I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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martedì 8 luglio 2014

The Raid 2 : Berandal ( 2014 )

Rama ha appena terminato la sua prima missione in polizia  e ha lasciato dietro di sé una quasi interminabile scia di cadaveri ( per i dettagli si rimanda a The Raid: Redemption di cui abbiamo già parlato  qui ) e si accorge che in realtà il lavoro serio deve ancora arrivare.
Il suo compito è di infiltrarsi nella gang di un potente boss della mala, acquistare la sua fiducia scalando posizioni nelle gerarchie della sua banda e scoperchiare il calderone di corruzione che vede insieme altri mafiosi indonesiani e alte sfere della polizia.
Per fare questo deve rinunciare alla famiglia per molto tempo, andare in prigione e lottare come non ha mai fatto in vita sua.
Dove eravamo rimasti?
A una delle più esaltanti sorprese filmiche arrivate qui sui lidi italiani nel 2012 ?
Alla storia di questo gallese grosso come un armadio , trapiantato a Jakarta e che si è appassionato al Silat, arte marziale indonesiana ad alta velocità che si basa sulle movenze della tigre?
Oppure a Iko Uwais campione nazionale di Silat che a dispetto di una faccia un po' così e di due orecchie che lo fanno sembrare un taxi con gli sportelli aperti è una delle armi più letali arrivate su grande schermo fin dai tempi di Bruce Lee?
Si, ecco partiamo da questo e tuffiamoci a capofitto nei 150 minuti di The Raid 2 : Berandal un film che ha l'aria di essere un altro capitolo definitivo per quanto riguarda il genere action e di arti marziali.
Se il primo film era strutturato come un videogame senza troppi orpelli, divagazioni e notazioni a margine in questo caso è ben evidente l'ambizione di Gareth Evans (che ha diretto, montato e sceneggiato il tutto) nel creare una impalcatura , leggasi sceneggiatura, che incastonasse meglio le successioni di sequenze ad alto tasso adrenalinico che vengono snocciolate senza requie durante la visione.
Ci è riuscito?
Forse si ma a dir la verità quando uno viene assalito da una messe copiosissima di sequenze che ti mandano il cuore, i polmoni  e gli intestini immediatamente dietro le tonsille , non è che badi troppo alla trama.
Che comunque c'è, sembra quasi che Gareth Evans si sia richiamato al cinema hongkonghese di John Woo per ricreare una base da cui far partire le saette del suo cinema.
Mi farò molti nemici ma The Raid 2 : Berandal mi ha fatto riconsiderare al ribasso film di assoluto rilievo nelle mie preferenze come i due Kill Bill ( mi dispiace ammetterlo ma qui siamo a un livello superiore per quanto riguarda coreografie e combattimenti) e tutto quel cinema orientale ad alto numero di ottani che qui a bottega è idolatrato.
Perchè il film di Gareth Evans asfalta senza troppi problemi anche la quasi totalità di thriller coreani che adoro follemente.
E' qualcosa di semplicemente oltre, un'esperienza multisensoriale in cui le mani sono più veloci dell'occhio e del cervello e l'illusione cinematografica vola altissima piroettando dietro coreografie che non hanno eguali, almeno al momento.
Troppo entusiasmo?
Forse , ma è del tutto giustificato, lo spettatore viene sottoposto a un tour de force di godimento suino in cui si parte da un quindici contro uno in un bagno, a una lotta in mezzo al fango tutti contro tutti in cui abbondano braccini spezzati e gambette frantumate, per proseguire poi con una sequenza all'interno di una macchina che ricorda parecchio un'analoga scena di I saw the devil, ma qui la regia è ancora più pirotecnica , a un inseguimento ad alto numero di ottani in cui spuntano le armi da fuoco ( reperto occasionale in un film in cui va bene tutto come arma, dalla mano fino all'ascia bipenne ), a uno scontro in un vagone della metropolitana tra una gentile donzella armata di due martelli da calzolaio contro una banda di brutti banditi ( e indovinate chi vince), fino agli scontri finali a cui va incontro Rama, tra cui uno interminabile all'interno di una cucina di ristorante.

