I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 4 settembre 2015

Professore per amore ( 2014 )

Keith Michaels è uno sceneggiatore che una quindicina d'anni fa ha vinto un'Oscar per una sua sceneggiatura. Ora è senza lavoro, ha difficoltà a pagare le bollette, non riesce a scrivere e il suo agente gli propone di andare a tenere un corso di sceneggiatura in una piccola Università vicino New York, sull'altra costa, almeno per sbarcare il lunario.
Keith accetta e ha non poche difficoltà a entrare nell'ottica di essere un professore universitario...un po' sui generis visto che intrattiene rapporti con una sua alunna e c'è una terribile professoressa di letteratura che vorrebbe vederlo cacciato a pedate.
Ma lui comincia a crescere e il corso di sceneggiatura con lui.
E anche il rapporto con Holly Carpenter, una sorta di factotum nel campus universitario, anche lei una "studentessa" fuori corso un po' sui generis....
Ok, temo di dovervi fare una confessione: è sin dagli anni '90 che Hugh Grant rappresenta una specie di gulity pleasure per me.
Lo adoro, mi piace fisicamente, lo trovo veramente bello ( se fossi gay crollerei ai suoi piedi) e soprattutto mi piace il personaggio che lui continua a recitare film dopo film: il tipo stralunato che vive nel suo mondo che , guarda il caso, procede a una velocità differente rispetto a quello in cui vive tutta la restante parte dell'umanità.
Lo conobbi in Quattro matrimoni e un funerale e poi non l'ho più abbandonato, seguendolo affettuosamente nella sua carriera fatta quasi esclusivamente di personaggi incapaci di crescere o perlomeno in difficoltà nell'affrontare le scelte impegnative che la vita ti può proporre.
Quindi la sua sola presenza era una ragione sufficiente per guardare questo film che in realtà ha un'altra motivazione importantissima che mi ha fatto accingere alla visione alla stessa velocità di una palla di fuoco lanciata nello spazio profondo ( vabbè stamattina mi è uscita così).
Sto parlando di Marisa Tomei, conosciuta e apprezzata già ai tempi di Mio cugino Vincenzo, film in cui vinse a sorpresa un'Oscar , e poi diventata col tempo un sex symbol assoluto, almeno per me.
E complimenti vivissimi al suo personal trainer che a 50 anni suonati ce la conserva così tirata fisicamente e così assolutamente desiderabile.
Si, anche in questo film che sembra una romcom come le altre, magari con protagonisti un po' più avanti negli anni rispetto alla maggior parte dei film appartenenti a questo specifico genere e che invece si rivela una piacevolissima sorpresa, un divertissement leggero e ironico che però si pregia di contenere delle piccole notazioni che rifuggono la banalità.
La prima cosa che si nota è che la storia tra i due protagonisti non ha uno sviluppo così prevedibile e lineare: c'è alchimia tra di loro, gioco di sguardi, i soliti discorsi seriosi di Hugh Grant che si inceppano ogni tre parole, gli occhioni da cerbiatta di lei che lo guardano in un mix di comprensione e vera compassione umana, ma non c'è il solito momento super ruffiano del bacio romanticissimo da sparare a favore di camera.
Anzi non si baciano proprio per tutto il film.
E' tutto affidato all'immaginazione dello spettatore.
Altro fattore da sottolineare è la linea sempre più sottile che demarca l'attore dal suo personaggio: oggi Hugh Grant è un bel 55 enne ( un po' invecchiato, abbastanza sgualcito ma sempre un bel pezzo di figliolo per chi apprezza l'articolo e molte ragazze sembrano gradire) che probabilmente il suo momento di massimo splendore nella sua carriera lo ha già vissuto.
Parliamo anche di uno che stava con una delle donne più belle del mondo a quel tempo, Liz Hurley e si è fatto beccare con un mignottone da strada di rara bruttezza  riuscendo quasi a ditruggere la sua vita.
Eppure pian piano è riuscito a risollevarsi, a ritagliarsi questo  personaggio abbastanza standardizzato che fa dell'inadeguatezza il suo tratto distintivo ( ma naturalmente ci sono state anche divagazioni sul tema come la sua partecipazione a Cloud Atlas) in alcuni film assai gradevoli , non capolavori ma assolutamente guardabili come Notting Hill , About a boy o Il diario di Bridget Jones che mettono in risalto tutta la sua grazia british.
Dicevamo : è agevole far specchiare il vero Hugh Grant nel suo personaggio e in fondo questa è la ricetta del suo successo.
Lui non recita un personaggio, porta semplicemente una generosa parte di se stesso in scena.
E se continua a piacere perché non continuare a farlo?
Professore per amore fa sorridere in più di un'occasione, è un film piacevolmente fuori dal tempo un po' come l'Università e la città dove è ambientato, ha quel retrogusto amarognolo che potrebbe farlo apprezzare ancora di più a chi non è precisamente un fan di questo tipo di film e , come detto, contiene al suo interno dialoghi non banali e riflessioni interessanti.
Non filosofia junghiana ma qualche notazione intelligente.
E questi 100 minuti riescono a passare in un attimo.
Complimenti al malvagio titolista italiano, da appendere per i testicoli a testa in giù , che fa perdere del tutto l'ambivalenza del titolo originale The Rewrite ( la riscrittura, la rimaneggiatura che si riferisce sia al lavoro che si fa sulle sceneggiature che alla vita del protagonista), in favore del solito titolo da decerebrati.


PERCHE' SI : Hugh Grant e Marisa Tomei nello stesso film, rom com divertente e con interessanti variazioni sul tema compreso un retrogusto amarognolo, ottimi dialoghi, ottimo cast di supporto.
PERCHE' NO : a chi non piace il genere...qualche cliché che è duro da scalfire, un po' troppo rose e fiori, la vita vera è decisamente più complicata.


LA SEQUENZA : la scelta degli studenti del proprio corso con criteri assolutamente "meritocratici" e il primo incontro con la terribile prof di letteratura amante di Jane Austen.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Hugh Grant e Marisa Tomei non mi hanno deluso neanche questa volta.
E' possibile ancora fare una rom com per protagonisti over 50.
In altri tempi un film con questo cast non sarebbe stato mandato al macero nella calura estiva.
Per la Tomei il tempo sembra essersi fermato e non sembra più ripartire.


