I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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mercoledì 18 novembre 2015

Cooties ( 2014 )

Clint è uno scrittore che sta lavorando al suo primo romanzo horror e per sbarcare il lunario accetta una supplenza nella scuola da lui frequentata da bambino. Ma proprio durante il suo primo giorno di lavoro un misterioso virus attacca i bambini trasformandoli in un'orda di zombie antropofagi .
Clint  e un gruppo di insegnanti della scuola saranno costretti a lottare per le proprie vite mentre il contagio si diffonde sempre di più.
Elijah Wood da quando ha fatto i soldi, ma quelli veri , con Peter Jackson e tutte le menate della compagnia dell'anello, ha gettato la maschera e si è rivelato per quello che è veramente : un fan dell'horror che si butta in progetti piccoli ma sfiziosi , li produce spesso in prima persona, presta il suo volto e la sua notorietà al progetto recitandoci con grande abnegazione  e , giudicando dall'esterno,  credo anche che si diverta un mondo.
E' il caso di Cooties , piccolo horror indipendente, presentato al Sundance del 2014, che si rivela essere un autentico gioiellino di ironia e cattiveria mascherata dallo sberleffo sistematico che si applica al concetto di politically correct.
Si parla di bambini trasfomati in zombie, di insegnanti che nella loro vita sono probabilmente più zombie di loro e soprattutto non si lesina in quello che al cinema si vede non troppo spesso: la violenza sui minori.
Certo qui sono piccoli zombie affamati di carne e cervelli umani, morsicano più di un branco di rottweiler affamati, ma direi che c'è una certa , come dire, qual goduria nel mostrare violenze assortite su quelle belle testoline bionde e more che hanno giusto quello sguardo un po' vuoto e quel rivolo di sangue fresco che gli scende dal lato della bocca.
Cooties cita sapientemente tanto cinema del passato, non si può non pensare al cinema d'assedio di Carpenter, non si può negare che tutto sia partito da Romero ma forse ancora da prima da quello straordinario cult firmato da Wolf Rilla che si intitolava Il villaggio dei dannati, la mente inoltre non può evitare di dirigersi verso quel piccolo cult di qualche anno fa che era The Children di Tom Shankland che però sceglieva un tono nel raccontare la vicenda ben più inquietante di quello scelto dagli esordienti Jonathan Millott e Cary Murnion che tuttavia si ritrovano per le mani lo script di Leigh Whannel ( Saw ed Insidious tanto per citare un paio di saghe) e Ian Brennan ( creatore di Glee e della recentissima serie Scream Queens).
Dicevamo quindi che ci troviamo di fronte a un film fieramente citazionista ma tutto è frullato ad alta velocità e con cospicue dosi di ironia che lo immettono di diritto nel calderone delle horror comedies.
Però qui di cattiveria ce n'è a  vagonate oltre a battute degne del Saturday Night Live ( vedi quella in cui Elijah Wood si becca l'appellativo di hobbit).
Oltre a farsi forte di un comparto tecnico all'altezza con effetti speciali che si dimostrano rustici ma efficaci dando al film quell'aspetto vintage che lo rende ancora più simpatico ai miei occhi, oltre all'ironia cui avevamo accennato in precedenza, la carta vincente di Cooties è rappresentata da una manica di personaggi talmente fuori le righe ( e anche oltre ) che raramente si trova in una produzione "seria".
Cooties , comunque , nonostante le apparenze e la ricerca della leggerezza è una produzione seria, anzi serissima.
Ma fottutamente divertente.
E Padron Frodo ci sguazza allegramente.
Ammirazione per lui e per la sua volontà di lavorare in progetti piccoli che gli piacciono piuttosto che cercare i dollaroni fruscianti nel blockbuster di turno.


PERCHE' SI :  ironia a vagonate, Wood si presta allegramente, aria vintage che lo rende anche più simpatico, fiero citazionismo.
PERCHE' NO : qualche battuta a vuoto nella seconda parte, finale un po' frettoloso e troppo aperto a un possibile seguito.


LA SEQUENZA : i piccoli zombie furoreggiano e il prof di ginnastica continua a tirare a canestro ( non prendendoci mai) senza che si accorga di nulla, Prima del fugone.



DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Grande rispetto e ammirazione per Elijah Wood e le sue scelte professionali.
Di film come questo ne vorrei uno al giorno.
Rainn Wilson è debordante.
Spero che ne facciano un sequel, che sia a questo livello però....



( VOTO : 7+ / 10 )


 Cooties (2014) on IMDb

giovedì 12 novembre 2015

Dove eravamo rimasti ( 2015 )