Non ci sono parole per descrivere il tutto, è un fiume in piena che investe tutto e tutti , è una nuova pietra di paragone nel cinema di mazzate, qui si schiantano teste con la mazza da baseball ( e il rumore che fa la mazza che incontra la testa è un suono che ti rimane in testa anche ben oltre i titoli di coda), si rompono vetri, muri e chi più ne ha più ne metta.
E ci si chiede come diavolo abbia fatto il buon Evans a girare il tutto, la macchina da presa è sempre lì in mezzo a disegnare ghirigori esattamente come le mani e le gambe che mulinano nell'aria durante gli interminabili combattimenti.
Non so quasi trovare le parole per descrivere The Raid 2 : Berandal.
Posso solo esortare a vederlo, non ve ne pentirete sicuramente.
Io ero talmente impaziente che non ce l'ho fatta ad aspettare il 10 settembre, giorno dell'uscita del dvd in Italia ( solito terzomondo cinematografico, è uscito dovunque al cinema mentre da noi, con la merda che mandano su grande schermo non c'era proprio lo spazio per farlo uscire?).
E comunque il 10 settembre, o giù di lì , il dvd sarà mio.

( VOTO : 9 / 10 ) 

The Raid 2 (2014) on IMDb

sabato 19 aprile 2014

Merantau

Yuda, un ragazzo esperto in una particolare arte marziale,il Silat, dalla campagna , arriva nella grande città di Jakarta per espletare il suo Merantau, un rito secolare di passaggio dall'adolescenza all'età adulta in cui i giovani si devono fare un nome nella grande metropoli dopo aver abbandonato la tranquilla vita del villaggio.
Sulla sua strada incontra la ballerina/ prostituta Astri assieme al fratellino e cerca di difenderla dalle angherie del piccolo boss della mala Ratger e del suo braccio destro Lars. Yuda cercherà di salvare i due giovani anche a prezzo della propria vita....
Merantau è il secondo film firmato da Gareth Evans, giovanottone gallese trapiantato in Indonesia che ha scosso le anime cinefile con The Raid : Redemption di un paio di anni fa , a cui pare sta dando un paio di seguiti, di cui uno schedulato per quest'anno e uno annunciato per l'anno prossimo.
Intanto per tenersi in attività il nostro ha firmato anche un segmento ( il più bello) dell'horror a episodi V/H/S 2, giusto per far venire l'acquolina in bocca ai suoi fans e a tutti quelli, come il sottoscritto, che stanno aspettando a braccia aperte un degno seguito a The Raid : Redemption.
Merantau è una sorta di introduzione in sedicesimo della struttura quasi a simulare i quadri di un videogame che aveva fatto la fortuna dell'altro.
E se l'altro era stato da me definito l'accademia della mazzata, qui è come se fossimo alla scuola media perché rispetto all'altro è tutto più ovattato, sembra che si rischi di meno, quasi fosse fatto con la sordina per non esagerare.
Visto in versione italiana la cosa che disturba maggiormente è il doppiaggio pedestre assieme a qualche particolare che fa venire fuori una certa inesperienza (il finale in questo senso fa quasi sorridere per la sua ingenuità).
In fondo è un film abbastanza povero , sia perchè girato in totale economia , sia perché ha una sceneggiatura decisamente spartana, un mero accompagnamento al clou del film che sono i duelli fisici a cui si sottopone il protagonista che è la carta vincente di questa pellicola.
Infatti attira quella sorta di corto circuito tra l'aspetto di Iko Uwais, un campione vero di Silat, arte marziale indonesiana scoperto da Gareth Evans allorchè girò un documentario nella sua scuola, che ha una faccia da bravo ragazzo, con due orecchie a sventola che lo fanno assomigliare a una taxi con gli sportelli aperti eppure mena come un ossesso in sequenze ad alto tasso acrobatico in cui sembra avere più braccia della dea Kalì.
Certo in The Raid : Redemption è tutto più amplificato ,più selvaggio, meglio realizzato,anche meglio coreografato però Merantau pur con tutte le sue debolezze è onesto e volano mazzate cecate per metà film  che quasi ti azzerano la salivazione, cioè ti dà esattamente ciò che vuoi.
Quindi un certo numero di orgasmi è assicurato a tutti quelli che quando vedono volare mazzate hanno un certo movimento nei quartieri bassi....
Ancora devo capire che cosa ci fa un ragazzone gallese in Indonesia ma se fa film come questi....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Merantau (2009) on IMDb

giovedì 20 giugno 2013

V/H/S/2 ( 2013 )

