I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

mercoledì 10 dicembre 2014

Magic In The Moonlight ( 2014 )

Berlino 1928 : in un affollatissimo spettacolo l'illusionista cinese Wei Ling Soo riesce a far sparire un elefante e a teletrasportarsi da un luogo all'altro in barba al pubblico.
Ma è tutta un'illusione, anche la sua nazionalità cinese perché sotto le sue spoglie si nasconde un gentleman inglese,  Stanley Crawford, un tipo non propriamente gentile e alla mano.
Un suo vecchio amico lo contatta alla fine dello spettacolo perché lo aiuti a smascherare una presunta medium americana, Sophie, in visita a una ricchissima famiglia americana in Costa Azzurra.
Stanley li raggiunge ma gli sforzi per smascherarla sono vani.
Dovrà usare tutta la sua abilità ma si troverà invischiato in un altro gioco in cui si dimostra totalmente inesperto: l'amore.
Puntuale come la seconda rata dell'IMU arriva il film prenatalizio di Woody Allen , uno che in questo ultimo decennio si è comportato più da sponsor di luoghi turistici da visitare che da regista vero e proprio.
Son troppo cattivo?
Forse.
Ma a vedere roba come To Rome with Love, Vicky Cristina Barcelona e anche Midnight in Paris si ha la sensazione che Allen sia più efficiente come impiegato della Pro Loco che come uomo di cinema.
Si, anche Midnight in Paris, apprezzato da molti ma che ho trovato presuntuoso e vuoto, un bel contenitore con il nulla dentro, anche se devo dire che gli intarsi potevano anche distrarre dal non contenuto del film.
Ed è la stessa cosa che mi trovo a pensare di questa sua ultima fatica cinematografica ( o meglio è diventata già la penultima perché ha già terminato di girare il film che uscirà alla fine dell'anno prossimo): un ambientazione glamour come la Costa Azzurra e la Provenza alla fine degli anni '20, tanta musica jazz e charleston che sono il vero amore del piccolo Woody, tanta chincaglieria d'effetto e costumi preziosi in un film che evidentemente bada molto più alla forma che alla sostanza.
Anzi dirò di più : non mi ricordo di aver mai visto un film di Allen così ricco di sfumature e di colori, con una fotografia così calda e ricca di tonalità sature ma credo che il nome di Darius Khondji , suo ricorrente direttore del comparto luci, sia abbastanza una garanzia in questo senso.
Il problema è che non basta una bella fotografia per fare un bel film.
Ci vuole altro e questo necessaire per avere un bel film in Magic In The Moonlight non c'è.
Manca la magia che c'è in altre commedie sentimentali di Allen, mancano i dialoghi brillanti, le battute lapidarie tipiche del piccolo ebreo newyorkese, manca quell'emozione che si dovrebbe trovare in qualsiasi film d'amore che si rispetti.
Tutto questo è dovuto a una sceneggiatura che procede a strappi, tra deviazioni e notazioni a margine che appesantiscono il tutto, un colpo di scena ( il sapere se Sophie è veramente una medium o semplicemente una ciarlatana) piazzato appena dopo metà film che fatalmente fa descrescere l'interesse e una seconda parte , quella appunto dopo la rivelazione , che si inceppa clamorosamente in un gioco a rimpiattino tra i due protagonisti che invece di scaldare il cuore irrita e basta.
E il finale che dovrebbe risolvere simpaticamente il tutto arriva come una liberazione dopo vari passaggi a vuoto.
Inoltre il cast non mi sembra ben assortito a partire dai due protagonisti che messi insieme nella stessa inquadratura sembrano formare l'articolo il a tal punto che  Firth è costretto a stare anche un po' piegato all'indietro per sembrare meno alto : nulla da dire sulla qualità dei singoli attori ma i loro
personaggi non funzionano e si rivelano , soprattutto nel caso di Colin Firth, assolutamente al di fuori delle loro normali corde interpretative.
Uno come lui con quel suo aspetto austero e quella flemma da classico gentleman inglese d'altri tempi secondo me mal si presta a interpretare uno sputasentenze cinico e ciarliero come lo Stanley di questo film, uno talmente pieno di sé che non si accorge neanche di quello che gli accade intorno.
E la stessa cosa mi viene da pensare a una Emma Stone truccata per assomigliare il più possibile a una Betty Boop pel di carota con quegli occhioni enormi spalancatissimi per farli sembrare ancora più grandi.
Ma il colpo di grazia è il personaggio di Brice , recitato da Hamish Linklater.
Ecco , sembra il gemello di Mika, si muove come Mika e nel doppiaggio italiano sembra anche avere la voce di Mika.
E ti fa pensare a X Factor chiudendo un corto circuito assurdo.
Insomma troppo anche per un alleniano della prima ora convinto come me.
E proprio per questo continuo a vedere ogni volta i film di Woody Allen anche se so che quasi sicuramente masticherò amaro.
Con Blue Jasmine mi ero piacevolmente ricreduto.
Pur con tutti i suoi limiti era un film che funzionava.
Qui torniamo al vecchio discorso: in questo suo ultimo film troviamo un Allen che sembra cristallizzato in temi che ha trattato con maggior savoir faire anni e anni fa ( l'amore ,la magia,l'illusione) non riesce quasi mai a trovare quel guizzo, quel lampo di genio che ha reso grande il suo cinema per tanti anni.
E a me dispiace moltissimo.
Perché io questo piccolo , insopportabile, ebreo newyorkese lo amo e gli sono tanto tanto riconoscente per avermi fatto crescere con molti suoi bellissimi film.

PERCHE' SI : la fotografia di Khondji è bellissima, forse la più bella mai avuta da Allen in un suo film,i personaggi delle  due vecchie signore funzionano, ambientazione turisticamente pregevole.
PERCHE' NO : manca la magia dei film di Allen e dei film d'amore, Firth e Stone male assortiti ( anche fisicamente) , seconda parte che si inceppa dopo il colpo di scena piazzato appena dopo metà film.

