I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

sabato 14 giugno 2014

La Santa ( 2013 )

Quattro balordi senza arte né parte, Dante , Gianni , Agostino e Diego per dare una svolta alle loro vite che si trascinano stancamente attraverso ristrettezze e rimpianti, decidono di organizzare il furto della statua della santa patrona in un piccolo paesino del Salento. Dicono che è preziosa ed è poco sorvegliata.
Si illudono che sarò tutto facile ma in un paesino che sembra fuori dallo spazio e dal tempo, in cui convivono superstizione e credulità religiosa, la reazioni degli abitanti possono essere anche di violenza esagerata.
E così è. 
Presto si accorgeranno di aver commesso l'errore più grande di tutta la loro vita.
L'ultimo forse.
E' sempre un grandissimo piacere trovare tra le pieghe della distribuzione piccoli film italiani come questo che sono piccoli solo come budget ma che racchiudono in sè passione e talento fuori del comune.
Cosimo Alemà proviene dal mondo del videoclip musicale , e si vede, ma tutto questo non diventa una zavorra che ricopre di una patina finta e superficiale tutto quello che inquadra, ma in un insospettabile punto di forza, riuscendo a trarre il massimo dalle locations fuori dai normali circuiti commerciali in cui si trova a lavorare e dai set , dall'aspetto abbastanza spartano in cui è ambientata la pellicola.
La trovata migliore di questo film è il ribaltamento che viene operato appena dopo la rapina , della prospettiva attraverso cui vengono inquadrati i protagonisti.
Da quattro sfaccendati che si sono messi un'idea "meravigliosa" in testa  per quanto astrusa e ridicola, da  potenziali cattivi  Dante, Gianni, Agostino e Diego diventano carne da macello, vittime di un paesino che da tranquillo borgo isolato nella superstizione mostra subito il suo volto feroce e tutti i rivoli velenosi che lo percorrono trasversalmente.
I quattro rapinatori disposti a tutto pur di svoltare nelle loro grame esistenze si trovano inopinatamente a lottare per la propria vita e il film segue le loro vicende distintamente perché  per avere una minima speranza di sfuggire al cerchio che si sta chiudendo sempre più strettamente attorno a loro, l'unica cosa che possono fare è dividere le loro strade.
La Santa diventa col passare dei minuti una sanguinosa caccia all'uomo in cui l'alternarsi della varie storie riesce a creare un clima angoscioso, roba da tagliarlo col coltello.
Pur descrivendo una provincia oscura e arretrata non rimane fedele al clichet della semplice folklore regionale.
Anzi azzarda in più di un'occasione una critica feroce alla religiosità come paravento dietro cui nascondere immoralità e brutalità assortite.
Questa è una provincia talmente isolata in un limbo di violenza e distorta religiosità che incute paura : non solo avversione per il diverso ma la consapevolezza di avere una legge propria, più crudele di quella del taglione che permette di rimanere impuniti.
E questo i quattro rapinatori non lo sanno, non lo sospettano quando arrivano in quel luogo che sembra dimenticato da Dio e e dagli uomini.
Buono il livello di recitazione degli attori principali, qualche normale debolezza nel livello attoriale dei personaggi secondari ( ma è cosa ampiamente giustificabile), qualche dialogo un po' troppo forbito ed esistenzialista per trovarsi nel bel mezzo del nulla da qualche parte nel Salento, mai nominato ma lasciato intuire ma una regia più che all'altezza e l'inerpicarsi in un genere come quello del thriller e del noir, frequentato pochissimo dal cinema italiano, fanno di questo film una piccola gemma preziosa da difendere oltre le debolezze oggettive date da un budget irrisorio ( 180 mila euro ) di fronte a quello delle grandi produzioni.
Cosimo Alemà è regista di talento e spero presto di vederlo al lavoro con budget più consistenti.

(VOTO : 7 / 10 )

La Santa (2013) on IMDb

venerdì 13 giugno 2014

Veronica Mars - Il film ( 2014 )

Veronica Mars ha completato il suo ciclo di studi da avvocato e sta valutando se accettare l'offerta di un ricco studio legale a New York. E' innamorata felicemente di Piz e sembra andare tutto per il meglio fino a quando riceve un'accorata richiesta di aiuto perché il suo ex, Logan, è accusato dell' omicidio della sua attuale fidanzata.
Ritorna a Neptune ufficialmente solo per trovare il migliore avvocato per il suo ex ma la tentazione di indagare è troppo forte e si mette al lavoro sul caso proprio come ai vecchi tempi....
Probabilmente sono una delle persone meno adatte a giudicare questo film perché non ho mai visto neanche mezza puntata del serial Veronica Mars fermatosi inopinatamente per ragioni di budget ( e di ascolti non sempre lusinghieri ) dopo appena tre stagioni.
Non so nulla di Veronica e del suo mondo, non conoscevo nessuno dei personaggi ricorrenti nel serial e di tutti quelli che ha ritrovato nel film come se ci trovassimo a una vecchia rimpatriata e proprio per questo seguire il film , devo ammettere, non è stato per me facilissimo.
Anche perché stare a vedere una reunion di vecchi amici non conoscendone nemmeno uno è poco attraente per uno spettatore ignaro delle dinamiche tra i vari protagonisti in scena.
Troppi sottintesi nella trama e nel rapporto tra i vari characters e  minuto dopo minuto acquista sempre più consistenza la sensazione che questo film sia stato fatto espressamente per i fans della serie televisiva.
E non potrebbe essere altrimenti visto che il film è stato finanziato proprio dai fans evidentemente molto legati a un personaggio che non avrà mai fatto grandi ascolti in tv e mai suscitato clamori eclatanti ma evidentemente ha avuto una capacità non comune di fidelizzare gli spettatori che non hanno sopportato una fine così improvvisa del serial, decisa su due piedi per ragioni contingenti .
Veronica Mars - Il film ha dalla sua un ritmo invidiabile anche se devo dire che qualche passaggio logico mi è proprio sfuggito , il problema è che ha uno stile molto televisivo nel senso che è costruito per accumulazione esattamente come una qualsiasi puntata di un serial di investigazioni criminali.
Non potendo fare raffronti con la serie tv di cui è la prosecuzione, il film di Rob Thomas cioè colui che ha creato il fenomeno Veronica Mars ( ma anche il remake di 90210) mi è sembrato costruito come una puntata di CSI ( serial preso ad esempio giusto perché lo conosco meglio) in cui il presunto colpevole cambia spesso identità durante le indagini in funzione dei nuovi elementi che progressivamente vengono raccolti.
Nulla in contrario, ma ciò determina una certa prevedibilità e vedere puntate e puntate di serie tv in cui assistiamo puntualmente a questa sarabanda di colpi di scena continui e cronometrati ( come se fossero sincronizzati con le interruzioni pubblicitarie), è piuttosto stancante.
Veronica Mars - Il film è comunque ben confezionato, riesce a catturare in virtù del feeling evidente che si intravede tra gli attori, contiene un mix ben calibrato di thrilling, ironia e anche quell'atmosfera gossippara che fa molto paesino piccolo.
Sarà sicuramente una goduria per i fans che vedranno in azione la loro Veronica in azione proprio come ai vecchi tempi.
Per gli altri, e io sono tra questi, non è nulla di imperdibile....

