I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

mercoledì 10 giugno 2015

Calvario ( 2014 )

Padre James è il parroco di un piccolo paese irlandese e nel confessionale viene minacciato di morte da uno dei suoi fedeli: gli ha promesso che lo ucciderà la domenica successiva sulla spiaggia perché quando era bambino era stato violentato da un prete e , siccome il colpevole era morto, si sarebbe vendicato uccidendo Padre James perché è un buon prete e gli serve una vittima innocente come era lui quando subì le violenze.
Il parroco ha riconosciuto di chi è la voce e la sua settimana viene scandita di continui incontri in cui si scopre una comunità stracolma di problemi di ogni tipo e stranezze assortite, a partire dallo stesso James, una volta sposato, con una figlia Fiona che manifesta apertamente tendenze suicide, e in passato con  un amore smodato per la bottiglia che in passato gli ha creato molti problemi dopo la perdita dell'amata moglie.
Eppure la domenica mattina successiva , Padre James è lì sulla spiaggia ad attendere il suo destino...
Calvario è l'opera seconda di John Michael McDonagh, che lo ha anche scritto, che segue di tre anni il suo debutto nel lungometraggio, The Guard ( tradotto vergognosamente in italiano, Un poliziotto da happy hour, di cui se volete abbiamo parlato qui ) , fratello di quel Martin McDonagh che ci ha regalato gioiellini come In Bruges e 7 Psicopatici.
Abbiamo ancora Irlanda, ancora una piccola comunità ricca di mostri metaforici e reali da scandagliare nel profondo e soprattutto abbiamo ancora Brendan Gleeson, attore enorme che più va avanti con gli anni e più migliora come il buon vino.
Qui è nella parte di Padre James , prete cattolico molto sui generis, una volta sposato , che è il pastore di una comunità allucinata e sbandata almeno quanto lui lo era una vita prima.
Tra milionari che hanno fatto soldi illegalmente e ora li vogliono donare alla Chiesa senza un reale pentimento alle spalle, poliziotti con strane tendenze sessuali ( e non perchè gay ), donne con amanti e mariti maneschi, James è una sorta di recipiente in cui tutti cercano di stipare il proprio male di vivere .
E il nostro James la prende bene ma non benissimo travagliato dal voler combattere un destino che oramai gli sembra segnato e un fatalismo che lo attanaglia e lo condiziona in tutti i suoi gesti.
La scrittuta di John Michael McDonagh è acida , velenosa, l'umorismo è lunare, spesso la mascella si contrare non in un qualcosa che assomiglia a un sorriso ma più a una risata sardonica , a denti strettissimi.
La sua penna intinta nel curaro ne ha per tutti a partire dalle istituzioni, diciamo come minimo inadeguate alle loro funzioni, ma gli strali più avvelenati sono per la Chiesa,
In qualche frangente tutto questo veleno rischia di corrodere l'intelaiatura del film che a dir la verità manca di un vero e proprio crescendo drammaturgico procedendo attraverso i variegati, al limite del grottesco, incontri  di cui è protagonista Padre James.
Fino alla sortita domenicale sulla spiaggia dove invece si raggiunge un climax emotivo di intensità rara e che lascia totalmente annichiliti.
Ottima la scelta di non rivelare allo spettatore l'autore della terribile minaccia nei confronti del protagonista ( lui invece sa benissimo chi è, ha riconosciuto la sua voce) : dà il senso del titolo, il calvario, inteso come percorso intenso e doloroso, di James alla ricerca delle radici della sua fede perché  si evince che il rapporto con il suo Dio non è così cristallino ma colmo di dubbi e incertezze, per arrivare alla catarsi definitiva.
L'atmosfera incantata del piccolo paese nel sud dell'Irlanda per una volta non si ammanta di fiabesco ma solo di una bruma infingarda che ti entra fin dentro le ossa, siamo lontani dai paesaggi da cartolina.
O meglio la regia si apre talvolta a questi scorci ma la narrazione volutamente rarefatta nel suo essere compassata fa vedere tutto con occhi diversi.
Consapevoli della tragedia che cova sotto la cenere di una comunità che vive di segreti e menzogne, piccole o grandi che siano.
E Padre James fà comunque la figura del gigante in un mondo di nani e ballerine.


PERCHE' SI : c'è l'Irlanda , c'è Brendan Gleeson, film che fa riflettere anche dopo i titoli di coda, scrittura acida e velenosa.
PERCHE' NO : a volte il veleno contro la Chiesa rischia di corrodere l'impianto del film, ritmo compassato che scoraggerà qualcuno, manca di vera e propria crescita drammaturgica.


LA SEQUENZA :  la domenica di James sulla spiaggia in attesa di quello che il destino ha stabilito per lui.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

L'Irlanda non è solo sfondi da cartolina.
Trattando certi temi non mi stupisce che in Italia sia circolato con il contagocce, poco e male.
Gleeson più va avanti e più amplia la sua gamma espressiva.
Mi piacciono film che alla fine ti lasciano domande e non ti danno risposte.


( VOTO : 7,5 / 10 )


Calvary (2014) on IMDb

martedì 9 giugno 2015

A girl at my door ( 2014 )

