I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.
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lunedì 2 marzo 2015

Automata ( 2014 )

Nel 2044 a causa di modificazioni dell'attività solare la Terra sta andando verso una progressiva desertificazione. L'apocalisse ha già sterminato il 99,7 % della popolazione e i sopravvissuti, 21 milioni, vivono all'interno di grandi città. Sono coadiuvati dai robot, gli Automata, per svolgere tutte le mansioni ordinate dagli umani. Hanno solo due regole: non si possono autoriparare e non possono danneggiare gli umani.
L'investigatore assicurativo della Roc Robotics Corporation, Jacq Vaucan scopre un robot che si è autoriparato assieme ad altre anomalie.Possono essere una minaccia per l'umanità e per questo devono essere individuati e fermati.
Almeno così crede...
Evidentemente la Spagna ci ha preso gusto col cinema di genere: almeno ci investe dollaroni, non tantissimi rispetto alle roboanti produzioni hollywoodiane ma mi pare che 7 milioni di dollari siano un budget più che adeguato per una produzione europea, spagnola nel particolare( anche se tecnicamente è una coproduzione), girata in Bulgaria per abbattere i costi.
Automata non potendo competere sotto il profilo degli effetti speciali con gli sci fi di oltre Oceano, si situa in quel territorio di futuro distopico e fantascienza esistenzialista che difficilmente è percorso dal cinema mainstream americano, desideroso più di sensazioni epidermiche che di suggestioni che scavino un po' più nel profondo.
Dopo un inizio in cui chiaramente si intuisce quale sia  la stella polare delle leggi a cui devono sottostare gli androidi ( sono praticamente una rielaborazione delle tre leggi della robotica "promulgate" da Isaac Asimov) veniamo immersi in uno scenario urbano futurista che ricorda molto da vicino, forse anche troppo da vicino, le atmosfere nebulose di Blade Runner.
Un atmosfera malsana che subito si tinge di thriller ma soprattutto di noir con un protagonista ansioso di dimostrare la sua umanità in un mondo che ha ben poco di umano.
E' bello il personaggio di Jacq Vaucan, investigatore assicurativo in cerca di normalità, immerso in un mondo che sente non appartenergli e ansioso di conoscere quella figlia , la moglie sta per partorire, che gli permetterebbe finalmente di sentirsi umano a tutti gli effetti.
E la storiaccia su cui sta indagando mette a dura prova tutte le sue certezze nella distinzione tra robot e umani: chi sono i veri cattivi? chi sta veramente danneggiando la razza umana ? chi vuole sterminare androidi solo per malcelato odio razzista ( o meglio specista in questo caso) o dei robot evoluti che vogliono una vita migliore andandosi ad isolare in anfratti di mondo proibiti agli umani?
Il film di  Gabe Ibanez, figlio putativo di Alex de La Iglesia di cui ha curato gli effetti speciali nei primi film, alla sua opera seconda, dimostra maturità notevole nel maneggiare il mezzo espressivo peccando solo in un certo timore nell'affrancarsi da certe , visibili influenze.
Stilisticamente Automata ha molti padri che gli donano un aspetto un po' curioso in cui somiglia un po' a tutti e a nessuno, un patchwork visivo accattivante pur nella sua totale desaturazione cromatica.
La Terra su cui incrociano i propri destini Jacq , un manipolo di androidi "difettosi" e gli altri investigatori della Roc Robotics Corporation è un mondo dominato dal grigio degli scantinati opprimenti dell'inizio e dal colore sabbia del deserto radioattivo in cui è ambientata la seconda parte, uno sfondo da western futurista valorizzato nel migliore dei modi da una regia attenta e  precisa.
La Terra è un pianeta ferito quasi a morte in cui può sopravvivere solo una forma di "vita" capace di evolversi.
Nella seconda parte forse c'è un eccesso di zelo nell'esporre certe tematiche ( la distruzione del pianeta ad opera dell'uomo, l'integrazione possibile tra uomini e androidi, l'evoluzione delle forme di vita per sopravvivere alle catastrofi naturali, la progressiva umanizzazione dei robot che diventano consapevoli del loro destino) ma è un eccesso dettato dalla generosità.
Curioso vedere l'uno di fronte all'altra gli ex coniugi Banderas con Melanie Griffith che a furia di ritocchini e botox è espressiva come gli androidi di cui si parla.
Automata è un tentativo abbastanza riuscito di cinema di genere europeo da contrapporre allo strapotere hollywoodiano.
Se non ci si riesce con gli investimenti e gli effetti speciali bisogna sopperire con l'intelligenza.
E il film di Ibanez ne dimostra una dose più che sufficiente.


PERCHE' SI : intelaiatura visiva convincente, stimola la commistione tra sci fi, thriller e noir, Banderas in un personaggio ben scritto e adeguatamente caratterizzato.
PERCHE' NO : le influenze ci sono e sono tutte lì in bella vista, forse troppo, qualche taglio avrebbe giovato, forse un certo eccesso di zelo nell'esporre molte tematiche importanti.

