I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 16 agosto 2013

The fighter ( 2010 )

Dickie è un ex pugile che ha avuto l'occasione della vita: nientepopodimeno che sfidare Sugar Ray Leonard, Poi è stato ingoiato dal nulla, dalle dipendenze ed è diventato poco più di una larva umana. Ma ha un'altra occasione: quella di allenare il fratellastro Mickey ad arrivare fin dove lui non è mai arrivato. Deve tenere alto il nome della famiglia e di Lowell, cittadina pulciosa nel buco del culo del Massachussetts.
The fighter appartiene a un genere di difficile catalogazione se proprio non possiamo fare a meno di catalogarlo. Superficialmente si dirà che è un film di genere sportivo visto che racconta la storia di un pugile e della strada percorsa per arrivare al titolo mondiale.
Però non credo che sia così perchè di questo viaggio verso il tetto del mondo interessa poco la meta ma interessano parecchio il perocrso e tutte le tappe intermedie.
Allora che cosa è? Un dramma familiare? Ecco a mio parere siamo già più vicini: nel film viene narrata la storia di due fratelli solo per parte di madre,Mickey Ward e Dicky Eklund, che si ritrovano a essere le due facce della stessa medaglia.
Dicky,  il più vecchio, ha avuto la sua occasione, ha mandato addirittura al tappeto il mitico Sugar Ray Leonard in un combattimento comunque perso, ma è stato fagocitato dal mondo degli abusi e delle dipendenze diventando una specie di larva che fugge a cadenze regolari dall'ambiente familiare.
E assapora anche la vita della patrie galere.
Mickey, il più giovane, benchè frenato dalla madre/padrona che comunque ha sempre preferito sempre Dicky e letteralmente castrato dall'ambiente familiare che lo circonda,  riesce ad acquisire consapevolezza dei propri mezzi solo quando si mette assieme a Charlene che lo convince a recidere quel maledetto cordone ombelicale che lo ha sempre soffocato.
The fighter comunque non è solo un dramma familiare: è anche la fotografia impietosa di Lowell, Massachussets, degradato sobborgo dormitorio che si culla nel ricordo del combattimento per il mondiale di Dicky e che non offre nulla ai suoi abitanti tranne che un bar in cui bere per dimenticare.
Tra un Rocky,senza averne la retorica invadente e un Toro Scatenato senza averne il guizzo semidocumentaristico,il film dell'altrove anonimo Russell , si segnala per una progressione drammaturgica d'impatto, riuscendo a regalare emozioni che non sono solo quelle facili ricavate dalla vittoria a caro prezzo sul ring.

Sono quelle dei rapporti familiari che finalmente cambiano, sono quelle del tempo della fratellanza e della comprensione.
Il combattimento metaforico  dei due fratelli termina allorchè Mickey riesce ad uscire dall'ombra di Dicky e quest'ultimo finalmente comprende che è venuto il momento dell'altro per stare sotto i riflettori.
E con lui lo capiscono la madre  e le improponibili sorelle.
The fighter lascia molto più spazio a quello che succede attorno al ring che al ring stesso.
E'un film sull'occasione della vita che finalmente può essere sfruttata.
Monumentale come al solito la prova mimetica di Bale che porta sempre al limite il suo fisico per entrare meglio nella parte, riuscendo anche a rubare in più di un'occasione la scena a Wahlberg che di questo film dovrebbe essere il protagonista. 
Eccellenti i comprimari a partire da un'inedita Melissa Leo, inacidita dagli anni e forse dall'improbabile tintura bionda del baldacchino che si porta sopra la testa, fino ad arrivare a una carnosa Amy Adams che ha salutato ormai i tempi in cui faceva la principessa senza macchia per Disney.
The fighter, film dalla genesi assai travagliata, si rivela una scommessa vinta.
E' la vittoria del sogno sulla brutta realtà che lo circonda.
Per una volta ci piace che sia così.

( VOTO : 8 / 10 ) 


The Fighter (2010) on IMDb

giovedì 15 agosto 2013

The last exorcism 2 - Liberaci dal male ( 2013 )