Young -nam è un giovane ufficiale di polizia che viene trasferito da Seul in un paesino che sembra dimenticato da Dio e dagli uomini in cui vivono solo vecchi e pescatori.
Già è difficile per lei farsi accettare come comandante in quanto donna, poi le cose si complicano quando si scontra con un balordo ubriacone locale, Jong-ha, che spalleggiato dalla vecchia madre maltratta la figliastra Dee-ho, sottoponendola a vessazioni e violenze di ogni tipo.
Young -nam difende la bambina, ormai sulle soglie dell'adolescenza, al punto di prendersela in casa.
Ma questo gesto per lei avrà conseguenze piuttosto gravi in virtù di un passato che cerca di nascondere...
Qual è il motivo che ha spinto una giovane e brillante poliziotta , presumibilmente avviata a una lunga e luminosa carriera ad accettare il trasferimento in una piccola stazione in un paese in cui vivono solo coloro che non hanno avuto il coraggio di andarsene e immigrati  clandestini che sono spesso ragione di scontro contro i lavoratori autoctoni?
E perché Young -nam ogni sera beve fino a stordirsi un liquore che stipa , o per meglio dire nasconde, dentro bottiglie d'acqua minerale?
Lo sappiamo abbastanza presto: Young-nam ha un segreto da nascondere, un qualcosa che non è opportuno svelare ai suoi colleghi e sottoposti e men che meno farlo sapere in paese.
E' omosessuale, è questa la ragione del suo trasferimento perché quelle come lei devono essere nascoste opportunamente ( quasi fossero preti pedofili) ed è appena uscita da una storia con una collega che viene disperatamente a cercarla in una serata assieme in cui il rimpianto prevale sul ricordo di affettuosi momenti passati assieme.
Il suo presente è però fatto soprattutto di Dee -ho, un'adolescente vessata da un patrigno ubriacone e da una nonna sprint che la bastona senza pietà quando ne ha l'occasione a cavallo del suo curioso motorino.
Dee -ho vede in lei quella figura materna che non ha mai avuto, vede in lei quella forza che normalmente le donne non hanno per ribellarsi ai loro uomini in una società ottusa e maschilista come quella coreana, vede insomma un modello da imitare , anche fisicamente visto che si taglia i capelli come lei e cerca di somigliarle in tutto e per tutto.
 Convivono in pratica per impedire ulteriori violenze sulla ragazzina e tra le due viene fuori un affetto genuino, disinteressato.
Ma il passato di Young-nam torna fuori prepotente a far sentire la sua voce e quello che doveva essere un dettaglio della sua vita privata diventa per lei un atto di accusa. Infamante.
A girl at my door è l'opera prima di July Jung , che il film  lo ha anche scritto , ed è una pellicola indipendente che ha rastrellato diversi riconoscimenti nei festival internazionali in cui ha partecipato.
Prodotto dal grandissimo Lee Chang Dong  direi che ne mutua le atmosfere ( soprattutto Secret Sunshine per il suo discorso della metabolizzazione di una perdita, lo sradicamento e il tentativo di farsi accettare in una nuova comunità) ma si spinge addirittura oltre per quanto riguarda le tematiche.
Si parla di omosessualità in modo aperto ma senza essere mai pedante o pruriginoso, si parla di un orientamento sessuale che fino a pochi anni fa ( sotto la dittatura, non dimentichiamo che la Corea del Sud è una democrazia molto giovane) era un reato penalmente perseguibile e che oggi come minimo è un qualcosa da nascondere perché in molti è ancora automatica l'equazione omosessuale = pedofilo quando invece le statistiche dicono che solo il 5 % degli omosessuali lo è.
Una tematica che non viene affrontata molto spesso nel cinema coreano,  ci voleva un bel film indipendente come questo per farlo, e che viene accompagnata da discorsi più radicati nell'humus socioculturale di quella terra e di quel cinema.
Parliamo del problema degli immigrati clandestini ( nord coreani , cinesi, indiani) e del modo disumano in cui vengono trattati, parliamo della violenza sui minori che è un male endemico della società sudcoreana e di cui si parla molto anche al cinema ma parliamo anche del sessismo e del maschilismo che pervade a tutti i livelli un paesino arretrato come quello in cui va a vivere e lavorare Young-nam.
A girl at my door è latore di un messaggio forte e chiaro ma riesce a non farsi divorare da esso mantenendo una scrittura equilibrata e proponendo personaggi forti e credibili come quello della protagonista , la superba Doona Bae ( attrice che ho conosciuto e amato nello straordinario Air Doll di Hirokazu Koreeda, film di cui abbiamo parlato qui )  e la delicata Sae-ron Kim , nella parte di Dee.ho, la bambina di A Man from Nowhere ( a chi interessa ne parliamo qua ) che ora è diventata un'adolescente problematica.
Peccato per un finale in cui si cerca compulsivamente la quadra di tutta la vicenda con un ribaltamento di campo totale ma ogni tanto un finale che si avvicina ad essere ottimistico è necessario in un cinema come quello coreano notoriamente allergico alla politica del lieto fine a tutti i costi.


PERCHE' SI : produzione di Lee Chang Dong e tematiche a lui affini, si parla di un qualcosa di cui non si parla molto spesso nel cinema coreano, due ottime protagoniste, il messaggio non divora mai il film.
PERCHE' NO : nel finale ci cerca in maniera insistente la quadra di tutta la vicenda, qualche ovvietà nella descrizione della polizia coreana e di un paesino maschilista e arretrato.


LA SEQUENZA : la serata di Young -nam con la sua ex, serata silenziosa e carica di rimpianto , nonché di passione sopita.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE ;
In Corea del Sud non si vive di soli thriller.
Pur essendo tecnologicamente più avanzati di noi, la giovane democrazia coreana ancora deve imparare molto in quanto a tolleranza degli orientamenti sessuali altrui.
Il pettegolezzo non ha latitudine , nè logitudine.
La domanda è sempre la stessa : perché loro si e noi no?


( VOTO : 7,5 / 10 ) 

