I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
Visualizzazione post con etichetta animazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta animazione. Mostra tutti i post

giovedì 8 ottobre 2015

Inside Out ( 2015 )

L'undicenne Riley , assieme ai suoi genitori si trasferisce dal tranquillo Minnesota alla caotica San Francisco.Per lei alle prese con la sensazione di distacco dalle sue migliori amicizie e con la paura di trovarsi in un ambiente totalmente nuovo, non è facile e non lo è nemmeno per tutti i sentimenti che le si agitano in testa: Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura.
Saranno loro a guidarla , disastro dopo disastro in questo periodo di cambiamento e di crescita.
A vederlo in faccia non gli daresti un centesimo di credito, perché non sembra molto sveglio  e sto usando un cortese eufemismo, ma Pete Docter ( che ha diretto Inside Out assieme a Ronnie Del Carmen che a giudicare dal curriculum si è occupato degli aspetti tecnici),  è il regista e sceneggiatore di punta della Pixar, responsabile di alcuni dei loro film più riusciti e di successo.
Si devono a lui i mostri dell'inconscio di Monsters & Co, la divertente incursione nel buddy movie della saga Toy Story, la sublime elegia della vecchiaia in quel piccolo capolavoro che era Up e anche quella straordinaria favola ecologista travestita da film di fantascienza che era WALL-E.
Inside Out si inserisce nella sua carriera con grandissima coerenza: tratta argomenti a lui familiari, l'inconscio, il processo di crescita con tutti i suoi problemi e lo fa rispolverando una credibile patina di buddy movie.
E i nostri figli , con buona pace di tutti i nostri insegnamenti scoprono che non c'è un criceto nella loro testa che facendo girare la ruota su cui è sopra in pianta stabile fa funzionare tutto nel meno peggiore dei modi ma addirittura una console superaccessoriata, tecnologicamente avanzatissima che è regolata non da uno ma addirittura da cinque " piloti"  che stanno a simboleggiare le loro emozioni principali.
Addirittura si parla di "isole della personalità" con tanto di crollo misero quando si tocca la pallina, pardon il ricordo sbagliato.
E qua comincio a vedere che forse il messaggio che si voleva dare con questo film fa leggermente fatica ad arrivare: Gioia e Tristezza sono impegnate in un viaggio pericoloso in cui si conosceranno intimamente, in cui non potranno fare l'una a meno dell'altra ( del resto il concetto di tristezza e insito in quello di gioia esattamente come il concetto di morte è insito in quello di vita), in cui saranno accompagnate per un certo periodo da un amico immaginario che piange caramelle e combina guai , uno dei personaggi meglio riusciti mai partoriti da casa Pixar.
Un viaggio che ha il potere di decidere la vita di Riley.
Ecco qui ho visto che Inside Out cominciava a essere diverso : non è il tanto sventagliato cinema per bambini da 6 a 99 anni .
E' qualcosa che deve essere necessariamente riletto a seconda della fascia d'età d'appartenenza.
Inevitabile che gli adulti guarderanno dietro la facciata elegante di Inside Out, di una bellezza perfetta, talmente perfetta da risultare un filo inquietante.
Vedranno tutta quella pappardella a cui ho accennato prima: il coming of age movie, tutte le piccole e grandi insidie che si nascondono nel percorso della vita e della crescita, incontreranno anche un sotile senso di malinconia che si accompagna a ritrovare i ricordi di una gioventù ormai sepolta sotto una gran massa polverosa di avvenimenti più o meno piacevoli.
Ti diverti a vedere Inside Out, sorridi, ridi anche sonoramente ma te ne esci dal cinema col groppo in gola, con la sensazione che hai nell'esofago qualcosa che ti si è incastrato e non va giù ne su.
E' la tristezza o forse è meglio chiamarla nostalgia di aver ricordato un certo periodo della propria vita che a conti fatti si è rivelato il più bello, cosa che non appariva sicuramente mentre lo stavamo vivendo.
E se quella sublime,struggente  favola sulla vecchiaia che era Up non aveva toccato più di tanto noi giovani genitori che portano al cinema i loro figli proprio perché non sentivamo di appartenere a quella generazione, Inside Out invece ci tocca , eccome se ci tocca.
Però, ed è questo il punto a cui volevo arrivare, è un po' troppo sofisticato per essere colto dai nostri figli che saranno investiti dalla solita overdose massiccia di suoni e colori, di personaggi memorabili( Bing Bong ma anche Tristezza a modo suo è un personaggio da ricordare) ma difficilmente coglieranno il senso di quelle isole della personalità o di tutti quei personaggi che si agitano tra un neurone o l'altro.
Magari lo prendono con una magica esplorazione del corpo umano partendo dalla testa ( e qui la memoria del cinefilo corre a Viaggio allucinante di Richard Fleischer ma anche a Essere John Malkovich di Spike Jonze) oppure come l'ennesimo cartone che racconta un'avventura dall'ambientazione fantasmagorica semplice e lineare.
E invece lineare non lo è per nulla.
Anzi ti sottopone a una indesiderata seduta di training autogeno.
I figli escono col sorriso stampato a 64 denti sul loro bel visino, mentre i genitori escono con una specie di ghigno, sardonico, quasi da trisma mandibolare.
E allora vaffanculo Pixar!
Ma continua a fare film come questo perché ti voglio bene lo stesso!


