I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

lunedì 10 marzo 2014

Il superstite ( 2013 )

Aaron è l'unico sopravvissuto di un incidente di pesca avvenuto  in mare aperto in cui sono morti cinque ragazzi, tra cui suo  fratello maggiore. Si aggira letargico, stordito dal dolore e dalla solitudine nel villaggio che in preda alla superstizione lo isola sempre più dimostrando di avere più rispetto per coloro che sono morti in mare che non per chi è sopravvissuto non si sa come alla furia degli elementi. Inseguito dai suoi fantasmi Aaron cerca di ritrovare disperatamente il fratello frequentandone anche la fidanzata per frugare meglio nei suoi ricordi recenti e di bambino, così giusto per parlare di lui.
Ma la sua volontà è quello di andarlo a cercare in mare aperto a discapito del mostro marino che nella sua mente ha ingoiato tutti.
E forse questo mostro non è solo nella sua mente....
Il superstite ( titolo originale il ben più pregnante For those in peril, dal nome della litania funebre cantata nella chiesa per pregare i ragazzi che sono tragicamente scomparsi in mare) è l'esordio nel lungometraggio dello scozzese Paul Wright.
E se il buongiorno si vede dal mattino...
E' una visione che non si può affrontare a cuor leggero tanti e tali sono gli spunti e le suggestioni che regala, anche difetti , perchè c'è una ricerca ostinata di un'autorialità di cui non se ne sente assolutamente il bisogno, ma sono peccati di gioventù e di generosità che si possono senza dubbio perdonare.
Forte di un'ambientazione di grande impatto , Wright descrive per sommi capi una comunità chiusa e superstiziosa in cui al mistero dell'incidente in mare durante una battuta di pesca che ha tragicamente privato la vita a cinque giovani del posto, si aggiunge un carico di sensi di colpa e di difficoltà nell'elaborare un lutto così grande che fanno implodere , accartocciare su se stessa la psiche di Aaron, giovane solitario e impacciato, già piuttosto ai margini della vita del villaggio, per il quale il fratello era la luce polare e fonte di riferimento continua.
La perdita del fratello e l'incombenza di decine di occhi addosso che lo scrutano con un misto di pena e disprezzo determinano il crollo inglorioso persino del minimo barlume di lucidità rimasto al  giovane che si trova sempre più disperso in un mondo di ombre , inseguito da fantasmi sempre più minacciosi.
A una prima parte che con il suo stile volutamente spoglio e un andamento tra il Dardenne style e lontane reminiscenze del primo Dumont con quel continuo pedinare Aaron inquadrandolo sovente di spalle , vezzo autoriale utilizzato forse con troppa abbondanza da Wright, succede una seconda parte che va a parare in tutti altri lidi: siamo dalle parti del Bug di Friedkin, dell'Ondine di Neil Jordan e perchè no? anche dalle parti del Take Shelter di Nichols.
Si parla della disfunzionalità di una psiche che deflagra in un mondo di credulità e superstizioni, in cui il mito , la leggenda possono arrivare a essere minacciosa realtà.
Wright poggia tutta la seconda parte del film, tra flashback girati in stile fintoamatoriale e sequenze oniriche spiazzanti, sulle giovani ma capienti spalle del protagonista, il giovane George MacKay che disegna un personaggio malinconico ai limiti della catatonia , senza per questo risultare fastidioso o caricaturale.
Il superstite è un film originale che non si sa come ha trovato una seppur modestissima distribuzione nelle nostre sale che sarà più che altro una toccata e fuga, una produzione minuscola che non ha paura di osare un percorso lento e ossessivo in cui non si fatica ad empatizzare il giovane Aaron prendendone le difese in un ambiente come minimo ostile.
E quel finale....

( VOTO : 7 + / 10 ) 

For Those in Peril (2013) on IMDb

domenica 9 marzo 2014

Seria(l)mente : Line of duty ( 2012, Stagione 1 )

Produzione : UK, BBC Drama Productions, World Productions
Episodi : 5 da 60 minuti cadauno

Arnott, poliziotto dell'antiterrorismo si rifiuta di coprire l'errore dei colleghi che durante un'irruzione hanno ucciso la persona sbagliata credendo fosse un terrorista. Bruciata la carriera viene trasferito alla sezione AC-12, la sezione disciplinare, in cui viene messo ad indagare su Tony Gates, popolarissimo ispettore, benvoluto da tutti e diverse volte poliziotto dell'anno, riguardo ai suoi metodi e a certe scorciatoie da lui prese durante le indagini. Naturalmente i colleghi di Tony Gates lo proteggono e lo venerano come un dio mentre Arnott viene guardato con estremo sospetto, quelli della disciplinare sono guardati un po' tutti come traditori della causa.
Purtroppo per loro a Tony Gates è capitato un guaio, una brutta storia di ricatti con in mezzo anche degli omicidi in cui va di mezzo anche la sua vita privata , e deve dare il meglio di se stesso per risolverlo.
E forse non basterà neanche.
Line of duty è la nuova creazione di Jed Mercurio, autore di un'altra serie da me amatissimo di una decina d'anni fa, Bodies, la storia di un reparto di ginecologia in un ospedale agitato da una lotta interna per il potere , una lotta selvaggia e senza esclusione di colpi.
Niente minchiatine sentimentali all'americana ma dilemmi etici pesanti come macigni, scelte dolorose da fare in continuazione e un'intensità rara da trovare in una serie televisiva.
Evidentemente a Jed Mercurio piace così perchè pur cambiando lo sfondo, qui siamo in un reparto di polizia , la gloriosa Scotland Yard, la sua tecnica di costruire pathos mattone per mattone è rimasta la stessa.
E marca ancora una volta la differenza tra le serie tv inglesi e quelle americane: tecnicamente alla BBC non hanno nulla da invidiare ai colleghi di Oltreoceano e dal punto di vista dei contenuti riescono a orchestrare storie molto più complesse, da leggere a più livelli e che non si possono affrontare a cuor leggero.
Qui si pende letteralmente dalle labbra dei protagonisti, non si perde una battuta  altrimenti c'è il rischio di capire poco o nulla del proseguio ma anche perchè ti sembra di fare uno sgarbo a chi ha scritto la sceneggiatura.
Line of duty è così: da vedere tutta in un fiato, intensa come poche, confezionata benissimo con una fotografia bellissima e una regia cinematografica ( dai, non possono essere anonimi registi di televisione quelli che dirigono questi episodi), dialoghi che non sono mai buttati a caso e un disegno dei personaggi meticoloso e soprattutto credibile.
Non sono supermen e anche quelli che lo sembrano hanno i loro punti deboli.
Vedi  Tony Gates , un superpoliziotto a prima vista integerrimo e che invece ha una vita privata che lo rende debole e ricattabile.
Altra cosa che colpisce di Line od duty ed era la stessa cosa anche in Bodies , è che non si riesce ad empatizzare per i protagonisti: rimane sempre un certo distacco perchè Arnott che dovrebbe stare totalmente dalla parte della legge e che si è bruciato la carriera per essere troppo onesto e ligio alla sua coscienza , non è tutto questo mostro di simpatia e anche lui usa le sue belle scorciatoie per arrivare a quello che vuole, Gates è il classico uomo che si trova nel bel mezzo delle sabbie mobili e cercando di uscirne , va invece sempre più a fondo e anche gli altri protagonisti, tra traditori e infiltrati non possono riscuotere approvazione da parte dello spettatore.
Insomma Scotland Yard è un bel covo di vipere e in Line of duty la sua immagine ne esce a pezzi .
Ed è anche per questo che ha negato qualsiasi forma di aiuto agli autori della serie.
Evidentemente hanno colto nel segno e si sono offesi.
Alla BBC naturalmente non si sono persi d'animo e con l'aiuto di consulenti , ex poliziotti e ascoltando attentamente tutte le voci di corridoio che trapelavano all'esterno tramite varie gole profonde hanno disegnato un quadro realistico e assolutamente non agiografico.
Altro motivo di originalità è la presenza di un bambino, tredicenne o giù di lì , cattivissimo, un villain fatto e finito che picchia come un fabbro e non si fa scrupolo a torturare la gente collaborando con quelli più grandi di lui.
Pare che sul set ci fosse la presenza costante di uno psicologo per sostenerlo nelle scene più violente, tutte molto, molto verosimili.
Il difetto di Line of duty è che finisce troppo presto , dalla prima puntata ne vorresti ancora.
Naturalmente inedita in Italia ( e che ve lo dico a fare?) forse perchè come dicono in Alto Adige ha troppa cazzimma e potrebbe urtare gli animi più sensibili.
In Inghilterra è in corso la seconda stagione.
Già si freme nell'attesa....