( VOTO : 6 / 10 ) 

Veronica Mars (2014) on IMDb

giovedì 12 giugno 2014

3 Days to Kill ( 2014)

Ethan è un agente operativo della CIA un po' in là con gli anni. Durante un'azione rimane ferito , scopre di essere un malato neoplastico terminale e di avere pochi mesi di vita.
Cerca allora di ritrovare tutto quello che per lavoro non si era mai preoccupato di avere: recuperare un rapporto con una moglie lasciata non si sa bene per quale motivo e soprattutto quello con una figlia adolescente che non riesce neanche a chiamarlo papà, ma lo chiama semplicemente col nome di battesimo.
Si trasferisce a Parigi per fare tutto questo ma si sa l'agente della CIA volente o nolente è sempre in missione e viene praticamente obbligato da una collega a completare la sua ultima missione.
In cambio lei le somministra un farmaco sperimentale che potrebbe farlo vivere di più...
Progetto nato dalla penna di Luc Besson, uno che evacua sceneggiature quasi ogni mattina, 3 Days to Kill dovrebbe essere un veicolo promozionale per il ritorno in auge di un divo un po' maltrattato dagli anni e che da tempo quasi immemore non azzecca un film.
E se un collega famoso ispanico è finito a fare biscotti e parlare con le galline a lui ultimamente non è capitato molto di meglio essendo stato costretto a sparlare di tonni, di pinne gialle e di mari incontaminati a un manipolo di vecchie maliarde che ogni volta se lo mangiano con gli occhi .
L'operazione messa su da Besson e da McG, regista che ogni film che passa dimostra la sua incapacità cronica a svicolare dal modello maicolbei essendo attratto come lui dagli inseguimenti con le macchinine e dalle sparatorie ( anche se devo dire che è notevole la sequenza iniziale , dallo spiccato gusto hongkonghese) è analoga a quella imbastita con i due Taken: si recupera un divo un po' appannato e un po' là con gli anni e lo si fa diventare un cazzutissimo supereroe action.
Se con il Liam Neeson col capello tinto l'operazione dal punto di vista commerciale era riuscita ( ma per quanto mi riguarda molto meno su quello artistico), qui succede l'esatto contrario.
C'è qualche correttivo alla monodimensionalità dei due Taken che permette di fruire il film senza inalberarsi troppo ma dal punto di vista degli incassi è stato una debacle.
Intendiamoci : 3 Days to Kill non è un bel film e non si avvicina neanche ad esserlo ma almeno non fa venir voglia di spegnere tutto e mettersi a fare altro.
Il correttivo principale che è stato dato è quello dell'ironia: si gioca spesso con lo stereotipo del cowboy americano in Europa che si muove stile elefante nella cristalleria Swarovski e si ha l'impressione che il film non si prenda troppo sul serio con un personaggio principale che sembra estratto di peso dagli anni '80, scongelato per l'occasione e rimesso in circolo nel 2014.
Anche le sequenze action sembrano volutamente sovraccaricate per conferire un tono caricaturale , così come è fumettistico il personaggio interpretato da Amber Heard, un deus ex machina che compare dal nulla ogni  volta che è necessario.
Il problema è che per cavalcare il disagio dell'americano a Parigi,  spesso si scivola nello stereotipo con personaggi accessori che riprendono i peggiori luoghi comuni del Paese d'appartenenza ( il turco preso come modello genitoriale e l'italiano preso come fonte per la ricetta degli spaghetti al sugo) , nel banale e nel retorico perché Ethan in soli tre giorni deve compiere la sua missione più importante e non stiamo parlando di lavoro : deve recuperare un rapporto con moglie e figlia perso da oltre un decennio.
3 Days to Kill appare spesso indeciso su quale direzione prendere e talvolta sembra artificiosa, per non dire pretestuosa la ricerca della contaminazione tra i vari generi.
E Kevin Costner, sarà pure un cowboy americano capace di tutto ma , insomma, gli riescono un po' troppe cose in tre giorni.
Per non parlare dell'angelo ( o demone) biondo che ogni volta compare nel momento meno adatto per complicargli la vita con nuove missioni.
Rassicurante , ma non troppo, inno alla famiglia ritrovata e all'amore tra padri e figli, tre cuori e una capanna, qualche risata qua e là....Luc Besson sta decisamente invecchiando....e maluccio anche.