PERCHE' SI : la perfezione tecnica è ormai assoluta( almeno fino al prossimo film), personaggi memorabili, profondità di scrittura.
PERCHE' NO: il messaggio è forse un po' troppo elaborato per i più piccoli, per i più grandi si trasforma in una specie di seduta di training autogeno.


LA SEQUENZA : l'incontro con Bing Bong e tutto il viaggio.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE : 

La Pixar fa film per bambini rivolti in realtà agli adulti.
Non ricordo di aver mai avuto un amico immaginario.
Ma se lo avessi avuto lo avrei voluto come Bing Bong.
Ma ad acciaccare subito la testa a Tristezza pareva brutto?



( VOTO : 8 / 10  )


 Inside Out (2015) on IMDb

lunedì 8 settembre 2014

Dragon trainer 2 ( 2014 )

Sono passati cinque anni dalla lotta che vide i vichinghi dell'isola di Berk combattere una battaglia contro i draghi e ora umani e sputafuoco alati , grazie soprattutto a Hiccup e Sdentato, vivono in pace, perfettamente integrati gli uni agli altri.
Hiccup e Sdentato in una delle loro gite scoprono però un gruppo di umani che traffica in draghi: vengono catturati e  portati a un vecchio nemico del padre di Hiccup che vuole conquistare il mondo conosciuto .
Intanto i due conoscono un posto dove vivono in pace, nascosti ad occhi indiscreti , moltissimi draghi , protetti da una vecchia conoscenza di Hiccup.
La battaglia finale per il predominio però è vicina e avrà conseguenze per tutti....
Quattro anni fa il primo Dragon Trainer fu un'inaspettata boccata di aria fresca un un mondo difficile , cinematograficamente parlando, come quello dell'animazione.
Un film di rottura col passato, con una trimidimensionalità esplorata come meglio non si poteva, ma anche un qualcosa di concettualmente nuovo con l'introduzione di tematiche adulte come quelle dell'integrazione  e delle diverse abilità.
Dragon Trainer 2 raccoglie un po'furbescamente  i frutti di quanto seminato dal film precedente: sicuramente manca l'effetto sorpresa, le tematiche che costituivano la trave portante del film precedente sono assodate e non ulteriormente sottolineate o sviluppate, la storia narrata in questa seconda puntata delle vicende di Hiccup e Sdentato, è molto più convenzionale rispetto alla pellicola precedente.
Mancando l'effetto sorpresa manca un po' quell'effetto di rottura e di novità ma , nonostante questo, è sempre bello naufragare in questo mare di effetti speciali e 3 D, in corse a perdifiato sulle ali del vento o in battaglie che ti fanno salire il cuore in gola.
Si, Dragon Trainer 2 è decisamente un bellissimo spettacolo per gli occhi, un angolo di mondo incantato in cui incontrare di nuovo vecchi amici e farsene di nuovi, una specie di passaggio di testimone tra vecchi e nuovi personaggi ricordando un po' la regola matematica commutativa dell'addizione, quella in cui cambiando gli addendi la somma non cambia.
Succede un po' questo in Dragon Trainer 2, si cambiano gli addendi ma il totale non cambia, o meglio si cerca di non cambiarlo proprio per creare una sorta di fidelizzazione al brand.
C'è un po' meno del villaggio di Berk ma ci sono altre locations superbe come la caverna di ghiaccio in cui vivono i draghi selvaggi, se nel primo film i protagonisti erano questi diavoletti sputafuoco alati , ora sono accoppiati a dei padroni anche in base alle loro caratteristiche fisiognomiche ( un po' come succedeva ne La carica dei 101 in cui ogni cane era uguale al suo padrone, anche qui ogni drago somiglia molto al suo padrone) e si erge a protagonista la nuova generazione di Berk, quella formata da Hiccup e dai suoi amici che hanno più o meno la sua età.
Dal punto di vista tecnico siamo all'eccellenza pura: per una volta il 3 D non è solo mero accessorio ma qualcosa di veramente integrante la visione, la fluidità delle movenze e le espressioni facciali sono molto migliorate rispetto al primo film pur mantenendone l'impronta, ci sono tanti nuovi draghi al cui design appassionarsi ( è forse una delle cose più belle del film scoprire nuovi draghi un po' come si faceva con i vecchi cartoni animati giapponesi in cui si aspettava spasmodicamente il momento in cui arrivava il mostro alieno solo per vedere come era disegnato e che poteri avesse) e poi ci sono due draghi zannuti giganti che lottano tra di loro che sembrano un chiaro riferimento ai vari Godzilla e Pacific Rim.
Tirando le somme Dragon Trainer 2 è un sequel abbastanza riuscito : certo , è molto più contenitore che contenuto al contrario di quello che succedeva nel primo capitolo in cui forma e sostanza miracolosamente trovavano il loro equilibrio in un'armonia pressoché perfetta, ma di questi tempi è già ottimo avere un film che ha un senso dello spettacolo così sviluppato.
E pazienza se temi importanti come la crescita, l'autodeterminazione, la tolleranza della diversità o anche l'elaborazione del lutto finiscano tutti in una specie di gigantesco tritacarne mediatico....
Già in cantiere un ulteriore seguito che uscirà nelle sale americane nel giugno del 2016.

