I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

lunedì 23 marzo 2015

Time Lapse ( 2014 )

Callie, Finn e Jasper sono tre cuori in affitto che sbarcano il lunario facendo i custodi e i piccoli lavoretti di manutenzione nel condominio dove abitano.
Un giorno scoprono che un loro vicino di casa, un professore piuttosto eccentrico, è morto e che nella sua sala da pranzo c'è un imponente macchinario che serve a scattare delle fotografie.
Piuttosto particolari però perché scatta delle foto del futuro, di esattamente 24 ore dopo.
E che c'è di meglio di una macchina del genere per non farci qualche soldo?
Perché non vincere un mucchio di soldi alle scommesse delle corse dei cani?
Il problema è che non si deve alterare in nessun modo il corso del futuro ( quindi ricreare il più fedelmente possibile la scena per lo scatto delle 24 ore successive) e che i tre si rivolgono per le scommesse ad un allibratore piuttosto pericoloso che si installa nel loro soggiorno con il suo scagnozzo , una volta venuto a sapere dell'inghippo.
E anche tra i ragazzi le cose cominciano a non andare più nel verso giusto...
Sono appassionato di film che parlano di viaggi nel tempo e paradossi temporali per cui mi sono tuffato a pesce su questa piccola produzione indipendente americana scritta dagli esordienti Bradley King ( al suo attivo solo qualche corto) e B P Cooper ( al suo esordio dopo un decennio da produttore di cinema indie) e diretta da Bradley King al suo primo lungometraggio.
Non è corretto dire che Time Lapse parli di viaggi nel tempo perché tratta esclusivamente il tema dei paradossi temporali e nasconde questa sua anima sci fi sotto una solida corazza di thriller da camera.
Ok , abbiamo una macchina fotografica che scatta fotografie del futuro ma è solo lo spunto per soffermarsi sulle dinamiche che animano i vari personaggi in scena, tutti in qualche modo cambiati dall'occasione di fare soldi e sistemarsi per la vita.
Sempre i soldi, il denaro che manipola coscienze.
Time Lapse è , come già sostenuto prima, fondamentalmente un thriller da camera in quanto si svolge per la maggior parte del tempo nel soggiorno della casa dei ragazzi, un film che partendo dai concetti che animavano Primer ( esordio di oltre dieci anni fa targato Shane Carruth che elaborava il modello dei paradossi temporali seguendo un modello rigidamente matematico, risultando cerebrale e impegnativo da seguire) si sposta subito verso il cinema di genere e verso un altro esordio di quelli che un tempo fecero un discreto botto , quel Piccoli omicidi tra amici in cui il denaro e la presenza di un cadavere cambiavano continuamente le carte in tavola nei rapporti tra tutti i personaggi in scena.
Esattamente ciò che succede in questo film.
Bradley King con la sua regia nervosa e a tratti disadorna, ruspante , riesce a ricreare un'atmosfera molto tesa e a giustificare ognuno dei colpi di scena che snocciola regolarmente durante il film, un po' come la macchina fotografica che sputa fotografie a cadenze regolari.
Anche al di qua dello schermo ci ritroviamo ad attendere con ansia quella dannata fotografia , cercando di cogliere particolari che sembrano gettati lì a caso e che invece acquisteranno importanza col passare dei minuti( tipo la mancanza di certe fotografie)
Sinceramente non sono stato troppo a pensare a questa cosa delle modificazioni del futuro che possono determinare la scomparsa nel nulla cosmico di tutto quello che sta accadendo in quella stanza, non so neanche se sia veramente così, in un certo senso l'ho dato per scontato,l'ho catalogato come una sorta di espediente narrativo che diventa il carburante della suspense che percorre tutto il film.
Però è un'espediente che funziona alla grandissima visto che ogni volta rimette in gioco tutto e comunque riserva sempre la sua quota generosa di sorprese.
Time Lapse in questo senso è un meccanismo perfetto che segue la traiettoria curvilinea ma sicura di schioppettata, un film che arriva al suo scopo nei canonici 100 minuti senza perdersi troppo in digressioni e notazioni a margine e senza assomigliare a una puntata stiracchiatissima di Ai confini della realtà.
Ecco perché è più un thriller che un film di fantascienza, nonostante tutta la pappardella dei paradossi temporali in cui Bradley King sceglie scientemente di non andarsi ad incartare.
Tutto o quasi ha una spiegazione alla fine, anche se si scivola in un certo qual moralismo.
Magari con un po' di cattiveria in più sarebbe stato un cult immediato.

PERCHE' SI : paradossi temporali, basta la parola., ritmo sostenuto, pochi attori ma buoni, un meccanismo che intriga e cattura fin dai primi minuti.
PERCHE' NO: più thriller che sci fi, finale un po' troppo moralista, qualche snodo narrativo un po' forzato.

LA SEQUENZA : impressionante la parete tappezzata di Polaroid

DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
1) Non sarò mai un bravo fotografo
2) I paradossi temporali è meglio lasciarli in pace senza cercare di modificare il futuro
3 ) La società è bella dispara e tre sono troppi ( come si dice a Roma).
4) Non lasciare mai armi in giro per casa.

 ( VOTO : 7 / 10 )

Time Lapse (2014) on IMDb

domenica 22 marzo 2015

L'aMMMore probabilmente - I miei dieci film d'aMMMore

Ebbene si lo ammetto : pur se sono appassionato di horror et similia, di sci fi, di mostri giganti , di sangue e di frattaglie, sono terribilmente sentimentale.
Sono uno di quelli che freme e palpita alle storie d'amore, che sta col fazzoletto alla mano e che si commuove per un nonnulla.
E per essere grande , ma molto grande, grosso e vaccinato non posso essere definito un bello spettacolo.
Questi sono dieci film che ogni volta mi stringono il cuoricino e ne spremono tutto il sentimento.
Lista provvisoria come poche che mi ha portato ad esclusioni dolorosissime quali Green Card ( citato nella playlist scorsa, repetita a volte non juvant), Prima dell'alba ( Il breve incontro di fine millennio un po' come il misconosciuto Mademoiselle con una deliziosa Sandrine Bonnaire), Il gusto degli altri ( che non è solo una storia d'amore ma ha un finale che più aMMMorevole non si può), Tootsie( all'epoca ero innamoratissimo di Jessica Lange, in questo film di bellezza stordente), Romuald e Juliette, Adele H e il cinema di Truffaut e tanti , tanti altri.
Tanto cinema francese: che siano loro i più bravi a raccontare l'amore?
Come al solito divertitevi a mettere i vostri.
Ecco i miei e naturalmente non tirate sul pianista.

