I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 22 agosto 2014

La ragazza della porta accanto ( 2007 )

Un incidente avvenuto ai giorni nostri fa ricordare a David Moran, uomo attualmente di mezza età, l'estate del '58 e la sua amicizia con Meg, ragazza poco più grande di lui, allevata assieme alla sorella poliomielitica , dalla crudele zia Ruth che la fa crescere assieme ai suoi tre figli in un crescendo di prevaricazioni e torture psicologiche.
David però è costretto ad assistere anche a torture fisiche sulla povera Meg che aveva avuto la cattiva idea di raccontare di sua zia al poliziotto della cittadina in cui abitano e a non poter far nulla quando lei, imprigionata nel seminterrato della casa in cui abita, legata mani e piedi , costretta alla stazione eretta, totalmente ignuda, è destinata a subire ogni tipo di angheria e di violenza dalla psicopatica Ruth e dai suoi figli.
E anche altri ragazzi del paese che sanno o che hanno assistito non parlano, minacciati da Ruth.
La ragazza della porta accanto è ispirato al caso di Sylvia Likens ( che se avete un po' voglia di leggere, potete trovare qui) ed è tratto dall'omonimo romanzo di Jack Ketchum del 1989 a cui si è ispirato alla lontana anche Lucky McKee per il suo The Woman del 2011 ( di cui abbiamo già parlato qua ).
Diciamo che se uno avesse già visto il film appena citato gli viene a mancare l'effetto sorpresa anche se questa pellicola firmata da Gregory Wilson nel 2007 racconta la vicenda da un altro punto di vista fermandosi molto più in superficie rispetto a quanto fatto in The Woman.
Superficie ma per modo di dire perché nonostante una confezione un po' piatta e uno stile vagamente televisivo, di mazzate per lo spettatore ne volano tante anche qua, non mostrate chiaramente come succedeva nel film di McKee, ma suggerite in modo più che appropriato, determinando l'effetto voluto, vale a dire orrore e raccapriccio.
Se l'amicizia tra David e Meg è tratteggiata per sommi capi ( perché tirando le somme non si riesce a capire quanto fosse profondo il loro legame e soprattutto perché) la figura di Ruth Chandler col suo armamentario da psicopatica è scandagliato a dovere e , occorre dire, che il casting è perfetto in quanto la faccia di Blanche Baker incute paura solo a guardarla grazie soprattutto a  un trucco eccellente che ne fa risaltare la spigolosità dei lineamenti creando anche l'aspetto fisico di un'arpìa .
La seconda parte del film è ambientata per la quasi totalità del minutaggio nel seminterrato della casa di Ruth in un escalation di torture e di violenze veramente difficile da accettare e sopportare a cuor leggero.
E se poi si pensa che tutto è tratto da una storia realmente accaduta, beh, tutto diventa ancora più pesante e difficile da metabolizzare.
A tratti insostenibile.
Qui non ci troviamo di fronte a un torture porn da inserire tra gli epigoni dei vari Hostel o Saw, ma di un film che parla dei mostri che si aggirano nella profonda provincia americana bigotta e puritana.
Il fulcro non è la tortura in sè, di fatto più suggerita che mostrata al contrario di quello che succederebbe in un qualsiasi torture porn, ma è la cornice in cui vengono inserite, un substrato ambientale scompaginato che da solo non può però giustificare una crudeltà così esasperata verso una ragazzina, colpevole solo di esistere.
Un crescendo di delirio e di pazzia , un vorticoso giro di minacce fisiche e psicologiche e una sorta di fascinazione del male che contagia anche gli altri ragazzi che assistono nella massima indifferenza alle torture sulla povera Meg.
In una sequenza particolarmente efferata dal punto di vista psicologico quello che colpisce non è Ruth che sta scolpendo col fuoco una scritta infamante sull'addome di Meg, sconvolge molto di più che una ragazzina del quartiere assiste tranquillamente a tutto questo sorseggiando beatamente la sua Coca Cola.
La ragazza della porta accanto è uno di quei film di cui tutti parlano ma in realtà è stato visto molto meno di quanto ti aspetteresti nonostante annoveri tra i suoi fans un certo Stephen King che ha parlato di questo film come l'unico che lo abbia sconvolto veramente dai tempi di Henry,pioggia di sangue.
Il film di Wilson è molto più importante per quello che racconta piuttosto per come lo dice.
Ma al di là di una confezione e di una fotografia vagamente televisive è un qualcosa da ricordare.
E' la faccia nascosta del bellissimo Stand by me kinghiano.
A volte l'adolescenza non è un sogno a cui ancorarsi per stare bene....

PERCHE' SI : tratto da un incredibile storia vera, l'orrore più suggerito che mostrato è potentissimo, Blanche Baker incredibile ma anche il resto del cast funziona egregiamente.
PERCHE' NO : la regia non è il massimo, la confezione e la fotografia sono vagamente televisive.

( VOTO : 7 + / 10 ) 

The Girl Next Door (2007) on IMDb

giovedì 21 agosto 2014

Vinyan ( 2008 )

Sei mesi dopo lo tsunami del sud est asiatico dove hanno perso loro figlio, il piccolo Joshua, in Thailandia i coniugi Paul e Jeanne a una cena di beneficienza visionano un video.
E Jeanne si convince (irrazionalmente) che un bimbo che si vede di spalle e che indossa una magliettina rossa sia suo figlio.
Vinte le rimostranze del marito si affidano a un boss locale per cercare il bimbo nei villaggi costieri pagando fior di dollari. Il viaggio nella foresta pluviale, sempre più lontani da ogni forma di vita civile, muta ben presto in un incredibile processo di trasformazione delle proprie percezioni da parte di Jeanne che , animata da un fuoco che la lacera da dentro fa continuare le ricerche. 

