia omicida incontrollata ma non è uno slasher come si potrebbe pensare in cui il regista si diverte a cesellare le sequenze più sanguinose : è l'ennesima variazione sul tema dell'amour fou , tanto frequentato nella Nouvelle Vague francese e ora rivisitato da questo belga che più va avanti e più mostra la sua sfrontatezza.
Che a noi piace tanto.
La regia di Du Welz è un caleidoscopio di stili e di colori, addirittura organizza una delle sequenze più feroci del film come se fosse un numero in un musical, la fotografia è spesso sgranata e straniante creando una sorta di limbo spazio temporale in cui vivono questi due amanti terribili.
Diviso in vari capitoli che hanno il nome delle donne che la coppia riesce a catturare nella propria tela di ragno, Alleluia coincide in massima parte con lo sguardo di Gloria concedendo un contrappunto a Michel solo nell'episodio conclusivo, quello in cui cominciano ad apparire le prime crepe nel loro rapporto.
Alleluia è un film totale che ti maltratta e ti lascia lì in un angolo, sballottato e svuotato di ogni energia.
E meno male che è un film che parla d'amore.
Sentimento asimmetrico in cui uno dei due partner è sempre il cardine di tutto.
Basato sulla storia vera dei cosiddetti "Killer dei cuori solitari", al secolo Martha Beck e Raymond Fernandez ( se interessa la loro storia la trovate qui).
Per il ruolo femminile la prima scelta di Du Welz era Yolande Moreau ( vedendo le foto della vera Martha Beck quasi una scelta obbligata) ma lei ha gentilmente non ha accettato la parte.
Ma ode a Lola Duenas, creatura almodovariana che offre un'interpretazione straordinaria.
Qui la recensione di Lucia


PERCHE' SI : l'amour fou targato Du Welz, Lola Duenas straordinaria ma Laurent Lucas non è da meno, regia eccellente , confezione accurata con l'illuminazione naturale a dare un tocco di prezioso in più...
PERCHE' NO : difficile trovare difetti: per qualcuno sarà troppo brutale, lo schema narrativo si ripete più volte, emotivamente difficile da sopportare.


LA SEQUENZA : l'ultimo omicidio, quello di Solange e la fuga della bambina.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Fabrice Du Welz è un gran bastardo ma io lo amo tanto.
I siti per cuori solitari sono l'abisso che guarda dentro di te o possono diventarlo molto facilmente.
Non avrei mai pensato che Lola Duenas potesse recitare un ruolo così eccessivo.
Non ho mai visto narrare in modo così completo l'asimmetria delle relazioni sentimentali.


( VOTO : 8 / 10 )

 Alléluia (2014) on IMDb

giovedì 4 giugno 2015

Adaline - L'eterna giovinezza ( 2015 )

