I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 10 luglio 2015

The Gunman ( 2015 )

Terrier lavora in Congo con mansioni non meglio specificate nel campo del volontariato per stare vicino alla sua fidanzata che è un medico. In realtà fa parte di un team affiliato ai servizi segreti che ha il compito di uccidere il Ministro delle Risorse Minerarie e provocare una guerra civile per rovesciare il governo in carica.
E' proprio Terrier il cecchino designato, compie la sua missione omicida ed è costretto a fuggire e a vivere sotto copertura per molti anni.
Quando torna in Congo per lavorare in un'organizzazione no profit ed è fatto bersaglio del tentativo di omicidio da parte di un gruppo di mercenari locali, è costretto a tornare in Europa per fare chiarezza sul suo passato e per scoprire chi lo vuole morto.
E incontra di nuovo la sua ex fidanzata....
Non vorrei che Sean Penn abbia visto la svolta action senile di Liam Neeson e abbia provato invidia raffazzonando un film come questo.
Il sospetto c'è : Sean, anni 55 ad agosto e palestrato il giusto , prende un romanzo , ne scrive la sceneggiatura assieme a Pete Travis e Don MacPherson, si ritaglia anche un ruolo da produttore oltre che da protagonista assoluto, assolda il muscolare Pierre Morel, virgulto formato da Luc Besson e regista non a caso del primo Taken , cioè il film che ha sancito la svolta action del suddetto Liam Neeson  e si costruisce un film su misura contornandosi di comprimari di lusso che decidono di stare nel suo cono d'ombra ( tipo Bardem, Winstone e Idris Elba).
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: The Gunman è un action rozzo e registicamente volgare, uno di quei film nati già vecchi in partenza e che arrivano fuori tempo massimo, un veicolo promozionale per il trainer di un Sean Penn ( addominali a tartaruga come se non ci fosse un domani che vedete immortalati poco più in basso) che lascia in un cassetto la tecnica in favore dell'azione dura e cruda e delle sequenze adrenaliniche giocate sul filo della tensione.
Che, detto tra noi, non ci sono , roba vecchia e ammuffita anche quella così come la svolta nella seconda parte del film, l'attesissimo colpo di scena che lo spettatore più smaliziato ha intuito già una buona oretta prima.
In questo sfacelo non si salvano neanche i comprimari di cui sopra con un Bardem oscenamente sopra le righe, un Winstone in un personaggio che più incolore non si puà e un Elba che con la sua fissità da merluzzo del Nord Atlantico fa rimpiangere assai i suoi ( bei ) trascorsi televisivi.
In mezzo al bailamme c'è spazio anche per la divetta nostrana Jasmine Trinca che conta come il due di coppe quando briscola è spade e sfodera un autodoppiaggio da denuncia penale, un po' come tutti i nostri conterranei impegnati all'estero, in quelle rare occasioni che vengono ingaggiati.
Il sospetto è che Sean Penn voglia quasi esorcizzare la vecchiaia che avanza.
Sapevo che prima o poi sarebbe arrivata l'ora ma vien quasi voglia di rivalutare in toto gli action girati con stile videoclipparo dal compianto Tony Scott, tanti vituperati al momento in cui uscirono ma di levatura sicuramente superiore rispetto a tutta l'immondizia action che tappezza i manifesti del cinema al cinema.
Peccato per la tematica importante ( lo sfruttamento dei Paesi più poveri da parte dei più ricchi) che viene buttata alle ortiche in un film senza capo nè coda, con una sceneggiatura che ha più buchi di una forma di groviera.
Sean, caro, non è appagante neanche parlare male di te.
Anche perché tu quando vai a casa trovi  Charlize Theron che ti aspetta tra le lenzuola e noi che ti critichiamo stiamo qua con un bel palmo di naso....


PERCHE' SI : il cast ha nomi altisonanti e nulla altro, qualche sequenza action girata e montata come il dio del cinema comanda.
PERCHE' NO : film fuori tempo massimo, costruito su un divo che sta invecchiando con un cast che decide di stare nel suo cono d'ombra, Jasmine Trinca si autodoppia penosamente e Bardem recita oscenamente sopra le righe.


LA SEQUENZA : il duello finale alla Plaza de toros durante una corrida.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Mai visto Sean Penn così palestrato, anzi....
Può darsi che stare con una come Charlize Theron ti faccia venire l'ansia da prestazione.
Chi sarà il prossimo attore con un curriculum serio ( tipo due Oscar come Penn) che opterà per la svolta action in vecchiaia?
Perché Pierre Morel continua a girare film che sembrano fatti con lo stampino?


( VOTO : 3 / 10 )


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giovedì 9 luglio 2015

Foxcatcher ( 2014 )