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

3 Days to Kill (2014) on IMDb

mercoledì 11 giugno 2014

Il mio quattrozampe e io - Matteo


Altro giro , altra corsa.
Dopo la fiammeggiante intervista con bombus lapidarius, ecco a voi una nuova leva della blogosfera, Marika, alias Mari creatrice e redattrice di Mari's Red Room, un blog in cui viene fuori tutta la sua passione per horror et similia, non precludendosi comunque puntate in  altri generi. Tutto analizzato in maniera acuta e intelligente, tutto dalla parte del pubblico.
Un blog che vi consiglio caldamente ( con questa canicola è proprio il caso di dirlo)...
Ora Marika è occupata in un trasloco ma ha deciso lo stesso di dedicare qualche minuto, anche più , alle risposte alle mie domande e di questo la ringrazio sinceramente.
Allora veniamo a noi, a Marika e soprattutto al suo pelosone .
1) Prima domanda oramai di prammatica: presentati e presenta il tuo amico a quattrozampe 
Dunque, io sono la Mari, logorroica amante di film horror che si diletta a disturbare i gatti durante la visione dei suddetti film, attività svolta regolarmente per nascondere il fatto che i film horror li amo ma in realtà me la faccio sotto.
Il gatto attualmente vittima dei miei sfoghi si chiama Matteo, 5 anni, senza razza apparente, amante delle cosce femminili, delle grattate sulla testa e del cibo nelle bustine singole. Prima di lui ho sempre avuto gatti da quando ho memoria, complice un papà amante degli animali e una mamma che si lamenta sempre di doverli curare lei ma che poi li ama più di tutti.
E' decisamente il MIO gatto, ama farsi nutrire da tutti in famiglia, ma le coccole (che comunque non ama se non quando lo dice lui) le prende solo da me, entro in una stanza e lui inizia a pavoneggiarsi per mostrarmi quanto bello sa essere. Come se io non ne fossi già sufficientemente innamorata.
Eventualmente si trasforma in un utile e gratuito pulitore di piatti pre-lavastoviglie, in un pratico raccoglibriciole e in una calda coperta invernale.
Ma no, non è in vendita.
2) Come mai hai deciso di chiamarlo Matteo e che cosa pensi di coloro che danno ai propri animali nomi di persona e di coloro che ai loro figli danno nomi che solitamente si danno a cagnolini o gattini?
Ahah, questa è bella, promettimi di non ridere. Quando ero nel pieno dell'adolescenza, cioè fino all'altro ieri, se conoscevo un ragazzo di nome Matteo era quasi tassativo che mi prendevo una cotta per lui. Me ne saranno piaciuti almeno 4. Ad una certa mi sono detta: se non posso avere QUEL Matteo umano, allora almeno mi consolo con un Matteo felino. Col senno di poi, meglio il mio micio di tutti quei Matteo messi insieme. Per me gli animali con nomi umani sono adorabili. Non vuol dire che sono una di quelle che tratta il gatto come un figlio, ma mi piacciono molto. Ne ho conosciuti parecchi: Irene, Alice, Simone. Tutti gatti. 
Il contrario però no, non mi piace. Mio figlio piuttosto che Chanel o similia lo lascio innominato! 
3) Da dove nasce la tua passione per i gatti?
Onestamente non ne ho memoria, ho sempre avuto gatti striscianti tra i piedi. Da piccola abitavo vicino a dei campi, nel giardino bazzicavano spesso dei randagi in cerca di pappa, e mio papà se li portava a casa TUTTI. Ormai fanno parte della casa, quasi più come categoria animale che non come singolo esemplare. E io ne ho sempre subito i fascino.
In giro su Facebook gira un'immagine che riassume perfettamente il motivo per cui amo i gatti, dice 'Nell'Antico Egitto i gatti erano considerati divinità. Non lo hanno dimenticato.'
Ditemi se non sono incredibili quando vogliono fare gli splendidi, pavoneggiandosi nella loro indiscussa eleganza, per poi bruciare tutto rovinosamente quando venderebbero anche la coda per un po' di cibo, o quando perdono ogni briciolo di dignità tentando un raffinato balzo in avanti per poi sbagliare le misure e finire per terra.
Ne vado matta!
4) E quella per l'horror?
Anche quella ha origini dall'infanzia. Il film preferito di mio papà è La mosca, nascoste in ogni angolo stavano videocassette di Craven e Carpenter. A me erano superproibite quando la mamma era in casa, e poi mostrate di nascosto da lui con una strizzata d'occhio. E' un amore irrazionale. Il cinema tutto mi emoziona, tutto il processo della realizzazione di un film mi attrae, vado in fibrillazione già solo con i trailer. Ma gli horror hanno un carisma che agli altri generi, mi dispiace, manca. 
I titoli di coda inquietanti, l'ignoto, la tensione che sale e tu che vorresti smettere di guardare ma non ce la fai perché una forza superiore ti ha incollato lo sguardo allo schermo, è un brivido incredibile. 
E poi le colonne sonore (trovatemi un'equivalente in epicità ai Goblin!), gli interpreti, i nomi di culto. 
La storia.
E' un mondo troppo intrigante per rimanere indifferenti.
5) Sei gelosa di Matteo?
UN CASINO. Un esempio? Adesso che stiamo traslocando, il pensiero va a lui che dovrà abituarsi ad un ambiente nuovo. Mia mamma se ne esce con la seguente frase: 'Se proprio si trova male lo riportiamo qui e lo lasciamo alla vicina!'
COSA?
Ho avuto un attacco di panico con conseguente crisi di nervi. 