( VOTO : 7 / 10 ) 


The Rewrite (2014) on IMDb

mercoledì 2 settembre 2015

Found. ( 2012 )

Marty è un timido studente delle scuole medie che vive nel suo mondo fatto di fumetti ( che scrive anche) timidezza, bulli che lo vessano e film horror che attinge dalla videoteca oppure dalla fornitissima collezione del fratello.
Un brutto giorno, curiosando tra le cose del fratello scopre una testa in una borsa per le palle del bowling.
Suo fratello è un serial killer.
Che fare? Sfruttarlo per avere la meglio sul bullo che gli rovina la vita oppure temere per la propria incolumità o per quella dei genitori?
E se lui venisse a sapere che Marty ha scoperto tutto?
Found, ( non so se è una cosa che succede solo a me ma quanto mi inquieta quel punto che c'è nel titolo originale, che sembra lasciato lì per caso e invece rappresenta solo l'inizio del perturbante che caratterizzerà tutto il film) è tratto dal romanzo omonimo di Todd Rigney del 2004 ed è sceneggiato dallo stesso regista , il semiesordiente Scott Schirmer che il film lo ha anche montato e prodotto con un budget non esattamente milionario, si parla di 8000 dollari ( leggansi ottomila).
Il giovane Scott si è formato all'Università dell'Indiana dove ha studiato cinema, videoproduzione e sceneggiatura ed è stato talmente brillante negli studi da aver ricevuto premi e finanziamenti per girare i suoi primi corti.
Quindi parliamo di un giovane, praticamente all'esordio ma non di un carneade qualsiasi.
La cosa che colpisce infatti di Found. è la sua estrema maturità nell'utilizzo del mezzo espressivo.
In un solo film , in meno di 100 minuti si viene letteralmente investiti da tematiche importanti ( le prime che balzano all'occhio sono la declinazione del tema dell'amore fraterno tra il dodicenne Marty e il fratello Steve, ma si parla anche di un ragazzino che sta entrando nella fase decisiva della sua crescita, l'adolescenza in un modo che definire confuso e contraddittorio è assolutamente riduttivo e sappiamo bene quanto il tema del coming of age sia molto apprezzato e trattato nel cinema
indipendente americano  e poi è impossibile non citare il tema del bullismo nelle scuole) incastonate in una narrazione organica, non rapsodica come ci si attenderebbe, ma assolutamente funzionale nell'immergere lo spettatore in un'atmosfera paludosa, appiccicaticcia, fastidiosa quasi in cui si è inesorabilmente indirizzati verso l'immedesimazione in un personaggio, quello di Marty, di cui nessuno vorrebbe mai indossare i panni.
Schirmer descrive la pigra e oserei dire  quasi immobile provincia americana, praticamente una natura morta,  con cognizione di causa, in fondo sta descrivendo casa sua e non stupirebbe che abbia preso spunto da personaggi reali.
Sicuramente parla di serial killer con un taglio socio antropologico che non avevo mai rintracciato in alcun film precedente, il tutto mediato, ma forse è meglio dire intriso, dei classici stereotipi che descrivono al meglio la vita di un paesino qualunque dell'Indiana, quelli in cui non sembra succedere mai nulla.
Giusto per non  farci mancare nulla, Schirmer osa anche sotto il profilo della metacinematografia, inserendo cospicue sequenze di un film all'epoca inesistente ( un fake girato per l'occasione) ma che poi, data la risonanza di Found., ha goduto di ampliamento e riscrittura arrivando a essere un film vero e proprio che si intitola Headless ( di cui abbiamo parlato qualche mese fa qui ). un film che ossessiona talmente Steve, il fratello serial killer, che lo incita all'emulazione di atti veramente ineffabili.
Praticamente una manna dal cielo per tutti i munus habentes che dicono che i film horror ( ma mettiamoci anche la musica metal , la musica del demonio per antonomasia) possano provocare fatti di sangue deviando le menti di giovani virgulti.
Dimenticando di dire che il giovane virgulto di cui sopra deve essere già predisposto di suo con una mente già sufficientemente deviata verso la psicopatologia conclamata.
Ma alla fine chi è Steve per Marty?
Ed è questa la domanda che fa tremare i polsi durante la visione perché all'inizio Steve è una specie di eroe, un segreto da custodire gelosamente ma anche un ottimo rimedio contro le angherie del più bullo della scuola, uno che ti fa sentire quasi il fratello di Superman per il delirio di onnipotenza che lo caratterizza.
Agli occhi di Marty  Steve può tutto e chi si frappone sulla sua strada ha il destino segnato: quello di avere la testa staccata dal corpo e conservata in una borsa per palle da bowling.
Ma proseguendo nel film questa percezione è destinata a cambiare.
Non stupisce più di tanto neanche il finale con il crollo definitivo di quell'istituzione familiare che sembrava essere una pietra angolare praticamente inscalfibile.
Found. è un film che inquieta e pone delle domande a cui è difficilissimo rispondere.
Un horror che segue le dinamiche del thriller psicologico e che si snoda come un dramma familiare.
Perché in fondo quello di Steve è un fottutissimo dramma familiare da cui è impossibile uscire indenni.


PERCHE' SI : ambientazione estremamente credibile, ottima recitazione dei protagonisti, film che inquieta e pone domande a cui è molto difficile rispondere.
PERCHE' NO : ritmo lento che però descrive alla perfezione la vita rarefatta di provincia, si vede che è un film girato in totale economia ma assolutamente non è sciatto o non curato formalmente, finale che scatenerà l'indignazione di qualcuno.


LA SEQUENZA : Marty trova la testa del bullo della scuola in una borsa per palle da bowling in camera del fratello.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Era da Cronenberg e dal suo Inseparabili che non vedevo trattato in maniera così intensa e brillante il tema dell'amore fraterno.
La provincia americana è sempre gravida di mostri.
Il cinema indipendente a stelle e strisce è una fucina di talenti.
Che cosa avrei fatto io avendo un fratello serial killer?


( VOTO :7,5 / 10 ) 


Found (2012) on IMDb

domenica 30 agosto 2015

Colt 45 ( 2014 )