Il primo V/H/S era stato una ventata di novità nel panorama horror odierno: usato la tecnica ormai abusata del mockumentary e del found footage si era distinto per essere la prima antologia ad episodi realizzata con quelle famigerate tecniche e invece di guadagnarsi improperi e contumelie, almeno da parte mia , mi aveva fornito due ore di goduria suina, tra alti e bassi, ma soprattutto alti.
Vedere questo V/H/S/2 da una parte fa un po' paura perchè si è perfettamente consci che è sparito l'effetto sorpresa e il tutto potrebbe essere stato dato in pasto al pubblico famelico solo per esigenze di pagnotta  non per ispirazione, d'altra parte se nel primo episodio solo la presenza di Ti West faceva venire l'acquolina in bocca, stavolta i nomi già segnati sul taccuino sono anche di più, quindi la scialorrea è garantita.
Così come è elevato il rischio di delusione.
Diciamolo subito, a scanso di equivoci. La goduria suina garantita dal primo capitolo ritorna qui se possibile amplificata anche se distribuita in modo meno soddisfacente rispetto al precedente film. Se nel primo V/H/S l'effetto sopresa permetteva di sorvolare sulla debolezza di alcuni segmenti, in questo secondo ci sono due assolute perle e tre episodi piuttosto perdibili. Ma  c'è come una consapevolezza maggiore nell'uso del mezzo espressivo. Se alcuni episodi del capitolo precedente apparivano decisamente sperimentali nel loro essere pionieristici, qui il tutto appare tecnicamente molto più centrato ed elaborato.
Il film è strutturato esattamente come il precedente con un episodio cornice che racchiude tutti gli altri che sono contenuti in videocassette che sono visionate dalla coprotagonista del segmento da cui originano gli altri.Partiamo allora con la disamina dei singoli episodi:
1 ) Tape 56 (di Simon Barrett) : è l'episodio cornice. Due investigatori privati dopo aver pedinato un uomo nell'atto di cornificare la moglie , devono trovare un ragazzo sparito da un paio di settimane senza che la polizia abbia fatto nulla per ritrovarlo. Arrivano a una casa che è il suo presunto nascondiglio e in una sala piena di schermi e di videocassette vedono filmati del ragazzo assieme ai vari segmenti di cui si compone il film. Ma per i due la sorpresa è in agguato e non sarà tanto piacevole. Tape 56 è l'episodio meno convincente del film , come cornice era molto meglio il Tape 49 del film precedente. Qui non c'è nulla di nuovo, una rimasticatura stanca di suggestioni stantie e anche la sorpresa che i due trovano nella casa non aggiunge nulla di nulla. Bocciato. ( VOTO : 5 /10 ) .
2) Phase I Clinical Trials ( di Adam Wingard). Wingard era il regista di Tape 49 e qui ritorna sia dietro che davanti la macchina da presa. Dopo aver perso un occhio in un incidente , un uomo se ne fa impiantare uno bionico. Il problema è che se con quell'occhio che elabora continuamente dati somiglierà a una specie di Terminator o a L'uomo da sei milioni di dollari, è anche vero che subirà un piccolo effetto collaterale. Vede anche tutte entità spiritiche cattivissime che sembrano divertirsi un mondo a mettergli paura e a rovinargli la vita.E una tizia piombata a casa sua gli spiega che è tutto normale. Boh, sarà... Se l'incipit è valido poi il susseguirsi di spaventi risulta abbastanza meccanico e anche il finale ( ATTENZIONE SPOILER: con il protagonista che si strappa quel dannato occhio) è abbastanza prevedibile. Peccato , parte bene ma poi si arena strada facendo ( VOTO : 5,5 /10 ) .