Vinyan ( termine che indica lo  spirito di una madre inquieta) è il racconto della metamorfosi di una donna, di una  madre che da quando ha perso il suo unico figlio sente di non esserlo più.
E vuole tornare ad essere fonte di vita , addirittura vede Joshua praticamente in tutti i bambini che le si parano davanti. Oltre a completare un viaggio fisico Jeanne percorre tutti i gradini che la portano a scivolare nell'abisso 
Il fatto che venga tutto fatto su fiume o su coste può far pensare al furente Aguirre di Herzog (ma forse di più a certi suoi documentari) o anche al viaggio in direzione del cuore di tenebra di Apocalypse now. Ma sono riferimenti solo esteriori che non dicono nulla del cuore pulsante del cinema del talentuoso Du Welz.

Dopo Calvaire horror per certi versi sottostimato ma riconducibile alla nuova ondata di horror francofoni, con Vinyan il cineasta belga firma un film che fa dell'orrore sordo eppure lancinante la sua principale caratteristica.
Un horror antropologico, un film che lascia annichiliti nel suo percorso labirintico in cui la Beart dona corpo e anima a un personaggio progressivamente preda dei fantasmi dell'inconscio.
E' lei il fulcro del film, il suo essere donna libera in una terra in cui le donne sono atavicamente sottomesse, è una donna che vuole tornare ostinatamente a essere madre .
Sta qui la ragione di tutto.
Anche del pasto (nudo) rituale nel finale e dell'accarezzare incantati il corpo di un archetipo fatto madre.
Un sorriso liberatorio: l'ingresso definitivo in un mondo di senza nome. 
Du Welz regala al suo (ristretto) pubblico la prova tangibile di quanto grande sia il suo talento con una pellicola suscettibile di molteplici letture, filmata con stile nitido e coinvolgente.
La pioggia batte incessantemente sui corpi.

La Beart illumina tutto: ci si può perdere nei suoi occhi del color del mare sempre sul punto di essere offuscati da una lacrima...

PERCHE' SI : un horror che travalica i confini del genere, un viaggio alla ricerca di se stessi o una fuga dalla propria follia incipiente, c'è la Beart.
PERCHE' NO: astratto, talmente astratto che potrebbe non piacere ai patiti del genere, umidiccio in maniera fastidiosa, c'è la Beart post chirurgia plastica....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Vinyan (2008) on IMDb

mercoledì 20 agosto 2014

Chef - La ricetta perfetta ( 2014 )

Carl Casper , chef di successo, stellato e rinomato ma con una vita personale un po' incasinata che prevede un ex moglie e un figlio di dieci anni con cui non riesce mai a stare insieme per motivi lavorativi, deve studiare un menu coraggioso e innovativo per la visita al suo ristorante di un famoso critico gastronomico.
Il proprietario del ristorante , però, lo invita a proporgli il suo menu collaudato da un decennio invece di proporre qualcosa di nuovo e rischioso.
E il critico sul suo blog lo stronca sonoramente.
Seguono discussioni su discussioni fino a che Carl e il critico hanno una specie di rissa tra di loro , rissa che viene ripresa da un cliente e da cui scaturisce un video virale su youtube.
Per Carl è il tempo di sparire un po' e riflettere.
Compra un vecchio camion con cucina e comincia a girare gli States  proponendo street food cubano assieme a un suo vecchio amico, chef come lui, e al figlio con cui riesce a recuperare un rapporto degno di questo nome.
E le conoscenze internautiche del piccolo lo aiuteranno parecchio ad avere di nuovo successo....
Jon Favreau, regista, sceneggiatore e interprete principale di questo film è un attore/regista/sceneggiatore/produttore che , partendo dal basso e dal cinema indie, si è costruito una solida fama fino ad approdare al salotto buono delle megaproduzioni hollywoodiane in cui ha diretto i primi due Iron Man e risulta produttore di Iron Man 3 e di The Avengers , due dei successi più grossi al botteghino di questi ultimi anni.
Da regista ha diretto anche Cowboys And Aliens, un kolossal da oltre 160 milioni di budget che a malapena ha rifatto le spese di produzione e questo ha di fatto messo un attimo in stand by la sua carriera registica.
Che riparte alla stessa maniera in cui riparte Carl Casper col suo food truck: dal basso in un film che con i continui richiami alla sua carriera diventa un'acuta metafora del suo essere cineasta creato dal nulla , poi masticato e risputato da meccanismi produttivi volti solo a incassare più dollari possibili.
Chef- La ricetta perfetta è una sua ripartenza con commedia on the road, un viaggio da Miami a Los Angeles attraversando tutto il sud degli States, una pellicola dalle spiccate caratteristiche indie, termine da prendere in senso molto lato perché di fatto è stracolma di apparizioni di amici di Jon, celebrities hollywoodiane qui presenti solo per lui, tipo Robert Downey jr, Dustin Hoffman e Scarlett Johansson.
E' un film piccolo piccolo ma ricco di sentimento, forse un filo troppo buonista ( perché quello tra Jon e la moglie sembra il divorzio perfetto, senza la benché minima contrapposizione tra i coniugi che anzi, sembrano anche riavvicinarsi) ma dall'ottimismo contagioso che permette di bypassare anche tutte le semplificazioni che propone.
Apologo sull'artista che deve avere sempre la capacità di ripartire da zero, sul potere dei mezzi di comunicazione di massa, internet in questo caso, prima arma di distruzione e poi magnifico strumento per resuscitare virtualmente e realmente , sul potere dei critici e delle recensioni ( perché oggi si recensisce veramente di tutto, dal ristorante al mestolo per tirare su gli spaghetti), satira sul mondo degli chef che ha tanto successo in ogni televisione del globo e sul tempo che ognuno di noi deve prendersi per se stesso evitando di sacrificare affetti , Chef - La ricetta perfetta è a suo modo l'ennesima riproposizione del tema del Sogno Americano fotografato nelle sue varianti più inaspettate.
Carl dove aver toccato con un dito l'Olimpo della cucina , riparte dal basso, dall'inferno surriscaldato del cassone di una cucina di un camion per vendere il cibo in giro.
Eppure riesce ad emergere di nuovo.
Chef-La ricetta perfetta non entrerà nella storia del cinema ma è uno di quei film che ti fa stare bene, divertente, ma non becero, concreto nella sua semplicità e con un gruppo interpreti che forma una bella squadra affiatata.
Ti dispiace quasi che finisca.
Unico effetto collaterale : è da vedere a pancia piena perché altrimenti durante la visione sarete assaliti da prepotenti languori allo stomaco....