10 ) IL TEMPO DELLE MELE 

Rivisto con gli occhi di oggi è un filmetto scialbo che non ha nulla di speciale.
Ma è il film dei miei 13/14 anni, delle prime feste con ragazze vere e non le classiche serate tutte mazze davanti alla tv a sfondarsi di porcherie gastronomiche, è il film dei primi balli lenti, del contatto fisico , del sentire da veramente vicino il profumo della nostra compagna di ballo che ti si stringeva addosso facendoti sentire istantaneamente il re del mondo.
Peccato che gli ormoni facevano in modo che ti dimenticavi sempre una matita nella tasca dei pantaloni.
Reality era la canzone più gettonata in queste feste e la Marceau era veramente desiderabile, i nostri istinti più bassi erano tutti dedicati a lei.

9 ) L'AMANTE TASCABILE 

Film di fine anni '70 in cui un nerd occhialuto scopre le gioie del sesso e dell'amore grazie a una escort di lusso che si invaghisce di lui, eleggendolo a proprio toy boy personale.
Praticamente il sogno di ogni adolescente: accompagnarsi a una donna bellissima , magari dotata di portafoglio a soffietto, farsi venire a prendere da costei alla guida di un macchinone sportivo giusto per sentire gli "oooooohhhh!!!!" dei compagni di scuola che fino a un secondo prima ti consideravano poco più di una cacchetta sul parabrezza.
L'immagine era tutto all'epoca e il protagonista di questo film rappresentava in un certo senso la rivincita di tutti i nerd del mondo.
Se poi la sua palestra d'amore era Mimsy Farmer forse mai stata così bella non si poteva far altro che essere soggiogati da questo film , vero e proprio cultissimo personale di cui conservo gelosissimamente una VHS registrata dalla tv nei primi anni '90, 1992 credo.

E da allora più nulla.
 
8) GLI AMANTI DEL PONT- NEUF

Carax è cineasta di talento stratosferico pari forse solo alla sua sfrontatezza.
E questa storia d'amore intenso e disperato la racconta in modo sfrontato e originale.
In questo film vidi per la prima volta l'allora per me sconosciuta  Juliette Binoche e me ne innamorai, come mi innamorai di questo film bulimico e scompensato, figlio della pantagruelica visionarietà del suo autore eppure così' attento alle sfumature del sentimento.
E provoca emozioni in quantità industriali.
La loro storia d'amore racchiusa in una sorta di sequenza simbolo: quella della sortita notturna al Louvre per far vedere alla ragazza che sta ormai perdendo la vista , un quadro che alla luce diurna non avrebbe mai potuto apprezzare.
Una  sublime prova d'amore, una sequenza intima, silenziosa, illuminata a lume di candela che ti stringe il cuore con la sua passione e la sua magia.

7) L'ETA' DELL'INNOCENZA 

Un film anomalo nella produzione di Scorsese, lui cattolico integralista che racconta un amore per certi versi scandaloso, un vero e proprio triangolo sentimentale in cui ci rimettono purtroppo tutti.
Film dall'anima pittorica costantemente esibita, oserei dire viscontiano nella descrizione dei rituali che si vivevano nella case nobiliari nella seconda metà dell'Ottocento, è una storia d'amore crudelmente irrisolta e sepolta sotto la cenere del rimorso e del rimpianto.
E poi due dei miei attori preferiti di sempre : Daniel Day Lewis e Michelle Pfeiffer, forse qui nella sua prova più bella.
Lo vidi al cinema e ne fui colpito e affondato. Altro che Titanic.
Talmente colpito che la settimana dopo lo andai a rivedere consigliandolo a dei miei amici e una terza volta me lo andai a vedere da solo.
Pelle d'oca.

6) COLAZIONE DA TIFFANY 
 
Ho sempre amato Audrey Hepburn, uno scricciolo bellissimo con degli occhioni da cerbiatta che mi hanno sempre trapassato. Sono stato indeciso fino all'ultimo se inserire questo suo film o il ben più malinconico Robin e Marian, altra storia d'amore capace di strapparti il cuore dal petto solo al pensiero di quell'ultima freccia in volo.
Ho scelto questo perché in un certo senso è il simbolo di un amore felice e spensierato, ancora più di Vacanze romane che osava con la dimensione fiabesca, squisitamente normale anche se di normale la Hepburn e Peppard, pure lui decisamente belloccio, non avevano nulla.
Come si fa a non innamorarsi di una ragazza così?
George aveva tutta la mia comprensione.
E ho sempre tifato appassionatamente per lui.

5) RACCONTO D'INVERNO 

Eric Rohmer è stato nella sua lunga carriera un eccellente cantore dell'amore in tutte le sue sfaccettature.Ho sempre amato il suo cinema dalla regia invisibile, dalla parola fluente e dai sentimenti pulsanti.
E in questo film si mettono in mezzo anche le traiettorie beffarde del destino , un indirizzo scritto male , un biglietto sgualcito e un amore che finisce sul più bello.
Però non si ferma qui: è solo l'inizio di una vita che più normale non si può, da vivere sempre con la fiammella del ricordo accesa . 
E qualche volta il diavolo oltre a non fare i coperchi non fa neanche le pentole....
La riscoperta dell'amore è di quelle che non si dimenticano.
Potrei dire le stesse cose anche del Racconto d'estate o del Racconto d'autunno, ma anche de La moglie dell'aviatore o de Il ginocchio di Claire.
Ma potrei dire le stesse cose su tutto il cinema di Rohmer.

4 ) CHIAMAMI AQUILA 

A molti piace ricordare John Belushi come interprete di una comicità sboccata ed eccessiva , un po' come la sua vita reale. Animal House ma anche The Blues Brothers oppure 1941- Allarme a Hollywood sono testimonianze precise e circostanziate della sua arte e del suo modo di stare in scena. 
Ma alla fine della sua purtroppo brevissima carriera , stroncata a soli 33 anni, stava venendo fuori un altro lato di John Belushi, quello più sfumato e meno guascone.
E' il caso de I vicini di casa, suo ultimo film ma soprattutto di questo delizioso film di Michael Apted, Chiamami Aquila storia di due poli opposti che dopo tanto peregrinare scoprono di attrarsi in modo definitivo.
Il lavoro di Belushi  sul suo personaggio, quello di un giornalista che soffre di tutti i vizi della vita sedentaria di città, è di eccellente qualità dimostrando forse per la prima volta di essere un attore, un grande attore , a tutto tondo e non semplicemente un comico che faceva della demenzialità la sua cifra stilistica dominante.
Chiamami Aquila è un film piccolo piccolo ma con un cuore grande così.
E il cuore grande così lo fa venire anche a chi lo guarda.