PERCHE' SI : visivamente eccellente, nuovi personaggi ma soprattutto nuovi draghi al cui design appassionarsi, il 3 D integra veramente la visione.
PERCHE' NO : più forma che sostanza, le tematiche che costituivano l'architrave del primo film qui sono immesse in una specie di gigantesco tritacarne mediatico...

( VOTO : 7 / 10 ) 

How to Train Your Dragon 2 (2014) on IMDb

venerdì 25 luglio 2014

Capitan Harlock ( 2013 )

Nel 2977 la popolazione di terrestri e di loro discendenti ha raggiunto la ragguardevole cifra di 500 miliardi. Sono sparsi per l'universo e il numero esorbitante impedisce di fatto un loro ritorno a casa nonostante guerre sanguinose ( denominate Coming Home) e il dispiegamento di una potentissima flotta attorno al pianeta azzurro ad opera dell'organizzazione della Gaia Sanction con il compito di distruggere chiunque si avvicini.
Tra coloro che si aggirano per le galassie c'è l'astronave Arcadia ai comandi di Capitan Harlock, uno di quelli che vuole sovvertire i dettami della Gaia Sanction.
Viene così inviato sull'Arcadia un infiltrato di nome Yama, fratello di Ezra , comandante delle forze armate di Gaia.
Yama dovrebbe uccidere Harlock ma si schiera ben presto dalla sua parte e anche i vari tentativi di Ezra di riportarlo dalla parte della Gaia Sanction falliscono miseramente.
Anche quando Ezra racconta al fratello ribelle il passato di Capitan Harlock, gli fa vedere come realmente è ridotta la Terra ( un ammasso di buche e crateri) e in una lotta finale lo ferisce sotto l'occhio destro di cui perderà l'uso.
Una cicatrice identica a quella di Capitan Harlock.
Un ideale passaggio di testimone in nome della libertà in giro per le galassie.
Difficilissimo riassumere in una breve sinossi  tutto quello che succede in questo Capitan Harlock versione 2013, la prima in computer grafica.
Se come si suol dire anche l'occhio vuole la sua parte, qui ne avrà in abbondanza perché l'intelaiatura visiva del film è maestosa, eccezionale, qualcosa in cui perdersi e ritrovarsi, anche al di là di tutte le chiacchiere ( interminabili, a volte estenuanti) che si fanno durante il film.
La complicazione è una sceneggiatura dai dialoghi interminabili e infarcita di tanti, troppi avvenimenti.
Il rischio di perdersi nel film è elevatissimo se non si segue attentamente la vicenda.
Il problema è che questo non è il Capitan Harlock che ho conosciuto quando ero piccolo: è qualcosa di diverso, invece che un eroe romantico, l'ultimo dei romantici, si comporta come un deus ex machina tronfio e che si bea del suo status di leggenda, in grado di intervenire quando e come vuole per cambiare a suo piacimento la storia.
Rimane il suo status di ribelle a tutto tondo, attivista contro tutti i regimi totalitari , umani o alieni che siano, ma ci troviamo di fronte a un'elaborazione profondamente diversa del personaggio che qui diventa ancora più taciturno ed è decisamente meno presente, anzi per la maggior parte del film è relegato sullo sfondo, incombe sulla narrazione ma in realtà in questo Capitan Harlock del 2013 viene narrata soprattutto la storia dei due fratelli contro, Ezra e Yama, dei loro conflitti venuti da lontano e delle loro diverse filosofie di vita.
Altra cosa difficile da mandare giù per un fan della primissima ora del cartone animato ( mi perdoneranno i puristi giapponesi se lo chiamo così ma non sono molto informato sulle varie tecnologie e non voglio sparare cazzate o millantare competenze che non ho abusando di Wikipedia) è tutta questa tridimensionalità di personaggi e di ambienti grazie a una computer grafica che perfeziona tutto ma di riflesso appiattisce anche i tratti nervosi del disegno che erano parte integrante del mondo del vecchio Capitan Harlock.
Questa nuova riscrittura delle avventure del mitico capitano è decisamente complicata da seguire e questo scoraggerà sicuramente i più giovani( ma probabilmente non erano loro il target di riferimento), tanti avvenimenti, tante parole e cambiamenti di sponda, tante cose date per scontate ma che per chi si avvicina per la prima volta al personaggio non lo sono così tanto.
E' duro da seguire però arrivare alla fine dà un senso di estrema soddisfazione, un po' come il ciclista che ha appena finito di scalare lo Stelvio o l'Alpe d'Huez, perché si è riusciti a non abbandonare nonostante tutti i tentativi da parte degli sceneggiatori che hanno condensato in due ore di film , avvenimenti che ne avrebbero occupato una serie intera.
Musica potentissima e che sottolinea al meglio i vari passaggi e una certa aria alla Star Wars completano il quadro di una megaproduzione ( 30 milioni di dollari, per essere un film giapponese , sono una bella cifra) che si occupa del difficile compito di ricreare la leggenda un po' sbiadita dagli anni di Capitan Harlock, uno degli eroi della galassia decisamente più fascinosi.
Sollucchero puro la lotta finale tra i due fratelli e il passaggio di testimone tra Harlock e Yama, forse un passaggio un po' troppo telefonato ma per il fan vedere che c'è una speranza di rivedere ancora su schermo le avventure di uno degli eroi preferiti....
Capitan Harlock in definitiva è un film piuttosto difficile da giudicare: complesso oltre ogni aspettativa , con molti difetti ed esagerazioni , ma affascinante e generoso con lo spettatore come il personaggio che gli dà il titolo.
Ed esteticamente è favoloso.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Space Pirate Captain Harlock (2013) on IMDb

martedì 24 giugno 2014

The dark side of the sun ( 2011 )