PERCHE' SI : commedia intelligente , divertente e mai becera, sfilata all star, tanto buon cibo in bella mostra, ottime interpretazioni, accessibile nonostante la sua valenza metacinematografica.
PERCHE' NO: un filo troppo buonista, fa venire fame...

( VOTO : 7 / 10 ) 

Chef (2014) on IMDb

martedì 19 agosto 2014

Ladybird Ladybird ( 1994 )

La storia di Maggie, donna inquieta sentimentalmente che ha avuto quattro figli da quattro padri diversi.Quando un incendio rischia di far morire i suoi figli mentre lei è in un locale a cantare il karaoke, pone su di lei la lente d'ingrandimento dei servizi sociali che la ritengono poco adatta come genitrice.E le tolgono i figli a uno a uno.
E anche quando trova una relativa stabilità con il gentile Jorge, i servizi sociali le prenderanno anche i figlii che nascono dalla loro relazione....
Il cinema sociale di Ken Loach raramente è stato così intenso e lacerante. E una volta tanto si spoglia di tutte le connotazioni politiche per raccontare la storia di una donna, Maggie, quattro figli da quattro padri diversi e una condotta di vita perlomeno discutibile. 
La cinepresa di Loach è prepotente, fruga nelle emozioni tirate fuori chissà come dall'esordiente Crissy Rock, curiosamente scoperta dal regista proprio in un locale di karaoke. Le sue grida, i suoi pianti, il suo apparire così consumata dal distacco dei propri figli bucano lo schermo.
E al di qua dello schermo si rimane inevitabilmente sconvolti perché non c'è nulla di più crudele che togliere i figli a una madre che li ama. E' la legge, la miopia della burocrazia, l'anaelasticità delle normative che male si adattano alla molteplicità di casi umani a cui devono essere applicate. Non c'entra la politica, c'entra la legge che non ammette che qualcuno possa cambiare nel corso della propria vita. 
Loach da questo punto di vista ci propone un punto di vista abbastanza neutrale perché non fa nulla per rendere la protagonista più gradevole ai nostri occhi. All'inizio i suoi figli rischiano di morire in un incendio mentre lei è a divertirsi quindi lei è senza alcuna giustificazione. Poi quando c'è tutta la trafila legale spesso Maggie perde la calma come farebbero quasi tutti al suo posto e uno sconosciuto che si trova a giudicare il suo caso  di fronte a una donna che appare così instabile, irascibile, anche violenta oltre che riottosa all'applicazione delle regole e insofferente alle autorità precostituite è spinto , diciamo anche giustificato, a decidere contro di lei cercando di proteggere dei minori.
Lei però i suoi figli li ama veramente.

Parte del film è dedicata poi alla sua relazione con Jorge, profugo politico paraguaiano, che cerca di darle il conforto di cui lei ha bisogno con la sua calma e il suo equilibrio. Conosciuto in un locale di karaoke. Manco a dirlo. Lui riesce  a mitigare la rabbia di lei, è  l'uomo giusto scovato dopo una serie impressionante di uomini sbagliati (tra cui anche Simon, interpretato da Ray Winstone che come sport preferito oltre al boccale di birra ha quello di picchiare la sua donna, anche quando lei ritorna da lui dopo essere fuggita). Però per l'assistenza sociale non basta: anche le prime due figlie della storia d'amore con Jorge vengono loro tolte e date in adozione.
Il film di Loach emoziona e sconvolge come pochi, impossibile non farsi "toccare" da quello che appare sullo schermo. Non ci sono novità di stile, non c'è edulcorazione, non c'è nessun trucco per portare lo spettatore ad abbracciare la tesi del regista.Che stavolta non ce l'ha o meglio se ce l'ha se la tiene per sé perché la storia di Maggie è una storia che può succedere a tutte le latitudini e con governi di qualsiasi orientamento politico. Ha a che fare con lo sfacelo sociale lasciato dal thatcherismo ma la lady di ferro non è mai nominata , nemmeno suggerita. La storia di Maggie commuove perché potrebbe succedere a chiunque. E sconvolge perché è tutto rigorosamente vero. Quando lo vidi al cinema, nel vecchio cinemino d'essai con i sedili di legno uscì dalla sala letteralmente sconvolto. Ora l'ho rivisto e l'emozione nonostante sono passati quasi 20 anni è ancora quella della prima volta.Forse anche di più perché quando lo vidi la prima volta non avevo figli, ora si.

E posso comprendere ancora di più che cosa vuol dire sentirseli togliere.
Altra cosa che rende questo film ancora drammaticamente attuale è che la situazione sociale non appare migliorata dagli anni '90 a questa parte.Nè in Inghilterra,né qui da noi.
E un cinema come quello di Loach che si "limita"(ma è una limitazione per modo di dire,il suo è un talento cristallino che gli permette di raccontare le varie vicende con stile quasi documentaristico)a filmare la realtà non filtrandola in alcun modo,è oltremodo necessario in un mondo dominato dal disagio sociale e che è sempre alla ricerca di chi racconti la verità.....

PERCHE' SI : uno dei Loach migliori, Crissy Rock buca lo schermo, storia che ti strappa il cuore dal petto.
PERCHE' NO : la crudeltà del reale mostrata in tutte le sue sfaccettature. Non è un difetto ma a qualcuno potrebbe non piacere...