( VOTO : 8 + / 10 ) 

Line of Duty (2012) on IMDb

sabato 8 marzo 2014

RoboCop ( 2014 )

Nel 2028 la Omnicorp, multinazionale presente in tutto il mondo e che ha permesso con la sua tecnologia di far vincere agli Stati Uniti diversi conflitti in giro per il mondo, è leader della costruzione robotica.  A Detroit Alex Murphy, onesto poliziotto e amorevole padre di famiglia nel corso di un indagine in cui sono coinvolti anche agenti corrotti è vittima di un attentato che lo lascia in fin di vita. Invece di lasciarlo morire , grazie alla tecnologia Omnicorp dai rimasugli anatomici di Murphy nasce RoboCop programmato affinchè la parte robotica prevalga su quella umana, più lenta e non infallibile come una macchina semplicemente programmata per uccidere. 
Quello che rimane di Alex Murphy è però durissimo a morire, la sua biologia sembra più forte della sua parte robotica....
Appena cominci a vedere un film vieni assalito da una pioggia di citazioni e non certo del primo RoboCop.
Un anchorman che sembra preso di peso da un Hunger Games a caso ci conduce in uno scenario di guerra iraniano in cui robot stanno rastrellando case alla ricerca di terroristi islamici ( e qui, fatta la tara all'ambientazione iraniana invece che sudafricana sembra di trovarsi nella parte iniziale di District 9) e poi parte direttamente il colpo al cuore con i droni che sembrano versioni mignon dei giganteschi AT-AT ,i camminatori che avevo conosciuto per la prima volta al cinema quando, pischelletto , ero andato a vedere L'impero colpisce ancora.
Ah si ci sono anche vari robot poliziotti che scannerizzano i passanti e coloro che potenzialmente possono essere delle minacce e che sembrano una versione aggiornata del RoboCop di Verheoeven.
Che dire di questo che dovrebbe essere un remake e invece si ispira solo parzialmente al bellissimo film originale?
Che ero partito per randellarlo a dovere con una clava nodosa e invece mi sono ritrovato di fronte a un film che naturalmente è lontano anni luce dall'originale ma contiene, sparsi nel marasma di ingenuità e caricature varie, alcuni spunti interessanti buttati alle ortiche in malo modo, peccando soprattutto di superficialità.
Quindi qualche randellata la merita ma meno di quelle previste, diciamo che c'era la previsione di un crampo al braccio e invece avremo solo un indolenzimento....
Parecchio solluccherosa ad esempio la sequenza in cui i ricordi di Murphy , matrimonio e ballo, vengono gradualmente svuotati per svelare la sua natura di residuo umano attaccato a delle macchine.
E rimane impressa anche la visualizzazione della fabbrica di robot.
Dal punto di vista dei contenuti vengono affrontate ma non eviscerate a  dovere alcune tematiche che hanno un certo interesse: l'egemonia americana nel mondo, nazione che ha il vizietto di esportare democrazia a suon di armi, l'importanza dei mass media che orientano pesantemente l'opinione pubblica, un certo accarezzare il giustizialismo fascistoide che si esprime in un modo veloce e definitivo di eliminare i delinquenti ( in tutti i sondaggi risulta che la maggior parte degli americani è favorevole alla pena di morte, l'americano medio approva questo tipo di amministrare legge e giustizia), il conflitto uomo/macchina e l'uso della scienza che dovrebbe salvare vite e far crescere l'uomo e invece può essere usata per distruggere.
Purtroppo per il film questi spunti sono solo annunciati e non approfonditi, diciamo che sono buttati lì per far vedere e non certo per essere fonte di discussioni più approfondite.
Purtroppo a questo RoboCop per essere un blockbuster manca di ritmo, per essere preso un po' più seriamente non ha sufficiente profondità e non bastano una regia sul filo dello stravaso di adrenalina e due tre divi sparsi un po' qua e un po' là per farne un buon film.
E comunque secondo il mio modesto parere c'è un miscasting clamoroso: se Kinnaman recita molto meglio con la maschera tirata giù perchè tanto al massimo articola due-tre battute prima che gli scoppi il mal di testa e nominata la parrucca orrida che indossa Samuel L. Jackson ( forse il personaggio meglio riuscito proprio perchè una caricatura ), Keaton disegna un villain assolutamente inadeguato e Oldman uno scienziato assalito dai sensi di colpa che non attrae per niente.
Invertendo le parti probabilmente ci sarebbe stato un risultato migliore, avremmo rivisto i riflessi luciferini che conoscevamo dello sguardo di Oldman e anche Keaton ( che nella sua carriera ha fatto pochissimi ruoli da cattivo, in questo momento ricordo solo quello di Uno sconosciuto alla porta , thriller su commissione di John Schlesinger ) forse si sarebbe trovato maggiormente a suo agio.
Il RoboCop 2014 ha una bella tutina aggiornata ai tempi e romba per le strade con la motocicletta di Batman.
Non basta a farne un buon film, basta semplicemente a rinsaldare il ricordo.
E forse questa è la qualità migliore di questo filmetto che è meglio della spazzatura preventivata ma è ben lontano dall'essere un buon film.