Ci si avvicina al mio gatto solo previa autorizzazione della sottoscritta.
A parte che poi la mia vicina di casa puzza da morire e l'ultimo suo gatto veniva sempre a mangiare da noi perché loro si dimenticavano di averlo, sti cafoni.
Vorrei dire che Matteo belongs to me, ma in realtà secondo lui sono io che gli appartengo.
6) Se il tuo veterinario ti dicesse che il tuo "management" di Matteo è tutto sbagliato, dall'alimentazione al comportamento, tu come reagiresti?
All'udire la parola veterinario il signorino emette suoni poco gradevoli. Non lo porto spessissimo, ad onor del vero, e so di essere in errore. Quando lo porto però sono diligentissima nel fare quello che dice.
Se mi rivoluzionasse tutto il sistema gestionale del gatto e ne andasse della salute del suddetto ovviamente lo ascolterei.
Prima però ci rimarrei un po' male, perché vorrebbe dire che sono una pessima padrona:D
7) Quale brutta abitudine saresti disposta ad abbandonare pur di assicurare un ' aspettativa di vita più lunga al tuo micione?  
Smetterei di viziarlo, quella specie di re seduto sul sofà (cit.). 
Scherzi a parte, farei quanto in mio potere. Come dovrebbe fare ogni singola persona che decide di tenere in casa un animale. Vedo persone avere innumerevoli cani, gatti, tartarughe, e poi piantarli lì come fossero randagi. Maltrattati, ignorati o curati approssimativamente. Se decidi che quel gatto o chi per esso è tuo, ti comporti di conseguenza. Ti assumi la responsabilità della sua vita, perché lui non ha chiesto di stare con te, gliel'hai imposto tu. Odio profondamente chi prende un animale per poi non dedicargli il tempo e l'amore che deve. Piuttosto STATE SENZA, lo Stato Italiano ancora non prevede leggi che impongano la presenza tassativa di animali in ogni nucleo familiare. Come chi abbandona, che nervi. Ma chi ti ha chiesto di prendere un cane? Ma chi ti ha costretto, dico io? Ci sono migliaia di strutture in Italia che trattano gli animali quasi meglio delle persone, lasciateli stare lì. Stupidi. E mi fermo qui perché poi la prendo sul personale.
(Mari's Red Room&Le maratone di un bradipo cinefilo per il sociale.)
8) Come descriveresti il tuo veterinario e come vorresti che fosse il tuo veterinario ideale?
 Il mio veterinario, che mi fa troppo ridere perché il suo cognome è il nome di un animale e lo trovo molto appropriato, è caruccio. Non mi fa impazzire sinceramente, credo sia un po' freddo, non so se sono gli anni a contatto con gli animali ad averlo reso così o se è una questione caratteriale. L'ho visto rimanere impassibile di fronte ad un cucciolo di Akita tutto bianco.( io in questo devo dire di essere scarsamente professionale, i cucciolotti e gli animaletti me li spupazzo tutti per un po' prima di visitarli, sempre se loro gradiscono, credo che sia anche un modo per non far aumentare la loro diffidenza nei miei confronti).
 Ditemi voi se è una cosa umana, io stavo impazzendo di fronte a tanto splendore. Ma è competente e serio, che sono le cose che mi interessano di più. Il mio veterinario ideale deve essere prima di tutto questo: competente. Una persona che fa il suo lavoro con passione, perché se hai quella hai tutto: l'entusiasmo, la voglia, il cuore. E lavori meglio. 
9) Sei in fase di trasloco : e se non fosse possibile portare Matteo con te?
Ho risposto involontariamente su: no, no, no.
Egoisticamente, io qui non ce lo lascio. Farò quanto posso affinché il cambio sia per lui il meno traumatico possibile. Stiamo iniziando a portarlo a vedere la casa mentre siamo là a lavorare, e di solito portiamo con noi la coperta su cui dorme di solito. Vedremo come andrà quando inizieremo a vivere lì.
(Che dice, Dottore, stiamo sbagliando? Me lo dà lei qualche tip su come non farlo diventare matto, per favore?....ehm quella di far traslocare anche gli odori della sua vecchia casa è un ottimo espediente, ma per lui servirà comunque un certo periodo di adattamento, il trasloco sarà stressante anche per lui)
10) Un evergreen delle mie piccole interviste, la domanda marzulliana: se Matteo fosse un film, un libro o una canzone?
Questa mi piace assai. 
Un film: Il labirinto del fauno. Dolce e bellissimo.
Un libro: uno qualsiasi di Jonasson, perché quando vuole fa morire dalle risate.
Una canzone: Dammi da mangiare, Francesco De Gregori.
11) A quale personaggio letterario, televisivo o cinematografico, lo accosteresti?
AHAHAHAHAHAHAHA la prima che mi è venuta in mente è Bridget Jones!
Ci prova a fare la fighetta, e poi è un gran salame. 
Come lui!
AHAHAHAHAHAHAH, sto immaginando il mio gatto cantare All by myself, non finirò mai di ridere! E il gelato se lo magna davvero.
12) Avete mai pensato di trovare compagnia quadrupede per Matteo?
Spesso. A noi piacerebbe anche prendere qualche altra bestiolina, ma lui è una specie di maschio alpha che monopolizza l'attenzione di chiunque e si offende sfacciatamente quando le nostre mani si posano su altri animali. Oltretutto è anche cattivello con gli altri, non è esattamente socievolissimo.
13) Solita chiusura : titoli di coda , varie ed eventuali...
Sai che mi sono divertita assai a straparlare del mio ometto? Grazie, Bradipo! E voi, lettori, portate pazienza, è stato lo straparlare di una innamorata!:)