( VOTO : 5 / 10 ) 

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martedì 9 dicembre 2014

Lo Sciacallo - Nightcrawler ( 2014 )

Louis, ragazzo senza arte né parte e anche con qualche rotella fuori posto , a causa della disoccupazione e della crisi economica vive di piccoli furti e di ricettazione. Una notte assiste casualmente ad un incidente stradale e vede un cameraman intento a girare immagini dell'accaduto per rivenderle a network televisivi.
Ha una folgorazione: deve essere quella la sua nuova attività.
E si applica talmente tanto da passare sopra tutti i codici deontologici possibili e immaginabili e arriva anche ad interferire pesantemente con l'arresto di due pericolosi criminali da parte della polizia.
Louis non si ferma davanti a nulla e la direttrice del network televisivo a cui vende le immagini ad alto prezzo si muove nelle pieghe della legge per mandare in onda quei filmati ed alzare vertiginosamente l'audience.
Lo Sciacallo - Nightcrawler ( a proposito ma lasciare nel titolo solo Nightcrawler faceva schifo?) è Jake Gyllenhaal e non è solo un modo di dire o una frase fatta: è tutto nel suo fisico assai smagrito, molto più di quanto fossimo abituati a conoscerlo, in quel volto incavato, in quegli occhi enormi che si aggirano inquieti sul mondo che li circonda, in quel suo modo di muoversi nervoso, a scatti, in quel suo sorriso che è quasi una contrazione spastica dei masseteri per quanto è forzato.
Qualcuno vi dirà che questo film parla del potere che hanno i mass media, di come non si fermino davanti a nulla pur di alzare l'audience ( mostrare la morte in diretta , il sogno di qualsiasi operatore), di un senso dell'etica che sparisce istantaneamente davanti a fiumi di dollaroni fruscianti.
E' vero, tutto vero.
Ma è solo la punta dell'iceberg.
Louis è il tipico esponente svantaggiato , lasciato indietro dal concetto dell'ultracapitalismo e della competizione a tutti i costi che muove importanti porzioni della società americana.
E' alla ricerca della sua strada , del suo Sogno.
Sogno con la S maiuscola perché parliamo dell'American Dream, quell'ideale di perfezione di una terra in cui tutti hanno la loro possibilità.
Basta sfruttarla.
E Louis la sfrutta, anzi di più, addirittura se la crea lui la possibilità.
Lo Sciacallo- Nightcrawler è un affondo verso quei principi che sono alla base della società americana in cui tutti gli uomini sono isole, o meglio, attività imprenditoriali.
Il discorso sui giornalisti e sui mass media è solo un riflesso di un discorso molto più ampio e profondo, una conseguenza quasi naturale.
E in un quadro complessivo in cui tutti sono in competizione il compito dello Sciacallo è quello di eliminare i vari competitori e non solo per le sue brillanti idee imprenditoriali.
Parliamo di eliminazione fisica, di un' ansia mal repressa di essere l'unico in campo, senza antagonisti, di un essere inutilmente suadenti nel spiegare regole lavorative che vengono allegramente frullate e bypassate alla prima occasione.
Lo Sciacallo - Nightcrawler è un one man show di un individuo che rende concreta la sua visione distorta di Sogno Americano, in barba a leggi e regole, perché spesso non vince il più forte ma solamente il più furbo.
Un altro paio di notazioni, diciamo più tecniche: è veramente stordente la bellezza della fotografia digitale in notturna usata da Dan Gilroy ( a proposito , raramente vista un'opera prima, perché questa è la sua prima regia, così matura stilisticamente) e dal suo fotografo Robert Elswit che del resto si è già portato a casa un Oscar con Il petroliere.
La seconda riguarda l'epoca in cui è ambientato: se non fosse per qualche particolare tecnologico è un film  che sembra affondare le sue radici più negli anni '70 che nella contemporaneità, un po' come due piccoli capolavori di cinema notturno come Zodiac di Fincher, e Summer of Sam di Spike Lee che però quegli anni li descrivevano da dentro.
Gilroy ha la capacità di essere comunque al passo con i tempi non essendo rigidamente didascalico o pedante ma lasciando anche spazio allo spettacolo più grasso e genuino ( l'inseguimento della polizia e il pedinamento notturno ad opera di Louis).
Lo Sciacallo- Nightcrawler è uno sguardo senza censure su quello che siamo diventati oggi.
E per renderlo più forte e pregnante sceglie di avere come protagonista un Peeping Tom del nuovo millennio, uno che col suo vuoto di moralità riesce a servire al pubblico esattamente quello che chiede: secchiate di sangue ad ogni notiziario.
E non si sottrae neanche al lavoro di costruire lo scoop come fosse un film , con sceneggiatura e regia.
Quello che all'epoca era L'Occhio che Uccide(va), oggi è un occhio che si accontenta di filmare il momento di passaggio tra la vita e la morte, oppure di filmarlo in leggera differita.
Solo per venderlo al migliore offerente.....

PERCHE' SI : Un affondo deciso alla base dell'ultracapitalismo che regola la società americana di oggi, apologo sul potere del giornalismo e dei media e sulla loro mancanza di senso etico, one man show di uno straordianario Jake Gyllenhaal.
PERCHE' NO : in certi passaggi si sfiora la caricatura , non ci sono antagonisti alla psicopatologia del protagonista....

( VOTO : 8 / 10 )

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lunedì 8 dicembre 2014

Hangar 10 ( 2014 )