Lo Xeroderma pigmentosum è una malattia che non permette l'esposizone alla luce solare di chi ne è affetto perchè provoca ustioni gravissime, invecchiamento precoce e tumori della pelle. E dà un'aspettativa di vita molto bassa perché accanto a questa impossibilità di esporsi alla luce solare ci sono molte altri problemi clinici che vengono fuori.
Questa è la storia di Dan e Karen e della loro figlia Katie, loro secondogenita , che ha appena finito il liceo nonostante l'importante deficit di vista e del 90 % dell'udito, e di come quando loro figlia era piccola riuscirono a tirare su dal nulla Camp Sundown, un luogo di aggregazione dei malati di xeroderma pigmentosum e dei loro familiari, un luogo in cui vivere la notte e cavalcarla fino in fondo per dimenticare , almeno per un breve periodo, l'isolamento a cui sono costretti per la maggior parte dell'anno.
E l'isolamento uccide ancora prima della malattia.
Da genitore mi si stringe il cuore quando vedo al cinema trattare storie di bambini che devono combattere contro malattie infide, invalidanti e mortali come lo xeroderma pigmentosum.
E so anche che cosa vuol dire l'isolamento forzato per un bambino che di giorno, nel pieno della canicola estiva deve andare in giro coperto dalla cima dei capelli alla punta dei piedi e ciò non è neanche sufficiente per evitare i rischi di ustioni.
Ecco perché i bambini , i soggetti affetti da questa malattia, sono costretti a vivere di notte,
Nel mio piccolo sto capendo anche io la bruttezza della sensazione dell'isolamento che possono provare questi bambini, perché anche mia figlia la sta provando, non per una malattia del genere,
fortunamente,ma ci hanno consigliato caldamente di non esporla al caldo e al sole per i recenti problemi che ha avuto.
E lei non l'ha presa benissimo, dato che vede i suoi amici andare al mare a ridere e scherzare e lei deve attenersi a uno stile di vita molto più ritirato.
Ecco perché ho compreso benissimo il peso di quel macigno che gli affetti da questa malattia si portano dietro.
Un carico gravoso che solo nel periodo in cui sono al Camp Sundown finalmente viene alleggerito e tutto questo perché ci si trova assieme a tanti altri ragazzi che vivono la stessa invalidante condizione patologica e , venendo meno l'isolamento che ottunde stati d'animo e coscienze, si riesce a vivere compiutamente una notte che normalmente è gravida di paure , ottenendo come per miracolo la forza per affrontare il giorno.
The dark side of the sun è corredato inoltre di molte sezioni realizzate con tecniche di animazione ( molto giapponesi come stile ) per sottolineare il travaglio interiore dei piccoli protagonisti e di chi sta loro accanto.
Il documentario di Carlo Hintermann e Lorenzo Ceccotti è una coproduzione internazionale in cui è molto importante l'apporto italiano. 
Realizzato tre anni fa , finalmente vede la luce nelle nostre sale pur con una distribuzione assai deficitaria, ma purtroppo non è una novità.
E' uno di quei film che dovrebbe essere proiettato nelle scuole per mostrare che cosa può provocare l'isolamento e soprattutto che non bisogna avere paura della diversità e della malattia, bisogna combattere per vincere e se non è possibile, allora conviverci nel modo più indolore possibile.
Forse la sottolineatura con le immagini animate a volte è un po' troppo evidente , sfociando nella retorica ma è difetto piccolo in rapporto alla funzione sociale che può avere questa interessante opera che è un po' film, un po' cartone animato e un po' documentario....

( VOTO : 7 + / 10 )

The Dark Side of the Sun (2011) on IMDb

martedì 4 febbraio 2014

Frozen - Il regno di ghiaccio ( 2013 )

