I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

domenica 16 febbraio 2014

Italia anni '70 - L'etrusco uccide ancora ( 1972 )

Jason Porter, archeologo è in Italia , vicino Spoleto per fare degli scavi nella locale necropoli etrusca. Fotografa l'interno di una necropoli un affresco in cui riconosce il dio Tuculca, un dio terribile che uccide a colpi di bastone. E sembra che una coppietta ritrovata barbaramente massacrata a colpi di bastone sia stata uccisa proprio seguendo il rituale del dio etrusco. Porter è sospettato anche per via del suo passato oscuro da alcolista che torna con le fattezze della sua ex fidanzata Myra , ora assieme all'umorale direttore d'orchestra Samarakis che è a Spoleto per un concerto.
L'accostamento degli omicidi al rito del dio Tuculca fa guadagnare al serial killer un 'aura quasi soprannaturale. Porter , il sospettato numero uno, comincia ad indagare per conto suo....
L'etrusco uccide ancora è la prima delle due incursioni di Armando Crispino nel campo del giallo / thriller che allora stava per affermarsi su larga scala.
Ma lo fa sempre partendo da un'ottica più alta rispetto al genere in cui si cala , mettendosi nella scia del giovane Argento ma allo stesso tempo usando delle soluzioni poi mutuate da lui e da altri in anni successivi ( lo stesso utilizzo della musica, il Requiem di Verdi, che sottolinea con la sua forza espressiva la brutalità degli omicidi, sarà condiviso anche da Argento in Profondo Rosso come anche in altri suoi film successivi).
L'etrusco uccide ancora deve molto del suo fascino ad un ambientazione peculiare ritrovata anche in altri gialli all'italiana ma che qui viene sfruttata a dovere.
Spoleto è un set naturale bellissimo utilizzato con una certa generosità,  fa da sfondo a un lungo inseguimento in automobile che non ha nulla da invidiare a quello che faranno successivamente i registi dei poliziotteschi e in una sua chiesa medievale è ambientato il gran finale.
Crispino , regista non prolifico e sicuramente non specializzato nel genere non ha la stessa capacità di costruire suspense come i vari Argento o Mario Bava, anzi talvolta si perde in disquisizioni che annacquano la narrazione ( vedi le schermaglie sentimentali, veramente inutili per l'appassionato , che in questo film fanno da riempitivo forse un po' troppo presente ) ma ha delle trovate registiche che lo pongono assolutamente al di sopra della media dei registi, artigiani a tutto tondo ma spesso con la mano un po' greve, che andavano per la maggiore nel genere del thriller all'italiana.
 Il cast è internazionale, il doppiaggio ha qualche incertezza ( troppo impostata la voce italiana di Alex Cord, attore piuttosto mediocre, la voce spesso non c'entra nulla con la faccia inespressiva dell'attore americano, ha troppe sfumature ), c'è una certa ambiguità , forse non mantenuta a lungo come succedeva nel successivo Macchie Solari con il suo incipit horror ( ho ancora davanti agli occhi la cicciona zombie che, completamente nuda  va in giro per la sala autopsie) che cerca di far galleggiare il film tra il normale giallo/thriller e un qualcosa che sembri soprannaturale, la storia semplice semplice si dipana senza troppe complicazioni e può accadere di indovinare subito chi è l'assassino.
Interessante anche la figura del commissario, scevro da regionalismi di sorta , che ha una caratterizzazione molto britannica, forse troppo per essere un poliziotto di una piccola città di provincia.
A distanza di oltre 40 anni L'etrusco uccide ancora mantiene ancora un certo fascino e comunque resta un documento d'epoca molto interessante, senza dimenticare la sua importanza storica per il genere.

( VOTO : 7 / 10 )  