Nell è l'unica sopravvissuta ( o almeno così pare) all'incontro con il reverendo Cotton Marcus che nel primo film l'aveva sottoposta a uno sfiancante e definitivo ( almeno nelle sue intenzioni farlocche )  esorcismo. Ora è stata raccattata in una specie di comunità di recupero assieme ad altre ragazze, fa le pulizie in un albergo e cerca di tornare alla normalità. Ma il demone Alabam ancora la perseguita e ha altri progetti per lei. Soprattutto non ne vuole sapere di smettere di torturarla...
E anche un ulteriore tentativo di esorcismo finisce a schifio.....
Devo dire che forse sono uno dei pochi che non aveva condannato in toto The Last Exorcism: pur nella sua totale indole derivativa, qualche buon sobbalzo sulla poltrona me lo aveva regalato, a quei tempi si era in piena bufera mockumentary/ found footage e quel film si era inserito assieme a tanti altri nella scia di Paranormal Activity e relativi epigoni. Del resto il rapporto ricavi /costi  molto favorevole ( quasi 70 milioni di incasso a fronte di una spesa inferiore ai due milioni di dollari), ne giustificava in qualche modo il sequel.
Che puntualemente è arrivato come la cartella delle tasse.
La novità più eclatante è l'abbandono della tecnica del mockumentary in favore di una tecnica più "tradizionale". Ma anche chi patisce la telecamera in delirium tremens dello stile di cui sopra avrà poco di che rallegrarsi perchè qui stiamo parlando del nulla assoluto sotto vuoto spinto.
The Last exorcism 2 - Liberaci dal male è un contenitore amorfo di tutti i clichet possibili e immaginabili di un film dell'orrore che tratti di posseduti e case infestate.
E' gestito senza una minima creatività , anzi irritante per insipienza registica: si parte dal ritrovamento di Nell che è condotta in modo assolutamente prevedibile ( con un paio di boo sequences che sembrano telefonate intercontinentali) e si procede nel buio della noia assoluta con talmente tanti sbadigli che quasi vien voglia di andare a farsi fare un controllino dal medico per vedere se si è lussata la mandibola a furia di azionarla.
Ashley Bell nella parte di Nell è discretamente efficace: la vedi e sin da subito sembra una che è disturbata dentro, che non ha tutte le rotelle che girano per il verso giusto. E poi è la classica tipa normale, che non sai nemmeno se giudicare bella o brutta ed è per questo che risulta credibile.
A differenza del resto del film che innesca subito un clima di attesa per un qualcosa che non arriverà mai. Si procede citando a destra e sinistra ( addirittura si cita in una sequenza in chiesa l'ultimo delirio di Zombie, Le notti di Salem, con un prete veramente poco raccomandabile) e senza aggiungere nessun tocco personale , un qualcosa che renda questo film non il solito , brutto , fondo di magazzino, qualcosa che giustifichi la visione, insomma.
E invece nulla, quasi vien voglia di staccare tutto e fare altro , tanto si sa anche come finisce.
Se nel 2010 The last exorcism prometteva di essere veramente l'ultimo esorcismo, mentendo, nel 2013 The Last exorcism 2- Liberaci dal male mente un'altra volta perchè il finale è apertissimo ad un ulteriore seguito.
Che probabilmente non ci sarà , o almeno speriamo che sia così, visto che il film ha  ottenuto incassi modesti ( 15 milioni) in rapporto alle aspettative che però hanno permesso ampiamente di coprire i costi di produzione ( circa 5 milioni).
Quindi il pericolo di un ultimo esorcismo numero 3 ( ossimoro involontario) non è del tutto scongiurato.
Liberaci dal male!

( VOTO : 3,5 / 10 ) 

The Last Exorcism Part II (2013) on IMDb

mercoledì 14 agosto 2013

Io sono tu ( 2013 )

Florida: Diana spende e spande in bevute collettive al bar, parrucchieri e quanto altro senza problemi usando la sua carta di credito. Il problema è che il nome sulla carta è quello di Sandy Bigelow Patterson , mite analista finanziario di Denver ( praticamente dall'altra parte degli States) che si ritrova tutto di un colpo con il conto prosciugato, i poliziotti alle calcagna e perde anche il lavoro.E' subito chiaro che si tratta di un furto di identità ma per non rimetterci anche l'osso del collo deve andare a prendere lui stesso Diana in Florida e portarla davanti ai poliziotti del Colorado per bypassare una lunga e farraginosa burocrazia procedurale.
Naturalmente Diana non è per nulla d'accordo e cercherà di complicare in tutti i modi il viaggio di ritorno....
Il furto di identità è uno dei crimini che si sta diffondendo di più negli USA e anche nelle altri parti del mondo: tutto dovuto a una spersonalizzazione progressiva dell'uomo nella società moderna.
Ormai non siamo più all'era cartesiana del Cogito ergo sum: ormai siamo solo in funzione delle nostre carte di credito e dei nostri debiti. Oggi se non hai un mutuo o una carta di credito non sei nessuno, sei uno zero assoluto.
Triste ma così.
E questo è lo spunto per la nuova commedia targata Seth Rogen, un buddy movie che si traveste da road movie a spasso a destra e sinistra per le strade americane in cui alla classica comicità sboccata della factory Apatow, assicurata dalla debordanza di Melissa McCarthy, debordante in tutti i sensi, non ultimo quello fisico, anzi soprattutto quello fisico visto che la gentile donzella ha la schiena di un camallo, la panza di un bevitore di birra professionista e picchia come un fabbro( ma solo per difendersi però), si cuce addosso la logica dell'hangover mutuato dalle varie notti da leoni o dal meno conosciuto Parto col folle.
Io sono tu è un hangover continuo in cui il mite Jason Bateman, anodino quanto basta, si va letteralmente a schiantare con suo il alter ego di identità, in carne,ossa e carta di credito.
E all'inizio viene picchiato senza pietà.
Se proseguisse con la cattiveria con cui inizia Io sono tu sarebbe anche una visione molto gradevole ma presto il conformismo hollywoodiano, fatto di figli che sono pezzi 'e core, la famiglia perfetta che sembra
estratta di peso da una pubblicità del Mulino Bianco ( era precedente all'avvento di Banderas , fine mugnaio comunicatore con galline di ogni risma), pentimento per le proprie malefatte e mitragliate di buoni sentimenti ad alzo zero, prende inesorabilmente il sopravvento provocando come piccolo effetto collaterale un inizio di ulcera gastrica per la troppa melassa somministrata, melassa che tracima senza requie dallo schermo.
Melissa Mc Carthy viene disinnescata e ridotta a un ammasso di lacrime e piagnistei , Jason Bateman, che con una faccia così è impossibile innescarlo, ottiene tutto quello che si era prefisso nella classica rivincita del nerd .
Il problema di Io sono tu è che fa ridere poco e fa riflettere ancora meno su quanto possa essere terribile subire il furto di identità. E l'aggiunta di vari personaggi sopra ( e oltre ) le righe come il cacciatore di taglie Robert Patrick o una coppia di killer da barzelleta involontaria ha solo lo scopo di inserire nella narrazione qualche sequenza di autoscontro, giusto per movimentare un po'un copione che ha sparato troppo presto tutte le sue cartucce.
Molte delle quali a salve.
Queste cose però piacciono al pubblico americano che ha risposto in massa decretando il successo del film che nei soli States ha incassato qualcosa come 135 milioni di dollari a fronte di un costo di 35 milioni.
Sperando che non abbia un sequel.