3) DR CREATOR - SPECIALISTA IN MIRACOLI

Altro giro, altra storia d'amore . Anzi duplice storia d'amore.
Che dire di un film che adoro e non so neanche perché?
So solo che fu amore a prima vista, amore per quello stralunato professore con le fattezze dell'inimitabile Peter O' Toole che era animato da un amore disperato e incoercibile per la moglie morta anni prima e che cercava ostinatamente di ricreare a partire dalle sue cellule conservate in uno strano macchinario, amore per una giovanissima e burrosa Virginia Madsen che poi divenne al cinema un ottimo esempio di femme fatale e che qui era invece semplicemente una studentessa universitaria acqua e sapone, la perfetta, bellissima ragazza della porta accanto.
E' il film dei miei 16/17 anni, degli ormoni in subbuglio e del sogno di andare in un Università simile a quella in cui è ambientato il film tra campus, laboratori e bellissime ragazze.
Non è andata precisamente così anche se la mia Università era bellissima lo stesso.
Diversa, però.

2) FUCKING AMAL 

Ad Amal , ridente , si fa per dire, sobborgo nei dintorni di Stoccolma , sembra non esserci nulla.
Eppure ci sono Agnes ed Elin e una storia d'amore in fieri, in mezzo a stravasi ormonali, orgoglio e pregiudizi vari.
Pregiudizi pure in quella Svezia che quando eravamo piccoli, almeno quelli della mia generazione, era considerata l'avanguardia della libertà sessuale in ogni senso.
All'epoca quando gli ormoni parlavano per noi e il cervello aveva una succursale dislocata tre palmi sotto il mento ( e già vi vedo a prendere le misure per capire ciò che voglio dire) , si voleva andare tutti in vacanza in Svezia, perché sognavamo che lì le ragazze ti saltavano letteralmente addosso.
Fucking Amal è un piccolo , poetico , racconto di formazione e di acquisizione della propria identità sessuale.
E quando Agnes ed Elin escono da quel bagno fuori dalla cui porta sembra essersi radunata tutta la scuola, quando escono mano nella mano, sguardo in alto a cercare gli occhi di chi le aveva giudicate troppo frettolosamente, il cuore si gonfia e le lacrime esondano.
Vorremmo che quella Fucking Amal fosse in ogni luogo.

1) UN CUORE IN INVERNO

Se non è il film della mia vita, ci va molto vicino. Visto, analizzato, sezionato, quasi studiato sequenza per sequenza e quella scena al bistro' vista centinaia e centinaia di volte, sezionata secondo per secondo.
Camille che lo guarda con occhi selvaggi, lui , apparentemente flemmatico per via del suo cuore sotto ghiaccio, lei di una bellezza incredibile , con gli occhi gonfi di lacrime che gli urla tutto il suo amore.
E lui che oltre al cuore in inverno ha anche una corazza di ghiaccio, si lascia scivolare tutto addosso, incapace di proferire verbo.
O forse è stato semplicemente travolto da Camille.
Come ho avuto modo di dire negli occhi di Camille sarei volentieri annegato, le avrei accarezzato quei capelli fino alla fine del tempo.
L'aMMMore probabilmente , disegnato da quel sublime cesellatore di traiettorie sentimentali che rispondeva al nome di Claude Sautet.

Spero che la lista sia stata di vostro gradimento.
Alla prossima!!!!

sabato 21 marzo 2015

A Single Man ( 2009 )

30 novembre 1962 : George, professore inglese all'Università della California a Los Angeles vive una giornata come tante. Ma nelle sue intenzioni dovrebbe essere l'ultima. Sta pianificando il suo suicidio e sta sistemando tutto anche per il dopo. E tutto questo perché non riesce a superare la perdita del compagno di sedici anni vita, perito in un incidente stradale qualche mese prima. 
Forse i numerosi incontri della giornata, dal gigolò Carlos di cui rifiuta le prestazioni , da Kenny suo ex studente fino alla cena con Charlotte, sua ex fiamma che cerca di iniziare di nuovo una relazione con lui, gli fanno cambiare idea.
La vita è degna comunque di essere vissuta.
Ma il destino è in agguato.

In genere maturo le mie impressioni su un film in tempo relativamente  breve.
Con il film di Tom Ford ho avuto invece bisogno di un pò di tempo in più per riordinare le idee.
Perché per dirla tutta sono rimasto interdetto dalla visione di questo A Single Manmelodramma raffreddato e allo stesso tempo lancinante diretto da un geniale stilista qui alla sua prima regia.
Il film è dominato dal senso del distacco e dal significato che esso assume per il protagonista, un professore universitario poco più che cinquantenne che scopre improvvisamente di essere rimasto solo.Il suo compagno è tragicamente perito in un incidente automobilistico.George è ora un single man, ha una vita da riorganizzare ma non sa neanche che significato potrà avere per lui.
Gli oggetti della sua quotidianità acquistano una luce nuova, sono cagione di interrogativi e di dolore allo stesso tempo perché è inevitabile riandare con la mente ai trascorsi col proprio compagno.

Il film infatti spesso indugia in flashback in cui viene illustrata  con lievi pennellate la vita dei due innamorati. 
George vive una nuova giornata partendo dal silenzio e dalla sua perfetta solitudine, parte dalla dolorosa esclusione dal funerale del suo compagno perché il funerale " è riservato solo alla famiglia" passa per conoscenze estemporanee (il gigolò spagnolo) e una lezione all'università tenuta in una sorta di stato di trance, fino all'incontro con un giovane allievo.In mezzo a questo la cena con la vecchia amica che ha avuto sempre un debole per lui, sul filo di un malinconico rimpianto da parte di lei (rimpianto perché lui è gay) e una sorta di gentile accondiscenza da parte di lui.
George continua a elaborare il suo lutto e Ford è bravo a tratteggiare questo senso di straniamento e di distacco senza troppi orpelli, senza quelle leziosità che avrebbero appesantito il melodramma.

A Single Man è un melodramma  che indugia anche sulla bellezza del corpo maschile senza per questo eccedere in voyeurismo o particolari pruriginosi che potrebbero far gridare allo scandalo, un film che unisce i due amanti in una sorta di membrana amniotica, nel silenzio della fase liquida.
E'un film molto silenzioso, impreziosito da bellissime musiche e da un aderenza totale di Colin Firth al suo personaggio .
La vita di George si dipana nel minimalismo della routine quotidiana, quel meccanico succedersi di atti che scandiscono il ritmo di un esistenza.
La cinepresa si sofferma flemmatica su questi gesti che in questa giornata devono essere visti sotto una luce diversa.
Da qualunque parte lo si guardi non è facile giudicare un film come questo sempre in bilico tra l'estetizzazione del dolore e il male lancinante che può provocare un distacco così brutale.
Accanto a questa "violenza" emotiva c'è un senso di fatalità che incombe costantemente e che dona al tutto un aria plumbea .
Un colore affine al grigiore delle acque in cui nuotano i due amanti in quella che può essere considerata la sequenza simbolo del film... 

PERCHE' SI : melodramma virato al maschile ( novità), ottima ricostruzione ambientale, Colin Firth aderisce totalmente al suo personaggio
PERCHE' NO : il ritmo è lento, il film è silenzioso e sempre in bilico tra la pornografia del dolore e il senso del racconto.Ma forse non sono neanche difetti.