( VOTO : 5 / 10 ) 


RoboCop (2014) on IMDb

venerdì 7 marzo 2014

Lone Survivor ( 2013 )

Marcus Lutrell e il suo team di Navy Seals comandato dal tenente Murphy, sono mandati in missione per catturare uno dei leader talebani più sanguinari,Ahmad Shahd. Lo individuano ma sono tagliati fuori dal resto dell'esercito e vengono scoperti allorchè casualmente si imbattono in alcuni pastori che ne denunciano la presenza ai talebani. Ingaggiano un confronto a fuoco impari che dura moltissimo tempo in cui i quattro venderanno cara la pelle. Soccorso dalla gente di un villaggio in aperto contrasto con i talebani, Lutrell, unico sopravvissuto sarà liberato dai suoi commilitoni che spazzeranno via i talebani  che intanto avevano attaccato il villaggio in cui si era rifugiato il soldato americano.
Dopo Captain Phillips - Attacco in mare aperto di ieri ecco una nuova puntata di America contro Resto del mondo.
Ma stavolta gli yankees vincono, almeno dal punto di vista cinematografico.
In Lone Survivor al posto di quattro sfigati somali pirati per caso, ci sono orde di talebani tutti con il loro bel barbone, il loro copricapo e soprattutto tutti armati fino ai denti.
Da Peter Berg dopo quella tamarrata galattica di Battleship , ai limiti dell'inguardabile, era lecito aspettarsi qualcosa di similmente cafone e super retorico, quindi mi sono apprestato alla visione di Lone Survivor con tutte le riserve del caso.
E invece, miracolo dei miracoli, nonostante non ami particolarmente i war movies , la retorica militarista e il solito pippone su quanto sia cazzuto l'esercito americano, questo film non mi è dispiaciuto per niente.
Un po' come era successo con Special Forces - Liberate l'ostaggio, produzione francese che mi aveva solluccherato non poco pur dotato di ingredienti non di mio particolare gradimento.
Anzi sembra proprio che Lone Survivor sia un po' come la versione full optional di Special Forces - Liberate l'ostaggio, il classico film in cui la macchina da produzione americana dimostra tutta la sua opulenza e la sua capacità tecnica schiacciando senza pietà le velleità artistiche del cinema al di qua dell'Oceano.
Certo, tutta questione di budget, ma anche un senso dello spettacolo tipicamente a stelle e strisce al servizio di una regia nervosa e di un montaggio asfissiante che fanno la differenza.
Se poi Berg ha la bella idea di non creare delle icone eroiche ma semplicemente dei ragazzi che prendono la loro missione in Afghanistan come semplice lavoro e non come quella lotta per i supremi ideali di libertà che crea una retorica tronfia e fastidiosa, allora il film parte col piede giusto.
I talebani sono infidi e soprattutto hanno una superiorità schiacciante in termini di numeri , i quattro della missione sembrano destinati a morte certa e proprio questo crea quell'empatia per quattro giovani mandati a morire che in altre pellicole sembra mancare.
C'è la rappresentazione di un mondo afghano in cui non esistono solo i talebani e i soldati dell'esercito americano, esistono anche afghani che non sono talebani e che hanno un loro preciso codice d'onore.
E questo va ad onore della macchina schiacciasassi hollywoodiana che in genere è abituata ad asfaltare tutto , appiattendo fatti e personaggi.
Berg riesce a fare un buon lavoro con i personaggi, non solo cowboys senza macchia e senza paura , mostrando il loro quotidiano ( non particolarmente eccitante) e il loro approcciare davanti alla concreta possibilità di morte imminente , mettendo in primo piano anche le loro paure e tecnicamente  riesce a confezionare un prodotto mostruoso sotto il profilo del realismo , con un montaggio e un sonoro impressionanti.
 Lone Survivor ( un titolo che è uno spoiler gigantesco) è un bel war movie che non cambierà la vita di  nessuno ma permette due ore di intrattenimento onesto seguendo una di quelle storie vere che piacciono tanto agli americani.
Che quando si tratta di celebrare se stessi e la propria giovanissima storia andando a scovare aneddoti sconosciuti al di fuori dei loro confini, sono sempre in prima fila.
Ma stavolta la retorica militarista e nazionalista è tenuta più a bada del solito.
E questo va a tutto vantaggio di noi spettatori....

( VOTO : 7 / 10 )

Lone Survivor (2013) on IMDb

giovedì 6 marzo 2014

Captain Phillips - Attacco in mare aperto ( 2013 )

La storia vera del capitano Richard Phillips e della sua nave porta container , la Maersk Alabama, che viene attaccata da un piccolo manipolo di pirati al largo delle cose somale. E' anche la storia del confronto tra lui e Muse, il capo dei pirati che vuole estorcere agli americani vari milioni di dollari per ridare indietro il capitano.
Naturalmente non finirà così perchè unità della Marina americana riusciranno a liberare il capitano e a uccidere quasi tutti i pirati.
Leggo di questo film che ha avuto 6 candidature all'Oscar....
Ditemelo che è una battuta e pure una di quelle riuscite male...hanno candidato anche Barkhad Abdi, il capo dei pirati, due parole in inglese messe in croce, denti alla Ronaldinho , un continuo digrignare di denti e una sudorazione impressionante?
E allora ridiamoci su...
Ammetto che Greengrass mi aveva fatto girare la testa ( in senso metaforico più che reale ) ai tempi di Bloody Sunday e anche di United 93 seppure in maniera minore. Poi la saga di Bourne, riletta alla sua maniera, con molta cinepresa a spalla e riprese a prova del più potente degli antiemetici e poi Green Zone in cui il suo cinema prestava il fianco a cospicue dosi di retorica militarista.
Per quanto mi riguarda un passo falso perchè seppure la sua regia nervosa appariva adatta al contesto, erano i contenuti che cominciavano a destare sospetti.
Con Captain Phillips - Attacco in mare aperto i difetti endemici del suo cinema , la retorica e un modo di gestire la cinepresa che può non piacere a tutti, vengono ancora di più allo scoperto.
Andando a stringere racconta la storia di un affettuoso padre di famiglia che viene strappato dalla sua vita e che si trova a duellare con un manipolo di fessi che vuole assaltare la sua nave.
Perchè alla fine si riduce tutto a questo: il bravo americano contro il cattivo somalo che ha anche l'aggravante di essere discretamente imbecille.
L'attacco in mare aperto è quello che il film perpetra ai danni di uno spettatore sballonzolato tra le onde da movimenti di macchina convulsi pur se confinati nello spazio stretto di una scialuppa di salvataggio ( a proposito non esistono più le scialuppe di una volta, ora sono dei suppostoni arancioni, praticamente dei cabinati con diversi posti a sedere dentro e sono addirittura poltroncine) e alla fine atterrato definitivamente da una seconda parte in cui viene fuori tutta l'organizzazione del cazzutissimo esercito americano che non si può far prendere per i fondelli dal primo pirata somalo arrivato.
Non si può negare che Greengrass si impegni con il suo senso dello spettacolo per rendere avvincente una storia che di per sè non è il massimo della suspense.
Troppo evidente il divario esistente tra i Seals americani e le loro tecnologie avanzatissime e questi quattro sfigati somali che cercano di tirare su qualche soldo da portare al locale signore della guerra.
Ottimo successo al box office americano con oltre 100 milioni di dollari incassati a fronte di un costo di 55 milioni ( ma dove sono stati spesi tutti questi soldi?) e forte di un più che positivo riscontro da parte della critica ufficiale e non, Captain Phillips - Attacco in mare aperto vuole raccontare uno di quegli episodi a loro modo storici ( la Maersk Alabama è la prima nave battente bandiera americana attaccata dai pirati da duecento anni a questa parte) per una nazione che di storia non ne può vantare molta.
Scontato l'interesse dell'opinione pubblica americana tenuta sulle spine per qualche giorno ma anche la totale ignoranza di questo episodio da parte di noi europei attratti più che altro dalla confezione del prodotto, dal suo contestualizzare una situazione incancrenita che si sta trascinando negli oceani di mezzo mondo e dal suo descrivere un pianeta a diverse velocità.
Il vero Muse è stato arrestato e condannato a più di 30 anni di carcere ma a vedere la vita che faceva prima di diventare pirata non sembra neanche che gli sia andata così male a differenza dei suoi amici.
Sarò un cuore di pietra ma di queste storie di bravi americani nel mondo ne ho un po' le tasche piene e se poi anche la confezione mi attrae pochissimo, la frittata è fatta....
Si, lo so , sono una brutta persona.....