( VOTO : 5 / 10 ) 


Identity Thief (2013) on IMDb

martedì 13 agosto 2013

Byzantium ( 2012 )

Due donne sono costrette a fuggire da letali assalitori nella piccola città in cui vivono. Sono Clara che cerca di sbarcare il lunario lavorando in locali equivoci o prostituendosi occasionalmente e Eleanor, giovane e tormentata. Arrivate in una imprecisata località costiera Clara conosce Noel, solitario, sull'orlo del collasso economico e psicofisico visto che ha perso da poco la madre e intanto convince Eleanor a stabilirsi con lei e Noel nella vecchia pensione di lui, il Byzantium, un albergo sull'orlo dell'abbandono. Grazie a qualche ragazza ingaggiata da Clara cominciano a guadagnare ma intanto Eleanor racconta tutta la sua storia a un ragazzo a cui si è affezionata, Frank ( Caleb Landry Jones , abbonato alle parti da malato )e i misteriosi inseguitori di cui sopra stanno arrivando di nuovo.
Il passato si mescola al presente in una miscela esplosiva che cambierà definitivamente le loro vite.....
Neil Jordan è di nuovo tra di noi con una storia di vampiri ma stavolta ritorna ai luoghi che hanno reso grande il suo cinema, l'alma mater Irlanda e l'Essex , per girare un film costato una miseria per gli standard hollywoodiani ( si parla di 10 milioni di dollari) in cui è praticamente impossibile non notare il cordone ombelicale che lo tiene unito a Intervista col vampiro.
Anzi quasi vien da dire che Byzantium è una versione al femminile di quel film , meno patinata , con quello stesso senso di pessimismo fatalista che pervadeva l'altro.
Ma dire questo vuol dire analizzarlo solo in superficie.
Anche perchè a differenza del cinema horror usa e getta che oggi infesta le nostre sale cinematografiche contiene al suo interno alcune tematiche profonde, fondamentalmente quella del tempo che passa e dell'impossibilità da parte del vampiro a legarsi affettivamente a un umano proprio per non subire il trauma della perdita.
Tutti temi sviscerati a suo tempo in Intervista col vampiro e ritrovati anche in quel piccolo grande cult scandinavo che risponde al nome di Lasciami entrare
Gemma Aterton ( Clara) e Saoirse Ronan ( Eleanor) nel fantasmagorico mondo di Neil Jordan possono anche essere credibili nel ruolo di madre e figlia: hanno duecento anni e le differenze di età , si sa, si appianano col passare degli anni.
Gemma è così decisa, una bomba erotica sempre sul punto di esplodere, una donna che delle sue grazie fa il punto di forza per ottenere quello che vuole, mentre Saoirse è sempre così timida, virginea , incapace di sottostare alla sua condizione maledetta.
Ed è questo il cardine del film: il passare degli anni, visto come un semplice dettaglio da Clara, che indossa sempre o quasi una corazza fatta di cinismo ed anaffettività tranne che con la figlia, mentre da Eleanor è visto come qualcosa di terribile, una condanna che è difficile da sopportare.
Ecco perchè cerca sempre di raccontare la sua storia scrivendola con mano malferma su fogli che poi si perdono nella brezza del mare. Fino a quando incontra Frank: il ragazzo giusto per lei, l'unico con cui voglia condividere tutto. Ma c'è sempre un muro tirato su tra loro. Ed è impossibile da valicare senza subire danni o modificare per sempre le loro vite.
Byzantium è in bilico continuamente tra passato e presente , un racconto femminile ( e femminista) in cui si scardina la mitologia del vampiro riportandola alle origini, al glorioso romanzo gotico di Le Fanu , senza troppi effetti speciali , privilegiando la sostanza alla forma.
E la sostanza è fatta di pathos, di infelicità, di una storia passata e presente fatta di violenze e prevaricazioni: Clara e Eleanor sono due reduci da un'epoca buia e androcentrica, due oggetti indesiderati che col passare degli anni hanno saputo riprendersi le loro rivincite, seppur molto parziali, visto il prezzo da pagare, cioè vivere in semiclandestinità facendo lavori umilianti ( in fondo il background di Clara, prelevata da una spiaggia mentre era nel fiore degli anni e portata a lavorare in un fatiscente bordello).
Più che di un horror moderno, Byzantium ha l'aspetto un po' naif dei film Hammer, gotico e decadente  che non fa leva sugli effetti speciali o su eccessivi stravasi ematici ( ma c'è quella sequenza delle cascate di sangue che rimane impressa per il suo selvaggio stile pittorico) ma esplora brillantemente le dinamiche dei rapporti tra i vari personaggi.
In fondo Byzantium non è solo una storia di vampiri, pardon di vampire. E' la descrizione di un particolare rapporto tra madre e figlia, un qualcosa di speciale proprio perchè Clara e Eleanor non hanno nulla di ordinario.
Non sarà un film perfetto , forse troppo classico se non retrò per incontrare i gusti del grosso pubblico, ma ha dalla sua una progressione drammatica inarrestabile e un'atmosfera che molti horror di oggi si sognano.
Forse perchè tra Byzantium e un "normale" horror passa la stessa differenza che passa tra un romanzo gotico e uno d'orrore.
Sottile, forse neanche tanto per i lettori più attenti, ma sicuramente decisiva.
Bentornato Neil Jordan!
Naturalmente non si parla neanche di un'uscita nelle nostre sale.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