Ricki è la frontwoman un po' attempata della band Ricki and the Flash che si esibisce sempre nello stesso locale davanti a un piccolo pubblico di appassionati.
Per la carriera musicale ha lasciato la famiglia sotto forma di marito ricchissimo e tre figli sull'altra costa degli Stati Uniti ma quando la figlia va in forte depressione a causa del suo matrimonio sbagliato ( e del conseguente divorzio lampo) , Ricki è costretta quasi suo malgrado a esercitare un ruolo da lei mai ricoperto, quello di madre, andando a stare per qualche tempo nella lussuosa villa dell'ex marito che intanto ha una nuova compagna.
E tornerà ancora per presenziare il matrimonio del figlio ...
Dove eravamo rimasti, già , dove eravamo rimasti.
Per una volta tanto, ma è un caso eccezionale alla stessa stregua dell'imbattersi in un Gronchi rosa, io, che sono per il titolo originale sempre e comunque , quasi preferisco il titolo ideato da quell'ineffabile essere mitologico che è il titolista italiano, capace negli anni di regalarci perle di incredibile bruttezza
Se il titolo originale, Ricki and The Flash sposta l'attenzione sulla band che suona in quel pub polveroso al cospetto del solito gruppetto di mandriani e fancazzisti del sabato sera, il titolo italiano è un qualcosa che si dedica di più al bilancio esistenziale di questa rocker arrivata tardi all'appuntamento con la vita, una Joan Jett fuori tempo massimo ormai sgualcita dagli anni e dalle tante cose successe .
Ma quel Dove eravamo rimasti si rivela un titolo squisitamente polivalente perché questa domanda ce la possiamo porre un  po' per tutti i soggetti in campo e non solo per la Ricki del titolo originale.
Con Meryl Streep personalmente mi ero lasciato un po' male da quell' Into The Woods che ho trovato talmente insopportabile da non proseguire la visione dopo la prima mezz'ora.
Grandissima attrice Meryl, in grado di interpretare veramente ogni tipo di personaggio dall'alto di una tecnica straordinaria e per quanto mi riguarda è questo il punto: le sue ultime prove , superapprezzate dai critici di turno  e io non sono nessuno per mettere in dubbio le loro sacre parole sono mostruose per tecnica ma proprio per questo le ho trovate parecchio distanti dall'emozione che mi può regalare questo o quel personaggio.
Sono lontani i tempi in cui il solo sguardo della divina Meryl mi faceva vibrare, ora vedo un'attrice consumata che si situa sempre a una certa distanza dal suo personaggio e non mi regala più quell'emozione che mi faceva provare prima.
Nel personaggio di Ricki ho visto qualche bagliore della Meryl che fu, si vede che le piace il personaggio e che le piace esibirsi sul palco ( dove canta tutti i brani presenti nel film) ma a dire il vero non ha una grande voce, diciamo che però è ben conscia dei suoi limiti e non sfigura affatto.
Con Demme mi ero perso di vista qualche anno fa , appena dopo Rachel sta per sposarsi, uno di quei film appartenenti al genere "matrimoni con i crampi", a cui appartiene anche questa sua ultima fatica , uno slowburner pazzesco che esplodeva alla distanza rivelando tutta la sua profondità.
L'altra grande passione di Demme è notoriamente la musica quindi posso comprendere bene che questo film , scritto da Diablo Cody, fosse particolarmente nelle sue corde.
Perché oltre a figlie oltre la crisi di nervi, mariti che sembrano muri di gomma per come gli rimbalza addosso tutto, rivelazioni più o meno inaspettate, oltre al matrimonio con i crampi , c'è tanta , tanta musica, c'è la polvere del palcoscenico, il presente fatto di rimpianti, un difficoltoso coming of age a cui arriva, non è mai troppo tardi, Ricki che faticosamente tira una linea e mostra quella maturità mai mostrata prima .
All'inizio ne soffre la relazione col chitarrista del suo gruppo , uno spiantato come lei ma con un cuore grande così ( un Rick Springfield con un'inquietante matita che gli accentua il contorno degli occhi), ma poi vedranno tutto sotto una luce migliore.
E il matrimonio, grazie alla loro musica e a una canzone del Boss, si trasformerà in un happening...
Dove eravamo rimasti non è un film perfetto, non è neanche lontanamente il miglior film di Demme, ma trasuda cuore e passione e proprio per questo si fa apprezzare.
E sul manifesto del film magari si poteva azzardare anche un " Meryl canta!" un po' come succedeva in Ninotchka di Lubitsch (" Garbo laughs!").



PERCHE' SI : tanta musica, Meryl canta, ottimo cast, cuore e passione.
PERCHE' NO : Meryl canta ( perché in fondo non ha una gran voce, ma onore all'impegno), gli occhi disegnati con la matita di Rick Springfield, un impianto del film non proprio originale.


LA SEQUENZA : Ricki and the Flash si esibiscono al matrimonio, nel finale.E la festa diventa un happening.



DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

La Streep non ha paura di niente.
Un peccato che Demme si conceda così poco al cinema di fiction.
Kevin Kline sta invecchiando splendidamente.
Avevo paira di questo film, che l'avrei odiato....e invece...


( VOTO : 7 / 10 )


Ricki and the Flash (2015) on IMDb

martedì 20 ottobre 2015

Deathgasm ( 2015 )

Brodie è un metallaro un po' sfigato in una scuola in cui quelli che vanno in giro vestiti come lui, capelli lunghi, giubbino di pelle e magliette leggermente alternative, sono visti come appestati.
Disegna fumetti , è innamorato della più bella della scuola che naturalmente è fidanzata con uno che non è un mostro di simpatia e che non esita a fare il bullo con Brodie, ha un paio di amici più nerd di lui a cui piacciono i giochi di ruolo.
La sua vita cambia quando incontra Zakk, metallaro anche lui che suona il basso.
E quando uno che suona la chitarra, Brodie, incontra uno che suona il basso, per l'appunto Zakk, che cosa può venire fuori ?
Risposta esatta : una band fatta reclutando gli altri due amici.
E che cosa fare di meglio se non recuperare un pezzo "satanico" scritto da uno dei loro idoli musicali?
Detto, fatto : ma le cose non vanno come Brodie e Zakk avevano previsto.
Evoocano un demone cieco e la mattanza ha inizio.
Sono ormai più di 33 anni che ascolto hard rock ed heavy metal: ero praticamente alle soglie dell'adolescenza quando la voce incredibile di Ian Gillan , la chitarra di Ritchie Blackmore e tutto Made in Japan mi travolsero con  la loro furia e la loro tecnica.
Era quella la musica che volevo ascoltare : poi arrivarono i Black Sabbath, gli AC/DC e tutto il resto step by step  a suon di dischi epocali , almeno per il sottoscritto.
Operation Mindcrme dei Queensryche poi nell'88 ci fu un disco che mi fece esplorare un altro limite che ancora non avevo esplorato : era Leprosy dei Death di sua maestà Chuck Schuldiner,
un'elegantissima mazzata nelle gengive a cui l'anno dopo si accompagnò un disco ancora più oltre i limiti e che ancora oggi ascolto con estremo piacere , Altars of Madness dei Morbid Angel.
Avevo anche la maglietta.
Questo per dire che io un personaggio come quello di Brodie lo capisco fino in fondo e lo trovo molto, ma molto credibile, creato evidentemente da uno, Jason Lei Howden qui al suo esordio da regista e da sceneggiatore sulla lunga distanza, che sa come funzionavano le cose negli anni '80.
Deathgasm, ma che nome grandioso per una band, morte e orgasmo nella stessa parola,rinverdisce il classico dittico horror / metal e  puzza di tante cose che mi piacciono : di anni '80, di cantine in cui provare la propria musica, di metal e di Peter Jackson, del primo Peter Jackson non quello che va cercando anelli o organizzando battaglie tra nani come se fosse l'ultima trovata partorita dalla mente di un pervertito.
Forse non è un caso che Howden sia un'artista di effetti speciali, che sia neozelandese e che ha lavorato con Jackson nei suoi ultimi due film della trilogia hobbitesca ma a livello visivo Deathgasm è un salto indietro a Bad Taste e Splatters di Jackson ma anche oltre , diciamo a Raimi.
Il tutto infiocchettato con generose dosi di ironia ma con una cattiveria nel gore che urla a pieni polmoni la sua fiera appartenenza al genere horror.
Da quando viene evocato il demone è tutto un susseguirsi di stravasi di sangue , fluidi organici e liquami non ben definiti di varia origine, è un tripudio di decapitazioni, asportazioni cardiache e intestini a tracolla, una specie di helzapoppin horror in cui la velocità è portata oltre il limite massimo.
Eppure non si perde mai di vista la sostanza : ci sono tre personaggi che sono scritti con dovizia di particolari : c'è Brodie che è il classico metallaro a cui non hanno ancora insegnato che la tanto mitizzata fratellanza metallica forse, dico forse , è solo una grandissima stronzata ( almeno nel suo caso è così), c'è Zakk che mostra presto la sua faccia opportunista e traditrice quando si tratta di sfilare Medina dalle mire di Brody ma poi torna sui suoi passi in preda a chissà quale sussulto di coscienza e poi c'è Medina che si trasforma in un'eroina da fumetto solo grazie al metal, una sorta di Doro Pesch in sedicesimo.
C'è poi una grande voglia di prendere in giro e prendersi in giro e non si salva niente e nessuno: neanche l'heavy metal che dovrebbe essere la sola luce in un putrido mondo di tenebra.
Che dire?
Mi sono divertito abbestia , tanto per usare un termine tecnico , è come se fossi salito sulla giostra del luna park e mi fossi ritrovato frullato in una sorta di macchina del tempo che mi ha fatto macinare ricordi su ricordi.
Bella sensazione, grazie Deathgasm.
Non perdete i titoli di coda...cercano un nome per la band....