The Dead Are Alive (1972) on IMDb

sabato 15 febbraio 2014

CANZONI VERGOGNA


Tutto partì un giorno dal moto di autosputtanamento cinematografico intitolato FILM VERGOGNA, ideato dal Cannibale di Pensieri Cannibali , blogger illuminato e sempre con un'idea nuova in testa ( che spero non sia la stessa che sfoggia Cesare Ragazzi). E' stata poi la volta di questo post, sempre ad opera del suddetto che amplia il confine dell'autosputtanamento internautico anche alla musica.
Ed ecco qui CANZONI VERGOGNA. Le mia canzoni vergogna.
Una doverosa premessa: io sono metallaro da quando sono entrato nell'età della ragione ( se ci sono mai entrato, a volte la bradipa pensa di no) cioè da quando ero uno sbarbatello di 13 anni o poco più, quindi ascoltare roba al di fuori di un certo tipo di musica è già molto vergognoso....
Non sono cresciuto con i cantautori che erano sulla bocca di tutti ma c'era un tempo in cui ascoltavo un po' di roba particolare passatami da amici più grandi ( in fondo la musica bella la conosci sempre e solo così, ti viene "spacciata" da un pusher più grande di te che ti instrada), ma roba veramente particolare tipo Vangelis ( quello di Chariots of fire , ma molto prima che raggiungesse il successo solista planetario, lui che aveva fatto parte degli Aphrodite's Child, altro gruppo fantastico scoperto in seguito), Jean Michel Jarre oppure anche il Mike Oldfield delle lunghe suites strumentali degli anni '70.
Ecco fu proprio grazie a Mike Oldfield e a un suo brano , Five miles out, uscito l'anno prima del suo megasuccesso mondiale Moonlight shadow ( forse un'altra delle mie canzoni vergogna ma era ed è troppo bella , come To France , dell'anno successivo) che scoprì quale era la mia vera vocazione musicale.
Nel break centrale di quel brano c'è una parte suonata con chitarra distorta e un riff pesantissimo che mi ha fatto capire quale era il tipo di musica che cercavo.
E poi qualche mese dopo arrivò Made in Japan dei Deep Purple, comprato in cassetta a una di quelle feste patronali in cui c'erano le bancarelle di noccioline, liquirizie e accanto quello che vendeva le cassette, da Fausto Papetti ai Deep Purple, appunto.
Da allora è stato un continuo rincorrere roba sempre più pesante fino ad arrivare ai giorni nostri, a quasi 32 anni di distanza in cui continuo ad ascoltare solo roba assimilabile al rock progressivo, all'hard rock, all'heavy metal in tutte le sue forme con una predilezione per il death metal e il black metal , al folk e alla musica medievale.
Per quella prima stagione la musica più commerciale e quella che avevo appena scoperto convissero felici e contente , poi il rock prevalse decisamente e mi tirai fuori dal circuito della radio o dei dischi di maggior successo.
Ma veniamo a queste CANZONI VERGOGNA altrimenti il post diventa kilometrico.
Sono citate in ordine sparso, anche perchè , metallaro da oltre trenta anni , ammettere che mi piacciono ancora queste canzoni è una vergogna mica da poco...anzi un vergogna massima:
UMBERTO TOZZI : NOTTE ROSA
Umberto Tozzi l'ho sempre odiato essendo autore di melodie veramente urticanti per le mie orecchie come quelle di Ti amo  e Gloria, quasi ai livelli del Passeggiando in bicicletta di Cocciante o della Domenica Bestiale di Concato che credo che sia la canzone che odio di più in assoluto.
La cosa che mi piaceva di Umbertino è che c'aveva il chiodo fisso in testa: parlava sempre di sesso, di gnagna e di ingroppamenti vari sempre facendo slalom tra i paletti della censura.
Questa canzone ha un ritornello che mi ha sempre preso, non ci posso fare nulla....
JOVANOTTI : L'OMBELICO DEL MONDO
Non mi piace il rap, non mi piace la musica etnica, all'epoca il nostro Lorenzino Cherubini era poco più che uno sbarbatello sfornava hit in continuazione e doveva ancora essere considerato un autore serio come viene considerato oggi dopo aver fatto lezioni di canto e di dizione ( non ha più la patata in bocca quando parla o quando canta). L'ombelico del mondo l'ho trovata sempre trascinante e per questo mi fa sempre piacere riascoltarla. E me ne vergogno. Assai.
MISSING PERSONS : DESTINATION UNKNOWN
Dedicato a tutti i fans di Lady Gaga: se pensate che la vostra idola sia stata veramente qualcosa di nuovo nel panorama musicale odierno , date un' occhiata a questo video del 1982, in cui Dale Bozzio sfoggia un'acconciatura e dei vestitini che te li raccomando. La signorina era solita cantare sempre piuttosto discinta e colpi parecchio i miei ormoni adolescenziali in subbuglio. I Missing Persons furono delle meteore ma erano formati da signori musicisti : oltre a Terry Bozzio, batterista di grande fama già all'epoca , alla chitarra c'era Warren Cuccurullo, ottimo chitarrista ed apprezzatissimo session man, visto anche in un'incarnazione dei Duran Duran
DURAN DURAN .SAVE A PRAYER
Già i Duran Duran che all'epoca impazzavano in classifica e in radio mettendo a segno una interminabile serie di numeri uno alla hit parade.Questa canzone è l'apoteosi dello sdolcinato e del commerciale ma ha un qualcosa che mi ha sempre preso, non so neanche io che cosa...credo addirittura di saperla a memoria e questo aggiunge vergogna alla vergogna...
VILLAGE PEOPLE 5 O' CLOCK IN THE MORNING
Ecco , per un rude metallaro come me, ammettere di amare parecchio questa canzone è un esempio di outing mica da poco. E non c'entra l'orientamento sessuale. Amo alla follia questa canzone e penso che il cantante abbia una gran voce , poi non ho mai capito che parte facesse all'interno del gruppo.Certo scoprire ad anni di distanza che quelle parole d'amore erano rivolte a un uomo e non ad una bellissima ragazza per qualcuno è stato uno shock. Un po' come è successo con Tiziano Ferro.
ALBERTO CAMERINI : ROCK'N'ROLL ROBOT
Adoravo Alberto Camerini e lo adoro tuttora, la sua musica conteneva in embrione tutto quello che poi avrei trovato nel rock più duro e nella musica medievale oltre che folk.
Alberto era avanti, troppo avanti ai suoi tempi, un po' come lo erano i Rockets. Mi prendevano tutti in giro perchè mi piaceva questo strano tizio abbigliato come un Arlecchino fuori tempo massimo , anche mio padre mi derideva apertamente per questa passione. Vaglielo a spiegare che era un ottimo chitarrista ed aveva suonato in parecchi dischi di Finardi, negli anni '70. Posseggo ancora la prima edizione del suo album Rudy e Rita , in vinile ed ero talmente tanto appassionato che mi feci accompagnare da papà nell'intervallo di Italia Brasile dei mondiali del 1982, al negozio di dischi per ritirare Rockmantico che era appena arrivato. E mio padre che moccolava perchè l'avevo distolto dalla partita vista sul suo nuovo televisore a colori, un Seleco che sparava colori come traccianti luminosi, non credo di aver rivisto mai più prati così verdi che sembravano colorati a pastello...
Alberto è ancora vivo e scalcia,anzi ska..lcia  facendo ska..., la sua grande passione. Un grande !
RICCHI E POVERI : SARA' PERCHE' TI AMO
Canzone che odio con tutte le mie forze ma che non posso fare a meno di cantare a squarciagola quando metto nel lettore cd della macchina una delle tante compilation di musica anni '80 che mi sono fatto.
E anche i bradipini gradiscono. Sarà violenza sui minori  la mia ?
Risentirla poi in Alta tensione di Alexander Aja è stato un colpo al cuore....
PROPAGANDA : DUEL
Per me questa canzone è bellissima ancora a distanza di tanti anni. Una notte ebbi modo di sentire in radio una versione punk di questo brano e me ne innamorai, ma poi non ne ho trovato più tracce. La cantante ha un profilo che sembra un quadro di Picasso e ha un accento tedesco così marcato da essere quasi una caricatura ma quel ritornello lo ricorderò per sempre....
Forse tra tutte le canzoni che ho inserito nella lista è quella di cui vergognarsi di meno.
SQUALLOR : O TIEMPO SE NE VA
Il rock demenziale è una delle mie vecchie passioni , ma non roba stile Elio, un po' troppo edulcorato per i miei gusti, ma qualcosa di oltre. Gli Squallor erano oltre: alcuni brani del loro repertorio erano vere e proprie canzoni napoletane ma con un testo molto particolare. Questa una delle loro canzoni migliori, contiene alcuni dei loro versi più "poetici"....Ho inserito un video col testo, per tutti quelli che non hanno dimestichezza col napoletano...
PROPHILAX . DORA DACCELA ANCORA
Questa canzone , che ormai conosco a memoria, mi crea un sacco di problemi, perchè appena incontro qualcuna che si chiama Dora nella mia testa parte subito il refrain di questo brano.
I Prophilax sono la quintessenza della volgarità demenziale, cantano di oscenità e di pornografia ma sempre con grandissima ironia. Fanno ridere e fanno cantare. Vedere per credere, sono oltre venti anni che stanno in giro e ancora hanno voglia di oltraggiare...


