I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 6 marzo 2015

Hierro ( 2009 )

Maria, una biologa marina che lavora all'acquario di Tenerife parte col traghetto per l'isola di Hierro ( la più piccola delle Canarie, la più lontana dalle coste africane) per godersi una meritata vacanza assieme al figlio Diego.
Sul traghetto lo perde per un attimo di vista e lui scompare nel nulla. La polizia lo cerca ovunque sia a terra che sul traghetto ma le ricerche non danno alcun esito.
Dopo sei mesi, ancora alle prese con l'elaborazione di una perdita così grave e oltre l'orlo di una crisi di nervi, la polizia di Hierro la chiama perché deve identificare un corpicino che loro pensano sia il piccolo Diego.
Ma Maria afferma che quello non è suo figlio e , dovendosi fermare per un weekend sull'isola, scopre che anche altri bambini sono scomparsi proprio come il suo.
E il suo fragile equilibrio mentale non l'aiuta di certo a essere lucida e obiettiva nelle sue ricerche...
Hierro è l'esordio nel lungometraggio del tecnico degli effetti speciali Gabe Ibanez di cui abbiamo parlato molto recentemente a proposito della sua opera seconda , Automata ( se interessa ne abbiamo disquisito qui ), uno sci fi esistenzialista di un certo spessore, accattivante al punto di far scattare la voglia di andare a recuperare l'opera prima di questo interessante regista.
Vedendo i due film a poca distanza di tempo si percepisce, netta, l'attenzione certosina che fa Ibanez all'ambientazione in cui incuneare i suoi personaggi.
Incuneare, forse un verbo strano per descrivere dei personaggi che interagiscono su uno sfondo ambientale particolare ma credo che sia quello che descrive meglio il tutto.
Da un tecnico degli effetti speciali ci si attende una grande attenzione per il comparto tecnico, invece Gabe Ibanez sembra quasi attratto da altro.
Se in Automata non stupisce la lunarità dell'ambientazione postapocalittica visto che stiamo parlando di un film ambientato in un futuro vicino ma non vicinissimo, in Hierro la conformazione geologica particolare di questa piccola isola dispersa nell'Oceano Atlantico di fronte alle coste africane , diventa un aspro contraltare al progressivo deterioramento delle condizioni psicofisiche di Maria, donna che è stata privata di quello che ha di più prezioso al mondo , il frutto della sua maternità.
El Hierro è un'isola prevalentemente montuosa , con pochi abitanti dispersi in tre cittadine e pochi villaggi e accentua con il suo paesaggio vulcanico aspro , battuto dal vento e arricchito da piccole spiagge con sabbia molto scuro , una tonalità quasi  lunare, la sensazione di solitudine che attanaglia come cappio alla gola, la fragile Maria.
Il merito di Ibanez è di non soffermarsi alle facili suggestioni e anche a soluzioni facili: lo spettatore vede tutto con gli occhi di Maria e lo fa dal primo squassante momento di ansia, quella sua ricerca affannosa del figlio nel traghetto che la sta portando all'isola.
E proprio questa identificazione crea l'impalcatura su cui sorreggere un thriller psicologico dalle sfumature polanskiane che però affonda le radici in una realtà comunque oggettivamente dolorosa.
La realtà e l'immaginazione si fondono in una Maria straniata ma armata di furia beluina per difendere il suo unico figlio.
Ibanez ha il merito insomma di non farsi abbindolare da facili scorciatoie horror nella sua narrazione ma resta ancorato alla realtà pura e semplice , inserendo man mano piccoli segni inquietanti nell'alterata quotidianità di Maria sull'isola.
Strada non facile che presta il fianco al rischio di caricare eccessivamente  un'atmosfera così malsana e di sofisticare inutilmente la narrazione con una  sovrastruttura che un film fatto perlopiù di suggestioni e fragili sensazioni potrebbe non essere in grado di sostenere.
E invece no.
Fatta la tara a un finale forse eccessivamente tirato per le lunghe e un filo faticoso, Hierro affabula e conquista con i suoi silenzi e le sue numerose digressioni acquatiche ( l'acqua , soprattutto il suo silenzio, altro elemento fondamentale in questo film che colpevolmente ho tralasciato nel corroborare la descrizione dell'atmosfera che si respira nel film).
Un 'opera prima che stupisce per maturità e per un impronta stilistica già ben rintracciabile.
Quello che rimane di Hierro è lo sguardo spaurito di Maria, interpretata in modo straordinario dalla bellissima Elena Anaya, i suoi occhi grandi e scuri che si muovono in continuazione come alla ricerca di un appiglio alla realtà che li circonda o semplicemente un rifugio in cui riposare...

PERCHE' SI : thriller psicologico di spessore, cornice ambientale particolarissima, ottima regia e un'eccellente protagonista ( la bellissima Elena Anaya)
PERCHE' NO : qualche passaggio narrativo un po' troppo sbrigativo, qualche domanda a cui non viene data risposta ( il ruolo della polizia ad esempio), un finale forse un filo faticoso...

( VOTO : 7 + / 10 )

 Hierro (2009) on IMDb

10 commenti:

  1. Hmmm i thriller o horror spagnoli sono sempre molto interessanti. Segno e recupero anche se mi sa di pellicola angosciante...

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    1. questo è molto interessante con un personaggio femminile bellissimo e intenso...

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  2. Questo l'ho visto tempo fa e mi aveva molto molto emozionato.
    La protagonista, tra l'altro, vista qui e lì, è di una bellezza assurda.
    The Babadook me lo aveva un po' ricordato, sai? Ricordo la trama a grandi linee, ma la scena finale - se non sbaglio c'erano una porta e una farfalla, ma forse sbaglio - l'avevo trovata splendida.

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    1. un pochino forse si...lo ricorda, anche qui si parla di un rapporto madre figlio piuttosto particolare...la scena è quella ma è un uccellino, non una farfalla, ricordi benissimo!!!

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  3. mi hai incuriosito anche stavolta, la lista aumenta di volume...

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    1. prima o poi la dovrai svuotare 'sta lista...

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  4. Molto interessante, come sempre, segno!

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  5. Come sempre peschi interessanti chicche nascoste.
    Me lo segno.

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    1. ebbene si, lo ammetto, adoro pescare chicche nascoste nell'underground...

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