I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

martedì 24 giugno 2014

The dark side of the sun ( 2011 )

Lo Xeroderma pigmentosum è una malattia che non permette l'esposizone alla luce solare di chi ne è affetto perchè provoca ustioni gravissime, invecchiamento precoce e tumori della pelle. E dà un'aspettativa di vita molto bassa perché accanto a questa impossibilità di esporsi alla luce solare ci sono molte altri problemi clinici che vengono fuori.
Questa è la storia di Dan e Karen e della loro figlia Katie, loro secondogenita , che ha appena finito il liceo nonostante l'importante deficit di vista e del 90 % dell'udito, e di come quando loro figlia era piccola riuscirono a tirare su dal nulla Camp Sundown, un luogo di aggregazione dei malati di xeroderma pigmentosum e dei loro familiari, un luogo in cui vivere la notte e cavalcarla fino in fondo per dimenticare , almeno per un breve periodo, l'isolamento a cui sono costretti per la maggior parte dell'anno.
E l'isolamento uccide ancora prima della malattia.
Da genitore mi si stringe il cuore quando vedo al cinema trattare storie di bambini che devono combattere contro malattie infide, invalidanti e mortali come lo xeroderma pigmentosum.
E so anche che cosa vuol dire l'isolamento forzato per un bambino che di giorno, nel pieno della canicola estiva deve andare in giro coperto dalla cima dei capelli alla punta dei piedi e ciò non è neanche sufficiente per evitare i rischi di ustioni.
Ecco perché i bambini , i soggetti affetti da questa malattia, sono costretti a vivere di notte,
Nel mio piccolo sto capendo anche io la bruttezza della sensazione dell'isolamento che possono provare questi bambini, perché anche mia figlia la sta provando, non per una malattia del genere,
fortunamente,ma ci hanno consigliato caldamente di non esporla al caldo e al sole per i recenti problemi che ha avuto.
E lei non l'ha presa benissimo, dato che vede i suoi amici andare al mare a ridere e scherzare e lei deve attenersi a uno stile di vita molto più ritirato.
Ecco perché ho compreso benissimo il peso di quel macigno che gli affetti da questa malattia si portano dietro.
Un carico gravoso che solo nel periodo in cui sono al Camp Sundown finalmente viene alleggerito e tutto questo perché ci si trova assieme a tanti altri ragazzi che vivono la stessa invalidante condizione patologica e , venendo meno l'isolamento che ottunde stati d'animo e coscienze, si riesce a vivere compiutamente una notte che normalmente è gravida di paure , ottenendo come per miracolo la forza per affrontare il giorno.
The dark side of the sun è corredato inoltre di molte sezioni realizzate con tecniche di animazione ( molto giapponesi come stile ) per sottolineare il travaglio interiore dei piccoli protagonisti e di chi sta loro accanto.
Il documentario di Carlo Hintermann e Lorenzo Ceccotti è una coproduzione internazionale in cui è molto importante l'apporto italiano. 
Realizzato tre anni fa , finalmente vede la luce nelle nostre sale pur con una distribuzione assai deficitaria, ma purtroppo non è una novità.
E' uno di quei film che dovrebbe essere proiettato nelle scuole per mostrare che cosa può provocare l'isolamento e soprattutto che non bisogna avere paura della diversità e della malattia, bisogna combattere per vincere e se non è possibile, allora conviverci nel modo più indolore possibile.
Forse la sottolineatura con le immagini animate a volte è un po' troppo evidente , sfociando nella retorica ma è difetto piccolo in rapporto alla funzione sociale che può avere questa interessante opera che è un po' film, un po' cartone animato e un po' documentario....

( VOTO : 7 + / 10 )

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lunedì 23 giugno 2014

Smetto quando voglio ( 2014 )

Pietro è un ricercatore in attesa di riconferma e intanto vive male il suo precariato facendo ripetizioni ( non pagate) e giustificandosi in continuazione nei confronti della fidanzata, anche lei costretta a una vita piuttosto grama.
Quando per i tagli all'Università e per le solite camurrie viene addirittura licenziato , Pietro decide che non può più starci. Con l'aiuto di un chimico suo amico finito a fare il lavapiatti in un ristorante cinese, di un matematico finito a fare piccoli imbrogli contando le carte del poker, di un antropologo aspirante sfasciacarrozze e di altre menti superiori dell'Università italiana finite a fare lavori umilianti la loro qualifica, comincia a produrre una molecola psicotropa ai limiti della legalità e organizzandosi per benino la vende in festini e discoteche facendo un sacco di soldi.
Ma cominciano i guai: in famiglia , con la polizia perché la "banda dei ricercatori" non sta conducendo uno stile di vita abbastanza morigerato e col temibile Murena, spacciatore di pasticche che ha visto contrarsi la sua fetta di mercato....
Se il cinema ha dimostrato in passato di essere lo specchio fedele della società contemporanea, Smetto quando voglio ne è il perfetto esempio.
Cinema della crisi e sulla crisi, sguardo divertito ma allo stesso tempo sbigottito sulle dinamiche che muovono la ricerca universitaria in Italia ( le solite raccomandazioni, i soliti mammasantissima politici a cui votarsi sperando di scegliere quello dalla parte giusta), la constatazione che seguendo le regole non si riusciranno mai a fare soldi.
Bisogna mettersi un'idea meravigliosa in testa e muoversi tra le pieghe della legge.
Sydney Sibilia, giovane regista salernitano qui al suo esordio nel lungometraggio, cavalca con talento questo comune sentire e non dimentica la lezione del classico heist movie all'americana, confezionando un film trascinante e molto ben congegnato, credibile, capace di raccontare realisticamente una favola immorale dei nostri tempi.
Smetto quando voglio diventa subito una specie di Breaking Bad all'amatriciana ,ma non nel senso deteriore del termine, diciamo un qualcosa fortemente ancorato alla realtà romana ma che riesce anche a travalicarne i confini, naturalmente  facendo tutte le distinzioni del caso, descrivendo senza tanti eufemismi una situazione al collasso perché quando la cultura e la meritocrazia diventano degli handicap e non dei punti di forza nei curricula di chi cerca lavoro, beh, allora si è arrivati al punto di non ritorno.
Non so se sia " il film più divertente dell'anno" come c'è scritto sulla locandina, ma sicuramente si ride e anche parecchio mentre lo vedi.
Appena finiti i titoli di coda , però , si apre lo spazio alla riflessione e ti accorgi di aver appena visto un'istantanea impietosa scattata sul tuo Paese e sulla realtà che ti circonda.
E , immediatamente, ti assale la sensazione , un po' spiacevole, che c'è ben poco da ridere perché le situazioni confezionate così elegantemente sono già accadute e accadranno tantissime altre volte, magari coinvolgendoti in prima persona.
La risata si trasforma in un ghigno sardonico a denti strettissimi e quel finale lieto , ma solo a prima vista, non fa altro che accentuare il male alle mandibole
Smetto quando voglio è un film che funziona a meraviglia , con un ritmo infallibile e un gruppo di attori affiatato che fa a gara per rubarsi la scena.
Un plauso anche all'accuratezza della  confezione, cosa non precisamente frequente nella commedia italiana recente, con una fotografia ricca di tonalità sature che conferisce al film un cromatismo particolare.
Da vedere.