Ecco, per oggi credo di essermi sputtanato abbastanza. Ora vado a copsargermi il capo di cenere e a provare immensa vergogna per queste canzoni.
E onore al format inventato dal Cannibal Kid della blogosfera.
Oddio vedendo la musica che ascolta non è tanto Cannibal....



venerdì 14 febbraio 2014

Lesson of the evil ( 2012 )

Hasumi, stimatissimo tra gli studenti per i suoi modi garbati e per la sua visione molto aperta dell'insegnamento è il nuovo professore d'inglese dell'Accademia Shinko, una sorta di liceo d'elite in una cittadina giapponese. Hasumi prende molto a cuore il problema del bullismo tra studenti presente nella scuola, sospetta un collega di aver abusato di una studentessa e comincia lui stesso una relazione piuttosto pericolosa con un 'altra studentessa. Intanto un collega indaga su di lui e sul suo passato oscuro, scopre che ha lavorato in una scuola in cui c'è stata un'ondata impressionante di suicidi tra i giovani studenti.
Ma mal gliene incoglie: con la scusa di una festa tra studenti, Hasumi riesce a isolare l'area anche al traffico telefonico ( con mezzi usati per non far aiutare gli studenti tramite cellulare o internet nei compiti in classe ) e attua un piano di follia spaventosa. Folle ma lucido.
Che la mattanza abbia inizio.
Lesson of the evil è il titolo numero 88 della incredibile carriera di Takashi Miike, regista che a neanche 54 anni ha diretto più film di quanto riesca a fare il 99 % dei registi non in una vita ma almeno in un paio di vite.
E l'esperienza conta: il Miike di oggi è molto diverso da quello degli esordi, più maturo, più consapevole della propria impronta stilistica ma gli eccessi sono stati il suo pane quotidiano e continuano ad esserlo perchè lui non rinnega assolutamente nulla del suo passato.
Lesson of the evil, presentato al Festival di Roma dopo essere stato rifiutato da altre kermesse internazionali di cinema, è un film idealmente diviso in due in cui a una prima parte introduttiva che riesce a caratterizzare con poche ma congrue pennellate i vari personaggi in campo e un protagonista assoluto, il professore Hasumi, fa da contraltare una seconda parte in cui vengono fuori gli eccessi splatter che hanno da sempre contraddistinto lo stile di Miike.
Violenza esibita ma calcolata , fredda, terribile,senza il minimo senso di pietà al servizio di un personaggio , il professore di inglese Hasumi, uomo di bell'aspetto e di modi garbati ma in realtà pericolosissimo sociopatico e maniaco omicida, che non avrebbe affatto sfigurato in un film del primo Haneke, quello della trilogia della glaciazione o nei suoi Funny Games.
Il film di Miike muta pelle diverse volte nell'arco di due ore abbondanti: da commedia adolescenziale si trasforma prima in dramma scolastico, poi nel ritratto di uno spietato serial killer e infine in uno slasher tracimante sangue in cui il body count arriva a vette insospettate.
In Lesson of the evil però abbiamo un Miike diverso , come ho detto prima il suo stile è più maturo e consapevole e si vede soprattutto in una prima parte in cui i personaggi vengono scandagliati a dovere e non sono le solite figurine di cartone monodimensionali che si trovano negli horror odierni.
E anche quando mette in scena la violenza lo fa in modo quasi asettico, geometrico, uno stile controllato e per questo ancora più inquietante.
Così come è inquietante la figura del professor Hasumi, il male assoluto nascosto dietro una facciata rassicurante.
Originale l'uso della musica ( il brano ricorrente tratto dall'Opera di tre soldi di Brecht) e anche la prospettiva attraverso cui viene narrato tutto che nella prima parte è quella di Hasumi, nella seconda è quella degli studenti che cercano di sfuggire alla furia omicida del professore, una specie di Carrie di sesso maschile e che invece dello sguardo di Satana ha un fucile a pompa.
Insomma Miike dall'alto di una carriera inimitabile ancora non si sente arrivato, anzi riparte daccapo con una nuova voglia dirompente di fare cinema.
Lunga vita al grande Takashi!!!

( VOTO . 7+ / 10 ) 

Lesson of the Evil (2012) on IMDb

giovedì 13 febbraio 2014

All is lost - Tutto è perduto ( 2013 )

