I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

domenica 8 giugno 2014

Italia anni '70 - Milano violenta ( 1976 )

Raul Montalbani, detto il Gatto, organizza assieme ad altri complici e a un basista una rapina alla ASPEX. Però non tutto va come dovrebbe perché la polizia li individua subito e loro sono costretti a fuggire lasciando dietro di loro una cospicua scia di sangue.Due dei rapinatori fuggono con il malloppo, altri due sono inseguiti dalla polizia e sono costretti a prendere degli ostaggi.
Il Gatto però sopravvive e , una volta calmate le acque , va alla ricerca dei due complici con la refurtiva per dividersela .
Ma non è così semplice perché lui si sente tradito e loro non vogliono dividere. Tentano di ucciderlo nel mattatoio dove si sono dati appuntamento per riprendere i soldi da dove li avevano nascosti  e fuggono in una villa dell'hinterland milanese.
Il Gatto però sopravvive e aiutato da una prostituta li trova per vendicarsi.
La polizia è però sulle sue tracce....
Milano violenta è un poliziottesco targato Mario Caiano, uno che si era distinto con alcuni titoli nel genere action all'italiana.
Diciamo che pur essendo messo nel calderone del poliziottesco,  a causa soprattutto di un titolo inequivocabile che riprende lo stilema classico del genere in cui le città sono violente ,sparano o si incazzano, perché in realtà se si va a raffrontare con altre pellicole ad essa assimilabili, si colgono innegabili differenze stilistiche.
E' vero, c'è violenza con un certa propensione per il gore ed è anche piuttosto esibita , in special maniera
nella prima parte, ci sono sequenze spettacolari di inseguimento ( anche se molte meno della media del genere), ci sono figure tratteggiate a colpi di accetta come quella del commissario, che non è il fulcro del film, anzi è una figurina di cartone monodimensionale e vagamente caricaturale e questo già marca una differenza piuttosto sostanziale con i "colleghi" di genere, o quella classica della puttana dal cuore d'oro ( una Silvia Dionisio bellissima anche se meno discinta del solito) uno dei luoghi comuni più difficili da erodere in cinema di un certo tipo.
Presto la pellicola di Caiano assume altre caratteristiche: è un film fondamentalmente di vendetta e di resa dei conti tra rapinatori che in realtà sono le uniche figure che sembrano avere un certo spessore e una certa considerazione nella sceneggiatura.
Proprio questo suo concentrarsi evidentemente sui "cattivi" fa spostare l'asse del film dal genere poliziottesco verso il noir o il gangster movie.
Naturalmente tutto riletto alla maniera sbrigativa di come si facevano questi film , fabbricati in serie col male e peggio, soprattutto in sede di sceneggiatura e dialoghi, perché dovevano consegnare al pubblico che affollava le sale cinematografiche di quel periodo solo quello che voleva: evasione, violenza, sequenze spettacolari fatte con l'unico scopo di far salire il cuore in gola, immediatamente dietro alle tonsille.
Milano violenta riesce parzialmente nello scopo perché se è vero che è dotato di qualche scena adrenalinica  , è anche vero che nella seconda parte si trasforma in un film di attese richiamandosi alle atmosfere del noir gangster movie americano e a quelle del polar francese.
Con tutte le distinzioni del caso perché, come più volte affermato la sceneggiatura non pare tutto questo granché e anche la logica in molti momenti va proprio a farsi benedire.
I punti di forza di questo film risiedono nel cast di tutto rispetto con diversi volti noti del genere che sembrano al posto giusto nel momento giusto, in una fotografia sgranata e autunnale che si rivela azzeccata e quel suo voler essere diverso nonostante un titolo che lo rende immediatamente ascrivibile al genere poliziottesco.
Il titolo era ( ed è) se non tutto , molto quando si tratta di far incassare.
E questi film dovevano solo incassare, non perdersi di fronte a tanti sofismi d'autore.
Altro particolare, una curiosità più che altro: a parte il segmento iniziale, quello della rapina , questo film con Milano c'entra poco o nulla essendo stato girato in gran parte a Roma, al mattatoio di Testaccio e in una villa bellissima ma che potrebbe essere situata in qualsiasi parte d'Italia....

( VOTO : 6 / 10 )

Milano violenta (1976) on IMDb

sabato 7 giugno 2014

The Borderlands ( 2013 )