( VOTO . 7,5 / 10 ) 

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domenica 22 giugno 2014

Supercondriaco ( 2014 )

Romain ha quasi 40 anni e gli sembra di essere affetto da tutte le malattie di questo mondo. L'unico amico che gli è rimasto è il suo medico Dimitri che 18 anni prima ha avuto la sventura di incrociarlo sulla propria strada. Romain ha la fobia di tutti i contatti fisici e quando un suo collega, fotografo come lui per un dizionario medico on line, muore, la situazione precipita.
Dimitri , anche lui oltre il limite di sopportazione cerca di trovargli una partner: prima on line e i tentativi falliscono miseramente, poi si fa aiutare in un centro accoglienza profughi in cui dalla sorella di Dimitri viene scambiato per un rivoluzionario di un immaginario stato dell'est europeo.
E lui sta la gioco perchè la sorella di Dimitri è piacente e il gradimento pare ricambiato.
Ma la loro storia dovrà passare attraverso tutta una serie di complicazioni prima di imboccare la dirittura d'arrivo.
Ma si può guarire dall'ipocondria?
Dany Boon è considerato quasi il re Mida della commedia francese per i superincassi di Giù al Nord e di Niente da dichiarare.
Per invertire il trend al ribasso dell'incasso al botteghino tenta di mettere pesantemente in gioco anche un budget milionario ( 20 milioni di euro, uno sproposito per una produzione europea) e si presenta con questo Supercondriaco in cui il nostro eroe, si fa per dire, cerca di rilanciare sia come attore che come regista.
Ma , anche se per me è dura ammetterlo per quanto riguarda il cinema francese, non tutte le ciambelle riescono col buco.
Dany Boon sa di essere bravo e cerca di dare sfoggio a tutta la sua capacità mimica nella parte di un ipocondriaco patologico, una parte che starebbe a pennello a Carlo Verdone che lo è veramente, ma il gioco è bello quando dura poco e qui ci si stanca subito di un personaggio refrattario a tutti i contatti fisici e umani.
La commedia gira a vuoto nonostante la presenza di sodali affidabili come  Kad Merad , compagno di successi in Giù al Nord e numerose apparizioni ( come quella di Valerie Bonneton, con cui Boon ha recitato in Tutta colpa del vulcano) che cercano di risollevare il livello comico del film incancrenendosi però in una struttura episodica che ricorda parecchio da vicino le strips del fumetto.
Nella seconda parte Supercondriaco cerca di darsi un tono, Dany Boon lascia per un attimo da parte l'espediente comico dell'ipocondria per raccontare una storia e rispolvera il suo cavallo di battaglia, il  fil rouge dei suoi film da regista: la differenza linguistica, la diversità, la difficoltà a comunicare.
E non si accorge che questa seconda parte è praticamente una riproposizione della seconda parte di Niente da dichiarare, in cui ugualmente si innamorava della sorella del coprotagonista.
Boon è bravo come attore e anche come regista non commette sfaceli, confeziona decentemente un film che ha il budget del kolossal europeo senza averne la minima apparenza, si circonda di un cast funzionale e affidabile , ma il tutto non caglia e la commedia gira a vuoto in parecchi passaggi.
E poi, detto tra noi, a me l'ipocondria come espediente comico fa ridere poco, pochissimo, anzi per niente.
Eppure pur non essendo particolarmente impressionato da una prima parte incentrata sulla descrizone particolareggiata della patologia del protagonista ( e il Dany Boon regista lascia veramente il Dany Boon attore a briglia sciolta facendolo scatenare ) mi tocca quasi rivalutarla rispetto a una seconda parte che si insabbia in meccanismi comico sentimentali obsoleti ( lo scambio di persona, l'amore contrastato) e che non fanno giustizia all'intelligenza del regista sceneggiatore, nè a quella dello spettatore.
In Francia è stato comunque un successo al botteghino anche se l'emorragia di spettatori continua ( ha incassato quasi 35 milioni di euro, non male ma pochi rispetto ai 56 circa di Niente da dichiarare e ai 140 abbondanti di Giù al Nord).
Bocciato, ma a uno come Dany Boon si dà sempre un'altra possibilità.

( VOTO : 4 / 10 ) 

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sabato 21 giugno 2014

Song ' e Napule ( 2013 )

Paco Stillo, disoccupato ma diplomato in pianoforte al Conservatorio, riesce a entrare in Polizia suo malgrado solo grazie a una raccomandazione. Viene messo a lavorare al deposito giudiziario ma quando il commissario Cammarota,che sta cercando da anni e anni un pericoloso boss, Ciro Serracane, si  accorge del suo talento pianistico lo infiltra nella band di un cantante neomelodico napoletano , Lollo Love, che canterà a un matrimonio dove ci sarà anche il pericoloso ricercato. Ma nessuno sa che faccia abbia.
Paco, che ha assunto il nome d'arte di Pino Dynamite , costretto a suonare una musica che detesta e a esercitare una professione per la quale non è tagliato, cercherà di disimpegnarsi al meglio.
Non c'entrerà nulla ma mentre vedevo questa ultima opera dei Manetti bros ( che più vado avanti e più ci voglio bene) mi veniva in mente Ninotchka, un grande film di Ernst Lubitsch con Greta Garbo, che continuo a ripetere per non essere accusato di essere blasfemo non c'entra nulla, ma soprattutto mi veniva in mente la sua locandina in cui campeggiava vicino al titolo un ben evidente " la Garbo ride!"
Ecco io ho visto Song ' e Napule proprio mentre sto affrontando la visione della serie televisiva Gomorra e la cosa che mi veniva in mente, anche stupidamente, anzi soprattutto stupidamente, è "Gomorra ride!"
E questo perchè il mondo descritto da Saviano nel suo romanzo , nel film e nella bellissima serie televisiva a prima vista è lo stesso tratteggiato nell'ultimo film dei Manetti ma in realtà è come se fosse stato rivoltato come un calzino.
Nella Napoli dei Manetti si ride dei boss che hanno figlie un po' chiatte e che amano cantanti
neomelodici che oltre la tangenziale di Napoli e l'uscita autostradale di Caianiello già non conosce più nessuno, si ride della loro brutalità che passa sempre in secondo piano quando si tratta di rispettare la tradizione ( rischiando anche di farsi catturare a un matrimonio di un amico), si sta con dei poliziotti tutti di un pezzo che sembrano quasi dei Superman sotto mentite spoglie, si sorride di altri che poliziotti non vorrebbero essere tali ma sono costretti loro malgrado a vestire la divisa di tutori della legge, si guarda con un moto di disapprovazione l'ipocrisia che si nasconde nelle alte sfere e nei miseri , viscidi, burocrati del piffero, sepolti negli uffici a dispensare favori e raccomandazioni a destra e manca seguendo le istruzioni del politico o del potente di turno.
Ma soprattutto ci si sganascia a vedere la caratterizzazione di un cantante neomelodico napoletano, creatura quasi mitologica sotto il Vesuvio e proprio per questo mai sbeffeggiata a dovere.
Il personaggio di Lollo Love a cui dà volto e voce ( anche nelle canzoni) un bravissimo Giampaolo Morelli, amico di lunga data dei Manetti e autore anche del soggetto, da solo vale il prezzo del biglietto.
In lui ci sono tutte le contraddizioni di una città come Napoli, colorata , pittoresca ma con un rapporto irrisolto con la raccolta differenziata dei rifiuti e con un sottobosco in cui emergono delle star come Lollo, che sogna di fare il grande salto e avere successo anche al di là dei confini comunali ma si trova impegnato a matrimoni, cresime e comunioni solo perché taglieggiato da un manager delinquente.
E si trova a essere quasi un consulente delle pene d'amore delle sue fans a cui risponde al telefonino che suona in continuazione.
I Manetti bros, da buoni borgatari romani, catturano tutta l'ironia e la buffoneria che si nasconde tra le pieghe della napoletanità e sono aiutati da una sceneggiatura di precisione oserei dire svizzera e da un gruppo di attori che si presta egregiamente allo scopo.
Come al solito giocano con i generi perché francamente Song ' e Napule sembra quasi un poliziottesco del nuovo millennio contaminato con influenze disparate che vanno dalla commedia di colore al melodramma partenopeo, quello in cui Mario Merola e Nino D'Angelo erano reucci incontrastati.
Tutto però riletto dalle lente grottesca e dissacrante dei fratelloni romani che riportano tutto al loro concetto di cinema trasversale e transgenere.
Song ' e Napule è una bella commedia italiana e all'italiana ma che non ha bisogno di eccessive dosi di volgarità per lasciare il segno.
E quella canzone sui titoli di coda non ti abbandona tanto facilmente, ti frulla per la testa per giorni e giorni....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Song 'e Napule (2013) on IMDb