  Byzantium (2012) on IMDb

lunedì 12 agosto 2013

ESP 2 - Fenomeni paranormali ( 2013 )

Alex Wright studente di cinema e recensore in un videoblog mentre sta realizzando il suo primo film horror (una vagonata di luoghi comuni del teen horror,  una roba che a confronto Ed Wood pare Kubrick) va in fissa col fatto che il  film Grave Encounters , cioè il primo ESP, abbia avuto così successo su internet con oltre venti milioni di visualizzazioni. Più che altro una questione di dinvidia visto che a lui non se lo calcola nessuno o quasi.
E , investigando di qua e di là scopre che tutti i membri della troupe originaria sono spariti. Occorre quindi fare un film per dimostrare che gli avvenimenti del primo capitolo erano veri e per questo assieme a un gruppo di amici della sua crew cinematografica trova l'ospedale psichiatrico che aveva causato tanti guai nel primo film e lo cominciano ad esplorare in notturna proprio come succedeva in ESP.
Indovinate che scoprono? Che il posto è stregato, abitato da tanti fantasmini dalla bocca larga e che per non farli fuggire l'ospedale è capace di cambiare le proprie geometrie? 
Indovinato!
E indovinate chi vi trovano che ci ha vissuto per dieci anni pasteggiando a pantegane e bevendo acqua da una tazza del cesso? Si proprio lui...Lance Preston! 
Indovinato di nuovo!
Che dire di questo ESP 2_ Fenomeni paranormali che non sia stato già detto riguardo al primo film di questa serie ?
Poco o nulla: più che un sequel è il solito remake accessoriato ( perchè il primo film aveva permesso di raccogliere guadagni abbastanza lauti più che altro perchè era costato veramente poco, un milioncino di dollari tondo tondo) che non si sposta di un millimetro dal solco lasciato dal precedente.
In più ha l'aggravante della presunzione ( vedi il discorsetto sulla qualità degli horror, da che pulpito viene la predica ) e della perseveranza nell'errore.
Stavolta i minacciosi The Vicious Brothers si astengono dalla regia ma rimangono come sceneggiatori, oltre a riservarsi un rapido cameo e affidano la macchina da presa all'esordiente John Poliquin che , come detto prima, è solo un esecutore di uno spartito altrui.
Le uniche buone idee che c'erano nel precedente sono teletrasportate in questo film compreso anche un prefinale alla The Descent con tanto di uscita con sorpresa dall'ospedale psichiatrico( veramente non è simile ma il paragone rende abbastanza l'idea, chi vedrà capirà ) pellicola di superculto a cui questo filmetto de paura non è degno neanche di allacciare le stringhe delle scarpe.
Una parziale differenza rispetto al primo capitolo è che stavolta l'orrore è più mostrato che suggerito : sicuramente una questione di budget che ha permesso di accedere a delle forme cinematografiche molto più evolute e più standardizzate del solito found footage.
E se è vero che tutto questo permette di non morire di mal di mare a causa della telecamera che sembra maneggiato da un malato terminale di Parkinson ( diciamo che più passano i minuti e più la forma è "normalizzata" ), è anche vero che ci si rende conto molto meglio dell'estrema povertà tutta l'operazione, un volgare raschiamento del barile fin dove non si era riusciti ad arrivare col primo ESP.
La paura latita, la prevedibilità regna perchè si rivede praticamente tutto quello mostrato nel primo film con maggiore dovizia di particolari, la visione arranca anche in una di quelle superafose estate estive che sembra adattissima alla visione a neuroni spenti di un horror senza tante pretese.
Il problema è che ESP 2- Fenomeni paranormali le pretese le ha.
Ma è assolutamente da evitare.

( VOTO  : 4 / 10 ) 


Grave Encounters 2 (2012) on IMDb

domenica 11 agosto 2013

Mother and child ( 2009 )