A Girl at My Door (2014) on IMDb

lunedì 8 giugno 2015

Una domenica al canile

A fine mese il bradipino Niccolò avrà l'onere e l'onore di fare la Prima Comunione.
La bradipa è tutta presa dai preparativi, dalla tunica, agli inviti e a tutti gli annessi e connessi di una festa importante.
Quando arriviamo a discutere delle bomboniere, dell'oggettino da dare a parenti e amici in ricordo di un giorno così importante , ci viene un'idea.
Perché, invece di regalare un oggetto caruccio ma forse anche banale da mettere nello scaffale delle cose belle ma inutili, non regaliamo loro un ricordo vero e proprio, un qualcosa di diverso e di utile?
Perché non devolvere la somma che avremmo speso per le bomboniere in qualcosa di veramente utile per aiutare qualcuno più sfortunato?
Lo sguardo corre subito alla piccola Bea, la nostra cucciola ( ha un anno e mezzo ma è ancora cucciola), che beatamente se la spassa dalla mattina alla sera, giocando, abbaiando, correndo a perdifiato e dormendo tra divani e letti matrimoniali ( tra mamma e papà) e prendiamo subito la decisione: perché non comprare materiali, cibo e antiparassitari per il Canile Rifugio " Achille Bonincontro" del Comune di Chieti?
Detto fatto: sabato pomeriggio siamo andati dal grossista da cui mi servo di solito per le spese dell'ambulatorio e abbiamo comprato mangimi per cuccioli e gattini oltre a una robusta dose di antiparassitari che d'estate sono molto importanti.
E ieri mattina siamo andati a consegnarli al canile.
Struttura grande, isolata che ospita al momento circa 220 cani ma che aumenteranno sicuramente con l'estate.
Appena arriviamo siamo accolti da un abbaiare festante di un gruppo di cani che sono fuori, interessati a fare nuovi incontri ma soprattutto a farsi accarezzare e a farsi fare due coccole.
Poi parliamo con Margara, una delle volontarie che ci spiega un po' come procede la vita del canile e soprattutto ci racconta le difficoltà che incontrano giorno dopo giorno nel mandare avanti una struttura così popolata e con sempre meno fondi a disposizione.
Dalle sue parole e dai ragazzi che vediamo lì adoperarsi a dare da mangiare ai cani, far fare loro una sgambata, fargli anche solo una carezzina, esonda passione e vera volontà di aiutare un gruppo di quattrozampe meno fortunati di quelli che tranquillamente vivono con noi.
Del resto se sono lì sotto il solleone ad accudire cani invece di starsene comodamente al mare...la loro deve essere passione fortissima e hanno tutta la nostra ammirazione.
L'altra cosa che ci ha colpito è che tutti i cani hanno un nome e sono un po' come vecchi amici con cui si sta ogni giorno.
La vita in un canile non è l'ideale però almeno qui un po' di spazio c'è e soprattutto c'è un gruppetto di persone che appassionatamente provvede a tutti i bisogni della comunità .
I nostri figli hanno guardato interessati e forse anche un po' storditi dall'incessante abbaiare di questi cagnoloni evidentemente non abituati alle nostre facce e desiderosi di farsi notare.
E hanno capito, o almeno ci illudiamo che l'abbiano fatto, che esiste al mondo chi è più sfortunato di noi ed è nostro dovere aiutare per quanto possibile.
Un ringraziamento a Margara e a tutto lo staff dell' Asada Onlus, un saluto a tutti i cagnoloni del Canile Rifugio di Chieti " Achille Bonincontro".
Per offerte l'IBAN del Canile Rifugio è questo : IT72M0200815503000102689057



domenica 7 giugno 2015

GirlHouse ( 2015 )

Kylie è una studentessa universitaria che ha bisogno urgente di denaro per continuare gli studi.
Decide allora di risiedere per i weekend nella GirlHouse, una specie di casa del Grande Fratello on line 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in cui bellissime ragazze discinte danno il meglio di sé in spogliarelli, spettacoli erotici e performances bollenti ad uso e consumo degli iscritti al sito.
Kylie che sta cercando di costruirsi una vita con il denaro guadagnato in questo modo è adocchiata da uno dei frequentatori più assidui del sito, tale Loverboy.
Quando lui non la trova e vede una foto che lo ritrae e in cui è preso ferocemente in giro decide di individuare la casa  grazie a tutte le sue competenze informatiche e di entrarci per incontrare Kylie e farsi giustizia nella sua ottica distorta.
Ma prima che riesca a trovarla provocherà molti danni collaterali.
Per Kylie è appena cominciato un incubo, una lotta per la sopravvivenza che durerà tutta la notte.
Da quello che si evince dalla sinossi appena riportata ci troviamo di fronte a un film che sembra girato negli anni '80 , congelato all'epoca e scongelato per l'occasione di un qualsiasi Halloween del nuovo millennio.
Originalità della storia pari quasi a zero, un killer in maschera, un gruppo di bellissime ragazze assaltate, mutilate  e uccise nei modi più disparati da un pazzo furioso che abbiamo modo di conoscere prima che entri in azione.
Un qualcosa di molto basic , quindi, che non dovrebbe essere in grado di far alzare neanche il sopracciglio a uno spettatore un minimo avveduto e che nella sua adolescenza cinematografica si è nutrito, come in  preda a bulimia, di slasher girati in tutte le salse.
Un po' come me.
Eppure GirlHouse cattura l'interesse, ti poni alla visione annoiato aspettandoti il solito horroruccio per teenager brufolosi senza capo né coda e invece pian piano riesce a intrufolarsi e  ti ritrovi a guardarlo con molta attenzione.
Il merito principale va al regista, l'esordiente Trevor Matthews che partendo da un canovaccio consunto riesce a elaborare una pellicola dal look accattivante e moderno pur raccontando una storia già vista e sentita un sacco di volte.
Merito va alla casa ipertecnologica con telecamere piazzate ovunque che permettono spunti vivaci nel trovare sempre nuove fonti di visione ( le telecamere delle ragazze, gli schermi dei computer collegati al sito, le telecamere del sistema di sicurezza della casa , ma tranquilli niente derive found footage o telecamere tremanti che fanno venire il mal di mare) e va anche al ritmo alacre impostato da Matthews soprattutto a partire dal momento in cui Loverboy riesce ad entrare nella casa.
Interessante anche il tentativo di colorare il personaggio di Kylie non relegandola al solito ruolo di scream queen ( è una ragazza anche timida se vogliamo, non così disinibita ma che si trova a fare cose che non vorrebbe mai fare perché ha urgente bisogno di soldi per vivere e continuare a studiare) ed è ancora più interessante lo spazio regalato al personaggio di Loverboy prima che venga fuori tutta la sua furia omicida, un disadattato malato di solitudine che ha come unica compagnia il computer e quelle ragazze così belle e disponibili.
Insomma è una figura abbastanza credibile e forse per questo fa ancora più paura.
Altra ragione per cui il maschietto appassionato può dedicarsi alla visione di questo film è la dose abbondantissima di gnocca che lo pervade.
Per non incappare in divieti è tutto piuttosto "castigato", diciamo più suggerito che mostrato ma c'è di peggio in giro.
Da menzionare al brutalità di alcuni omicidi con annesse mutilazioni, il ricorrere ad effetti speciali "tradizionali" senza eccessivo uso di computer grafica ( e per uno slasher girato nell'età digitale  è un contrappunto intelligente) e una tensione che viene tenuta sempre alta dal primo all'ultimo minuto.
Visto con aspettative sotto zero si è rivelato una piacevolissima visione estiva, senza pretese ma molto molto divertente.


PERCHE' SI : slasher anni '80 girato nell'era digitale, tanta gnocca, regia vivace e volitiva, omicidi e mutilazioni brutali, interessante la caratterizzazione del villain
PERCHE' NO :la storia è molto basic, per non incorrere in spiacevoli divieti è piuttosto "castigato", l'originalità non è il suo forte.


LA SEQUENZA : Devon con le dita mutilate da Loverboy cerca di scrivere l'indirizzo della GirlHouse per farsi aiutare dall'amico di Kylie.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
visto una decina d'anni fa credo che questo film mi sarebbe piaciuto molto di più.
Forse sono ormai vecchio per queste cazzate.
Che però mi divertono ancora tanto.
Ma perché i registi devono fare i miracoli per non inquadrare una tetta o una chiappa per aggirare i divieti? In televisione non passa di peggio e senza alcun divieto?