venerdì 20 giugno 2014

The Objective ( 2008 )

E' passato qualche anno dall'attentato alle Torri Gemelle quando un agente della CIA viene inviato in Afganistan per portare a termine una misteriosa missione in cui viene affiancato da una squadra superaddestrata della Delta Force che tuttavia è ignara del lavoro che andrà ad affrontare.
Nominalmente devono prendere contatto con una specie di santone religioso nascosto tra le montagne.
In realtà si ritrovano dispersi in mezzo al nulla montagnoso e roccioso e sono attorniati da misteriose presenze intangibili che sono ben più pericolose dei talebani che incontrano nel loro pellegrinare in mezzo a una landa sconosciuta totalmente tagliati fuori da ogni contatto con la base militare....
Myrick fu il regista , assieme a Eduardo Sanchez di un film che ,  forse del tutto inconsapevolmente , cambiò la storia dell'horror recente. Parliamo del caso cinematografico del 1999 , The Blair Witch Project.
I due poi hanno diviso le loro strade , prima cercando di sfruttare la gallina dalle uova d'oro che avevano creato e poi continuando separatamente le rispettive carriere .
Nulla di memorabile in realtà e tra i due Myrick sembra essere stato quello un pochino più sfortunato perché mentre Sanchez continua a baracamenarsi tra alti e bassi e comunque a lavorare a nuovi progetti anche in questi ultimi tempi, per il suo sodale del tempo la carriera sembra essersi fermata qui, con questo The Objective, film affatto disprezzabile.
Tentando la fusione tra genere bellico e sci fi con impennate horror, Myrick crea un clima di angoscia e di tensione che cresce ad ogni minuto che passa.
Il merito sta probabilmente in una sceneggiatura che invece di dare risposte a tutto quello che si vede , fornisce solo ipotesi e spunti per cercare di capire.
L'agente della CIA che viene inviato per studiare gli strani fenomeni radioattivi di quella regione particolarmente impervia è accompagnato da una squadra di militari superaddestrati che in realtà sono stati trattati, senza che loro lo sappiano, da vera e propria carne da macello.
Sono pedine sacrificabili all'altare della scienza.
Il problema è che anche l'agente della CIA è un uomo da sacrificare per alimentare il fuoco della conoscenza ma almeno lui lo sa.
La parte centrale del film è esemplare nella costruzione del thrilling e nella gestione degli avvenimenti che sconvolgoo le dinamiche del gruppo di militari, le presenze che sono attorno a loro sono tangibili, sotto forma di talebani armati fino ai denti che gli tendono imboscate ad ogni occasione, ma soprattutto sono intangibili e sono queste che mettono veramente paura.
Che cosa sono?
Strascichi lasciati dai sovietici che avevano trovato qualcosa di talmente pericoloso da cercare di nasconderlo?
UFO?
Presenze aliene che se ne infischiano del concetto di fratellanza e di buona ospitalità da parte degli umani?
Risposte certe non ce ne sono, solo suggerimenti e forse questa è la cosa migliore di un film che non ti spiattella orrore e violenza in faccia accumulandoli in serie , ma cresce minuto dopo minuto per arrivare a un finale , in cui si sceglie di percorrere una strada senza avere il coraggio di lasciare totalmente irrisolto il mistero e si adombra un sospetto in quell'ultima fugace sequenza in cui lo spettatore sembra essere informato che in realtà l'opinione pubblica viene a conoscenza solo di quello che vogliono far sapere dall'alto.
Le montagne marocchine sono un'ottima controfigura dei desolati panorami montuosi afghani per un film che comunque raggiunge il suo scopo di intrattenere e regalare qualche spavento di buona fattura, pur senza eccellere.
Una piccola curiosità; imdb.com scrive che a fronte di un budget di 4 milioni di dollari , il film uscito al cinema negli USA nel febbraio del 2009, ha ottenuto un incasso di ben 95 dollari ( e non è un refuso).

