I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

martedì 16 aprile 2013

Il sospetto ( 2012 )

Lucas è un insegnante che ha perso il lavoro a causa dei tagli alla scuola e che è occupato temporaneamente in un asilo di un piccolo centro di provincia. E' separato, conduce una vita solitaria ma abbastanza normale e sta lottando legalmente con la moglie per avere più tempo da passare con l'amato figlio Marcus.Un brutto giorno , Klara , la figlia del suo migliore amico , bambina molto legata a lui perchè in famiglia l'ambiente non è dei più salutari a causa dei litigi continui tra genitori , racconta a una delle maestre una piccola bugia riguardante Lucas. La piccola menzogna si trasforma in un sospetto e poi in una comprovata colpevolezza agli occhi della piccola comunità in quanto mette in moto la macchina della giustizia.
Anche se così non è.
Tutto questo si traduce in aperto ostracismo verso Lucas che deve lottare per dimostrare la sua innocenza con al fianco il figlio e i pochi amici che continuano a credere in lui.
Il sospetto è un film che ti fa correre i brividi lungo la schiena. Brividi veri.
E riesce a sopravvivere anche al tentativo di "castrazione" da parte del titolista italiano che fa perdere all'originale Jagten ( che significa caccia) tutta la sua valenza simbolica e antropologica. Un po' come se Il cacciatore di Cimino ( in originale The Deer Hunter, il cacciatore di cervi) si fosse intitolato " L'inferno del Vietnam". Un titolo che c'entra con quello che viene raccontato ma è fortemente limitativo.
Il sospetto è un titolo che coglie solo uno dei molteplici aspetti della pellicola danese: è vero che è forse il primo film che tratta un crimine odioso come la pedofilia dalla prospettiva di un adulto innocente ma lo sguardo acido della cinepresa di Vinterberg ( che dopo l'esordio col botto di Festen sembra ritornare sul luogo del delitto, quello della comunità chiusa oltre che ipocrita e degli abusi sessuali) non si sofferma solo su questo.
Con poche pennellate degne di un impressionista ci dipinge una comunità apparentemente tranquilla in cui un uomo mite come Lucas cerca di mimetizzarsi tra gli altri riuscendoci malamente. E' gentile, premuroso coi bambini, uno dei pochi a non commettere eccessi alcolici, l'unico divorziato , ha sempre una parola di conforto per la piccola Klara testimone involontaria di un clima di violenza malcelata in casa sua , costretta suo malgrado a subire le conseguenze dei litigi dei suoi genitori che arrivano anche a dimenticarsela a scuola.
A lei piace Lucas e quando può scappa da lui non fosse altro per uscire a passeggio con lui e la cagnetta Fenny. Ma involontariamente, per una piccola ripicca infantile gli rovina la vita.
Eppure Lucas pur di non accusare Klara accetta stoicamente le violenze subite, anche in un'occasione come questa è l'unico a cui sembra stare a cuore quella bambina che gli sta facendo del male, del male vero.
L'empatia che si prova per il personaggio di Lucas è totale: in tempi in cui si deve stare attenti anche a fare un sorriso a un bambino per strada perchè potrebbe essere preso per qualcosa d'altro, un personaggio come quello creato nel film di Vinterberg che ha anche qualcosa di trascendente per come rifiuta le logiche umane per affidarsi al suo senso di giustizia, è un bagliore di luce nella tenebra.
Grande merito va a Mads Mikkelsen , attore magnifico grazie al quale un perfetto uomo medio se non mediocre come Lucas , diventa un personaggio memorabile.
Lo spettatore aspetta per tutto il film che venga ribaltato da parte di Lucas l'assioma che i bambini dicono sempre la verità, eppure non succede, non viene concessa la soddisfazione che il mite protagonista si faccia scudo della piccola Klara. sbugiardandola. La stessa Klara che viene usata dai suoi genitori come paravento per nascondere tutti i loro problemi familiari.
Vinterberg non concede questa soddisfazione  ma in  un crescendo di gesti inconsulti può accadere che per una volta Lucas perda il controllo ( la scena del supermercato) o che trovi il coraggio per mettere di fronte alla propria ipocrisia la comunità riunita come se niente fosse successo nella chiesa del paese durante la notte di Natale.
Inoltre è molto bello il rapporto delineato tra Lucas e Marcus, padre e figlio separati dalla vita e della burocrazia legata al divorzio, che hanno bisogno di stare uno accanto all'altro. Un rapporto all'inizio spigoloso ma poi improntato al calore umano e a un'emotività che forse sono strane da trovare in un film di provenienza scandinava.
Marcus pur non avendo vissuto con lui per un lungo periodo è uno dei pochi che non ha alcun dubbio sul comportamento del padre,accanto al quale vuole completare il proprio percorso di crescita, rappresentato dalla prima battuta di caccia al cervo con il suo fucile, regalatogli da Lucas, lo stesso fucile che suo padre  aveva regalato a lui.
Eppure anche in questo finale così apparentemente riconciliato c'è spazio per una chiusura inquietante che riapre un po' tutte le questioni che sembravano risolte.
Vinterberg a livello estetico sembra aver abbandonato le velleità puriste del Dogma 95 : quindi niente camera a mano, niente montaggio nervoso anche nelle fasi più concitate di questo thriller morale che a tratti sfocia nell'horror, una fotografia calda e avvolgente ( ad opera di Charlotte Bruus Christensen) che privilegia l'illuminazione naturale anche nelle numerose scene in interni non particolarmente luminosi.
Il sospetto è il film adatto a tutti quelli che hanno il vizio di giudicare troppo in fretta e in modo assoluto. Per tutti quelli che vedono solo bianco o nero.
Perchè in mezzo ci sono tante sfumature di grigio.
Basta saperle cogliere.