Un team di religiosi, tecnici e scienziati viene inviato dal Vaticano in una sperduta chiesetta inglese nel bel mezzo del nulla in quanto a detta del parroco succedono cose inspiegabili e misteriose.
Il team impianta tutta una serie di attrezzature per rilevare le eventuali attività paranormali ma è costretto a chiamare un altro prete per spiegare quello che sta accadendo. Anche perché il parroco si è suicidato.
Tra culti pagani e paure ancestrali, il manipolo si trova invischiato in qualcosa che va oltre la semplice credulità religiosa....
Rieccoci a parlare di mockumentary e di found footage, un genere che a mio parere ha ormai espresso il meglio e che è clamorosamente crollato sotto la mancanza di ispirazione nel dire e affermare cose nuove.
Gli stessi stilemi ripercorrono ormai  tutti i film appartenenti al genere e non sono rielaborati con quel minimo di creatività necessario per creare almeno un minimo di interesse.
E permane sempre il sospetto che scegliere di fare un film di questo genere sia mera esigenza economica e non slancio creativo.
Allora perché vedere The Borderlands, opera prima di tale Elliot Goldner , regista e sceneggiatore al suo esordio nel lungometraggio?
Per prima cosa perché la curiosità non è solo femmina e non ha solo ucciso il gatto, quindi si deve toccare con mano un film che in giro per il web ha evocato anche pareri positivi , per seconda cosa alla fine qualsiasi cosa che è mockumentary o found footage si vede per cercare qualche spavento di quelli genuini ( perché si pensa sempre che un genere come l'horror ormai ha esaurito la sua carica propulsiva in fatto di salti sulla poltrona e quindi ci si rifugia in qualcosa di reale o che scimmiotta la realtà traendone sensazioni di paura primigenia ) e poi anche perché è una produzione inglese e non americana.
The Borderlands , pur non affrancandosi dalle debolezze comuni a moli altri film esponenti del genere, ha qualche freccia al suo arco.
La prima è che non bisogna prendere un anteimetico per vederlo .
La telecamera affetta da delirium tremens ci viene riservata solo nell'ultimo quarto d'ora ma è ampiamente giustificabile dalla svolta che prende la narrazione e quindi si trasforma in mezzo espressivo che genera un'angoscia di quelle che ci mettono un po' di tempo ad abbandonarti, anche dopo la fine dei titoli di coda.
Altra cosa positiva è che il film è costruito in maniera certosina con dialoghi non buttati là alla rinfusa ma con diversi , interessanti spunti di riflessione visto che siamo alle prese con personaggi manifestamente agnostici ( o atei addirittura) che si confrontano con religiosi e questi ultimi si confrontano con la scienza, cosa assolutamente non semplice o scontata .
Non i consueti personaggiminkia del solito filmetto.
E poi c'è l'ambientazione , il classico paesino con due case, tre pub e una chiesa al centro del villaggio, tutti amabilmente dispersi nel nulla della brughiera inglese.
Tutte cose che predispongono bene: certo, Goldner con i pochissimi mezzi che ha a disposizione non può fare miracoli e il film per i primi due terzi non è il massimo dell'esplosività in quanto a sceneggiatura e spaventi genuini regalati però perlomeno non vien voglia di spegnere tutto per mettesi a fare qualcosa di più aggradante che non fracassarsi gli zebedei davanti allo schermo.
Goldner ha comunque un certo savoir faire nel maneggiare gli ingredienti classici del film de paura , non roba nuova ma il solito materiale di repertorio però tirato a lucido e organizzato con discreta cura.
Quindi i soliti strilli, strepiti, rumoracci però inseriti in un contesto che riesce a creare una notevole dose di tensione fino ad arrivare al climax proprio nella parte finale , angosciosa e claustrofobica che non lascia indifferenti.
In conclusione direi che The Borderlands , pur non rielaborando gli stilemi del genere riesce a creare un minimo di interesse per un genere che per quanto mi riguarda è ormai alla frutta.
Ma ben vengano le produzioni come questa che comunque denotano una  capacità apprezzabile nel destreggiarsi con l'armamentario standard del genere.
E viene voglia di aspettare che Goldner confermi le sue doti con produzioni ben più danarose di questo,, sperando che il denaro non appiattisca il suo talento....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

The Borderlands (2013) on IMDb

venerdì 6 giugno 2014

Come il vento ( 2013 )

Ispirato alla storia vera di Armida Miserere, la prima donna direttore di carcere che in un mondo militarizzato e maschilizzato si crea una fama di dura e si guadagna il rispetto di molta gente ( detenuti ma anche colleghi) che non è abituata a rispettare una donna.
Armida in realtà convive con un dolore sordo e lancinante, un qualcosa che la insegue lungo tutti i suoi spostamenti su e giù per l'Italia, quasi a voler sfuggire da questo male che la affligge.
Ma a Sulmona, quel Venerdì  Santo del 2003, un tragico 19 aprile, il dolore la sovrasta e Armida si toglie la vita. Ha 47 anni.
Ricordavo a grandi linee la storia della vita di Armida Miserere ma naturalmente sapevo solo quello che riportavano le cronache dei giornali e dei tg , ignoravo molti particolari della sua vita.
Particolari che vengono svelati con delicatezza, con estremo rispetto, anche con una certa pudicizia ( termine da intendersi nel senso più lato possibile) da questo film di Marco Simon Puccioni, regista che si è costruito una solida fama di documentarista.
Puccioni invece dell'impegno civile  o di una impalcatura da film carcerario, sceglie di inquadrare da una prospettiva molto intima una figura come quella di Armida Miserere , una che ha percorso gli anni di piombo in Italia, restandone direttamente coinvolta ( la causa del suo dolore che l'ha inseguita tutta la vita), una che ha dato un nuovo impulso e un nuovo stile nella conduzione dei carceri che è stata chiamata a dirigere, una donna piccola e puntuta, incorruttibile e determinata come il più addestrato dei marines.
Una figura che si stagliava in un mondo che non sembrava fatto su misura per lei.
E sicuramente non lo era.
Dicevamo del taglio intimo dato al film, quel suo insistere sul suo lato privato, su quel suo essere senza legami e senza radici , libera come il vento e pronta quindi a cogliere sempre nuove opportunità di lavoro in un ambiente che l'ha sempre guardata di sottecchi e come minimo sottovalutata.
Emerge il ritratto di una donna tanto dura e irreprensibile dal punto di vista lavorativo, quanto fragile e svuotata dai tragici eventi della sua vita.
Una donna in un limbo , tra due mondi, uno in cui indossare una maschera granitica per non far intuire il benché minimo segno di debolezza e uno privato , a sua misura in cui finalmente dare sfogo a tutte le sue fragilità e incertezze.
Ne esce fuori un ritratto gentile e intenso allo stesso tempo, una figura di donna abituata a convivere con l'infelicità e a nasconderla.
A dare il volto e il corpo ad Armida ci pensa Valeria Golino, attrice non precisamente apprezzata qui a bottega a partire dalla sua voce.
Eppure la sua carriera parla di un'attrice che non fa scelte ovvie solo in nome del botteghino e che è cresciuta in tutti i sensi , a partire dalla consapevolezza della sua capacità.
E' strano che ormai la Golino preferisca muoversi ai margini della cinematografia nostrana preferendo opere a più ampio respiro.
E' strano ma plausibile ed encomiabile che un'artista non voglia essere ingabbiata in una scena cinematografica modesta e provinciale come la nostra.
E questo è testimoniato dal suo primo film come regista, Miele ( di cui abbiamo parlato qui  ) , dal suo ruolo ne Il capitale umano di Virzì ( ne abbiamo parlato  qui   ) e anche nella scelta di un ruolo difficile come quello di Armida Miserere, personaggio di grande impatto emotivo e di clamorosa intensità drammatica.
Al di là di qualche lentezza e di una Valeria Golino che oscura tutti gli altri personaggi in scena ( a partire da un Filippo Timi confinato a un ruolo abbastanza marginale in termini di minutaggio, ma fondamentale per il film), Come il vento, titolo preso dalle parole della stessa Armida Miserere nel biglietto lasciato , è un valido esempio di cinema italiano altro e già solo per questo è da incoraggiare.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Like the Wind (2013) on IMDb

giovedì 5 giugno 2014

I figli degli uomini ( 2006 )