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

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giovedì 19 giugno 2014

1303 - La paura ha inizio ( 2012 )

Janet e Lara sono due sorelle twentysomething cresciute con la madre Maddie, un tempo cantante di successo e ora alcolizzata all'ultimo stadio.
Maddie cerca di ritrovare il successo, intanto per i suoi accessi di violenza perde Janet che se ne va a vivere nel suo nuovo appartamento.
Bene, ma non benissimo: occasione fantastica ma casa in cui pare che la precedente affittuaria sia morta volata giù dal balcone come si premura a dire la piccola Emily, la nuova vicina di casa, a una spaurita Janet.
E la prima notte nella nuova casa è un calvario tra rumori, ombre , apparizioni fantasmatiche, lividi per tutto il corpo e chi più ne ha, più ne metta.
Janet chiede aiuto al suo ragazzo che trascorre la notte con lei ma appena dopo che lui se ne va, neanche il tempo di allontanarsi dal palazzo, lei vola giù dal balcone.
Lara decide allora di indagare assieme al ragazzo della sorella e si stabilisce nell'appartamento.
E' solo l'inizio di un incubo.
Trasferire logiche e dinamiche del più classico J-horror non è sempre garanzia di qualità: per un The Ring all'altezza dell'originale giapponese ( probabilmente proprio perché riusciva a fondere a meraviglia le suggestioni occidentali con quelle orientali), per un Dark Water che si avvicina almeno alle atmosfere inquietanti del prototipo, ci sono decine di The Grudge che non riescono a catturare neanche un minimo dello stile degli alfieri dell'horror provenienti dal Sol Levante.
1303: La paura ha inizio fa parte di tutti quei film che si ispirano a modelli dagli occhi a mandorla ( qui ci si ispira, anzi si fa il remake di Apartment 1303 di Ataru Oikawa) ma che buttano in vacca quel poco di buono che poteva esserci nell'originale.
Che già di suo era tutto fuorché memorabile.
Già a leggere di questo film c'era da sospettare : esce nelle sale italiane ben due anni dopo la sua realizzazione e questo già lo fa puzzare della muffa del fondo di magazzino ed esce nel periodo dei mondiali che sembra essere il refugium peccatorum di tutti i fondi di magazzino o di tutti quei film che non si ha il coraggio di far uscire negli altri periodi dell'anno.
Senza tanto ciurlare nel manico : 1303 : La paura ha inzio ( complimenti per il titolo nonsense!) è brutto, ma brutto per davvero.
Una cosa così la rifiutano anche per il palinsesto estivo di terza serata di Italia Uno.
Personaggi privi di spessore, una progressione orrorifica nulla perché gli spaventi vengono snocciolati in serie come se stessimo svuotando sul tavolo della cucina le buste della spesa, recitazione abbastanza approssimativa, alcune sequenze WTF ( What The Fuck! per quelli meno avvezzi alla mia terminologia) che sfociano direttamente nello scult, un finale che più ridicolo non si può.
La cosa che colpisce in negativo è che , pur essendo una coproduzione tra Canada e USA con un budget basso ma non bassissimo ( 5 milioni di dollari) , il film di tale Michael Taverna è confezionato male, tirato via di fretta, recitato anche male nonostante la presenza di Micha Barton e Rebecca De Mornay che qualcosa nella loro carriera lo hanno fatto.
Insomma Michael Taverna riesce nell'arduo compito di far sembrare Neri Parenti un fine dicitore di cinema.
Assolutamente pessima la recitazione di Julianne Michelle nella parte di Janet, siamo addirittura al viso bagnato tra una sequenza e l'altra per simulare le lacrime.
Pessimo, sicuramente la cosa più brutta vista quest'anno.
Almeno fino a questo momento.

( VOTO : 2 / 10 )

Apartment 1303 3D (2012) on IMDb

mercoledì 18 giugno 2014

Il mio quattrozampe e io : Trixie


Nuova puntata de Il mio quattrozampe io, rubrichetta manimale che tante soddisfazioni sta dando a me e vedo anche che i lettori si divertono a scoprire i personaggi bipedi dietro ai loro quadrupedi.
Perché come disse quel saggio dietro un grande quattrozampe si nasconde sempre un grande due zampe.
Oggi è la volta di Nick Parisi, mastermind del blog Nocturnia, un blog che crea dipendenza.
Cominciamo subito con le domande:

1) Presentati e presenta la tua amica a quattrozampe
La mia triste storia comincia un mattino d'estate del 2004, quando giovane ed ingenuo delle asperità della vita feci il più grave errore della mia vita: risposi al citofono.
Dall'altro capo c'era una signora che mi chiedeva se nel palazzo abitava una famiglia che possedeva un gatto.
A quanto pare la rompicoglioni gentile signora aveva affidato un gatto e regalandone in giro tanti (frutto delle cucciolate delle gatte sue e delle sue vicine ) non ricordava esattamente dove era l'indirizzo preciso di una delle gattine che aveva sistemato.
A quel punto io feci il secondo tragico errore, un errore gravido di tremebonde conseguenze.
Chiesi alla signora, così tanto per chiedere-senza impegno perché ci dovevo pensare- se tra i gattini a sua disposizione ce n'era qualcuno col pelo nero.
Perché lo feci? Perché dannai la mia anima e la mia vita in questa maniera?
Facciamo un passo indietro.
Mi chiamo Nicola Parisi, sono nato a Napoli 45 anni fa in una famiglia numerosa. Famiglia che ha sempre amato gli animali peraltro.
Parte di questo amore mi ha contagiato: in vita mia ho avuto cani, porcellini d'india, gatti, sono stato iscritto nella LAV e nella LIPU, ho lavorato come volontario nel recupero di uccelli rapaci, ancora adesso mia moglie Venusia (santa donna) oltre a condividere il mio amore per gli animali mi coadiuva quando riporto a casa qualche animale ferito (tartarughe palustri o gallinelle d'acqua che siano), però i gatti sono stati un amore tardivo.
Un gatto è un animale magico, con una sua dignità, con lui ho si ha un rapporto paritario o niente, anzi non credete mai a coloro che vi raccontano che vanno a "scegliere" un animale. No, di solito è l'animale che sceglie te. Insomma per farvela breve avevo già avuto due gatti neri in passato, due maschi, chiamati rispettivamente "Micio" e "Bicio" e ne sentivo la mancanza.
Però ci avrei dovuto pensare ancora, quindi dissi alla signora di lasciar perdere.
Avere un animale in casa significa prendersi un impegno, significa avere-come dico sempre-un bambino che non crescerà mai ed io non sapevo se ero in grado di ricominciare.
Torniamo alla mia triste storia.
Bene, immaginate la mia sorpresa quando alcuni giorni dopo, tornando a casa mi ritrovai davanti la scassambrella simpatica volontaria con un sorriso ebete stampato sulla fronte"Le ho portato il gattino che mi aveva chiesto"
Insomma ero fottuto: davanti a me c'era un batuffolino nero che miagolava e mi si strusciava addosso. Senza accorgermene ero già conquistato. Trixie era entrata nella mia vita.
Avrei imparato ben presto a mie spese che da quel momento in poi la mia vita sarebbe cambiata in funzione di quel gattino.
E che la cosa mi sarebbe anche piaciuta.
Certo, tra le mie passioni ce ne sono altre: amo l'horror, la fantascienza in tutte e loro forme: film, telefilm, libri, fumetti. Dal 2011 ho anche aperto Nocturnia (http://wwwwelcometonocturnia.blogspot.it/ ) il piccolo  blog dedicato a queste mie passioni, però toglietemi la compagnia di un animale e mi ammazzereste, dal momento che non riuscirei a concepire la mia vita senza la vicinanza di un "familiare non umano.
Oggi Trixie ha dieci anni. Dieci anni della mia vita trascorsi con la versione 
felina del Dottor Jekyll & Mr Hyde, anzi...Miss Trixie. Un gatto coccolone e 
giocherellone con me quanto inavvicinabile per gli estranei. Perfino quando nel 
2007 mi sono sposato Trixie ha faticato ad accettare Venusia.
Per fortuna mia moglie è perfino più animalista di me:la coccola, la visita, 
gli compra le scatolette giuste, le due giocano assieme.
Insomma che dire?
Avevo preso un piccolo tenero batuffoletto ed oggi mi ritrovo una pantera in  miniatura che mi sveglia alle 06.00 di mattina perché a fame, che piange se non  mi vede nella stessa stanza dove sta lei, che è golosa di cozze e che senza la quale non riuscirei a vivere però maledetta sempre quella signora che mi citofonò ormai dieci anni fa. LOL

3) Sei nato a Napoli: quando hai visto che era tutta nera hai fatto subito una preghiera a San Gennaro oppure non sei superstizioso ( io per esempio adoro i gatti neri, hanno un'eleganza che altri non hanno)?