1987 :Mark Schultz è un lottatore campione olimpico a Los Angeles che si allena col fratello maggiore Dave, anche lui lottatore e anche lui campione olimpico alle Olimpiadi dell'84.
Un giorno viene avvicinato dagli emissari di John du Pont, miliardario filantropo appassionato di lotta che ha messo insieme un team , il Foxcatcher, in cui allenare , nella propria tenuta con attrezzature all'avanguardia, nella massima tranquillità e nel rigore più assoluto, un gruppo di lottatori che devono vincere i Mondiali di lotta dell'87 e le Olimpiadi di Seul nell'88.
All'inizio le cose vanno bene , per Mark arriva la medaglia d'oro ai Mondiali , ma poi vengono fuori i lati più spiacevoli del carattere di Du Pont, psicopatico cocainomane.
Mark va in crisi e il suo mentore chiama Dave nel team Foxcatcher, visto che ne ha sempre sofferto la personalità.
Le cose cominciano ad andare peggio, la discesa nell'abisso è solo cominciata.
Foxcatcher è basato su fatti veri che coinvolgono alcuni personaggi che all'epoca in cui tutto accadde erano molto noti negli USA.
Due lottatori, fratelli, con un rapporto non totalmente risolto tra di loro, con Dave, che è di un solo anno più grande che è di fatto  il padre putativo e il tutore di Mark, molti muscoli ma un cervello non particolarmente spedito al pari della sua favella visto che al massimo parla per monosillabi.
Dall'altra parte un miliardario filantropo, uno che non è mai riuscito a fare nulla in vita sua, lottatore dilettante che aspirava a un successo sportivo molto maggiore di quello ottenuto e personalità fragile in balia di una madre da cui deve ottenere l'approvazione a tutti i costi.
Foxcatcher si basa su dei fatti di cronaca che hanno riempito le pagine dei giornali per lungo tempo eppure il film di Bennett Miller ( già autore di un altro interessantissimo film a tematica sportiva, Moneyball- L'arte di vincere con Brad Pitt, ma anche di un biopic su Truman Capote, qui sembra che convogli le anime dei due film appena nominati) sembra interessarsi ad altro riservando alla nuda cronaca dei fatti  il finale del film e neanche armandolo di tutta quella retorica e di quel climax che uno si sarebbe aspettato.
Anzi non viene neanche circostanziato o spiegato in alcun modo il gesto folle di Du Pont, tipo invero assai inquietante anche solo a sentirlo parlare.
No, il film invece si prende tutto il tempo necessario per delineare caratteri e personaggi, disegna psicologie e motivazioni, tratteggia i contorni di un abisso che a poco a poco inghiottirà tutti i personaggi.
Perché una cosa è certa: nonostante si parli di miliardari che hanno ottenuto sempre tutto dalla vita semplicemente aprendo il portafoglio o firmando un assegno in bianco, nonostante si parli di campioni olimpici di lotta libera arrivati quindi al successo massimo nel loro sport, in Foxcatcher perdono tutti, dal primo all'ultimo.
Il film di Bennett Miller in filigrana è l'ennesima storia sul Sogno Americano e sulle sue radici putride: i Du Pont hanno fatto soldi con le munizioni a partire dalla Guerra di Secessione, i loro soldi sono stati guadagnati con il sangue di milioni di persone a causa della sempiterna stupidità umana.
Mark Schultz nonostante una laurea breve è poco più che alfabetizzato e non è un reietto solo perché è incredibilmente bravo nella lotta libera ma anche perchè è accudito da un fratello /padre molto più sveglio di lui.
David e Mark Schultz
E di cui soffre la personalità.
Impressionante la prova attoriale di Steve Carell che grazie a un ottimo trucco e parrucco scompare all'interno del suo personaggio.
Foxcatcher è uno slow burner a cui bisogna concedere il giusto spazio per poter essere apprezzato, non spiega molto la nuda cronaca come in genere accade  nei film tratti da fatti realmente accaduti ma è un ritratto amaro di un 'America ferocemente individualista e competitiva.
E che non bada tanto alle regole del gioco.



PERCHE' SI : ritratto amaro di un'America ferocemente individualista e competitiva, eccellente tratteggio di caratteri e personaggi, incredibile performance di Steve Carell.
PERCHE' NO : un po' troppo lungo e a tratti un po' troppo compassato, spiega poco la nuda cronaca e il contesto in cui matura la tragedia.



LA SEQUENZA : i silenziosi allenamenti di David e Mark , soli all'interno di una palestra che sembra aver visto tempi migliori.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Mi ha stupito che sia stato praticamente ignorato nella sera degli Oscar.
Le radici del Sogno Americano non sono mai state così putride.
Non avrei mai pensato di vedere un Carell a livelli così alti, da Oscar.
Film come questo ti spingono poi sempre alla ricerca di come sono andati veramente i fatti.


( VOTO : 8 / 10 ) 


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mercoledì 8 luglio 2015

Insidious 3 : L'inizio ( 2015 )

Quinn, un'adolescente che ha perso la mamma a causa di un cancro l'anno prima, va a casa di Elise, medium per mettersi in contatto con lo spirito della madre. Elise accetta dopo molta indecisione e rischia di morire durante l'evocazione .
Interrompe la seduta ma da quel momento in poi Quinn è assediata da uno spirito che si finge sua madre ma che in realtà non lo è.
Elise aiutata dai suoi nuovi amici Specs e Turner decide di aiutarla  e riesce a riportarla tra i vivi dal limbo in cui si era venuta a trovare.
Elise, felice , torna a casa...
Perché parlare di Insidious 3 - L'inizio senza aver parlato dei primi due capitoli che ho di recente "ripassato" per poterli passare qui sul blog?
Perché si può, visto che questo è il prequel degli altri due film, quindi se per caso aveste intenzione di farvi una maratona Insidious potete cominciare benissimo da questo poi proseguire col primo e quindi col secondo.
Oppure partite direttamente dal primo perché non vi perdete nulla.
In realtà Insidious 3 - L'inizio rispetto agli altri due film della serie è un po' quello che è Annabelle per The Conjuring.
Una rimasticatura, fatta male, della stessa storia, con gli stessi ingredienti a cui manca però l'armonia, il sale della vita , manca l'anima per far diventare il tutto un bel film.
Non che i primi due esponenti della serie fossero due capolavori però a loro modo erano film onesti che portavano avanti un loro stile in maniera genuina.
Ora è vero che i primi due film erano sceneggiati da Leigh Whannell, qui attore nella parte di Specs e promosso regista sul campo e quindi non c'è tutto quello stravolgimento , ma se il buon Leigh è stato sempre uno sceneggiatore e non un regista come Wan, una ragione ci deve essere pure stata.
E la ragione è che questo Insidious 3 : L'inizio è la saga dello spavento indotto meccanicamente, del colpo di scena telefonato e dello smanettamento sul volume degli effetti per provocare un po' di thrilling dall'altra parte dello schermo.
Tutti trucchi ampiamente visti, rivisti e stravisti che nelle mani di un regista al suo esordio gli fanno fare la figura del pivello che prova a imitare quello che fanno i grandi.
Certo bisogna riconoscere a Whannell una certa cura nella costruzione della prima parte del film, quella che introduce alle apparizioni "spettrali", il personaggio di Quinn pur rientrando nello stereotipo evoca un che di empatizzazione e anche i dubbi di Elise creano un efficace substrato al suo personaggio .
Il problema è che Whannell manda tutto in vacca con una seconda parte semplicemente inguardabile che si inserisce nello stesso alveo tracciato dai primi due film ( il viaggio nel mondo dei morti, un altroquando spettrale) però senza neanche un  minimo di originalità anzi a un certo punto viene il dubbio che si tratti di una parodia.
Succede ad esempio una cosa che io in tanti anni di onesta militanza nel cinema horror non avevo mai visto : Elise, la medium , che per far valere le sue ragioni sullo spettro, gli rifila una bella capocciata in fronte, o almeno su quella che una volta era la sua fronte.
Ecco io non avevo mai visto prendere a capocciate uno spettro, la risata diciamo che mi è sorta spontanea.
E la comicità involontaria in un film che dovrebbe essere horror è un grosso difetto.
Insidious 3 : L'inizio è un film più che evitabile, Whannell conosce bene la sua creatura e forse per questo la prima parte non naufraga come fosse un Ouja qualsiasi ( e non è un caso che nomini Ouja, teen horror prodotto da Jason Blum che ha messo la sua longa manus anche nei tre Insidious dandogli un'impronta stilistica "familiare") a cui tende un pochino a somigliare.
l'immondo
Ma la seconda parte è veramente pessima , al di sotto del livello di decenza.
Fatevi un favore.
Evitate questo prequel e andate a rivedervi i primi due: la vostra estate ne guadagnerà.


