I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

sabato 4 aprile 2015

Metalhead ( 2013 )

Islanda inizi anni '90 : in un incidente col trattore mentre sta lavorando i campi muore il giovane Baldur.
La sorella Hera si convince di essere lei la colpevole dell'incidente e cresce nel culto assoluto del fratello, chitarrista e totalmente devoto all'heavy metal, arrivando praticamente a sostituirsi a lui.
Giunge alla rottura con i genitori e con la piccola comunità che sta attorno a loro , ha un rapporto difficile con un suo vecchio amico d'infanzia e una dialettica contraddittoria col nuovo prete del paesino in cui abita.
Hera trova rifugio nel black metal o forse vuole solo vendicarsi di una delusione e , dopo aver prodotto e fatto girare un demo, arriva ad avere una propria band e ad esibirsi di fronte agli occhi attoniti della piccola comunità riunita per una festa religiosa.
Un modo come un altro per riconciliarsi con la propria famiglia, i propri compaesani ed elaborare finalmente il lutto.
Una volta vista la locandina di questo film non ho potuto astenermi dal procurarmelo nel più breve tempo possibile.
Il perché è presto detto: parla di Metalhead a uno che è stato metallaro sia fuori ( negli anni belli dell'adolescenza ) e che continua a esserlo dentro , è ambientato in Islanda , terra amatissima dal sottoscritto e meta ideale del viaggio che ho sempre sognato ( e che probabilmente non farò mai ) e perché è collocato in un periodo come gli inizi degli anni '90 in cui non c'era internet e non c'era la comunicazione globale , per cui i dischi metal ce li passavamo mano per mano, così come i demotapes delle band più fighe di tutto il pianeta .
Ricordo ancora i demo di bands oggi ultra affermate come Cradle of Filth, Therion, Tiamat, Rotting Christ e tante tantissime altre che facevano girare la loro musica esclusivamente spedendo la loro cassettina ovunque e sperando nel passa parola o nelle recensioni entusiastiche delle fanzines ( cartacee) che all'epoca spopolavano. Anche io ne ebbi una che durò un paio di numeri e collaborai attivamente ad un'altra che addirittura sopravvisse per qualche anno riuscendo a superare anche il passaggio dalla carta al web.
E' ancora vivo il ricordo di interi pomeriggi passati a trafficare con scotch , francobolli e buste in cui imballare le 'zines che avevamo venduto e magari con l'occasione ascoltavamo tutti i demo arrivati per scriverne nel numero successivo.
E in quel mentre , con i miei amici, vivemmo anche il transito dalla cassetta al cd.
All'inizio arrivavano solo demotapes in audiocassetta poi sempre più frequentemente Compact Discs.
Il mondo si stava digitalizzando e internettizzando ma noi ancora non lo sapevamo.
Bei ricordi che accendono la fiammella fioca della malinconia.
Ecco dicevamo di questo Metalhead, piccolo film islandese che parla di una ragazzina che per elaborare il lutto della morte del fratello si butta nel metal, toccandone le frange più estreme.
Come faccio a non volergli bene?
Come faccio a non voler bene alla giovanissima Hera ( una ragazza molto bella tra l'altro), che incarna perfettamente lo spirito di fratellanza e di ribellione che noi stessi, adolescentelli con la parola nerd tatuata a fuoco sulla fronte come una croce rovesciata , all'epoca vivevamo sulla nostra pelle?Noi che avevamo il culto del caprone come simbolo di bestia satanica ma avevamo paura solo a vederlo dal vero?
Quando nel film vedo la sua camera, o meglio la camera di suo fratello con il poster di Never Neverland degli Annihilator sulla porta, mi scende direttamente la lacrimuccia perché io quel disco l'ho amato abbestia., così  come mi vengono gli occhi a cuoricino quando la vedo alle prese con la sua svolta black metal con tanto di face paint mentre i notiziari parlano di Mayhem , Euronymus, Burzum e le chiese bruciate in Norvegia.
Io quelle cose le ho vissute come lei, da lontano , da molto lontano quindi è come se con questo film ho trovato una sorta di amplificatore ai miei ricordi tenuti sepolti per anni e anni.
Detto di quanto ami il contesto, l'humus di cui si nutre letteralmente il film, non posso però non contestargli un bel bastimento carico di luoghi comuni sul metal e affini che fatalmente vengono fuori come un retrogusto amarognolo.
E' come se il regista e sceneggiatore Ragnar Bragason ( acclamatissimo in patria) si sia lasciato trasportare dalla bellezza e dalla profondità della figura di Hera , colorata veramente con un affetto quasi paterno e abbia lasciato lì in bella mostra una bella vagonata di luoghi comuni sul metal e su quel senso di fratellanza e di ribellione che lo pervadeva agli inizi degli anni '90.
Oltre che di disagio.
E qui casca l'asino perché non era necessario provare un disagio di qualsivoglia natura ( relazionale, religioso ecc ) per essere un Metalhead, un fan dell'heavy metal più duro e puro.
In questo senso fa macchia la caratterizzazione dei tre metallari che dopo aver ascoltato il demo di Hera la vengono a cercare per suonare con lei ( dipinti con tutti gli stereotipi possibili e immaginabili) ma anche il suo rapporto con il prete e la Chiesa in genere.
Un prete memorabile: non so quanto sia possibile parlare con un uomo di Chiesa che va fuori di melone per Judas Priest e che consideri Cronos dei Venom come il miglior frontman che abbia mai calcato un palco.
Non so quanto possa essere realistica una figura del genere.
Però lo si ama e lo si vorrebbe santo, da subito.
Così come si tollera quello spirito buonista che caratterizza l'ultima parte del film, una specie di volemose bene collettivo che forse un po' stona , ma forse anche no perché a volte è anche bello sentirsi raccontare una storia in cui si finisce per vivere felici e contenti.
La carta vincente di Metalhead oltre agli scenari islandesi di bellezza stordente  è il suo tratteggiare delicatamente un personaggio bello e ammaliante come quello della giovane Hera, saper descrivere con il giusto savoir faire il suo dolore e la sua volontà di superare la morte dell'amatissimo fratello, della cui morte si sente responsabile.
La forza di questo piccolo film che viene da una terra che sta all'estremità di ogni cartina geografica è anche quel non mettere per forza a confronto il mondo degli adulti con quello dei giovani, due universi a tenuta stagna che non devono essere per forza conflittuali tra di loro, sono diversi, forse anche poco compatibili tra di loro ma possono convivere pacificamente nella stessa galassia.
E tutto questo è rappresentato da quel ballo finale, nella stanza del fu Baldur, in cui le varie generazioni si trovano unite sulle note di Symphony of Destruction dei Megadeth.
Si può andare avanti assieme, senza combattersi, senza bruciare chiese e incendiare animi pronti già di loro alla pugna.
Si può crescere insieme, tutti.
E questo non vale solo per Hera.
Perché il lutto è una bestia brutta che azzanna anche i genitori di Hera e di Baldur.
Metalhead è un film bello da vedere e molto , molto bello da sentire per chi ama un certo tipo di sonorità.
Tipo me.