( VOTO : 6,5 / 10 )

 Girl House (2014) on IMDb

sabato 6 giugno 2015

Alleluia ( 2014 )

Gloria ha un matrimonio fallito alle spalle, una figlia piccola a cui è affezionatissima e un lavoro non proprio gratificante come infermiera alla sala mortuaria dell'ospedale dove si occupa di ricomporre i cadaveri.Quando un'amica le propone di accettare un blind date con un uomo trovato su un sito per cuori solitari non ha la forza di opporsi e conosce Michel, uomo affascinante e sfuggente con cui è passione sin dalla prima notte.
La mattina dopo lui le chiede dei soldi in prestito , le dà un numero di telefono falso e sparisce nel nulla.
Gloria non si dà per vinta e lo cerca per ogni dove fino a che lo trova in un locale a fare quello che gli riesce meglio: sedurre donne e spillare loro un po' di soldi.
E perché non fare questa cosa di professione? Gloria abbandona la figlia da un'amica e da lì in poi si fingerà sorella di Michel quando troveranno donne da abbindolare e truffare.
Ma lei ha una gelosia che supera la patologia e questo le provoca forti crisi quando Michel è al lavoro sulle donne bersaglio della loro truffa.
Queste crisi di gelosia sfociano in omicidi brutali da parte di Gloria...
Di solito mi informo sempre in maniera molto parziale sulla trama di un film perché non voglio rovinarmi la sorpresa. Diciamo solo il minimo sindacale per capire se il film mi possa interessare o meno.
E questo diktat vale soprattutto per un tipino come Fabrice Du Welz , uno che ha popolato le mie notti insonni con una robetta come Calvaire ed è arrivato quasi a farmi comprendere fisicamente la sofferenza di una madre in Vinyan, uno dei film più belli e assurdamente ignorati degli ultimi anni.
Di Alleluia sapevo solo che era una storia d'amore un po' particolare.
Forse l'amour fou targato Du Welz.
Le prime sequenze mi ingannano: Gloria, una Lola Duenas che nel film assume così tanti registri interpretativi che lascia letteralmente sbigottiti, è una donna tendente alla mezza età che fa un lavoro veramente di merda.
Lava i cadaveri all'obitorio dell'ospedale: conoscendo il regista quasi quasi mi aspetto una svolta necrofila alla Nacho Cerda ma almeno su quello vengo risparmiato.
Gloria è una donna sola, che non si fida più di quei bastardi degli uomini, vive nel proprio mondo ovattato assieme a una figlia piccola e quasi accetta malvolentieri di conoscere un uomo attraverso un sito di cuori solitari.
Eppure lo fa e soprattutto non se ne pente.
E qui vorrei dire una cosa al mio caro Du Welz.
Fabrice, amico mio, sei un gran bastardo.
Prima mi fai quasi affezionare a una donna che sembra così fragile e indifesa , una che addirittura vorrebbe annullare il proprio ruolo di amante pur di stare vicino a quello che considera ora il suo uomo, una che a parole è capace di fustigarsi le carni, portare un cilicio di filo spinato per non cadere in tentazione, che accetta quasi con gioia il ruolo di subalternità nella relazione con Michel.
E poi che fai?
Mi dai talmente tanti calci in bocca e nello stomaco che io sto ancora lì in un angolo a leccarmi le ferite perché mi hai fatto entrare nel mio cuoricino cinefilo una vera e propria Erinni in cui il fuoco dell'amore, della passione ma soprattutto della gelosia patologica brucia ogni possibilità di relazione stabile e serena con Michel.
Alleluia è la storia di Gloria e della sua furia omicida incontrollata ma non è uno slasher come si potrebbe pensare in cui il regista si diverte a cesellare le sequenze più sanguinose : è l'ennesima variazione sul tema dell'amour fou , tanto frequentato nella Nouvelle Vague francese e ora rivisitato da questo belga che più va avanti e più mostra la sua sfrontatezza.
Che a noi piace tanto.
La regia di Du Welz è un caleidoscopio di stili e di colori, addirittura organizza una delle sequenze più feroci del film come se fosse un numero in un musical, la fotografia è spesso sgranata e straniante creando una sorta di limbo spazio temporale in cui vivono questi due amanti terribili.
Diviso in vari capitoli che hanno il nome delle donne che la coppia riesce a catturare nella propria tela di ragno, Alleluia coincide in massima parte con lo sguardo di Gloria concedendo un contrappunto a Michel solo nell'episodio conclusivo, quello in cui cominciano ad apparire le prime crepe nel loro rapporto.
Alleluia è un film totale che ti maltratta e ti lascia lì in un angolo, sballottato e svuotato di ogni energia.
E meno male che è un film che parla d'amore.
Sentimento asimmetrico in cui uno dei due partner è sempre il cardine di tutto.
Basato sulla storia vera dei cosiddetti "Killer dei cuori solitari", al secolo Martha Beck e Raymond Fernandez ( se interessa la loro storia la trovate qui).
Per il ruolo femminile la prima scelta di Du Welz era Yolande Moreau ( vedendo le foto della vera Martha Beck quasi una scelta obbligata) ma lei ha gentilmente non ha accettato la parte.
Ma ode a Lola Duenas, creatura almodovariana che offre un'interpretazione straordinaria.
Qui la recensione di Lucia


PERCHE' SI : l'amour fou targato Du Welz, Lola Duenas straordinaria ma Laurent Lucas non è da meno, regia eccellente , confezione accurata con l'illuminazione naturale a dare un tocco di prezioso in più...
PERCHE' NO : difficile trovare difetti: per qualcuno sarà troppo brutale, lo schema narrativo si ripete più volte, emotivamente difficile da sopportare.


LA SEQUENZA : l'ultimo omicidio, quello di Solange e la fuga della bambina.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Fabrice Du Welz è un gran bastardo ma io lo amo tanto.
I siti per cuori solitari sono l'abisso che guarda dentro di te o possono diventarlo molto facilmente.
Non avrei mai pensato che Lola Duenas potesse recitare un ruolo così eccessivo.
Non ho mai visto narrare in modo così completo l'asimmetria delle relazioni sentimentali.