( VOTO : 4 / 10 )

 Captain Phillips (2013) on IMDb

mercoledì 5 marzo 2014

Spiders 3 D ( 2013 )

Una stazione spaziale russa orbitante attorno alla Terra viene centrata da un meteorite e i detriti, tra qui diverse uova di ragnetti mutanti creati in laboratorio finiscono , combinazione vuole, nei sotterranei della metropolitana di New York ( in Russia pareva brutto farli cadere) dove cominciano a schiudersi, crescere a dismisura e a uccidere seminando il panico per tutta la città.
Jason, funzionario della metropolitana in crisi con la moglie Rachel deve fare di tutto per salvare la figlia, imprigionata dai militari in un palazzo per ragioni non meglio precisate di quarantena , ma soprattutto dovrà evitare che il ragno regina si riunisca con le sue uova dando vita a migliaia di giganteschi ragni mutanti....
Che cosa ci si aspetta da un titolo del genere?
Ragni mutanti, creaturone a otto zampe che uccidono con la sola imposizione del pungiglione, che hanno una cuticola antiproiettile ( ma un muletto con le sue braccia sollevatrici li trapassa agevolmente, spiegatemelo un po') e che non vengono arginati in nessun modo dall'esercito americano che come al solito è dipinto alla stessa stregua di una manica di imbecilli.
A scanso di equivoci Spiders 3 D è un brutto film che ha trovato non si sa come la via della distribuzione nelle nostre sale( vergogna! con tutta la bella roba che c'è da far vedere ), fondo di magazzino stantio come pochi, uscito solo in DVD in Paesi normalmente evoluti dal punto di vista cinematografico e in sala in nazioni come Vietnam, Kuwait e Filippine.
E ora anche nel nostro Belpaese.
Ma tutto questo accadeva l'anno scorso. Che senso ha farlo uscire dopo un anno che giaceva mestamente nei listini della casa cinematografica? Fa parte del solito pacchetto compri uno ma ti cucchi due o forse anche tre sennò non ti vendiamo neanche quell'uno?
Dal punto di vista della dignità cinematografica siamo dalle parti di un prodotto Asylum: anche se i ragni sono animati in modo decente ( ma sono sempre in CGI), visti da vicino mostrano tutti i limiti di un design abbastanza maccheronico ( ma perchè gli avete fatto gli occhietti malefici e perchè hanno i dentini, belli , bianchi e affilati?) tutto il resto ha l'apparenza di qualcosa di raccogliticcio.
Girato in Bulgaria per contenere i costi ( ma ha sempre un budget di 7 milioni di dollari, poco per una produzione americana ma un 'enormità rispetto al prodotto Asylum standard i cui budget vanno dal mezzo milione al milione di dollari, senza eccezioni) può vantare come fiore all'occhiello dei bruttissimi esterni ricostruiti in studio. In varie scene i personaggi fuggono a piedi e per quanto possano girare, voltare angoli e cambiare strada si ritrovano sempre attorno allo stesso isolato, del resto quello passava la produzione, per non parlare di attori di seconda schiera che si ritrovano senza merito a essere protagonisti e buttano alle ortiche la loro chance recitando al minimo sindacale delle espressioni.
Anche la storia ha pochissimo senso e soprattutto ha pochissimo senso che i ragni e gli scienziati cattivi non si facciano scrupolo a uccidere gente ma quando si tratta di uccidere i protagonisti misteriosamente rinunciano.
Evidentemente non erano sacrificabili in sede di sceneggiatura.
Da collasso del nonsense una scena in cui Jason incontra una pattuglia di militari che gli dice che deve assolutamente andare via da quella zona. Lui gli risponde che per mandarlo via lo devono uccidere.
Ora da che mondo e mondo il marine americano non si fa scrupolo a sparare prima di chiedere ragioni ma in questo caso il capopattuglia gli dice che va bene e gli augura anche buona fortuna , senza neanche dargli una sventagliatina di mitra addosso.
Insomma , ci siamo capiti.
Spiders 3 D è una roba brutta e assolutamente da evitare.
A questo punto ridateci TarantolaAracnofobia ma anche Arac Attack è molto meglio.
Almeno non si prende molto sul serio come questo che sembra un brutto film degli anni '80 scongelato da poco e reimmesso in circolazione.
Candidato fin da ora alla top of the flops del 2014...

.( VOTO : 2 / 10 ) 


Spiders (2013) on IMDb

martedì 4 marzo 2014

La grande bellezza ( 2013 )