3) A Ride In The Park ( di Gregg Hale ed Eduardo Sanchez) Gregg Hale è un nome per me sconosciuto ma Eduardo Sanchez è uno dei registi di The Blair Witch Project e del piacevole Lovely Molly, anche quello girato con una tecnica abbastanza ibrida. Qui siamo al found footage ai massimi livelli: una coppia di cicloamatori ( con lui che ha una telecamera montata sul caschetto) in pedalata in un parco trovano quello che sembra un cadavere. Si avvicinano e il presunto cadavere morde il ciclista che da lì a poco si trasformerà in zombi. E vedremo la mattanza in soggettiva: lo zombie si comporta da zombie, attacca umani , ne mangia le carni, prende anche parecchie mazzate e non fa una bella fine. Sembra anche che ci sia un substrato ironico in una storia in cui volano letteralmente sangue e frattaglie.
Per quanto riguarda la goduria suina di cui si parlava all'inizio qui siamo quasi a livelli massimi: la storia non sembra essere nuova ma il modo in cui è girata la rende accattivante e originale . Quasi ti dispiace che finisca così presto. Assieme a Safe Heaven è l'episodio migliore. ( VOTO : 8 / 10 ).
4) Safe Heaven ( di Gareth Evans e Timo Tjahjanto). E qui siamo proprio all'università del found footage . Assieme all'episodio precedente è decisamente il vertice del film, si arriva a un livello a cui nessun episodio del primo V/H/S era arrivato. Del resto i nomi dei registi fanno venire l'acquolina in bocca: Gareth Evans, gallese trapiantato in Indonesia dove ha dato alle stampe quel cult che risponde al nome di The Raid : Redemption , dirige questo episodio assieme al suo amicone Timo Tjahjanto autore di un episodio nella megaantologia horror The ABCs of Death ( Libido uno dei migliori , senz'altro il più malato) e coregista di un altro piccolo cult che risponde al nome di Macabre ( la cui recensione la trovate qui). Si narra la storia di un giornalista con la sua piccola troupe che ottiene la possibilità di intervistare una specie di guru religioso molto discusso proprio all'interno di quello che è il suo santuario. Safe heaven fa respirare orrore vero prima a livello di atmosfera perchè quando il guru spiega come è strutturata la vita nel suo santuario e le regole della sua religione  corrono i brividi lungo la schiena. Poi da una semplice suggestione si passa direttamente alle secchiate di sangue e alla violenza inaudita che non risparmia niente e nessuno, spettatore compreso.
Peccato per la creaturona capronica che appare nel finale, avrei preferito farne a meno, bastava già quello che si era visto in precedenza. Qui siamo all'eccellenza del found footage; guardando in giro difficile trovare di meglio. ( VOTO : 8 / 10 )
5) Slumber Party Alien Invasion ( di Jason Eisener) Anche Eisener ha diretto un episodio in The ABCs of Death ( Y for Youngbuck, francamente non dei migliori) e qui si lancia in un incontro umani /alieni. E' come se il solito gruppetto di ragazzi decerebrati da slasher movie incontrasse gli alieni che però invece di essere inoffensivi come quelli di Spielberg sembrano le creature già viste in The Descent di Neil Marshall. Anche qui niente di nuovo: gran ritmo, Eisener la butta abbastanza in caciara sia per mascherare la povertà produttiva sia per rendere più ansiogeno il tutto ma il risultato, pur decente, rimane abbastanza nella media e lontano dall'eccellenza.( VOTO 6 / 10 ) .
Facendo una media aritmetica , l'operazione V/H/S/2 è da promuovere ampiamente: e se anche fosse stata infestata di episodi mediocri ( in realtà ce n'è uno solo mediocre) contiene al suo interno due gioielli luminosi che da soli valgono il cosiddetto prezzo del biglietto.
Chissà se al prossima volta dal supporto magnetico si passerà al digitale...ma vuoi mettere il fascino della buona , vecchia videocassetta?
Comunque ben vengano queste antologie che permettono di conoscere nomi e talenti nuovi...