( VOTO : 8 / 10 )

 Alléluia (2014) on IMDb

venerdì 5 giugno 2015

Survivor ( 2015 )

Kate Abbott è una dipendente del Dipartimento di Stato Americano di stanza a Londra e si occupa di antiterrorismo, un lavoro che spesso la mette in rotta di collisione con altri colleghi.
Quando un attentato terroristico distrugge la sua sede di lavoro provocando molte vittime lei si trova ad essere accusata di crimini che non ha commesso e suo malgrado è costretta a fuggire.
Da una parte la insegue l'FBI, dall'altra lo spietato killer responsabile di tutto, chiamato l'Orologiaio, la cui missione è eliminare tutti i possibili testimoni.
Vedere un film come questo Survivor, titolo superinflazionato, regia di James Mc Teigue, ex stimatissimo direttore di seconde unità  che aveva cominciato la carriera con ben altri auspici ed ambizioni dirigendo il pamphlet fantapolitico V per Vendetta, è come aprire il frigorifero e trovare una busta di latte scaduta da chissà quanto tempo.
Bella, acida, giallognola, con tutti quegli sfilaccetti condensati che danno l'esatta misura del suo invecchiamento.
Survivor è un film nato vecchio ( non stupisce affatto che lo script sia di una decina di anni fa), una spy story che guarda al passato in maniera compulsiva, quasi patetica nella sua impossibilità di tirar fuori conigli dal cilindro, o almeno nuove idee.
E che cosa cita il buon James McTeigue?
Un filmettino così,una caccoletta come  I tre giorni del condor, una pellicola che ha segnato profondamente un'epoca fatta di guerra fredda e cospirazionismo ad alti livelli, e la vita cinefila di tanti appassionati, me compreso che quel film l'avrò visto un trilione di volte e di cui conservo gelosamente sia un dvd che una vecchissima VHS.
E un fan come me del favoloso film di Pollack non può far altro che prendere male, se non malissimo un film come questo che si permette di citare in maniera piuttosto pedante ( ma suppongo che sia affetto) la sequenza del post attentato con Milla Jovovich che , confusa cerca di capire che cosa è successo ed è bersaglio delle mire di un killer misterioso che la costringe a fuggire.
Esattamente come il Robert Redford di quella magica esperienza cinematografica, attore a cui probabilmente la cara Milla , che peraltro apprezzo nel suo essere molto "action" per essere un 'attrice, non è degna neanche di allacciare gli scarpini, troppo il divario in campo.
Così come fa macchia il killer impersonato da un redivivo Pierce Briosnan che si presenta bene nella sequenza della bomba con quella faccia quasi a simulare un orgasmo per la buona riuscita dell'attentato ma poi carica la sua gestualità di una prosopopea caricaturale assolutamente inutile e ingiustificata che rende la figura del suo Orologiaio più ridicola che paurosa.
A differenza del Max von Sydow del film di Pollack che faceva correre brividi veri lungo la schiena.
Survivor è una spy story che privilegia l'intrigo e la ricerca della tensione rispetto alle sequenze fracassone made in Hollywood arrivando quasi a essere una pallida imitazione di una brutta serie BBC, ammesso e non concesso che esistano delle brutte serie televisive targate BBC.
Film brutto e che fallisce anche sotto il profilo della verosimiglianza visto che un'impiegatuccia qualsiasi riesce a sfuggire varie volte al killer più pagato e più letale presente su piazza e che ricercata dalle polizie di mezzo mondo occidentale,usi tranquillamente la carta di credito mentre i suoi colleghi americani brancolano nel buio per quanto riguarda la sua localizzazione e  riesca soprattutto a muoversi in aereo facendosi anche una bella trasvolata oceanica in barba all'Intelligence statunitense e ai tanto sbandierati sistemi di sicurezza post 11 settembre, un altro dei fantasmi che aleggia pesantemente su questa pellicola.
Insomma un po' troppa roba per non destare l'attenzione.
Perché non è che qui facciamo i ragionieri per stabilire se le varie cose che accadono siano verosimili o meno , ma quando è tutto pacchianamente campato in aria come succede qui ( vogliamo parlare anche della sequenza in cui il killer si butta giù per la tromba delle scale di un palazzo attaccato a un cavo e sparando contro la povera malcapitata  mancandola praticamente da pochi centimetri?) allora cominci a farci caso.
E quando ti soffermi su questi dettagli vuol dire che il film ha poco o nulla da offrirti.
Come in questo caso.


PERCHE' SI : il cast è nutrito ma utilizzato male, la confezione è accurata
PERCHE' NO : fa macchia l'Orologiaio di Pierce Brosnan, film nato praticamente già vecchio, troppi rimandi a una leggenda del cinema come I tre giorni del condor, verosimiglianza mandata a donnine allegre in più di un'occasione.


LA SEQUENZA : quella appena dopo l'attentato con la Jovovich che si muove smarrita in uno scenario che all'inizio sembra quasi post atomico.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Brosnan fisicamente sta invecchiando bene ma non è adatto a sovraccaricare così la figura dell'Orologiaio.
La Jovovich è una delle poche attrici che vedo adatta al cinema action.
Mi piacciono le spy stories ma non vecchie e ammuffite come questa.
Dopo V per Vendetta mi sarei aspettato una carriera di ben altro spessore da James Mc Teigue.


( VOTO : 4,5 / 10 )


Survivor (2015) on IMDb

giovedì 4 giugno 2015

Adaline - L'eterna giovinezza ( 2015 )