( VOTO : 10 / 10 ) 

lunedì 18 agosto 2014

About Elly ( 2009 )

Un gruppo di amici della media borghesia di Teheran , dalla capitale vanno al mare a trascorrere un weekend di vacanze. Sono tre famiglie diverse e in più c'è Elly, insegnante, invitata dal padre di una delle sue alunne ma solo perché deve conoscere Ahmad, di recente divorziato e di stanza in Germania.
Elly dovrebbe tornare a casa per assistere la madre malata ma chi l'ha invitata nasconde i suoi bagagli.
La mattina seguente un bambino di una delle tre famiglie è tirato fuori dall'acqua mentre sta annegando.
Elly invece è sparita.
CHe fine ha fatto?
About Elly è la fotografia di cosa è l'Iran oggi e soprattutto ci fa capire che esiste altro oltre a Teheran e ai villaggi montani dispersi nel bel mezzo del nulla.
Esiste la borghesia, quella che si può permettere una macchina decente ( anche se un pò vecchiotta) per organizzare una gita collettiva al mare( Caspio) e passare un week end tra chiacchiere, mangiate, bevute e fumate.
A prima vista sembra tutto bello in questa fotografia ma in realtà se si guarda con attenzione vengono alla luce le prime ombre.
Il gruppo di famiglia con bambini è completato da Elly , maestra di uno dei bambini e da Ahmad, emigrato in Germania e ritornato per una vacanza dopo aver divorziato dalla moglie tedesca.
Il weekend è stato organizzato dal gruppo( tutti compagni di studi all'università con relative famiglie) con la speranza neanche tanto recondita di formare una nuova coppia ( Ahmad ed Elly,appunto).
La villa al mare è disabitata da tempo, diroccata con i vetri rotti (residuato di un momento della civiltà iraniana senza dubbio più florido e felice), ma il gruppo non demorde e ci si sistema.
Fino a che nella concitazione del salvataggio dalla furia del mare di uno dei bambini , Elly, che era deputata al loro controllo, sparisce.
Le dinamiche del gruppo, che ripropone in piccolo un veritiero spaccato della società iraniana, a questo punto vengono alla luce.
Le donne guidano la macchina, parlano al telefonino, hanno occhiali firmati e abiti costosi ma devono andare in giro sempre col capo velato e vivono in una condizione di subalternità ai loro uomini che non perdono l'occasione di prevaricarle.
E, ricordiamolo, sono tutti esponenti ad alto livello di scolarizzazione.
Le donne per comodità sono costrette a piccole bugie per vivere meglio ma progressivamente queste omissioni affiorano complicando loro la vita .

Il vero volto di una società maschilista viene presto fuori in questo Grande Freddo all'iraniana in cui abbiamo due intrusi: Elly e Ahmad.
Elly sparisce presto ma nel film  più che assistere alla sua ricerca vediamo un reiterato gioco delle parti in cui le menzogne sono il carburante del gioco al massacro che come rituale collettivo si perpetra.
Ahmad che è l'unico che ha assaporato la vita occidentale è il punto di vista dello spettatore. E' perplesso, confuso e non capisce perché bisogna formalizzarsi tanto su cose che ritiene ininfluenti nella tragedia che è capitata.
Eppure anche lui fa parte del meccanismo maschilista col suo silenzio/assenso nonostante si noti che sia diverso dagli altri.
Farhadi aggira la censura con un sofisticato gioco di specchi in cui l'Iran di oggi con la sua modernità posticcia e le sue contraddizioni evidenti è descritto sotto mentite spoglie.
C'è anche un momento in cui una decisione da prendere è messa al voto ma poi questo voto risulta decisamente taroccato dalla volontà (prevaricatrice) degli uomini.
About Elly è un racconto di amicizia che sfocia ben presto nella critica sociale in modo sottile ed allusivo in cui bugie e segreti arrivano a minare un legame apparentemente solido.
Vincitore dell'Orso D'Argento al  Festival di Berlino, recitato da famosi attori iraniani di estrazione teatrale, questo film è la testimonianza inoppugnabile che un altro cinema iraniano c'è.
Non solo Teheran e non solo realismo poetico.
A volte la fiction arriva a descrivere magnificamente quello che succede realmente facendosi beffe delle censure di regime.
E in questo caso avviene.

PERCHE' SI : primo film di Farhadi conosciuto in Occidente,bel gruppo di attori
PERCHE' NO: teatraleggiante e verboso  e c'è chi non gradisce il genere...

( VOTO : 7,5 / 10 )

About Elly (2009) on IMDb

domenica 17 agosto 2014

Shadow ( 2009 )

A David, soldato in Iraq, durante la missione in medio Oriente è sempre mancata tantissimo la possibilità di fare escursioni con la sua mountain bike nuova fiammante.
Finalmente sulle montagne della vecchia Europa in un bar di uno sperduto borghetto montano conosce Angelina e la difende da alcuni villani del posto che non sanno frenarsi.
Fred e Buck , in cerca di vendetta danno ancora la caccia ai due che stanno girando in bike per le montagne ma anche loro possono poco o nulla quando vengono catturati da uno strano tipo, di rara bruttezza, che li imprigiona nel proprio antro disseminato di simbologie altamente inquietanti.
Dopo aver visto il suo esordio in campo cinematografico, quel Nero Bifamiliare a mio parere fallimentare sotto tutti i punti di vista, non avrei scommesso un centesimo bucato di euro sul proseguio della carriera cinematografica di Zampaglione, anzi speravo in cuor mio in una sua rinuncia definitiva alle sue velleità da regista, anche perché un cantante di successo che si mette a fare il regista puzza di raccomandato lontano un kilometro..
E invece, colpo di scena, mi corspargo il capo di cenere e riconosco il mio errore.
Il secondo film di Zampaglione è un'opera abbastanza riuscita, una fiaba orrorifica naif che rende giustizia alla cinefilia del suo autore, la stessa che naufragava miseramente nella sua opera prima..
Pur navigando nel mare magnum del deja vu Shadow non demerita , anzi si propone come buon prodotto di genere adatto anche( ma forse soprattutto) all'esportazione.
L'Italia non è più un Paese per registi horror e a me fa piacere che qualcuno ritorni a  questo genere così particolare in cui siamo stati dei veri e propri maestri.
E si nota anche  qualche staffilata politica niente male ( vedi la foto di Bush jr in bella mostra accanto a quelle di Hitler e Stalin oppure le immagini che vanno in loop di adunate naziste).
Come Nero Bifamiliare anche Shadow è pellicola intrisa di citazionismo ma almeno qui non è fine a se stesso come nel suo esordio.
Dalle atmosferiche relativamente bucoliche della prima parte, un tuffo nella natura selvaggia in biking solitario, si passa presto a vivere nel bel mezzo di Un tranquillo weekend di paura per poi arrivare a una seconda parte nell'antro di Mortis (il succitato mostro) che si inserisce elegantemente nel filone del torture porn alla Hostel e relativi epigoni ma anche in quello degli ultimi horror francesi (direi soprattutto Frontiers di Xavier Gens).