Nel 2013 , tre esploratori armati di metal detector si avventurano nella zona boscosa di Rendelsham, dove 33 anni prima ci fu un famosa apparizione di UFO, per cercare l'antico oro dei Sassoni che , chissà perché dovrebbe essere nascosto proprio in quella regione.
Quando si fa notte e la loro attrezzatura tecnica mostra tutti i suoi limiti hanno un incontro ( del terzo tipo? del quarto tipo?) con un incredibile presenza aliena.
E la foresta sembra che non voglia lasciarli più andare....
In campo horror ormai si assiste a una proliferazione assurda dei found footage / mockumentary più per ragioni di budget che per reali esigenze espressive.
Poi ti imbatti in un prodotto sostanzialmente spurio come questo Hangar 10, opera seconda di Daniel Simpson che lo ha anche sceneggiato assieme allo sconosciuto, almeno per me , Adam Preston e ti accorgi ancora una volta di quanto sia stato importante per il cinema di genere quel filmettino ( si fa per dire, è tutto affetto il mio, prima o poi ne parleremo su queste pagine) che parlava della strega di Blair.
Definirei Hangar 10 un prodotto sostanzialmente spurio perché se è vero che The Blair Witch Project aleggia minacciosamente per tre quarti di film, nell'ultimo quarto il film di Daniel Simpson prende una piega inaspettata , forse, dirigendosi a tutto gas in territorio Sci fi , genere incontro con alieni brutti, forse , tanto non si vedono, ma incazzati lo sono di sicuro.
In questa svolta sta il nocciolo di un'operazione che perlomeno sembra più consapevole della maggior parte della spazzatura che infesta un genere oramai superinflazionato come dicevamo prima. E qui credo che c'entri anche la provenienza del prodotto che è inglese e non americana , garanzia in un certo senso di un 'impronta qualitativa diversa.
A mia memoria non conoscevo nessuna pellicola di genere mockumentary o found footage che strizzasse così evidentemente l'occhio alla fantascienza classica e già questo basterebbe per guardare con un minimo di interesse questo film.
Il problema è che questa svolta arriva troppo tardi, parliamo degli ultimi dieci / quindici minuti di film se si eccettuano brevi anticipazioni delle sorprese che verranno , piccoli segni di inquietudine che compaiono quasi a cadenze regolari.
Quindi  non è tutto oro quello che luccica e ritorniamo a quanto sia ingombrante ancora dopo ben quindici anni la sola presenza del film sulla strega di Blair.
Anche e soprattutto su una produzione come Hangar 10 che si nutre ossessivamente di riprese notturne nei boschi, di personaggi che più o meno consapevolmente stanno andando incontro al loro destino, di uno stile di ripresa molto " mosso" che fa venire il mal di mare.
Onestamente i personaggi non è che siano così interessanti , essendo tutti figli in qualche maniera di un generico stereotipo ( lo scettico e  l'entusiasta con le loro visioni diametralmente opposte che collidono lungo tutti i 90 minuti della durata della narrazione, la storia d'amore in embrione che non porta a nulla) e dopo un po' di attesa , la noia comincia ad affiorare.
E 75 minuti di attesa su 90 sono veramente troppi.
Gli ultimi quindici minuti però sono notevoli: la paura e il senso dello smarrimento dei personaggi che fronteggiano l'incontro alieno sono resi in maniera mirabile, facendoli tracimare al di qua dello schermo .
E questo rende Hangar 10 un prodotto che ha l'aspetto un po' dell'occasione sprecata, della potenzialità inespressa perché giocato un po' troppo sull'attesa della rivelazione finale.
Gestita la prima parte in maniera un po' più oculata, accorciati un po' i convenevoli di genere ed ampliati quei quindici minuti di cazzutissimo incontro con gli alieni, probabilmente ora staremmo a parlare di un altro film.
Spero solo che Simpson possa avere l'occasione in futuro di lavorare con ben altri budget.
Le potenzialità ce le ha e sono tutte lì in bella mostra.
Magari la prossima volta deciderà anche da che parte stare.
Horror o Sci fi.

PERCHE' SI : gli ultimi quindici minuti sono cazzutissimi, a livello delle migliori produzioni del genere found footage, gli attori sono abbastanza spontanei
PERCHE' NO : troppa attesa senza che succeda nulla, troppo ingombrante la presenza del film sulla strega di Blair, personaggi troppo inclini allo stereotipo...

( VOTO : 5 / 10 ) 

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domenica 7 dicembre 2014

Dracula Untold ( 2014 )

Il principe Vlad regna sulla Transilvania con equità e grandezza d'animo sotto la sorveglianza del vicino impero Ottomano.Proprio mentre sta festeggiando i dieci anni di prosperità del suo regno a Vlad arriva una brutta notizia : il sultano Mehmet , attraverso un emissario, chiede il tributo di mille giovani da inserire nelle sue armate ottomane e tra questi c'è anche l'amatissimo figlio di Vlad.
Il quale , memore di un incontro in una caverna con un essere mostruoso, signore dei pipistrelli, ritorna da lui per ottenere aiuto.
E quello in cambio del suo sangue e della sua anima glielo concede.Se riuscirà a domare in tre giorni le armate ottomane che stanno invadendo il suo regno, se per tre giorni resisterà alla sete di sangue, la sua anima sarà salva e tornerà quello di prima, altrimenti diventerà lui stesso un vampiro....
Dracula Untold, la storia della genesi di Dracula come non è mai stata raccontata prima, diceva la pubblicità....e meno male che non ce l'hanno mai raccontata così....
Il cinema supereroistico è quello che incassa di più al botteghino in questi ultimi e che idea viene al regista Gary Shore, qui al suo esordio sulla lunga distanza e ai suoi sceneggiatori Sharpless e Sazama, anche loro nomi nuovi nel glamourama hollywoodiano?
Facciamone un supereroe, altro che principe delle tenebre....
Vi piace vincere facile ? ( ponzi ponzi ponzi po)
Evidentemente...ma stavolta la ciambella non gli riesce col buco.
Dracula Untold racconta in un film quello che il Dracula di Francis Ford Coppola raccontava nei primi dieci minuti e lo fa beandosi di un'estetica computerizzata, veramente insopportabile l'inserimento di dosi così massicce di computer grafica in una narrazione come questa che si ispiri alla letteratura gotica, per raccontare una storiella che starebbe anche sul retro di uno scontrino del supermercato.
Dracula per salvare il figlio si arma di superpoteri e spacca il culo al principe ottomano.
Stop.
E ci voleva un'ora e mezza per raccontare 'sta cosa?
Bastava un corto di qualche minuto.
E qui nonostante si passino di poco i 90 minuti di noia e di cazzate ne affiorano parecchie.
Come, hai un personaggio dal potenziale praticamente infinito come Dracula e lo spogli di tutto il suo chassis da principe delle tenebre per farne un sovrano , bello e giusto che non vuole sottostare al lato oscuro della forza come un Luke Skywalker qualunque?
La cosa che si sopporta di meno è vedere questo grande, immenso personaggio letterario ridotto a una specie di macchietta supereroistica, il solito supereroe con i superproblemi con annesso apprendistato per conoscere meglio i suoi superpoteri.
E come dicevamo prima gli piace vincere facile , non c'è partita con l'insulso principe ottomano , eppure Shore e i suoi sceneggiatori riescono lo stesso a tirarla per le lunghe.
Ma hai tanti pipistrelli che eutanasizzerebbero il principe ottomano in due nanosecondi e perché ci dobbiamo sorbire tutto il combattimento ( reso sempre in computer grafica che moltiplica le comparse e comprime le scene in un'accozzaglia di metallo , di urla e di carni lacerate che si fa fatica a capire che cosa sta succedendo...).
Ma del resto in qualche maniera bisognerà giustificare il budget di 70 milioni (sigh!!!).
Dracula Untold è un filmetto mediocre che non ha la personalità sufficiente neanche per essere particolarmente molesto.
Scorre nell'indifferenza totale nonostante un protagonista bello e carismatico come Luke Evans, letteralmente buttato alle ortiche.
Il migliore è senza dubbio Charles Dance , il Vampiro Zero, l'unico in grado di suscitare una certa impressione.
Tutto il resto, come diceva il Califfo, è noia.
Non gioia.