PERCHE' SI : film che puzza di cantina , di heavy metal e di Peter Jackson.A me già basterebbe ma poi metteteci anche tre bei personaggi scritti da uno che evidentemente sapeva come funzionava il tutto, sangue a secchiate e ironia a profusione.
PERCHE' NO :  sempre in bilico tra la commedia e il nonsense a volte la demenzialità esonda ma è poco male. Chi non è metallaro questo film se lo godrà la metà....



LA SEQUENZA : la lotta contro la coppia di demoni a colpi di dildo, vibratori  e varia  altra attrezzatura sessuale.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

In Nuova Zelanda stanno mediamente male ma l'avevo già intuito.
Un altro piccolo gioiello horror che viene dall'altra parte del mondo: non può essere un caso.
Che cosa sarebbe un mondo senza heavy metal?
Come chiamereste la vostra band?


( VOTO : 7 + / 10 )


 Deathgasm (2015) on IMDb

venerdì 2 ottobre 2015

Un disastro di ragazza ( 2015 )

Fin da bambina Amy è stata educata al rifiuto della monogamia dal padre.
Ora lui è in un ospizio a causa di preoccupanti segni di demenza senile e lei lavora come redattrice in una rivista di gossip saltando da un partner occasionale all'altro senza alcun rimpianto.
La paura l'assale quando si trova per lavoro a intervistare l'ortopedico di fiducia di Le Bron James e di altre star del basket e scopre che lui potrebbe essere quello giusto per lei: quello che potrebbe farle dimenticare tutti i discorsi sull'erroneità della monogamia fatti a suo tempo dal padre.
Non sono un grosso fan della comicità di Apatow e dei prodotti della sua factory ma devo ammettere che tra tutta la mole di materiale che il nostro produce a volte ci troviamo di fronte a delle piccole chicche da non perdere come per esempio Le amiche della sposa di Paul Feig.
Non amo il suo cinema perché lo trovo politicamente scorretto solo per facciata,  fintamente trasgressivo e non in grado di dire qualcosa di nuovo nel campo della commedia al di là del suo umorismo pesante da caserma e della sua comicità escrementizia fatta di sangue, fluidi corporei e liquami organici assortiti mescolati a dosi variabili di nudo maschile , preferibilmente full frontal ( vero Jason Siegel?).
Sinceramente non avevo grosse aspettative per questo suo ultimo film che però ha solo diretto e prodotto e non sceneggiato ( caso unico nella carriera di Apatow almeno fino a questo momento).
Ero partito con fiero cipiglio 'per smolecolarizzare questa sua ultima e invece no, mi sono dovuto ricredere.
Il film , scritto da Amy Schumer, commediante di razza che negli USA è diventata un vero e proprio fenomeno mediatico, è una commedia incentrata su una prospettiva femminista un po' come era il frizzantissimo La amiche della sposa.
Magari non arriviamo a quei vertici ma ci si diverte e non ci si annoia troppo nonostante il film superi le due ore di durata ( minutaggio in genere eccessivo per le commedie e forse anche per questa, magari qualche sforbiciata qua e là avrebbe giovato all'agilità della narrazione).
Amy Schumer è decisamente brava : diversamente bella , anzi forse bella non lo è proprio, al massimo è un tipo come direbbe Elio, diversamente comica, diversamente disinibita  e diversamente sboccata .
Insomma un fiorellino di commediante che tiene la scena in modo brillante coadiuvata da comprimari strepitosi: non parlo tanto di Bill Hader o della titanica Tilda Swinton ( ci ho messo un'ora per riconoscerla) ma quanto di John Cena e Le Bron James, sportivi prestati al cinema che si rivelano gli assi nella manica di un film che comunque inanella riflessioni non banali sulla vita di coppia e sul modo di relazionarsi in un mondo in cui se non si è predatori si rischia di essere divorati in meno di un battito di ciglia.
A dir la verità John Cena, tramita la WWE, potentissima federazione di wrestling che anche ramificazioni cinematografiche, ha fatto anche altri film da protagonista : ma erano tutti action incentrati sulla sua forza fisica e sui suoi bicipiti a mappamondo.
Qui è nella parte di un tenero amante ( a proposito di scena tipicamente apatowiana ,vedere quella in cui Cena o meglio una sua precisa parte anatomica venga utilizzata come attaccapanni oppure la strepitosa gag al cinema ) supermacho e criptogay allo stesso tempo in cui dimostra di saperci fare anche con la commedia riuscendo ad assumere le fattezze del classico elefante nella cristalleria e risultando perfetto nella parte.
Anche Le Bron James, nella parte di se stesso disegnato come capriccioso miliardario tirchio da morire,  sembra parecchio a suo agio davanti alla macchina da presa ed è esilarante il non film in
bianco e nero che vede protagonisti Daniel Radcliffe e Marisa Tomei contornati da un nugolo di cani.
Certo Un disastro di ragazza non dice molto di nuovo, è una commedia dagli stilemi consolidati e che ha per protagonista una donna che si comporta esattamente come farebbe un uomo che definiremmo un tombeur des femmes, ha un finale che si immette nell'alveo della classica commedia sentimentale senza troppi guizzi e forse è un po' troppo lungo.
Ma osserva la realtà con un certo grado di intelligenza ed ha delle scene assolutamente strepitose.
E poi Amy Schumer è veramente una forza della natura .
Grosso successo al botteghino.