Un uomo con il suo bel yachtino a vela durante un viaggio in solitaria nell'Oceano Indiano urta un container abbandonato che gli apre uno squarcio nella fiancata del suo natante.Comincia ad imbarcare acqua nonostante i suoi tentativi di riparazione e anche la furia degli elementi naturali lo costringerà ad abbandonare la barca per rifugiarsi sulla scialuppa di salvataggio in attesa che qualcuno passi di lì. Intanto lui continua a calcolare la rotta col sestante e ad aspettare che qualcuno finalmente lo salvi....
...E anche noi spettatori aspettiamo qualcuno che ci salvi.
Ma dovremo aspettare la bellezza di 105 minuti.
Lo confesso , più o meno a metà film facevo il tifo per una bella tempesta che si portasse via tutto o anche un bello squaletto affamato che trovasse succulenti i prosciutti garantiti da un Robert Redford in forma fisica smagliante , a cui comunque continuo a volerci un sacco di bene.
Ecco , penso che se al posto di un Redford ci fosse stato un guitto qualunque , avrei posto termine alla sua agonia ( e anche alla mia , al di qua dello schermo) molto prima degli oltre 100 minuti di durata.
Lui è carismatico, cazzuto ma è impossibile empatizzare con un personaggio come il suo che sa sempre che cosa fare, che non è mai assalito dallo sconforto, che trova sempre la soluzione a tutto e soprattutto non si riesce ad empatizzare quel cazzo di coltellino svizzero milleusi che tira fuori nei momenti clou del film e con cui riesce a fare tutto.
Il film di Chandor è una sfida estrema e a me normalmente piacciono i film estremi, ma stavolta qualcosa non va e queste parole suonano più o meno come un pietoso eufemismo.
Muovendosi con l'agilità di una balenottera azzurra tra Vita di Pi e Il vecchio e il mare, ma senza tigri di cartone o marlin indemoniati attaccati alla lenza.
Un uomo solo contro la furia degli elementi naturali e la tecnologia non è in grado di venirgli in aiuto.
Solo la speranza lo sorregge e un continuo aumentare la posta nel piatto per farsi individuare dalle navi di passaggio, enormi mostri acefali di metallo, senza occhi e senza orecchie.
Arriva a dare fuoco alla sua scialuppa di salvataggio per farsi individuare, come se facesse un all in a una partita di poker, o la va o la spacca.
E qui mi tocca spoilerare .INIZIO SPOILER INIZIO SPOILER INIZIO SPOILER INIZIO SPOILER
Quando la disperazione ha la meglio su di lui, quando Robertino nostro finalmente si lascia andare come un DiCaprio in là con gli anni che si lascia finalmente sopraffare dal freddo e dalla stanchezza dopo l'affondamento del Titanic, ecco Chandor osa quello che nemmeno James Cameron ha osato fare in Titanic.
Resuscita in pratica il suo protagonista che chissà perchè dopo aver chiuso gli occhi per abbandonarsi alla profondità dell'Oceano li riapre improvvisamente e comincia a nuotare come un invasato verso la superficie per abbarbicarsi a quella mano salvifica. Ma ...maffanghulo!!! FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER.
E' curioso il fatto che un regista come Chandor parta da un film in cui le parole vengono usate come corpi contundenti ( il thriller sulla crisi economica Margin Call)  a un film in cui le poche parole che non siano smadonnamenti del protagonista, vengono spese all'inizio in un monologo recitato da una voce fuoricampo.
Riesce a girare una pellicola claustrofobica nel bel mezzo dell'immensità dell'Oceano Indiano , una vicenda in cui l'Uomo come entità deve affrontare la Natura  con tutti gli imprevisti che questo fronteggiarsi comporta.
All is lost - Tutto è perduto è un apologo sull'intelligenza dell'uomo e sulla sua capacità di vincere il Caso che lo ostacola a più riprese, anche in maniera bastarda.
Da voci non confermate pare che il container che sperona lo yacht di Robert Redford ha sfiorato la candidatura all'Oscar come miglior attore non protagonista.
Un po' come l'iceberg del Titanic.
Per dirla in termini critici seri posso affermare con tutta sicurezza che una martellata sui coglioni mi avrebbe fatto meno male.
Ecco , l'ho detto, scusatemi tutti voi che avete trovato in questo film sottotesti filosofici fondamentali che a me sno sfuggiti.
Lo so , sono una brutta persona e capisco poco o nulla di cinema.
Ora, dolorante posso andare al lavoro, magari cercherò su qualche catalogo un kit di testicoli di ricambio.

( VOTO : 3 / 10 ) 

All Is Lost (2013) on IMDb

mercoledì 12 febbraio 2014

Ho 2 anni!!! Buon bloggheanno a me!!!