PERCHE' SI : Charles Dance, la fotografia non è male.
PERCHE' NO : Noia in quantità industriali, rendere Dracula una specie di supereroe Marvel è imperdonabile, antagonisti non all'altezza.

( VOTO : 4 / 10 )

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sabato 6 dicembre 2014

The Poughskeepsie Tapes ( 2007 )

In una casa abbandonata di Poughskeepsie viene ritrovato un numero impressionante di videocassette.
Vi  sono registrate le gesta di un serial killer chiamato dalla polizia e dall'FBI "The Walter Street Butcher", un mostro sanguinario che sevizia e tortura le sue vittime, bambine o donne che siano.
Il film è tratto dalle videocassette e da interviste ai vari poliziotti che si sono occupati del caso di Cheryl Dempsey, nella speranza di stanare un killer egocentrico e sciovinista che ha cambiato nel corso del tempo il suo modus operandi, confondendo le idee anche al profiler più esperto....
Innegabile che il film sulla strega di Blair che ebbe così tanta risonanza alla sua uscita, abbia cambiato nettamente prospettive e aspettative del genere horror.
Non più soprannaturale, perlomeno non solo, ma la ricerca di qualcosa di più perturbante sfruculiando nelle pieghe della realtà.
Falsa, ricreata per l'occasione e organizzata a forma di film.
E' questo il campo di azione di The Poughskeepsie Tapes , terzo film dei fratelli Dowdle ( John Erick alla regia e sceneggiatura, Drew alla sceneggiatura e produzione) e loro ingresso in quello che è diventato il loro genere, l'horror.
Un film che ha diverse frecce al suo arco, una di quelle produzioni di cui molto si è parlato molto ma vista pochissimo, una pellicola che ha avuto dalla sua anche una bella dose di sfortuna perché qualche mese dopo la sua uscita nel circuito festivaliero fu oscurata dal bubbone di Paranormal Activity e dall'endorsement che Spielberguccio fece all'infame film di Oren Peli.
Tutti si dimenticarono di The Poughskeepsie Tapes.
E fecero male perchè , intendiamoci, non è nulla di straordinario ma in confronto alla monnezza che è stata sputata fuori negli anni in campo found footage/ mockumentary, brilla di luce propria.
Diciamo che è un mockumentary, cioè un falso documentario costruito sul ritrovamento delle videocassette lasciate dal serial killer che fornirebbero la parte che possiamo definire found footage.
Le due parti sono abbastanza equamente divise nel mostrare false interviste ai vari poliziotti , agenti dell FBI e a coloro che furono coinvolti  nel caso Dempsey  oltre a dei filmini amatoriali in stile snuff presi dalle videocassette del mostro.
E qui sta un paradosso di The Poughskeepsie Tapes: in un film che vuole cercare l'ultrarealtà ricreandola a tavolino risultano più efficaci le interviste ( anche se qualcuno degli intervistati ha un aspetto decisamente inattendibile, sembra quasi che i Dowdle vogliano prendersi gioco degli spettatori e della verosimiglianza a cui anelano) che si susseguono a buon ritmo e rilasciano sempre spunti abbastanza interessanti, che non i filmini amatoriali del killer che virano fortemente al grottesco e in una violenza cieca e brutale , sovraccaricando la figura del serial killer ridotto a una specie di guitto di periferia mascherato dalle movenze teatraleggianti.
Per non parlare della svolta anti-pena capitale che improvvisamente prende il film nella seconda parte, decisamente fuori contesto.
Un po' troppo per essere vero, ma questa non era la pretesa primaria, ma un po' troppo anche per essere verosimile.
E a poco serve sporcare in tutte le maniere possibili e immaginabili le immagini e sgrammatircarle di proposito.
Sempre finte sembrano, proprio come non dovrebbe apparire.
E qui sta l'altro , evidente, paradosso del film.
Se nelle intenzioni degli autori quelli che dovevano incutere terrore erano proprio questi frammenti di snuff movies, assimilabili a un torture porn superamatoriale, la verità è che mette molta più inquietudine addosso l'intervista a Cheryl Dempsey e il finale che non  tutto il resto.
Basta vedere quello sguardo impaurito, quelle labbra serrate, quella sua voce tremante per metterti una spiacevole sensazione addosso, un qualcosa che rimane anche oltre i titoli di coda.
Un po' come succedeva in un altro mockumentary supercult, l'australiano Lake Mungo di appena un anno dopo, dotato di un finale che rasentava la genialità.
I mostri sono tra noi, perfettamente mimetizzati.
E c'è un The Walter Street Butcher nascosto da qualche parte che non ha mai smesso di uccidere.
Ha semplicemente cambiato posto e modus operandi.
Brivido.

PERCHE' SI : mockumentary che ha ritmo da vendere, (finte) interviste con spunti interessanti, finale che lascia una spiacevole inquietudine addosso
PERCHE' NO:  la parte più debole è paradossalmente quella che dovrebbe fare paura, quella relativa agli snuff movies girati dal killer,decisamente poco verosimili, le immagini di questi filmini sono troppo sporcate per essere vere, a chi non piace il genere questo film non farà certo cambiare idea...