Londra 2027 : in un mondo oltre l'orlo del collasso in cui le donne non possono più procreare, Theo Faron, professore di storia in cerca di una ragione per vivere e per non lasciarsi morire giorno dopo giorno, assieme alla moglie e a un gruppetto di " cospiratori" cerca di portare una donna , rimasta miracolosamente incinta dopo circa 20 anni, a un santuario in riva al mare , da degli scienziati al fine di far partire un nuovo futuro per l'umanità dopo la sterilità generale.
Ma il percorso è lungo e pieno di ostacoli.
Tra tutte le raffigurazioni del futuro prossimo elaborate nel cinema di fantascienza , quella evidenziata in questo bel film di Cuaron è sicuramente una delle meno rassicuranti.Siamo a Londra,2027, non nasce un bambino da piu'di 18 anni, in strada si vedono catorci di automobile che hanno visto tempi migliori, riscio' a motore che ricordano l'altra parte del globo terracqueo, si vedono cumuli di macerie e di immondizia (riferimenti al presente?) un futuro che non sembra essere progredito affatto,anzi sembra si sia tornati indietro in questo mondo che sembra non avere un domani.
Il protagonista,Theo,una sorta di funzionario statale è un esponente tipico di questo mondo di zombi che ricorda tanto il mondo tratteggiato da Romero nel suo bel film, La terra dei morti viventi.
Theo è abulico,svogliato, lavora solo per soldi e ha pure molti debiti,è lento, tutto gli scivola addosso e non sembra avere  prospettive future come il suo mondo.
Fino a che riappare la sua ex moglie che gli crea la prospettiva, una ragione per andare avanti: aiutare una donna incinta a fuggire dall'inospitale Inghilterra
.E incomincia la sua progressiva trasformazione per diventare un uomo molto migliore di quello prima, addirittura divenire temerario pur di aiutare questa sconosciuta che porta in grembo il mistero di un'altra vita.

E'un film di inseguimenti, ci sono conflitti etnici, si radicalizza il problema dell'immigrazione (l'Inghilterra ridotta a una marea di bidonville senza colore per profughi e immigrati trattati come bestiame ai confini fortificati), addirittura i protagonisti si trovano in mezzo a un funerale palestinese, si combatte casa per casa, centimetro per centimetro, si combatte tra esercito e terroristi senza sapere che cosa difendere o che cosa attaccare da una parte e dall'altra...è tutta una maceria....
Il bambino rappresenta il futuro di un mondo che non ne aveva...
Il film di Cuaron trae linfa vitale da Clive Owen che da candidato James Bond si trasforma in uomo dimesso,abbruttito dalla vita offrendo una prova decisamente convincente.
Funzionali sono poi le scenografie agghiaccianti che aggiungono angoscia all'angoscia che evoca la mancanza di nascite, si vedono praticamente solo rovine, macerie, violenza, disperazione.
Cuaron adotta uno stile molto vivace con piani sequenza lunghi, scene di massa elaborate ottenendo un ottimo risultato, un film che si insinua nelle pieghe dell'animo e vi rimane con la sua forte carica emotiva.
Il finale non è ovvio.è assolutamente all'altezza del film come raramente succede in questo genere di film in cui la chiusura rappresenta sempre uno scoglio difficilmente sormontabile sempre col rischio di banalizzare tutto....

( VOTO : 8 / 10 ) 

Children of Men (2006) on IMDb

mercoledì 4 giugno 2014

Il mio quattrozampe e io: Zorba, Pio IX , Pio X , i bombi e le osmie

Zorba
Eccoci ad una nuova puntata della rubrica Il mio quattrozampe e io.
L'intervista di oggi è un po' speciale perchè sono speciali gli animali protagonisti , diciamo che non hanno tutti precisamente quattro zampe o giù di lì e non sono dei pelosoni convenzionali.
Anche il personaggio che ha animato questa intervista è un po' particolare, molto speciale e lasciatemelo ringraziare fin da ora perché so che per lui rispondere a queste domande è stato uno sforzo ( perlomeno fisico ) non indifferente e già il fatto che abbia voluto partecipare come promesso qualche mese fa a questa rubrica mi riempie di orgoglio, Orgoglio vero.
Lui è Mario, alias bombus lapidarius, animatore del blog Impervie, ardue visioni, un blog dove convivono passione, competenza e garbo al servizio del cinema d'autore raccolto qua e là per il mondo.
Pio X in relax

Una lettura davvero interessante.
1)Ciao Mario, permettimi di ringraziarti per questa piccola intervista perché so in quali condizioni difficili stai vivendo in questo momento ( in un casolare in mezzo alle montagne, senza corrente elettrica, nè acqua).Cominciamo con la solita domanda. Presentati e presenta i tuoi amici a quattro ( o più ) zampe.
Sono bombus lapidarius ( Mario per gli amici ) e da un anno circa gestisco il blog di cinema " Impervie, ardue visioni".
Nel tempo libero faccio l'apicoltore, l'agricoltore ( biologico) e per incrementare i guadagni produco e vendo anche qualche quadro ( mosaici con sabbia in rilievo).
Per qualche anno ho allevato anche bombi.
Pio IX

La società dei bombi non è perenne come quella delle api , ma " anarchica".
Ogni anno la regina viene uccisa e la colonia si sfalda per rinascere l'anno successivo.
L'allevamento rende bene , ma è stancante e , per me, psicologicamente frustrante  perché tendo ad affezionarmi alla mia regina . Il regicidio come regola mi inquieta.
Ho sempre avuto gatti, fin dalla più tenera età. 
Apprezzo la loro indipendenza, la loro dignità, con loro instauri un rapporto da pari a pari.
Adesso ho due gatti : Zorba e Pio X.
Zorba l'ho trovato sotto un fico d' india , "rapito" dal padre. 
Piangeva disperatamente e non ho potuto fare a meno di adottarlo. L'ho nutrito per una decina di giorni con latte in polvere e poi sono riuscito a farlo adottare da una gatta con dei cuccioli appena nati.
Ancora Pio X 