( VOTO : 7,5 / 10 )

 A Single Man (2009) on IMDb

venerdì 20 marzo 2015

The Absent one ( aka Fasandræberne , 2014 )

A metà degli anni '90 , due gemelli , un ragazzo e una ragazza , sono trovati brutalmente uccisi nelle vicinanze di una scuola molto esclusiva.Trovano il colpevole , viene condannato e tutto finisce lì.
Dopo venti anni il caso finisce sulla scrivania del detective Carl Morck, addetto alla sezione Q assieme al suo collega Assad.
La sezione Q si occupa dei cosiddetti cold cases, casi mai risolti compiutamente  e poi ripresi per via di nuove acquisizioni.
E qui i due detective si accorgono di indagini un po' troppo frettolose e vengono a sapere di una chiamata d'emergenza effettuata da una ragazza, Kimmie, che risulta scomparsa da allora.
Ma sulle tracce della scomparsa si mettono anche i suoi ex compagni di college, ora uomini ricchi e influenti e soprattutto senza scrupoli.
E' una lotta contro il tempo.
The Absent One ( lasciamo ai glottologi il titolo originale che fa venire i brividi solo a guardarlo) è il secondo film dopo The Keeper of lost causes tratto dai romanzi di Jussi Adler-Olsen appartenenti alla cosiddetta serie del Dipartimento Q , iniziata nel 2007 e nel frattempo arrivata al sesto romanzo.
Le trasposizioni cinematografiche stanno seguendo l'ordine cronologico dei romanzi e se tanto mi dà tanto, visto che The Absent One è stato di gran lunga il miglior incasso al box office danese del 2014, ci dobbiamo aspettare a breve una prosecuzione della serie.
E bisogna esserne ben lieti perché il thriller diretto da Mikker Norgaard ( regista attivo più che altro in televisione ma che aveva diretto anche The Keeper of lost causes) funziona egregiamente, è il classico film che appassiona il pubblico e non fa alzare troppo il sopracciglio al critico spocchioso che non vede l'ora di distruggere il cinema di genere.
E siccome non siamo critici spocchiosi ma goderecci appassionati di cinema, The Absent one è il titolo giusto per starsene belli belli incollati sul bordo della poltrona per due ore  lasciandosi trasportare da un film molto ben confezionato, diciamo molto all'americana e che ha una struttura solida e avvincente.
Non è corretto cominciare a vedere una sorta di sequel senza aver visto il primo film ( ma ovvierò presto) ma non ci sono riferimenti al primo caso, perlomeno niente che condizioni la visione e non ne risente neanche l'introduzione dei due personaggi principali, il detective Morck ombroso e solitario e il suo assistente Assad , più razionale di lui che spesso diventa l'amplificatore della sua coscienza esprimendo dubbi e incertezze.
E il caso di cui si occupano in questo film di dubbi in partenza ne ha tanti.
The Absent one si muove in quella linea grigia che va da Cold Cases, la crime series americana, e arriva dopo una bella trasvolata oceanica ai romanzi di Stieg Larsson e al personaggio di Lisbeth Salander nei relativi film della serie Millennium, da Uomini che odiano le donne in poi .
Innegabili le analogie tra il personaggio di Kimmie e quello di Lisbeth, entrambi due ribelli dall'animo punk che hanno sempre combattuto contro tutto e contro tutti.
E analogo anche il loro percorso di riscatto, direi solo che il personaggio di Lisbeth lascia un po' più spazio alla coreografia rispetto a quello di Kimmie, ma sono entrambe l'energia impersonificata e modellata a forma di donna.
Fotografato in maniera eccellente e molto ben recitato The Absent one è strutturato in maniera ottimale, equilibrato , con una sapiente gestione dei colpi di scena e pur avendo l'aspetto tipico del thriller scandinavo non ha neanche quel passo lungo che caratterizza tutte le crime stories provenienti da quella parte d'Europa.
Andando a leggerlo più in profondità, ma chissà se è il caso o un concetto nella testa dell'autore del romanzo, possiamo vedere The Absent one come un apologo sul potere del denaro, su come il denaro manipoli persone e coscienze e arrivi a manipolare anche il senso di giustizia che dovrebbe appartenere ad ognuno di noi.
Quello stesso senso di giustizia che muove il detective Morck che sceglie di occuparsi di questo caso invece dell'altra cinquantina di misteri insoluti che affollano la sua scrivania.
Ed è lo stesso senso di giustizia dello spettatore messo alla prova quando, inerme, è costretto a seguire una schiera di personaggi che con il denaro riescono veramente a comprare tutto.
Ma soprattutto a distruggere.
E basta solo guardarsi attorno per vedere che questi personaggi esistono veramente e sono intorno a noi.

PERCHE' SI : ottima confezione, coppia di detective ottimamente assortita, una storia ben strutturata e ben narrata
PERCHE' NO : punti di riferimento piuttosto evidenti, non il massimo dell'originalità ma solo se vogliamo essere cattivi.

( VOTO : 7 + / 10 ) 

Fasandræberne (2014) on IMDb

giovedì 19 marzo 2015

Solo gli amanti sopravvivono ( 2013 )