Adaline Bowman è nata nel 1908 ma a 29 anni un incidente automobilistico accoppiato a un fulmine e a una congiuntura astrale eccezionale l'ha resa immortale.
Lei rimane giovane mentre tutto attorno a lei , invecchia, anche la figlia avuta pochi mesi prima e che ora, nel nuovo millennio, è una vecchia signora.
Proprio per questo Adaline cambia nome e vita ogni dieci anni , cercando di nascondere a quelli che intanto conosce il fatto che lei non invecchia ma tutto questo ha un brusco arresto quando conosce e si innamora a prima vista di Ellis.
E scopre che la sua attrazione per Ellis ha un'origine lontana nel tempo...
Adaline è una bellissima donna alle soglie del trentesimo anno di vita, anzi ne dimostra anche un paio di meno come le dice il ragazzo che le ha preparato un nuovo documento di identità.
Però lei ne ha 29 da almeno 75 anni.
Tutto muta attorno a lei, solo lei rimane immutata e immutabile in un Novecento ricco di fermenti e di cambiamenti e anche nel nuovo millennio la sostanza non varia.
E quello che per l'uomo è un sogno dall'alba dei tempi, l'immortalità, il rimanere giovani per sempre, per lei col passare degli anni diventa una sorta di peccato da espiare.
E' costretta a vivere in un suo mondo , solitaria, sradicata da tutti gli affetti ( fa eccezione la figlia con cui ha un rapporto a distanza), è un highlander moderno che vuole abbandonarsi all'amore ma ogni volta è costretta a fuggire.
Ma senza spadoni e nemici da abbattere.
Lei vive senza far nulla, l'unica variazione che si concede è la compagnia di un cagnolino, un Cavalier King Charles Spaniel che purtroppo non è immortale come lei.
E' l'unico cambiamento della sua vita, ogni volta che il cane invecchia e muore, lei se ne prende un altro, un cucciolo e la sua vita ricomincia da capo con il nuovo arrivato.
Il protagonista di Adaline - L'eterna giovinezza non è tanto la bellissima Blake Lively, elegantissima, algida e bellissima come una delle donne di Hitchcock ma con uno sguardo carico di tristezza e due occhi enormi in cui perdersi e ritrovarsi, molto lontana dalla tamarra drogata che qualche anno fa avevo conosciuto ( e notato per i suoi femori affusolati,lunghissimi da fenicottero rosa ) in The Town di Ben Affleck.
Il vero protagonista di questa pellicola è il tempo che non passa per Adaline, quella mano gentile che modella e modifica con il suo tocco tutto quanto la circonda ma lascia lei immutata , quasi a subirne le conseguenze.
Adaline si muove sempre perfettamente in linea con l'epoca che sta vivendo, desiderosa più di nascondersi che di mostrarsi, non cambia mai nonostante attorno a lei cambino costumi, persone e scenografie.
E lei appare sempre perfetta.
Tutto questo è incrinato quando conosce il bel tenebroso Ellis e qui il film mostra la sua vera natura di film romantico, di commedia sentimentale , da una rielaborazione molto parziale de Il curioso caso di Benjamin Button ( di cui mutua le atmosfere per tutta la prima parte) si trasforma in Questione di tempo, piccolo film inglese che giocava con l'amore e i viaggi nel tempo.
Ero partito con aspettative molto basse riguardo a questo film, la commedia sentimentale made in Hollywood determina in me reazioni urticanti per il suo usare retorica e mitragliate di melassa ad alzo zero su uno spettatore ignaro.
In Adaline- L'eterna giovinezza mi sono dovuto parzialmente ricredere: non un film da incorniciare ma una bella storia raccontata in punta di penna, con qualche svolta di sceneggiatura evitabile per quanto sfiori la carrambata inutile ( perché quell'incrocio malefico del destino che vede coinvolta Adaline e il padre di Ellis, perché sottolineare continuamente la gelosia della madre di Ellis
insofferente degli atteggiamenti, un minimo inopportuni, del padre) ma del resto se crediamo che un fulmine e una particolare congiuntura astrale determino l'immortalità perché non credere a tutto il resto?
Il finale sceglie la strada più semplice ma non dispiace ed è bellissimo che un capello bianco possa arrivare ad essere una liberazione e non un cruccio.


PERCHE' SI : Blake Lively è veramente bellissima e anche brava, film scritto in punta di penna che intrattiene a dovere per le due ore della sua durata, Harrison Ford in un ruolo piccolo ma intenso.
PERCHE' NO : qualche svolta di sceneggiatura un po' troppo a sorpresa, qualche sottolineatura di troppo su alcuni aspetti che contano poco nell'economia della storia.


LA SEQUENZA :  l''incontro con il padre di Ellis e il suo ricordare un amore perduto da tanti, troppi anni.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Come al solito devo mettere da parte i pregiudizi.
Blake Lively è di una bellezza straordinaria, forse in questo momento è la più bella a Hollywood.
L'immortalità e le ricerche ad esse inerenti sono sempre interessanti.
Ennesimo film sull'amore che travolge tutto e tutti.


( VOTO : 6,5 / 10 )


 The Age of Adaline (2015) on IMDb