E' cresciuto benissimo ma il trauma subito da piccolo l'ha segnato profondamente, ha mille fobie ed è terrorizzato da tutto e da tutti.
Adesso ha dodici anni.
Fino a tre anni fa ha vissuto assieme ad una gatta fantastica, Pio IX.
Lei lo proteggeva e lo difendeva dagli altri gatti, lo coccolava, gli ha insegnato tutto. 
Era una gatta meravigliosa.
D'estate venivano con noi in villeggiatura , in giro per le isole siciliane
Era bellissimo vederli aspettarmi davanti alla porta della casa di campagna per la passeggiata serale. Era un rito con regole stabilite da loro: io camminavo dietro , loro avanti; io dovevo seguire il sentiero, loro potevano andare dove gli pareva.
Facevamo chilometri in questo modo e quando io rallentavo un po' troppo, mi venivano vicino e guardandomi dritto negli occhi quasi sembrava che mi volessero dire : " E che cavolo, voi umani siete così dannatamente lenti!"
E di nuovo Pio IX

Quando Pio IX è morta, per il povero Zorba è stata una tragedia. Tutte le sue fobie si sono accentuate e ha cominciato anche a soffrire di leccamento compulsivo.
Si lecca il pelo in modo parossistico fino a sanguinare. E' inguardabile.
Abbiamo così deciso di prendere un'altra gatta , pensando che la cosa potesse fargli piacere. 
Ma è stata una pessima idea.
Pio X ( sì , chiamo tutte le gatte con il nome di papi, abbiamo avuto anche un Karol e un Leone II), si è rivelata una gatta egoista, cinica e vendicativa.
Una piccola guida alle varie osmie

Ha sottomesso il povero Zorba , gli ha tolto tutti i suoi spazi vitali, ha cercato di strappargli tutti i suoi privilegi ( lo spazio nel letto o sul divano accanto a me).
Ogni tanto il povero Zorba si ribella, si riprende per qualche giorno quello che considera suo a tutto diritto, ma poi , stanco di una guerriglia continua, desiste, intristendosi, autoflagellandosi e continuando a soffrire.
La casa in cui abitiamo a Palermo non è molto grande, ma per fortuna possiamo usufruire del tetto.

Più di 100 metri quadrati!
Lì ho costruito delle grandi aiuole di mattoni e ho messo a dimora una quantità impressionante di cactus ( ho decine di specie di mammillarie, astrophytum, ferocactus, echinocactus) e passiflore, tra cui due edulis che ci danno centinaia di ottimi frutti.
Tre anni fa abbiamo deciso di impiantare un orto nel tetto. Abbiamo piantato pomodori, peperoni, pomodorini, lattughe e tantissime fragole...ma avevamo bisogno di insetti impollinatori.
Le poche api cittadine non bastavano.
 Così ho tagliato delle grosse canne palustri, le ho intrecciate insieme, le ho chiuse in fondo con delle pezze di cotone, e le ho posizionate in ombra sotto il gazebo. 
Potevo aspettare che qualche osmia decidesse di nidificare lì, ma ho preferito andare a recuperare qualche esemplare in campagna per poi liberarlo sul tetto. Molte volavano via lontano, ma due femmine hanno trovato di loro gradimento i nidi. 
bombus lapidarius

Adesso ho una colonia florida. 
Sono delle impollinatrici meravigliose ed è un piacere stare a guardarle mentre passano da fiore in fiore. 
Non mi è mai capitato di essere punto.
In natura le popolazioni di osmia rufa sono considerate in drammatico declino (come tanti imenotteri, purtroppo), ma qui, sul mio tetto, la colonia si va espandendo. Sono quasi sicuro che abbiano fatto nidi anche nei palazzi vicini. 
D'estate le devo difendere dalle vespe crabro, killer spietati.
Ah, dimenticavo: facciamo anche "lotta biologica". In primavera andiamo a raccogliere decine di larve di coccinella. 
Le larve sono efficacissime nel difendere le piante dagli attacchi di afidi. 
Gli adulti, di solito, volano via. Qualcuno però rimane. 
Qualche insetto da predare lo si trova sempre. 
bombus lapidarius al lavoro
E poi le mie coccinelle hanno preso un'abitudine particolare: passano la notte dentro gli enormi fiori di passiflora della varietà "principessa eugenia". 
Il fiore, chiudendosi, le protegge e le premia con una goccia zuccherina, molto apprezzata. 
La mattina vengono fuori tardissimo: quasi a mezzogiorno. 
Bella vita!
2) Non sono un entomologo ma mi hai fatto quasi appassionare. Per la prima volta in questa rubrica ci troviamo a parlare di amici animali non precisamente convenzionali. Non sono neanche a quattrozampe. Da dove nasce la tua passione per le osmie?
Adoro gli imenotteri come si può apire facilmente dal mio nickname. Mi danno da vivere, ma adoro anche guardarli passare di fiore in fiore instancabilmente.
Non posso fare a meno di averli vicino.
vespa crabro

 Come ho detto in città ho "costruito" un orto sul tetto della mia palazzina e non essendoci condizioni per tenere un'arnia, ho deciso di costruire dei nidi di canne per le osmie, le api solitarie.
Nidi che fortunatamente sono stati colonizzati da diverse femmine.
Le osmie non formano una vera e propria società ma hanno un istinto gregario. 
Il rapporto con loro è di reciproco scambio: io procuro loro i nidi e le difendo dalle vespe crabro ( killer terrificanti e spietati), loro ricambiano impollinando le mie piante.
A modo loro, ne sono certo, mi si sono affezionate. Si sono abituate alla mia presenza ( non le infastidisco e non faccio movimenti bruschi) e non mi hanno mai punto.
D'estate quando il sole è meno cocente passo ore ed ore ad osservarle.
Per ora nidificano solo osmie rufe, ma questa promavera ho visto diversi esemplari di andrena ( forse l'agilissima) e , anche se è molto difficile, spero che nidifichino da me.
Ho costruito per loro dei nidi scavando dei mattoni di cotto. Non si sa mai....
3) Quando ti ho contattato qualche giorno fa mi hai detto che in questo periodo stavi vivendo in mezzo alle montagne per degli accoppiamenti tra vari ibridi di osmie ( se non ho capito male), senza acqua corrente , nè energia elettrica.
Io dubito che riuscirei a fare una cosa simile. Tu come ci riesci?
vespa crabro