R:  Ah ah ah! Mi dispiace deluderti, ma almeno su questi particolari non sono per niente superstizioso, anzi quando  vedo un gatto nero in strada mi viene da accarezzarlo. Nella mia tarda scoperta dei felini, avvenuta  quando avevo già diciotto anni (dopo una vita passata come proprietario di cani ) ritengo che abbiano una magnificenza, una maestosità che è innata. Sui gatti neri in particolare, la penso come te, sono animali bellissimi,  delle vere e proprie pantere in miniatura.

3) Come sarebbe la tua vita senza animali?

R.  Personalmente non riuscirei nemmeno a concepire la mia vita senza animali, penso che sarebbe totalmente vuota, senza senso.  Come ho detto Trixie ad esempio è con me da almeno dieci anni, dipendesse da me e mia moglie la metteremmo sullo Stato di Famiglia, credimi non voglio nemmeno pensare al giorno che non ci sarà più.....
Mi dispiace anche vivere in un miniappartamento, la nostra intenzione sarebbe poter comprare una casa con un po di giardino per poter realizzare un vecchio sogno: andare in canile e prendere un cane, magari il più brutto, il più vecchio, uno di quelli che nessuno vuole per fargli vivere qualche anno con l'amore di una famiglia. Lo so che è un sogno stupido però ci terremmo a realizzarlo ma finché vivremo nell'appartamentino non c'è niente da fare;  Trixie ha un caratteraccio e non sopporta altri animali. Già quando arriva qualche essere umano si dimostra sprucida (specialmente con donne e bambini, chi lo sa il perché? Mentre con gli uomini fa tanto la ruffiana), figuriamoci con un suo simile. 

4) E'davvero l'uomo il peggiore degli animali?

R: Non c'è alcun dubbio, l'uomo è la vera bestia del creato. Un animale, anche un predatore segue solo la sua natura: se caccia è solo perché ha fame. Ma l'uomo è l'unica creatura capace di compiere crudeltà per mero piacere. Io almeno la penso così. Guardate negli occhi il vostro cane\ gatto\criceto \ furetto invece e troverete solo una gran dolcezza nel loro sguardo.

5) Ho letto, anzi ho divorato quanto hai scritto sul macellaio di Cleveland, hai uno stile appassionato che cattura veramente, la mia non è piaggeria.Quanto sei affascinato dal lato oscuro dell'uomo?

R: Per cominciare ti ringrazio per i complimenti, perché fino all'ultimo momento sono stato in dubbio se scrivere o meno di quella vicenda, sicuramente la più cruda che abbia narrato, il mio come sai è un blog che affronta temi di horror e fantascienza principalmente dal punto di vista narrativo e cinematografico, più raramente affronto temi di folklore regionale italiano o di grandi misteri o crimini, ma quando lo faccio cerco sempre di farlo come se narrassi un racconto, non sempre ci riesco ma cerco sempre di raccontare le cose dal punto di vista delle vittime, dei perdenti. Suppongo che scrivo le vicende in questo modo per poter mantenere io il giusto distacco, in realtà è l'unico modo in cui sono capace di scrivere Mi sono imbattuto molti mesi fa nelle vicende del Macellaio di Cleveland mentre cercavo informazioni su un altro crimine irrisolto, quello della Black Dahlia  per cui fu accusato anche il Macellaio (i post per chi fosse interessato sono questi : http://wwwwelcometonocturnia.blogspot.it/2013/10/nero-e-il-colore-delle-dalie-lo-strano.html  http://wwwwelcometonocturnia.blogspot.it/2013/11/nero-e-il-colore-delle-dalie-lo-strano.html http://wwwwelcometonocturnia.blogspot.it/2013/11/nero-e-il-colore-delle-dalie-conclusione.html)  
E devo dire che in questa vicenda c'era di tutto: un assassino misterioso, vittime scelte talmente tra gli strati più bassi della popolazione che perfino loro  sono rimasti senza nome ( e questo credimi è stato il dato che mi ha sconvolto di più: prima erano uomini e donne con sogni, desideri, sentimenti, magari anche con delle persone a cui volevano bene e poi dopo la morte, non hanno potuto avere nemmeno la dignità di un nome). E poi c'era Elliot Ness! Come diavolo fa uno come Elliot Ness che in passato aveva sconfitto la Mafia ed Al Capone finire sconfitto ed irriso da un "semplice Serial Killer"?
Ecco, io amo la Storia, è un altra delle mie passioni ma quello che m'interessa nella Storia è l'elemento "Umano" della medesima. Io sono affascinato dalla natura umana in sè stessa; noi esseri umani siamo capaci sia delle peggiori efferatezze sia dei più grandi atti d'eroismo e generosità. Quindi quando m'imbatto in storie che contengono tutti questi elementi cerco di riportarli nel mio piccolo angolino.

6) Secondo te quale è stato il peggior serial killer della storia dell'uomo e quale quello che ti ha affascinato di più?

R: La risposta sarebbe drammaticamente facile: il peggior serial killer della storia è l'essere umano quando cancella o rinnega il suo passato oppure quando per colpa delle sue azioni estingue intere razze animali: Proprio ieri leggevo del Tilacino australiano, un animale bellissimo però (forse) estinto dall'uomo già nel 1936.
Finita la fase della filosofia spicciola (LOL) direi che proprio il Macellaio di Cleveland sia stato quello che mi ha spaventato di più. Assieme al cosiddetto Killer del rossetto, di cui forse un giorno parlerò, però -ripeto - non voglio trasformare il mio blog di recensioni ed interviste in un blog che si occupi solo di crimini.

7) Ritorniamo a Trixie: che cosa ha il tuo gatto che gli altri non hanno?

R:   Beh è forse l'unico gatto che si comporta da cane. Non solo fa la guardia ma da cucciola ha imparato a fare un giochino tipico dei cani: io lancio un rametto, un gioco, una pallina e lei me lo riporta indietro. Potrebbe andare avanti per ore.

8)Ci credi alle porte girevoli del destino? e se tu quella mattina non avessi risposto al citofono come sarebbe cambiata la tua vita?