PERCHE' SI : la prima parte è costruita con discreta cura, il personaggio di Quinn provoca empatia e anche quello di Elise convince, la stessa aria di famiglia degli altri due Insidious ( e di tutte le produzioni  targate Jason Blum)
PERCHE' NO : la seconda parte naufraga miseramente nel ridicolo involontario oltre che nel già visto, non si può vedere una medium che prende a capocciate uno spettro.


LA SEQUENZA :  mi devo ripetere , quella in cui Elise assesta una bella capata in fronte allo spettro.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

A volte repetita non juvant.
Bisogna avere il buon gusto di sapere dove fermarsi.
E' inquietante come tutti i film di Jason Blum si assomiglino tra di loro.
Visti gli incassi arrivo quasi a temere un quarto capitolo anche se la storia non sembra avere troppi sbocchi.


( VOTO : 4 / 10 )

 Insidious: Chapter 3 (2015) on IMDb

martedì 7 luglio 2015

Dolcezza Extrema ( 2015 )

Da qualche parte nello spazio e nel tempo, in una remota galassia, si vive nel culto assoluto dell'abbronzatura e della bellezza fisica.Il tiranno Grigorio, in onore e ricordo del martire Efisio, morto fulminato a causa un corto circuito di una lampada abbronzante, intima al capitano Pixws e al suo equipaggio raccogliticcio fatto di criminali, rockstar cadute in disgrazia e poveracci assortiti di trasportare in ogni angolo dell'universo un carico di lampade abbronzanti a bordo della sua navicella spaziale che si chiama Dolcezza Extrema.
E' solo l'inizio di un incredibile avventura.
Sono sempre aperto a sperimentare visioni di tipo nuovo e sono stato molto contento quando sono stato contattato dal regista Alberto Genovese per visionare il suo film che è stato presentato in anteprima all'ultimo Fantafestival. Quello che mi ha invogliato subito ad accettare è la descrizione che mi ha fornito del suo film definito come "Progetto indipendente che si trastulla tra Sci -fi Musical/Horror e Commedia irriverente interpretato da Antonio Adinolfi(...) e da uno stuolo di pupazzi realizzati con stoffa e plastica riciclati.Il film gioca sporco su argomenti come Droga, Sesso, Religione e Politica",
Di solito diffido delle descrizioni delle opere fornite dai loro autori che per affetto e generosità sono portati sempre a dire di più di quanto basti, ma dopo aver visto Dolcezza Extrema posso dire che Alberto si è tenuto veramente "stretto" con la descrizione del suo film.
Ci dice solo un minimo in quelle frasi che ho riportato.
Io francamente non avevo mai visto nulla di simile e , devo dire, che ho divorato come se non ci fosse un domani gli 82 minuti di visione.
E questo perché Dolcezza Extrema per quanto mi riguarda è stato un caleidoscopio di ricordi a partire dalla mia infanzia per poi arrivare all'adolescenza cinematografica e musicale.
Posso solo avere ammirazione per un artista che riesce a farmi mettere nello stesso pensiero, gli uni accanto agli altri Jan Svankmajer,Ray Harryhausen, Jim Henson e il Muppet Show, Capitan Harlock e Spazio 1999, Alien e Guerre stellari ma anche i film della serie Gamma Uno di Antonio Margheriti ( anche loro un inno alla creatività italica,il classico fare le nozze coi fichi secchi), la demenzialità e il black metal, la sci fi e la pubblicità più becera di un lettino abbronzante.
Merito va a una visionarietà pantagruelica del suo autore una vera e propria spugna che assorbe ogni suggestione e , una volta strizzata, restituisce un po' tutto insieme in un (dis)ordine che di prestabilito ha ben poco.
La trama è poco più di un pretesto ( e a dire il vero è anche la cosa più debole del tutto, non faccio fatica ad ammettere che a un certo punto mi sono un po' perso) per mostrare le creature di Alberto Genovese, perché di vere creature si tratta , fatte di materiale di riciclo come calzini e bottoni e ognuna perfettamente riconoscibile.
Frammisto al delirio visivo ( ma mai naufragar mi fu più dolce in questo mare) un vero e proprio delirio sonoro con vari pezzi black/death metal ad alta velocità ad opera della band Male Misandria che hanno il duplice compito di spezzare il ritmo e allo stesso tempo di ravvivare l'atmosfera dando nuovo sprint.
Frutto di lavorazione lunga e certosina Dolcezza Extrema gioca con un po' tutto l'immaginario che va a pescare nel weird senza compromessi cercando anche una forte impronta satirica ( vedi il culto per il fisico e l'abbronzatura perfetti ).
Stupisce per la cura del dettaglio, per le varie tecniche usate, stupisce perché qualcosa di simile non c'è in giro.
Se il cinema è una forma d'arte, Dolcezza Extrema ha tutto il diritto di starci con  la sua grande qualità realizzativa  e anche con tutti i suoi difetti.
Non era facile narrare una storia facendo leva su questo immaginario così vasto e qualcosa sfugge nella visione ma sono difetti che vengono fuori per la grande generosità di Alberto e per la sua passione di dare sempre di più al pubblico.
Dolcezza Extrema non è un film come gli altri, è qualcosa di unico e irripetibile , è l'ulteriore testimonianza che servono le idee per fare cinema e qui ce ne sono in abbondanza.
Può non piacere perché è una proposta di non facile assimilazione ma non lasciatevi sfuggire l'occasione di ampliare i vostri orizzonti.
Con Dolcezza Extrema ci riuscirete...