E' vero, da più di un mese mi sono stabilito ( con le mie api) in un casolare senza acqua corrente , nè elettricità, tra le montagne.
Ero stanco di praticare l'apicoltura "nomade".
Il posto si presta benissimo per l'allevamento stanziale: ci sono fioriture abbondanti e molta biodiversità.
Oltretutto in zona non ci sono altre arnie, non rischio così di ibridare le mie colonie.
Ho solo api nere sicule, una sottospecie dell'ape mellifera però più resistente ai parassiti e dallo sviluppo precoce.
Tende però a ibridarsi facilmente con la sottospecie più diffusa, la ligustica.
Cerco di evitarlo in ogni modo , perchè i pacchi di ape sicula ( cioè la regina con il numero sufficiente di operaie) si vendono più facilmente.
Certo le comodità mi mancano , ma ci si abitua presto.
Apis mellifera ligustica

Pesa molto di più la solitudine ( in queste montagne non c'è quasi nessuno); la sera passo le ore a leggere. Per fortuna ho un fantastico ebook reader con una batteria eterna o quasi....
4) Scusa ma sono tremendamente curioso riguardo a questo periodo in cui stai vivendo in condizioni molto speciali: mi racconti una tua giornata tipo?
La mia giornata tipo: sveglia all'alba, colazione veloce, passeggiata alla sorgente a prendere l'acqua nella giornata, lavori nell'orto. Alle dieci, quando il sole è già alto, visita alle arnie e lavori necessari alla loro manutenzione ( eliminazione celle reali in esubero per evitare sciamature indesiderate, controllo eventuali parassiti...). Poi svago: riempire le mangiatoie per uccelli e passeggiate nei dintorni , raccogliendo , se capita, asparagi e verdure selvatiche.
Apis mellifera siciliana

Nel primo pomeriggio ricontrollo le arnie, raccolgo la pappa reale, il polline e il veleno d'api. Poi cucino ( preparo soprattutto sushi e onigiri vegetariani) e mi dedico alla lettura.
Due volte alla settimana vado in bicicletta al paese ( non ho la macchina) per la spesa e per controllare la posta all'internet point ( il paese è a 15 km e al ritorno c'è una salita che ti spezza le gambe...
5) Avendo vissuto in condominio, so quanto possa essere difficoltoso fare certe cose: ma tu come hai fatto a organizzare il tuo tetto in quella maniera senza che nessuno si lamentasse?
Per fortuna viviamo in una palazzina a due piani e il tetto è nostro. Altrimenti non avrei potuto costruire 8 aiuole in mattoni, nè "allevare" le osmie, nè mettere dappertutto mangiatoie per uccelli...
6) Sembri così tranquillo eppure è evidente che sei un tipo decisamente votato all'avventura: come riesci a conciliare tutto questo con la famiglia?
E' vero adoro l'avventura. Se non faccio almeno due viaggi l'anno ( in foreste equatoriali, paludi, atolli corallini) scoppio.
Cassette per insetti utili

Mia moglie mi accompagna quando può, quando il suo lavoro glielo permette.
Certo la mia mancanza le pesa ( come a me pesa la sua ) ma sa , conoscendomi bene, che non può trattenermi.
In questi mesi , in montagna, viene a trovarmi tutti i fine settimana.
7) Mi sembra che tra Zorba e Pio X non ci sia tutto questo feeling ( e questo alle volte tra gatti succede, anzi direi piuttosto spesso): ma tra Pio X e voi della famiglia invece le cose come vanno?
Si, tra Zorba e Pio X non c'è troppo feeling, ma hanno imparato a convivere, sopportandosi a vicenda.Pio, anche se con Zorba è vendicativa e spesso perfida, con me e mia moglie è una gatta dolcissima e affettuosa.
Fa sempre le fusa e adora acciambellarsi sulle gambe.
In questi mesi è a dieta ed è ossessionata dal cibo.
8) Perché questa curiosa usanza di chiamare le tue gatte con nomi di papi?
Lo ammetto, è una strana usanza. 
Probabilmente deriva dal fatto che non sono molto religioso e detesto soprattutto il maschilismo della Chiesa. Il vero motivo, però , sfugge anche a me.
Chissà che cosa avevo in testa quando ho "battezzato" la mia prima gatta!
9) I tuoi gatti conoscono le osmie?
Qualche arnia....

No, le osmie nidificano sul tetto, che è raggiungibile soltanto attraverso una scala a chiocciola senza protezioni. I miei non sono gatti coraggiosi e non ci provano neanche a venir sopra.
Una volta, quando Pio era piccola, l'ho aiutata a salire ma si è terrorizzata e non ho più provato.
10) Quale è la persona che vorresti far gonfiare di punture da parte delle tue api?
Sai, il veleno d'api è una vera e propria medicina. E' portentoso contro le artriti, dolori alle cartilagini e tante altre patologia. E' di moda usarlo contro le rughe. A me non dispiace affatto essere punto ( provo pena però per la povera ape.
Per questi motivi farei pungere dalle vespe ( le loro punture sono davvero spiacevoli) chi non sopporto:tutti coloro che considerano la natura come loro proprietà.
Inquinando , sporcando, deturpando, cacciando e distruggendo.
11) Parole sante. Solita domanda marzulliana : se i tuoi animali fossero un film? Una canzone ? O un libro?
Il film è facile e scontato:" La gabbianella e il gatto " ( Zorba è il nome del gatto protagonista).
 La canzone potrebbe essere Crying, waiting, hoping di Cat power ( un po' per il testo e un po' per il nome della cantante).
Il libro " Sei una bestia Viskovitz" di Alessandro Boffa ( in questo libro gli animali si raccontano. Se lo facesse Zorba verrebbe fuori una storia bella e toccante!)
12) Titoli di coda: dammi qualche ragione per appassionarmi alle osmie come hai fatto tu....
Le osmie sono gli animali più adatti da tenere in casa! Non sporcano, sono indipendendi, non trasmettono malattie, non mordono , non pungono, non fanno capricci, non hanno bisogno di vaccinazioni, si procurano da sole il cibo ( non costano un euro) e impollinando le tue piante ti danno frutta e ortaggi.
Ed è bellissimo stare a osservarle.