Adam vive nella sua casa che è una specie di museo che contiene i suoi vinili e le sue chitarre preziosissime, scrive musica elettronica e ha contatti con il resto dell'umanità solo attraverso il servizievole Ian che gli procura tutto quello di cui ha bisogno, o quasi.
Eve  vive a Tangeri, tra stoffe , profumi e libri pregiati e ama trascorrere le serate con Christopher Marlowe, che dice di aver scritto tutte le opere attribuite a Shakespeare.
I tre non sono esseri umani normali : sono vampiri ma hanno scelto un modo nuovo di nutrirsi: sempre di sangue si tratta ma se lo procurano purissimo, attraverso i contatti giusti negli ospedali.
Eve ed Adam si vedono a Detroit ma li raggiunge anche Ava , la sorella di Eve, giovane e sregolata che finisce in poco tempo tutte le loro riserve di sangue e uccide anche Ian, in preda alla tentazione.
Devono fuggire da Detroit, riparano a Tangeri ma cominciano i problemi perché il sangue non è più puro come una volta...
A chiunque mi avesse detto che un giorno Jim Jarmusch avrebbe  dato alle stampe un film di vampiri , lo avrei preso sicuramente per pazzo .
Jim Jarmusch che si mette a parlare di vampiri, che realizza un horror, insomma.
Tutto bene quindi ?
Ecco, bene ma non benissimo nel senso che il buon vecchio Jim parla sicuramente di vampiri ma definire Solo gli amanti sopravvivono un horror, o solamente un horror, è una roba un po' più ardua da giustificare.
Jarmusch ci racconta una storia d'amore, una di quelle larger than life e lo fa utilizzando due protagonisti che ci fanno rileggere il mito del vampiro da una prospettiva piuttosto originale.
Adam e Eve sono due esseri (non)viventi evoluti, che si sentono superiori a quei miseri umani che si alimentano di schifezze  e cose putride e che loro chiamano zombie perché fondamentalmente li ritengono senza cervello.
Vivono secondo le loro convenzioni ( denaro, collezioni preziose di libri , chitarre o dischi) ma lo fanno solo di notte astraendosi in un mondo tutto loro fatto più di spirito che di materia.
Eppure la materia li circonda e permette di mantenere la loro immortalità come i rotoli di banconote che Adam regala generosamente a Ian quando gli procura quello che gli serve.
Se Adam vive in un non luogo come può essere la notturna Detroit, una delle città meno attraenti ( e uso un eufemismo) degli States, Eve abita  una Tangeri al di là dello spazio e del tempo, un luogo oltre la materia fisica , fatta di vicoli vuoti e coloratissimi e localini fumosi in cui trascorrere la nottata a discutere amabilmente di libri e di letteratura.
Sono due vampiri dallo spirito bohemien , che vivono frugalmente e nell'ombra pur avendo la possibilità di condurre un'esistenza migliore , perlomeno più eccitante.
Ava invece è molto più rock, sregolata e incline alle tentazioni, un vampiro vecchio stampo che loro ripudiano sdegnosamente.
Solo gli amanti sopravvivono racconta una storia d'amore intenso e disperato al suono di musiche acide e stralunate che si fondono magicamente con le immagini quasi a costituire un'esperienza multisensoriale che va al di là del concetto di guardare solo un bel film.
Un film silenzioso, intenso e rarefatto allo stesso tempo, etereo che però , suo malgrado , a tratti si colora del rosso rutilante del sangue arterioso , il vile nutrimento che permette agli amanti di sopravvivere.
Adam ed Eve vorrebbero rinunciare con tutte le forze a questa dipendenza come hanno fatto nei decenni passati.
Ma alle volte non è possibile e dovranno trarre la forza per sopravvivere dall'amore che l'uno prova per l'altra.
Il film di Jarmusch è un nuovo modo per raccontare i vampiri nel cinema di oggi ma è anche un modo prezioso, ironico e intelligente per parlare di una società umana allo sbando sociale e culturale  .
Ottima l'alchimia che si instaura tra i due protagonisti : leggendo i nomi di Tom Hiddleston e di Tilda Swinton avevo un po' alzato il sopracciglio soprattutto per i venti anni che separano i due attori.
E invece Tilda Swinton si conferma una musa praticamente senza tempo ( ed è così a partire dal film che le ha dato la notorietà internazionale, Orlando di Sally Potter),eternamente giovane ed  androgina e sexy allo stesso tempo, con uno sguardo che ti trapassa, letteralmente.
Un po' come Solo gli amanti sopravvivono.
Un film che scava una breccia profonda nel cuore e nell'anima.

PERCHE' SI : Jarmusch racconta una storia di vampiri che ha tutti i crismi dell'originalità, ottima alchimia tra i due protagonisti, intenso e rarefatto allo stesso tempo
PERCHE' NO : astenersi fans dell'horror puri e crudi che si aspettano secchiate di sangue in faccia: è un' attesa vana. Ritmo compassato che scoraggerà più di qualcuno.

( VOTO : 7,5 / 10 )

 Only Lovers Left Alive (2013) on IMDb

mercoledì 18 marzo 2015

The Treatment ( aka De Behandeling , 2014 )

L'ispettore Nick Cafmeyer è quello che si suol dire un uomo di successo. Bello, intelligente, realizzato nel lavoro ma si porta dietro uno scheletro nell'armadio grosso così : la scomparsa di suo fratello Bjorn all'età di nove anni, un caso mai risolto.
E lui era lì anche lui bambino.
E il pedofilo sospettato di aver rapito e fatto scomparire Bjorn, Ivan Plettincks, è libero, abita vicino a lui e non esita a fargli sentire la sua presenza giusto per torturarlo un po'.
Quando Nick si deve occupare di un nuovo caso di sospetta pedofilia , la scomparsa di un bambino di nove anni e il successivo ritrovamento del suo corpo orrendamente seviziato, i fantasmi del suo passato tornano a perseguitarlo...
Tratto dall'omonimo romanzo del 2001 della scrittrice britannica  Mo Hayder, questo thriller belga arriva come una fucilata sul mio schermo.
E chi l'avrebbe detto che dal  Belgio ( terra non precisamente nota per il genere) sarebbe venuto uno dei thriller più cazzuti e senza compromessi di questi ultimi tempi ?
Nessuno, men che meno io.
The Treatment si presenta bene, benissimo.
Dopo un breve flashback ci introduce il personaggio di Nick, uno che avrebbe tutte le ragioni per condurre una vita di successo e invece abbiamo di fronte un uomo traumatizzato , ferito, ancora non in grado di superare la perdita di suo fratello Bjorn, scomparso quando entrambi erano bambini.
E il caso di cui si sta occupando ora lo fa precipitare di nuovo nella depressione del ricordo.
In più quello che è considerato da tutti il colpevole lo perseguita con la sua sola presenza.
Probabilmente The Treatment non sarà il thriller più innovativo del decennio ma è girato con tutti i crismi del buon cinema da un regista attivo più che altro in televisione , è ben ambientato in periferie impersonali e soffocanti in cui tutte le case sono uguali e il condominio ideale è un casermone con decine e decine di appartamenti, è confezionato in maniera egregia e poi soprattutto affronta un tema difficile come quello della pedofilia senza troppi eufemismi, lo prende di petto e senza troppi giri di parole.
I pedofili sono tra noi, così come i serial killer, si nascondono sotto sembianze normalissime ma possono essere spietati e sanguinari come pochi, trasportati da quella che è una vera e propria psicopatologia.
Fatta la tara a una certa convenzionalità nel tratteggiare la figura del poliziotto, un personaggio in linea con certo cinema americano recente( il classico poliziotto con una zavorra che si porta dietro dall'infanzia e che condiziona il suo presente) e fatta la tara anche all'accenno di  rapporto tra Nick Cafmeyer e Plettinckx che forse ricorda un po' troppo da vicino il rapporto tra la Clarice Starling e l'Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti ( ma è solo un accenno, Cafmeyer vuol sapere da Plettinckx ma lui si guarda bene dall'aiutarlo), The Treatment è un thriller torbido che lascia poco spazio alla speranza e che non esita a mettere in campo tutta la sua sgradevolezza quando si tratta di tratteggiare la figura del pedofilo.
Per il finale, tutto giocato sul thrilling e che non fa implodere quanto di buono costruito in precedenza, bisogna armarsi di stomaco foderato di cemento.
I colpi di scena durante la narrazione sono ottimamente gestiti e arrivano quando meno te lo aspetti , la regia e la fotografia preferiscono il realismo a qualsiasi laccatura della confezione.
The Treatment è visione praticamente obbligatoria per gli appassionati, uno dei film più disturbanti visionati in questi ultimi tempi.
E, viste le questioni lasciate aperte,  sarebbe stato un pilot eccezionale per una serie televisiva a dir poco  terremotante

PERCHE' SI : confezione eccellente, realistico fino alla sgradevolezza, ottimamente ambientato e diretto oltre che interpretato, disturbante.
PERCHE' NO : non il thriller più originale del decennio,qualche tratto di convenzionalità nella descrizione di Cafmeyer e nell'utilizzo dei flashback, fa un po' il verso ( giusto un accenno ) a Il silenzio degli innocenti.