Piccoli blogs bradipi crescono!
Per oggi niente film e si che mi stavo apprestando a parlare di un qualcosa che mi si è fermato come uno stuzzicadenti di traverso nell'esofago.
Stavo quasi dimenticando che una sera di due anni fa nel bel mezzo di uno scazzo epico dovuto a una nevicata ( diciamo due, piuttosto corpose a distanza di una settimana esatta l'una dall'altra) che ci aveva bloccato per quasi due settimane in casa .
Quella fatidica sera al culmine di un sabato brutto come pochi più che altro per l'assenza di una qualsiasi attività ( e giocare a palle di neve coi bradipini oltre a fare un pupazzo di neve con carota e scopa in mano, di rara bruttezza devo dire, erano attività già venute abbondantemente a noia visto che erano praticate da ormai due settimane di seguito, altro che settimana bianca!) decisi che avrei fatto un ulteriore tentativo per farmi un blog.
E stavolta sono riuscito ad andare avanti e spero ancora di farlo a lungo, fin quando la passione mi sorregge.
Eh si, sono esattamente due anni che lentamente , come mio costume ho invaso la blogosfera con le mie quattro parole in croce su film, serie tv, dischetti, animaletti e frammenti di vita bradipa vissuta.
E mi piace un mondo starci, leggere ed essere letto, condividere questa passione per il cinema che ci divora da dentro e che a seconda della qualità di quello che abbiamo visto ci fa star bene o star male.
Due giorni fa ho cercato di dire che cosa è il cinema per me e quindi non sto qui a ripetermi, è veramente un qualcosa che non si può spiegare in quattro parole. O forse non si può spiegare neanche con tutte le parole del mondo.
Il blog è anche per ricordare chi non c'è più ma che resta la mia stella polare, colui che mi ha fatto appassionare alla Settima Arte, mio padre.
Da un po' che non c'è più ma anche grazie al blog penso a lui ogni giorno.
Anche se avrebbe molto da dire su tutti i film horror che invece a me piace tanto guardare e giudicare.
Questa ricorrenza vuol dire per me fare un po' il punto della situazione, i numeri sono tutti là in bella vista ma facciamo un piccolo riepilogo:118 followers, 75 piacitori su Facebook ( siamo ancora un po' scarsini ma la mia presenza sui social è alquanto precaria), oltre 185 mila visualizzazioni con un trend in continua crescita ( nel mese di gennaio ho superato le 17 mila visualizzazioni) e siamo arrivati alla quota di 7600 commenti totali, compresi i miei.
Come disse qualcuno la visualizzazioni non fanno la felicità ma aiutano parecchio nel proseguire questa avventura, non solo aridi numeri ma la sensazione di essere diventato una buona abitudine per quei tre o quattro di voi che hanno l'abitudine di seguire questo bradipo.
E finchè ci sarete allora ci sarò anche io con questo che è ormai diventato il mio diario quotidiano.
In questo secondo anno sono successe tante cose, tra dipartite dolorose e gioiosi arrivi ( e uno di questi mi sta guardando interdetto mentre muovo le dita sulla tastiera, probabilmente Bea si sta chiedendo che cosa sto facendo o forse no, visto che ha già rimesso la testa sotto la sua copertina per isolarsi dal mondo
circostante e farsi un po' di sonnellino supplementare), sempre alla ricerca di proporre qualcosa di nuovo nel blog oltre alle varie rubriche dello stupidario veterinario, dei dischetti ( che ho abbandonato da un po'), Italia anni '70( che nel futuro si occuperà soprattutto di film di genere giallo e thriller ) e del vintage horror ( anche questa abbandonata da un po' ma conto di riproporla).
Magari metterei anche un rubrica di posta ma prima mi dovete scrivere , ah ah ah !!!
Facciamo così , se volete potete utilizzarmi anche per consulenze professionali, tanto il mio indirizzo di posta lo conoscete, chissà che non ne esca una nuova rubrichetta intitolata " Il bradipo risponde"....
Un particolare ringraziamento va alla mia famiglia bradipa, meravigliosa che mi è sempre accanto sostenendomi in ogni cosa che faccio , ma soprattutto va a tutti voi, amici vicini e lontani, frequentatori visibili e invisibili, se non ci foste voi non ci sarebbe neanche questo piccolo blog anche un po' sciatto ( ma le mie competenze informatiche sono appena al di sopra di quelle della capra) ma scritto veramente col cuore.
Oggi brinderò a tutti i voi!!!
E voi brindate a me!

martedì 11 febbraio 2014

Seria(l)mente : Good Cop ( 2012 )

Produzione : BBC Drama Productions, BBC
Puntate : 4 da 60 minuti cadauna
John Paul Rocksavage ( Sav per amici e colleghi) è un poliziotto di Liverpool, uno di quelli che pattuglia le strade alla ricerca di criminali di mezza tacca e che cerca di risolvere i casi più ordinari. La sua vita molto tranquilla ( che nasconde un padre bisognoso della sua assistenza in quanto malato terminale e anche una figlia avuta da giovanissimo che praticamente non ha mai conosciuto la cui madre non vuole neanche vederlo ) viene scossa quando un gruppetto di gangsterucci di quarto ordine pesta a morte davanti ai suoi occhi il suo partner di lavoro, nonchè miglior amico.
Sav veste i panni del giustiziere, cerca gli assassini per conto suo per attuare la sua vendetta,  ma non sarà facile nascondere le sue tracce ed arginare i sensi di colpa che lo travolgono...
Una miniserie come Good Cop marca a grandi linee le differenze più evidenti tra serie inglesi e americane.
Se al di là dell'Oceano sia al cinema che alla televisione nel genere poliziesco è tutto improntato alla massima spettacolarizzazione, si parla in genere sempre dei poliziotti migliori, eroi quasi sempre senza macchia e senza paura , in Good Cop come in moltissime altre produzioni britanniche  si parla di tutori della legge assolutamente nella media, che fanno un lavoro nella media se non sotto, anzi sono guardati anche con sufficienza dai detectives, i poliziotti che investigano sui casi più importanti e rognosi e che hanno un certo disprezzo per quelli che pattugliano le strade.
Poco viene lasciato allo spettacolo e all'adrenalina, molto ai dubbi morali e ai sensi di colpa che attanagliano il protagonista, al centro di dilemmi etici mica da poco, domande che vengono sbattute in faccia a uno spettatore che non deve fruire passivamente quello che vede passare sullo schermo , ma in qualche modo deve elaborarlo in un processo di identificazione pressochè completo col protagonista che continua a commettere errori su errori, eppure viene empatizzato ogni momento di più.
La vita di Sav a dir la verità non è un granchè e probabilmente riflette la medietà che affligge la maggior parte della popolazione ed è per questo che il suo personaggio è empatizzato facilmente.
E anche quando veste maldestramente ( ma forse neanche tanto, Sav è lucido ed intelligente) i panni del giustiziere fai-da-te non attira neanche allora gli strali dell'antipatia che dovrebbero essere lanciati verso di lui.
Perchè molti di quelli che stanno al di qua dello schermo si comporterebbero esattamente come lui, tutore della legge che non crede nelle vie ordinarie della giustizia e decide di amministrarla da sè.
Però gli sceneggiatori hanno in serbo un colpo di scena finale che cambierà ancora le carte in tavola, tanto per complicare ancor di più questo processo di identificazione/empatizzazione con Sav.
Good Cop approccia il genere poliziesco con una dose cospicua di realismo e narra una storia  nerissima perchè oltre quello che succede a Sav, anche tutto il resto mette angoscia come casi di bambini morti o di bulli che hanno il vizio di picchiare e violentare, riducendole in fin di vita, giovani donne rimorchiate sulle strade di Liverpool, che sembra davvero un posto brutto per viverci, nonostante il mare.
Sav è il classico personaggio che rimane invischiato nelle sabbie mobili e più cerca di divincolarsi dall'abbraccio mortale della fanghiglia che lo circonda  più va a fondo, commettendo errori su errori e aggravando progressivamente la sua posizione.
Ma agli sceneggiatori interessa poco il caso giudiziario, interessa molto di più descrivere il travaglio di Sav, le tonnellate di sensi di colpa pesanti come macigni che lo schiacciano senza pietà.
E' questo il nucleo centrale di Good Cop: una serie buia come la tenebra che lo avvolge ogni minuto di più.
Quello che viene narrato in questa serie inglese non sarà nuovo o particolarmente originale ma è un qualcosa che coinvolge e opprime.
Perchè i sensi di colpa di Sav potrebbero essere quelli di ciascuno di noi....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Good Cop (2012) on IMDb

lunedì 10 febbraio 2014

Se dico Cinema....