Adaline Bowman è nata nel 1908 ma a 29 anni un incidente automobilistico accoppiato a un fulmine e a una congiuntura astrale eccezionale l'ha resa immortale.
Lei rimane giovane mentre tutto attorno a lei , invecchia, anche la figlia avuta pochi mesi prima e che ora, nel nuovo millennio, è una vecchia signora.
Proprio per questo Adaline cambia nome e vita ogni dieci anni , cercando di nascondere a quelli che intanto conosce il fatto che lei non invecchia ma tutto questo ha un brusco arresto quando conosce e si innamora a prima vista di Ellis.
E scopre che la sua attrazione per Ellis ha un'origine lontana nel tempo...
Adaline è una bellissima donna alle soglie del trentesimo anno di vita, anzi ne dimostra anche un paio di meno come le dice il ragazzo che le ha preparato un nuovo documento di identità.
Però lei ne ha 29 da almeno 75 anni.
Tutto muta attorno a lei, solo lei rimane immutata e immutabile in un Novecento ricco di fermenti e di cambiamenti e anche nel nuovo millennio la sostanza non varia.
E quello che per l'uomo è un sogno dall'alba dei tempi, l'immortalità, il rimanere giovani per sempre, per lei col passare degli anni diventa una sorta di peccato da espiare.
E' costretta a vivere in un suo mondo , solitaria, sradicata da tutti gli affetti ( fa eccezione la figlia con cui ha un rapporto a distanza), è un highlander moderno che vuole abbandonarsi all'amore ma ogni volta è costretta a fuggire.
Ma senza spadoni e nemici da abbattere.
Lei vive senza far nulla, l'unica variazione che si concede è la compagnia di un cagnolino, un Cavalier King Charles Spaniel che purtroppo non è immortale come lei.
E' l'unico cambiamento della sua vita, ogni volta che il cane invecchia e muore, lei se ne prende un altro, un cucciolo e la sua vita ricomincia da capo con il nuovo arrivato.
Il protagonista di Adaline - L'eterna giovinezza non è tanto la bellissima Blake Lively, elegantissima, algida e bellissima come una delle donne di Hitchcock ma con uno sguardo carico di tristezza e due occhi enormi in cui perdersi e ritrovarsi, molto lontana dalla tamarra drogata che qualche anno fa avevo conosciuto ( e notato per i suoi femori affusolati,lunghissimi da fenicottero rosa ) in The Town di Ben Affleck.
Il vero protagonista di questa pellicola è il tempo che non passa per Adaline, quella mano gentile che modella e modifica con il suo tocco tutto quanto la circonda ma lascia lei immutata , quasi a subirne le conseguenze.
Adaline si muove sempre perfettamente in linea con l'epoca che sta vivendo, desiderosa più di nascondersi che di mostrarsi, non cambia mai nonostante attorno a lei cambino costumi, persone e scenografie.
E lei appare sempre perfetta.
Tutto questo è incrinato quando conosce il bel tenebroso Ellis e qui il film mostra la sua vera natura di film romantico, di commedia sentimentale , da una rielaborazione molto parziale de Il curioso caso di Benjamin Button ( di cui mutua le atmosfere per tutta la prima parte) si trasforma in Questione di tempo, piccolo film inglese che giocava con l'amore e i viaggi nel tempo.
Ero partito con aspettative molto basse riguardo a questo film, la commedia sentimentale made in Hollywood determina in me reazioni urticanti per il suo usare retorica e mitragliate di melassa ad alzo zero su uno spettatore ignaro.
In Adaline- L'eterna giovinezza mi sono dovuto parzialmente ricredere: non un film da incorniciare ma una bella storia raccontata in punta di penna, con qualche svolta di sceneggiatura evitabile per quanto sfiori la carrambata inutile ( perché quell'incrocio malefico del destino che vede coinvolta Adaline e il padre di Ellis, perché sottolineare continuamente la gelosia della madre di Ellis
insofferente degli atteggiamenti, un minimo inopportuni, del padre) ma del resto se crediamo che un fulmine e una particolare congiuntura astrale determino l'immortalità perché non credere a tutto il resto?
Il finale sceglie la strada più semplice ma non dispiace ed è bellissimo che un capello bianco possa arrivare ad essere una liberazione e non un cruccio.


PERCHE' SI : Blake Lively è veramente bellissima e anche brava, film scritto in punta di penna che intrattiene a dovere per le due ore della sua durata, Harrison Ford in un ruolo piccolo ma intenso.
PERCHE' NO : qualche svolta di sceneggiatura un po' troppo a sorpresa, qualche sottolineatura di troppo su alcuni aspetti che contano poco nell'economia della storia.


LA SEQUENZA :  l''incontro con il padre di Ellis e il suo ricordare un amore perduto da tanti, troppi anni.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Come al solito devo mettere da parte i pregiudizi.
Blake Lively è di una bellezza straordinaria, forse in questo momento è la più bella a Hollywood.
L'immortalità e le ricerche ad esse inerenti sono sempre interessanti.
Ennesimo film sull'amore che travolge tutto e tutti.


( VOTO : 6,5 / 10 )


 The Age of Adaline (2015) on IMDb

mercoledì 3 giugno 2015

Pluto ( 2012 )

Yu Jin Taylor , il migliore studente di un liceo coreano, facente parte di un gruppo d'elite di alunni con particolari privilegi all'interno della scuola, è ritrovato morto nei boschi attorno all'istituto. Dell'omicidio viene accusato il suo ex compagno di stanza, Kim June, figlio di una povera assicuratrice, trasferito da poco nella nuova scuola e frustrato per non appartenere al gruppo di studenti selezionato di cui sopra.
Lui però tiene testa ai poliziotti, ha anche un alibi e quando lo rilasciano decide di confrontarsi , duramente , con coloro che lo accusano impunemente.
Usando anche metodi coercitivi forti.
La definizione migliore riguardo questo film è quella che ha scritto Paolo Bertolin su mymovies.it definendolo un Attimo fuggente all'incontrario.
Niente di più vero nel suo essere lapidario ma assolutamente calzante.
Se nel film di Weir quel liceo era un sogno per ogni studente , la scuola frequentata da Yu Jin Taylor, da Kim June e da altri studenti è un incubo quasi quanto il Vietnam stilizzato da Kubrick in Full Metal Jacket.
Luogo concreto eppure metaforico, una scuola che una volta era un edificio della CIA coreana e che quindi nasconde nel proprio ventre dei segreti inenarrabili, un gruppo di professori che brilla per assenza e un preside pilatesco che si comporta più da politico che da dirigente scolastico.
E in mezzo la corrida.
Una lotta senza quartiere per far parte dei migliori dieci studenti della scuola, quelli a cui sono destinati particolari facilitazioni , una lotta che interessa anche loro in quanto il primo si assicura di diritto l'iscrizione a una prestigiosa università coreana.
Plutone, ultimo pianeta del sistema solare, condannato ad essere alieno al sistema solare stesso per caratteristiche fisiche e della sua orbita, signore dell'Ade e dell'oscurità è il simbolo della parabola di Kim June, corpo estraneo alla scuola alla disperata ricerca di un posto stabile nel gruppo d'elite.
Pluto è un film che descrive crudamente le dinamiche all'interno della scuola che diventano metafora del classismo e della feroce competizione che caratterizza la società coreana arrivista e senza scrupoli.
Il film che può essere il più vicino parametro di riferimento a Pluto è Confessions di Tetsuya Nakashima ma lo stile registico di Su-wo Shin è molto diverso  da quello del collega giapponese.
Qui non c'è quell'aspetto pop coloratissimo e straniante dell'altro film , qui tutto è grigio, come il basamento dell'edificio scolastico in cui Kim June mette a punto la sua vendetta, il modo di risolvere definitivamente tutta la questione.
La vicenda di Pluto viene narrata attraverso flashbacks che man mano dipanano il mistero che c'è alla base di tutto.
Il mistero da cui scaturisce l'orrore.
Altro che Setta dei Poeti Estinti, qui si muore per davvero.
Pluto fa venire brividi, ma brividi veri e li fa correre lungo la schiena : Kim June da vittima sacrificale di un sistema che lo tratta da ultima, insignificante rotella di un ingranaggio perfetto, diventa un eroe tragico nella sua ineluttabilità e il suo trasformarsi in carnefice consapevole è una svolta per certi versi attesa, forse anche semplicistica nel suo assunto, ma viene gestita nel migliore dei modi da Su-wo Shin nel più classico stile da thriller coreano.
Non c'è vittoria senza sacrificio.
E anche dopo il sacrificio non è detto che sopraggiunga finalmente il cambiamento.
Ottimo il lavoro del giovanissimo cast, tutti personaggi ben delineati e soprattutto distinguibili ( cosa non scontata nel cinema orientale che utilizza attori non sempre facilissimi da distinguere per caratteristiche fisiche), agghiacciante il finale.
Menzione speciale della giuria al Festival di Berlino del 2013.
Assolutamente da vedere.