Vincent, 25 enne poliziotto , preferisce la balistica e lo studio di nuove pallottole da fabbricare all'azione e ai gruppi operativi di cui non intende far parte perché di temperamento solitario e schivo. Preferisce fare l'istruttore di tiro e il consulente ma quando conosce il poliziotto corrotto Milo Cardena viene tirato dentro una guerra tra diverse fazioni di poliziotti, una guerra sangunosa che vede implicato anche il suo superiore, il comandante Chavez e che lo costringerà a venire a patti con il suo lato più oscuro.
Per sopravvivere dovrà passare per forza all'azione.
Colt 45 è un film diretto da quel diavolaccio belga di Fabrice Du Welz , uno che si è scavato un bel solco nella memoria di un  cinefilo militante come il sottoscritto con opere come Calvaire, Vinyan e Alléluia ( che trovate ambe-tre recensiti sul blog da qualche parte).
Teoricamente Colt 45 è stato realizzato prima di quest'ultimo ma varie vicissitudini produttive con annessa una post produzione in cui pare che Du Welz non abbia partecipato hanno reso il progetto più travagliato e gli hanno fatto vedere la luce dopo Alléluia.
Se dovessi definire in maniera tranchant un film come questo direi che è un'entrata a gamba tesa ( o a piedi uniti fate un po' voi, ma di quelle spaccacaviglie) nel genere del polar francese tanto caro agli spettatori di Oltralpe e figlio di quell'hardboiled che vede la sue radici oltreoceano.
Si vede un po' meno la mano autoriale del regista belga in una storia lineare nel suo essere torbida, fatta di azioni e reazioni ( anche sproporzionate se vogliamo), una sorta di furia beluina e primigenia che mette da parte sottotesti , riletture e sbriciatine tra le righe dello script.
Qui si narra principalmente della discesa  nell'abisso di Vincent , uno che non ci ha mai voluto mai gettare uno sguardo dentro a quell'abisso, uno che ha sempre preferito gli studi, fabbricare pallottole, starsene chiuso nel suo antro da solo con il suo piombo e le sue traiettorie ellittiche.
Ebbene quando Vincent uno sguardo lì dentro ce lo butta, costretto da Milo Cardena, l'abisso guarderà dentro di lui e verrà fuori un altro tipo di poliziotto.
E il sangue zampillerà copioso.
Colt 45 è un polar moderno , alla Marchal per intenderci, ha una visione del genere assai vicina a quella proposta al pubblico dal grande Olivier.
La polizia è un nido di serpi letteralmente stracolmo di banditi che si trincerano dietro l'egida dell'uniforme e del ruolo di tutore della legge.
Cosa già vista ampiamente in 36 Ouai des Orfevres ( film che a mio parere viene ampiamente citato ) oppure in quella misconosciuta serie poliziesca sempre d'Oltralpe, Braquo, creata dallo stesso Marchal.
A prima vista Colt 45 è il film meno personale di Du Welz anche perché si inoltra in lidi a lui sconosciuti fino ad ora nella sua carriera da regista, forse non è all'altezza degli altri ma per sua stessa ammissione dopo il flop commerciale di Vinyan aveva bisogno a suo modo di riconciliarsi col pubblico e con la sua idea di cinema popolare, cinema che ha sempre amato.
Ma è una full immersion senza compromessi di alcu tipo in un genere che qui a bottega viene gradito moltissimo: un film duro, cattivo, livido come la sua fotografia virata verso tonalità plumbee, con una sfilata di volti noti del cinema francese di genere che non fanno altro che aumentare il gradimento per una pellicola che fila via come una schioppettata per gli 85 minuti della sua durata.
Un po' come le traiettorie delle pallottole studiate dal giovane Vincent che non esita a sporcarsi le mani col sangue quando necessario.
Ecco , la metamorfosi del suo personaggio, abbastanza improvvisa e priva di quelle sfumature che ne avrebbero descritto meglio il travaglio è la parte del film che si digerisce meno.
E' difficile immaginare un cambiamento così repentino, la trasformazione in un assassino senza scrupoli di un uomo che rifiuta quasi il contatto fisico e che preferisce starsene rinchiuso nel suo poligono di tiro piuttosto che ritagliarsi un qualsiasi ruolo operativo.
Ma forse, tornando al discorso di prima è l'abisso che guarda dentro di te, è l'abisso bellezza!!!


PERCHE' SI : scene d'azione ben concepite, un gruppo di facce troppo giuste, ritmo invidiabile, citazioni del mio amatissimo Marchal come se piovesse.
PERCHE' NO : la trasformazione di Michel è un po' troppo repentina, viene qualche dubbio sulla verosimiglianza della trama ( possibile che questi poliziotti possano fare il comodo loro in questo modo?)


LA SEQUENZA : le sessioni di tiro, il primo incontro con Milo Cardena.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Nel polar francese si pesca sempre bene.
L'esame di Du Welz alla prova con un film non horror è decisamente superato.
Perchè i polizieschi francesi sono così cazzuti mentre quelli nostri risultano sempre o quasi mosci e poco credibili?
Ma quanto è inquietante la faccia di Joey Starr?


( VOTO : 7 + / 10 )


 Colt 45 (2014) on IMDb

mercoledì 26 agosto 2015

L'A.S.S.O. nella manica ( 2015 )

Bianca è una studentessa liceale con una vita mediamente felice e mediamente piatta fino al momento in cui scopre, grazie al suo amico Wesley, bellissimo e palestratissimo capitano della squadra di football della scuola, di essere l'A.S.S.O. ( Amica Sfigata Strategicamente Oscena) delle sue amiche, bellissime e desideratissime.
Le crolla il mondo addosso ma grazie a questo acquisisce una nuova consapevolezza di se stessa.
Grazie a questo e grazie alla scuola di vita organizzata da Wesley che le insegna come procedere in questo mondo in cui tutto appare e niente è.
Indovinate come va a finire?
L'A.S.S.O. nella manica ovvero il film che non ti aspetti che ti arriva sotto le mentite spoglie del fondo di magazzino mandato al macero nella programmazione cinematografica estiva, con un ricamo del malvagio titolista italiano che fa sembrare Jack lo Squartatore una tranquilla vecchina dedita all'uncinetto ( tirare fuori un acronimo totalmente diverso da quello originale, The DUFF ovvero Designed Fat Ugly Friend,e che non c'entrasse una beneamata minchia non era facile, eppure c'è riuscito).
Riassumendo in modo superficiale potrei dire che questo film rappresenta una rielaborazione 2.0 o forse anche 3.0 della teen comedy sentimentale ma c'è anche altro, non è la solita stupida commedia sentimentale americana.
Bianca , la protagonista è un personaggio a tutto tondo e non solo per le forme un filo generose, è squisitamente normale, in lei può specchiarsi la maggior parte delle adolescenti che popola questo spicchio di universo che si chiama Terra.
E' assolutamente nella media, le piacciono i film di zombie , stare con le amiche, le piacerebbe anche avere un ragazzo ma le sfugge per un eccesso di timidezza.
E' intelligente , brillante, non brutta ma neanche particolarmente bella, è un tipo.
Diciamo che è la rielaborazione gentile del nerd che spadroneggiava negli anni '80 e '90, un essere molto più sfigato e meno attraente di Bianca.
La cosa che colpisce favorevolmente del film di Ari Sandel ,vincitore dell'Oscar nel 2007 per il miglior cortometraggio, alla sua prima regia hollywoodiana dopo alcuni documentari e televisione, è lo sguardo  non benevolo e condiscendente ma assolutamente realistico su una generazione ipertecnologizzata, in cui si è qualcuno solo se si generano visualizzazioni su YouTube o likes sul social network di turno.
Bianca vuol rifuggire da questo modo di essere ma ci si trova catapultata non volendo e i suoi sofrzi per uscirne ( leggi gli insegnamenti di Wesley) sono il sale di un film divertente dotato di una regia spigliata e ironica che rende bene il tono moderno e sbarazzino allo stesso tempo della narrazione.
Si ride, si sorride ci si diverte e non ci si irrita neanche un po' per un happy ending alla melassa che sembra scritto sin dai titoli iniziali del film.
Perché ci piace che Bianca ottenga quello che vuole, perché l'essere vince sempre sull'apparire, almeno nel mondo perfetto che tutti vagheggiamo, perché Bianca è tutti noi e spinge nell'immedesimazione come pochi altri personaggi cinematografici in questo genere di film.
E poi lasciatemelo dire.
Mae Whitman è adorabile e molto più attraente delle sue amiche di plastica.
Ultima domanda : saremo mai stati l'A.S.S.O. di qualcuno?
Non lo so ma una cosa è certa: il mio cassetto è stracolmo dei due di picche ricevuti ....