Ne parliamo tutti i giorni, fracassando le balle a mezzo mondo,non per forza cinefilo.Ci scanniamo, difendiamo i nostri eroi, diamo vita a discussioni che... manco Freud.
Ma nessuno ha ancora spiegato un dettaglio, il più complesso forse.
'Sto cinema, ma che significa? Che vi dà? Cosa rappresenta?
Dunque " Se dico Cinema...."
Completa la frase a tuo piacimento...
Parole e musica della grandissima Valentina Orsini, valente blogger in chief di Criticissimamente che con questa frase a tema ha creato un evento di proporzioni epiche , stuzzicando i cinebloggers e non a mettersi alla prova con questa piccola frase a tema, piccola ma che dietro nasconde un oceano di ricordi e di memorie, un dolce mare in cui è bello naufragare ogni momento.
Se dico cinema dico ricordi....
Se dico cinema dico una fila lunghissima per fare il biglietto ed andare con papà a vedere La battaglia delle Midway, a lui piaceva Henry Fonda perchè assomigliava tanto a suo nonno, o forse era il contrario, non ho mai capito bene, la paura di non riuscire a vedere il film dall'inizio e la mia faccia tosta da bimbetto di sette anni o giù di lì che salto la fila e con il mio visetto angelico convinco la bigliettaia e soprattutto tutti quelli che stavano in fila a farmi pagare i due biglietti che mi servivano.
Se dico cinema dico un parafulmine a forma di Fantozzi o un alberello da cui intagliare uno zoccolo.
Se dico cinema , dico oratorio, la domenica mattina alle 10 e mezza, dopo la Messa, ci si riuniva tutti nella sala cinematografica adiacente la chiesa e ci si faceva una cultura con i film di Godzilla, quelli di Honda degli anni '50, quelli di Bud Spencer e si vedeva un sacco di volte Alain Delon con la maschera di Zorro.
Se dico cinema dico quella sala in mezzo ai portici, ora sostituita da un negozio di scarpe dove vidi i miei primi due film vietati ai minori di 14 anni, Porky's e Poltergeist. Io , orgoglioso con il mio attestato di identità pronto a sventolarlo davanti al naso del bigliettaio di turno e quello , guardandomi con sufficienza mi fa passare senza accertarsi della mia età, offendendomi a morte.
Se dico cinema dico vedere una sala gremita fino all'inverosimile, tanto piena da dover vedere il film in piedi appoggiato a un pilastro e il film era La carica dei 101, l'originale, ripassato attraverso il grande schermo per pochissimi giorni.
Se dico cinema dico una lavagna bianca sulla parete della casa di una mia amica dove venivano segnati i titoli dei film e accanto un voto. Da qui la mia passione per valutare ogni film che vedevo.
Se dico cinema dico varie agende ormai consunte, quasi ridotte in brandelli, consumate dagli anni su cui appuntare qualche parola in croce sulla miriade di film che vedevo su piccolo e grande schermo.
Se dico cinema dico Modernissimo , un cinema che programmava solo film d'essai, nascosto nei vicoli di Perugia , quanta poesia in quelle stradine del centro storico, cinema come quelli di una volta , con i pesanti drappi di velluto rosso alla porta, una rampetta di scale da scendere e una saletta piccola con i suoi scomodissimi sedili di legno in cui anche se volevi, non saresti mai riuscito ad addormentarti per quanto erano scomodi.
Se dico cinema dico la stagione del '95/'96 in cui per cause di forza maggiore ( leggasi servizio militare), frequentai il cinema molto più assiduamente del solito, tra Forlì e Bologna, anche più volte al giorno, nei giorni festivi. Si faceva di tutto piuttosto che passare la domenica in caserma a non fare nulla.
Se dico cinema dico l'uscita di un cinema affollato in quel di Bologna, io che mescolato tra la gente sto uscendo dopo aver appena visto e apprezzato moltissimo I soliti sospetti e un ragazzo che velocemente corre fendendo la folla formata da quelli che uscivano e  quelli che si apprestavano ad entrare , urlando ai quattro venti " Lo zoppo è Keyser Soze! Lo zoppo è Keyser Soze".
Quelli che entravano pensano che sia il solito pazzo, scoppiato che ha fumato qualcosa di illegale, neanche lo prendono sul serio, non sanno che ha appena tolto loro tre quarti del piacere di vedere il film, quelli che escono quasi sorridono per la bastardata di cui sono stati appena testimoni.
Se dico cinema dico Titanic, visto in un cinema affollato e corredato di telecronaca ad opera di due gentilissime signorine dietro di me che anticipano puntualmente ogni scena, evidentemente il film già lo conoscevano a memoria.
Se dico cinema dico mio padre perplesso di fronte a Jackie Brown e a Quentin Tarantino, dico Training Day
, l'ultimo film che ho visto con lui al cinema , memorabile anche perchè trovo l'unico vigile urbano che alle undici di una domenica sera si mette a fare le multe per divieto di sosta.
Se dico cinema dico un pianeta fantastico su cui possono convivere senza problemi Chuck Norris e Stanley Kubrick.
Se dico cinema dico lo sguardo di un bambino, occhi che vengono spalancati per la meraviglia, dico un luna park itinerante pieno di sogni e di tutte quelle giostre che avresti sempre desiderato.
Se dico cinema dico chiudere gli occhi e partire per il mondo che desideri.
Se dico cinema dico realtà parallele in cui vivono tutti i personaggi che hai incontrato nella tua vita da cinefilo.
Se dico cinema dico un uomo, con la bombetta in testa, un bastone che rotea abilmente con una mano, un 'andatura perlomeno singolare e che ondeggiando di qua e di là si allontana verso l'orizzonte venendo circondato da un fumetto e scomparendo all'interno di esso.
Se dico cinema dico un po' tutto questo.
Se dico cinema dico il film della mia vita che viene sceneggiato e girato ogni giorno, momento per momento.
Se dico cinema....completate voi la frase a vostro piacimento......