PERCHE' SI : più intelligenza della media, commedia femminista, Amy Schumer è una bellissima scoperta, John Cena e Le Bron James sono strepitosi.
PERCHE' NO : a volte si cade nel peccato originale apatowiano ( comicità escrementizia fine a se stessa), finale senza troppi guizzi , durata eccessiva.


LA SEQUENZA : John Cena, o meglio il suo ammenicolo, usato come attaccapanni, la gag al cinema.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Apatow scopre sempre nuovi talenti.
Amy Schumer è una bellissima scoperta.
E' bello vedere un film con aspettative basse ed accorgersi che è molto meglio di quanto preventivato.
Chi avrebbe scommesso su un John Cena così esilarante?


( VOTO : 6,5 / 10 ) 


Trainwreck (2015) on IMDb

venerdì 4 settembre 2015

Professore per amore ( 2014 )

Keith Michaels è uno sceneggiatore che una quindicina d'anni fa ha vinto un'Oscar per una sua sceneggiatura. Ora è senza lavoro, ha difficoltà a pagare le bollette, non riesce a scrivere e il suo agente gli propone di andare a tenere un corso di sceneggiatura in una piccola Università vicino New York, sull'altra costa, almeno per sbarcare il lunario.
Keith accetta e ha non poche difficoltà a entrare nell'ottica di essere un professore universitario...un po' sui generis visto che intrattiene rapporti con una sua alunna e c'è una terribile professoressa di letteratura che vorrebbe vederlo cacciato a pedate.
Ma lui comincia a crescere e il corso di sceneggiatura con lui.
E anche il rapporto con Holly Carpenter, una sorta di factotum nel campus universitario, anche lei una "studentessa" fuori corso un po' sui generis....
Ok, temo di dovervi fare una confessione: è sin dagli anni '90 che Hugh Grant rappresenta una specie di gulity pleasure per me.
Lo adoro, mi piace fisicamente, lo trovo veramente bello ( se fossi gay crollerei ai suoi piedi) e soprattutto mi piace il personaggio che lui continua a recitare film dopo film: il tipo stralunato che vive nel suo mondo che , guarda il caso, procede a una velocità differente rispetto a quello in cui vive tutta la restante parte dell'umanità.
Lo conobbi in Quattro matrimoni e un funerale e poi non l'ho più abbandonato, seguendolo affettuosamente nella sua carriera fatta quasi esclusivamente di personaggi incapaci di crescere o perlomeno in difficoltà nell'affrontare le scelte impegnative che la vita ti può proporre.
Quindi la sua sola presenza era una ragione sufficiente per guardare questo film che in realtà ha un'altra motivazione importantissima che mi ha fatto accingere alla visione alla stessa velocità di una palla di fuoco lanciata nello spazio profondo ( vabbè stamattina mi è uscita così).
Sto parlando di Marisa Tomei, conosciuta e apprezzata già ai tempi di Mio cugino Vincenzo, film in cui vinse a sorpresa un'Oscar , e poi diventata col tempo un sex symbol assoluto, almeno per me.
E complimenti vivissimi al suo personal trainer che a 50 anni suonati ce la conserva così tirata fisicamente e così assolutamente desiderabile.
Si, anche in questo film che sembra una romcom come le altre, magari con protagonisti un po' più avanti negli anni rispetto alla maggior parte dei film appartenenti a questo specifico genere e che invece si rivela una piacevolissima sorpresa, un divertissement leggero e ironico che però si pregia di contenere delle piccole notazioni che rifuggono la banalità.
La prima cosa che si nota è che la storia tra i due protagonisti non ha uno sviluppo così prevedibile e lineare: c'è alchimia tra di loro, gioco di sguardi, i soliti discorsi seriosi di Hugh Grant che si inceppano ogni tre parole, gli occhioni da cerbiatta di lei che lo guardano in un mix di comprensione e vera compassione umana, ma non c'è il solito momento super ruffiano del bacio romanticissimo da sparare a favore di camera.
Anzi non si baciano proprio per tutto il film.
E' tutto affidato all'immaginazione dello spettatore.
Altro fattore da sottolineare è la linea sempre più sottile che demarca l'attore dal suo personaggio: oggi Hugh Grant è un bel 55 enne ( un po' invecchiato, abbastanza sgualcito ma sempre un bel pezzo di figliolo per chi apprezza l'articolo e molte ragazze sembrano gradire) che probabilmente il suo momento di massimo splendore nella sua carriera lo ha già vissuto.
Parliamo anche di uno che stava con una delle donne più belle del mondo a quel tempo, Liz Hurley e si è fatto beccare con un mignottone da strada di rara bruttezza  riuscendo quasi a ditruggere la sua vita.
Eppure pian piano è riuscito a risollevarsi, a ritagliarsi questo  personaggio abbastanza standardizzato che fa dell'inadeguatezza il suo tratto distintivo ( ma naturalmente ci sono state anche divagazioni sul tema come la sua partecipazione a Cloud Atlas) in alcuni film assai gradevoli , non capolavori ma assolutamente guardabili come Notting Hill , About a boy o Il diario di Bridget Jones che mettono in risalto tutta la sua grazia british.
Dicevamo : è agevole far specchiare il vero Hugh Grant nel suo personaggio e in fondo questa è la ricetta del suo successo.
Lui non recita un personaggio, porta semplicemente una generosa parte di se stesso in scena.
E se continua a piacere perché non continuare a farlo?
Professore per amore fa sorridere in più di un'occasione, è un film piacevolmente fuori dal tempo un po' come l'Università e la città dove è ambientato, ha quel retrogusto amarognolo che potrebbe farlo apprezzare ancora di più a chi non è precisamente un fan di questo tipo di film e , come detto, contiene al suo interno dialoghi non banali e riflessioni interessanti.
Non filosofia junghiana ma qualche notazione intelligente.
E questi 100 minuti riescono a passare in un attimo.
Complimenti al malvagio titolista italiano, da appendere per i testicoli a testa in giù , che fa perdere del tutto l'ambivalenza del titolo originale The Rewrite ( la riscrittura, la rimaneggiatura che si riferisce sia al lavoro che si fa sulle sceneggiature che alla vita del protagonista), in favore del solito titolo da decerebrati.