PERCHE' SI : estrema cura nel design e nella tecnica di realizzazione, porta in scena un immaginario weird senza compromessi, originale, stacchi musicali metal assassini.
PERCHE' NO :  la narrazione diventa un po' troppo ingarbugliata col passare dei minuti e ci si perde un po' dentro ai meandri del film.


LA SEQUENZA : non riesco a estrapolarne una: qui è da vedere tutto, ogni sequenza è qualcosa di nuovo e originale.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Chi ha detto che i film non alimentano i flussi di ricordi?
Mi fa piacere che ci sia gente in Italia come Alberto Genovese, gente di talento e che ci prova.
Mi dispiace che gente come lui debba lavorare esclusivamente nell'underground tra mille difficoltà.
Sarei veramente curioso di vederlo al lavoro con un budget milionario o giù di lì.Altro che Hollywood.


( VOTO : 7,5 / 10 ) 



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lunedì 6 luglio 2015

Burying The Ex ( 2014 )

Max sbarca il lunario vendendo cose assurde in un negozio a tema horror ed è fidanzato con Evelyn , ambientalista, vegana e insopportabile per le sue smanie dittatoriali.
Lui però sopporta da vigliacco fino a che su consiglio del fratellastro Travis decide di troncare la storia.
Dà appuntamento ad Evelyn in un parco e mentre lei sta arrivando un autobus risolve a Max tutti i problemi investendo l'arpia che gli muore tra le braccia non prima però di essersi promessi amore eterno.
E lei lo prende in parola: resuscita e da zombie comincia a complicare la sua vita che stava ricominciando a fiorire grazie alla presenza della bella Olivia.
E l'Evelyn zombie è molto più cattiva di quella di prima.
In un mondo perfetto grandi "vecchi" come il qui redivivo Joe Dante, Landis, Coppola e altri farebbero un film l'anno con budget multimilionari e tipi come maicolbei e compagnia cantante starebbero negli studios solo a consegnare le pizze e le bibite ai grandi che fanno cinema.
Ma si sa il mondo è ben lungi dall'essere perfetto e ci troviamo con un talento incredibile come quello di Joe Dante che riesce a fare cinema ogni cinque anni, ben che vada e con budget ridicoli, mentre è costretto a vegetare in televisione dirigendo episodi di svariate serie televisive .
Burying The Ex si inserisce tranquillamente nel suo percorso artistico fatto di cinema trasversale per non dire sbilenco, un modo di raccontare storie che tocca vari generi e tonalità e che si dimostra sempre feroce ed ironico allo stesso tempo.
Il film racconta la storia di un triangolo amoroso in cui , piccola complicazione, uno dei vertici è uno zombie e non di una tipa tranquilla ma di una stracciamarroni da competizione olimpica, capace di vedere il proprio convivente come un semplice lacchè o al massimo uno strumento per fare del sesso appagante. Per lei.
Max invece è il classico nerd cinefilo, uno che ha i poster ( italiani) di tanto cinema horror anni '50 e '60, tranquillo e bonario per non dire vigliacco.
E poi c'è Olivia, proprietaria di una gelateria a tema horror che è come lui, nerd cinefila e fan del cinema dell'orrore che non esita a uscire con lui per rivedere per la cinquantesima volta La notte dei morti viventi di Romero direttamente al cimitero in una proiezione organizzata da fans.
Cosa che Evelyn, sempre sprezzante verso Max, non avrebbe mai potuto fare.
Burying The Ex è una commedia sentimentale insaporita con l'elemento zombesco che unisce alcune sequenze splatter alle risate garantite dalla goffaggine di Max e dalle scene con il suo fratellastro Travis, uno che sembra preso da una commedia di Kevin Smith.
Su un canovaccio già visto Dante tesse la sua tela fatta di citazioni ironiche, accelerazioni pulp e nostalgia , ma veramente pacchi di nostalgia per una stagione di cinema che fu e che ora non è più.
Il cast è perfetto : si va da un Anton Yelchin perfetto nella parte di Max, sembra il classico tipo che trovi in fila alla posta o in farmacia, ad Ashley Greene che rende benissimo l'antipatia e la petulanza del suo personaggio, fino ad arrivare ad Alexandra Daddario, sexy goddess, qui nei panni di una ragazza della porta accanto.
Sono 90 minuti scarsi che scorrono in fretta, senza sorprese in un senso o nell'altro.
Anzi dopo la fine del film si rimane con un bel sorriso stampato sul volto perché ogni tanto finali così ci vogliono e soprattutto perché speri ardentemente che Joe Dante torni a lavorare presto al suo cinema e non sia confinato solo in serie televisive.
Magari quando passa è il regalino che chiederemo a Babbo Natale.
Intanto leggete la recensione di Lucia.


PERCHE' SI : il ritorno di Joe Dante, bel cast, si ride tra accelerazioni pulp e nostalgia.
PERCHE' NO : canovaccio non originalissimo, budget risicato.


LA SEQUENZA : la lotta finale a tre con Evelyn scatenatissima.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Far fare un film a Joe Dante , oggi, è', dannatamente difficile.
E' bello abbandonarsi alla nostalgia e rivedere i suoi film degli anni '80
Alexandra Daddario sempre più sexy goddess.
Quanto affetto per Mario Bava ancora oggi....