( VOTO : 6,5 / 10 ) 

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venerdì 5 dicembre 2014

Predestination ( 2014 )

Un agente speciale che lavora per un fantomatico Bureau attrezzato per compiere viaggi nel tempo, torna indietro nel tempo per arrestare un misterioso attentatore dinamitardo che nel 1975 avrebbe provocato più di 11 mila morti nell'esplosione di un grosso edificio.
Riesce a fermarlo ma è gravemente ferito e si salva solo tornando indietro al 1992.
Una volta guarito viene rimandato indietro nel 1975 per evitare quell'attentato. E' il suo ultimo tentativo.
Come copertura lavora in un bar e conosce un avventore che gli racconta una strana storia : che lui prima era donna e che un uomo un tempo l'aveva sedotta e abbandonata.
Il barista gli fa un domanda semplice semplice: " Che cosa faresti se ti potessi mettere davanti l'uomo che ha rovinato la tua vita? E se ti dessi una pistola e ti garantissi che la faresti franca dopo avergli sparato, lo uccideresti?"
E da qui parte un altro film che è meglio non rivelare...
Quando mi imbatto in film che parlano di viaggi del tempo e paradossi temporali mi si accende la lampadina perché è uno degli argomenti che , cinematograficamente parlando, trovo in assoluto più stimolanti.
E mi è capitato di imbattermi in questo film che viene dall'altra parte del mondo, ma non quella ad Occidente, Hollywood in particolare, ma da quella oltre l'Oriente, l'Australia.
Non una distinzione da poco perché gli australiani pur avendo meno budget a disposizione danno libero sfogo alla fantasia, anche perché sono sicuramente meno angustiati dalle logiche commerciali che imperano lì dalle parti del Sunset Boulevard.
Mentre guardavo questo film mi sono chiesto più volte come sarebbe stato gestito in presenza di un budget più corposo e di aspettative commerciali ben più alte.
La risposta che mi sono dato è che sarebbe andato tutto in vacca e questo perché il film dei fratelli Spierig ( di cui si ricorda il loro film precedente, Daybreakers- L'ultimo vampiro , sempre con Ethan Hawke protagonista) è un film che gioca continuamente al rialzo con una sceneggiatura costruita a strati in cui la situazione si complica ogni minuto di più.
Complicandosi talmente che anche raccontare la sinossi diventa di una difficoltà mica da poco.
Credo che dall'altra parte dell'Oceano Atlantico avrebbero puntato più sulla cornice che non sul contenuto e in un film come questo sarebbe stato veramente penalizzante.
Altra cosa che non sarebbe successa a Hollywood è puntare parecchio su dialoghi serrati che propongono dilemmi difficili da risolvere in un bellissimo confronto di attori tra Ethan Hawke, che sembra aver trovato una nuova giovinezza qui dall'altra parte del mondo, e Sarah Snook , già vista recentemente in Jessabelle ( di cui abbiamo parlato qui ) che in questo Predestination dà un'ottima prova di se stessa coadiuvata ottimamente da trucco e parrucco.
Durante il film si scopriranno se e quali legami ci siano tra un agente che viaggia nel tempo per lavoro, una ragazza sedotta e abbandonata, un figlio in fasce rapito non si sa da chi, un avventore di un bar che si mantiene scrivendo storielle per casalinghe disperate su una rivista di bassa lega e un attentatore dinamitardo.
E proseguendo  si verrà travolti da una cascata di avvenimenti che lasceranno a bocca aperta.
Un film del genere non avrebbe potuto essere prodotto in quel di Hollywood.
Troppo complicato per un pubblico abituato a ingozzarsi di bevande gassate e popcorn al cinema.
Tratto dal racconto All you zombies di Robert A. Henlein, Predestination dimostra una coerenza invidiabile in un film in cui convivono senza problemi epoche e stili differenti, simili eppure ben riconoscibili l'una dall'altra.
Se dovessi citare un film a cui somiglia, ma molto da lontano, direi I guardiani del destino di George Nolfi ( ne abbiamo parlato qua), tratto da un racconto di Philip Dick, ma giusto per quella visione fatalista che è alla base di entrambi.
Ecco quanto viene narrato da Predestination in un certo senso è molto nelle corde del grande scrittore americano ma farei un torto alla grandezza di Henlein, uno dei più grandi e influenti scrittori americani di fantascienza del XX secolo.
Predestination è un film che parte come un noir , si trasforma in una thriller, diventa racconto di formazione, melodramma ed esplode in tutta la sua irruenza sci fi grazie a una vicenda che è un rompicapo di quelli che sono difficili da raccontare.
Un film che cresce minuto dopo minuto e deflagra in un finale che lascerà basiti.
Basta mettersi seduti,  stare calmi e allacciare le cinture.
A tutto il resto pensano  i fratelli Spierig ed Ethan Hawke.

PERCHE' SI :  viaggi nel tempo e paradossi temporali (basta la parola!), ottime performances di Hawke e Snook, sceneggiatura complessa e stratificata con dialoghi all'altezza, una strutturazione a scatole cinesi che mantiene la sua coerenza fino alla fine.
PERCHE' NO : non riesco a trovargli difetti ma forse dovrei dire che non è il classico film che puoi vedere pensando ad altro, bisogna seguirlo per filo e per segno pendendo dalle labbra degli attori perché si rischia di non capirci più nulla, talmente complesso che quasi occorre prendere appunti per vedere se tutto funziona....

( VOTO : 8 / 10 )

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giovedì 4 dicembre 2014

Seria(l)mente : Orphan Black ( Stagione 1, 2013 )

Provenienza : Canada, USA
Produzione e distribuzione: Temple Street Productions, BBC America, Space Tv Canada
Episodi : 10 da 43 minuti cadauno