Storia di tre donne le cui vite si intrecciano : c'è Karen che ha il cuore duro come una pietra da quando è stata costretta a dare in adozione la figlia, c'è Elizabeth, la figlia, brillante avvocato che non esita a concedersi per scalare posizioni nella piramide sociale,c'è infine Lucy, giovane donna afroamericana che non riesce ad avere figli e per questo dopo un lungo travaglio decide di adottarne uno....
Che Rodrigo Garcia voglia ripercorrere le orme di George Cukor e diventare come lui un regista di donne?
A vedere questo suo ultimo film e a guardare indietro alla sua carriera verrebbe da pensare così ,fatto salvo l'infortunio metafisico di Passengers comunque sempre costruito attorno a un personaggio femminile vigoroso.
L'altra cosa che mi viene da domandarmi guardando questo film è inerente alla sua distribuzione:c ma cosa ci vuole oltre a un cast stellare,c a un regista conosciuto per altre sue meritorie pellicole e alla produzione di un altro mentore di questo tipo di cinema che è Inarritu, per essere distribuiti in Italia?
Non so rispondere naturalmente ma c'è da dire che anche in America il film non ha avuto grosso successo tra il pubblico probabilmente perchè gli è stata affibbiata una R e quindi poteva essere visto dagli under 17 solo se accompagnati da un adulto..
Il film di Garcia è diviso in tre sezioni in cui protagoniste sono altrettanti personaggi femminili.Il trait d'union è una suora che si occupa di adozioni. Entrando nel particolare viene narrata la  storia di Elizabeth(N.Watts) brillante e piacente avvocato con la curiosa tendenza a cambiare spesso aria, decisamente ambiziosa e senza scrupoli. A prima vista indossa una corazza di anaffettività, sembra usare gli uomini a suo piacimento (vedi la relazione che instaura col suo capo,intepretato da Samuel L.Jackson) o il capriccio che si toglie intrecciando una relazione sessuale col suo vicino di casa, sposo novello e in attesa del primo figlio, in cui lei domina tutto dall'alto della sua personalità dirompente e del suo corpo da favola.
L'altra storia che viene racontata è quella di Karen, infermiera taciturna e solitaria anche lei con diversi problemi relazionali dovuti a un peso che si porta dal passato e alle cosenguenze che questo ha avuto nel suo rapporto con la madre. A scardinare la sua vita di routine grigia e solitaria arriva il collega Paco (Jimmy Smits) che è tutto il contrario di lei: sereno con una famiglia numerosa e che lo sostiene, desideroso solo di rifarsi una vita, magari con Karen.
E si intuiscono sin da subito le difficoltà di Paco per entrare nel mondo di Karen.
La terza storia è quella di Lucy che aspira a essere madre e non può farlo. La sua diventa quasi un urgenza e assieme al marito si rivolge alla suora di cui sopra per adottare un bimbo o una bimba. Per l'occasione frequenta tramite la suora una giovane ventenne single, in stato di gravidanza avanzata che le dice che affiderà a lei il bambino appena dopo la nascita.
Meglio non raccontare di più: le storie hanno tra loro diversi gradi di intersezione che contribuiscono a rendere ancora più univoco l'argomento del film.
Si parla di maternità dal punto di vista della madre, spesso si parla di maternità negata o di quel legame che si instaura tra madre e neonato che viene reciso forzatamente.
Le tre donne protagoniste hanno tutte un rapporto contrastato con l'idea di maternità: vuoi per una gravidanza indesiderata, vuoi per una maternità non voluta e nascosta ipocritamente per tanti anni, vuoi per un'aspirazione negata a essere madre che si ripercuote inevitabilmente nei rapporti col proprio partner.
L'universo femminile è il centro gravitazionale di questo bel film di Rodrigo Garcia, gli uomini sono satelliti orbitanti attorno alle loro donne ma per una volta sembrano ben lieti di esserlo: la conflttualità nella coppia è praticamente nulla, le relazioni nascono con naturalezza , quasi con candore.
Quando nella seconda parte vengono tirate le fila dei vari racconti non è facile rimanere indifferenti davanti a tale tempesta di emozioni però Garcia riesce sempre a tenere ben saldo il timone della narrazione affidandosi ala stupenda prova delle sue attrici.
E'inevitabile pensare allo stile di Inarritu nel guardare questo film ma a mio parere l'approccio del regista a questo film è meno metafisico di quanto è quello del regista messicano nei cui film il caso disegna traiettorie praticamente perfette e in cui tutte le tessere del mosaico trovano la loro giusta collocazione.
Non avviene così in Mother and Child: anzi spesso il destino si abbatte sui personaggi con conseguenze anche devastanti quasi a testimoniare la casualità e l'imperfezione del disegno a cui siamo sottoposti.
Una visione decisamente laica che allontana Garcia da Inarritu almeno concettualmente mentre stilisticamente ci sono molti punti di contatto.
Pur avvicinandosi come tematiche quasi a una soap opera questa pellicola riesce sempre a mantenere alta la tensione emotiva e a suscitare interrogativi senza per questo ridurre i sentimenti a pura caricatura come succede in quelle interminabili saghe televisive: i personaggi di questo film sono a tutto tondo, ispidi nelle loro imperfezioni, molto spesso prigionieri di vite e di ruoli sociali che non gradiscono.
Mother and Child racconta anche il superamento di questa conflittualità, il raggiungimento di una nuova armonia interiore che permetta di guardare il mondo che ci circonda con occhi decisamente più comprensivi.
A suo modo il film di Garcia è anche un apologo sulla solitudine e sulle sue conseguenze.
Un ultima domanda: ma parlando praticamente in modo esclusivo di maternità e della metà femminile dell'universo perchè il film è stato intitolato Mother and Child  e non Mother and Daughter?