( VOTO : 7 / 10 ) 

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domenica 5 luglio 2015

Surrounded ( 2014 )

Maryann è una giovane insegnante in stato di gravidanza che vive in un'isolatissima villa di campagna assieme al marito.
Lui per lavoro si deve assentare per più di un giorno e lei si ritrova assediata , nella sua grande casa, prima da presenze inafferrabili e poi sempre più concrete che le faranno passare una lunga, lunghissima notte.
Riuscirà ad arrivare viva fino al giorno dopo?
Oggi parliamo di cinema italiano, dell'esordio di Laura Girolami e Federico Patrizi che decidono di sfidare il destino con un thriller dalle spiccate sfumature horror in un contesto cinematografico come quello italiano che non è certo favorevole a sforzi di questo genere.
La storia è una classicissima home invasion, il budget è quello che è, ma ormai siamo abituati al pauperismo cinematografico italico in film che non appartengano a certi circuiti, ma è bene notare che , nonostante ci si muova in una specie di campo minato , i due registi cercano di mettere qualcosa di nuovo nella loro creatura a livello di regia, di prospettive e di movimenti di macchina da presa.
Sforzo meritorio , sicuramente, e che regala i suoi frutti nella seconda parte in cui la tensione sale altissima, l'atmosfera diventa irrespirabile e Tatiana Luter ( la bella  protagonista) deve dare fondo alle sue capacità polmonari per trasformarsi in una scream queen dolente e solitaria, risoluta nello sfruttare tutti gli angoli della casa, un piccolo gioiello architettonico geometrico e futuristico.
In fondo è lei la protagonista vera, la casa, con le sue enorme vetrate a piano terra, con le sue scale che la percorrono in lungo e in largo, con quelle stanze dall'arredamento vintage, stanze piene di librerie che si intuiscono solo dietro l'enorme messe di volumi in esse contenuta, con paralumi di gusto antico che contrastano con l'aspetto ultramoderno e minimal di corridoi , cucine e altri locali di raccordo, ricollegandosi idealmente con l'aspetto esterno della villa di campagna, decisamente più normale e anonimo.
In condizioni normali avrei parlato di una brutta accozzaglia  di stili ma questi cambiamenti repentini di ambiente ( a ognuno poi è riservata la sua tonalità cromatica, il calore del legno e il freddo dell'acciaio in perenne contrasto) si rivelano ideali per un film che è ancorato all'unità di tempo e a quella di luogo dando quella vivacità che normalmente sarebbe negata.
Surrounded nonostante gli sforzi di creare qualcosa di originale cade spesso nel deja vù,tra Argento, Carpenter, il Bertino di The Strangers ma anche il recente The Purge, in certi momenti soffre del male endemico del cinema italiano di genere ( la mancanza cronica di budget che a volte si vede un po' troppo) ha una prima parte un po' tirata per le lunghe e piena di dialoghi francamente evitabili, una seconda parte che promette molto e che poi si incarta in un finale un po' troppo facile, l'atteso colpo di scena si rivela piuttosto telefonato.
Altra cosa che mi sento di condannare è il doppiaggio che in alcuni frangenti è veramente inadeguato.
Dubbi anche sul commento musicale a tratti invadente e fastidioso.
Non me la sento tuttavia di condannare questo film prodotto da Gabriele Albanesi che si dimostra ancora una volta attento a quello che succede nell'underground e che cerca di portare alla luce pellicole che normalmente non la vedrebbero...


PERCHE' SI : la regia è vivace e volitiva, si fanno miracoli senza budget, seconda parte interessante.
PERCHE' NO : cade spesso nel deja vù, doppiaggio inadeguato, prima parte un po' troppo lunga e con dialoghi evitabili, commento musicale a volte invadente.


LA SEQUENZA :  a livello iconografico , l'ultima, col ritorno del marito a casa, sui titoli di coda.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

 Non si possono fare miracoli senza budget ma molti autori italiani quasi ci riescono
Ma perché in Italia non c'è uno come ad esempio Jason Blum , criticabile quanto si vuole ma che mette i suoi cinque milioncini a film che sarebbero oro da queste parti.
Sono curioso di vedere che cosa sarebbero capaci di fare i due registi con budget più adeguato.
E basta con 'ste maschere!!!


(  VOTO : 5,5 / 10 )


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sabato 4 luglio 2015

Poltergeist ( 2015 )