La rivelazione finale è abbastanza telefonata (se uno ha visto film come Una pura formalità di Tornatore, Allucinazione perversa di Lyne oppure anche Il settimo sigillo di Bergman  indovina il coup de theatre finale diversi minuti prima) ma assolutamente funzionale alla metafora che percorre sotterraneamente tutto il film.
Zampaglione si rivela regista valido  nelle sequenze più "movimentate" della prima parte e si rivela elegante tessitore di atmosfere sulfuree nella seconda quando la sua cinepresa si aggira curiosa tra le pareti ammuffite e malsane della dimora di Mortis, un impressionante Nuot Arquint che ha veramente il physique du role per soggiornare nei peggiori incubi.
La partitura musicale che accompagna onnipresente il film è evidentemente debitrice dell'Argento degli anni 70., forse un po' troppo.

PERCHE' SI : film italiano da esportazione, regia valida, molte citazioni cinefile divertenti da scoprire
PERCHE' NO: aria di deja vù, la recitazione non è il massimo, musiche un po' troppo argentiane

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Shadow (2009) on IMDb

sabato 16 agosto 2014

Bed time ( 2011 )


César è il portiere di uno stabile elegante ,abitato da bella gente. Il suo sguardo profondo e il sorriso sempre accennato sembrano una garanzia di cortesia e cordialità. 
Sembra avere una relazione con Clara perchè dopo un incipit onirico lo vediamo a letto assieme a lei ma subito ci viene insinuato il dubbio. Lui all'alba va via dall'appartamento di lei e  va nel seminterrato,si fa una doccia, si mette il camice grigio ed è pronto ad aprire le porte dello stabile per cominciare la settimana.
E subito il dubbio viene dissipato in favore di una certezza: César dorme assieme a Clara ma lei non lo sa. 

Delittuoso raccontare di più dello svolgimento di questo thriller dalle venature orrorifiche.
Balaguero si riappropria della regia in toto e ritorna alle atmosfere sulfuree del condominio della paura in Para entrar a vivir (2006) che faceva parte della serie delle Peliculas para no dormir.
Stavolta perà il male assoluto ha lo sguardo di César, unico artefice dello scompaginamento della vita di Clara e di piccoli dispettucci anche agli altri condomini tuttavia inconsapevoli del mostro che hanno nel seminterrato..
César ha una madre immobilizzata in un letto d'ospedale a cui racconta tutta la propria avversione per la felicità altrui.

E lui si erge ad angelo distruttore delle vite degli altri con sempre più alto sprezzo del pericolo.
Bed Time ( titolo internazionale che ancora non riesco a stabilire se idiota o geniale , al posto del ben più  calzante Mientras Duermes) è un ritratto a tutto tondo di un cattivo che non permette nessuna forma di empatia anche se povero ,solo e infelice nonostante i condomini non brillino per simpatia.
César è perfido fino al midollo e incapace del benché minimo ravvedimento. 
Un personaggio estremo , sgradevole che però non scivola mai nella caricatura. 
La pellicola di Balaguero non ha un attimo di sosta e ci regala l'inquietante ritratto di un maniaco preda dell'infelicità il cui unico sollievo è sapere che anche gli altri sono infelici.
Un ritratto in cui la psicopatologia di César è mostrata in crescendo fin quasi all'insostenibilità in un finale che fa dell'ambiguità la propria cifra dominante.

Luis Tosar con il suo carisma divora letteralmente la pellicola in cui echi di Hitchcock convivono assieme a repulsion(s) polanskiane.
Il suo sguardo gelido e penetrante è di quelli che non si dimenticano tanto facilmente , neanche dopo i titoli di coda.
Ben scolpita nella memoria la sequenza in cui César è nella casa di Clara all'arrivo di  lei e del suo fidanzato ( vera ansia a cubetti). 
Bed Time ha dalla sua anche una messa in scena di raffinata efficacia. 
Un mistero il mancato arrivo tempestivo sul mercato italiano, mandato al macero nella canicola estiva di un paio di anni fa , eppure era un film con del potenziale commerciale non indifferente anche per un popolo cinematografico bue come il nostro.
Forse abbiamo i distributori che ci meritiamo.

PERCHE' SI : Luis Tosar ti fa venire i brividi solo a guardarlo, progressione thriller inarrestabile
PERCHE' NO : riesce difficile credere che uno possa fare tutto quello che fa Cesar senza essere minimamente sospettato o scoperto...