( VOTO : 7 + / 10 ) 


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sabato 10 agosto 2013

Stupidario veterinario # 3

Questa settimana la canicola è stata micidiale: temperature sempre oltre i 30 gradi, neanche la minima possibilità di un sollievo serale con una brezzolina magari ad illudere che faccia un po' meno caldo.
Mentre tutti pianificano partenze per le ferie e settimane di vacanze io quasi posso dire di essere felice di andare a rifugiarmi in ambulatorio, al fresco, con i miei animaletti a farmi compagnia. E qualche volta mi porto il rinforzo anche da casa, sia che esso sia bipede, i bradipini con mamma bradipa, sia che esso sia quadrupede, vale a dire Morgana, la mia amatissima yorkina che tra qualche giorno ( esattamente mercoledì) compirà 11 anni.
Sapete, l'ho vista nascere e quando aveva tre mesi me la sono riportata a casa in quanto il proprietario la voleva portare a un negozio di animali per venderla solo perchè di dimensioni più grandi rispetto alla sorellina. Io non ho mai comprato animali in vita mia, li ho sempre presi dal canile, così gli chiesi quanto volesse: mi faceva sanguinare il cuore pensare a quella povera cagnetta che aveva vissuto per tre mesi in casa e che si sarebbe ritrovata in una specie di inferno, a far mostra di sè per farsi comprare.
Lui sembrava contento che la volessi prendere io e si fece rimborsare solo i soldi dei vaccini.
Ed è così che Morgana arrivò a casa nostra.
E' buonissima , se ancora non ha morso ai bradipini vuol dire che ha proprio l'aureola da quanto è santa. E sono orgoglioso che quando sto in casa lei sta solo con me. E' affezionata a tutti ma mi segue ovunque,sembra avere occhi solo per me e questo ti fa sentire importante.
Qualcuno penserà: sarà un cane. Non importa, solo chi non ha animali non potrà mai arrivare a conoscere quanto bene si possa voler loro.
Eccola qua .
Ma come al solito sto divagando, Parto sempre con l'intenzione di parlare di un determinato argomento e invece finisco sempre per disquisire di tuttaltro.
Dicevamo del caldo: è forse con le alte temperature che si spiegano un po' di cose buffe accadute al lavoro in questa ultima settimana.
Potrei cominciare con la telefonata di quel signore che prima si accerta che sia io all'altro capo della cornetta e poi scatta la fatidica domanda ( nel senso che me l'hanno fatta veramente decine e decine di volte):" Dottore, si ricorda di me?!" Alcuni cercano di aiutarti e ti dicono che magari ti hanno portato il loro cane o il loro gatto qualche mese prima.
Invece questo signore senza darmi ulteriori informazioni ha aspettato la mia risposta.
Che avrebbe dovuto essere: " ma brutto imbecille come faccio a ricordarmi chi sei se non mi dici neanche come ti chiami? non ho mica la scannerizzazione vocale al telefono!" E invece dopo aver messo a nanna tutti i diavoletti che mi volevano far rispondere male, dopo aver contato fino a cinque e aver preso un paio di profondi respiri gli rispondo con cortesia:" Magari se mi dicesse il suo nome forse mi potrebbe essere d'aiuto..."
L'altro ieri poi è successa una cosa che non mi era mai accaduta in tanti anni di professione: sono le 9 e 30, il termometro già dice 34 ( anzi lo urla visto l'elevato tasso di umidità), ho la sala d'attesa un po' ingorgata di clienti e alla porta si presenta lui: circa cinquantenne, fisico non propriamente scultoreo, vestito solo con un minipantaloncino grigio con lembo di mutanda nera che tracima sia sopra che sotto e nella mano destra porta con indifferenza un trasportino contenente un micio miagolante disperato ( per la paura non perchè stia male, anzi sta ultimando una terapia).
A torso nudo e l'imbarazzo colora il suo volto di tutti i colori . Anche perchè si è trovato nel mezzo di una sala d'attesa in cui stazionavano un paio di bambini, una donna di mezza età col marito e relativo cane, un paio di ragazze giovani e una donna in avanzato stato di gravidanza.
Questo poverino si è trovato puntato dagli occhi di tutti i presenti e allora mosso a compassione ( ma anche per non far venire strane idee sul tipo di clientela che normalmente frequenta ambulatorio) l'ho fatto passare avanti e ho fatto la terapia al suo gatto.
Potrei raccontarvi anche di quel signore che con aplomb da milord inglese si è messo in fila con gli altri clienti in sala d'attesa con la sua bellissima oca, buonissima ( e non nel senso culinario del termine) che alla vista degli altri animali non ha mosso nemmeno un muscolo nella massima serenità , oppure di quella signora che mi ha confessato di avere un gatto gay. Ma forse questa del gatto gay la racconto la prossima volta.
Termino questo post con un saluto a Max , pastore tedesco che se l'è vista veramente brutta con un avvelenamento da rodenticidi anticoagulanti e a Rex, un dobermann in miniatura avvelenato con lumachicida (veleno che provoca convulsioni) che mi ha fatto passare una brutta nottata ( letteralmente).
Ieri quando l'ho visto felice e scodinzolante ritornare in ambulatorio per un controllo mi sono sentito proprio felice.
Sono soddisfazioni enormi che pochi lavori riescono a dare.
Il mio è uno di questi. Non diventerò mai ricco ma alla fine chissenefrega!

venerdì 9 agosto 2013

ESP- Fenomeni paranormali ( 2011 )