( VOTO : 7,5 / 10 )

 The Treatment (2014) on IMDb

martedì 17 marzo 2015

Boomstick Award 2015

Oggi avrei dovuto parlarvi di uno dei thriller più cazzuti che ho visto ultimamente ( tranquilli ne parliamo domani) che viene dal Belgio, notoria terra in cui si girano thriller cazzutissimi ma ieri è sopraggiunto un avvenimento che mi ha scompaginato la scaletta delle pubblicazioni del blog.
Che, detto tra di noi non esiste, perché al massimo stabilisco che cosa pubblicherò il giorno dopo, ma fa tanto figo  dire che c'é.
Ieri la mitica Bolla del Bollalmanacco mi ha insignito del premio più figo di tutta la blogosfera, premio che mi fregio di aver vinto per la terza volta consecutiva.
Si tratta del Boomstick Award, premio creato dal mitico Hell di Book and Negative.
E qui di seguito elenchiamo tutto quello che si deve sapere sul premio in questione, regole scritte da Hell in persona e da lui copiate di sana pianta.
Cos’è il Boomstick? È il bastone di tuono di Ash ne L’Armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America.
Perché un Boomstick?
Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!
Come si assegna il Boomstick?
Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.
E ricordate, il Boomstick non ha alcun valore, eccetto quello che voi attribuite a esso.
Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto
4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite.

E ora veniamo ai sette premiati:
1) Il Bollalmanacco di Cinema : e non per piaggeria perché il premio mi è stato assegnato da lei.
Erica riesce a parlare in maniera intelligente e divertente di tutto il cinema che vede.
Le sue recensioni sono una botta di divertimento e spesso mi fa scoprire delle chicche niente male.
E poi perché ha nel suo header la mitica Elvira con le sue bombe.
L'ultima volta che si sono viste due bombe così il Giappone si è arreso.
2) Ilgiornodeglizombi : perché sono circa tre anni che ho aperto questo blog e sono tre anni che per me è un punto di riferimento.
Perché continua a essere la mia signora dell'horror.
Perché le invidio il modo in cui parla di cinema e di altro.
Perché le invidio la figaggine del suo blog.
Perché ha il cuore mezzo giallo e mezzo rosso come me.
3 ) Nocturnia perchè ha un blog che parla di tanti argomenti di cui sono appassionato.
Perché divoro i suoi posts come se non ci fosse un domani.
Perché la scorsa estate ho avuto modo di conoscerlo personalmente e di apprezzare ancora di più la sua simpatia e la sua competenza.
Perché spero che questa estate ci rifacciamo insieme una tequila dopo un'abbondante cena.
4) White Russian : perché come Lucia continua a essere uno dei miei punti fermi della blogosfera.
Perché vedo in lui il me stesso di una decina di anni fa.
Perché riesce a parlare di cinema e di vita vissuta all'interno dello stesso post come nessun altro .
Per far giocare il Fordino col Boomstick , il bastone del comando di Ash, personaggio che tra poco 
conoscerà benissimo.
Perché lo sento fratello di rock.
5) Pensieri Cannibali perché come Mr Ford e Lucia continua a essere uno dei punti fermi della 
blogosfera.
Perché scrive come nessun altro e le sue recensioni sono sempre geniali se non oltre.
Perché le Blog Wars con il suo amico / rivale Mr Ford mi fanno letteralmente "muorire".
Perché vorrei fargli ascoltare musica un pochino migliore di quella che ascolta.
Perché è una delle letture fisse della giornata.
6) Recensioni Ribelli perché come dice il suo header il suo blog è passione a 360 gradi.
Perché spesso mi riconosco in quello che scrive.
Perché ha sempre ironia e soprattutto autoironia.
Perché ha un background musicale  fatto di metal.
Perché riesce a trovare sempre una prospettiva personale per parlare di film.
7) Il Buio in Sala perché ho sempre ammirato il modo di scrivere di Giuseppe.
Perché ho avuto l'onore di conoscerlo personalmente e quando torno alla mia terra d'origine, l'Umbria, 
una chiacchiera con lui davanti a un caffè ci scappa sempre.
Perché le sue recensioni sono scritte di pancia , esattamente come le mie.
Perché è un vulcano in continua eruzione.

Ok questi erano i sette premiati di quest'anno che come dice Hell finiscono di diritto nella Hall of Fame.
Ricordo che : 
a) il premio può essere assegnato dai sette vincitori ad altrettanti blogger meritevoli, contribuendo a creare, come tutti gli anni, una delle più gigantesche catene di sant’antonio che la storia di internet ricordi
b) premio e banner sono di mia creazione, quindi gradirei essere citato negli articoli relativi
c) il Boomstick è un premio cazzuto. Se l’avete vinto non siete di sicuro delle mezze cartucce, ma… se non rispetterete le 4 semplici regole che lo caratterizzano, allora mezze cartucce diventerete
e vi beccherete d’ufficio, in quanto tali, il celeberrimo Bitch Please Award.

Bitch Please che, al contrario del Boomstick, porta sfiga e disonore.
Oh, riguardo quest’ultimo, non è che sto lì a soffiarvi il nasino e a dirvi se avete rispettato le regole o no.
Nel caso non l’abbiate fatto… Cavour lo saprà. E lo saprete anche voi…

lunedì 16 marzo 2015

The Taking of Deborah Logan ( 2014 )