E con questo abbiamo terminato una chiacchierata un po' fuori dal comune con bombus lapidarius , per gli amici Mario .
E' stato veramente un piacere parlare di animali di cui francamente sapevo poco o nulla.
Vi ricordo che potete sempre mettervi in lista per essere "intervistati" in questa rubrica ( che devo dire è molto seguita e mi sta dando davvero parecchie soddisfazioni) e lo potete fare o commentando qui o commentando negli altri post appartenenti a questo piccolo gruppo ( che mano mano sta diventando sempre più grande).
La prossima in lista è Mari con il suo piccolo Matteo: ho letto che è impegnata in un trasloco quindi spero di non disturbarla troppo proponendole le mie domande....
Qui sotto i link degli altri posts di questa rubrica. 
Alla prossima settimana!!!
Il mio quattrozampe e io: Panna , Ugo , Micho e Micino
Il mio quattrozampe e io: Fiocco di neve Capuano
Il mio quattrozampe e io . Settechilidigatto
Il mio quattrozampe e io: Persia, Milo e Nina
Il mio quattrozampe e io : Bianca
Aria di novità per il blog...






martedì 3 giugno 2014

Non- Stop ( 2014 )

Bill Marks è un agente federale che fa servizio di sicurezza sui voli transatlantici.
E , imbarcato in incognito su uno di questi voli comincia a ricevere sulla sua linea protetta dei messaggi in cui gli si chiede di far versare 150 milioni di dollari su un conto svizzero altrimenti cominceranno a morire i passeggeri, uno ogni 20 minuti.
Bill cerca di individuare il criminale ma viene lui stesso sospettato di essere un dirottatore anche perché il conto in cui dovrebbero essere accreditati i soldi è a suo nome.
La lotta sarà senza esclusione di colpi anche perchè i passeggeri cominciano a morire uno a uno....
Liam Neeson dopo un passato da attore se non impegnato, diciamo abbastanza serio, appena passati i cinquanta ha trovato la gallina dalle uova d'ora riciclandosi come eroe action, attempatello ma sempre cazzuto.
E da allora sono fioccati i due Taken ( e visto che le disgrazie non vengono mai da sole , pare che nel 2015 ci sarà un terzo episodio) oltre al meno conosciuto Unknown che però era un discreto thriller dai risvolti hitchcockiani che valeva molto più degli altri due film nominati.
Unknown era diretto da Jaume Collet Serra, regista catalano proveniente dalla pubblicità con un già un nutrito curriculum cinematografico ( La maschera di cera, Orphan) , esattamente come questo Non-Stop, thriller ad alta quota in cui Neeson letteralmente sguazza come una paperella in uno stagnetto.
Il suo background di attore non totalmente incapace  permette di dare un vissuto al suo personaggio che è quello del classico superman poliziotto che gli avvenimenti della vita hanno ridotto a una larva totalmente inaffidabile dal punto di vista lavorativo e prigioniera dell'alcool .
Questa zavorra al suo personaggio ( perché in realtà in un film come questo non sappiamo che farcene del suo trascorso) lo rende un minimo più credibile e forse anche leggermente più simpatico , cosa che sicuramente non succedeva nei due Taken.
Ci sono due modi per guardare un film come Non- Stop: mettersi belli comodi sulla poltrona, bere Coca Cola con la cannuccia e ficcare le mani dentro un secchio gigante di pop corn godendosi lo spettacolo senza stare troppo a sottilizzare sulla logica dei vari passaggi e sulle varie incongruenze che mano mano vengono fuori, oppure stare lì con la mentalità del ragioniere e fare le pulci a tutto quello che si vede, dimostrando a ogni passaggio poco chiaro la totale inattendibilità di quello che sta passando sullo schermo.
Ora se si riesce a vedere il film nella prima modalità , allora uno può anche gradire un thriller veloce e ritmato, giocato sugli spazi angusti dell'aereo che non lascia spazio per la noia.
Neeson fa il suo lavoro da eroe action un po' da fermo ma il regista riesce lo stesso a valorizzare un impianto thriller classico , che più classico non si può, anche un bel po' risaputo.
Inquadra un gruppetto di personaggi e lascia la quasi totalità dell'aereo sullo sfondo evitando così l'effetto soap opera e sappiamo benissimo che da quel piccolo drappello verrà fuori la sorpresa, anzi le sorprese perchè Jaume Collet Serra cerca di ravvivare l'attenzione moltiplicando i colpi di scena che cambiano sempre la prospettiva dello sguardo dello spettatore.
Se invece si guarderà il film con la modalità ragioniere on, allora ci si divertirà a triturarlo senza pietà , ridendo di tutto quello che succede in questo aereo sfigatissimo...
Comunque sia Non-Stop è un prodotto di consumo che vale soprattutto per il suo esplorare gli stereotipi del genere, sfiorandoli e non affondandoci in maniera irreversibile.
Del resto si può fare sinceramente a meno, sia del trascorso del protagonista ( che assolve solo alla funzione di creare un minimo di empatia con lui, ma anche no) e anche della soluzione dell'intrigo che è poco convincente .
Ma è un male abbastanza comune ai film di questo genere che si sgonfiano come un soufflè mal riuscito proprio sul finale.
E qui succede esattamente questo .
Non - Stop è comunque intrattenimento non più becero di altri, con una buona realizzazione tecnica e un solido cast di supporto ( c'è anche Julianne Moore versione babbiona zitella  o qualcosa del genere) a un protagonista ammaccato ma che mena come un ossesso....