Jep Gambardella è un giornalista che in gioventù ha dato alle stampe un romanzo, " L'apparato umano" , che aveva lasciato intravedere ottime doti da scrittore.Però la dolce vita romana invece di farlo proseguire in una magari brillante carriera da scrittore lo ha ingoiato per decenni in un gorgo di feste inutili, incontri con il jet set romano e un vuoto esistenziale che lo ha accompagnato sempre da presso.
Ora Jep ha 65 anni ed è un'ottima occasione per guardarsi indietro, a quello che (non) è stata la sua vita e al suo vagheggiare della grande bellezza, persa ormai da tempo, che coincide con un amore di gioventù che ancora giace lì ,incontaminato , a scaldare un po' il suo cuore avvizzito dagli anni....
Da buon ultimo arrivo a parlare del film di Paolo Sorrentino che dopo quindici anni ha riportato in Italia l'ambitissima statuetta di nome Oscar. Una vittoria annunciata quanto si vuole, con Paolo che da buon napoletano scaramanticamente evitava di toccare l'argomento vittoria, ma finchè lo zio Oscar non è stato in mano a Sorrentino, tutto poteva ancora succedere.
E tralasciamo anche quell'inglese che ha fatto apparire come fine dicitore oxfordiano anche il Rutelli di quello spot in cui accorato diceva " Please ...visit Italy..."
Parliamo solo del film che ha , tra gli altri, il merito indiscusso di far uscire il nostro cinema da quel triste e un po' bieco provincialismo in cui era scivolato ultimamente, incapace di rischiare in nuovi autori e cristallizzato, per non dire mummificato , nella proposizione di un unico genere, la commedia e la più nazional popolare possibile. Ecco, detesto essere preso per imbecille dai distributori di cinema italiano, tutto deve essere semplificato al massimo e tutto perfettamente comprensibile, al grado zero di complicazione.
La grande bellezza in questo senso è un film ammirevole,  che coccola lo spettatore, lo invita a interagire e a non subire passivamente, lo prende per mano e lo porta a spasso in un mondo di macerie, quelle dei salottini romani fintoculturali in cui i vari invitati non fanno altro che spruzzarsi addosso generose dosi di veleno.
E Jep Gambardella è uno specialista in questo senso: fine osservatore, il carisma da gigante in un mondo di nani e ballerine, il suo magnetismo è amplificato dalla nullità che lo circonda, un mondo di monnezza vera e virtuale in cui l'egotismo del giornalista emerge prepotente e presuntuoso sia nelle feste a cui partecipa , sia nelle poche relazioni umane che coltiva, quella con il suo amico Romano, l'esegesi dello scrittore e artista fallito, e quella con la ballerina di strip club Ramona che sono perfette esemplificazioni del vuoto che circonda il protagonista e che è dentro di lui.
La grande bellezza è un film di zombie in cui Jep Gambardella sembra essere l'unico sopravvissuto , allorchè si immerge nella magnifica alba romana , in una silenziosa passeggiata sul lungo Tevere confondendosi nella luce del sole che si sta alzando sull'orizzonte e nel riflesso delle acque una volta cristalline.
Sorrentino con la sua regia a tratti virtuosistica e un filo presuntuosa ma adattissima a descrivere tale contesto, non racconta una storia organica , La grande bellezza non è come una di quelle canzoni da hit parade in cui alla strofa succede sempre il refrain che deve rimanere ben fisso in testa, è più che altro una lunga suite strumentale che disegna sensazioni, racconta sfumature d'animo, si cimenta nella difficile arte di visualizzare ciò che visualizzabile non è: il vuoto interiore che attanaglia il protagonista arrivato a un punto nella sua vita in cui è normale guardare indietro a ciò che si è fatto e tirare le somme, ma anche quello che lo circonda, quello delle notti romane che gli hanno fatto perdere la grazia dei giorni della sua ormai passata giovinezza.
Tra preziose suggestioni felliniane ( tra La dolce vita e Roma passando per 8 e 1/2 ) echi de La terrazza di Scola e forse qualche autocitazione di troppo ( Il divo ) La grande bellezza è un film visivamente ricchissimo che procede spedito tra immagini di bellezza inaudita , sprazzi di velenoso cinismo ( un cult la disamina di Jep della vita della sua amica, scrittrice raccomandata e miracolata di una certa classe politica ) e immersioni nella spazzatura totale di feste in cui la Carrà viene mixata da Bob Sinclar , cioè aggiungendo trash al trash, una sorta di monnezza musicale al quadrato.
Toni Servillo è immenso, lancia le sue battute con noncuranza disegnando un personaggio che rimarrà negli annali della storia del cinema italiano, Verdone dà libero sfogo alla sua vena di patetismo mai esplorata a fondo nei suoi film mentre la Ferilli si mette generosamente a nudo, sia fisicamente che metaforicamente.
E rimane anche negli occhi quella Serena Grandi che recita nella parte sformata di se stessa, ex icona erotica degli anni '80, ora caricatura boteriana che testimonia col proprio corpo lo sfacelo irrimediabile di una generazione.Ed è da ricordare pure il cardinale recitato dal sublime Herlitzka che è più a suo agio a parlare di cucina che di spiritualità, viisto che è costantemente oscurato dalla presenza di una sorta di suora mummificata, una madre Teresa di Calcutta decrepita e mostruosa, con la bocca marcia e che si contrappone al suo edonismo sfrenato.
E forse è proprio questo: il film di Sorrentino è il racconto del fallimento e dello sfinimento della generazione che va dai 50 ai 60 , una favola macabra in cui non c'è il vissero felici e contenti ma solo un qualcosa in gola che blocca quasi la respirazione.
E il calore gioioso del ricordo permette di vivere in mezzo alle macerie di cui sembra essere fatto il mondo di Jep Gambardella, unico vivo in un mondo di morti che hanno l'illusione di essere viventi.
Ma forse Jep è morto anche lui come tutti gli altri.
Ancora non lo sa, sospeso come è in un limbo da cui tutto vede senza quasi esser visto.
Perfino lui, con la sua aria di superiorità , sarà inghiottito da quell'abisso senza fondo in cui è scivolato.
Horror vacui.

( VOTO : 8 / 10 )  