( VOTO : 6,5 / 10 )


V/H/S/2 (2013) on IMDb

giovedì 4 aprile 2013

Modus Anomali ( 2012 )

Un uomo si sveglia improvvisamente in un bosco dove era semi sepolto da un cumulo di terra. Prova a telefonare alla polizia ma non sa dove si trova nè ricorda come si chiama.Vicino a dove si trova c'è una casetta in cui trova una telecamera con un post it  in cui c'è scritto premere play. Il filmato riguarda un misterioso killer che uccide a favore di camera una donna in avanzato stato di gravidanza. L'uomo che ha scoperto di chiamarsi John Evans e di essere stato separato dalla sua famiglia composta da moglie e due figli, indietreggia alla visione e inciampa in qualcosa. E'il cadavere della donna che ha appena visto nel video. Fugge con le mani insanguinate, cerca delle cose che possano aiutarlo nella monovolume parcheggiata fuori ma nulla. Sembra tutto fatto apposta affinchè lui lasci indizi di colpevolezza di un qualcosa che non ha commesso.
Nel bosco scopre di non essere solo ma di essere inseguito da qualcuno che sta giocando con lui come al gatto col topo. E John non ci sta ad essere il topo.
E qui mi fermo con la sinossi ( ho raccontato solo pochi minuti di film) perchè Modus Anomali è il classico film che deve essere scoperto ad ogni sequenza un po' come si spillano le carte da poker.
In effetti sembra tutto un gioco di strategia in tempo reale in cui il John Evans di cui sopra è spinto come da una mano invisibile a fare cose che potrebbero ritorcersi contro di lui in un ipotetico futuro in cui ci si trovi a spiegare che cosa è successo realmente e quale il proprio grado di coinvolgimento.
La cinepresa di Joko Anwar, regista e sceneggiatore di questo film indonesiano recitato in un inglese un po' strano ( ma tanto di dialoghi ce ne sono pochissimi) , pedina da vicino un protagonista perplesso , creando una sorta di empatia col personaggio perchè lo spettatore vede tutto attraverso i suoi occhi, come lui è colpito e quasi affondato dalle nuove scoperte in un itinerario che sembra veramente un gioco dell'oca in cui tutto è stato stabilito da una mente perversa.
Quando tutto sembra incanalarsi verso una soluzione da slasher silvestre con un killer misterioso che direttamente o indirettamente, tramite trappole piazzate nel bosco, cerca di uccidere i vari componenti della famiglia ( perchè il John Evans di cui sopra ha un paio di figli che sta cercando e loro stanno cercando lui), Modus Anomali cambia decisamente registro.
E' come se si tornasse alla casella in cui eravamo in precedenza senza passare dal via: ricomincia tutto dall'inizio sia per John che per lo spettatore che ora è costretto a fronteggiare un qualcosa ancora di più diabolico di un semplice slasher .
La mente corre affannata alla ciclicità proposta dai paradossi temporali di gioiellini come Triangle o Los Cronocrimenes ma qui di paradossi temporali non ce ne sono. C'è solo un meccanismo ciclico di perversione fuori della norma in cui viene amplificato il concetto di homo homini lupus , in cui cacciatore e preda, vittima e carnefice si cambiano di ruolo.
C'è una logica in tutto questo? Forse no ma del resto anche un titolo in latinorum come Modus Anomali non vuol dire nulla.
C'è una spiegazione? Credo che in un film come questo meno spiegoni ci sono e meglio è.
Funziona tutto perfettamente nel percorso narrativo del film? Anche qui è dura rispondere. Dirò solo che inevitabilmente ci sono alcune scelte fatte ad minchiam dai (pochi) personaggi in scena ma che appena partiti i titoli di coda viene subito la voglia di rivedere il film daccapo per controllare se tutto fila liscio.
Ma alla fine chissenefrega.
Modus Anomali è un film di adrenalina pura in cui niente è come sembra. Forse.
L'importante è che non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo in una lotta per la sopravvivenza girata anche in modo stiloso con abboandante uso della steadycam e della macchina da presa a mano per dare al tutto un aspetto ancora più trafelato, un po' come il protagonista, Rio Dewanto , che è presente quasi in ogni fotogramma del film impegnato in un tour de force fisico e mentale insostenibile per un comune mortale.
Impossibile definire un film come Modus Anomali: un thriller/ horror ad orologeria in cui la precisione scandita dal ritmo implacabile della narrazione è opacata volutamente da un alone di indeterminatezza che circonda il protagonista e la vicenda narrata.
Un uomo perso in un bosco somigliante più a un labirinto senza uscita che a un luogo adatto a trascorrere una serena vacanza all'insegna del relax assoluto .
Un buco nero che inghiotte anime e corpi.
Natura matrigna.