E io ringrazio te , Marika per questa intervista divertente e sbarazzina, mi sono divertito parecchio a leggere le tue risposte e spero che i lettori si divertano come me....

Le iscrizioni sono sempre aperte commentando qui o in un altro dei posts appartenenti al gruppo Il mio quattrozampe e io, gruppo che sta diventando sempre più numeroso.
Il prossimo della lista è Nick Parisi del blog Nocturnia.
Alla prossima settimana!

martedì 10 giugno 2014

The Apparition ( 2012 )

Kelly, studentessa di veterinaria, decide di trasferirsi col fidanzato Ben, un tecnico di un negozio di elettronica presso la loro nuova bella casa nei dintorni di Los Angeles in un quartiere dove non abita ancora praticamente nessuno. Col passare dei giorni però cominciano a succedere strani fenomeni e scoprono, quando la situazione si fa veramente insostenibile, che tutto può essere legato a un esperimento ( The Charles Experiment) fatto da un gruppo di studenti di college anni prima finito tragicamente con la scomparsa nel nulla di una ragazza e di cui Ben era a conoscenza.
Chiamano anche un esperto di sovrannaturale ma forse è tardi, c'è una presenza maligna che vuole entrare nel nostro mondo e per farlo deve uccidere....
Quando un film nasce sfigato c'è poco da fare: dotato di un budget più che dignitoso( 17 milioni di dollari)  e inizialmente realizzato sotto le ali protettrici della Warner Bros tramite la Dark Castle , questo film dell'esordiente Todd Lincoln che lo ha anche sceneggiato, è rimasto bloccato per due anni perché nel frattempo la Warner lo ha praticamente disconosciuto e quando lo ha distribuito la cosa è stata veramente deficitaria.
Risultato. incasso più che modesto per un film più che modesto che ha sancito la fine della collaborazione tra la Warner e la Dark Castle.
Tuttavia non era partito male: oddio, proprio bene bene non era partito perché mi spara subito una parte girata in stile found footage e già mi stava quasi prendendo un coccolone, ma poi si riprende con una ventina di minuti nella parte centrale abbastanza decenti.
Coincidono con l'arrivo nella nuova casa e con le prime " apparizioni " delle presenza. A proposito un po' di fantasia nella scelta delle locations, no, eh?
La casa dove vanno ad abitare i due giovanotti è
praticamente la stessa casa in cui abita Luke Wilson protagonista assieme a Samuel L. Jackson del modesto Meeting Evil.
Cioè più che apparizioni sono sparizioni ma Lincoln gioca bene con gli interni della casa che da home sweet home diventa ben presto un posto poco rassicurante in cui vivere e riesce ad evocare qual minimo di tensione suggerendo l'orrore piuttosto che mostrarlo.
Poi The Apparition da ghost story canonica  e un po'piatta evolve decisamente in peggio trasformandosi in una specie di mappazzone in cui Lincoln ficca dentro un po' di tutto e si sa che il troppo storpia e fa diventare tutto indigesto.
Sembra a un certo punto che il film che tanto pazientemente aveva disegnato queste suggestioni orrorifiche , sia tirato via ( a questo punto penso che le vicissitudini produttive possano aver influito molto sulla sua realizzazione) in estrema fretta e chiuso nella maniera più sbrigativa e indolore possibile.
Sbrigativo e indolore che coincidono con il non dare assolutamente nessuna spiegazione e lasciare tutto sospeso a mezz'aria come se ci trovassimo alla prima parte di una puntatona doppia di una serie televisiva.
L'unica immagine che ti resta di questo film è la mediamente discinta Ashley Greene sculettare da una parte all'altra dell'inquadratura mostrando per ogni dove le sue chiappette di marmo.
Sulla recitazione meglio stendere un velo pietoso.
Sulla logica anche: perché cercare di risolvere tutto da soli isolandosi sempre più dal mondo circostante?
Altra cosa che lascia basiti è la locandina e qui mi tocca SPOILERARE DI BRUTTO: SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER. Ma dico io , benedetti figlioli: ma era proprio necessario fare una locandina in cui è ripresa pari pari la sequenza con cui si chiude il film? Non si poteva scegliere un po' meglio? FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER
In conclusione direi che The Apparition sia accuratamente da evitare , non commestibile neanche in una serata estiva particolarmente afosa in cui per sfiga vuoi vedere assolutamente un horror e invece ti imbatti in questa robetta.
Per non dire robaccia
Piuttosto che vederlo è molto più eccitante mettersi a caccia di zanzare con il classico giornale arrotolato....

( VOTO : 3,5 / 10 ) 

The Apparition (2012) on IMDb

lunedì 9 giugno 2014

Tutta colpa del vulcano ( 2013 )

Alain, istruttore di scuola guida e Valerie, veterinaria , sono separati da anni e divisi da un odio incoercibile. Ora si trovano casualmente sullo stesso volo diretti a Corfù per il matrimonio di Cecile, loro figlia ventenne.
Il problema è che un vulcano islandese dal nome impronunciabile (Eyjafjallajokull che poi è il titolo originale, nei titoli di testa viene spiegato come debba essere pronunciato e cioè Et-ya-fiat-la-yeu-keutl) ha deciso di svegliarsi proprio in questo preciso momento rendendo impraticabile agli aerei il cielo di mezza Europa a causa della cenere rilasciata nell'aria.
I due , più nemici che mai e desiderosi di mettersi i bastoni tra le ruote l'un con l'altra, dovranno proseguire con altri mezzi che includono una bellissima Porsche, distrutta poi sull'autostrada, un autobus, una macchina della polizia grassata sotto gli occhi del poliziotto sloveno, un aereo rubato, una barca di contrabbandieri e tutta un'altra serie di mezzi per cercare di arrivare in tempo al matrimonio...
Tutta colpa del vulcano, per una volta il titolo italiano rende la vita molto più facile, è una commedia sentimentale francese che ricalca schemi ampiamente collaudati e che riserva poco o nulla di nuovo in un panorama come quello transalpino che sta affannosamente cercando il nuovo caso cinematografico da esportazione dopo Giù al Nord ( il film che ha decretato il successo di Dany Boon, qui coprotagonista) e Quasi amici.
Il colpo purtroppo non riesce con questo film di Alexandre Coffrè, al suo secondo lungometraggio che non ha carburante sufficiente per  sollevarsi da un'aurea mediocrità pur risultando leggero e anche divertente a tratti.
La totale mancanza di originalità, siamo dalle parti del buddy movie, è in qualche modo attenuata da un Dany Boon che comunque continua a dimostrarsi all'altezza della situazione, anzi qualche volta e questo è uno dei casi, dimostra anche di essere migliore del film che gli hanno cucito addosso, e da una Valerie Bonneton formato fucile carico a pallettoni che si dimostra lei il vero vulcano del film.
Abbonata a personaggi secondari qui si gioca bene la carta del ruolo principale disegnando un personaggio sopra le righe che fa faville quando è in scena con Boon.
Tutta colpa del vulcano gioca più sull'accumulazione che su una storia vera e propria mostrando presto la sua natura di road movie rapsodico .
Ma questo permette di non soffermarsi troppo su una storiella esile esile che viene nascosta dal fuoco di fila delle situazioni create.
Si ride poco ma si sorride e ci si gioca tutto su due-tre gags veramente di grande effetto.
La prima è l'incontro con il fanatico religioso sul camper che prima sembra una bara su ruote e poi si trasforma in una specie di chiesa con tutti i confort: una conoscenza finita a colpi di balestra. Credo che sia la cosa migliore di tutto il film.
La seconda è una gag con un aquila e la terza è proprio appena prima dei titoli di coda.
Forse un po' troppo poco per urlare al miracolo ma sufficienti per passare un'oretta e mezza senza pensieri vedendo uno spettacolo comunque confezionato decentemente.
Ed è proprio la confezione che marca la differenza con analoghi prodotti italiani che si presentano in genere comunque più sciatti.
Sarà che il pubblico francese pretende di più o sarà che i produttori nostrani pensano sempre di avere a che fare con un pubblico di minus habentes...
Fatto sta che un film che in Francia non ha poi riscosso tutto questo successo ( al numero 26 negli incassi del 2013), che non è tutto questo capolavoro, riesce a trovare la strada del grande schermo in Italia e anche a non sfigurare accanto a prodotti italici dello stesso genere....