domenica 9 febbraio 2014

Italia anni '70 - Macchie solari ( 1975 )

Simona , medico che sta preparando la sua tesi per la specializzazione in anatomopatologia sulla distinzione tra suicidi veri e simulati ( cioè omicidi mascherati da suicidi ), si trova a fronteggiare assieme agli altri medici dell'obitorio una strana ondata di suicidi avvenuti nella canicola della Roma agostana.E' talmente stressata che per lei i cadaveri si animano ma lei è in pericolo soprattutto a causa di una storiaccia riguardante il padre, una sua fiamma ritrovata morta sulla spiaggia e un prete assai improbabile, fratello della vittima, che asserisce che la ragazza è stata uccisa e non si è suicidata come pensano tutti....
Macchie solari è la seconda ( e ultima ) escursione di Armando Crispino nel genere del giallo / horror / thriller all'italiana dopo il meritorio L'etrusco uccide ancora ( prossimamente su questi schermi) che gli aveva fatto meritare una discreta fama internazionale e che aveva anticipato alcuni dei temi estetici poi ritrovati in Profondo Rosso di Dario Argento.
Quindi sarebbe frettoloso catalogare Crispino come un semplice emulatore che si è messo nella scia del cinema di Argento.
Anche Macchie solari ha le stigmate del film che non è semplicemente derivativo , ma un qualcosa che cerca di andare oltre e fa estremo piacere che in tema di revival di un certo periodo del nostro cinema, anche questi due film siano stati rivalutati adeguatamente.
Parte come un horror in cui sequenze ad alto tasso adrenalinico accolgono e sorprendono uno spettatore che forse si aspettava altro e poi si mette nel ben più confortevole alveo del giallo all'italiana in cui quello che più conta non è tanto la storia ( che in fin dei conti non è così brillante ed originale, impossibile da raccontare altrimenti si spoilera selvaggiamente) ma l'atmosfera che viene creata in una Roma torrida e assolata flagellata da morti sospette che avvengono tutte alla luce del sole, anzi viene scardinata la suspense che potrebbe essere creata con l'uso del buio e delle ombre in favore di qualcosa di diverso.
Si crea un parallelismo tra i brillamenti solari ( quelli che si vedono nelle varie sequenze che accompagnano i decessi non sono macchie solari) e le morti, si vuol portare lo spettatore a credere alla teoria che le attività solari condizionino la vita degli uomini sulla Terra, teoria fascinosa , esoterica ma mai dimostrata compiutamente, almeno a quanto ho letto io.
Macchie solari non è un film perfetto ma piace , ha un fascino malsano,  si nota a tratti la volontà di compiacere il grosso pubblico semplificando al massimo l'intrigo e mostrando generosamente( molto generosamente)  le grazie di una Mimsy Farmer ormai abbonata a un certo tipo di personaggi border line, o pazze o sul limite di esserlo.
Però si vede che a Crispino sembra interessare altro, anche la soluzione del giallo è quasi buttata là con noncuranza, si ha la sensazione che quasi l'anima gialla di questo film venga maltrattata nonostante la soluzione venga svelata solo alla fine e abbia la più classica delle strutture whodunit.
E non è neanche una sorpresa.
Il film ha avuto una discreta risonanza internazionale circolando col titolo di Autopsy, calcando quindi sull'anima horror manifestata soprattutto all'inizio e in tutte le scene riguardanti l'obitorio ( guardare anche le varie fotografie della dottoressa e del suo amico fotografo che hanno tutta l'aria di essere vere e che ritraggano veri casi anatomopatologici , ben prima delle copertine degli album dei Carcass) .
Musiche di Morricone, minimali e stranianti e memorabile la scena della cicciona nuda che se ne va in giro per l'obitorio nonostante abbia i segni di 16 coltellate addosso.
Ecco, anche sotto il profilo del mostrare corpi nudi, Armando Crispino non si fa alcun problema...anzi.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Autopsy (1975) on IMDb

sabato 8 febbraio 2014

The Banshee Chapter ( 2013 )

Anna , giornalista d'inchiesta , vuole scoprire che cosa si nasconde dietro la misteriosa scomparsa di un suo amico/collega James. Le sue ricerche la portano ad investigare sul programma CIA Mk Ultra , un reale progetto nato negli anni '50/'60 per il controllo della mente umana di cui il presidente dell'epoca Clinton ha parlato in pubblico  e su una serie di altri eventi misteriosi come esperimenti chimici con sostanze sconosciute, strane trasmissioni radio e teorie cospirazionistiche.
Più cerca di avvicinarsi alla verità e più Anna è in pericolo...
Su The Banshee Chapter circolavano voci che fosse l'ultima sensazione del mockumentary: e qui già a rabbrividire e a prepararsi alla visione già con le gocce di collirio e le pasticche di Plasil per curare l'effetto mal di mare.
Poi leggendo le prime recensioni in rete si scopre che in realtà il film del debuttante Blair Erickson è un thriller / horror contenente generose , ma non invasive sequenze girate con lo stile del found footage.
E a visione avvenuta concordo in massima parte con quello che ho letto.
Le sequenze girate con la tecnica del found footage non sono il male assoluto di questa pellicola, anzi, e detto da me potrà sembrare una bestemmia, rappresentano la parte migliore del film e non stiamo parlando di un film da gettare nell'immondizia ma di un tentativo di proporre qualcosa di diverso nell'inflazionato panorama dell'horror odierno che in massima parte è improntato al contenimento dei costi, cosa ben visibile anche in questo film.
Tentativo riuscito? Beh , direi nè si , nè no...Diciamo ni.
Vedere The Banshee Chapter è un po' come andare sulle montagne russe con picchi di tensione altissima e cadute di tono vertiginose, Erickson sceglie di mischiare un po' tutto mettendo entità fantasmatiche ( perchè alla fine c'è anche la creatura   e viene ventilata la presenza di altri esseri dello stesso tipo), teorie cospirazioniste in cui sono impelagati la CIA e i servizi segreti ( e nella nazione in cui c'è ancora un  mistero che si chiama Roswell non passeranno mai di moda),droghe sintetiche che provocano effetti mai visti prima e chi più ne ha , più ne metta.
Insomma un po' tutto insieme, anche abbastanza alla rinfusa in un finale che spiega e non spiega, forse proprio perchè la carenza di budget non permetteva voli pindarici .
Alla fine della visione si ha la sensazione che The Banshee Chapter sia un qualcosa di incompleto, monco di qualcosa, una sagra del vorrei ma non posso.
Ed è un vero peccato perchè , a parte il finale, in cui tutto viene buttato un po' in caciara, Blair Erickson dimostra di maneggiare egregiamente la suspense e di saperci fare con la macchina da presa in mano.
The Banshee Chapter è comunque un tentativo interessante di creare qualcosa di originale e già questa è una qualità meritevole di apprezzamento.
Se poi ci mettiamo anche la faccia di Ted Levine che fa sempre la sua porchissima figura, beh allora abbiamo trovato una ragione ulteriore per apprestarci alla visione.
Non un capolavoro, con diversi difettucci qua e là , ma degno di una visione disimpegnata....