Sarah, una spiantata che vive di espedienti alla stazione assiste al suicidio di una ragazza. Le ruba la borsetta abbandonata lì sul selciato e guardando i suoi documenti si accorge che si somigliano come due gocce d'acqua. E' ( o meglio era ) una poliziotta e Sarah ne assume l'identità , aiutata dal suo amico Felix, al fine di sistemare la sua vita incasinata con i risparmi della defunta , ben 75 mila dollari.
Ma la cosa non è così semplice: conosce altre ragazze che somigliano a lei in tutto e per tutto, scopre che sono tutte dei cloni fabbricati in laboratorio e soprattutto c'è qualcuno che sta uccidendo questi cloni a uno a uno.
E lei , nei panni della poliziotta è più in pericolo delle altre....
Orphan Black è una serie di produzione canadese e statunitense creata da John Fawcett e Graeme Manson.
La storia comincia senza troppi preamboli con una ragazza che si butta sotto un treno: una morte come tante altre ma il colpo di genio, uno dei tanti colpi di genio disseminati nell'arco della prima stagione, è come viene gestito il dopo.
Si snocciola una coincidenza praticamente incredibile come se fosse la cosa più normale del mondo, ma non si dà tempo allo spettatore nemmeno di soffermarsi a pensare quanto possa essere privo di verosimiglianza quello che ha appena visto, frutto di una casualità allo stesso livello della vittoria in una lotteria miliardaria, perché già in pochi minuti si è risucchiati in un vorticoso gorgo di thriller,
cospirazionismo, sci fi, commedia, poliziesco e dramma personale perché la Sarah protagonista si accorge subito che il suo azzardo , cioè il rubare l'identità a un'altra persona, seppur defunta, è qualcosa che invece di semplificarle la vita con un bel pacchetto di soldi con cui ricominciare daccapo, in realtà le ha complicato tutto mettendola anche in pericolo di vita.
Lo spettatore all'inizio è smarrito proprio come la sua protagonista, del resto vede tutto con i suoi occhi, ed è proprio questo senso di smarrimento, questo sentirsi pecora in un mondo di lupi che domina nella prima stagione.
Il risultato è uno show sempre in bilico tra vari generi, in cui si parla di cloni e di corna con lo stesso cipiglio, una serie che acquista profondità col procedere delle puntate perché  all'aumentare dei cloni in scena proporzionalmente corrisponde un'impennata di curiosità sul come potrà mai andare a finire una faccenda incasinata come poche.
Senza tralasciare una corposo contrappeso ironico che si fa sentire lungo l'arco di tutta la stagione e che si rivela vincente.
Si, c'è la storia dell'indagine poliziesca che tiene tutto unito ma lo spettacolo vero è vedere Tatiana Maslany ( che colpevolmente non conoscevo) caratterizzare a uno a uno i vari cloni che impersona, sia fisicamente ( non solo trucco e parrucco ma anche voce e modo di muoversi) che sostanzialmente, con campi d'azione che vanno dall'assassina slava senza scrupoli all'isterica madre di famiglia , dalla nerd scienziata di diverso orientamento sessuale ( il clone che ha capito tutta la cospirazione che c'è dietro il loro codice genetico e sta cercando i colpevoli)  alla punk tedesca.
Insomma una prova di virtuosismo da grande attrice che però non è fine a se stesso ma necessario per dare linfa vitale e credibilità a una storia per certi versi assurda ma che procede  in un continuo crescendo di intensità.
Tra sociologia di stampo marxista ( alla fine allora è vero che l'ambiente condiziona l'uomo a vedere le varie inclinazioni che hanno preso i vari cloni) , cospirazionismo cosmico e action/thriller story, Orphan Black è uno show veloce e incisivo, coloratissimo sia negli interni che negli esterni canadesi con un cromatismo e quell'aria misteriosa che ricorda da vicino quel piccolo gioiello della televisione inglese che era la prima stagione di Utopia.

Ma qui non c'è la ricerca di Jessica Hyde, perlomeno non di una sola Jessica Hyde.
Qui ce ne sono tante.
Almeno una decina.
E ti metti lì magari anche un po' annoiato a vedere il pilot ( bello ma non sconvolgente) e ti ritrovi a volerne sempre di più.
Personalmente ho fatto una maratona senza sosta di otto puntate,  una dietro l'altra, dalla terza alla decima: circa cinque ore e spiccioli al cambio .
E ancora non mi bastava.

PERCHE' SI : ritmo elevatissimo, una protagonista in una prova di istrionismo encomiabile, una storia che ti lascia sempre col fiato sospeso
PERCHE' NO : difficile trovare difetti , forse a qualcuno può non piacere quella sua aria da B movie , richiede quel surplus di attenzione che spesso non viene garantito a una serie tv, qualche personaggio di contorno messo scarsamente a fuoco in una seconda parte di stagione che ne introduce sempre di nuovi, finale con troppe domande ancora in sospeso....

( VOTO : 8 / 10 )

 Orphan Black (2013) on IMDb

mercoledì 3 dicembre 2014

Wolfcop ( 2014 )

Lou Garou è un poliziotto di una piccola cittadina di una ghiacciatissima provincia canadese.
Non proprio il massimo della professionalità, sgarrupato oltre ogni limite e col vizietto della bottiglia a cui si attacca sempre, anche quando non dovrebbe.
E spesso si risveglia non ricordandosi nulla di quello che è successo.
Accade però da un po' di tempo a questa parte che si risveglia nudo nei posti più assurdi e che siano aumentati i fatti di sangue nella sua città.
L'intrigo è presto svelato: Lou è stato maledetto e nelle notti di luna piena si trasforma in lupo mannaro.
Lupo mannaro che fa il poliziotto molto meglio di quanto abbia mai fatto Lou.
Ma presto si renderà conto che è vittima di una macchinazione molto più grande di lui ....
Il tono di Wolfcop è sintetizzato magnificamente nella locandina: in una grafica fumettosa vintage, il protagonista assoluto è  un lupo mannaro vecchio stampo, nulla a che vedere con la computer grafica, ma un sano vecchio trucco e parrucco con tanto di zanne di fuori , unghioni e pelazzi ispidi, con sopra una scritta che più o meno dice che è come Dirty Harry ( Callaghan per coloro appena arrivati da un altro sistema solare o per quelli che sono stati ibernati nell'ultima trentina di anni ) ma solo molto più peloso....
Wolfcop è una horror comedy di produzione canadese che rispetta tutti dettami del B movie ( ma forse anche del C movie o dello Z movie) : budget molto risicato, durata ristretta, una sceneggiatura che poteva trovare spazio anche su uno scontrino del supermercato, attori che si prestano al gioco con quel surplus di ironia che è necessario.
Wolfcop occhieggia al trashume senza nascondersi  e mostra dei discreti effetti speciali, tutti artigianali che lo fanno somigliare tremendamente al classico prodotto anni '80, forse solo con quel quid di consapevolezza in più data da 35 anni di horror e affini che hanno sfruculiato nel mito del lupo mannaro in ogni modo , dal film multimilionario( tipo Wolfman o per andare indietro nella memoria Wolf- La belva è fuori) alla produzione indipendente fatta con un pugnetto di denari ( ad esempio Dog Soldiers del validissimo Neil Marshall).
Wolfcop guarda ancora più indietro , a quel capolavoro ben incastonato nella mente del cinefilo che è Un lupo mannaro americano a Londra, mirabile nel mescolare sangue, morte , brutalità con vagonate di ironia.
Naturalmente il confronto è impietoso e credo che non è neanche giusto porsi in questi termini di fronte al film di Lowell Dean che è una cazzatona ipermegasupergalattica che ha il pregio di non prendersi mai sul serio.
Vedere Wolfcop è come salire sulla macchina del tempo e tornare a quando non esisteva la computer grafica e tutto l'armamentario dei trucchi e degli effetti era a carico di un manipolo di artisti del make up e non di una congrega di smanettoni da computer.
Solo per questo andrebbe difeso....ma poi obiettivamente quello che vedi è ben poca cosa, intrattenimento di bassa lega in un filmettino breve ( meno di ottanta minuti compresi titoli di testa e di coda) e che procede a un ritmo indiavolato che non ti permette neanche di soffermarti di fronte a tutte le scene WTF che ti propone.
Qualche risata, una sceneggiatura rozza e vari colpi di scena che si susseguono un po' a casaccio soprattutto nel finale che è la parte peggiore del film, finale in cui emergono i problemi di budget.
Wolfcop non vuole mai fare paura allo spettatore , al massimo vuol farlo un po' sorridere.
Ma il gore è cospicuo, almeno quello.
Per chi è di bocca molto buona può essere abbastanza.....
Annunciato nei titoli di coda un Wolfcop 2 per il 2015....