PERCHE' SI :  regia spigliata e con un look accattivante, script mai banale e becero, sguardo realistico sul mondo degli adolescenti di oggi, Mae Whitman è adorabile.
PERCHE' NO : fatico a trovare difetti, a chi non piace il genere o non capisce l'urgenza di tecnologia...


LA SEQUENZA . L'appuntamento di Mae col ragazzo che da tanto tempo vorrebbe conquistare: un disastro annunciato.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Ci sono speranze per la teen comedy americana.
Inaspettato trovare un film fresco, accattivante e intelligente nel listino estivo.
Mae Whitman è una bella scoperta.
Chissà se sono mai stato l'A.S.S.O. di qualcuno.


( VOTO : 7+ / 10 )

The DUFF (2015) on IMDb

domenica 23 agosto 2015

Terminator Genisys ( 2015 )

Mentre nel 2029 John Connor sta per guidare gli umani alla vittoria definitiva contro la civiltà della macchine, leggasi Skynet, proprio quest'ultima manda un Terminator nle 1984 per uccidere Sarah Connor, la madre di John, prima che lo concepisca.
John manda indietro nel tempo il suo braccio destro Kyle Reeves che trova una situazione anomala con Sarah che ha per compagnia un Terminator ( che chiama papà) e che la protegge da quando lei ha nove anni.
In più affiorano altri ricordi che spingeranno Sarah e Kyle ad andare nel 2017 , proprio appena prima che Skynet conquisti il mondo con la sua App che si chiama Genisys.
A rileggere questa breve sinossi scritta di mio pugno credo che uno che non ha visto il film ci capisca ben poco.
Bene.
Anzi male.
Perché a dire il vero anche io che ho visto il film su questi salti temporali confesso di averci capito ben poco.
E' come se Alan Taylor e il suo team di sceneggiatori si siano dati da fare per innalzare una sorta di cortina fumogena tra il film , diciamo la parte che riguarda i paradossi temporali, e lo spettatore.
Personalmente non posso avere uno sguardo complessivo sulla saga perché ho sempre rifiutato scientemente di vedere il numero 3 e il numero 4 della serie.
E, vedendo Terminator Genisys direi che ho fatto bene perché mi sembra che Taylor la pensi come me.
Riparte dal primo, vedere l'Arnie del 1984 ricreato con una computer grafica che ha del miracoloso è uno shock da cui ancora mi devo riprendere, uno shock piacevolissimo naturalmente, e poi riprende a piene mani gli effetti digitali del secondo dando al suo film un'aria vintage che di primo acchito non dispiace per nulla.
Però ripensandoci , pur non dispiacendo  fa notare che si agisca un po' di conserva, senza idee visive nuove.
Il problema è che quando si cerca di proporre qualcosa che vada oltre l'omaggio ai primi due capitoli, beh allora le cose non vanno proprio benissimo.
Direi che questo film ha due difetti fondamentali: per me, fan della prima ora che ha visto i primi due film al cinema praticamente con la bava alla bocca per la goduria , Terminator Genisys  dà l'impressione di pasticciare appositamente con i paradossi temporali scegliendo di trattare altri argomenti quasi fosse un film Marvel qualsiasi.
E Terminator senza paradossi temporali è come una fuoriserie senza carburante: bella , per carità ma costretta a rimanere immobile senza neanche far ascoltare il rombo del proprio motore.
Il secondo grosso problema è che  trovandoci di fronte a un reboot, una nuova partenza della saga, non è una bella cosa che il protagonista dei primi due film, ovvero il buon vecchio Arnie, rubi la scena ai nuovi innesti del cast come la marmellata a un bambino.
E' innegabile: Terminator Genisys, funziona, per quel poco, solo quando Schwarzy è in scena e si mette a giocare con la sua età ( vecchio ma non obsoleto), con le sue rughe e con i suoi capelli bianchi.
E anche con la fissità marmorea del suo volto, quando prova a sorridere in modo convincente.
Facendo questo dimostra tutta la sua grandezza,  guardandosi indietro e iniettando ai suoi personaggi cospicui dosaggi di autoironia ci si accorge finalmente che oggi, forse , è grande come non lo è mai stato nella sua lunga carriera.
Non credo che questo Terminator Genisys passerà alla storia, al massimo può essere considerato un blockbuster furbetto che gioca con l'immaginario di una generazione che oggi ha la testa imbiancata e che cerca un punto di contatto con quella masnada di adolescenti che Terminator lo ha solo sentito nominare o lo ha visto, senza viverlo, nei suoi numerosi passaggi televisivi.
Forse per loro sarà sufficiente.
Per me che i primi due film li ho vissuti al cinema non basta.
E non sono capace nemmeno di accontentarmi di quello che passa il convento.


PERCHE' SI : film da 155 milioni di dollari con effetti speciali all'altezza e una computer grafica che ha del miracoloso, Arnie è immenso e la sola ragione per vedere questo film.
PERCHE' NO : i paradossi temporali sono confusi ad arte, per essere un reboot si basa troppo sul vecchio senza grosse novità, Arnie ruba la scena costantemente al resto del cast.


LA SEQUENZA : lo shock di rivedere lo Schwarzy del 1984, la lotta tra i due Terminator.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

I primi due Terminator sono titoli per me imprescindibili.
Qualsiasi reboot o remake o sequel non sarebbe mai stato abbastanza per scalfire il ricordo.
Schwarzy a 67 anni suonati ( all'epoca del film , ora sono 68) è ancora duro come una pietra.
Stupito da come rubi la scena con la sua sola presenza al resto del cast, non avrei mai detto ceh sarebbe stato capace di tanto.


( VOTO : 5,5 / 10 )

 Terminator Genisys (2015) on IMDb

giovedì 20 agosto 2015

Fuochi d'artificio in pieno giorno ( 2014 )