PERCHE' SI  : ferocissimo thriller in cadenze da film scolastico, ottimo gruppo di giovani attori, finale agghiacciante, metafora acuta sulla società coreana arrivista e senza scrupoli.
PERCHE' NO : film per certi versi respingente nel suo assunto metaforico, la struttura a flashback scoraggerà qualcuno, evoluzione del personaggio di Kim June ampiamente prevista sin dall'inizio.


LA SEQUENZA : quella della caccia al coniglio , alla base di tutta la metafora sottintesa , ma non troppo, nel film.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

 La scuola coreana è da brividi, come una nostra accademia militare.
Non avrei mai pensato di trovare un film che mi potesse ricordare per molti versi il bellissimo Confessions ma senza divagazioni pop.
Il Festival di Berlino è sempre all'avanguardia nella scoperta di nuovi autori.
Nel periodo di mia passione per l'astronomia , Plutone e il suo satellite Caronte sono stati spesso oggetto delle mie ricerche.


( VOTO : 8 + / 10 )

 Pluto (2012) on IMDb

martedì 2 giugno 2015

Infini ( 2015 )

Nel 2300 oltre il 90 % della popolazione vive in miseria e il loro destino è in mano a delle grosse corporazioni che hanno inventato lo slipstreaming ( una specie di teletrasporto di trekkiana memoria) in cui il corpo umano viene scomposto in infinitesime particelle digitali e portato a spasso per l'universo. Mezzo di trasporto altamente pericoloso in cui è facilissimo lasciarci la pelle.
Whit Carmichael, futuro padre, è al primo giorno di lavoro con un team nella West Coast che usa lo slipstreaming. Un'infezione decima la sua squadra e lui si teletrasporta ad Infini, remota stazione mineraria che guarda caso è la fonte dell'infezione ad opera di un misterioso organismo alieno.
Una squadra di soccorso della East Coast lo va a recuperare ma la faccenda non è così semplice.
Per Whit comincia una lotta per sopravvivere al "virus" e alla caccia che gli danno i soccorritori che non si fidano di lui....
E questo è solo l'inizio.
Proprio così, non ho spoilerato nulla della trama , ho semplicemente raccontato quello che succede nei primi 20 minuti  e per arrivare a 110 c'è tutto un altro film da gustare voluttuosamente.
Infini, film australiano ( è da un po' di tempo a questa parte che sto incappando in film australiani veramente solluccherosi, sembra abbiano una marcia in più a livello di fantasia, forse perché non sono così legati alle logiche industriali hollywoodiane che asfaltano talenti in nome del dio dollaro), opera seconda del giovane Shane Abbess che il film lo ha anche scritto assieme a Brian Cachia , autore anche delle musiche, si inserisce con personalità in quel pertugio strettissimo che si trova tra sci fi e horror, un genere con progenitori illustrissimi.
C'era una volta Alien ( e c'è ancora ) , c'era una volta Punto di non ritorno, non un gran film, a dire la verità ma che portava a casa il risultato, tanto vituperato all'epoca quanto citato oggi, c'è tutto quel gruppo di film ambientati in gigantesche navi o stazioni spaziali ricche di pericoli come Pandorum,come lo svizzero Cargo e chi più ne ha , più ne metta.
Infini cita intelligentemente le sue fonti, lo fa anche con deferenza ma cerca di mettere nel piatto roba assai personale e tutto questo sforzo predispone bene uno spettatore sufficientemente avveduto.
Il film di Shane Abbess si deve seguire con attenzione, non si può vedere distrattamente altrimenti ci si perde dentro dato che presto si trasforma in un reiterato gioco di specchi in cui i capovolgimenti di fronte sono all'ordine del giorno.
Tutto ruota attorno all'ambiguità della figura di Whit Carmichael ( ruolo ricoperto da un carismatico Daniel MacPherson, attore australiano attivo soprattutto in televisione) , personaggio tenuto volutamente sospeso nel limbo e di cui praticamente non si sa nulla.
Personaggio che evolve con i minuti in maniera del tutto imprevista e con un comportamento non leggibile usando solo le armi della logica.
E' malato? E'sano? Vuole aiutare gli altri della squadra o vuole semplicemente salvare se stesso?
E' lui il virus che vuole contagiare l'umanità?
Domande che lo spettatore si porta fino alla fine del film  e non è detto che trovi le risposte attese.
L'ambiguità di cui accennavamo prima Infini se la porta fin oltre il finale che naturalmente non svelo e che può essere passibile di diverse interpretazioni.
Un po' come i vecchi filmoni di fantascienza di una volta.
Una sceneggiatura tesa come una corda di violino, dialoghi che riescono a toccare anche temi importanti , universali ( un paio di volte circola la domanda delle domande: che cosa è la vita?)e un gruppo di comprimari che assolve perfettamente al loro compito di non invadere troppo il campo fanno di questo film un piccolo, inaspettato gioiellino di claustrofobia e di tensione.
Sicuramente non un film perfetto, magari andava asciugato qua e là, magari andava approfondito qualche personaggio appartenente alla squadra della East Coast ( però furbescamente sono tutti ben distinguibili fisiognomicamente ), magari avrebbe fatto piacere pure vedere qualche soldino buttato lì per gli effetti speciali ( che sono usati con parsimonia e non sembrano così eccezionali).
Ma la stoffa c'è, le scenografie sono sufficientemente personali e non ci troviamo di fronte alla solita rivisitazione aggiornata della navicella Nostromo e non siamo di fronte al solito filmetto di fantascienza usa e getta.
Anzi a quel finale si pensa anche ben oltre la fine dei titoli di coda...