PERCHE' SI : stile smaccatamente anni '80, effetti speciali artigianali che fanno la loro figura, assenza di computer grafica, ironia a vagonate, gore a secchiate.
PERCHE' NO : profondamente trash, sceneggiatura rozza e con colpi di scena a casaccio, fonti di ispirazione troppo alte...

( VOTO : 5 / 10 )

 WolfCop (2014) on IMDb

martedì 2 dicembre 2014

Maze Runner - Il labirinto

Un ragazzo che non ricorda nemmeno il proprio nome da un vecchio ascensore arrugginito viene scaricato in una radura dove ci sono altri ragazzi come lui, una cinquantina  forse che sono riusciti a sopravvivere lì per tre anni vivendo di agricoltura e di prodotti della terra oltre ai rifornimenti dati loro da un'entità misteriosa a scadenze programmate.
La radura è circondata da mura altissime che nascondono al loro interno un vero e proprio dedalo di cunicoli e corridoi da cui sembra che non ci sia uscita. Anche perché in giro per quei corridoi ci sono dei ragnoni giganti predatori che uccidono.
Ecco perché è impossibile passare la notte nel labirinto.
I più bravi e coraggiosi dei ragazzi vengono nominati " corridori" e sono chiamati a esplorare il labirinto di giorno per trovare una via d'uscita.
L'ultimo arrivato, che ha ricordato di chiamarsi Thomas, salva due colleghi e con loro trascorre la notte nel labirinto uccidendo anche uno dei ragnoni giganti.
E subito dopo nella radura viene scaricata una ragazza.
Lo spirito e il coraggio per cercare di uscire dal labirinto, fomentati da Thomas, aumentano sempre più....
Tratto da un romanzo per ragazzi omonimo scritto da James Dashner, Maze Runner - Il labirinto, è un film ambientato in un futuro distopico che cerca di inserirsi in un genere che ultimamente si sta dimostrando molto remunerativo al botteghino ( chi ha detto Hunger games?).
I produttori stanno cercando famelicamente nuovi franchises distopici per ragazzi, del resto sono loro che muovono il mercato, i maggiori consumatori di cinema in sala, numeri alla mano, ed ecco la proliferazione di filmetti usa e getta ambientati nel solito futuro distopico in cui a questi poveretti capita di tutto e di più.
Maze Runner-Il labirinto si presenta come un centrifugato di tutta la distopia che vi viene in mente, da Hunger Games a Divergent, da Il Signore delle Mosche  a  Cube ( il labirinto che si muove e i cui corridoi cambiano spesso posizione) passando per tutto il cinema e la televisione survival.
Perché i protagonisti sono dei sopravvissuti che si sono organizzati gerarchicamente, hanno uno spirito pionieristico frenato in gran parte dalla paura di restare stritolati nelle mura del labirinto.
Spingono sin da subito una sorta di processo identificativo da parte dello spettatore che vede tutto con lo stesso sguardo smarrito dei ragazzi.
Sarebbe tutto ok e forse risulterebbe tutto più simpatico se Wes Ball, tecnico degli effetti speciali qui al suo esordio nel lungometraggio, non inserisse nella seconda parte la componente sci fi / horror con dei ragnoni alieni che uccidono i ragazzi.
Non lasciando nulla all'immaginazione, non avendo cura di maneggiare il senso dell'attesa, non creando suspense, il film diventa presto un coacervo di buone intenzioni ( perché il rapporto creato tra i ragazzi è la parte migliore del film e ne occupa praticamente la prima metà) che non si traducono in buon cinema appiattendosi su una confezione professionale ma a prima vista più povera di quella di tanti altri blockbuster hollywoodiani del genere.
E se Maze Runner - Il labirinto ha un budget di circa 34 milioni di dollari mentre uno qualsiasi degli Hunger Games sta sempre oltre i 100 milioni, beh in una certa misura si vede.
Il labirinto scenograficamente funziona anche nel suo essere spartano e disadorno...ma quei ragnoni  ( che sembrano presi di peso dall'orrido Spiders 3 D del mestierante Tibor Takacs, arrivato non si sa come nelle nostre sale) non si possono vedere e le scene di lotta coi ragazzi mancano del giusto respiro in un delirio di piani stretti e di montaggio iperframmentato, tutti trucchi per nascondere piuttosto che mostrare.
Un vero peccato perché la prima parte funziona nel suo intessere le dinamiche tra i vari protagonisti che hanno tutti una loro personalità definita caratterizzata in modo rozzo ma efficace e non sembrano i soliti bimbominkia che affollano le produzioni cinematografiche e televisive di questi ultimi anni.
Poi prevalgono le istanze commerciali nella ricerca di una spettacolarità fine a se stessa che non lascia nulla dopo la visione.
Interessante la parziale rivelazione al termine del film che nasconde in realtà l'assenza di un finale, cosa che fa incacchiare non poco, visto che bisogna aspettare almeno un anno per avere risposte.
Anche perché questo è il primo film previsto di una serie di tre.
Il secondo sarà pronto nel 2015.