Cina 1999 : una squadra di poliziotti indaga su uno strano omicidio dopo aver ritrovato parti anatomiche della vittima in varie cave di carbone. Dopo uno scontro a fuoco in cui muoiono gran parte dei suoi colleghi il capo di quella squadra rimane gravemente ferito e lo ritroviamo cinque anni dopo, nel 2004, ubriaco ai lati di una strada con un uomo che invece di soccorrerlo non fa altro che portargli via il motorino.
Ora fa la guardia privata e quando si ripresentano degli omicidi perpetrati con lo stesso modus operandi del 1999, assieme a ciò che è rimasto della vecchia squadra cerca di indagare.
Le indagini portano a una lavanderia e lui si innamora subito della donna che ci lavora...
Questo film a prima vista è strano come il titolo che ha in dote che può sembrare la solita traduzione a casaccio del malvagio titolista italiano e invece pare proprio di no.
Certo , il cinese non è la mia prima lingua e le informazioni che ho sono di seconda mano ma pare stavolta che la traduzione sia letterale e a visione avvenuta si ricollega a quello che si vede nel film ,soprattutto in un finale che lascia , come dire....basiti?
L'inizio è da thriller che più thriller non si può: siamo nel campo d'azione del cinema orientale, cinese in questo caso ( che non è proprio tra i miei preferiti nonostante mi piaccia molto la cinematografia che venga da quello spicchio di mondo) e la memoria non può far altro che correre in direzione di uno dei capolavori di Bong Joon Ho, quel Memories of murder che dovrebbe essere inciso col fuoco nella memoria di ogni cinefilo che si rispetti.
Delitti efferati, ambientazione che non è la solita ambientazione metropolitana a cui ci ha abituato tanto cinema cinese, ci troviamo in effetti in una sfigatissima provincia settentrionale piena di neve e ghiaccio, col freddo che sembra entrarti fin dentro le ossa anche se stai guardando il film stravaccato fin dentro la poltrona in una tranquilla, afosa, serata estiva, una coppia di poliziotti , anzi qui sono di più, molto sui generis, diciamo che ha poco in comune con la classica coppia di poliziotti da cinema americano.
Dopo un inizio da thriller c'è un lento ma inesorabile scivolamento verso le dinamiche del noir , genere americano fino al midollo anche se dotato di nome francese, dato l'accumularsi di elementi e di archetipi tipici del genere, a partire da quella femme fatale che qui viene intrisa di sottile ambiguità.
E' una figura talmente sfumata, bifronte ma non solo, che a visione avvenuta quasi ancora devi decidere se è una vittima o il carnefice in un film che riesce a declinare un genere americano come pochi in una maniera squisitamente personale, ricca di digressioni e di citazioni di cinema altro in una progressione che non fa mai diminuire l'interesse dello spettatore pur in presenza di numerose deviazioni e notazioni a margine.
C'è un lavoro minuzioso sul cromatismo, sui contrasti, si parte dal basilare scontro tra il nero del carbone e il candido del ghiaccio suggerito dal titolo internazionale ( Black Coal , Thin Ice) per poi arrivare quasi ai colori saturi di un melodramma fiammeggiante alla Sirk ( si veda la scena in cui muoiono i poliziotti all'inizio del film con colori talmente carichi che sembrano irreali).
Ecco, se molti interni hanno perlomeno un cromatismo curiosamente caldo e coinvolgente, gli esterni hanno un effetto volutamente contrario con quel ghiaccio che tutto circonda e che tutto ingloba.
Yinan Diao manipola personaggi e generi con grande maestria portando il gioco sempre nel campo da lui voluto e giocando a rimpiattino con uno spettatore che per quasi tutto il film non sa dove la vicenda vada a parare in un continuo gioco al rialzo.
Prima ho parlato di Bong Joon Ho e di Sirk ma potrei indicare anche il cinema di Fassbinder perché pur se racchiuso in un involucro noir Fuochi d'artificio in pieno giorno si rivela essere a suo modo una disperata storia d'amore in cui i personaggi si muovono secondo dinamiche viste nel cinema del grande regista tedesco , ma potrei anche citare il cinema dei Coen in virtù di quel continuo gioco al rialzo, di quel continuo caos emotivo che caratterizza i protagonisti.
La vittoria dell'Orso d'Oro in quel di Berlino ha messo giustamente i riflettori su un film molto particolare, transgenere che probabilmente in assenza di una vetrina così prestigiosa, ci sarebbe sfuggito come succede purtroppo a tanti titoli meritevoli di migliore fortuna.
Berlino negli anni ci ha abituato a vittorie ottenute da film assolutamente non scontati .
Lunga vita al Festival del Cinema di Berlino.


PERCHE' SI : regia eccellente e anche due protagonisti azzeccati che mostrano ottima alchimia tra di loro, ambientazione inconsuete, cromatismo peculiare, finale che lascia basiti.
PERCHE' NO : è un film spiazzante, che si prende i suoi tempi e che non si  rivela adatto al classico spettatore che vuole tutto e subito.


LA SEQUENZA : la sparatoria che vede coinvolti i poliziotti e due presunti assassini all'inizio del film.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Il cinema cinese  è quello che digerisco di meno in campo orientale.
Chissà se non avesse vinto Berlino che fine avrebbe fatto questa piccola perla.
E chissà quante altre perle sono sepolte chissà dove .
Il nome di Yinan Diao è già appuntato.


( VOTO : 8 / 10 )


 Black Coal, Thin Ice (2014) on IMDb

venerdì 14 agosto 2015

Child 44 - Il bambino N.44 ( 2015 )