PERCHE' SI : sceneggiatura tesa come una corda di violino, piccolo gioiellino di claustrofobia e di tensione, ambiguità che è coltivata e mantenuta intatta per tutto il film, protagonista carismatico.
PERCHE' NO : le influenze sono fin troppo evidenti ma le citazioni sono perlomeno intelligenti e non così sfacciate, qualche personaggio andava gestito con maggiore cura, qualche effetto speciale in più non avrebbe recato dispiacere.


LA SEQUENZA : impossibile non soffermarsi sulla sequenza appena prima del finale che svela ( ma anche no) il mistero che percorre sotterraneamente tutto il film.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Da un po' di tempo a questa parte mi sembra che il cinema australiano abbia una marcia in più.
Solo da noi gli attori televisivi sono considerati di serie B.
C'è sempre bisogno di filmoni di fantascienza come si facevano una volta.
La fantascienza italiana? Non pervenuta: sogno un film sci fi tutto italiano .


( VOTO : 7 / 10 )


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lunedì 1 giugno 2015

Hungry Hearts ( 2014 )

Mina e Jude si conoscono per caso in un bagno di un ristorante cinese la cui porta è bloccata.
Un primo incontro simpatico e anche un po' imbarazzante da cui scaturisce però il sentimento.
Si conoscono, si amano, concepiscono un figlio, si sposano.
Il figlio nasce ma Mina è convinta che sia un bambino dotato di poteri eccezionali, lo nutre con pappe ipocaloriche e lo "purifica" con massicce dosi di purganti.
Tutto questo determina un grave ritardo della crescita del bimbo, certificato dai medici e una crisi sempre più profonda tra i due finché Jude decide di portare il bimbo da sua madre sottraendolo a Mina.
Da qui tutta una serie di circostanze porterà alla tragedia.
Come avevamo già detto per il suo film precedente, La solitudine dei numeri primi, è evidente che a Saverio Costanzo piacciono le sfide.
Raccontare cioè storie apparentemente quotidiane che man mano che procedono i minuti si tingono sempre più di thrilling se non di horror.
Succedeva nel suo film precedente ( ma anche nei primi due film della sua carriera ) e succede anche in questo Hungry Hearts che da pacata narrazione di una storia d'amore tra due giovani che hanno trovato l'anima gemella  si trasforma in un dramma familiare durissimo sia da metabolizzare che da raccontare,
La presenza del bambino e l'evidente psicopatologia di Mina scavano un abisso tra lei e Jude e chi ne va di mezzo è proprio il frutto incolpevole del loro amore.
Un po' come in Rosemary's baby , Mina avvizzisce col proseguire del tempo , non ha al'aspetto un po' matronesco di una donna che ha appena partorito o che ha un figlio piccolo.
Si consuma col passare dei giorni, si sta spegnendo come una candela a cui hanno tolto l'ossigeno e condivide ,o meglio cerca di condividere questo destino con suo figlio, senza fare i conti col marito.
Mina non ha il demonio dentro di sé come Rosemary, i suoi demoni sono altri e coincidono con quel figlio tanto voluto che involontariamente diventa un campo di battaglia tra i due coniugi scatenando una lotta intestina per la sua "proprietà".
La maternità annulla come per un incantesimo maligno tutta la femminilità di Mina che si consuma all'altare del figlio rifiutando il suo ruolo di moglie  e amante.
Ribadendo che lei sola sa che cosa è meglio per la crescita del figlio andando contro tutti i pareri medici possibili e immaginabili.
E qui si consuma la guerra tra i due coniugi entrambi convinti di sapere che cosa è meglio per la crescita del figlio e incapaci, chi più chi meno, di ascoltare le istanze dell'altro.
La cinepresa di Costanzo si muove in spazi angusti, colora uniformemente di grigio una quotidianità che già di suo non ha tanti altri colori, usa il corpo di Alba Rohrwacher come strumento flessibile per il proprio cinema del disagio esistenziale.
E la Rohrwacher si dimostra ancora una volta attrice che può eccellere in una certa tipologia di ruoli e che nelle mani del regista giusto può dimostrarsi parecchio brava.
Certo con quella faccia un po' così, quello sguardo e quel fisico non la vedo molto adatta a generi più leggeri, quindi forse sotto questo profilo qualcuno la potrebbe considerare anche limitata ma non si vive di sole commedie.
Hungy Hearts è un dramma familiare girato con dinamiche da thriller se non da horror, ma Costanzo con precise scelte estetiche se ne tiene sempre lontano.
Però la sensazione che lascia dopo i titoli di coda è quella e non si attenua neanche col passare del tempo.
Ecco, il pregio principale di Hungry Hearts, film assolutamente non perfetto, è che comunque ti rimane in testa anche dopo che sono abbondantemente finiti i titoli di coda.
E quasi ti viene da fare una carezza ai tuoi figli....


PERCHE' SI : come al solito Costanzo si misura con un tema importante, dramma familiare che si colora di thriller e di horror, ottima la Rohrwacher.
PERCHE' NO : il ritmo è lento e questo scoraggerà qualcuno, i dialoghi non sono così fitti ma improntati alla banalità del quotidiano, commento musicale a volte un po' invadente.


LA SEQUENZA : quella finale, l'unica che ha un sole tiepido che invade di calore l'inquadratura.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
tirare su figli non è affatto semplice ed è una missione che deve essere condivisa.
Mi fa piacere che Costanzo continui a fare cinema che se ne infischia dei gusti e delle tendenze italiane.
Il suo talento fa dimenticare le insinuazioni di nepotismo che lo hanno accompagnato sin dall'inizio della sua carriera.
Ancora non ho deciso se Alba Rohrwacher mi attrae fisicamente: a volte mi appare molto bella nella sua particolarità, altre volte è assolutamente respingente...


( VOTO : 7 + / 10 )


 Hungry Hearts (2014) on IMDb