PERCHE' SI :  caratterizzazione rozza ma efficace dei personaggi e delle loro dinamiche, la prima parte del film, più carica di mistero funziona, recitazione al di sopra del minimo sindacale
PERCHE' NO  : aspetto complessivamente più povero rispetto ai colleghi di genere, seconda parte incline al consumo di pop corn, i ragnoni sono orridi, sequenze di lotta che mancano di respiro, assenza di finale.

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

The Maze Runner (2014) on IMDb

lunedì 1 dicembre 2014

Thanatomorphose ( 2012 )

Laura si trasferisce nel suo nuovo appartamento a Montreal e conduce una vita complessivamente vuota tra giornate passate al lavoro, nottate passate tra le braccia del focoso Antoine, suo amante che la considera alla stessa stregua di un mero oggetto sessuale, e una scultura in fase di composizione, fatta di materiali organici , che non riesce a terminare, testimonianza tangibile dello stallo in cui si trova la sua vita artistica e non.
A una festicciola tra amici conosce Julian che le riserva molte attenzioni ma poco tempo dopo  Laura si accorge che il suo corpo si sta deteriorando sempre più.
Cerca di porre rimedio ma il processo appare senza ritorno....
Eric Falardeau è un regista canadese francofono che si è laureato in Cinema all'Università di Montreal con una tesi sui fluidi corporei nel cinema porno e gore e Thanatomorphose , termine che indica il processo di decomposizione organica negli esseri viventi, umani o animali, è il suo esordio nel lungometraggio dopo un paio di corti.
Un esordio con un budget limitato , circa 30 mila euro al cambio e che si presenta fin da subito piuttosto particolare.
Il 2012 è anche l'anno di Antiviral , canadese come questo,  rarefatto esordio del figlio d'arte Brandon Cronenberg e per certi versi è proprio al Cronenberg padre che si richiama espressamente il film di Falardeau.
Un film che potremmo definire un body horror ma tale definizione appare semplicistica in virtù delle simbologie cosparse a piene mani in quel film ( tutte attinenti più o meno alla sfera sessuale, come quella crepa nel muro che ha la forma di un organo genitale femminile) e al lavoro certosino di limatura delle immagini e delle musiche effettuato.
Thanatomorphose riprende più o meno la trama di un indie horror americano, Contracted ( o forse è meglio dire il contrario perchè il film canadese è stato realizzato un anno prima ) ma ha un taglio più spiccatamente autoriale concentrandosi sulla dicotomia eros /thanatos, amore e morte e più specificatamente a sesso e  morte.
Laura è apparentemente normale, ha gli appetiti sessuali normali per una della sua età e Falardeau inserisce la telecamera come un bisturi a dissezionare la sua relazione con Antoine, tutto muscoli e niente cervello, uno che non comunica , che non fa l'amore, tromba e basta.
Eppure Laura sopporta, ti fa venire il dubbio che alla fine sia lei che usi lui come sex toy vivente.
Poi subentra la morte, il suo olezzo , gli ematomi diventano sempre più grandi, si staccano le unghie che lei cerca di riattaccare maldestramente con un po' di colla, se si mette le dita nella parte posteriore della testa , viene a contatto con la propria materia cerebrale, la sua pelle cade a pezzi, i vermi infestano le sue carni che vanno imputridendo.
Eppure il suo appetito sessuale è più che conservato, ha il modo di gingillarsi e anche di gingillare sessualmente Julian in una cosa che è meglio non raccontare.
Il suo è un corpo morto che si sta decomponendo , quello che ha praticato Julian è sostanzialmente un atto di necrofilia , atto che compie anche  lei , che continua a cercare piacere sessuale autoinducendolo su se stessa.
Auto necrofilia.
Non come in Aftermath di Cerdà in cui un operatore della sala autopsie profanava morti , qui è lei che profana se stessa.
Il suo è un atto di dolore, un urlo disperato , un ringhio rabbioso  per una vita sostanzialmente vuota e che ora perde anche quell'afflato che ancora la teneva ormeggiata a un mondo apparentemente normale.
La messa in scena è geometrica , spartana ma che non dà l'impressione di essere povera, è semplicemente minimal perché non deve distogliere dalla trasformazione del corpo di Laura che sta marcendo da dentro.
Il suo corpo è un po' come il piatto di coniglio che vedevamo in Repulsion di Polanski, la sua salute mentale deteriora rapidamente con conseguenze a cui non si potrà porre rimedio.
La sua carne maciullata , infestata da mosche e da larve , il cui rumore ti rimane in testa ben oltre i titoli di coda, comincia a cadere  a pezzi, tra le deiezioni organiche in una disturbante sinfonia di morte.
Diviso in tre capitoli un po' alla Von Trier ( Despair, Another, Oneself) è un film programmaticamente sgradevole che nel finale si richiama al gore estremo di Buttgereit e del suo Nekromantik.
Cinema alto e basso nella stessa pellicola, un film che sicuramente dividerà gli spettatori in fan entusiasti e in detrattori irriducibili.
Io posso dire solo che non patisco il body horror avendo fatto un  tirocinio di quattro anni all'Università nell'Istituto di Anatomia Patologica veterinaria ( tradotto autopsie a pranzo, cena e colazione) ma questo film l'ho patito non poco soprattutto in un finale che non lascia proprio nulla all'immaginazione.
L'ho trovato disturbante.
E ciò mi basta per approvarlo senza riserve.

PERCHE' SI : messa in scena geometrica, horror dal taglio autoriale, effetti speciali notevoli, un finale che resta impresso
PERCHE' NO : lento, lentissimo nella prima parte che inquadra la non vita di Laura, simbologie non propriamente elaborate, disgusterà parecchi..

( VOTO : 7,5 / 10 )

Thanatomorphose (2012) on IMDb