PERCHE' SI : Hugh Grant e Marisa Tomei nello stesso film, rom com divertente e con interessanti variazioni sul tema compreso un retrogusto amarognolo, ottimi dialoghi, ottimo cast di supporto.
PERCHE' NO : a chi non piace il genere...qualche cliché che è duro da scalfire, un po' troppo rose e fiori, la vita vera è decisamente più complicata.


LA SEQUENZA : la scelta degli studenti del proprio corso con criteri assolutamente "meritocratici" e il primo incontro con la terribile prof di letteratura amante di Jane Austen.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Hugh Grant e Marisa Tomei non mi hanno deluso neanche questa volta.
E' possibile ancora fare una rom com per protagonisti over 50.
In altri tempi un film con questo cast non sarebbe stato mandato al macero nella calura estiva.
Per la Tomei il tempo sembra essersi fermato e non sembra più ripartire.


( VOTO : 7 / 10 ) 


The Rewrite (2014) on IMDb

mercoledì 26 agosto 2015

L'A.S.S.O. nella manica ( 2015 )

Bianca è una studentessa liceale con una vita mediamente felice e mediamente piatta fino al momento in cui scopre, grazie al suo amico Wesley, bellissimo e palestratissimo capitano della squadra di football della scuola, di essere l'A.S.S.O. ( Amica Sfigata Strategicamente Oscena) delle sue amiche, bellissime e desideratissime.
Le crolla il mondo addosso ma grazie a questo acquisisce una nuova consapevolezza di se stessa.
Grazie a questo e grazie alla scuola di vita organizzata da Wesley che le insegna come procedere in questo mondo in cui tutto appare e niente è.
Indovinate come va a finire?
L'A.S.S.O. nella manica ovvero il film che non ti aspetti che ti arriva sotto le mentite spoglie del fondo di magazzino mandato al macero nella programmazione cinematografica estiva, con un ricamo del malvagio titolista italiano che fa sembrare Jack lo Squartatore una tranquilla vecchina dedita all'uncinetto ( tirare fuori un acronimo totalmente diverso da quello originale, The DUFF ovvero Designed Fat Ugly Friend,e che non c'entrasse una beneamata minchia non era facile, eppure c'è riuscito).
Riassumendo in modo superficiale potrei dire che questo film rappresenta una rielaborazione 2.0 o forse anche 3.0 della teen comedy sentimentale ma c'è anche altro, non è la solita stupida commedia sentimentale americana.
Bianca , la protagonista è un personaggio a tutto tondo e non solo per le forme un filo generose, è squisitamente normale, in lei può specchiarsi la maggior parte delle adolescenti che popola questo spicchio di universo che si chiama Terra.
E' assolutamente nella media, le piacciono i film di zombie , stare con le amiche, le piacerebbe anche avere un ragazzo ma le sfugge per un eccesso di timidezza.
E' intelligente , brillante, non brutta ma neanche particolarmente bella, è un tipo.
Diciamo che è la rielaborazione gentile del nerd che spadroneggiava negli anni '80 e '90, un essere molto più sfigato e meno attraente di Bianca.
La cosa che colpisce favorevolmente del film di Ari Sandel ,vincitore dell'Oscar nel 2007 per il miglior cortometraggio, alla sua prima regia hollywoodiana dopo alcuni documentari e televisione, è lo sguardo  non benevolo e condiscendente ma assolutamente realistico su una generazione ipertecnologizzata, in cui si è qualcuno solo se si generano visualizzazioni su YouTube o likes sul social network di turno.
Bianca vuol rifuggire da questo modo di essere ma ci si trova catapultata non volendo e i suoi sofrzi per uscirne ( leggi gli insegnamenti di Wesley) sono il sale di un film divertente dotato di una regia spigliata e ironica che rende bene il tono moderno e sbarazzino allo stesso tempo della narrazione.
Si ride, si sorride ci si diverte e non ci si irrita neanche un po' per un happy ending alla melassa che sembra scritto sin dai titoli iniziali del film.
Perché ci piace che Bianca ottenga quello che vuole, perché l'essere vince sempre sull'apparire, almeno nel mondo perfetto che tutti vagheggiamo, perché Bianca è tutti noi e spinge nell'immedesimazione come pochi altri personaggi cinematografici in questo genere di film.
E poi lasciatemelo dire.
Mae Whitman è adorabile e molto più attraente delle sue amiche di plastica.
Ultima domanda : saremo mai stati l'A.S.S.O. di qualcuno?
Non lo so ma una cosa è certa: il mio cassetto è stracolmo dei due di picche ricevuti ....



PERCHE' SI :  regia spigliata e con un look accattivante, script mai banale e becero, sguardo realistico sul mondo degli adolescenti di oggi, Mae Whitman è adorabile.
PERCHE' NO : fatico a trovare difetti, a chi non piace il genere o non capisce l'urgenza di tecnologia...


LA SEQUENZA . L'appuntamento di Mae col ragazzo che da tanto tempo vorrebbe conquistare: un disastro annunciato.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Ci sono speranze per la teen comedy americana.
Inaspettato trovare un film fresco, accattivante e intelligente nel listino estivo.
Mae Whitman è una bella scoperta.
Chissà se sono mai stato l'A.S.S.O. di qualcuno.