( VOTO : 6 / 10 )   

Eyjafjallajökull (2013) on IMDb

domenica 8 giugno 2014

Italia anni '70 - Milano violenta ( 1976 )

Raul Montalbani, detto il Gatto, organizza assieme ad altri complici e a un basista una rapina alla ASPEX. Però non tutto va come dovrebbe perché la polizia li individua subito e loro sono costretti a fuggire lasciando dietro di loro una cospicua scia di sangue.Due dei rapinatori fuggono con il malloppo, altri due sono inseguiti dalla polizia e sono costretti a prendere degli ostaggi.
Il Gatto però sopravvive e , una volta calmate le acque , va alla ricerca dei due complici con la refurtiva per dividersela .
Ma non è così semplice perché lui si sente tradito e loro non vogliono dividere. Tentano di ucciderlo nel mattatoio dove si sono dati appuntamento per riprendere i soldi da dove li avevano nascosti  e fuggono in una villa dell'hinterland milanese.
Il Gatto però sopravvive e aiutato da una prostituta li trova per vendicarsi.
La polizia è però sulle sue tracce....
Milano violenta è un poliziottesco targato Mario Caiano, uno che si era distinto con alcuni titoli nel genere action all'italiana.
Diciamo che pur essendo messo nel calderone del poliziottesco,  a causa soprattutto di un titolo inequivocabile che riprende lo stilema classico del genere in cui le città sono violente ,sparano o si incazzano, perché in realtà se si va a raffrontare con altre pellicole ad essa assimilabili, si colgono innegabili differenze stilistiche.
E' vero, c'è violenza con un certa propensione per il gore ed è anche piuttosto esibita , in special maniera
nella prima parte, ci sono sequenze spettacolari di inseguimento ( anche se molte meno della media del genere), ci sono figure tratteggiate a colpi di accetta come quella del commissario, che non è il fulcro del film, anzi è una figurina di cartone monodimensionale e vagamente caricaturale e questo già marca una differenza piuttosto sostanziale con i "colleghi" di genere, o quella classica della puttana dal cuore d'oro ( una Silvia Dionisio bellissima anche se meno discinta del solito) uno dei luoghi comuni più difficili da erodere in cinema di un certo tipo.
Presto la pellicola di Caiano assume altre caratteristiche: è un film fondamentalmente di vendetta e di resa dei conti tra rapinatori che in realtà sono le uniche figure che sembrano avere un certo spessore e una certa considerazione nella sceneggiatura.
Proprio questo suo concentrarsi evidentemente sui "cattivi" fa spostare l'asse del film dal genere poliziottesco verso il noir o il gangster movie.
Naturalmente tutto riletto alla maniera sbrigativa di come si facevano questi film , fabbricati in serie col male e peggio, soprattutto in sede di sceneggiatura e dialoghi, perché dovevano consegnare al pubblico che affollava le sale cinematografiche di quel periodo solo quello che voleva: evasione, violenza, sequenze spettacolari fatte con l'unico scopo di far salire il cuore in gola, immediatamente dietro alle tonsille.
Milano violenta riesce parzialmente nello scopo perché se è vero che è dotato di qualche scena adrenalinica  , è anche vero che nella seconda parte si trasforma in un film di attese richiamandosi alle atmosfere del noir gangster movie americano e a quelle del polar francese.
Con tutte le distinzioni del caso perché, come più volte affermato la sceneggiatura non pare tutto questo granché e anche la logica in molti momenti va proprio a farsi benedire.
I punti di forza di questo film risiedono nel cast di tutto rispetto con diversi volti noti del genere che sembrano al posto giusto nel momento giusto, in una fotografia sgranata e autunnale che si rivela azzeccata e quel suo voler essere diverso nonostante un titolo che lo rende immediatamente ascrivibile al genere poliziottesco.
Il titolo era ( ed è) se non tutto , molto quando si tratta di far incassare.
E questi film dovevano solo incassare, non perdersi di fronte a tanti sofismi d'autore.
Altro particolare, una curiosità più che altro: a parte il segmento iniziale, quello della rapina , questo film con Milano c'entra poco o nulla essendo stato girato in gran parte a Roma, al mattatoio di Testaccio e in una villa bellissima ma che potrebbe essere situata in qualsiasi parte d'Italia....