Arendelle è un regno immaginario situato in un bellissimo fiordo. Le due sorelle Anna ed Elsa , principesse rimaste orfane sono legate da un affetto indissolubile ma il potere di dominare la neve e il ghiaccio che ha Elsa quasi uccide la sorellina facendole maturare la decisione di crescere separatamente. Si incontrano di nuovo alla cerimonia di incoronazione di Elsa ma anche lì a causa dell'emotività della nuova regina il suo potere prende il sopravvento e fa precipitare il suo regno in un inverno perpetuo e lei fugge andandosi  a ritirare in un palazzo lontano dagli occhi di tutti. Anna assieme al giovane Kristoff e alla renna Sven partirà alla ricerca della sorella per far terminare l'inverno senza fine in cui versa Arendelle ma dovrà guardarsi anche da nemici più o meno manifesti che vogliono ucciderle entrambe....
Frozen- Il regno di ghiaccio , l'ultimo film d'animazione Disney è stato a sorpresa il vero vincitore del box office natalizio nostrano come non succedeva da anni con circa venti milioni di incasso.
Colpa della scarsa qualità dei concorrenti, forse, ma mi piace pensare che sia soprattutto merito di un film che rinverdisce i fasti di casa Disney proponendosi con modernità assoluta ( e non si parla solo di tecnica, abbacinante come di consueto ) ma anche richiamandosi alla tradizione , raccontando una storia di principesse infelici, castelli situati alla fine del mondo e incantesimi da fiaba.
L'ispirazione a La regina delle nevi di Andersen è un richiamo lontano per un film che osa molto dal punto di vista musicale ( è uno dei film Disney più ricchi di canzoni ) ma che vince anche grazie a una serie di melodie accattivanti che assieme a tutto il resto rendono Frozen-Il regno di ghiaccio un prodotto vincente.
Creazione degli stessi produttori di Rapunzel ( e si vede ) crea un ideale trait d'union tra questo e Ribelle-The Brave, in quanto caratterizzati dalla presenza forte di una principessa moderna, emancipata decisamente al passo coi tempi.
Anna è un prototipo di giovane donna indipendente, attiva, non un modello di ragazzina tutta smancerie in attesa delle spalle larghe del principe azzurro di turno, ma una principessa decisa e che ha bene in mente cosa fare del suo avvenire.
Se Anna è la protagonista assoluta del film, occorre anche sottolineare che non è il classico personaggio che schiaccia tutti gli altri che sono in scena: ricca di fascino è Elsa col suo potere da cinema mutante, bella e maledetta senza volerlo essere, che sceglie di nascondersi agli occhi di tutti per non uccidere col ghiaccio ogni forma di vita che ha intorno a sè, piacevole è il personaggio di Kristoff, forte e ingenuo che ha il ruolo del "principe" pur senza esserlo, sorprende il villain , Hans ( piccolo spoiler ) , mosso dalla smania del potere.
Accanto a loro in una sarabanda di costumi meravigliosi e scenari incantati che riempiono decisamente l'occhio i due personaggi che riscalderanno il cuore dei bambini, la renna Sven e il pupazzo di neve animato Olaf a cui sono riservate le scene più comiche del film.
Frozen-Il regno di ghiaccio è una scommessa vinta: inappuntabile dal punto di vista tecnico con dei personaggi moderni , eppure votato al classico stile Disney arricchito da molte canzoni che stavolta hanno il merito di non sfigurare nella versione italiana.
E una volta tanto risalta in senso positivo anche il doppiaggio , che molte volte è il tallone d'Achille di parecchio cinema d'animazione che arriva dalle nostre parti ( perchè i nostri distributori prendendoci al solito come allocchi cercano la voce conosciuta e non quella migliore tecnicamente ).
Successo mondiale e non solo italiano o americano, ha superato gli 850 milioni di dollari di incasso worldwide.
E il tassametro ancora corre....