I Bowen, padre , madre e tre figli sono appena arrivati nella loro nuova casa in un quartiere residenziale periferico.Subito accadono strani avvenimenti fino a che una sera che i genitori sono a cena fuori la piccola Madison scompare al culmine di attacchi soprannaturali perpetrati anche sugli altri due figli.
E' in un'altra dimensione, in un limbo tra i vivi e i morti.
I Bowen accettano che una squadra di studiosi del paranormale si installi a casa loro ma la svolta decisiva sarà l'arrivo di Carrigan Burke, medium televisivo da molti ritenuto un semplice ciarlatano, che studierà un piano per tentare di recuperare la piccola Madison.
La domanda a cui mi preme rispondere prima di tutto è questa: era necessario il remake di un film bello come Poltergeist di Tobe Hooper che dopo più di 30 anni è ancora vivo, moderno e scalcia con noi?
La risposta è no. ASSOLUTAMENTE NO.
Ma appena uscito questo remake mi sono fiondato subito a vederlo e il perché è presto detto: per me Poltergeist - Demoniache presenze ( un po' meno i due seguti) è stato ed è tuttora un film imprescindibile, una pellicola che ha marchiato a fuoco la mia adolescenza cinefila e anagrafica, un ricordo indelebile.
E' il film dei miei 14 anni, il primo film vietato ai minori di 14 anni che andai a vedere , orgogliosissimo del mio attestato d'identità nuovo di zecca, pronto a sventolarlo sotto il naso della cassiera al cinema se solo lei lo avesse chiesto.
E lei me lo doveva chiedere, io ero così raggiante di poter vedere quel film legalmente e di provarlo al mondo intero.
Invece lei mi guardò , guardò la banconota che le avevo passato per pagare il biglietto , mi diede il resto e non mi chiese nulla, gettandomi quasi nello sconforto.
All'epoca il film  mi mise molta paura ma trovai la cosa eccitante, anzi dirà di più ci fu una scena che si trasformò per me e per i miei ormoni impazziti da quattordicenne in un'icona erotica, quasi al pari del momento in cui , in Alien, Ripley rimane in mutandine e maglietta .
Ecco con i miei ormoni che cavalcavano come la cavalleria prussiana o meglio come quella polacca che si va a scontrare con i carri armati tedeschi, in Poltergeist c'è una scena in cui JoBeth Williams, che all'epoca era veramente un bel donnino e a me piaceva molto, è a testa all'ingiù spiaccicata contro una parete in slippini e maglietta , una shirt che non ne vuole sapere di obbedire alle leggi della gravità come speravo ardentemente.
Eppure ciò è bastato per accompagnarmi per anni e anni e ogni volta che vedevo JoBeth Williams , beh io pensavo a quella scena.
Come supponevo.
Sto parlando del film di Hooper molto più del film di Kenan, braccia  talentuose rubate al cartone animato dalle venature horror ( Monster House ) e al fantasy formato famiglia ( Ember- Il mistero della città di luce ).
La seconda domanda che guardando questo film uno si deve porre penso che sia questa:
se non si fosse trattato di un remake inutile e posticcio, quindi se non ci fosse stato l'ingombro dell'originale, avrebbe funzionato come film?
Ecco, temo che anche a questa domanda sono costretto a rispondere con un bel no.
Poltergeist di Kenan anche facendo finta che non esista l'originale è un film che non funziona.
Assomiglia a troppa paccottiglia horror che passa sugli schermi cinematografici in questi ultimi tempi, non ha quel guizzo visivo nonostante effetti speciali costosi ( il budget è consistente, 62 milioni di dollari), ha una scrittura piatta popolata di battute che starebbero meglio in bocca a un cowboy piuttosto che a un onesto padre di famiglia.
E volevamo farci mancare il riferimento alla crisi economica?
E non che non ce lo potevamo far mancare non dimenticando che il film di Hooper era una neanche tanto velata critica al capitalismo d'assalto che non esitava a costruire su cimiteri indiani, simbolo delle radici di una terra di fatto espropriata ai legittimi proprietari.
No, non funziona: sono piatti i personaggi, è inefficace dare profondità alla figura del fratellino traumatizzato per essere stato inavvertitamente perso in un centro commerciale, funziona poco anche l'idea di trovare una piccola clone dai capelli scura della bionda e sfortunata Heather O' Rourke.
E' come se Kenan, o chi per lui, leggasi il produttore dalla longa manus Sam Raimi, abbia riletto il vecchio Poltergeist alla luce delle nuove tendenze dell'horror contemporaneo, con generose dosi di Raimi ( che naturalmente non potevano mancare tipo la visualizzazione del mondo dei morti) , ma anche molto di già visto negli horror di Wan ( vedi il discorso del clown e dei pupazzi che si animano, oppure come viene trattato il tema della casa infestata).
E se l'originale , James Wan, è ancora in giro, che senso ha surrogarne la visione?
In questo nuovo Poltergeist sembra tutto di seconda mano e non mi riferisco al fatto che sia un remake, non ha idee nuove da proporre anche se si trattasse di una produzione originale.
Sinceramente non riesco a capire neanche la presenza di un attore bravo e versatile come Rockwell che scompare in un personaggio svogliato e a tratti irritante come la sua recitazione mentre funziona meglio l'iconico Jared Harris che tuttavia non riesce a far dimenticare la piccola grande Zelda Rubenstein nel ruolo di Tangina.
Altra cosa che ho trovato insopportabile è quella timidezza che caratterizza alcune sequenze che potrebbero far incorrere in film in spiacevoli divieti che ne abbasserebbero drasticamente gli incassi.,
Sotto questo profilo l'origjnale è molto più spinto.
Qua non sono neanche stati in grado di far vomitare scheletri dalla nuda terra, ossa e liquame.
Nel 2015 c'è spazio solo per la  grafica computerizzata che ripulisce e addirittura rassicura.
Che le mamme non debbano pentirsi di aver mandato il loro figlio dodicenne a vedere un film troppo horror...
Con il nuovo Poltergeist non corrono questo rischio: brutto se preso singolarmente, inutile se preso come remake.


PERCHE ' SI : poco o nulla, il budget che si vede, qualche effetto speciale, Jared Harris iconico
PERCHE' NO : idee originali zero, sembra un surrogato di James Wan più che un remake di Hooper, Rockwell irritante, poco coraggio per evitare divieti.


LA SEQUENZA : Papà Bowen vomita vermi e liquame nerastro nel lavandino.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

I capolavori dovrebbero essere lasciati in pace.
Perché fare un remake quando nessuno ne sentiva il bisogno?
Per un pugno di dollari si può fare di tutto, vero Rockwell?
Devo , ho bisogno impellente, fisico di tornare a guardare l'originale.


( VOTO : 4 / 10 ) 

Poltergeist (2015) on IMDb



venerdì 3 luglio 2015

Ruth & Alex - L'amore cerca casa ( 2014 )