( VOTO : 7 + / 10 )  


Sleep Tight (2011) on IMDb

venerdì 15 agosto 2014

Dream Home ( 2010 )

Hong Kong non è un bel posto per vivere: i palazzoni alitano gli uni sugli altri, tutti uguali tra loro, ideali anche per confondere i titoli di  testa di questo film.
Tante cellette di un enorme alveare oppure le finestrelle con sbarre di un carcere, piccole, dal'aspetto povero. Quello che colpisce è che siccome ad Hong Kong hanno finito lo spazio in orizzontale, allora hanno cominciato a usare quello verticale.
Ci si ammassa letteralmente gli uni sugli altri cercando di ottimizzare al massimo gli spazi interni: corridoi stretti, camere da letto in cui se metti l'armadio non c'entra il letto, pareti così strette che incombono su chi abita all'interno di questi soffocati appartamentini, pertinenze comuni ridotte al minimo indispensabile.
E visto che comunque gli appartamenti scarseggiano per la dura legge del mercato pur nella loro angustia costano uno sproposito. Eppure un angolino di una palazzo con vista sul porto( indispensabile per rinvigorire il ricordo della gioventù) è il sogno della giovane (non giovanissima) Cheng Lai Sheng, un paio di lavori part time, un amante da vedere in uno squallido albergo ad ore (e le lascia pure il conto da pagare!),un' assicurazione sanitaria sulla morte del padre da riscuotere per riuscire a comprare ( con mutuo trentennale) il sogno custodito nel suo cassetto.
Ma i signori che la abitano, una rispettabile coppia di mezza età, ha alzato il prezzo di vendita e per la giovane donna ciò ha lo stesso fragore dell'infrangersi del suddetto sogno. Ancora non siamo nei tempi della catastrofe dei mutui subprime americani che porterà a strascico la crisi immobiliare in tuto il mondo per cui bisogna cercare di far scendere il prezzo della casa.

E allora perchè non sterminare il vicinato?

E' questa la soluzione e questa pellicola è la cronaca di un massacro non annunciato.
Il film del brillante Ho-Cheung Pang sarebbe da ascrivere al genere slasher per la violenza efferata che arriva a mostrare. Ma credo che sia riduttivo definirlo solo uno slasher. Dal punto di vista estetico è molto raffinato osando una rappresentazione in tre piani temporali differenti che si intervallano tra di loro. C'è un passato remoto (con Cheng Lai Sheng bambina che parla col nonno, l'importanza del mare tra gli altri argomenti e gioca con altri bambini), c'è un passato prossimo ( in cui si vede il rapporto col padre in preda a gravissimi probemi respiratori piccolo cadeau da parte del lavoro di una vita), infine c'è il presente ingrato a lavorare ad un call center e a un negozio di abbigliamento.
L'unica divagazione, per modo di dire, è rappresentata dalla tristezza degli incontri occasionali con il suo partner, nella scomoda veste di amante titolare di nessun diritto. Altra piccola raffinatezza registica è l'isolamento dei momenti slasher all'interno della narrazione. Siamo immersi nella violenza sin dal fulminante incipit ( la guardia del condominio ucciso con un laccio attorno al collo) per poi precipitare nella calma assoluta di una giornata in ufficio al call center.
I vari piani  temporali si succedono in modo variabile e questo assicura una certa suspense. L'impressione è che il regista abbia voluto stemperare la cappa sulfurea di violenza efferata proprio alternando i vari piani narrativi. E anche vedendo le parti più violente i primi due film che mi sono venuti in mente a cui riferire questa sorprendente opera prima sono due opere concettualmente agli antipodi.
Da una parte la cinepresa che non si sottrae di fronte a nulla come succede nell'impressionante Al'interieur di Maury e Bustillo, rilettura annichilente di una notte di Natale a cui viene accomunato anche dalla furia omicida che si abbatte su una donna a cui manca pochissimo per partorire.
Dall'altra parte mi pare di cogliere una certa ironia che lo accomuna a un horror sui generis come il craveniano Scream e relativi epigoni sia perché il modo di uccidere alcuni dei malcapitati assomiglia tremendamente a un contrappasso dantesco sia perché in più di un occasione viene fuori la totale inesperienza di una serial killer per caso la quale sfiora il patatrac (con relativo insuccesso) più di una volta.
Il termine ironia non è da intendere in senso letterale perché parliamo di una messa in scena che non lascia proprio nulla all'immaginazione riuscendo a far compenetrare in modo creativo effetti speciali old style (molto anni '70) e qualche inserto di computer grafica neanche così sofisticato. L'ironia di Dream Home è  far morire uno spacciatore uccidendolo col bong che usa per fumare il crack, un marito puttaniere che viene percosso prima con delle mazze da golf (giocare a golf con i cinesi pare che significhi andare con prostitute), un altro mezzo drogato che con tutti i visceri intestinali disposti ordinatamente sopra la sua magliettina cerca una sigaretta da fumare e tante altre amenità ben assortite.
Chiaramente Dream Home non è un film per tutti. 
E' un horror che non lascia nulla all'immaginazione ma allo stesso tempo recupera la valenza politica del genere. Viene accennato a una crisi globale che non è solo economica, ma soprattutto sociale con il vile denaro che regola le vite di tutti. E visto che il denaro è così protagonista appare in linea anche il beffardo finale.
C'è gente che per avere un appartamentino vista mare farebbe un iradiddio....

PERCHE' SI : Delirio slasher allo stato puro con ironia bastarda a fare da contrappunto, ritmo infallibile.
PERCHE' NO : a suo modo è old style e a qualcuno potrebbe non piacere, solo per puristi del genere perché non si lascia alcun spazio all'immaginazione.