The Great Beauty (2013) on IMDb

lunedì 3 marzo 2014

Due parole di commento sugli Oscar 2014

Come ho detto ieri non ho visto la serata, o meglio non ho fatto la nottata davanti al televisore perchè ho il cattivo gusto di dover andare a lavorare come tutti i lunedì mattina ma forse anche perchè non amo alla follia la lunghissima cerimonia di autocelebrazione a cui Hollywood ci invita ogni anno.
Red carpet, vestiti improbabili , ringraziamenti improponibili, gaffe da vedere e rivedere alla moviola, col commento salace di turno e tutto il carrozzone mediatico che questa notte si porta dietro.
Quest'anno c'eravamo anche noi, anzi ci siamo anche noi...anzi abbiamo vinto anche noi.
Grazie a Sorrentino e alla sua visione di cinema che si astrae miracolosamente dal provincialismo in cui da anni è imprigionato il nostro cinema che ormai riesce solo a proporre commedie a un pubblico che viene considerato dai nostri distributori poco più ( o poco meno) di una manica di imbecilli incapaci di apprezzare qualcosa che vada oltre il grado zero di complicazione.
La parte bella del gioco era scoprire quanto erano azzeccati i pronostici della bradipa e mio fatti proprio ieri , alla vigilia della consegna fisica delle statuette.
A differenza dello scorso anno, i nostri pronostici sono stati miracolosamente azzeccati...
L'anno scorso ci eravamo fermati a un misero 4 su 13.
Quest'anno invece possiamo esibire un corposissimo 12 su 14, roba da schedina vincente e questo si presta a qualche considerazione.
Per azzeccare noi il pronostico che lo canniamo regolarmente ogni anno , allora quest'anno doveva essere veramente facile capire a chi sarebbero andati gli Oscar.
Forse si capiva di più a chi non sarebbe andato perchè c'erano candidati troppo avanti rispetto agli altri e questo ha tolto un po' di suspense.
C'è stato un vincitore assoluto?
A vedere i premi direi ...ni. Nel senso che nonostante tutte le gufate del caso con i nostri "speriamo che non vinca" Gravity, la fuffa cosmica servitaci su un piatto d'argento dal prode Alfonso Cuaron  si porta via 7 premi Oscar su 10 candidature , compresa quella prestigiosa della regia ma gli sfuggono le altre più 12 anni schiavo si porta a casa la statuetta per il miglior film, per l'attrice non protagonista (la brava Lupita Nyong'o che ieri colpevolmente abbiamo dimenticato di citare) e per la sceneggiatura non originale, Dallas Buyers Club si porta via le statuette ambitissime per il miglior attore protagonista e per il miglior attore non protagonista ( straordinari McConaughey e Leto), Cate Blanchett nonostante l'ennesimo scandalo piovuto sulla testa di Woody Allen è riuscita a portarsi a casa l'Oscar per miglior attrice protagonista , Her vince per la sceneggiatura originale, mentre Il Grande Gatsby ha fatto l'en plein per quanto riguarda costumi e scenografie.
importanti facendo incetta di premi tecnici ma intanto son sempre 7 su 10,
Infine , abbastanza scontato il premio per il miglior film d'animazione a Frozen.
Sconfitti? Direi soprattutto due ma uno dei due era atteso perchè non è mai stato granchè amato dai membri dell'Academy che gli hanno dato l'Oscar alla regia per il film sbagliato, addirittura un remake.
The Wolf of Wall Street nonostante per noi fosse il film migliore in concorso torna a casa a mani vuote e conferma la maledizione di DiCaprio che ancora non riesce a vincere questa benedetta statuina dorata.
L'altro è American Hustle, zero premi a fronte di 10 nominations che forse sconta l'attesa al varco per il ritorno di Russell, Cooper e della Lawrence che non hanno deluso le aspettative ( o forse un po' si , American Hustle è un film più di forma che di contenuti) ma che partivano nettamente sfavoriti.
Anche le misteriose 6 nominations per Captain Phillips- Attacco in mare aperto sono state un buco nell'acqua...è proprio il caso di dirlo.
Altro film per cui si tifava era Nebraska ma forse era veramente troppo piccolo e ombelicale per ambire a qualche premio.
Ecco il riassuntone:
MIGLIOR FILM : 12 anni schiavo
MIGLIOR REGIA . Alfonso Cuaron ( Gravity)
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA : Matthew McConaughey ( Dallas Buyers Club)
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA : Cate Blanchett ( Blue Jasmine)
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA : Jared Leto ( Dallas Buyers Club)
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA : Lupita Nyong'o ( 12 anni schiavo)
MIGLIORE FOTOGRAFIA : Emmanuel Lubezki ( Gravity)
MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE : Spike Jonze ( Her)
MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE : John Ridley ( 12 anni schiavo)
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI : Gravity
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE: Frozen
MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA : La grande bellezza
MIGLIORI SCENOGRAFIE : Il grande Gatsby
MIGLIORI COSTUMI : Il grande Gatsby

E anche quest'anno è andata.
Quando riusciremo a indovinare nuovamente 12 pronostici su 14?

domenica 2 marzo 2014

Chiamateli Oscar...2014

Ah ah eccoci al consueto post di pronostici ( cannati quasi in toto come è giusto che sia quando la mano, pardon la zampa che c'è dietro a tutto questo è una zampa che non riesce neanche a giocare la schedina e se la giocasse succederebbe anche che il Sassuolo pareggi a Roma con un gol al 94esimo frutto dell'unico tiro in porta durante tutta la partita)...che è un giochino che alla bradipa e al sottoscritto piace proprio tanto.
Ci piace farli e soprattutto ci piace il lunedì mattina andare a controllare i risultati e vedere chi tra noi ne ha presi di più o , per meglio dire, ne ha cannati di meno visto le nostre percentuali di successo.
Dico andare a controllare il lunedì mattina perchè vedere la notte degli Oscar è fuori discussione , fondamentalmente per due buoni motivi: il primo è che il lunedì mattina si lavora perchè  purtroppo abbiamo quel cattivo gusto che ci obbliga a guadagnarci la pagnotta quotidiana andando a lavorare .
Il secondo è che , da che mondo e mondo, la notte degli Oscar mi ha fatto sempre due palle così, come due caciocavalli, per dire. Praticamente tutta la notte per consegnare quelle statuette, di discorsi di ringraziamento, di battute fintosimpatiche ecc ecc.Preferisco dormire ...ecco l'ho detto.
Ma veniamo ora ai pronostici veri e propri: a differenza dell'anno scorso in cui mi mancavano molti dei film nominati, quest'anno arrivo abbastanza preparato e con maggiore cognizione di causa. Mi manca solo solo Her di Spike Jonze tra i film nominati. E conto di recuperarlo in tempi brevi

MIGLIOR FILM: primo pronostico e prima divergenza tra la bradipa e me. Lei punta decisa su 12 anni schiavo, per me l'Oscar lo dovrebbe vincere The Wolf of Wall Street anche se sono consapevole che un film così sboccato ed eccessivo è difficile che vinca. Anche per me è probabile che vinca 12 anni schiavo, classico esempio di cinema di impegno civile che piace tanto agli americani, giusto per far sapere quanto sono bravi oggi e che brutte persone erano prima.Entrambi d'accordo sulla fuffa cosmica che ci ha servito Gravity, altro film che è seriamente candidato a fare incetta di premi.
The Oscar goes to: 12 anni schiavo
Speriamo che non vinca : Gravity

MIGLIOR REGIA : anche qui la bradipa e io confermiamo le scelte di prima. Lei punta su Steve McQueen, io su Scorsese anche se devo dire, complice la recente visione, non mi dispiacerebbe che lo vincesse Payne per quel piccolo gioiello che risponde al nome di Nebraska. Anche secondo me l'Oscar andrà a Steve
McQueen.Anche qui siamo d'accordo sul regista sbagliato che potrebbe essere premiato: Alfonso Cuaron, che qui sul nostro ramo d'albero è molto apprezzato ma con Gravity ci ha colpito veramente al cuore, in senso negativo.
The Oscar goes to : Steve McQueen
Speriamo che non vinca: Alfonso Cuaron.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA : qui la lotta è dura ma anche per questa nomination , la bradipa e io siamo fondamentalmente d'accordo. Secondo noi la statuetta andrà a Matthew McConaughey, autore di una prova eccellente in Dallas Buyers Club che è in grado di smuovere le anime dei giurati dell'Academy. Fenomenale anche il DiCaprio di The Wolf of Wall Street ma crediamo che difficilmente sarà premiato. Ma anche se fosse premiato non ci dispiacerebbe affatto. Ejiofor probabilmente è troppo poco conosciuto al di là dell'Oceano mentre il vecchietto bisbetico e un po' rinco interpretato da Dern ( che ha vinto il premio come miglior attore protagonista a Cannes) potrebbe essere l'outsider.Tutte ottime le nominations ma entrambi speriamo che non vinca Bale, un acrobata della bilancia che prima o poi schiatterà quando si opererà l'ennesimo drastico cambiamento di fisico per prepararsi a un film. Il suo fegato ormai sarà già andato in pappa.
La nostra è probabilmente invidia...lui dimagrisce in tempo zero e noi qua sono anni che stiamo a dieta e dimagriamo di neanche 100 grammi. L'ultimo dietologo se lo semo magnato.
The Oscar goes to : Matthew McConaughey
Speriamo che non vinca : Christian Bale