Nella Russia di Stalin tutto funziona alla perfezione: addirittura non esiste neanche il crimine.
L'ordine è però mantenuto in modo ferreo da una polizia durissima , l'MGB, che individua tutti i potenziali problemi per il regime, facendo sparire persone o deportandole in Siberia.
Ne fa parte l'ufficiale Demidov che , su ordine del sanguinario maggiore Kuzmin, è costretto a derubricare ad incidente il caso di un bambino orridamente seviziato e ucciso vicino alla stazione di Mosca.
Un secondo caso molto simile lo spinge ad indagare ma il maggiore, non fidandosi più di lui, lo degrada e lo spedisce in Siberia assieme alla moglie Raissa, insegnante , che lui avrebbe dovuto denunciare al regime.
Dalla Siberia scoprono che il regime staliniano ha molte più falle di quelle che avrebbero mai potuto immaginare.
E soprattutto c'è un serial killer che sta facendo strage di bambini.
Daniel Espinosa è un regista svedese (!) che si è fatto conoscere a livello internazionale col fortunato Safe House , thrilleruccio di consumo in cui spadroneggiava un cazzutissimo Denzel Washington.
Il caso ha voluto, ma forse è stato più Ridley Scott, che si ritrovasse in cabina di regia in questa coproduzione euroamericana da 50 milioni di dollari di budget che cerca di raccontare a noi neofiti ignorantelli come funzionasse la Russia di Stalin.
Non ci sarebbe nulla di male se oltre a questo volesse raccontare la storia di un pedofilo serial killer, coperto da un regime che più che voler assicurare gli assassini alla giustizia si occupa di mantenere tutto pulito e formalmente tranquillo non ammettendo neanche di trovarsi di fronte a un crimine efferato ( per forza il crimine non esiste come in una di quelle nazioni del futuro  che ci propina la fantascienza distopica).
Ah ci vuole raccontare anche delle deportazioni in Siberia e pure della storia d'amore e di paura che vivono Leo e Raissa, una coppia nata per il timore di lei di essere arrestata.
Insomma ci racconta anche il loro travaglio amoroso, lui la ama come se non ci fosse un domani facendo ragù della propria carriera e lei invece lo teme e basta, sta con lui per paura.
Ci vuole raccontare tante cose questo film di due ore e dieci abbondanti .
Ce ne vuole raccontare un po' troppe in effetti e così facendo Child 44 - Il bambino N.44 diventa un po' come quei film americani che vogliono parlare del nostro Paese partendo dalla pizza, dagli spaghetti e dal mandolino.
Dà l'impressione di essere una solenne patacca , vuol sembrare un film che racconta una Russia storicamente attendibile e invece si sofferma su particolari pleonastici che sono più di folklore che di sostanza.
Tutto sembra falso a partire da una Mosca più taroccata di una banconota da tre euro (il film è stato girato a Praga), per arrivare a una Siberia insolitamente lussureggiante .
Ora , Daniel Espinosa, benedetto figliolo: hai a disposizione la storia di un serial killer di bambini che quasi puoi citare Fritz Lang senza essere sacrilego, hai per le mani un cast della Madonna, un budget che sarebbe il sogno bagnato di qualsiasi regista e tu che fai ?
Ti metti a parlare della storia d'amore tra Leo e Raissa, della bugia su cui è fondata e di tutto il resto, compreso quanto è difficile ritrovarsi in Siberia declassata da insegnante a donna delle pulizie?
Perdonami caro, ma io voglio vedere far polpette di quel serial killer, non voglio mandare i miei testicoli in marmellata perché lei sta con lui solo per la paura.
Child 44 - Il bambino N.44 vuole un po' troppo e nulla stringe, dietro al budget milionario, oltre all'indubbia professionalità di maestranze tecniche e attoriali ( perché la confezione, luccicante, non può essere assolutamente messa in dubbio al di là del fatto che sembra ben lontana dalla verosimiglianza in tutto quel sovraccaricare i contrasti di una Russia degli anni '50 prigioniera di una dittatura sanguinaria), mostra ben poco in termini di ispirazione e di afflato artistico.
Anzi dà spesso l'impressione di essere una sorta di bignami di quella Russia per far vedere quanto fosse brutta e cattiva e di quanto fosse sbagliato il comunismo.
Tutto encomiabile, per carità, però per fare queste valutazioni abbiamo i libri di storia che ci hanno già spiegato tutto questo con dovizia di termini.
E si sa che la realtà supera sempre l'immaginazione del più fantasioso tra gli sceneggiatori.
Tra personaggi usa e getta, altri inopinatamente ignorati ( quello del serial killer ma anche quello del maggiore Kuzmin) e altri talmente finti nella loro carica melodrammatica che esondano quasi nel ridicolo involontario ( ogni riferimento alla taroccatissima Noomi Rapace nascosta sotto gli abiti di Raissa è puramente voluto), emergono le stature di Tom Hardy che sta migliorando film dopo film e di Gary Oldman, in un personaggio che purtroppo non ha lo spazio che avrebbe meritato.
E' un vero peccato : Child 44 - Il bambino N.44 aveva le potenzialità per essere un gran film , vista la materia narrativa incendiaria e invece si rivela un polpettone noioso e indigesto.
E Raissa, per piacere, fatela rimanere in Siberia.


PERCHE' SI : il budget c'è e si vede, gli attori anche, ci sarebbe anche la storia ma si preferisce raccontare altro.
PERCHE' NO : hai un serial killer pedofilo tra le mani e racconti un melodramma alla dottor Zivago. Non si fa. E tutto dà l'impressione di trovarsi di fronte a una grandissima patacca.


LA SEQUENZA :  Leo e Raissa sono prelevati dalla loro casa e messi sul treno con un biglietto di sola andata ( si fa per dire ) per la Siberia.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Non siamo solo noi che tarocchiamo ambienti e storie .
Film come questo hanno il potere di farmi innervosire.
Certo che una visione come questa è tutto tranne che estiva.
Una Siberia così lussureggiante non l'avevo mai vista.


( VOTO : 5 / 10 )

 Child 44 (2015) on IMDb

venerdì 7 agosto 2015

Blog a singhiozzo

E' un po' di tempo che gli impegni mi rendono difficile pubblicare ogni mattina come faccio di solito.
La moglie è in vacanza , i figli anche ma sto avendo difficoltà anche a ritagliarmi quello spazietto mattutino che prima gelosamente custodivo per la mole di impegni domestici supplementari.
E' per questo che il blog per un po' andrà a singhiozzo.
Volevo anche salutare una nostra amica ( della nostra famiglia ) che stamattina se ne è andata improvvisamente.
Spero che solo continuerai a  stare in qualche modo con noi, ovunque tu sia....Ci manchi.

mercoledì 5 agosto 2015

Unfriended ( 2014 )

E' l'anniversario della morte di Laura Barns , morta suicida e il cui video della morte gira per internet e un gruppo di suoi compagni di liceo la ricorda ( beh non proprio tutti) in una "riunione"via Skype.
C'è però un intruso: un cyberbullo che con l'account di Laura Barns minaccia Blaire e i suoi amici e li sottopone a una specie di gioco al massacro.
Cercano di bannare il misterioso individuo ma non riescono e il gioco continua.
A parte le verità inconfessabili che vengono fuori  che rendono la chat una sorta di duello all'O.K. Corral tra tutti ,  i partecipanti alla chat cominciano a morire, uno alla volta...
C'era una volta lo schermo di un computer e c'era una volta lo slasher classico e ora non c'è più.
C'era una volta anche il genere found footage e ora, dopo tanta di quella monnezza propinata e spacciata per capolavoro, c'è qualcosa di diverso.
Che cosa mette in comune lo schermo di un computer , lo slasher classico e il found footage?
Esatto . La risposta è Unfriended, nuovo sforzo produttivo ( si fa per dire, il budget è di 1 milione di dollari, ampiamente ripagato dagli incassi che solo negli USA hanno superato i 30 milioni) di Jason Blums e della sua Blumhouse, normalmente degli infamoni matricolati che pensano solo al loro profitto con prodotti che sembrano fatti con lo stampino.
Stavolta il loro sforzo si rivela molto meno infame di quanto preventivato.
Per certi versi è un film peculiare , diciamo soprattutto la sua messa in scena , tutta attraverso lo schermo del computer, che diventa una nuova forma espressiva.
Su questo punto sono fioccate le inesattezze che hanno parlato di novità assoluta  e amenità del genere.
Beh non è così perché a parte gli esempi più noti tipo Open Windows e The Den ( soprattutto il secondo si poteva definire un esempio riuscito di horror visto attraverso lo schermo di un computer , anche se negli ultimi minuti abdicava dalla sua prospettiva per mutuarne una più "classica"), alla base di tutto c'è sempre un corto appartenente all'antologia found footage V/H/S che si intitolava The Sick Thing that Happened to Emily When she was Young, una ghost story classica eppure angosciosa visualizzata attraverso SkyPe.
Unfriended a parte l'estetica comunque peculiare, un ritmo molto sostenuto e una regia che riesce comunque a tenere alta la tensione, si rivela sostanzialmente uno slasher classico, persino meccanico nel suo incedere prevedibile e che può prestare il fianco a numerose critiche.
Eppure ha quel non so che , quell'aria un po' sfrontata che impedisce di volergli male totalmente.
Ti metti là a fare esercizio di voyeurismo per un'ora e venti scarsa, ti metti comodo e ti godi un bel gioco al massacro in cui non ci saranno vincitori ma solo vinti.
E anche quando le morti cominciano a fioccare si passa agevolmente avanti perché coloro che vengono a mancare rivelano ben presto il loro lato peggiore e si mettono a distanza di sicurezza da un possibile tentativo di empatizzazione.
Eppure allo stesso tempo riescono a essere lontani dallo stereotipo del personaggio tipico dello slasher, quello che ha immediatamente l'aspetto di carne al macello dalla prima volta in cui è inquadrato..
Unfriended è lo slasher della youTube generation, è una storia classica girata con un linguaggio diverso , il linguaggio di quello che è diventata la comunicazione oggi in cui un video può essere la causa di morte di una persona, in cui ognuno è vittima e carnefice allo stesso tempo, in cui ognuno ha il suo bell'armadio che pullula di scheletri.
Che vanno on line.
Per fortuna riesce a svicolare anche dal rischio di essere una sterile riproposizione di Smiley,uno dei film più brutti della scorsa stagione che trattava in modo maldestro e fastidioso proprio di cyberbullismo.
Ha pochi effetti speciali ma il regista, il georgiano Gabriadze sovrapponendo le schermate, moltiplicando il numero delle fonti di visione e agendo su dialoghi stringenti spesso affidati semplicemente alla tastiera di un computer , tiene altissima la tensione fino a un epilogo sostanzialmente atteso ma che almeno non butta alle ortiche quanto di buono fatto in precedenza.
Saranno pure vecchi i trucchetti usati dal buon Gabriadze ma riuscire a creare un clima ansiogeno solo facendo vedere la freccia del cursore del mouse che si muove sullo schermo come foglia tremante alla ricerca di un qualcosa su cui cliccare, beh, devo dire che è una bella conquista.
Altra buona nuova da questo film è l'assenza di un triturante spiegone finale.
Per chi fosse impaziente di sapere altro su questa storia,  Unfriended 2 è già schedulato per l'anno prossimo.