PERCHE' SI . il personaggio di Hera è ammaliante, bello e profondo tratteggiato con affetto quasi paterno da Ragnar Bragason, l'Islanda è una terra magica che da sola vale la visione del film, rievocazione di un'epoca particolare densa di tanti ricordi personali, la figura del prete che ama il metal.
PERCHE' NO : forse qualche luogo comune di troppo nella descrizione dei metallari, una sorta di buonismo collettivo che potrebbe disturbare qualcuno con il suo surplus di melassa.

LA SEQUENZA : almeno due ma ce ne sono anche altre.
Hera che suona con la sua chitarra elettrica davanti alla lapide del fratello per fargli sentire il suo nuovo pezzo.
Hera si presenta a tavola con il face painting con somma costernazione e sgomento da parte dei genitori.

DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
Prima ero metallaro sia fuori che dentro,ora sono metallaro solo dentro per motivi anagrafici.
L'Islanda continua a essere una meta per la mia vacanza da sogno ma forse resterà per sempre un sogno.
Il ricordo e la malinconia che evoca sono brutte bestie.
Avrei voluto anche io un prete che avesse compreso in modo completo i miei gusti musicali.
Si può essere metallari senza bere, fumare, bruciare chiese o essere portatori di un qualche disagio.

( VOTO : 7,5 / 10 )

 Metalhead (2013) on IMDb

16 commenti:

  1. Cazzo, questo lo voglio vedere tipo subito. :)

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    1. ci avrei giurato, vecchio rocker!!!

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  2. Anche io rimango metallaro dentro e, forse, non ci crederai, ma io un prete che amasse il metal l'ho davvero conosciuto.
    Era amatissimo dai giovani ma un poco meno dalla curia, indovina tu perché.

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    1. beh se me lo dici, ci credo...avrei voluto conoscerlo io...

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  3. Questo me lo vedo il prima possibile! :D

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  4. Visto tempo fa, mi è piaciuto un sacco, e penso che possa piacere anche ai non metallari. La scena finale è una delle più fighe viste nel 2014. ottimo commento ;-)

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    1. grazie!!! Effettivamente la scena finale ti scalda il cuore nella sua semplicità e anche in quel pizzico di ruffianeria che la anima...

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  5. L'unico metal che mi sia mai piaciuto era Métal Hurlant (ma non ci azzecca con l'argomento)... motivo per il quale mi hai molto incuriosito! Provo a recuperarlo. Grazie

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    1. poi mi dirai se ti è piaciuto o meno!

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  6. Mi hai incuriosito di brutto! E poi il metal in teoria dovrebbe essere il mio genere, anche se nell'ultimo periodo mi sto un po' distaccando. Per essere metallari bisogna bere birra comunque, tutti gli altri alcolici (vino compreso, forse) non vanno bene eheh

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    1. ne siamo un sacco di devoti al metallo...io non ce la faccio a distaccarmene, ormai è parte di me, quest'anno festeggiamo 33 anni di matrimonio ...

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  7. Visto e piaciuto immediatamente. Hai ragione a dire che Hera è di una bellezza ammaliante. Ma non la bellezza stereotipata di oggi, è più che altro una bellezza.. metallica. Un film che mette un'angoscia infinita, per quanto possa essere bella la musica e gli scenari islandesi, il senso generale è quello di prigionia e oppressione. La scena clou, secondo me, è quella che si vede nell'ultima immagine che hai postato: lei seduta su una panchina in mezzo al nulla per un tempo in(de)finito.
    Bella lee!
    Stay brutal \m/

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    1. tutto vero quello che dici, il senso generale è proprio di prigionia ed oppressione nonostante gli spazi sterminati...ne ha tante di scene clou...

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  8. Credo sia ovvio ribadire che questo film lo devo vedere! E lo dice uno che, nonostante l'età anagrafica non sia ancora molto elevata, ha smesso di essere metallaro anche dentro XD

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    1. ah ah ah ma allora hai tradito la causa!!!!

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