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: qui la scelta è paradossalmente più facile perchè entrambi siamo stati colpiti dalla performance di Cate Blanchett in un film peraltro non irresistibile come Blue Jasmine di Woody Allen ( che comunque rappresenta un minimo segno di vita dopo lo sfacelo della sua filmografia di questi ultimi anni) e siamo rimasti piuttosto interdetti dall'overacting sfrenato di Meryl Streep in I segreti di Osage County. Insostenibile. Misteriosa la candidatura di Sandrona Bullock nel suo one woman show chiamato Gravity, mentre Amy Adams e le sue clementine in bella vista probabilmente non potranno fare nulla contro la maestosa Cate. Possibile outsider Judy Dench ma con remote possibilità di vincita.
The Oscar goes to : Cate Blanchett
Speriamo che non vinca: qui un ex aequo tra Meryl Streep e Sandra Bullock

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA : anche su questo la bradipa e io siamo totalmente d'accordo e lo siamo fin da quando abbiamo visto Dallas Buyers Club, quindi anche senza aver visto le prove di alcuni degli altri nominati. Il premio DEVE essere di Jared Leto, la sua performance è assolutamente straordinaria e riesce ad oscurare anche quella favolosa di Jonah Hill nel film di Scorsese . Fassbender è un ottimo outsider perchè monta il cavallo presunto vincente a questa corsa agli Oscar mentre è ottimo anche Bradley Cooper che in bigodini ci ha regalato una visione indimenticabile. Misteriosa la candidatura del carneade ( almeno per me ) Barkhad Abdi, tanto noto che ho dovuto guardare il nome su Wikipedia per scriverlo correttamente.
The Oscar goes to : Jared Leto
Speriamo che non vinca : Barkhad Abdi

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA : lotta dura tra di noi. A me è piaciuta da impazzire la June Squibb che la bradipa ha un po' patito ( anche se la scena del cimitero ha fatto collassare anche lei). A lei è piaciuta parecchio Julia Roberts che devo dire è stata molto brava, molto meglio di come fossi abituato a ricordarla. Secondo noi è lei la favorita, anche se io tifo June Squibb. Speriamo che non lo vinca la Lawrence, anche se mi piacerebbe vedere che tipo di gaffe si inventerebbe stavolta all'atto di ricevere il premio dopo una caduta a faccia in avanti e la perdita di un pezzo consistente di vestito , praticamente uno smutandamento in mondovisione..
Nulla da dire sulla sua performance in American Hustle ma guardando in giro c'è stato decisamente di meglio.
The Oscar goes to : Julia Roberts
Speriamo che non vinca : Jennifer Lawrence

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE : tra quelli che abbiamo visto il premio dovrebbe andare senza dubbio a Nebraska , ma temiamo che il candidato più autorevole alla statuetta sia l'unico film che non abbiamo ancora visto, quell'Her , scritto e diretto da Spike Jonze di cui si dicono meraviglie. Secondo noi il favorito è Her, mentre speriamo che non vinca ( ma del resto non mi sembra sia amatissimo dai membri dell'Academy e gli ultimi scandali non depongono certo a suo favore in una nazione bigotta e puritana  ) Allen che ha scritto e diretto un film che è un parziale segno di vita nella sua carriera ma è sicuramente ben lontano dalle sue cose migliori.
The Oscar goes to : Her di Spike Jonze
Speriamo che non vinca : Blue Jasmine di Woody Allen

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: qui la bradipa e io divergiamo in modo assoluto. Lei vota per la sceneggiatura di 12 anni schiavo scritta da John Ridley io invece sono un fan sfegatato del lavoro fatto da Terence Winter in The Wolf Of Wall Street. A distanza gli altri , inspiegabile la presenza della sceneggiatura di Captain Phillips - Attacco in mare aperto. Non mi sembra all'altezza di una notte degli Oscar. Comunque anche io credo che vinca 12 anni schiavo, il film che a nostro parere sarà il vincitore di questa nottata.
The Oscar goes to : 12 anni schiavo
Speriamo che non vinca : Captain Phillips - Attacco in mare aperto

MIGLIOR FILM STRANIERO: qui siamo toccati molto da vicino visto che il candidato più autorevole è il nostro Paolo Sorrentino con La grande bellezza. Lo abbiamo visto recentemente e ci ha impressionato: non è un capolavoro nel suo continuo oscillare tra un autocitazione forse di troppo e Fellini, ma è qualcosa che va ben oltre il provincialismo a cui ci ha abituato il nostro cinema in questi ultimi anni. Speriamo veramente che lo vinca anche se è di ieri la notizia che in Francia il Cesar come miglior film straniero se lo sia aggiudicato il belga Alabama Monroe , altro concorrente a questa notte degli Oscar, e che nella cinquina di nominati ci sia anche il bellissimo Il sospetto di Tomas Vinterberg che secondo noi è il concorrente più pericoloso nella corsa alla statuetta de La grande bellezza.
The Oscar goes to : La grande bellezza

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE : non li abbiamo visti tutti e non abbiamo visto soprattutto l'ultimo di Myiazaki che da queste parti è letteralmente adorato, quindi il nostro non potrà che essere un giudizio parziale. Tra quelli che abbiamo visto ( ci manca anche Ernest & Celestine ) credo che ci sia un vincitore annunciato che sia Frozen che è nettamente superiore ai suoi concorrenti americani, strepitosi dal punto di vista tecnico ma che non scaldano più di tanto il cuore come I Croods e Cattivissimo me 2,soprattutto il secondo che non va oltre un'aurea mediocrità.
The Oscar goes to : Frozen
Speriamo che non vinca : Cattivissimo me 2

MIGLIOR FOTOGRAFIA: è straordinario il lavoro che fa Phedon Papamichael in Nebraska con una fotografia in bianco e nero dalle mille sfumature, quindi quello che tifiamo è lui, ma il timore della bradipa e il mio è che questo premio, fondamentalmente tecnico farà parte dei contentini riservati a Gravity, film senza dubbio eccellente sotto il profilo tecnico ma che regala poca emozione , almeno così ha fatto con noi. Da
sottolineare anche la bellissima fotografia di Roger Deakins in Prisoners e di Bruno Delbonnel in A proposito di Davis ma crediamo vincerà Gravity.
The Oscar goes to : Gravity
Speriamo che non vinca : Gravity