( VOTO : 7+ / 10 ) 

Frozen (2013) on IMDb

martedì 19 novembre 2013

Wolf children ( 2012 )

Hana frequenta l'università e intanto lavora per mantenersi. Un giorno viene affascinata da un ragazzo misterioso, Ookami,  presente alle lezioni ma non iscritto e comincia a seguirlo. Lo conosce e viene messa al corrente del suo segreto: il ragazzo è un uomo lupo. Si amano e dalla loro unione nascono prima la piccola Yuki, la cui voce off racconta la vicenda e poi Ame, un maschietto gracilino e di poche parole. Il padre muore e Hana si sente costretta ad andar via dalla città perchè i bambini nei momenti meno opportuni manifestano  la loro natura di lupi. Vanno a vivere in montagna, Hana impara a lavorare la terra e fortunatamente si integrano nella piccola comunità. Ma i bambini crescono e non possono più essere tenuti nascosti al mondo: Yuki vuol frequentare la scuola e Ame, ombroso come non mai sente il bisogno di far uscire la sua natura da lupo....
E' difficile raccontare la trama di Wolf children e far intuire minimamente la magia che si nasconde in esso, ultima fatica di Mamoru Hosoda che da tempo viene indicato come l'erede più credibile del maestro Hayao Miyazaki.
E a buon ragione: Wolf Children è permeato di molte delle tematiche che sono care al maestro: la diversità, il percorso di formazione, il senso di maternità ( bellissima la figura di Hana, mamma tenera e ostinata allo stesso tempo, capace di sacrificare la vita per il bene dei propri figli), l'importanza di scegliere il meglio per la propria vita a venire senza curarsi troppo di coloro che stanno al di fuori della cerchia familiare, il rapporto intimo con la natura in comunione indissolubile con personaggi che sono metà uomini e metà lupi.
Il punto di contatto più evidente con Miyazaki è probabilmente un film come Il mio vicino Totoro: forti legami con la realtà ma ambientazione bucolica che permette di trovare meglio se stessi e di non stare sotto indesiderate lenti di ingrandimento altrui insieme ad un prepotente slancio verso il fantastico che si tinge di poesia: lì un essere tenero come Totoro, qui la stirpe degli uomini lupo di cui Yuke e Ame sono gli ultimi esponenti in vita.
Se nella prima parte, quella "urbana" , la routine quotidiana di Hana e del suo amatissimo uomo lupo è descritta in modo molto realistico, compreso quel senso di alienazione che è infiltrato ormai su più piani nel tessuto sociale giapponese, nella seconda parte,quella in cui viene fuori l'afflato naturalistico , la pellicola di Hosoda si permette di volare sulle ali della poesia narrata da una natura sempre sorprendente, un qualcosa estremamente complicato da descrivere a parole, è solamente da vedere, per rendersi minimamente conto e farsi trasportare .
Ci si appassiona ben presto alla vita di Hana , Yuki e Ame nonostante non sembra succeda alcunchè, si osserva divertiti la graduale scoperta della propria natura da parte di due bambini che crescono a vista d'occhio, la loro consapevolezza di essere diversi , la loro volontà di prendere strade differenti.
Perchè Yuki vuol rimanere ancorata alla sua natura umana, Ame sente il richiamo della foresta.
Non sono esperto di tecniche di animazione ma quella di Wolf Children mi è sembrata eccellente: retrò nel disegno dei personaggi ma decisamente moderna nei fondali prerenderizzati che spesso fanno capolino nelle sequenze, una tecnica che riesce a conferire una buonissima profondità al disegno senza per questo sconfinare nella grafica computerizzata.
E anche le scelte cromatiche sono particolarmente accattivanti.
Uno scandalo che questo bellissimo film sia stato proiettato in pochissime sale e solo per un giorno nei cinema nostrani prima di approdare direttamente in dvd.
Con tutte le porcate che passano su grande schermo, possibile che non si è riuscito a trovare un posticino per un film come questo che può piacere indistintamente a grandi e piccini?.
Wolf children è il classico film da consigliare ai bambini di tutte le età, diciamo dai 6 ai 99 anni compresi....