Mia è una studentessa di medicina , Gavin e Luis sono un team di documentaristi che sta girando un documentario su Deborah Logan , una malata di Alzheimer. L'anziana signora non vorrebbe farsi riprendere nella sua quotidianità ma pressanti esigenze economiche costringono di fatto lei e la figlia ad accogliere la troupe in casa.
Deborah Logan mostra comportamenti sempre più bizzarri che il suo dottore definisce normali finché scoprono una sua connessione con un pediatra accusato di omicidi rituali, atti cannibalistici e pedofilia, Henry Desjardins, scomparso nel nulla anni e anni prima.
La signora viene ospedalizzata per la sua sicurezza ma il suo comportamento diventa sempre meno giustificabile dalla medicina.
Arriva a portare una bambina leucemica sul posto in cui Desjardins faceva i suoi sacrifici umani.
Deborah Logan da che cosa è posseduta?
Diffido sempre delle locandine in cui è pubblicizzato più il produttore che il regista e il manifesto di The Taking of Deborah Logan ( ma lo potete trovare anche semplicemente intitolato The Taking) non è di quelle che ti invitano proprio alla visione.
E ribadisce il fatto che è sempre sbagliato giudicare un libro solo dalla copertina.
Ma qui c'è Bryan Singer e credo che non abbia bisogno di presentazioni.
Il film dell'esordiente Adam Robitel ( che lo ha anche scritto assieme a Gavin Heffernan, e lo ha anche montato) si inserisce programmaticamente nel mare magnum dei mockumentaries/ found footage.
Riprende un team di documentaristi che si installa nella casa di una malata di Alzheimer per testimoniarne l'evoluzione della malattia.
Solamente che questa malattia evolve in maniera bizzarra e pericolosa, talmente fuori dagli schemi previsti dai protocolli medici che presto viene evocato qualcosa d'altro: il soprannaturale.
Spesso mockumentary / found footage fa rima con telecamera affetta da delirium tremens, scenografie e messa in scena povere e parco attoriale più che mediocre .
In questo caso invece la realizzazione sembra molto più circostanziata, scenografie e  messa in scena assumono spesso e volentieri caratteri inquietanti ( la soffitta di casa Logan, i sotterranei dell'ospedale, il bosco dove Desjardins perpetrava sacrifici umani) aggiungendo quel quid che determina la riuscita o meno di un prodotto di questo genere.
The Taking of Deborah Logan non è sicuramente un capolavoro del genere ma un esponente più che degno, un film che riesce a mettere un certo disagio addosso e questo lo deve oltre che a una struttura solida anche alla recitazione molto "fisica" di Jill Larson che si immola anima e soprattutto corpo in un ruolo difficile, sgradevole, in cui momenti di calma apparente e di gestualità banalmente quotidiane vengono inframezzate a dei veri e propri atti di pazzia pura resi scenograficamente più efficaci da un ottimo make up e da un grandioso lavoro sulla voce.
Nella seconda parte il tema del soprannaturale, della possessione demoniaca entra a gamba tesa su un 'intelaiatura documentaristica che faceva del realismo il suo tratto dominante e questo , scompaginando le carte messe in tavola dal film, ne determina un improvviso scarto in avanti, trasformandosi in una corsa contro il tempo affannosa e adrenalinica e qui davvero che abbonda la camera a spalla ( c'è l'effetto mal di mare ma è gestito in maniera intelligente, non si persevera troppo) e le riprese al buio che chiedono al direttore della fotografia uno sforzo supplementare per rendere tutto un minimo più comprensibile.
Curioso che in questi ultimi tempi abbondino produzioni che in qualche modo prendono spunto da una malattia terribile come l'Alzheimer ( oltre a questo Still Alice e la miniserie inglese Exile) così come è curioso che un film come The Taking of Deborah Logan parta dalla malattia per poi esondare nei riti ancestrali e nel soprannaturale puro.
Altra notazione da fare è che il sistema sanitario americano è veramente una brutta bestia: all'avanguardia in tutto ma se non hai soldi ti lasciano morire tra atroci sofferenze senza muovere un dito.
E il fatto che venga ribadito più volte che i Logan accettano di girare il documentario solo per soldi e non per reali esigenze di progresso scientifico, pare proprio una stilettata al cuore del concetto di sanità pubblica statunitense.
Quasi alla Michael Moore.

PERCHE' SI : ottimo spunto di partenza, realizzazione curata, telecamera stabile per quasi tutto il film, ottima prova di Jill Larson
PERCHE' NO : quando irrompe in scena il soprannaturale vengono fuori anche tutti i clichè del / mockumentary/found footage, comprese sequenze buie in cui si fatica a capire quello che succede, urla beluine e telecamera affetta da delirium tremens.

( VOTO : 6,5 / 10 ) The Taking of Deborah Logan (2014) on IMDb

domenica 15 marzo 2015

Una risata mi seppellirà : dieci film che mi hanno fatto collassare dal ridere

Dopo la playlist dei film che mi hanno estorto più lacrime della settimana scorsa, post di grande successo e dai molti, graditissimi interventi, mi pare giusto esplorare il lato opposto della scala sentimentale.
Parliamo di risate, di film che mi hanno fatto più ridere in assoluto.
Naturalmente, come al solito, è una classifica da prendere con le pinze, strettamente personale e sicuramente incompleta perché di certo so che ne ho dimenticati tanti e ne ho esclusi di veramente meritevoli ( all'ultima scrematura ho escluso robetta come  tutti i film di Chaplin, Buster Keaton, Jacques Tati, Totò , Howard Hawks,  parecchio Billy Wilder, Scuola di polizia, Porky's , gli American Pie, i film di Fantozzi, Una pallottola spuntata, Zack a Miri make a porno e altri).
Ecco, per quanto riguarda il concetto di buon cinema , diciamo che per certi titoli va un po' a farsi benedire ma del resto qui vogliamo ridere, ridere, vogliamo sbellicarci dal ridere.
Sono gradite integrazioni  e classifiche personali...
Datevi da fare!
Risvegliate le stanche membra in questa domenica uggiosa al ricordo di una risata....

10) FULL MONTY 
Non è propriamente un film comico, forse più una commedia della crisi ma credo che sia il film che ho visto più volte al cinema perché ne magnificavo le doti ad amici che non lo conoscevano e naturalmente li accompagnavo al cinema per rivedermelo e farmi due risate in compagnia.
E si cominciava a ridere da subito da quando alcune "signore" facevano la gara al pub a chi riusciva a fare la pipì in piedi, come un maschiaccio qualsiasi.
Vogliamo poi parlare delle audizioni per scegliere li mejo spogliarellisti di Sheffield?
Poesia pura e risate, tante risate.

9) TOP SECRET !
Ho escluso altri celebri esponenti di cinema dalla comicità demenziale come Una pallottola spuntata e L' aereo più pazzo del mondo, tanto per citare i due più noti, in favore di questo film del 1984 che secondo me è una cannonata. Ed è partorito dalle stesse menti perverse che hanno realizzato gli altri due che ho appena nominato. Di solito i film demenziali cedono alla distanza, il fuoco di fila di battute nonsense alla lunga tende a stancare proprio perché per via della logica dell'accumulo lo spettatore non riesce più praticamente a reagire, essendo più o meno assuefatto, in Top Secret! questo non mi è successo.
Ho riso ininterrottamente dal primo all'ultimo minuto.
E non mi stanco mai di rivederlo.