R: Indubbiamente senza la mia "bambina" La mia vita sarebbe stata molto più triste e vuota e non lo dico tanto per dire. Io penso che la vita sia una combiazione di casualità e di nostre scelte conseguenziali alle casualità che ci capitano. Ebbene quel giorno sono stato contento di rispondere al citofono.

9) Aria di mondiali, una domanda non poteva mancare: sei il classico tifoso fantozziano con familiare di Peroni gelata e frittatona di cipolle oppure vivi questa atmosfera in modo più distaccato?

R: Adesso sono in dieta, quindi non posso concedermi stravizi, ma io mi definirei un gourmet metodico nella mia caoticità. Gioca la Francia? Eccomi con una bella bottiglia di vino francese ed un piatto pieno di formaggi francesi, gioca l'Inghilterra? Eccomi cona bella birra inglese (magari una bella birra scura) accompagnata da Cheddar e Stilton. Gioca l'Italia? Parma e S. Daniele a Go-Gò. 
Lo stesso avviene quando vedo qualche film o qualche telefilm.
Ecco, da questo mio commento avrai già capito il perché io sia stato costretto a mettermi a dieta. LOL

10) Hai mai pensato di dare compagnia a Trixie visto che è così timida?

R: Mi piacerebbe moltissimo, ma Trixie non accetta altre presenze, lei non è timida è psicopatica. Non sempre lo è, intendiamoci, lo diventa quando vede altri animali mentre con le persone (come ti ho detto solo con uomini adulti ) diventa il gatto più coccolone del mondo.

11) Perché secondo te i gatti sono protagonisti di molti film horror ?

R: Perché l'uomo non solo non accetta ma ha paura di ciò che non può dominare ed il gatto è un animale troppo indipendente che non si lascia conquistare ma con cui semmai si può avere un rapporto paritario. Questa è la risposta che mi sono dato io, ci sarebbero però motivi storici per cui il gatto è stato erroneamente associato al male. Motivi lunghi e contraddittori, però il gatto è stato abbastanza perseguitato nella Storia.

12) Il classico epilogo marzulliano: se il tuo gatto fosse un film, un libro o una canzone?

R: Facilissimo: hai presente gli sceriffi dei film Western? Ecco Trixie è una sorta di "Sceriffa", nel senso che si appoggia sul balcone di casa e osserva giù vero la strada incuriosita dal movimento delle persone e delle macchine, se poi scorge passare un cane o un altro gatto allora si dimostra ancora più interessata ed incuriosita.

13 ) E se fosse un personaggio letterario , televisivo o cinematografico?

R:  Anche Questa è facile: secondo mia moglie Trixie può essere associata ad Oliver Twist o ai vari Orfanelli di Charles Dickens per le movenze che assume e per i versi che fa quando vuole mangiare. Magari Trixie ha finito di mangiare cinque minuti prima e sta ancora digerendo, però -niente da fare- ti fa la faccetta deperita e ti chiede immancabilmente altro cibo. La mia "chiattona" ha sempre fame.


14) Ultima domanda, per davvero: ma secondo te chi era il macellaio di Cleveland?...no scherzo, anche se la risposta mi interessa...Aggiungi quello che vuoi...

R: Bella domanda! Per scrivere i tre post sul Macellaio di Cleveland ho letto diverse cose sull'argomento e sono ormai convinto che l'assassino fosse davvero il dottor Francis E. Sweeney. Ci sono fin troppi indizi contro di lui, il fatto che se la sia cavata grazie anche alle sue protezioni politiche è un ben triste epilogo per una vicenda che è già crudele di suo.

Bene, bradipo è tutto! Ringrazio te per questa occasione e spero che le mie risposte non sembrino troppo pesanti nè a te e nemmeno ai tuoi lettori, Nel frattempo, chi avesse voglia  è il benvenuto su Nocturnia.

E con questo abbiamo chiuso la bellissima chiacchierata con Nick, una fonte continua di sorprese. Mi raccomando visitate il suo blog, ne vale veramente la pena.
Se volete potete sempre mettervi in lista per le interviste sui vostri quattrozampe . 
Basta lasciare semplicemente un commento qui.
La prossima settimana è il turno del misterioso The Obsidian Mirror : essendo soggiogato letteralmente dal suo bellissimo blog anche io non vedo l'ora di conoscerlo un po' meglio.
That's all folks!!!!

martedì 17 giugno 2014

We Are the Best! ( 2013)

Stoccolma 1982: Bobo e Klara sono due amiche tredicenni che si professano punk nonostante tutti si affannino a dire loro che il punk è morto e sepolto. Millantando capacità musicali che non hanno , grazie a una piccola furbizia riescono a procurarsi uno spazio settimanale gratuito in una sala prove di un centro ricreativo pubblico, attrezzata con gli strumenti musicali che loro neanche hanno.
Per farsi insegnare qualcosa propongono a Hedvig, ragazza solitaria a causa di un'educazione particolarmente bacchettona, ma brava chitarrista, di entrare nel gruppo.
E cominciano a provare passando attraverso gioie e dolori, passioni e incomprensioni, infatuazioni e litigi fino ad arrivare al battesimo del fuoco in una esibizione dal vivo davanti a quattro scalmanati...
Lukas Moodysson torna a fare il cinema che più gli ha regalato soddisfazioni, torna a trattare tematiche che sembra conoscere molto da vicino .
We Are the Best! è il ritratto di un gruppetto di adolescenti nella Stoccolma del 1982 e rappresenta un'ideale diapositiva in cui fotografare se stessi ( Moodysson è del '69, quindi lui in quell'anno aveva la stessa età delle protagoniste) e un 'epoca fatta di sogni , ideali e aspettative.
Si inserisce a pieno titolo nel genere del coming of age movie ma lo fa con quella spiccata sensibilità che contraddistingueva il suo magico esordio, quel Fucking Amal che è un film amatissimo qui a bottega.
Qui si respira la stessa aria : adolescenti in confusione ormonale, dalla sessualità incerta, genitori che sono troppo presenti e pressanti ( come quelli di Hedvig ) oppure con l'aspirazione di essere solamente amici dei propri figli lasciando loro una libertà assoluta ( che si trasforma in loro assenza come nel caso di Bobo e Klara , lasciate praticamente a vivere allo stato brado senza alcuna guida), la mancanza di comprensione tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi che sembrano essere due compartimenti a tenuta stagna non comunicanti tra loro.
La differenza tra Fucking Amal e We Are the Best! è nel respiro del racconto: una narrazione fluida e lineare nel primo caso, un andamento rapsodico nel secondo e questo lo si deve sicuramente alla fonte da cui è tratto, una graphic novel ad opera di Coco Moodysson, moglie di Lukas.
We Are the Best! è un film semplice, senza orpelli , strutturato esattamente come le strisce di un fumetto, che racconta in modo spontaneo e volitivo la vita di queste tre adolescenti che stanno cercando il modo migliore, e più indolore, di crescere.
Vogliono essere orgogliosamente diverse, esplorano anche le trasgressioni, trovano l'amalgama perfetta nella loro diversità e soprattutto vedono tutto dal basso della loro prospettiva di tredicenni che hanno appena imboccato la via dell'adolescenza.
Moodysson cattura alla perfezione lo spirito libero e la spontaneità di tre protagoniste a loro modo straordinarie per sguardo e per il loro essere simpaticamente genuine.
Personaggi a cui ci si affeziona e quasi dispiace di lasciare quando scattano i titoli di coda.
We Are the Best!  parla di punk senza essere un film musicale ( anche se la colonna sonora, ben presente , è massiccia il giusto), ricostruisce un 'epoca  in cui tre ragazzine, fondamentalmente una che poi contagia le altre due, si mettono in testa di far rivivere un genere musicale crollato sotto i colpi della new wave e dell'heavy metal.
Per fare punk non occorre saper suonare: in questo Sex Pistols e Ramones sono una testimonianza eclatante.
Bisogna ESSERE  punk!
E allora puoi fare tutto, anche avere un solo pezzo in repertorio e non saperlo nemmeno suonare bene....
Loro lo possono fare perché Bobo, Hedvig e Klara sono le migliori.
They Are the Best!