( VOTO : 8 / 10 ) 

  Wolf Children (2012) on IMDb

sabato 2 novembre 2013

Rango ( 2011 )

Nel West sabbioso e desertico si aggira un camaleonte in profonda crisi di identità,. A un passo dalla morte per sete e per eccessivo calore trova una cittadina che è sotto il dominio dei banditi e di affaristi senza alcuno scrupolo.Hanno bisogno di uno sceriffo e il camaleonte è pronto ad assumersi questa responsabilità.
Il suo nome è Rango e ha deciso di mettere ordine. O forse no perchè la paura lo domina assieme a un generoso pizzico di vigliaccheria...
Fino a a prima di questo film il western non era un genere per cartoni, tranne qualche sporadicissima eccezione ( un Fievel se non ricodo male). 
Oggi tra Ringo e Django c'è di mezzo Rango, eroe di squame mimetiche che suo malgrado si ritrova a essere il salvatore di paesello assetato da sindaco latifondista.
E ' in totale crisi di identità al pari delle sue squame che non sanno più di che colore diventare
Rango è un film di esordi: quello di Verbinski e della Industrial Light & Magic che in mezzo a tanto effettare non aveva pensato mai nemmeno allo straccio di un film di animazione.
Tutto sommato una scommessa vincente, sia al botteghino ( di poco perchè è costato un botto di dollari) ma soprattutto dal punto di vista sostanziale.
Non tutto funziona alla perfezione ma il film di Verbinski è un'ottima piattaforma da cui partire per nuove sfide planetarie ai masterminds dell'animazione Pixar e Dreamworks.
Il mondo del west è un pozzo di San Patrizio a cui attingere copiosamente ma l'idea che sta alla base di Rango cioè citare, filtrare e rileggere comunque un pò di tutto in un gigantesco frullatore di generi, è talmente sovraccarica da far stentare la partenza del film, come appesantita da tutto quello chassis di citazioni che si porta dietro.
E questo problema si ha anche nella chiusura: sono tante e tali le tracce aperte che è difficile chiudere tutto senza scompensi.
Il pregio maggiore di Rango risiede nell'originalità: è un eroe brutto, ai limiti della repellenza( forse anche oltre) , riesce sempre a sopravvivere per una miracolosa combinazione di furbizia e buona sorte, diventa sceriffo di Dirt senza colpo ferire e bastano due parole al posto giusto per farlo diventare pistolero sanguinario e infallibile.
Non mente ma è bravissimo a omettere.
Riassumendo è un furbetto del quartierino che quasi vorresti vedere spiaccicato su qualche parabrezza di passaggio ma guardando bene il film non si trova niente di meglio. 