PERCHE' SI : messa in scena peculiare, ritmo elevato, clima ansiogeno costante.
PERCHE' NO : cast non particolarmente impressionante, un filo ripetitivo, spogliandolo della messa in scena è uno slasher con una scrittura piuttosto elementare ,


LA SEQUENZA : il video del suicidio di Laura Barns


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Un futuro per il found footage ci può ancora essere.
A Jason Blums  ogni tanto le ciambelle riescono col buco.
Con la sua teoria dei piccoli passi sicuramente è miliardario.
Dedicato a tutti quelli che dicono che l'horror è morto e sepolto.


( VOTO : 6,5 / 10 )


 Unfriended (2014) on IMDb

martedì 4 agosto 2015

Il mio quattrozampe e io : Frank e Ryuk( che in realtà di zampe ne ha due)

Dopo anni e anni, ma che dico anni, mesi, ho trovato l'occasione di dare una rispolverata a una delle rubriche più seguite di questo blog : Il mio quattrozampe e io, storie di vita vissuta e convissuta tra blogger e quattrozampe.
L'occasione l'ho avuto da Frank Romantico, mastermind del bellissimo  Combinazione Casuale, blog veramente interessante da leggere in cui troverete un po' tutto sul lato oscuro e scritto con grande competenza e passione.
Se vi volete fare un favore andate subito a recuperare le recensioni di Frank sempre interessanti e argute.
E se volete farvene un altro , o voi blogger con animaletti al seguito, contattatemi, o su questo post in sede di commento o privatamente ( landru@live.it) per prenotare un'intervista per raccontare di voi e del vostro quattrozampe.
Ma va bene anche un due zampe , esattamente come quello di Frank.
Cominciamo.


1) Presentati e presenta il tuo quattrozampe ( che in questo caso è un bipede pennuto)

Sono Frank e ho 31 anni. Sono un insegnante (quindi un precario attualmente disoccupato) che ogni tanto fa finta di essere uno scrittore, che a volte guarda film (anche se in questo periodo pochi, anzi, pochissimi), legge fumetti e prova persino a fare il blogger. Vivo a Bari, sono appassionato di serie tv, musica, letteratura, tecnologia ed esoterismo. Dal 22 Maggio ho accolto in casa mia un piccolo pappagallo, una calopsite (pappagalli di taglia medio piccola di origine australiana, parenti dei ben più grossi cacatua) di nome Ryuk.

Ryuk è giovanissima, ha poco più di 6 mesi ed è una cinnemon faccia bianca. Ipotizzo che sia femmina visto che le femmine non cantano come fanno i maschi e, in effetti, Ryuk oltre ad emettere il suo classico verso di richiamo fa poco più. E' una piccola ribelle a cui piacciono le coccole,
un'allevata a mano che vive nella sua gabbiona ma che spesso e volentieri è libera di gironzolare per casa.
Il nome Ryuk deriva da un personaggio di Death Note, è uno shinigami ( demone alato) della morte.
Adoro quell'anime e adoro soprattutto quel personaggio

2) Come mai hai scelto una calopsite?

Adoro i pappagalli, mi sono sempre piaciuti, tanto per il loro aspetto quanto per l'incredibile intelligenza che dimostrano. Cioè, si va da quella paragonabile ad un bambino di 1 o 2 anni a quella di un bambino di 4 o 5, se non di più. Quindi, quando ho deciso di prendere un pappagallo mi sono voluto informare. Io vivo ancora con i miei genitori (maledetta crisi economica) e ho una camera abbastanza piccola. Avendo quindi limiti di spazio, decisi di escludere i pappagalli di grossa taglia, compreso il mio amato cenerino. Dovendo quindi scegliere tra quelli di piccola e media taglia, mi rivolsi a quei pappagalli che ritenevo più gestibili e belli: agopornis (inseparabili) e calopsite. Alla fine ho scelto la calo per due motivi fondamentali: adoro il loro ciuffo (mi ricorda quello del cacatua) e sono fondamentalmente animali tranquilli e poco casinisti. Me ne innamorai definitivamente quando scovai una nidiata in un piccolo allevamento amatoriale: erano così piccoli che chiedevano ancora la pappa. Fu a quel punto che la decisione fu presa.

3) Nella mia esperienza, da quello che mi dicono i miei clienti,  sono animali con cui non hai grossa possibilità di interazione, come interagisci con la tua?