( VOTO : 7+ / 10 )

The DUFF (2015) on IMDb

domenica 2 agosto 2015

Il luogo delle ombre ( aka Odd Thomas , 2013 )

A Pico Mundo , cittadina nel bel mezzo del nulla nel deserto californiano vive il ventenne Odd Thomas, cuoco in una specie di fast food e fidanzato fin da quando era bambino con la bella Stormy che lavora in una gelateria nel locale centro commerciale.
Odd Thomas ha un dono: vede la gente morta, loro comunicano con lui e lo aiutano ad individuare la causa della loro morte ( violenta). E lui si adopera affinché il colpevole venga assicurato alla giustizia.
Del suo potere sono a conoscenza solo Stormy e Porter il capo della polizia, ben felice di farsi aiutare.
Odd Thomas vede anche i Bodach, dei mostri , che preannunciano sciagure quando si accalcano attorno alle persone.
E lui deve essere bravo a non far capire loro che lui li può vedere.
Pico Mundo è pieno di Bodach e lui deve impedire che la sciagura accada.
Storia di un film che travestito da fondo di magazzino si presenta invece come un onestissimo divertissement estivo che ha il potere di placare la canicola almeno per  cento minuti.
Sommers è un regista che  pur macchiandosi di una schifezza emerita come Van Helsing ha saputo rinvigorire a suon di milioni incassati un franchise rischioso da resuscitare come quello de La Mummia.
Con una ricetta tutta sua : azione, effetti speciali e soprattutto la capacità di non prendersi sul serio che quasi sfociava nella cialtroneria pura, ma simpatica.
Cosa che mancava del tutto a Van Helsing.
Questo Odd Thomas ( il malvagio titolista italiano ha pensato bene di intitolarlo Il luogo delle ombre che non c'entra nulla col film ma almeno stavolta ha un senso visto che riprende il titolo del libro del 2003 da cui è tratto, scritto da Dean Koontz) è un ritorno alla ricetta de La Mummia, un prodotto che ha uno stile vintage, diciamo anni '80 e che sembra un riuscito ibrido tra il Peter Jackson di Sospesi nel tempo, l'ironia conclamata di un Men in Black a sua volta omaggio a certa science fiction anni '50  e il Joe Dante degli anni belli recentemente ritornato in buona forma con Burying The Ex , film che ha uno stile che mi sento di assimilare a questa ultima fatica di Sommers.
Precisiamo : Odd Thomas e Burying The Ex non c'entrano nulla tra di loro ma hanno quel mood di cazzeggio elegante che li rende una boccata d'aria fresca in un panorama inflazionato di troppa seriosità come quello dell'horror odierno.
Si prendono tutti troppo sul serio: Sommers no.
Magari non riesce sempre a bilanciare nel migliore dei modi  il mystery, il thrilling, la suspense , il black humour e una sceneggiatura in cui tutto fila seguendo un verso logico ma Odd Thomas va che è un piacere, veloce, leggero e divertente, ideale per rilassare i neuroni ormai fritti dalle alte temperature ambientali.
E pazienza se ogni tanto ci sembra di aver già visto e sentito questa storia.
Un vero peccato che non abbia riscosso il successo: è stato ignorato negli USA e sarà ignorato anche da noi , mandato al massacro dell'uscita estiva dopo ben due anni dal passaggio sugli schermi americani.
Dean Koontz nel frattempo aveva scritto altri libri con Odd Thomas protagonista e sarei stato curioso di vedere altre storie di questo curioso personaggio.
Nota di merito va al cast con  Yelchin che sta cercando di buttare a mare la sua aria da nerd per mostrare un po' di carisma, un Dafoe che pur andando col pilota automatico non fa mai rimpiangere la sua presenza sullo schermo e una bellissima Addison Timlin.
Bello il finale: da gran cialtrone transgenere Sommers trova anche il tempo di narrare una bella storia d'amore .
La storia d'amore che non ti aspetti.


PERCHE' SI : tanta ironia, stile vintage, un buon cast , discreti effetti speciali.
PERCHE' NO : a volte le varie componenti della ricetta non sono ben bilanciate, non originalissimo.


LA SEQUENZA : nel finale , gli amici di Odd Thomas vanno a trovarlo nella casa dove si è rintanato con Stormy.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Soprattutto d'estate dovrei andare a ripescare molti più horror vintage.
Yelchin sta crescendo pellicola dopo pellicola.
La Timlin è molto più bella di quanto appaia nel film.
Un film come questo è l'ideale per rilassarsi dopo essersi spaccato di lavoro tutto il giorno.


( VOTO : 6,5 / 10 )


 Odd Thomas (2013) on IMDb

martedì 21 luglio 2015

Potiche ( 2010 )

Suzanne è la moglie borghese, annoiata e moderatamente depressa per il suo ruolo squisitamente ornamentale ( la potiche del titolo, statuetta di poco valore , utile al massimo come soprammobile) di un capitano d'industria che non fa della simpatia in famiglia e presso i suoi operai il suo cavallo di battaglia. Suzanne  è costretta a scendere in campo quando durante uno sciopero il marito viene addirittura sequestrato dai suoi operai e lo libera grazie all'intervento di un operaio sindacalista , suo vecchio amante, Babin.
Il marito , colpito da infarto , è costretto a lasciare tutto nelle mani della moglie e lei si dimostra inaspettatamente all'altezza del compito.
Il problema ora è il suo rientro in azienda, Suzanne di certo non vuole lasciargli il passo...
Ma quante corna ornano il capo di Madama la marchesa (d'industria)  Pujol? 
Tante, si possono scorgere tra un bigodino e l'altro mentre lei va correndo per boschi con la sua bella tutina rossa vintage , come tutto il resto dell'accessoristica del film, ispirato al decor settantiano più colorato.
Eppure a lei sembra non importare....
Ma, diamine siamo negli anni '70 , epoca di ribellione ed emancipazione e vuoi che anche lei non sia percorsa da un fremito di femminismo?
Non ci vuole stare a essere la potiche della situazione, la bella statuina, il soprammobile di tanta apparenza e nulla sostanza, un pezzo d'arredamento destinato a diventare in pochi anni un articolo da rigattiere.