A questo punto bisogna tenerselo. E il nostro come in ogni risalita dagli inferi che si rispetti si guadagnerà il suo posto al sole, volente o nolente.
C'è Sergio Leone con i suoi spazi sconfinati in attesa di progresso, c'è l'High Noon di Zinnemann ma senza Gary Cooper , c'è la geometria di Ford e il sentimento di Hawks, un inseguimento stile Intrigo Internazionale di Hitchcock ma ci sono anche l'ossessione dell'acqua come in Chinatown di Polanski e tutta una serie di trovate sbilenche che fanno pensare ai Coen. 
Di tutto e di più, ognuno ci troverà il proprio film.
L'unico dubbio che permane è quello del target: è forse operazione che si rivolge più agli adulti che ai bambini, snobisticamente cinefila che forse ai più piccoli sembrerà incomprensibile in più di un passaggio.
Rango è per certi versi un esperimento bizzarro, magari non riuscito al 100% la cui pecca maggiore risiede forse nel non aver organizzato al meglio la sovrabbondanza di materiale narrativo alla sua base. 
Ma ad avercene.
Da vedere,  ma direi soprattutto da sentire con le voci originali di Depp, Winstone, Alfred Molina, Bill Nighy e tanti altri.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Rango (2011) on IMDb

lunedì 10 giugno 2013

Epic ( 2013 )

La giovane Mary Katharine torna a casa dal padre, una specie di strambo inventore che vive in una casa caotica, un po' come la sua vita. Lei è convinta che c'è una civiltà microscopica nel loro giardino, lui assolutamente no. Quando la ragazza viene rimpicciolita a causa dell'incantesimo della regina Tara troverà conferme alle sue teorie. C'è un universo nel suo giardino e soprattutto c'è una lotta ( epica ) tra il Bene e il Male. Assieme a un Uomo Foglia, al suo esercito e a tutta una serie di personaggi stravaganti si troverà nel bel mezzo della battaglia. E dovrà salvare il mondo.
Ormai la guerra per gli incassi che si sta combattendo nel settore dell'animazione ha assunto connotati ben più epici di quelli di questo nuovo film diretto da Chris Wedge già deus ex machina del brand de L'era glaciale e di Robots.
Questo si traduce nella spasmodica ricerca di una qualità tecnica sempre più elevata , complice anche l'uso della stereoscopia che se , utiilizzata scientemente nel campo dell'animazione può innalzare e di parecchio il livello estetico , che purtroppo non trova sempre riscontro nella qualità della storia narrata e in una tipizzazione sempre marcata del target di riferimento.
Una volta eravamo abituati a pensare che i film a cartoni animati fossero di esclusiva pertinenza dei bambini e invece oggi questi film parlano indifferentemente ai padri e ai figli , stimolando la cinefilia degli uni con riferimenti ad hoc che può essere anche divertente andare a scoprire,  le cornee e si sentimenti dei più piccoli che magari non coglieranno tutti i riferimenti ma si possono appassionare a quello che stanno vedendo.
Epic corrisponde proprio a questo identikit: bello e colorato, inappuntabile  dal punto di vista tecnico, una storia intima ma universale allo stesso tempo ( da un banale litigio con il padre alla lotta per salvare il mondo), la sempiterna lotta tra Bene e Male narrata al cinema tantissime altre volte.
E poi ci sono quelle citazioni, o veri e proprio scippi di idee che lo fanno ricollegare al micro mondo fantasy di Arthur e il popolo dei Minimei ( creatura bessoniana e quindi europea al 100 %, è piacevole constatare che stavolta sono gli americani che inseguono gli europei) oppure al successo disneyano live action di un paio di decenni fa intitolato Tesoro , mi si sono ristretti i ragazzi ( e relativi seguiti perchè tanto cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia tra rimpicciolimenti e ingradimenti dei vari componenti della famiglia).
Altro riferimento piuttosto marcato che più che una citazione è una vera e propria scimmia inchiavardata sulle spalle del film è quello ad Avatar. Si cambia furbescamente il colore che fa da sfondo a tutto il mondo nascosto che viene gradualmente svelato agli occhi dello spettatore( dall'azzurro del film di Cameron al verde di questa pellicola) e si parte con la lotta selvaggia per salvare il mondo con tanto di spruzzate new age ( veramente in Avatar erano delle vere e proprie secchiate con cui si cercava di annegare lo spettatore) .
Epic è visione piacevole ma gli manca quello scatto di reni che lo faccia competere ad armi pari con le ultime meraviglie Pixar o Dreamworks che sembrano piazzarsi su un gradino più alto.
Dalla sua ha un pugnetto di personaggi ben definiti ma che hanno il difetto di farsi dimenticare appena dopo i titoli di coda.
E questo ha ben poco di epico.

( VOTO : 6 / 10 ) 


Epic (2013) on IMDb