( VOTO : 8 / 10 ) 

Dream Home (2010) on IMDb

giovedì 14 agosto 2014

Seria(l) mente : Carlos ( 2010 )

La storia degli ultimi anni di attività criminosa del terrorista Carlos, una delle figure più temute dalle polizie di tutto il mondo.
L'ultimo film di uno dei più talentuosi cineasti viventi d'Oltralpe è una delle macchie più evidenti e devastanti della lacunosa distribuzione italiana. E'stato venduto per ogni dove ma non da noi sia nella durata originale di 330 minuti (che è quella che ho visto io), sia in una versione cinematografica più breve e di durata variabile.
Ma naturalmente noi non vedremo nulla in sala, lo abbiamo visto in tv allungato a 6 puntate dalle 3 originali. 
Carlos è la ricostruzione storicizzata di una delle figure più inquietanti del terrorismo negli anni 70 e 80, una figura dai contorni così oscuri che ancora oggi non si sa quali siano effettivamente state le sue azioni criminali. O meglio se ne conoscono poche, comunque sufficienti ad assicurarlo a vita nelle patrie galere francesi.
Infatti una didascalia all'inizio ci dice che quello che vedremo è una ricostruzione giornalistica il più fedele possibile partendo dalle poche certezze che si hanno della tumultuosa vita del terrorista. Visivamente il film di Assayas è entusiasmante: se la destinazione del prodotto nominalmente è televisiva ebbene io non me ne sono accorto perché questo è cinema a tutti gli effetti.
E del migliore.
Quello che colpisce subito è la babele di linguaggi che caratterizza il film, perché inutile girarci intorno, parliamo di un vero e proprio film che dura 5 ore e mezzo, che è girato in moltissime locations. 
Per gli standard europei è un prodotto ad alto budget, curato nei minimi particolari a cui il regista francese regala la sua impronta personale, il suo modo incantevole e sinuoso di muovere la macchina da presa ( vedere il lungo piano sequenza della festa  con la cinepresa che si muove leggiadramente attorno a Carlos e alla sua partner), l'alternarsi di scene action che non hanno nulla da invidiare a quelle hollywoodiane esemplari per come sono secche ed essenziali, con scene più intime in cui assistiamo a quello che si agita dietro la facciata del terrorista perfetto e temerario, capace con le armi ma anche capace di muoversi sul versante diplomatico come il più consumato dei politici.

A giudicare da questo film però la sua vita privata non deve essere stata affatto semplice. La ricostruzione degli anni '70 è schietta viene ricreata soprattutto un atmosfera pesante, sulfurea in cui c'è un grande agitarsi di diplomazie che scelgono vie traverse per arrivare ai loro scopi e continui cambi di prospettiva.
Dal punto di vista storico parliamo di ieri ma quegli anni sembrano ormai lontanissimi: non ci sono lotte religiose tra arabi e il resto del mondo, si ragiona per blocchi politici, c'è un continuo calpestio della legge per fini secondi.
Al punto da proteggere un terrorista come Carlos, facendolo addirittura vivere protetto dentro a una specie di prigione dorata in vari Paesi medioorientali. 
Ma il mondo diventa troppo piccolo per lui e le sue protezioni vengono sgretolate a poco a poco da fattori economici e politici.
La figura di Carlos e dei suoi complici non è idealizzata come potrebbe sembrare: i terroristi agiscono con violenza per ideologia e non sono giustificati in nulla, sono raccontati quasi con neutralità anche perché il marasma politico che si agita attorno alle loro azioni  moralmente non è molto meglio di loro.
Assayas dirige un film lunghissimo di grande complessità ma è tutto assolutamente lineare, la moltiplicazione dei personaggi e dei punti di vista è assolutamente necessaria per l'organicità della narrazione. 
E' probabilmente il Munich che Spielberg non è riuscito a girare perché in parte frenato da scomode verità storiche, è la trasposizione per immagini di un brano di storia globale in cui tutte le tessere vanno magicamente a ricomporre il mosaico in maniera perfetta . 

Sugli anni di piombo sono stati girati molti film: se in qualcuno ho trovato qualche analogia è forse nel film di Edel La banda Baader-Meinhof (ma forse il film tedesco per la minore durata soffre di un'eccessiva compressione di avvenimenti e personaggi) mentre pur nella differente statura e caratura ideologica forse c'è anche qualche punto di contatto con la figura dell'idolo delle banlieue francesi,  quel Jacques Mesrine,descritto con grande proprietà dei termini da Richet nel suo dittico Nemico pubblico N° 1 (Carlos però era un convinto marxista,Mesrine dal punto di vista ideologico era molto più confuso).
Di grande valore la prova di Edgar Ramirez nei panni del terrorista: oltre alle acrobazie linguistiche ( parla inglese, francese e tedesco indifferentemente) è da notare un cambiamento drastico anche nel corpo dell'attore che segue la metamorfosi del vero Carlos a costo di ingrassare in modo considerevole.

PERCHE' SI : è la storia reale del terrorista Carlos, set sparsi per il mondo e grandeur di stile hollywoodiano,Edgar Ramirez è fantastico
PERCHE' NO: non riesco a trovargli difetti, troppo poche 3 puntate....( poi diventate 6 nella trasmissione televisiva italiana)

( VOTO : 10 / 10 ) 

Carlos the Jackal (2010) on IMDb

mercoledì 13 agosto 2014

Il mio quattrozampe e io : Ares. Linus, Lilith e La Folle


Oggi, in piena canicola ferragostana la puntata odierna de Il quattrozampe e io ospiterà i gatti di Anna, alias La Folle, mastermind che si cela dietro il blog Profumo di Follia,
Correte, affollatevi a leggerlo perché Anna in questo momento sta pubblicando un diario del suo recentissimo viaggio a Helsinki che è qualcosa di favoloso, tutto da leggere dalla prima all'ultima riga. Veramente istruttivo e molto, molto divertente.
Ma veniamo a noi... 
1) Presentati e presenta i tuoi amici a quattrozampe 

Per presentarmi potrei dire innanzitutto che mi chiamo Anna, ho 27 anni e vago nella blogosfera (ma quanto va di moda dire "blogosfera"?) con un blog dove parlo dei viaggi che faccio e di posti strani che trovo in giro. Cerco di essere una blogger seria ma non ci riesco. Qualcuno mi disse "se tu andassi al Louvre non racconteresti dei quadri che hai visto, ma parleresti della coda all'ingresso o del ragno appeso al soffitto". Non saprei spiegarlo meglio di così.