Potiche, ritorno di Ozon alle atmosfere dai colori saturi e brillanti che avevamo conosciuto nel brillante 8 donne e un mistero è un film incentrato totalmente sul suo meccanismo narrativo di cronometrica precisione.
Una vicenda narrata per piccoli passi, con colpi di scena che cambiano le carte in tavola e animata da fermenti vecchi e nuovi.
Tutti vogliono evitare di essere la potiche della situazione.
La madama di cui sopra, il di lei marito e alla fine anche il corpulento deputato Babin scornato alle elezioni ma come ogni trombato elettorale che si rispetti con altra poltrona pronta per le sue natiche debordanti.
Una statuina che cade sempre in piedi.
Potiche ha un'esibito impianto teatrale sia nelle scenografie che nella recitazione ma è un qualcosa che sfugge alla definizione di teatro filmato per la grande vivacità della regia , per il dispiego di ambientazioni diverse e per la cura minuziosa delle ricostruzioni d'epoca.
Ozon  riunisce per l'ennesima volta la coppia dell'Ultimo metrò, la Deneuve e Depardieu ma il tempo che accarezza gentilmente le forme della divina Catherine, ora elegantissima signora di mezza età, ha cambiato totalmente il bravo Gerard senza però togliergli la sua fisicità, ora diversa, meno muscolare e più adiposa.

Potiche è un film che descrive anche il fallimento della politica di quegli anni senza salvare niente e nessuno.
L'industriale arrogante è sostituito da una moglie più tollerante ma classista come lui, appena più illuminata nella sua imprenditorialità mentre dall'altra parte la lotta contro i padroni porta a risultati minimi ma importanti.
E comunque anche i sottoposti hanno nel loro piccolo l'aspirazione a cambiare solo status sociale, non cercano di attuare quegli ideali socialisti che hanno l'aria di essere efficaci solo su carta.
La signora Pujol ha quindi deciso di rientrare nel mondo attivo entrando a gamba tesa sul marito fedifrago e coinvolgendo i figlioli anche loro, nel loro piccolo mondo di bambagia, aspiranti al titolo di potiche.
Potiche è un semplice divertissment che rievoca un'epoca che sembra già preistoria.
Adorabile per i suoi colori sparati, per la sua ricostruzione d'epoca minuziosa e per un cast a livelli stellari, Potiche è anche un piccolo gioiello di humour che sconfina spesso e volentieri nella fine satira politica.

Se può sembrare a prima vista una spietata critica a certo maschilismo, c'è da notare in Potiche non viene salvata neanche la metà femminile del cielo.
Ma sempre col sorriso sulle labbra.


PERCHE' SI : confezione perfetta, fotografia e cromatismo molto particolari, ottimi attori, si riunisce la coppia Deneuve / Depardieu.
PERCHE' NO : l'impianto teatrale è talmente esibito che gli dà un aspetto finto, si parla molto e questo scoaraggerà qualcuno, la satira politica potrebbe non piacere a qualcuno.


LA SEQUENZA : le passeggiate nei boschi della Denueve con la sua tuta Adidas rossa molto vintage.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE : 

Un attore come Depardieu capace di recitare letteralmente tutto, noi non ce l'abbiamo.
Mi stupisce che non abbiano mai pensato di farne un remake italiano vista la nostra situazione politica.
Ozon si dimostra ancora una volta cesellatore di generi.
In questo divertisment non si salva niente e nessuno.


( VOTO : 7 / 10 )


 Potiche (2010) on IMDb

domenica 19 luglio 2015

Spy ( 2015 )

Susan Cooper è un'agente CIA relegata dietro a un computer a fare da occhi e orecchie durante le missioni dell'agente Fine di cui è segretamente , ma neanche tanto, innamorata.
Lui muore in missione e lei decide di prendere chi è stato, apparentemente la figlia di un criminale ucciso dallo stesso Fine e nel frattempo deve impedire che la suddetta signora venda al miglior offerente una bomba nucleare che potrebbe sovvertire gli equilibri politici globali.
Tra Bulgaria, Budapest, Roma, Parigi e Lago Balaton Susan diventa l'agente CIA perfetto, stavolta con licenza di uccidere.
Ma anche di far ridere.
Paul Feig deve essere per forza il regista più femminista di Hollywood.
Dopo lo strepitoso Le amiche della sposa e  il giulivo Corpi da reato in cui creava un action al femminile con protagonista la ciccia di Melissa McCarthy, ora è la volta di sdoganare dal machismo la spy story bondiana e protagoniste sono sempre le ciccette in libera uscita della McCarthy che si presta con parecchia ironia al gioco.
In un contesto glamour che potrebbe fare da sfondo a un qualsiasi film di 007, con un eccellente surrogato di James Bond che ha la fisicità di un Jude Law ritornato bello come il sole dopo alcuni film in cui era ingrassato e imbruttito in modo preoccupante, Susan Cooper/ Melissa McCarthy si muove in modo insicuro tra errori da principiante e insicurezze scolpite a fuoco nel suo DNA.
Però ha sempre il colpo d'ala per non finire male, crivellata di pallottole o di coltellate , anzi ha sempre quello spunto che rasenta il genio che le permette di continuare la sua missione facendo lo slalom tra pericoli, trabocchetti e vincendo molti duelli all'arma bianca ( tipo quello nelle cucine).
Il suo mix di insicurezza , genio e fisicità sbagliata , perché in fondo è alta sempre un metro e un foglio di giornale e larga altrettanto, sono il perfetto contrappunto al fascino inglese di Law, con quegli occhi blu in cui lei si vorrebbe tuffare, quasi ci vorrebbe annegare e alla fisicità giusta ( ma con la testa sbagliata) di Jason Statham che interpreta il ruolo più spassoso della sua vita, quello di un agente che non è precisamente un fulmine di guerra in quanto a cervello.
Feig si muove agilmente tra la commedia , l'action e la parodia ma dà il meglio di sé nei duetti tra la McCarthy e la Byrne, altra a cui non manca di certo l'autoironia , ma soprattutto in quelli con Miranda Hart, la sua amica Nancy , un'altra che ha una fisicità sbagliata almeno quanto la sua , pur avendo caratteristiche fisiognomiche nettamente diverse ( diciamo che è alta almeno 30 centimetri più di lei).
Sono due nerd in un mondo di super agenti e lo urlano a squarciagola al mondo intero il loro essere comunque adeguate.
L'impressione è che a Feig vada stretta la parodia, non vuole diventare un nuovo Mel Brooks, vuole ibridare generi  e creare spazio per personaggi che in un mondo perfetto , tutto lustrini e pailettes , come quello hollywoodiano, non avrebbero possibilità di sopravvivenza.
E allora largo alle forma straripanti di Melissa McCarthy che non sarà veloce o aggraziata nei suoi movimenti ma arriva sempre al suo scopo e largo al confronto con tante tipe fisicamente perfette ( il film ne è letteralmente tappezzato) su cui il nostro agente poco speciale passerà sopra come un rullo compressore.
E' facile fare l'agente speciale con il fisico di un Jude Law o di un Daniel Craig.
Provate a fare l'agente speciale con un fisico alla Melissa McCarthy.
Tutto è più difficile.
Eppure lei ci riesce benissimo.