( VOTO : 8 + / 10 ) The Hunt (2012) on IMDb

26 commenti:

  1. Un film di cui sto leggendo bene in giro, che mi incuriosisce ma allo stesso tempo mi angoscia. Non so, intanto è lì, nella sempre più lunga lista dei recuperi.Mads Mikkelsen comunque è davvero un grandissimo attore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mikkelsen da solo vale la visione...e poi c'è tutto il resto..

      Elimina
  2. Un gran film.
    Di quelli che ti fanno incazzare dall'inizio alla fine.
    Mi è piaciuto tantissimo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. concordo, è un film che fa indignare e che ti rimane addosso anche dopo che lo hai visto da un po'...

      Elimina
  3. sospetto che sia piaciuto anche a me più o meno così, ma non lo confesserò mai :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. e fai outlet una volta per tutte!

      Elimina
  4. Ce l'ho in rampa di lancio, in questi giorni/settimane lo vedrò, anche perchè ne parlate tutti bene:)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. io l'ho definito thriller morale , quindi credo che sia proprio nelle tue corde...

      Elimina
  5. Quoto la Poison: un gran bel film.
    Doloroso e pesante al punto giusto, se ne esce parecchio scossi (o almeno così è stato per me).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è vero, se ne esce scossi perchè mina alla base delle certezze a prima vista inamovibili...

      Elimina
  6. perso al cinema, ma trovato, fra poco lo vedo :)

    RispondiElimina
  7. Dalle mie parti ha girato poco e niente, l'ho visto grazie alla programmazione alternativa della nostra piccola sala. Lavoro mirabile di sceneggiatura e recitazione (pazzesca la bambina) e di un'attualità inquietante: mi ha fatto tornare in mente l'isteria collettiva di Rignano Flaminio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. anche da me non s'è proprio visto ma è assolutamente doveroso recuperarlo...anche io ho pensato più di una volta a quello successo a Rignano Flaminio...il caso è più o meno lo stesso...

      Elimina
  8. Per me, finora, è il miglior film dell'anno ex-aequo con 'Zero Dark Thirty'. E come ogni volta torno a chiedermi come faccia un paese così minuscolo come la Danimarca a sfornare tanti cineasti di altissimo livello... chapeau!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. eh si, direi che fino ad ora sono le due perle più luminose di quest'anno...e comunque la Danimarca dimostra che non è solo Von Trier...

      Elimina
  9. Ti "ringrazio" di questa bellissima recensione, non so se ti ricordi come ne parlai io...
    Vabbeh, ti dico il voto, 10.
    Almeno abbiamo fatto a scambio tra il mio 8 e il tuo 10 di cold fish-

    Film immenso, empatia allucinante.
    Anche io in rece ho citato Rignano Flaminio, o almeno mi pare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie a te per i bellissimi complimenti! ok, allora scambio alla pari con cold fish! Io non l'ho citato espressamente, solo in un commento, ma più volte mi è venuto in mente anche se poi l'ho perso quando ho scritto le mie impressioni perchè come sai non prendo mai appunti...

      Elimina
  10. L'ho perso al cinema e mi ero completamente dimanticato di recuperarlo... quindi grazie :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. e figurati gli amici di blog servono per questo, no? e poi sapessi i titoli che mi hai fatto recuperare tu...Qui il recupero è doveroso!

      Elimina
  11. Ancora mi manca, ma muoio dalla curiosità perchè tutti, ma proprio tutti, sono rimasti profondamente segnati dalla visione. Spero di recuperarlo presto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fai bene a recuperarlo il prima possibile , è film che merita tutta la fama che si è creato...

      Elimina
  12. film davvero molto bello! Mi ha saputo sconvolgere in maniera leggera, ma pur sempre sconvolto sono rimasto

    RispondiElimina
  13. sconvolgere in maniera leggera mi suona ossimorico...caruccio!

    RispondiElimina
  14. Un film interessante per un regista interessante che non fosse stato per i suoi trascorsi dogmatici avrebbe sicuramente avuto più visibilità (secondo me).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. concordo nell'apprezzamento al regista...rispettando le regole del dogma è vero, ti tagli una consistente fetta di pubblico...

      Elimina