8) HOLLYWOOD PARTY
Eeeh, qui parliamo di Peter Sellers, siamo al top. La prima volta che vidi questo film non sapevo chi fosse Peter Sellers e neanche chi fosse Blake Edwards, una delle eminenze storiche della commedia americana.
Vidi  le prime scene con questo tizio che le riusciva a rovinare puntuale come un cronografo svizzero per la sua totale stupidità e ridevo di lui come un pazzo.
Mi catturò subito, proseguendo nella visione poi si comincia anche a riflettere e più scorrevano i minuti più mi accorgevo che non ero io che ridevo di Bakshi, il protagonista di questo film, in realtà erano Peter Sellers e Blake Edwards che ridevano di noi, prendendosi gioco di tutto quello che poteva apparire "normale".

7) VIENI AVANTI CRETINO
In nessun pianeta di nessun sistema solare di nessuna galassia di nessun universo, un film come quello di Luciano Salce ( peraltro molto meno stupido di come viene normalmente considerato) in una ipotetica classifica di cinema sarebbe avanti a una perla di Hollywood party.
Ma Vieni avanti cretino è oggetto filmico che travalica qualsiasi concetto di cinema comico essendo più che altro avanspettacolo portato al cinema.
Ed è un film dei miei 13 anni , un'epoca in cui si formavano le coscienze.
Oggi le nuove leve  si formano con Twilight o con la fantascienza distopica fatta con lo stampino noi ci formavamo con L'allenatore nel pallone e Vieni avanti cretino o anche con Febbre da cavallo..
E Lino Banfi era l'attore perfetto per questo tipo di film: indimenticabili i caffe con utopia, il dottor Tomas e Lino che canta Filomegna Galoppeira...

6) A QUALCUNO PIACE CALDO

Mio padre già da quando ero piccolo mi fece conoscere i fondamenti del cinema americano , di tutti i generi, anche se lui amava il poliziesco e il western .
E tra questi fondamenti c'erano le commedie di Billy Wilder di cui questa è la sua più famosa, un congegno comico perfetto in cui la grazia un po' sbadata della Monroe si sposava alla perfezione con Lemmon e Curtis che erano il vero motore comico del film.
Non solo risate ma una commedia dai tempi comici assolutamente perfetti, una vera e propria enciclopedia a 24 fotogrammi al secondo da consultare avidamente per sapere come deve essere fatta una commedia e di come i suoi tempi devo essere assolutamente calibrati.
Tanti altri film di Wilder dovrebbero far parte di questa classifica., questo è un simbolo di tutto il suo cinema.

5) FRACCHIA LA BELVA UMANA

Il discorso che ho fatto prima per Vieni avanti cretino e Hollywood Party vale alla stessa maniera per Fracchia la belva umana e i film di Wilder.
In nessuna classifica di nessun genere Fracchia la belva umana dovrebbe sopravanzare i film di Wilder.
Però quando un film lo sai praticamente a memoria , quando hai il dvd e lo hai praticamente consumato, quando puoi vedere Lino Banfi e Paolo Villaggio al loro meglio in un film che fa ridere dal primo all'ultimo minuto , beh allora è un film che deve appartenere a questa classifica.
E per fargli posto ho eliminato dalla lista i film di Fantozzi ( diciamo soprattutto Il Secondo Tragico Fantozzi che avrebbe meritato di entrare a pieno merito in questa classifica).
Annette e Babette Braun, la trattoria della parolaccia ( la canzone Benvenuti a 'sti frocioni), la madre della Belva interpretata da Gigi Reder...e tante altre gags memorabili...

4) AMICI MIEI ATTO II°

Anche qui siamo praticamente all'Accademia della risata. E' il ricordo di una visione cinematografica di quelle indimenticabili, addirittura ci fermammo a rivedere una buona metà di film. Anche qui siamo alla memorizzazione di molte delle gags del film, siamo alle battute che sono entrate nell'immaginario collettivo ( un mio amico una volta , me testimone, fece la supercazzola a un vigile mentre gli chiedeva informazioni), a un gruppo di attori che dà il meglio di sè senza rubarsi la scena l'uno con l'altro , o forse se la rubavano continuamente a vicenda ed è questo il segreto del film.
Sarò sacrilego ma secondo me questo atto secondo è anche migliore del primo.
E poi per me rappresenta un ricordo particolare, indelebile.

3) RIDERE PER RIDERE
Ancora la ditta Abrahams, Zucker & Zucker con il loro amicone John Landis, uno che in quanto a risate in una certa stagione del suo cinema non era secondo a nessuno. Slok, Animal House, Una poltrona per due, tutti capisaldi della comicità made in USA che ancora oggi resistono orgogliosi all'usura del tempo.
Un po' come fa questo Ridere per ridere che è un po' l'antesignano del cinema demenziale come lo intendiamo oggi. Più che un film è un'antologia di sketch che fanno letteralmente collassare dal ridere con un finale al calor bianco.
Anche qui siamo praticamente allo stadio della memorizzazione.

2) FRANKENSTEIN JR
Un film che è la summa della poetica melbrooksiana, un cineasta forse mai celebrato a dovere quando era in attività come regista e sceneggiatore. Perché il buon Mel a quasi 89 anni è ancora qui e combatte con noi e presta la sua voce a numerosi cartoni animati.
Il suo genere è stato la parodia ma fatta veramente da grande cultore ed esteta del cinema, almeno nei suoi film migliori.
Di Frankenstein jr ormai ne hanno parlato anche i sassi non c'è bisogno che ne parli anche io in maniera per altro indegna.
L'unica cosa che posso dire è che questa pellicola è talmente grande che il film ( grandissimo ) di cui è parodia  è diventato lui stesso la parodia di Frankenstein Jr.
Sacrilegio? No, rispetto profondamente Whale , grandissimo regista , uno che ha detto delle cose veramente nuove nella storia del cinema.
Ma se oggi noi lo idolatriamo come è giusto, un po' del merito va a  quel diavolaccio di Mel Brooks

1) UN PESCE DI NOME WANDA

La prima volta che ho visto questo film al cinema praticamente me ne sono perso metà perché l'altra metà l'ho trascorsa praticamente ribaltato sulla poltrona del cinema.
Sono uscito dal cinema con le lacrime agli occhi ma per il troppo ridere.
Poi a casa me lo sono dovuto rivedere con calma quando uscì la Vhs e poi il Dvd.
E il risultato è sempre stato lo stesso del cinema: ogni volta mi ribaltavo letteralmente dal ridere.
Un film leggendario, pieno di gags e di personaggi indimenticabili ( tipo il Kevin Kline che per eccitare la sua bella le doveva parlare in spagnolo, ma nella versione originale le parlava in italiano, Michael Palin balbuziente che uccide senza volerlo dei cagnolini e lui ama gli animali), scritto da John Cleese, uno dei Monty Python eppure con poco in comune con quello che avevano mai fatto i Pythons.
Una commedia britannica scorretta e coraggiosa , uno dei pochi film in cui il crimine paga, veramente!

Per oggi abbiamo finito.
Alla prossima!