C'è una precisazione da fare: esistono pappagalli (ma volatili in generale) allevati a mano e pappagalli allevati dai genitori. Quelli allevati a mano riconoscono e accettano la presenza dell'essere umano quindi interagiscono tranquillamente con lui. Ryuk è allevata a mano e già dal suo primo giorno le ho permesso di volare libera per casa. Se consideri che è intelligentissima, capirai che le possibilità di interazione sono infinite. Ryuk mi sale sulle braccia, sulle spalle e sulla testa, si arrampica su di me e si fa coccolare, passerebbe ore a farsi accarezzare la testolina. Mi da i baci sulle mani e gioca con me. Ovviamente i pappagalli non hanno avuto il tempo materiale di adattarsi completamente all'uomo, non sono cani, non sono gatti. Ma le soddisfazioni che possono dare sono immense. Loro non ti riconoscono come padrone ma come compagno, quindi quando Ryuk è di cattivo umore non mi caga, se metto le mani nella gabbia si incazza, se mi avvicino quando si sta per addormentare cerca di beccarmi. Quando è libera per casa non c'è verso di farle fare quello che vuoi, non accetta ordini, impara attraverso l'esperienza: un premio per ogni comportamento positivo. Ma, al di là di tutto questo, viene da me se glielo chiedo e se la lascio sola in una stanza mi chiama e mi viene a cercare. Sa persino quando è ora di tornare in gabbia e lì diventa comico perché scappa e le inventa tutte pur di rimanere fuori. Vuole vivere con la famiglia, la considera il suo branco. E' curiosa, spia quello che fai, ti fa i dispetti se gli impedisci qualcosa, ruba quello che le piace. Ryuk se vede che stai usando pc, tablet o smartphone vuole interagire con questi oggetti, se parli al telefono mentre è con te ti viene a beccare perché è gelosa, se ci sono estranei si rifugia dietro il mio collo perché ha paura. Se non vuole mangiare
qualcosa ma me la vede assaggiare, per spirito di emulazione si deciderà a provarla. E' una vera e propria compagna di esperienze e non ha idea di quanto a volte mi faccia incazzare perché è una testaccia dura. Ma è adorabile e quando poggia la sua testolina contro la mia mano perché vuole essere coccolata ti chiedi come possa un animale così piccolo dare così tanto.

4) Hai qualche aneddoto divertente da raccontarci della tua vita con lei?

Una marea :D. Ad esempio, quando siamo insieme alla finestra e vede passare una mosca o altro insetto, si spaventa, urla e corre a nascondersi dietro il mio collo. Una volta era sulla mia spalla e allo squillo del telefono le prese un colpo e cominciò a volare ovunque urlando. Un'altra volta notò la sua stessa ombra sul mobile su cui si trovava e non capendo cosa fosse cominciò a beccarla e a rincorrerla. Oppure capita che a volte voli sullo schienale di una poltrona vicino ad uno specchio e cominci a litigare con il suo riflesso (non è in grado di riconoscersi). Per qualche giorno le ho somministrato l'antibiotico e lì diventava uno show: conosceva l'orario e a quel punto faceva di tutto per fuggire, arrampicandosi nei modi più impensabili o saltando da un mobile all'altro, tra un presente e l'altro. Infine, dopo essere riuscito a darle la siringa, prima tentava di sputare e poi iniziava a pulirsi il becco contro i miei vestiti. Tra l'altro non fu molto contenta del trattamento ricevuto e per un po' fece anche l'offesa con me.

5) E' il tuo primo animale o ne hai avuti altri?

Da bambino ho avuto due canarini e delle tartarughine, poi a 22 anni un criceto siberiano. La mia ex aveva un cane e sinceramente, fin da subito, l'ho sentito mio tanto da aiutare e prendermene cura. Questa però è la prima volta che accolgo in casa un animale tanto intelligente con cui interagire. E' a casa mia da poco più di quattro mesi ma è già di famiglia. Ed è sorprendente.

6) E' impegnativo occuparsi di lei?

Impegnativo a dir poco. Prima di tutto c'è l'alimentazione che deve essere variegata e sana. Dipende da me e gliela devo garantire. Poi la salute: non deve essere colpita da correnti d'aria e deve essere costantemente essere tenuta sotto controllo, i pappagalli sono animali predati in natura, nascondono il proprio malessere e bisogna essere in grado di saper leggere il loro comportamento. Poi, come se non bastasse, sono molto intelligenti e abituati a vivere in gruppo, quindi soffrono molto la solitudine. Hanno bisogno non solo della presenza ma anche del contatto dei loro compagni, pennuti o umani che siano. Hanno bisogno di giocare, di svagarsi e di ricevere coccole, altrimenti rischiano di annoiarsi e deprimersi. Bisogna dare loro stimoli. Ryuk mi chiama quando rimane sola in camera perché non vuole stare da sola. Infine c'è la pulizia. Io lavo la gabbia interamente una volta a settimana e cambio e disinfetto il fondo ricoperto di tutolo una volta ogni due giorni. Cambio quotidianamente il cibo e l'acqua due volte al giorno. E' abbastanza faticoso.

7) L'hai mai portata da un veterinario e che impressione hai ricevuto dal "dottore"?

Portata per un controllo quando la presi con me e in seguito per problemi intestinali. Il veterinario mi ha fatto un'ottima impressione, mi ha dato consigli in generale su tutto e mi ha aiutato a risolvere il problema specifico. A Ryuk è piaciuto un po' meno, dovevi vedere come si dimenava e urlava tra le sue mani. Figurati che terminata la visita è venuta subito da me per farsi fare le coccole. Ovviamente il veterinario da cui la porto è un aviario.

8) Riusciresti a vederla come protagonista di un film horror?

Assolutamente no :D è una codarda di prima categoria, se fosse in un film horror volerebbe via immediatamente o sarebbe la prima vittima.

9) Solita domanda marzulliana: se fosse un film, un libro o una canzone?

Se fosse un film direi Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo, un libro Duma Key e una canzone Backbird degli Alter Bridge

10) Marzulliana numero 2: se fosse un personaggio letterario, cinematografico o di fiction?

Bah, come personaggio letterario me la vedo simile a Joe di Piccole Donne, cinematografico Eden Sinclair di Doomsday.

11) La tua meta preferita delle vacanze ( visto che è tempo)?

Io vivo vicino il mare quindi quando vado in vacanza preferisco posti freschi, che siano campagna o montagna. L'ultima vacanza risale a questo inverno ed è stata a Budapest, quest'estate invece mi sa che una vacanza me la sogno ma mai dire mai.

12 ) Il tuo buon proposito per il futuro?

Sto passando un brutto periodo e voglio superarlo, mi sto sforzando, mi sto impegnando e nonostante i progressi non è così semplice. Ho deciso di affrontare nuove sfide e spero di superare anche queste. Il mio buon proposito è diventare una persona migliore.

13 ) Spazio libero: puoi dire quello che vuoi per salutare i lettori.


Più che salutare voglio ringraziare te per lo spazio che concedi alla mia piccola sul tuo blog, uno dei punti di riferimento per qualunque amante del cinema (soprattutto dell'horror) come me. Ringrazia anche Ryuk, ovviamente. Poi ovvio, saluto tutti i lettori di questo blog, quelli che conosco e quelli che non conosco. E' sempre un piacere ragazzi!


Grazie a te Frank, è stato bello conoscere te e Ryuk, veramente adorabile.
Alla prossima guys e se volete far parte di questa rubrica basta fare un fischio o qui in sede di commento o alla mia mail.