I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 29 maggio 2015

No tears for the dead ( 2014 )

Gon è un bambino sudcoreano che viene abbandonato dalla madre  subito dopo essere emigrato negli Stati Uniti. Cresciuto in ambienti poco raccomandabili è diventato col tempo uno stimatissimo sicario  al soldo della mafia ma in una missione compie un errore grossolano uccidendo una bambina.
Entra in una spirale depressiva, in una crisi personale profonda, non vuole fare più il sicario ma è costretto , suo malgrado ad accettare una missione, in Corea , L'ultima secondo il suo capo.
Ma, ironia della sorte, il suo bersaglio è Mo-gyeong, giovane manager d'assalto di una ditta di investimenti che sta affogando nel superlavoro, negli ansiolitici e nell'alcool la perdita del marito e della figlia.
Uccisi da Gon nella missione che lo ha quasi mandato al manicomio.
Gon non è l'unico a cercarla, la donna è al centro di un intrigo molto più grande di lei e Gon, alla ricerca di redenzione, diventa il suo angelo custode.
Jeong -beom Lee è un giovane regista sudcoreano che con No Tears for the Dead arriva al terzo film. La sua carriera è cominciata nel 2006 con Cruel Winter Blues , storia di un gangster  pagato per uccidere una persona ma che si ritrova ad avere molti problemi di coscienza ( prima o poi ne parleremo più diffusamente), è proseguita nel 2010 con il grande successo al botteghino di The Man from Nowhere storia di un uomo in rotta col suo passato da agente dei servizi speciali che trova una ragione di vivere nel proteggere una bambina da una banda di spacciatori e trafficanti d'organi ( di cui abbiamo parlato qui ) ed  è giunta al terzo film con questo No tears for the dead, storia di un gangster in cerca di un  percorso salvifico di redenzione.
Già solo a leggere le sinossi che ho brevemente riportato si avverte decisa una certa continuità nelle tematiche trattate dal regista.
Siamo sempre nel mondo del thriller torbido, nei meandri dell'action pirotecnico ( soprattutto il secondo e il terzo film perché il primo si adattava ai ritmi placidi della campagna coreana) ma c'è una forte componente psicologica che anima i protagonisti come marionette guidate dai fili della propria coscienza.
Si intravede sempre una ricerca spasmodica di una strada per la redenzione , per la riabilitazione della propria coscienza, in un modo e nell'altro e se questo rappresenta fino ad ora un tratto distintivo del cinema di Jeong-beom Lee, alla lunga ne potrebbe diventare un limite.
La storia raccontata da No tears for the dead risulta in effetti un po' troppo simile a quella di The Man from Nowhere e le dinamiche che animano i vari personaggi , si veda il ritratto di Mo-.gyeong madre affranta e distrutta dalla perdita , arrivano a rasentare lo stereotipo e si richiamano, vale in special modo per la figura di Gon, il vecchio ma non invecchiato, glorioso, cinema Hong Kong anni '80 e '90 a cui questo film si ispira e di cui The Killer di John Woo è un punto di riferimento praticamente obbligatorio.
Da una parte abbiamo il killer in crisi di coscienza che si trasforma dopo un 'inevitabile crisi personale in un angelo custode della sua vittima contro le triadi , dall'altra una madre che non riesce a metabolizzare la perdita delle sue due figure di riferimento, il marito e la figlia .
Quello che riscatta No tears for the dead dalla medietà  che fa rima con mediocrità, è lo stile acrobatico e adrenalinico con cui è girato.
Sulla locandina c'è un rimando alle scene action di The Raid 2, fino ad ora la pietra di paragone dell'action  orientale e devo dire che non è del tutto azzardato.
Le sequenze di lotta e di inseguimento girate da Jeong-beom Lee sono cristalline, concitate ma si comprende tutto benissimo, le coreografie sono intricate ma assolutamente perfette, c'è un pugno di sequenze che ti fa salire il cuore in gola fin dietro le tonsille.e poi te lo fa ridiscendere fin quasi sullo stomaco per come sei sballottato e preso letteralmente a calci nel culo.
Un po' come succedeva in The Raid 2 ma nel film di Evans succedeva per due ore e dieci filate, qui diciamo che c'è qualche intervallo utile per riprendere fiato.
Il picco assoluto è raggiunto in una sparatoria all'interno di un piccolo appartamento, una sequenza che per certi versi ricorda la selvaggia scena del taxi in I Saw the Devil del funambolo Kim Jee Won.
Lunghissimo il duello finale, forse un filo troppo lungo ma si rimane incollati alla poltrona per vedere come diavolo va a finire.
E naturalmente non aspettatevi il classico finale tutto rose e fiori di parecchi film hollywoodiani.
Sono curioso di vedere il nuovo  di Jeong-beom Lee per appurare se riesca o meno ad affrancarsi da ispirazioni fin troppo visibili e da tematiche che al quarto film di seguito risulterebbero come minimo incancrenite.
Spero però di non attendere altri quattro anni....



PERCHE' SI : la regia è adrenalinica , sequenze al cardiopalma, senso dello spettacolo ad altissimi livelli
PERCHE' NO : decisamente più forma che sostanza ( ma una forma di questo livello basta e avanza ), fonti di ispirazione fin troppo visibili, protagonisti che rasentano lo stereotipo.


LA SEQUENZA : ce ne sono tante ma la sparatoria nell'appartamento le batte tutte...


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Il mio spacciatore di cinema coreano è stato in ferie per troppo tempo.
La mia passione per il thriller coreano è sempre viva e calcia fortissimo.
L'industria cinematografica sudcoreana non ha nulla da invidiare a Hollywood.
Non capisco perché molti rifiutino il cinema orientale quasi per principio.


( VOTO : 7 / 10 ) 


No Tears for the Dead (2014) on IMDb

7 commenti:

  1. Pare molto interessante. Segno e tento il recupero, anche perchè negli ultimi anni ho colpevolmente perso per strada il Cinema coreano.

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    1. è interessante , peccato che latiti un po' in originalità...

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  2. Su questo ci faccio un pensierino e me lo segno!

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  3. The Man from Nowhere mi era piaciuto parecchio, col suo tormentatissimo protagonista che spaccava letteralmente i culi a chi tentava di sbarrargli la strada. :D
    Dovrebbe piacermi anche questo!

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    1. anche qui Gon è uno spaccaculi coi controfiocchi...

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  4. queste scene possono rivaleggiare con quelle di The Raid 2....

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