( VOTO : 7,5 / 10 )  Modus Anomali (2012) on IMDb

giovedì 7 giugno 2012

The Raid : Redemption ( 2011 )

Marò quante mazzate! E quanto ho da dire su questo film già potrebbe finire qui.
Suvvia, si scherza : questo genere non è propriamente la mia cup of tea ma visto il mio apprendistato a suon di ceffoni di Bud Spencer ora si può anche pensare a un'evoluzione. E qui ci siamo evoluti parecchio.
Film come questo rischiano ad ogni momento di essere solo dei contenitori sterili di coreografie fini a se stesse, roba che sicuramente soddisfa i palati avvezzi a questo genere ma che rischia di allontanare definitivamente chi non è propriamente un fan o un esperto di questo tipo di spettacoli.
Eppure The Raid: Redemption mi ha attirato come una calamita.
Bello il contesto stile Distretto 13 carpenteriano ( con i cattivi asserragliati dentro), un incipit molto simile a quello del francese La Horde con una squadra di poliziotti che deve stanare dei delinquenti e si ritrova  prigioniera in un palazzo prigione(  nel film francese c'erano famelici zombies), efficace lo squallore delle scenografie interne che aggiungono angoscia a uno scenario già horror di suo con tutte queste porte dietro le quali si può nascondere di tutto.
Compresa una morte istantanea.
Dicevo horror : ci sono parecchie efferatezze in stile orrorifico durante questo film con uccisioni a colpi di arma da fuoco esplosi a bruciapelo, oppure all'arma bianca usando varie armi da taglio, per non parlare di occasionali corpi contundenti (tipo il basamento di una porta sfondata) che diventano armi letali ottimi per sezionare carotidi.
E poi ci sono le spettacolari coreografie ad altissima velocità che sono ideate dal protagonista, Iko Uwais, una vera forza della natura e da Yayan Ruhian che qui fa la parte del mad dog, villain che detesta le armi da fuoco e adora uccidere a mani nude.
Il film diretto dal gallese( ma trasferitosi a Jakarta da molti anni) Gareth Evans è una produzione indonesiana che non ha nulla di europeo: le scene di lotta si basano su una locale arte marziale che si chiama Pencak Silat , specialità in cui Iko Uwais è stato campione nazionale.
I combattimenti  a mani nude sono lunghi , furiosi e ottimamente girati senza troppi artifici registici. Sono tutti molto realistici e sicuramente susciteranno meraviglia.
I personaggi naturalmente sono al grado zero di approfondimento perchè in fondo questo è un film che non se ne fa nulla del loro QI.
Qui c'è amore per lo spettacolo cinematografico, la volontà di consegnare allo spettatore un qualcosa che appaghi le sue cornee affamate di nuove sensazioni forti.
E qui sembra di stare sulle montagne russe o sull'ottovolante.
The Raid : Redemption non è un film per educande ma qualcosa di estremamente violento anche se è un errore pensare che contenga  solo risse di massa: ha anche senso del ritmo con moltissimi stop 'n' go  (momenti di calma apparente prima e dopo esplosioni di furia) racchiusi in un architettura  da videogame.
Il livello di difficoltà si fa sempre più elevato e diventa sempre più complicato trovare vie d'uscita.
Una cosa che mi ha un po' stupito è che  al contrario di quello che ci si attenderebbe non c'è il rendez vous col boss dei boss: il culmine è il combattimento con il mad dog di cui sopra in cui c'è proprio da divertirsi.
Un combattimento in inferiorità numerica da parte del supercattivo che per tutto il film ha fatto a tranci tutti i poliziotti incontrati.
The Raid: Redemption è stato girato con un budget risicatissimo (1,1 milioni di dollari) ed è in rampa di lancio per il mercato americano. La parola Redemption è stata aggiunta al titolo internazionale solo per motivi di copyright.
Il regista ha affermato che è il primo capitolo di una trilogia.
Visto all'ultimo  Festival di Torino è un film che di festivaliero non ha proprio nulla.
Ma può essere visto come un nuovo punto di riferimento per l'action e per i film di arti marziali.
A confronto le tarantinate sono scherzi da ragazzi brufolosi.