( VOTO : 6 / 10 ) 

The Banshee Chapter (2013) on IMDb

venerdì 7 febbraio 2014

I segreti di Osage county ( 2013 )

Violet Weston è una donna anziana malata di tumore alla bocca che vive assieme al marito Beverly, accanito bevitore forse solo per fare da contrappeso alla dipendenza da farmaci della moglie  e a una domestica indiana che lei non vede di buon occhio. Un giorno lui scompare e le figlie arrivano in Oklahoma per aiutare la madre e scoprire che fine abbia fatto il padre il quale è morto misteriosamente durante una gita in barca, forse suicida.Inevitabilmente si ritorna al passato e si aprono squarci inquietanti sul presente con Violet che maltratta tutto e tutti provocando la fuga delle figlie. Rimane sola con la domestica indiana assunta dal marito mentre le figlie, ognuna con i suoi problemi ritorneranno alle rispettive vite....
I segreti di Osage County, tratto dalla piece teatrale( e si vede ) August: Osage County di Tracy Letts fa parte di quel genere teatral-cinematografico sui parenti/serpenti che a me personalmente non garba poi tanto.
I soliti veleni spruzzati per ogni dove, i consueti colpi di scena per animare il tutto  e qui ce ne sono di pesanti e forse anche di poco credibili, tipo la storia di Little Charles che ricorda tanto gli occupanti del condominio di Merlose Place in cui tutti andavano a letto con tutti in ogni combinazione possibile ed erano tutti contenti anche del palco di corna che si ritrovavano in mezzo alla fronte.
Per esempio per quanto riguarda i ruoli di Charles e Little Charles il casting ha rasentato il genio: Benedict Cumberbatch ( ma come fa quest'uomo a essere così magnetico e fascinoso in Star Trek per esempio e così unto e insignificante in questo film?) sembra letteralmente la copia sputata , giovane , di Scott Cooper, che nel film ha il ruolo di suo padre...e poi che ti vai a scoprire? ...non ve lo dico sennò sarebbe un selvaggio spoilerare.

I segreti di Osage County diventa ben presto il veicolo promozionale di performances attoriali sopra e oltre le righe in cui la sorpresa non è la prova di una Meryl Streep irritante come poche volte è successo nella sua carriera, intenta a gigioneggiare in una parte da strega delle favole ( a suo confronto Crudelia DeMon sembra una crocerossina) con un'orrenda parrucca sempre calata in testa e la sigaretta sempre accesa, ma quella di Julia Roberts, dimessa e matura come forse mai le era successo, sciatta immersa in un'aura di normalità che non le è mai appartenuta, grigia come i vestiti che indossa.
E' lei la vera vincitrice di questo film, mentre la Streep è totalmente fuori controllo impegnata a mostrare la sua tecnica e il suo approccio a un personaggio eccessivo e smisurato .
Un'altra cosa che non mi ha permesso di empatizzare col personaggio della Streep è che ho notato inquietanti analogie con la mia di madre, due figure che nella mia mente si sono continuamente sovrapposte e forse per questo Violet mi ha indispettito ogni oltre misura.
I segreti di Osage County è il ritratto di una famiglia americana disfunzionale a tutti i livelli in cui tutti hanno colpe  , piccoli o grandi segreti da nascondere a occhi indiscreti, un coacervo di rabbia repressa e perfidia bella e buona che si agita dietro una facciata che vuole essere il più rassicurante possibile.
L'Oklahoma sta lì, sullo sfondo, con i suoi spazi sconfinati e i suoi silenzi a fare da testimone muto ai duelli rusticani che si susseguono in due ore di film , stracolme di dialoghi e di scene madri.
Fa piacere ritrovare anche un'attrice come Juliette Lewis in un ruolo importante ( da delirio la supercazzola a cui sottopone la sorella, Julia Roberts, nel prefinale quando il suo fidanzato ha tentato di abusare della figlia quattordicenne della sorella , forse un po' troppo sveglia per essere una teenager), solito ruolo da tappezzeria semovente per Dermot Mulroney, uno che di questo passo non avrà mai un ruolo da protagonista tutto per sè.
I segreti di Osage County è il classico film in cui tutti cercano di mostrare quanto siano bravi e intensi, anche troppo.Tutti ingredienti di ottima qualità che però non legano tra di loro.
Dramma familiare a tinte fosche mai rischiarato da un misero lampo di luce.
Una produzione importante, un film di grande tensione psicologica , confezionato con grande cura, uscito nella sale appena in tempo per partecipare alla corsa degli Oscar, ma alla fine.....ma che due palle , signora mia!!!!

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

  August: Osage County (2013) on IMDb