( VOTO : 8 + / 10 ) 

We Are the Best! (2013) on IMDb

lunedì 16 giugno 2014

Edge of tomorrow ( 2014 )

Gli alieni hanno attaccato la Terra che fronteggia l'invasione con tutti i mezzi in suo possesso. Le cose vanno male però. Il maggiore dell'esercito americano William Cage, classico militare da salotto con té e pasticcini addetto alle comunicazioni dopo un colloquio poco cordiale con un ufficiale della forza di difesa è catturato suo malgrado in un loop temporale in cui si trova in prima linea nel bel mezzo di una squadra d'assalto.
E muore nelle più svariate maniere ritornando però sempre al punto di partenza.
Una base militare in cui si trova a far parte di una squadra d'assalto.
Con l'intelligenza riesce a migliorare le sue abilità, come all'interno di un gigantesco videogame e assieme a Rita, uno che ha vissuto tutto quello che sta vivendo ora lui, va a caccia della soluzione dell'enigma ovvero la distruzione degli alieni.
Qui a bottega i film sui paradossi temporali piacciono e anche parecchio.
Pure se sono furbetti come questo o come era Source Code di Duncan Jones.
Frammenti di vita vissuti al massimo della velocità appena prima di una morte ineluttabile.
E il gioco di entrambi i film sta proprio nell'evitare il più a lungo possibile questa morte che arriva puntuale  e nei modi più atroci possibili.
Edge of tomorrow non cavalca fino in fondo il paradosso temporale ma lo usa come elegante espediente narrativo per innescare un meccanismo videoludico in cui il protagonista/giocatore deve progressivamente migliorare le proprie abilità per superare le varie prove a cui è sottoposto.
E proprio come un videogame la difficoltà aumenta progressivamente di quadro in quadro  e quel vivi/muori/ripeti si arricchisce sempre di nuovi particolari che rendono più eccitante una visione che altrimenti sarebbe stancante e ripetitiva.
Doug Liman usa un montaggio ultraserrato e ha l'abilità necessaria a non far divorare il film dagli effeti speciali aggiungendo al loop temporale quella spruzzata di Aliens -Scontro finale e quel pizzico di Starship Troopers che non guasta mai.
Riesce a tenere il film miracolosamente in equilibrio tra passato e futuro con soldati che si fondono con il loro esoscheletro multifunzione e alieni dal disegno minimal che però colpiscono per la loro nefasta letalità.
E anche lo sbarco dei soldati su quella spiaggia in uno scenario brullo e disperato fa tanto D day e spiaggia della Normandia, fa tanto Salvate il soldato Ryan anche in termini di vite umane con i visceri in bella vista del film di Spielberg sostituiti dai frammenti di esoscheletro polverizzati in un nanosecondo senza che la vittima ne sia minimamente consapevole.
Insomma Edge of tomorrow è un bel giocattolone che tra le altre cose ha anche il pregio di non prendersi troppo sul serio spruzzando ironia qua e là , giusto per non appesantire l'atmosfera plumbea che colora il destino del maggiore Cage , qualcosa di cui si è anche contenti perché il suddetto maggiore non è proprio il massimo della simpatia.
Anzi sembra più un furbetto del quartierino.
Cruise si presta al gioco in mezzo a scenari postapocalittici veramente ben disegnati e col passare dei minuti diventa quasi simpatico.
Ho detto quasi....
La Blunt in veste supereroina non mi fa impazzire, ha sempre quello sguardo un po' così ben lontano dall'essere intenso, ma qui è discretamente efficace.
Edge of tomorrow è il classico film da vedere sgranocchiando quintali di popcorn e che appassiona allo stesso modo di un videogame sulla cui falsariga è costruito.
Se basta questo è ottimo intrattenimento ed è senza dubbio meno scemo di quello che sembra....

( VOTO : 7 / 10 ) 

Edge of Tomorrow (2014) on IMDb

domenica 15 giugno 2014

I MIEI MITI CALCISTICI

La febbre da mondiale ha contagiato anche me e se poi mettiamo che il Cannibale se ne è uscito con la sua nuova lista sui miti calcistici...beh non mi posso proprio astenere, anche perché le liste che ho letto fino ad ora sono un po' troppo nordiste per i miei gusti...cerchiamo di ristabilire un po' l'equilibrio...
Se poi mettiamo che per me il calcio è un mondo tanto bello quanto intriso di stupidità, sia nostra che lo seguiamo , sia per l'intelligenza non precisamente da premio Nobel che è dotazione di serie di parecchi personaggi che lo bazzicano .
Del resto se c'è qualcuno che paga 50 milioni di euro per David Luiz....
Ed è per questo che il mio approccio sarà ironico, oltre ai miti veri e propri citerò anche dei miti ad honorem che si sono distinti per particolari doti di minchioneria.
Pronti ? allacciate le cinture!
10) ERIC CANTONA

Grandissimo calciatore, uno spettacolo vederlo giocare e anche vederlo esultare quando segnava. Con quel colletto della maglia alzato e quello sguardo di sfida si metteva in mezzo al campo e sfidava l'intero stadio.
Anzi sfidava il mondo intero.
E qualche volta cercava anche di prenderlo a calci volanti come successe a quello spettatore che improvvidamente lo provocò.
A Cantona non importava di regolamenti e di squalifiche, lui menava le mani...e anche i piedi.
Precursore di tante risse tra giocatori e spettatori.
9 ) IL CALCIO TOTALE OLANDESE

Una squadra , un mito difficile da cancellare per me che ho potuto vederla all'opera.
Una sinfonia in movimento in cui ognuno si muoveva come mosso da un invisibile burattinaio, il talento singolo messo al servizio di un gioco di squadra che non aveva eguali. Se in campo europeo dettarono legge nei primi anni '70, non riuscirono mai a vincere quello che avrebbero meritato, spesso per fattori contingenti tipo una vita assolutamente sregolata...
8) CRUIJFF E JONGBLOED