( VOTO 8 / 10 ) The Raid: Redemption (2011) on IMDb

lunedì 26 marzo 2012

Macabre ( 2009 )


Gli ingredienti per il solito prodotto di serie, derivativo fino al midollo, c'erano tutti.
I soliti ragazzi a cui il destino fa compiere la scelta sbagliata( sempre una dannata questione di ormoni), la solita villa mausoleo nascosta nel mezzo del chissaddove, la solita famiglia in apparenza tranquilla che invece è formata dai un manipolo di  pazzi sanguinari in odore di immortalità.
Eppure questo film dei Mo brothers, come si firmano loro, è qualcosa di più del semplice slasher citazionista figlio degenere della nuova ondata di horror americani e nipote cancrenoso dei massacri texani alla motosega di Hooper o delle colline occhiute di Craven.
Diciamo che la filosofia di fondo è diversa: qui tutto è a favore di camera, gli ambienti non sono squallidi ma semplicemente inquietanti, la mostruosità non è fenotipica ma racchiusa dietro una maschera di normalità, come negli ultimi horror francesi da Martyrs al fenomenale A L'interieur.
Macabre ha una struttura che ricorda parecchio questo ultimo film con la sola differenza che nel film francese era una lotta tete a tete mentre qui ci sono parecchi personaggi coinvolti.
Dopo una veloce introduzione in cui si tipizzano sommariamente i futuri sventurati illustrando rapporti familiari non proprio adamantini nel gruppo di ragazzi , si entra abbastanza presto nel vivo del film.
La villa è un tetro simulacro di sventura, macabra come poche per la sua aria vecchia e stantia. Anche sedersi su un vecchio, polveroso divano mette a disagio.
Figuriamoci la cena.
Dopo circa 30 minuti parte la carneficina all'arma bianca che allo spettatore risparmia poco e niente, compresa la strage di un gruppo di sprovveduti poliziotti.
Finale con l'impettita padrona di casa, donna di età indecifrabile, con una voce stentorea da Christopher Lee in gonnella, che brandisce con estrema nonchalance una motosega per affettare chi è sopravvissuto.


L'orrore ha una madre.


Questo l'efficacissimo slogan che compare sulle locandine di Macabre (altro titolo internazionale Darah).
Mi permetto di aggiungere che l'orrore oltre a una madre ha anche tre figli che non sono proprio così raccomandabili tra manipolazioni, sezionamenti e insensibilità al dolore.
Se i ragazzi protagonisti vanno alla mattanza per le loro scelte sbagliate, brilla per stupidità la sedicente supersquadra di poliziotti (sottotesto politico?) che aggiungerà sangue ad altro sangue.
Quello che colpisce di Macabre è l'estrema pulizia stilistica ( quasi un controsenso in un film dove vengono spezzate ossa a vista e il sangue schizza da tutte le parti) che permette ai registi di avere un controllo totale nelle scene più "concitate" e allo stesso tempo lascia intuire una bella mano anche quando si tratta semplicemente di far accumulare la tensione.
Esemplificativa in questo senso la sequenza della cena all'inizio del film che fornisce generosi dosi di inquietudine pur non accadendo praticamente nulla.
Bastano sinuosi movimenti della cinepresa per creare questo clima ansiogeno con la sensazione che succeda l'irreparabile da un momento all'altro.
Macabre fa apparire roba tipo Saw Hostel come divertissiment per mocciosi foruncolosi.
Inedito in Italia ma non è un problema.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Macabre (2009) on IMDb