( VOTO : 6 / 10 )

Milano violenta (1976) on IMDb

sabato 7 giugno 2014

The Borderlands ( 2013 )

Un team di religiosi, tecnici e scienziati viene inviato dal Vaticano in una sperduta chiesetta inglese nel bel mezzo del nulla in quanto a detta del parroco succedono cose inspiegabili e misteriose.
Il team impianta tutta una serie di attrezzature per rilevare le eventuali attività paranormali ma è costretto a chiamare un altro prete per spiegare quello che sta accadendo. Anche perché il parroco si è suicidato.
Tra culti pagani e paure ancestrali, il manipolo si trova invischiato in qualcosa che va oltre la semplice credulità religiosa....
Rieccoci a parlare di mockumentary e di found footage, un genere che a mio parere ha ormai espresso il meglio e che è clamorosamente crollato sotto la mancanza di ispirazione nel dire e affermare cose nuove.
Gli stessi stilemi ripercorrono ormai  tutti i film appartenenti al genere e non sono rielaborati con quel minimo di creatività necessario per creare almeno un minimo di interesse.
E permane sempre il sospetto che scegliere di fare un film di questo genere sia mera esigenza economica e non slancio creativo.
Allora perché vedere The Borderlands, opera prima di tale Elliot Goldner , regista e sceneggiatore al suo esordio nel lungometraggio?
Per prima cosa perché la curiosità non è solo femmina e non ha solo ucciso il gatto, quindi si deve toccare con mano un film che in giro per il web ha evocato anche pareri positivi , per seconda cosa alla fine qualsiasi cosa che è mockumentary o found footage si vede per cercare qualche spavento di quelli genuini ( perché si pensa sempre che un genere come l'horror ormai ha esaurito la sua carica propulsiva in fatto di salti sulla poltrona e quindi ci si rifugia in qualcosa di reale o che scimmiotta la realtà traendone sensazioni di paura primigenia ) e poi anche perché è una produzione inglese e non americana.
The Borderlands , pur non affrancandosi dalle debolezze comuni a moli altri film esponenti del genere, ha qualche freccia al suo arco.
La prima è che non bisogna prendere un anteimetico per vederlo .
La telecamera affetta da delirium tremens ci viene riservata solo nell'ultimo quarto d'ora ma è ampiamente giustificabile dalla svolta che prende la narrazione e quindi si trasforma in mezzo espressivo che genera un'angoscia di quelle che ci mettono un po' di tempo ad abbandonarti, anche dopo la fine dei titoli di coda.
Altra cosa positiva è che il film è costruito in maniera certosina con dialoghi non buttati là alla rinfusa ma con diversi , interessanti spunti di riflessione visto che siamo alle prese con personaggi manifestamente agnostici ( o atei addirittura) che si confrontano con religiosi e questi ultimi si confrontano con la scienza, cosa assolutamente non semplice o scontata .
Non i consueti personaggiminkia del solito filmetto.
E poi c'è l'ambientazione , il classico paesino con due case, tre pub e una chiesa al centro del villaggio, tutti amabilmente dispersi nel nulla della brughiera inglese.
Tutte cose che predispongono bene: certo, Goldner con i pochissimi mezzi che ha a disposizione non può fare miracoli e il film per i primi due terzi non è il massimo dell'esplosività in quanto a sceneggiatura e spaventi genuini regalati però perlomeno non vien voglia di spegnere tutto per mettesi a fare qualcosa di più aggradante che non fracassarsi gli zebedei davanti allo schermo.
Goldner ha comunque un certo savoir faire nel maneggiare gli ingredienti classici del film de paura , non roba nuova ma il solito materiale di repertorio però tirato a lucido e organizzato con discreta cura.
Quindi i soliti strilli, strepiti, rumoracci però inseriti in un contesto che riesce a creare una notevole dose di tensione fino ad arrivare al climax proprio nella parte finale , angosciosa e claustrofobica che non lascia indifferenti.
In conclusione direi che The Borderlands , pur non rielaborando gli stilemi del genere riesce a creare un minimo di interesse per un genere che per quanto mi riguarda è ormai alla frutta.
Ma ben vengano le produzioni come questa che comunque denotano una  capacità apprezzabile nel destreggiarsi con l'armamentario standard del genere.
E viene voglia di aspettare che Goldner confermi le sue doti con produzioni ben più danarose di questo,, sperando che il denaro non appiattisca il suo talento....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

The Borderlands (2013) on IMDb

venerdì 6 giugno 2014

Come il vento ( 2013 )