Se devo parlare di un animale ti parlo sicuramente di uno dei miei gatti, perchè nella mia vita ne ho diversi e li amo. Ho avuto anche cani e criceti, ma il rapporto che costruisco coi gatti è proprio un'altra cosa. 
Attualmente convivo con tre bestiole: il mio fidanzato e due gatti che considero praticamente due figli, Ares e Linus. Ares è stato chiamato così perchè è rossiccio e vivacissimo, Linus era talmente piccolo e impaurito che mi ha fatto pensare all'amichetto di Charlie Brown. Lo so, sono pazza. 
Ares ha circa tre anni mentre Linus ne ha poco più di due. 
A casa dei miei ho lasciato altri pelosetti, una in particolare, Lilith, è arrivata sette anni fa ed è la mia preferita. L'ho presa quando aveva due mesi e abbiamo vissuto in simbiosi finchè non sono andata a convivere. L'ho lasciata a mia mamma perchè io e Marco all'inizio non avevamo intenzione di prendere gatti in casa.

2) Ami in particolar modo i gatti: che cosa hanno che non possiedono i cani e i criceti?

Sono anime libere, hanno un fascino tutto loro e un modo di agire completamente diverso da quello di cani e altri animali. Li trovo affascinanti. Poi se un gatto ti si affeziona da più soddisfazione, con tutto il rispetto per gli adorabili cagnolini :) 
3) CI sono i gatti a Helsinki e sono uguali a quelli italiani?

Ne ho visto uno su una delle isole di Suomenlinna, era un micio bellissimo ma non ho avuto tempo per farci amicizia :P

4) Il viaggio che ti è piaciuto di più o meglio quello a cui sei più legata?

Sono legata a tanti viaggi per motivi diversi, ma quello a Helsinki è stato la realizzazione di un sogno :) 
5) Prossimi progetti di viaggio?

Per ora finirò l'estate con una vacanza in pieno relax in Abruzzo. Al momento non ho altri progetti anche se sto pensando già a Capodanno, vorrei andare da qualche parte ma non ho ancora deciso dove. Per ora si parla di Trentino.
6) Hai detto che hai 3 bestiole a cui badare: quale tra le tre ti dà maggiori problemi?

Il mio fidanzato!
7) Da quello che dici Ares e Linus sembrano uno l'opposto dell'altro: come è la loro convivenza?

Direi abbastanza tranquilla, vanno molto d'accordo pur avendo caratteri diversi. Linus è cresciuto considerando Ares una sorta di papà, pur avendo pochi mesi di differenza :) 

8) Che cosa ti piace di più e che cosa di meno nel veterinario che se ne occupa?

Ho cambiato veterinario di recente perchè nello studio vecchio c'erano due dottoresse che, quando ho portato Linus per un problema, mi hanno dato due trattamenti diversi mettendomi nella condizione di dover scegliere a chi dar retta. Quando l'ho fatto presente una delle due non mi rispondeva più alle chiamate e l'ho trovato molto fastidioso, poi comunque lo studio era molto lontano da casa mia e allora ho cambiato. La dottoressa che ho adesso è molto tranquilla e sembra fare bene il suo lavoro, ce l'ho anche vicino casa. Per ora non c'è nulla che non mi piaccia di lei.
9) Parlami anche di Lilith e di quanto ti è pesato lasciarla nella tua vecchia casa...

Considero Lilith una specie di figlia, me ne sono sempre occupata io da quando l'abbiamo presa. Con lei ho sempre avuto un feeling speciale che non ho mai avuto con altri gatti. In realtà lasciarla a casa non mi è pesato più di tanto perchè la vedo ogni volta che vado dai miei e mia mamma la tratta benissimo.
10) Domanda marzulliana che è una consuetudine: se Ares e Linus fossero un libro, un film o una canzone?


Il caratterino di Ares mi fa pensare alla canzone "El diablo" dei Litfiba, Linus a "Il comico" di Cesare Cremonini. 
11) Se fossero un personaggio letterario, televisivo o cinematografico?

Domanda difficile, non mi viene in mente nessun personaggio "umano" in particolare. Direi che Linus è identico a Figaro della Disney (lui -> http://www.anticherune.it/img/gif/figaro.gif) e non solo per il colore, Ares a Garfield XD
12) Il viaggio che vorresti fare e che fino ad ora non hai mai potuto neanche progettare?

Un bel viaggio in Giappone!
13) Altri sogni nel cassetto?

Vorrei riuscire a vedere tutte le capitali europee. 

14 ) Titoli di coda: puoi dire quello che vuoi a tutti coloro che leggeranno la tua intervista....

Ti ringrazio per l'intervista miciosa, spero che ti siano piaciute le mie risposte :)  
Approfitto per invitare tutti a dare un'occhiata al mio blog, in questo periodo sto pubblicando il diario del mio viaggio a Helsinki. Se invece vi fa schifo l'idea, beh, allora non passate. Non vi picchio.
Vi faccio ciao ciao con le zampette di Linus e Ares :) 


Ecco, servito anche il ringraziamento di Jim Carrey in persona.
Spero che l'intervista vi sia piaciuta, ringrazio tantissimo Anna, anzi La Folle ( che poi sinceramente io tutta questa follia non l'ho mica vista) per la disponibilità.
Vi ricordo che potete sempre iscrivervi , basta mettere un commento qui, e che la prossima intervista sarà con Musaghei, alias Alex che ci parlerà del suo bellissimo Rio.
Siccome anche i bradipi vanno in ferie, lentamente e per poco tempo purtroppo e non avrei tempo per organizzare l'intervista per mercoledì prossimo, l'appuntamento è per mercoledì 27 agosto.
Non mancate!!!!!!