( VOTO : 7 / 10 )

 Autómata (2014) on IMDb

giovedì 25 aprile 2013

Prowl ( 2010 )

Amber vive in una piccola cittadina della provincia americana che da tempo le sta un po' troppo stretta. Cerca di trasferirsi nella grande città, il sogno si chiama Chicago,la Windy City, e pare che il destino le voglia dare una mano. C'è un appartamento che la sta aspettando , però si deve recare sul posto per prenderne possesso altrimenti lo prenderà un altro. Non avendo mezzi di trasporto decide di andarci con il suo gruppo di amici. Col furgoncino di uno di loro partono ma appena fuori della loro cittadina rimangono in panne in mezzo alla strada. Accettano il passaggio di un camionista ma il tragitto non è quello che pensano loro. Sono portati in una specie di fabbrica abbandonata che è popolata di strani esseri. Sanguinari e sembra che ognuno di loro voglia un pezzo dei malcapitati ragazzi.
Per Amber e gli altri comincia una lotta selvaggia per la sopravvivenza....
Prowl comincia come peggio non si potrebbe, cioè come milioni di altri film. Anche se non conoscessimo il genere di film che ci stiamo apprestando a vedere , riconosceremmo subito che è un horror.
Il solito gruppo di adolescentiminkia, o meglio di giovani adulti usciti da un pezzo dall'adolescenza almeno anagraficamente ma cerebralmente regrediti come se potessero rimanere teenagers a vita mantenendo però tutti i vantaggi dell'essere adulti ( tipo sfondarsi il fegato d'alcool), il solito chiacchiericcio insulso sulla sacra triade sesso, sport e rock'n'roll, i soliti frullati di testosterone testicolare da parte di maschietti abituati a pensare solo con quel toro che gli scalpita nelle mutande, pardon boxer, mentre le signorine fanno le ochette.
E naturalmente vengono servite anche montagne di due di picche al nerd di turno ( se è l'unico che porta gli occhiali un motivo ci sarà pure, anche se la mamma sicuramente gli ha spiegato che fare quelle cosacce fa diminuire la vista) che però è l'unico fornito di mezzo di locomozione.
In questo quadro desolante c'è spazio solo per il personaggio di Amber, quella che vuole fuggire perchè il paesino le sta troppo stretto, l'unica che sembra annoiata dalle chiacchiere degli altri, che sembra sopportarli a malapena...però sono suoi amici.
Dopo la mezzoretta canonica in cui succede poco o nulla, il film cambia decisamente registro e finalmente si vede qualcosa che non sia il piattume visto fino ad ora. Niente di memorabile , per carità , ma almeno Prowl raggiunge il suo scopo di intrattenere e lo fa anche decentemente.
Si vede che è fatto tutto un po' al risparmio, le creature fameliche che vogliono fare a tranci i ragazzi ( e diciamocelo, un po' tifiamo per loro perchè quei minchioni non si sopportano) sembrano dei vampiri zombizzati o degli zombi vampirizzati , fate un po' voi e sembrano portati via di peso dalle sessions di 30 giorni di buio.
Anche qui deja vù, quindi ma perlomeno il regista grazie ad alcune scelte visive azzeccate e a uno score musicale decisamente incalzante che riesce a sottolineare con vigoria i momenti clou del film, non manda tutto in vacca ma riesce a confezionare uno spettacolo accettabile.
Tra inseguimenti e fughe verso l'alto, arrampicate scarrafone/style sulle pareti dell'enorme fabbrica  con qualche tremolio della cinepresa di troppo che serve più per nascondere che per mostrare, Prowl nella seconda parte, quella in cui si vedono sangue, fegatini e frattaglie varie, scorre che è una bellezza, anche in virtù di un minutaggio decisamente ridotto ( 80 minuti scarsi).
La rivelazione che cambia tutta la prospettiva del film non disturba più di tanto, così come è positivo che rimanga un alone di mistero su quelle creature, su chi le ha create e sul perchè invece di invadere qualche città piena di sangue fresco di giugulare, si autoconfinino in una fabbrica abbandonata nutrendosi con sacche di plasma.
Certo ci potevano risparmiare la lezione di filosofia spicciola fatta da Veronica a Amber...ma dura poco...
Non me la sento di condannare un prodotto come questo, perchè è fatto con un pugnetto di dollari ma non sfigura accanto a produzioni ben più blasonate e di questo va dato merito al regista che fa di necessità virtù  e usa benissimo la clamorosa location che gli fornisce la produzione, un capolavoro di archeologia industriale trovato da qualche parte della Bulgaria.
Ultima notazione tecnica: ma quanto è bella Ruta Gedmintas e perchè non è la protagonista visto che Cortney Hope di fronte a lei sembra un gatto scorticato o una cozza appena staccata da uno scoglio?

( VOTO : 6 / 10 ) 

Prowl (2010) on IMDb