Jerry Hartfeld, produttore televisivo, mostra durante un'intervista una videocassetta che è arrivata alla sua casa di produzione. Contiene tutto il materiale raccolto per una puntata di uno show televisivo, Grave Encounters, mai trasmessa in tv , in cui una piccola crew , capeggiata dal conduttore Lance Preston, indaga sugli strani avvenimenti accaduti all'ospedale psichiatrico di Collingwood in quel di Ryerson Valley nel Maryland. La struttura è chiusa da 50 anni e loro cercano prove di fantasmi che risiedano in essa. Si fanno chiudere una notte dentro le mura fatiscenti dell'ex manicomio con la promessa di essere liberati alle 6 del mattino dopo. Ma il tempo sembra non passare mai, letteralmente, non si fa mai giorno nonostante passino decine di ore e qualsiasi tentativo di fuga dal manicomio si rivela infruttuoso. L'edificio sembra cambiare continuamente geometria per non farli fuggire....
ESP- Fenomeni paranormali è l'ennesimo prodotto no-budget girato da due registi al loro esordio che si fanno chiamare minacciosamente The Vicious Borthers, realizzato con la tecnica del found footage e che si muove sulla falsariga dei capostipiti del genere( non tanto Deodato, quanto The Blair witch project).
Non nutrivo grosse aspettative ma l'ho recuperato fondamentalmente per un paio di motivi: l'ambientazione in un ospedale psichiatrico abbandonato, non precisamente una botta di originalità ma mi ha riportato alla memoria i miei primi spaventi videoludici di Silent Hill ( parliamo della prima Playstation) e soprattutto il cultissimo Session 9, di Brad Anderson.Il secondo motivo è che i questi giorni è uscito nella sale cinematografiche nostrane il sequel di questo film e quindi prima di recuperare il nuovo volevo essere preparato sul vecchio, si fa per dire.
 ESP - Fenomeni paranormali non ha nulla delle gloriose reminiscenze  di cui sopra. Pur avendo a sua favore una  location ottima, la sfrutta solo parzialmente e poi soprattutto è un film che non regala alcun tipo di spavento.
Niente buu - sequences, giusto qualche trucchetto da filmetto de paura for dummies ( i capelli che si muovono, oppure il cameraman che viene spinto per le scale, un paio di fantasmini che sembrano passare lì per caso) e tutte le consuete,  seriali amenità da film girato con la tecnica del found footage che non sto qui a ripetere.
Altro motivo di interesse poteva essere il confronto tra la trasmissione televisiva che viene satireggiata senza pietà nel film ( in cui nonostante la troupe sfoggi un'attrezzatura da agenzia spaziale, tutto viene ricondotto a un insano scetticismo e a qualche aggiustamento per favorire lo spettacolo da dare al pubblico, tipo il falso medium) e un'analoga trasmissione che ho avuto modo di vedere sulla pay-tv italiana, credo che si intitolasse Cacciatori di fantasmi che ispeziona le locations più misteriose e maledette sparse per la penisola italiana.
Ho trovato le analogie abbastanza inquietanti ( attrezzature, telecamere con visione notturna che percepiscono delle ombre, il freddo che dicono di provare i protagonisti dello show televisivo allorchè entrano in certe sale, la presenza di un medium), tutte cose insomma che mi hanno fatto rileggere in negativo una trasmissione potenzialmente interessante per i miei gusti.
Tornando al film l'unica cosa degna di interesse è il discorso sul cambiamento di geometrie dell'ospedale psichiatrico che si trasforma man mano in un labirinto senza uscita ( già visto in Rose Red di Stephen King) e lo scorrere anomalo del tempo, in una sorta di dimensione alternativa in cui passano decine di ore eppure non si fa mai giorno.
Le uniche cose che regalano un po' di inquietudine a chi guarda.
Tutto il resto è noia e per il secondo ormai mi aspetto il peggio....

( VOTO : 4,5 / 10 )


Grave Encounters (2011) on IMDb

giovedì 8 agosto 2013

Spring Breakers ( 2012 )

Quattro studentesse che condividono la stessa stanza all'interno del college, decidono di prendersi una vacanza alla fine del semestre universitario. Unico problemino: non hanno il becco di un dollaro. Decidono allora di procurarsene rapinando un ristorante e fuggire per la meta delle loro vacanze. Dopo qualche serata trascorsa all'insegna della trasgressione con alcool e droga vengono arrestate durante una retata. Interviene in loro favore pagando la cauzione uno spacciatore locale, Alien, che fraternizza con loro e le utilizza in una guerra totale contro una banda rivale con cui ha qualche conto da regolare.
Lo Spring Break è una tradizione consolidata negli USA così come le nostre vacanze di Natale o le ferie di Ferragosto ( per chi se le può permettere).
E' quindi ragione di vagheggiamento di un periodo senza pensieri, all'insegna del divertimento totale in mete il più esotiche possibile.
E il film di Harmony Korine partendo dalla mitizzazione dello Spring Break, sogno di quattro ragazzine in fregola che vogliono solo trasgredire solo per il gusto di farlo, lo demolisce pezzo per pezzo fino ad arrivare alle macerie totali.
E' difficile giudicare un film come questo: da una parte i detrattori si soffermeranno sulle tette e i culi che ballonzolano al rallenty in sequenze interminabili ad uso e consumo del guardoncello di turno, affamato di carne fresca e soda, dall'altra i sostenitori parleranno di un nuovo cult generazionale .
Eh , troppa grazia.
E' vero che Harmony Korine si dimostra un signor regista e questo gli permette di elevarsi senza problemi al di sopra e oltre l'estetica imperante MTV, tutta patinature e arzigogoli, ma da qui a elevare Spring Breakers a cult generazionale ce ne vuole.
E' un film furbetto , ammiccante che promette sesso droga e rock and roll e che concede poco sia di sesso che di rock and roll. Di droga invece ne circola in gran quantità .
Le quattro ochette protagoniste , lolite pruriginose pronte a suscitare scandalo fanno la loro figura ( porca, è il caso di dirlo), in bikini e mitra, ma nei loro eccessi , di tutti i tipi, sovente oltrepassano i limiti della caricatura.
E poi c'è James Franco: disgustoso, ultratamarro , con una bocca metallizzata che è uno schifo solo a vederla, discutibile, la sua voce fuori campo straccia i marroni ma che si fa ammirare in tutta la sua bravura e seppellisce senza problemi le quattro sgallettate.
In  un film in cui tette e culi imperano , Franco emerge e di brutto anche , non so quanto volontariamente.
In fondo le quattro ochette da giardino di cui sopra non risaltano certo per qualità attoriali specifiche, forse solo per il mini bikini che vezzosamente indossano praticamente in ogni occasione.
Anche se siamo al mercato della carne, loro non mostrano un centimetro quadrato di pelle più del dovuto, mentre nei festini in riva alla spiaggia, nelle competizioni Miss maglietta bagnata si  mostra abbondantemente .
Il tutto però assume una paradossale valenza antierotica: non c'è eros in tutto quel bailamme di nudità, c' una logica dell'accumulo che non ha nulla di eccitante.
Anzi è un qualcosa di funereo, la celebrazione di un amore libero che non ha nulla di gioioso.
Spring Breakers è la versione decerebrata di un percorso formativo con un finale alla Scarface ( sagra degli eccessi depalmiana) , un American Graffiti aggiornato al nuovo millennio, Un mercoledì da leoni dilatato artificialmente da droghe e alcool, senza l'alone di mito che circonda quei due film.
Ma lì c'era qualcosa di grosso che aspettava: la guerra. Bisognava crescere subito.
Qui è solo la vita.
La crescita arriva: non per tutte però.