( VOTO . 6 + / 10 ) 

Non-Stop (2014) on IMDb

lunedì 2 giugno 2014

Blood Glacier ( 2013 )

Janek è un tecnico di una stazione di ricerca situata in una zona impervia delle Alpi Austriache nel Sud Tirolo, che sta effettuando studi sul riscaldamento globale e sulla progressiva diminuizione della superficie dei ghiacci perenni. Durante una delle sue escursioni scopre una rilevante parte di un ghiacciaio colorata rosso sangue e nel contempo il suo cane viene attaccato e morso da una specie di volpe, almeno così crede. 
Intanto una delegazione del Ministero Dell'Ambiente con a capo la ministra sta venendo a fare un'ispezione.
Ma è il momento sbagliato perchè l'essere che ha morso il cane di Janek provoca grossi cambiamenti genetici e ha la tendenza a infettare nuovi ospiti....
Letta la sinossi pensi al solito horroraccio girato con la mano sinistra con l'aggravante di essere talmente debitore de La cosa di Carpenter da andare oltre il plagio e che anche il remake di un paio di anni fa può arrivare a essere un capolavoro a confronto.
E poi gli austriaci, ma quando mai hanno fatto un horror?
Si vabbè Haneke, Seidl, tutta bella gente , ma gente che si sporca fino ai gomiti con sangue  e frattaglie non ce n'è...
E poi ti sovviene che tu 'sto Marvin Kren lo hai già sentito da qualche parte: è tedesco  e assieme al fido sceneggiatore Benjamin Hessler ha realizzato un filmetto ( nel senso della durata che supera di poco i  60 minuti) che si intitolava Rammbock ( di cui abbiamo all'epoca sparlato qui ).
Beh, allora la situazione cambia, uno sguardo bisogna darglielo.
E , tutto sommato, si fa  anche bene, perlomeno non è tempo buttato via con ignominia,  pur se non ci troviamo di fronte a un prodotto che fa dell'originalità il suo marchio distintivo , devo dire che ci si diverte ed è quanto era richiesto a questo Blood Glacier.
A proposito del titolo: lo potreste trovare in giro con vari titoli, da quello originale ( Blutglescher) a quello internazionale con cui ho intitolato questo post, a un inopinato The Station.
Dicevamo che l'originalità non abita qui: è vero ma l'ambientazione sulle Alpi del Sud Tirolo riserva una discreta dose di suggestione e poi questo film con la sua aria un po' vintage provoca subito un bel po' di benevolenza.
Il budget è bassino, direi che è tutto abbastanza spartano ma il regista, Marvin Kren, è tutto fuorchè uno sprovveduto e riesce quasi a trarre forza espressiva da questi fondi limitati.
Riesce a creare claustrofobia in esterni a perdita d'occhio e la sua regia sceglie di non giocare sul vedo non vedo come di solito fanno molti registi di genere.
Lui osa facendo vedere le creature , certo usando qualche artificio per mascherare la povertà di qualche particolare ma decide di affidarsi ai tecnici del trucco e del make up per consegnare ai posteri un lavoro che sicuramente non è memorabile ma apprezzabile lo è di sicuro perché raggiunge egregiamente il suo scopo, cioè divertire senza avere pretese di riscrivere la storia del genere horror o di creare qualcosa di straordinariamente originale.
Quindi sangue e frattaglie mostrati in modo intelligente dall'alto di una regia sapiente e precisa, teutonica oserei dire.
C'è da dire anche che è aiutato anche da un livello di recitazione piuttosto alto per trattarsi di un horror e azzecca anche un personaggio mica da ridere, quello della cazzutissima Ministro dell'Ambiente austriaca, una specie di vecchia virago a prima vista indifesa ma che da sola ha più coraggio e determinazione di un intero battaglione di cavalleria prussiana.
Blood Glacier è l'ennesimo esempio di come un libro non debba essere giudicato dalla copertina, o meglio di come un film non debba essere cassato dalla lista di visioni solo perché assomiglia un po' troppo a qualcosa che avete già visto e che è anche abbastanza leggendario.
E, detto , tra noi, Marvin Kren a Matthjis van Heijningen, regista del remake/ prequel de La Cosa, se lo scarta come un cioccolatino e se lo mangia a colazione....

( VOTO : 7 / 10 )