Ruth e Alex sono una coppia sposata da oltre 40 anni e che ha vissuto sempre nello stesso appartamento a Brooklyn , prima una zona periferica ora invece quartiere molto ambito per abitarci. Siccome l'età avanza, ci sono diversi piani di scale e non c'è l'ascensore cercano di vendere casa , che ora ha un discreto valore, per trasferirsi in un appartamento più comodo.
Demandano tutto alla nipote, agente immobiliare che raccoglie offerte per la loro casa che però non soddisfano molto Alex. In contemporanea i due sono angosciati per la sorte della loro piccola cagnolina Dorothy, operata alla schiena per un 'ernia del disco e non in grado di muovere le zampe posteriori.
Cercano un altro appartamento ma quando ne trovano uno che piace a Ruth, l'indole sgradevole e criptorazzista degli attuali proprietari fa ripensare loro all'acquisto ma anche alla vendita del loro bellissimo appartamento a Brooklyn.
Titolo originale "5 Flights Up" come il romanzo di Jill Clement da cui è tratto.
Stavolta parte del casino l'hanno combinato gli inglesi che lo hanno fatto uscire con il titolo "Ruth & Alex" ma al malvagio titolista italiano ciò non è bastato.
Ha dovuto mettere la postilla...L'amore cerca casa.
Che non c'entra un benemerito ciufolo col film visto che i due l'amore ce l'hanno e la casa pure da oltre quaranta anni e si vogliono trasferire solo per questioni di comodità o forse per malcelato snobismo verso le nuove generazioni.
Il film di Loncraine parte curiosamente da un presupposto assai simile a quello di un altro film uscito nel 2014 quel Love is Strange - I toni dell'amore che muoveva i primi passi dalla vendita di un appartamento in zona centrale perché uno dei due protagonisti aveva perso il lavoro.
Ma stempera il discorso sociale che c'era alla base di quello in cui protagonista era una coppia gay, o meglio lo sposta in territori di nostalgia e di razzismo, non dimentichiamo che le coppie miste quaranta anni fa o giù di lì erano piuttosto malviste anche in una metropoli aperta a tutto come New York e spesso si ha l'impressione che l'America, la democrazia più avanzata al mondo ( almeno secondo loro), sia ancora un Paese profondamente razzista.
Ruth & Alex - L'amore cerca casa spesso regala l'impressione di essere una perfetta simulazione di commedia alleniana ma senza le punte di vetriolo che ci sono nei suoi dialoghi ( dei film migliori), senza le incertezze che hanno sempre caratterizzato molti personaggi del piccolo ebreo newyorkese, senza quello sprint che può garantire un posto al sole in un panorama cinematografico inflazionato come quello contemporaneo.
Il film di Loncraine è gradevolmente anacronistico , si lascia seguire con moderato interesse , si fa notare principalmente per la presenza di due inimitabili marpioni del grande schermo come Freeman e la Keaton che lavorano sui loro personaggi per sottrazione.
Per il resto è un piatto già servito altre volte: l'effetto cartolina garantito da quei due/ tre esterni che garantiscono scorci molto belli di una città che forse è la più cinegenica al mondo, quel pizzico di malinconia autunnale dovuto più che altro all'età dei protagonisti che si stanno avviando verso una vecchiaia felice e si permettono di giudicare dall'alto quello che li circonda.
Accanto a loro la parabola vitale della piccola Dorothy, il cui orologio biologico cammina molto più velocemente rispetto a quello di Ruth e Alex e il contrasto, insanabile, tra la loro flemma, il loro disincanto, anche un po' molle se vogliamo  e l'irrefrenabile iperattività del loro agente immobiliare che a loro confronto sembra veramente tarantolata.
Formalmente ineccepibile, con una fotografia calda e avvolgente che incornicia il tutto nel migliore dei modi, Ruth & Alex -L'amore cerca casa è un film che non difetta di intelligenza ma di personalità.
E non è stato un buon segno che mi sia appassionato soprattutto alle sorti della piccola Dorothy.


PERCHE' SI : formalmente ineccepibile, bella fotografia, una bella coppia di protagonisti.
PERCHE' NO : manca di personalità, troppa flemma, simulazione di cinema alleniano peggio dell'originale, voce off e flashback utilizzati un po' troppo.


LA SEQUENZA : il veterinario presenta il conto per l'operazione alla piccola Dorothy. Non sono riuscito a immaginare la mia faccia a sentire al cifra che ha sparato( diecimila dollari).


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Allen continua a mietere proseliti.
In questo tipo di film la Keaton sembra andare col pilota automatico, mentre Freeman sembra un leone in gabbia.
Il mondo della veterinaria negli USA è totalmente alieno per quanto riguarda attrezzature e tariffe.
Ma quanto cavolo costa una casa a New York?


( VOTO : 5,5  / 10 ) 


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giovedì 2 luglio 2015

Buddha Mountain ( 2010 )

Tre amici, il simpatico Fei Zao (per assonanza fisica e linguistica Fatso), un autotreno di carne fan di Michael Jackson, Ding Bo che ha problemi in famiglia e la bellissima Nan Feng, cantante in locali notturni affittano due stanze presso la casa della scorbutica Chang, vedova solitaria che delizia i ragazzi con esercizi di canto lirico all'alba e dà lezioni di calligrafia al pomeriggio.
La solitudine è un calice amaro a cui si è costretti ad abbeverarsi ogni giorno mentre l'amicizia può essere quella linfa vitale che ti permette di andare avanti sempre e comunque.
Semplice e condivisibile l'assunto di Buddha Mountain, film del 2010 della censuratissima (in patria) Yu Li che stavolta sceglie un registro molto più leggero per narrare la Cina di oggi.
Se i ragazzi hanno un pregresso fatto di rapporti difficili in famiglia e un futuro nebuloso in cui incastrare l'esame d'ammissione all'università da rifare che può rivelarsi decisivo per il loro avvenire(che comunque hanno o almeno  vagheggiano), la signora Chang ha solo un doloroso passato fatto della perdita di un figlio diciottenne per un incidente stradale.
Addirittura spesso si va a rifugiare nella macchina dell'incidente del figlio che conserva in garage dal giorno dell'incidente ( senza ripararla) come a cercarvi conforto in una sorta di training autogeno.
Il film di Yu Li descrive questo processo di cambiamento sia nei rapporti tra i ragazzi ( vive l'amour) che nei rapporti con la signora Chang determinando una crescita di tutte le parti in causa attraverso la metafora del viaggio, della riparazione dell'auto, simbolo del superamento del trauma da parte della vedova e della ricostruzione di un piccolo tempio buddhista disperso tra le montagne.
Niente di inedito quindi ma sono notevoli l'uso della cinepresa a mano, del digitale e un modo di raccontare una storia assolutamente normale con uno stile caldo e avvolgente facendo leva sulle eccezionali performances degli attori che fanno della genuinità il loro tratto distintivo.
Tra sequenze sognanti di viaggi in treno tra le montagne e improvvisi lampi dolorosi di forte impatto emotivo come quella del tentato suicidio della signora Chang dopo che la fidanzata del figlio (anche lei nell'incidente di cui porta ben visibili le conseguenze) è venuta a trovarla o il confronto acerrimo tra Nan Feng e il padre alcolista che sta portando alla rovina tutta la famiglia,si dipana l'excursus di Yu Li nella Cina postcomunista che sta percorrendo la strada del capitalismo di Stato. strada dolorosa che lascia sul campo parecchie vittime.
Il prezzo della crescita economica, un danno più o meno collaterale.
Nouvelle vague cinese? Non so, ma Buddha Mountain  ha una grazia notevole nel delineare ambienti e personaggi,  inoltre il suo modo di sfiorare con un linguaggio registico vivace anche tematiche sociopolitiche difficili da affrontare senza evitare strali censori dalla nomenklatura cinese dice molto su una regista giovane e baciata da un indiscutibile talento.
La Cina continua nel suo processo di avvicinamento all'occidente.
Locali notturni,computer portatili, quel senso di sbandamento che hanno i giovani che sono sul punto di entrare nel mondo degli adulti, così vicino anagraficamente eppure ancora così lontano mentalmente.
Una nazione viva e per nulla ingessata nei suoi rituali millenari.Almeno nel ventre della metropoli.
Fan Bingbing non è solo bella.
E'qualcosa di più.
Guardarla riesce a far stare male.