Ispirato alla storia vera di Armida Miserere, la prima donna direttore di carcere che in un mondo militarizzato e maschilizzato si crea una fama di dura e si guadagna il rispetto di molta gente ( detenuti ma anche colleghi) che non è abituata a rispettare una donna.
Armida in realtà convive con un dolore sordo e lancinante, un qualcosa che la insegue lungo tutti i suoi spostamenti su e giù per l'Italia, quasi a voler sfuggire da questo male che la affligge.
Ma a Sulmona, quel Venerdì  Santo del 2003, un tragico 19 aprile, il dolore la sovrasta e Armida si toglie la vita. Ha 47 anni.
Ricordavo a grandi linee la storia della vita di Armida Miserere ma naturalmente sapevo solo quello che riportavano le cronache dei giornali e dei tg , ignoravo molti particolari della sua vita.
Particolari che vengono svelati con delicatezza, con estremo rispetto, anche con una certa pudicizia ( termine da intendersi nel senso più lato possibile) da questo film di Marco Simon Puccioni, regista che si è costruito una solida fama di documentarista.
Puccioni invece dell'impegno civile  o di una impalcatura da film carcerario, sceglie di inquadrare da una prospettiva molto intima una figura come quella di Armida Miserere , una che ha percorso gli anni di piombo in Italia, restandone direttamente coinvolta ( la causa del suo dolore che l'ha inseguita tutta la vita), una che ha dato un nuovo impulso e un nuovo stile nella conduzione dei carceri che è stata chiamata a dirigere, una donna piccola e puntuta, incorruttibile e determinata come il più addestrato dei marines.
Una figura che si stagliava in un mondo che non sembrava fatto su misura per lei.
E sicuramente non lo era.
Dicevamo del taglio intimo dato al film, quel suo insistere sul suo lato privato, su quel suo essere senza legami e senza radici , libera come il vento e pronta quindi a cogliere sempre nuove opportunità di lavoro in un ambiente che l'ha sempre guardata di sottecchi e come minimo sottovalutata.
Emerge il ritratto di una donna tanto dura e irreprensibile dal punto di vista lavorativo, quanto fragile e svuotata dai tragici eventi della sua vita.
Una donna in un limbo , tra due mondi, uno in cui indossare una maschera granitica per non far intuire il benché minimo segno di debolezza e uno privato , a sua misura in cui finalmente dare sfogo a tutte le sue fragilità e incertezze.
Ne esce fuori un ritratto gentile e intenso allo stesso tempo, una figura di donna abituata a convivere con l'infelicità e a nasconderla.
A dare il volto e il corpo ad Armida ci pensa Valeria Golino, attrice non precisamente apprezzata qui a bottega a partire dalla sua voce.
Eppure la sua carriera parla di un'attrice che non fa scelte ovvie solo in nome del botteghino e che è cresciuta in tutti i sensi , a partire dalla consapevolezza della sua capacità.
E' strano che ormai la Golino preferisca muoversi ai margini della cinematografia nostrana preferendo opere a più ampio respiro.
E' strano ma plausibile ed encomiabile che un'artista non voglia essere ingabbiata in una scena cinematografica modesta e provinciale come la nostra.
E questo è testimoniato dal suo primo film come regista, Miele ( di cui abbiamo parlato qui  ) , dal suo ruolo ne Il capitale umano di Virzì ( ne abbiamo parlato  qui   ) e anche nella scelta di un ruolo difficile come quello di Armida Miserere, personaggio di grande impatto emotivo e di clamorosa intensità drammatica.
Al di là di qualche lentezza e di una Valeria Golino che oscura tutti gli altri personaggi in scena ( a partire da un Filippo Timi confinato a un ruolo abbastanza marginale in termini di minutaggio, ma fondamentale per il film), Come il vento, titolo preso dalle parole della stessa Armida Miserere nel biglietto lasciato , è un valido esempio di cinema italiano altro e già solo per questo è da incoraggiare.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Like the Wind (2013) on IMDb

giovedì 5 giugno 2014

I figli degli uomini ( 2006 )

Londra 2027 : in un mondo oltre l'orlo del collasso in cui le donne non possono più procreare, Theo Faron, professore di storia in cerca di una ragione per vivere e per non lasciarsi morire giorno dopo giorno, assieme alla moglie e a un gruppetto di " cospiratori" cerca di portare una donna , rimasta miracolosamente incinta dopo circa 20 anni, a un santuario in riva al mare , da degli scienziati al fine di far partire un nuovo futuro per l'umanità dopo la sterilità generale.
Ma il percorso è lungo e pieno di ostacoli.
Tra tutte le raffigurazioni del futuro prossimo elaborate nel cinema di fantascienza , quella evidenziata in questo bel film di Cuaron è sicuramente una delle meno rassicuranti.Siamo a Londra,2027, non nasce un bambino da piu'di 18 anni, in strada si vedono catorci di automobile che hanno visto tempi migliori, riscio' a motore che ricordano l'altra parte del globo terracqueo, si vedono cumuli di macerie e di immondizia (riferimenti al presente?) un futuro che non sembra essere progredito affatto,anzi sembra si sia tornati indietro in questo mondo che sembra non avere un domani.
Il protagonista,Theo,una sorta di funzionario statale è un esponente tipico di questo mondo di zombi che ricorda tanto il mondo tratteggiato da Romero nel suo bel film, La terra dei morti viventi.
Theo è abulico,svogliato, lavora solo per soldi e ha pure molti debiti,è lento, tutto gli scivola addosso e non sembra avere  prospettive future come il suo mondo.
Fino a che riappare la sua ex moglie che gli crea la prospettiva, una ragione per andare avanti: aiutare una donna incinta a fuggire dall'inospitale Inghilterra
.E incomincia la sua progressiva trasformazione per diventare un uomo molto migliore di quello prima, addirittura divenire temerario pur di aiutare questa sconosciuta che porta in grembo il mistero di un'altra vita.

E'un film di inseguimenti, ci sono conflitti etnici, si radicalizza il problema dell'immigrazione (l'Inghilterra ridotta a una marea di bidonville senza colore per profughi e immigrati trattati come bestiame ai confini fortificati), addirittura i protagonisti si trovano in mezzo a un funerale palestinese, si combatte casa per casa, centimetro per centimetro, si combatte tra esercito e terroristi senza sapere che cosa difendere o che cosa attaccare da una parte e dall'altra...è tutta una maceria....
Il bambino rappresenta il futuro di un mondo che non ne aveva...
Il film di Cuaron trae linfa vitale da Clive Owen che da candidato James Bond si trasforma in uomo dimesso,abbruttito dalla vita offrendo una prova decisamente convincente.
Funzionali sono poi le scenografie agghiaccianti che aggiungono angoscia all'angoscia che evoca la mancanza di nascite, si vedono praticamente solo rovine, macerie, violenza, disperazione.
Cuaron adotta uno stile molto vivace con piani sequenza lunghi, scene di massa elaborate ottenendo un ottimo risultato, un film che si insinua nelle pieghe dell'animo e vi rimane con la sua forte carica emotiva.
Il finale non è ovvio.è assolutamente all'altezza del film come raramente succede in questo genere di film in cui la chiusura rappresenta sempre uno scoglio difficilmente sormontabile sempre col rischio di banalizzare tutto....

( VOTO : 8 / 10 ) 

Children of Men (2006) on IMDb