PERCHE' SI : film che si muove tra commedia, action e parodia bondiana, la McCarthy è un ciclone, Statham , Law e la Byrne stanno al gioco con autoironia.
PERCHE' NO : forse un po' troppo lungo, l'impressione è che a Feig stia stretta la parodia bondiana, astenersi chi cerca verosimiglianza.


LA SEQUENZA: la furiosa lotta all'arma bianca nella cucina dell'albergo contro una pericolosa pin up di verde vestita


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Un'altra Hollywood è possibile, fatta di bellezze non perfette e fisici non statuari.
Non vorrei che la McCarthy qui da noi facesse la fine di Steve Martin, incensatissimo in patria ma ignorato in Italia.
Feig ha ormai maturato un suo stile ma tremo all'idea del suo Ghostbusters al femminile.
Jude Law è ritornato bellissimo come il sole dopo alcuni film in cui era ingrassato, invecchiato e imbruttito. Ma come fanno?


( VOTO : 7 / 10 )


 Spy (2015) on IMDb

lunedì 6 luglio 2015

Burying The Ex ( 2014 )

Max sbarca il lunario vendendo cose assurde in un negozio a tema horror ed è fidanzato con Evelyn , ambientalista, vegana e insopportabile per le sue smanie dittatoriali.
Lui però sopporta da vigliacco fino a che su consiglio del fratellastro Travis decide di troncare la storia.
Dà appuntamento ad Evelyn in un parco e mentre lei sta arrivando un autobus risolve a Max tutti i problemi investendo l'arpia che gli muore tra le braccia non prima però di essersi promessi amore eterno.
E lei lo prende in parola: resuscita e da zombie comincia a complicare la sua vita che stava ricominciando a fiorire grazie alla presenza della bella Olivia.
E l'Evelyn zombie è molto più cattiva di quella di prima.
In un mondo perfetto grandi "vecchi" come il qui redivivo Joe Dante, Landis, Coppola e altri farebbero un film l'anno con budget multimilionari e tipi come maicolbei e compagnia cantante starebbero negli studios solo a consegnare le pizze e le bibite ai grandi che fanno cinema.
Ma si sa il mondo è ben lungi dall'essere perfetto e ci troviamo con un talento incredibile come quello di Joe Dante che riesce a fare cinema ogni cinque anni, ben che vada e con budget ridicoli, mentre è costretto a vegetare in televisione dirigendo episodi di svariate serie televisive .
Burying The Ex si inserisce tranquillamente nel suo percorso artistico fatto di cinema trasversale per non dire sbilenco, un modo di raccontare storie che tocca vari generi e tonalità e che si dimostra sempre feroce ed ironico allo stesso tempo.
Il film racconta la storia di un triangolo amoroso in cui , piccola complicazione, uno dei vertici è uno zombie e non di una tipa tranquilla ma di una stracciamarroni da competizione olimpica, capace di vedere il proprio convivente come un semplice lacchè o al massimo uno strumento per fare del sesso appagante. Per lei.
Max invece è il classico nerd cinefilo, uno che ha i poster ( italiani) di tanto cinema horror anni '50 e '60, tranquillo e bonario per non dire vigliacco.
E poi c'è Olivia, proprietaria di una gelateria a tema horror che è come lui, nerd cinefila e fan del cinema dell'orrore che non esita a uscire con lui per rivedere per la cinquantesima volta La notte dei morti viventi di Romero direttamente al cimitero in una proiezione organizzata da fans.
Cosa che Evelyn, sempre sprezzante verso Max, non avrebbe mai potuto fare.
Burying The Ex è una commedia sentimentale insaporita con l'elemento zombesco che unisce alcune sequenze splatter alle risate garantite dalla goffaggine di Max e dalle scene con il suo fratellastro Travis, uno che sembra preso da una commedia di Kevin Smith.
Su un canovaccio già visto Dante tesse la sua tela fatta di citazioni ironiche, accelerazioni pulp e nostalgia , ma veramente pacchi di nostalgia per una stagione di cinema che fu e che ora non è più.
Il cast è perfetto : si va da un Anton Yelchin perfetto nella parte di Max, sembra il classico tipo che trovi in fila alla posta o in farmacia, ad Ashley Greene che rende benissimo l'antipatia e la petulanza del suo personaggio, fino ad arrivare ad Alexandra Daddario, sexy goddess, qui nei panni di una ragazza della porta accanto.
Sono 90 minuti scarsi che scorrono in fretta, senza sorprese in un senso o nell'altro.
Anzi dopo la fine del film si rimane con un bel sorriso stampato sul volto perché ogni tanto finali così ci vogliono e soprattutto perché speri ardentemente che Joe Dante torni a lavorare presto al suo cinema e non sia confinato solo in serie televisive.
Magari quando passa è il regalino che chiederemo a Babbo Natale.
Intanto leggete la recensione di Lucia.


PERCHE' SI : il ritorno di Joe Dante, bel cast, si ride tra accelerazioni pulp e nostalgia.
PERCHE' NO : canovaccio non originalissimo, budget risicato.


LA SEQUENZA : la lotta finale a tre con Evelyn scatenatissima.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Far fare un film a Joe Dante , oggi, è', dannatamente difficile.
E' bello abbandonarsi alla nostalgia e rivedere i suoi film degli anni '80
Alexandra Daddario sempre più sexy goddess.
Quanto affetto per Mario Bava ancora oggi....


( VOTO : 7 / 10 ) 

Burying the Ex (2014) on IMDb