( VOTO : 6 / 10 ) 


Spring Breakers (2012) on IMDb

mercoledì 7 agosto 2013

Se sposti un posto a tavola ( 2012 )

Marie si sta sposando con l'uomo sbagliato e il suo ex storico , Eric, proprio al pranzo di nozze sta cercando di ricordarglielo in tutte le maniere. Un abbraccio un po' più focoso del dovuto e i segnaposto di un tavolo di invitati cadono tutti a terra mescolandosi tra loro. Può davvero il semplice spostamento di un posto a tavola determinare i destini di quattro coppie legate tra di loro ?
A vedere tutti gli intrecci del destino che si affollano davanti agli occhi di Eric, si direbbe proprio di si.
Forse allora è meglio lasciare tutto al caso.Il tempo è galantuomo e il destino sistemerà tutto. 
Forse.
In primis la domanda da porsi è questa : perchè in questa afosa estate i distributori nostrani tirano fuori questo fondo di magazzino, uscito ad aprile 2012 sul grande schermo in Francia e passato inosservato pure nella madre patria?
La risposta probabilmente sta nel successo che alcune commedie transalpine hanno riscosso nel Belpaese e allora si cerca sempre di battere il ferro finchè è caldo.
A costo di incappare in vere e proprie fregature.
Non sarà una bruttura inenarrabile ma Se sposti un posto a tavola è un film assolutamente inutile e anche un po' irritante.
Inutile perchè non dice nulla di nuovo pur cercando di rimescolare malamente le carte, irritante perchè ammicca in continuazione a un film come Sliding doors cercando di ibridarlo con la nuova commedia sentimentale francese stile L'amore dura tre anni ( a cui si riferisce chiaramente in una sequenza all'inizio, quando Eric conosce Marie durante un viaggio aereo, lei legge il libro da cui è stato tratto il film succitato).
Quindi fondamentalmente abbiamo una sorta di film a episodi in cui vengono caratterizzati , neanche troppo finemente, otto personaggi in cerca di un destino a loro favorevole.
E , guarda il caso. Eric alla fine riesce a imbroccare proprio l'unico giusto per tutti i protagonisti in campo.
Non è una questione di confezione o di scarsa qualità recitativa (anzi, gli attori fanno del loro meglio), è il copione di Se sposti un posto a tavola che fa acqua da tutte le parti presentando situazioni già viste e riviste e proprio per questo stantie a tal punto che riescono ad annoiare anche se il film non arriva neanche a 90 minuti, titoli di testa e di coda compresi.
Il problema è che a furia di strizzare l'occhio ad altre pellicole di successo ( come detto precedentemente Sliding doors ma anche Quattro matrimoni e un funerale,  senza funerale però), il film dimostra di non avere una propria colonna vertebrale buttando tutto sulla commedia degli equivoci di grana grossa e azzardando anche la pochade,senza però averne i tempi.
Non si ride, al massimo si sorride fugacemente e questo è grave per una commedia: da sottolineare però la grazia di Louise Monot, nella parte di Marie, due occhi da cerbiatta che sembrano traccianti che fendono la notte e alla fine risulta simpatico anche Lannick Gautry, sgualcito e arruffato nella parte di Eric che ha un po' l'impronta animalesca del primo Belmondo, senza perà averne il carisma.
La regista Christelle Raynal , al suo esordio nel lungometraggio, viene dal mondo della pubblicità e la cosa si vede . Tutti i vari episodi che compongono il film sono patinati come solo uno spot potrebbe essere.
E non è una gran bella cosa.

( VOTO : 5 / 10 )  


Plan de table (2012) on IMDb