Blood Glacier (2013) on IMDb

domenica 1 giugno 2014

Have a drink on me

Whisky gin and brandy
with a glass I'm pretty handy
I'm tryin' to walk a straight line
on sour mash and cheap wine
So join me for a drink boys
we gonna make a big noise
So don't worry 'bout tomorrow
take it today
Forget about the cheque 
We'll get hell to pay
Have a drink on me,
Yeah Have a drink on me...
Mi sembrava giusto intitolare e cominciare questo post con Have a drink on me degli AC / DC, post che fa parte
ancora una volta di quelle liste che il Cannibale continua a proporci su e giù per la blogosfera.Oggi la lista delle bevande preferite che naturalmente io ho inteso come amarcord di periodi legati a bevande particolari perchè a dire la verità oggi giorno la bevanda per me più gettonata è l'acqua Lete, vino non ne bevo, birra ogni tanto, è passato anche il tempo dei cocktail superalcolici e delle sbronze prese facendo i mischioni più assurdi ed è da tempo che non metto più alla prova la mia proverbiale capacità di reggere l'alcool ( diciamo per meriti di strutturazione fisica). E' la vecchitudine che avanza?
No, sono i figli che crescono e che ti hanno reso più responsabile, resettando la tua vita e riconducendola a più miti consigli. Cominciamo la lista che già mi sono dilungato abbastanza...
1) Biere du Demon: degustata spesso nei pomeriggi in compagnia al chioschetto di Mario a Santa Maria degli Angeli, Assisi.Si studiava e nel tardo pomeriggio si prendeva la classica pausa da studente che andava avanti
studiando per un quarto d'ora e poi prendendosi pause di due ore. Il chioschetto di Mario era una delle mete preferite di queste pause e si sorseggiava questa birra alcolicissima che noi prendevamo come aperitivo, a digiuno. Risultato? Piedi che diventavano tondi e difficoltà estrema a portare la macchina a casa....
2) Sheridan : la crema di Whisky mi è piaciuta sempre più del whisky stesso e qui già i puristi mi staranno schifando. Una sera un mio amico , intenditore , ben più del Michele del Glen Grant mi ha fatto assaggiare alcuni whisky che a lui piacevano molto. Ne ricordo due il Lagavulin e il Talisker che per lui erano nettare degli dei e per me sapevano solo di legno bruciato. Ma sono ignorante, lo so. Lo Sheridan è un po' come una crema al whisky, un liquore per palati semplici come il mio, è stato una scoperta dei mie ultimi anni universitari, ma mi ha tenuto molta, moltissima compagnia. E qualche volta ancora è qui con me, anche se ho casa che è praticamente off limits ai superalcolici....
3) Whisky e Cola: ignoranza per ignoranza proprio perchè il whisky non riesco a digerirlo in nessuna maniera ,
spesso lo annegavo in fiumi di coca cola... e qui l'estate in cui mi sono laureato ci ho dato parecchio. Appena finito il lavoro ( facevo pratica presso un ambulatorio) invece di tornare a casa per cena, andavo a casa di un mio amico armato di Whisky ( mi ricordo che una volta ne tirò fuori uno ignorantissimo , credo che si chiamasse Long John, una cosa praticamente imbevibile) e di casse di coca cola , dividevamo le spese e uscivamo ogni sera col giusto tasso di gradazione alcolica. Molto alto!
4)  Negroni: quando non bevevamo Whisky e Cola a casa sua allora andavamo in un cocktail bar in quel di Pescara in cui c'era sempre un fottio di gente perchè a dir la verità i cocktail erano buoni,alcolici il giusto ( bisognava dargli atto che non lesinavano l'alcool ) e non costavano un cazzo, tipo 4 mila lire . Noi andavamo avanti a Negroni e noccioline, si chiacchierava, si beveva e poi si partiva per la serata sulla riviera in qualche altro locale o in uno di quei stabilimenti balneari aperti la sera per il ballo e il cazzeggio a sfondarsi di....
5) Gin Tonic :da un barista raccattato chissà dove e che la sera lavorava per due lire dietro al bancone di uno
stabilimento balneare illuminato a giorno per bere e per fare casino non potevi pretendere un cocktail di quelli da barman internazionale. E per ridurre i rischi di imbattersi in qualcosa di poco bevibile si andava di Cuba Libre ( ma , col senno di poi, metteva sete e qiuindi faceva spendere di più perché dopo una mezzoretta avevi la gola che reclamava a gran voce qualcosa che ne spegnesse i bollenti spiriti) ma soprattutto di Gin Tonic. Non c'era il rischio che il barista sbagliasse, se lo faceva era solo perché metteva troppo gin e a noi andava benissimo e soprattutto non metteva sete. Credo di averne bevuti centinaia e centinaia....
6) VOV: qui torniamo veramente all'infanzia, magari non lo dovrei neanche dire perché corro il rischio di passare
per una vecchia spugna senza possibilità di redenzione. Ero bambino e spesso i miei mi mandavano a casa di mia nonna. A dire la verità, mi annoiavo, mi facevo due palle così, non c'erano compagni di gioco perchè il più giovane del vicinato ormai andava per gli 80 cercavo di rendere più eccitanti le giornate passate lì sfogliando il catalogo lingerie dei cataloghi di Postal Market e Vestro, per dire a che livello di scoglionamento ero arrivato.Rovistando nella dispensa di nonna però feci una scoperta interessante: a mia nonna oltre al Cynar che a me faceva schifo ( e tuttora mi fa schifo) piaceva molto il VOV. E piaceva molto anche a me, bevuto di nascosto in un'età verdissima che era adatta al massimo all'orzata. Non mi ci ubriacavo però era una buona abitudine quotidiana quando stavo da lei. Accorciava le giornate e le rendeva più felici....
7) Ginseng: questa è una scoperta relativamente recente, ho diminuito molto il numero dei caffè perchè li ho
sostituiti col Ginseng , questa bevanda che a qualcuno sembra sciacquatura di piatti ma che a me piace molto. E ho la fortuna che al bar sopra l'ambulatorio lo sanno fare benissimo, in tazza di vetro, grande, fumante.Ormai è diventato una sosta quotidiana al bar e , da quando ho smesso di bere ...latte, perchè mi dava un po' di problemi, è diventata la parte principale della mia colazione.
8) Latte e succo di pera: fino a quando ho bevuto latte , questa bevanda è stata parecchio gettonata a casa mia. In frigo sempre latte fresco , meglio se intero e ad alta qualità e succo di pera. Mettere freddi di frigorifero nel bicchiere, diciamo un 30 % di succo e il resto latte. Sempre freddo. Non si mescola, al massimo si aspetta un po' per far amalgamare un po' i due elementi ( si lo so , fa molto James Bond) e poi si beve...il latte e il succo si mescolano in bocca quasi per magia...molti di voi
penseranno che è uno schifo imbevibile e invece ...
9) Irish Coffee: la bevanda preferita dal sottoscritto quando nelle lunghe serate invernali si andava a fare qualche chiacchiera al pub irlandese. Diciamo che era una specie di religione, in mezzo al fumo delle sigarette e ai boccali di Guinness che volavano letteralmente da una parte all'altra del locale...Inutile sottolineare che per il sottoscritto che ha scelto per il viaggio di nozze proprio l'Irlanda, l'Irish coffee assieme alla Guinness è stata la compagnia di molte serate passate da me e dalla bradipa in quella terra bellissima...
10) Foster's : non è la birra più buona che ho bevuto, nè quella più particolare però per me rappresenta un ricordo indelebile. Mi ricorda la settimana trascorsa a Londra con alcuni amici, diciamo compagni di bevute con cui si faceva il giro dei pub ogni sera , senza fermarsi a mangiare da nessuna parte. Si
beveva e basta ma tanto eravamo a piedi. Modestia a parte riportavo in corpo una media di sei pinte a sera e riaccompagnavo gli altri alle loro stanze perché la mia panza era un discreto cimitero di birrozze.La più gettonata era questa lager australiana, non la migliore ma andava giù decisamente bene....

E anche oggi per la lista domenicale abbiamo dato. In alto i bicchieri....