MIGLIOR SCENOGRAFIA: anche se il film non è un capolavoro come ci saremmo aspettati crediamo entrambi che il premio debba andare a Il Grande Gatsby che dal punto di vista scenografico ( e anche i costumi sono da Oscar ma ne parliamo più avanti) è un qualcosa di favoloso. Ci mancano però le scenografie di Her che non abbiamo visto, quindi il giudizio è parziale anche se puntiamo forte sul film del grande Baz.
Anche qui il timore che vengano premiata le scenografie spaziali minimal di Gravity....
The Oscar goes to : Il grande Gatsby
Speriamo che non vinca : Gravity

MIGLIORI COSTUMI: è un premio che dovrebbe essere consegnato assieme a quello delle scenografie, almeno in questo caso. Il nostro favorito assoluto è Il grande Gatsby ma c'è anche da sottolineare il lavoro dei costumisti di American Hustle. Un gradino sotto  tutti gli altri anche se non abbiamo visto The Invisible Woman anche se non riteniamo che abbia possibilità di vittoria.
The Oscar goes to : Il grande Gatsby
Speriamo che non vinca : 12 anni schiavo

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI : tutti e due crediamo che questo Oscar difficilmente sfuggirà a Gravity che dal lato puramente tecnico è qualcosa di favoloso, sembra davvero di stare nello spazio. Peccato che manchi di tutto il resto.L'unico nominato che ci sembra sotto il livello degli altri ( ma qui stiamo veramente spaccando il capello in quattro, parliamo di megaproduzioni da svariate decine di milioni di dollari) è il secondo capitolo del reboot di Star Trek che è curatissimo sotto questo aspetto ma non ci sembra che abbia da proporre nulla di nuovo nel campo degli effetti speciali. Cosa che invece ha fatto Gravity.
The Oscar goes to : Gravity
Speriamo che non vinca : Star Trek - Into darkness


E per oggi la finiamo qui, sia perchè il post è diventato kilometrico a forza di fare pronostici , sia perchè siamo totalmente impreparati nelle altre categorie come miglior documentario, miglior canzone ecc ecc....
A domani la seconda parte del gioco.
Vedremo quanti ne abbiamo presi e quanti no.
Sarà difficile migliorare l'inglorioso 4 su 13 dell'anno scorso?
Ai postumi della nottata , l'ardua sentenza.

sabato 1 marzo 2014

Philomena ( 2013 )

Irlanda 1952: Philomena, adolescente, è incinta , è stata ripudiata dalla sua famiglia e viene accolta in un convento di suore che la fanno partorire, le danno da lavorare ( con orari disumani da schiave  ) e le permettono di vedere il figlio un'ora al giorno. Finchè un brutto giorno, lo danno in adozione, anzi per meglio dire lo cedono dietro pagamento di un corrispettivo in denaro, in poche parole lo vendono, a una ricca famiglia assieme a un'altra bambina.
Una terribile consuetudine ad opera di queste suore sedicenti timorate di Dio.
Nel 2002, quindi ben 50 anni dopo, Philomena ancora non si è rassegnata alla perdita del figlio e sta cercando in tutti i modi di trovarlo. E' aiutata nella ricerca da Martin, giornalista appena silurato dalla BBC per ragioni politiche , che cerca una storia forte da raccontare in un articolo per il suo direttore di giornale.
Le loro ricerche li porteranno in America e alla scoperta di un figlio mai conosciuto nonostante i depistaggi del convento che aveva accolto Philomena nei suoi anni dell'adolescenza.
E invece di un semplice articolo, Martin racconterà tutto in un libro. Un bestseller.
Philomena di Stephen Frears è tratto da un'incredibile storia vera raccontata da Martin Sixsmith nel libro " The lost child of Philomena Lee" a testimonianza che la realtà supera sempre la più fervida delle immaginazioni.
Partendo da una storia raccontata già in modo furente e indignato da Peter McMullan nel bellissimo Magdalene, uno di quei classici film che ti inducono lacrime di commozione e di rabbia una volta arrivati ai titoli di coda e anche ben oltre, Frears adotta un'altra prospettiva : quella del contrasto tra il fermamente ateo Martin e la credente convinta, nonostante tutto, Philomena Lee.
La pellicola si nutre soprattutto dei loro diversi modi di essere, della loro diversa estrazione sociale , della loro diversa identità culturale ( Martin scrive libri sulla storia russa, Philomena legge romanzetti rosa d'appendice ) ma soprattutto sul diverso grado di indignazione che hanno ponendosi alla ricerca del figlio perduto di lei.
Martin è furente con l'istituzione religiosa responsabile di brutture e depistaggi, Philomena è interessata solo a conoscere un figlio che non ha mai conosciuto fisicamente.
E quando appura l'impossibilità di farlo, è assalita dalla vera e propria brama di parlare con chi è stato a contatto con lui, per sapere veramente chi era il suo Anthony, per non farlo diventare semplicemente il Michael di qualche altra, come dice lei in un importante passaggio del film.
Tornato nella sua natia Inghilterra Frears  ritorna a dare il meglio di sè in un film dalla struttura narrativa semplice ma ricco di sfumature , di quelle increspature d'animo che nella sua carriera , perlomeno nei patri confini, è sempre riuscito a catturare con pragmatica maestria.
La sua regia non si concede mai voli pindarici ma la sua esperienza da narratore provetto permette di godersi appieno i duetti di una coppia di attori veramente affiatata: la Dench disegna un personaggio memorabile, uno sguardo luccicante su una vita piena di oscurità, una donna che pur limitata culturalmente riesce a dare un significato credibile al perdono cristiano ben più degli uomini di culto che incontra che teoricamente sono molto meglio attrezzati di lei a farlo, Coogan che il film lo ha cosceneggiato e prodotto è il suo brillantissimo antagonista , una voce del buon senso che ha le reazioni che avrebbe l'uomo comune di fronte a quello che è successo a Philomena.
Martin è la voce dell'indignazione, della voglia di urlare il proprio feroce dissenso in faccia a queste suore che nella loro vita hanno distrutto tante vite sotto l'egida della carità cristiana.
E non dimentichiamo che stiamo parlando della cattolicissima Irlanda.
Lei invece , dall'alto di un fede incrollabile mai venuta meno, è stata capace di perdonare.
Cristianamente.
Candidato a 4 premi Oscar da outsider ( Miglior film, miglior attrice protagonista, migliore sceneggiatura non originale, miglior commento musicale) Philomena è un film piccolo, intimista, struggente ma importante .
E' la rappresentazione visiva di una di quelle storie larger than life, la storia di un amore per un figlio perduto troppo presto e ritrovato troppo tardi.
Ma ciò basta per il cuore di una madre che non ha mai dimenticato i bellissimi momenti regalati dallo sguardo e dal sorriso di quel tenerissimo bambino.

( VOTO : 7,5 / 10 )

Philomena (2013) on IMDb