 Le due facce opposte del calcio totale olandese: da una  parte un giocatore divino, inarrivabile, uno che teoricamente era un centravanti ma lo ritrovati da tutte le parti del campo, un giocatore di un'eleganza straordinaria che riusciva sempre a scivolare tra le pieghe della partita e a sfuggire alle angherie fisiche dei rudi stopper che si aggiravano per i campi di calcio negli anni '70.
Dall'altra parte un portiere che per me fu un mito appena lo vidi. Ero piccolo e storpiavo alla grande il suo nome ma mi colpì il suo essere totalmente fuori dagli schemi.
Parava a mani nude anche perché in realtà di parate ne faceva poche, si tuffava solo lo stretto necessario, altrimenti lasciava andare. Era lui il primo alfiere del calcio totale olandese perché era più il classico portiere volante delle partitelle tra amici con la porta piccola che un portiere da calcio.
Gianni Brera lo definiva " il tabaccaio di Amsterdam"...
7) RENE HIGUITA

A proposito di portieri un po' particolari: questo era un pazzo scatenato,  braccia e gambe rubate al narcotraffico ma probabilmente per interpretare in maniera così naif il ruolo del portiere qualcosa doveva tirare su per le narici mentre i suoi compagni di squadra e il suo staff tecnico sicuramente dovevano ingurgitare bidoni di camomilla per non essere sempre vittime di violentissime crisi di nervi.
Personaggio in campo e fuori dal campo.
6) CARLO MAZZONE

 Er Sor Magara , un uomo con un cuore giallorosso grande così che per puro caso non gli è scoppiato durante quell'interminabile corsa in cui si fece tutto il campo per andare a esultare sotto la curva dell'Atalanta, lui che all'epoca era allenatore del Brescia.
Già solo per questo doveva entrare nella lista.
E poi quella sua fede giallorossa sempre sbandierata ai quattroventi....
5) MARCO BORRIELLO

Ecco questo è uno dei miti ad honorem, uno di quelli che sta in questa lista solo per aver fatto vedere quanto è minchione il mondo del calcio.
Il signorino ad una partita uscì positivo a un controllo antidoping e venne deferito per l'uso di un cortisonico.
Lui si professò innocente e davanti alla commissione antidoping spiegò il perché erano state trovate tracce di sostanze proibite nelle sue urine.
Pare che gli credettero perché la squalifica fu di soli tre mesi.
Aveva usato una pomata antinfiammatoria localmente proprio lì, sul gingillo, dopo una notte di passione infuocata con la sua fidanzata di allora, tale Belen Rodriguez.
4) ZLATAN IBRAHIMOVIC

Uno dei più grandi stronzi che ha mai calcato un campo di calcio, uno  che crede di essere tutto lui e , almeno sul campo di calcio ha ragione, giocatore fantastico che coniuga la tecnica di Van Basten ( altro giocatore incredibile il cigno di Utrecht , sono stato tentato di metterlo in questa classifica) e la potenza di un carro armato.
Parla sempre in terza persona, ha una capacità invidiabile di scegliere sempre la squadra più attrezzata a vincere e lo stipendio migliore, è il classico esempio di mercenario dei nostri tempi, sempre al soldo del miglior offerente. Ma fa bene, ha ragione lui.
3) DIEGO ARMANDO MARADONA

Il più grande calciatore che abbia mai visto in azione, capace di far diventare una potenza europea una squadra come il Napoli che all'epoca non era neanche conosciuta oltre i patri confini.
Un sinistro fatato, una tecnica che come lui non ce l'ha nessuno e nessuno l'avrà, uno stile di vita fuori del campo assolutamente criticabile ma personaggio a tutto tondo, vivo e verace che è sempre rinato dalle proprie ceneri.E assolutamente libero: anche di prendere a colpi di fucile i giornalisti che stavano cingendo d'assedio la sua casa.
Non so dire se è lui il più grande di tutti i tempi perché Pelè l'ho visto solo in qualche immagine di repertorio ma lui è veramente il migliore che abbia mai visto...
2) PAULO ROBERTO FALCAO

Il divino, l'ottavo re di Roma, arrivò a Roma da semisconosciuto , eppure era già ventisettene ma all'epoca chi le vedeva le partite del campionato brasiliano, non sapevamo neanche chi fosse e che cosa fosse l'Internacional di Porto Alegre. Sembrava un nobile prestato al calcio, sempre con la testa alta, due piedi gentilissimi , una visione di gioco come l'avevano in pochi  e un modo di giocare calcio totale, era ovunque in difesa e in attacco e per essere un centrocampista segnava veramente tanti gol.
L'ho visto giocare anche dal vivo. Emozione.
1) FRANCESCO TOTTI

Mi dispiace per voi invidiosi ma c'è un capitano , solo un capitano.
Non devo dire nulla su un giocatore fantastico come Francesco, uno che ha scelto di rimanere a Roma , nella sua Roma, rinunciando a trofei in bacheca e a onori che altrimenti avrebbe guadagnato se fosse andato in squadre più blasonate della Maggica.
Un calciatore e anche un uomo di cuore , uno che prende il calcio come una questione d'onore e che non finirò mai di idolatrare per come prese a calci Balotelli in quella finale di Coppa Italia che gli aveva appena detto che era vecchio e finito. Di questi gesti ne ha fatti nella sua carriera . anche sbagliando, ma quel calcione negli stinchi di Balotelli era giusto, giustissimo.
A rivederlo sembra che lo ritenessero giusto anche gli interisti che lasciarono Mario a rantolare per terra da solo e addirittura strinsero la mano a Totti ( Zanetti su tutti) quando stava abbandonando il campo dopo essere stato espulso.


E con questo è tutto.
Non ve la prendete ma il calcio è sferico come la palla , ognuno lo vede come gli pare.
Mi preme di citare altri miti ad honorem che non hanno avuto spazio in questa classifica tipo Calonaci dell'Empoli che dopo aver segnato l'unico gol della sua carriera in serie A pensò bene di andarsi a sfracellare contro i cartelloni pubblicitari intorno al campo facendosi malissimo, tipo Nelson Dida, l'unico calciatore al mondo, credo, capace di infortunarsi gravemente alla schiena stando comodamente seduto in panchina, tipo Lentini, uno che aveva i mezzi per diventare uno dei più grandi ma gli piaceva troppo la patata, soprattutto quella della moglie degli altri, tipo Schillaci , oppure tipo Vannucchi che segnò un gol importante e pensò di esultare mimando un amplesso con la bandierina del calcio d'angolo. Espulso all'istante.
Del calcio ormai si deve solamente ridere, ridere, ci deve far sbellicare....
E allora vai con il tifoso che ha chiesto a Messi di fargli la fotografia assieme a Mascherano che era il suo idolo ( e Messi gliela ha scattata la foto), il calcio è ignoranza.
STAY CALCIO! STAY IGNORANT!!