PERCHE' SI : uno sguardo coinvolgente sulla Cina post comunista, quella dei giovani che se ne fregano della politica e dell'ideologia, stile registico vivace e volitivo, Fan Bingbing talmente bella che riesce a far stare male.
PERCHE' NO : è un film cinese che ha i suoi tempi, qualche sottolineatura che si avvicina alla didascalia.


LA SEQUENZA : il tentativo di suicidio della signora Chang dopo l'incontro con la fidanzata del figlio.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Nel panorama vastissimo del cinema orientale , il cinema cinese è quello che trovo più ostico.
Ma poi trovo piccole perle come questo film.
Non conoscevo Fan Bingbing e ora ce l'ho sempre davanti agli occhi.
Una storia così può essere raccontata a tutte le latitudini e tutte le longitudini.


( VOTO : 7,5 / 10 ) 


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mercoledì 1 luglio 2015

Noi e la Giulia ( 2015 )

Diego, Fausto e Claudio al fallimento delle proprie attività lavorative più per caso che per reale volontà diventano soci per rilevare un vecchio casale di campagna in rovina , restaurarlo e farci un agriturismo.
A loro presto si unisce Sergio, operaio comunista che ha qualche conto in sospeso con Fausto ed Elisa, giovane in avanzato stato di gravidanza che si offre per fare la cuoca.
Il problema sorge quando si presenta al casale Vito, con la sua Giulia 1300.
E' un camorrista ed è venuto a chiedere il pizzo.
I soci non ci stanno , lo sequestrano e gli interrano la Giulia.
Ma è lunga la fila dei camorristi che viene a bussare alla loro porta.
La parola d'ordine è resistere.
A me fa solo piacere quando riesco a parlare bene del cinema italiano e sono veramente contento che uno come Edoardo Leo dopo aver navigato a vista nel mare magnum della mediocritas recitando praticamente ovunque e in qualunque modo, oggi abbia trovato una sua strada che man mano si sta consolidando sia come attore ( vedi Smetto quando voglio, un film che ha alcune tematiche in comune con Noi e la Giulia, soprattutto uno sguardo affettuoso ma disilluso sui quarantenni di oggi costretti a inventarsi attività alternative) che come scrittore ( La mossa del pinguino, l'esordio da regista di Claudio Amendola che qui ha uno dei ruoli principali) che come regista ( Buongiorno papà che pur nella sua conclamata modestia lasciava trasparire qualcosa del futuro percorso di Edoardo).
Noi e la Giulia raccoglie nel suo cast il fior fiore della commedia italiana ma invece di scegliere la strada della risata grassa e facile si inerpica per un crinale più raffinato, quella della storia ad ampio respiro che cerca di non soffermarsi solo alla superficie.
Certo siamo di fronte a un film, a una commedia, non a un trattato di antropologia o di sociologia applicata ma si apprezza lo sforzo, complice anche la fonte letteraria, di dare al pubblico qualcosa di diverso, qualcosa che non sia il solito becero bailamme di battutacce grevi e volgarità assortite.
Edoardo Leo cerca di costruire personaggi e non semplici macchiette, azzarda il discorso su una generazione, quella degli appartenenti agli 'anta, che sembra votata irrimediabilmente al fallimento e che non ha le armi per tirarsi fuori dalle sabbie mobili della crisi economica e personale in cui è precipitata.
E' nobile il suo tentativo di richiamarsi a quella gloriosa stagione della commedia all'italiana, perché noi il cinema lo sapevamo fare e tutto il mondo guardava a noi come esempio da seguire.
Noi e la Giulia è un film che è lontano dall'essere perfetto ma è generoso con lo spettatore, cerca di raccontargli il suo tempo facendolo sorridere e riflettere allo stesso tempo, racconta un'Italia che sembra terribilmente reale, un Paese dove quando non arrivano i tentacoli della burocrazia , arrivano quelli della malavita.
I difetti che ha sono ben evidenti : è un po' troppo lungo, è dura tenere una commedia sul filo delle due ore e necessariamente nella seconda parte c'è qualche pausa di troppo, non ha un motore comico irresistibile come lo aveva invece un film come Smetto quando voglio che strappava la risata in parecchie occasioni.
Qui si sorride anche se ci sono un paio di sequenze in cui la risata ci scappa come quella in cui il compagno barbuto Sergio, un Claudio Amendola divertente e divertito, insegue con falce e martello il delinquentello che sta scappando, non ci sono battute folgoranti e forse non c'è neanche tutto questo lavoro di squadra in quanto i vari protagonisti, che presi singolarmente funzionano benissimo, raramente sono portati ad interagire coralmente.
Il motore di Noi e la Giulia non sale mai al massimo dei giri, ma scoppietta allegramente facendo passare due ore in relax senza pentirsi di aver investito il proprio tempo nella visione di un film italiano.
E quella metafora del Casal dei Pazzi come ideale avamposto di resistenza umana contro tutte le mafie è una cosa troppo romantica per non farti sentire bene.
L'Italia dovrebbe essere piena di Casali dei Pazzi....


PERCHE' SI : commedia intelligente che preferisce raccontare una storia piuttosto che procedere per sketches, Edoardo Leo sembra aver trovato una sua strada coerente, ottimo cast.
PERCHE' NO : un po' troppo lungo, qualche pausa di troppo nella seconda parte, qualche personaggio secondario fuori fuoco, non ha un motore comico irresistibile, a tratti un po' troppo bucolico.


LA SEQUENZA : il compagno barbudo Sergio insegue con falce e martello il delinquentello che è venuto a chiedere loro il pizzo...


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

C'è sempre speranza per il cinema italiano.
Edoardo Leo è attore/sceneggiatore/ regista da tenere d'occhio.
Ma saranno proprio così i quarantenni e i cinquantenni di oggi?
Più si diventa vecchi e più si cerca di allontanarsi dalla città...


( VOTO : 7 / 10 )

Noi e la Giulia (2015) on IMDb