I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 1 maggio 2015

The Keeper of Lost Causes ( 2013 )

Carl Morck è un poliziotto danese scomodo che ha commesso un grosso errore facendosi ferire e facendo finire il suo partner paralizzato in un letto d'ospedale a vita: una volta rimessosi il suo capo gli crea una sorta di ufficio tutto per lui, il Dipartimento Q in cui si deve occupare dei cosiddetti "cold cases", i casi irrisolti di qualche anno prima e che ora sono sul punto di essere archiviati.
Gli viene affiancato un collega musulmano , Assad e insieme prendono in esame  il caso di Merete Lynggard, giovane esponente politico con fratello disabile sparita misteriosamente cinque anni prima sul traghetto che collega la Svezia alla Danimarca, durante un viaggio di collegamento.
Scoprono diversi punti oscuri ma la verità è molto più brutta delle loro peggiori attese.
The Keeper of Lost Causes è il film tratto dal primo romanzo del Dipartimento Q scritto da Jussi Adler Olsen, a cui è stato dato un seguito con Fasandræberne ( The Absent One) di cui abbiamo già parlato su queste pagine qualche tempo fa ( esattamente qui ).
Nel frattempo la saga del Dipartimento Q è arrivata felicemente al sesto romanzo, Fasandræberne è stato il miglior incasso al box office danese del 2014 e il terzo capitolo è già in lavorazione  e sarò pronto a breve.
Quindi parliamo di un prodotto che ha caratteristiche vincenti sin dal suo inizio: potrei copincollare la recensione del secondo film e inserirla qui sotto perché tutto quello che ho detto sull'altro film vale anche per questo .
E' evidente che il regista , Mikkel Norgard, esperto regista televisivo, non ha voluto cambiare neanche una virgola dal primo al secondo film.
Sono due casi completamente diversi, è possibile vederli nell'ordine sbagliato ( come ho fatto io) perché i riferimenti sono praticamente assenti, The Keeper of Lost Causes non perde neanche troppo tempo in preamboli al contrario di quello che mi sarei aspettato..
Il personaggio di Carl e quello di Assad ci sono spiattellati in faccia così, brutalmente, senza troppe spiegazioni e presto prevale questa atmosfera tendente al tetro mutuata dal trauma pregresso che si porta dietro Carl, la tenebra che si porta nel cuore come un macigno è la sua caratteristica principale a cui fa da contrappeso la solarità e la razionalità di Assad che lo guida quando Carl tende a deragliare pericolosamente.
E gli succede piuttosto spesso.
L'altro contrappeso fondamentale di tutta la narrazione è la storia di Merete Lynggard .
Sto sorvolando sul caso di cui si occupano per non rovinare il piacere della visione: in realtà non è un vero e proprio spoiler perché viene tutto mostrato quasi all'inizio del film ma per me è stato un grosso shock e per questo non voglio anticipare nulla .
Interessante notare che la traduzione internazionale del titolo del film  si focalizzi sul personaggio di Carl ( una specie di custode delle cause perse), mentre il titolo originale Kvinden i buret ( più o meno Femmina in gabbia ) si riferisca alla donna sparita sul traghetto.
Anche questa produzione  è ottimamente confezionata e si situa in quella linea grigia ( ma queste parole mi sembra di averle già usate per l'altro film) che giace tra il Millennium svedese targato Stieg Larsson e un thriller americano di livello piuttosto alto che non dimentichi però delle precise logiche commerciali.
Poteva diventare benissimo una ballata dolorosa sul male di vivere di un poliziotto masticato e risputato dalla vita , poteva essere l'inno alla forza e alla determinazione di chi non si arrende mai  e invece è "solo" un thriller ottimo per passare una serata all'insegna della tensione e del dolore fisico.
Perché certe sequenze e non posso dirvi quali sono , provocano veramente del dolore fisico.
Peccato per quel finale un po' spiccio che in confronto a tutto quello lasciato vedere in precedenza ha un'apparenza piuttosto sbrigativa.
Anzi, il suo problema è un altro: dopo un film così era nelle attese un altro colpo di scena di quelli tellurici e invece ci si accontenta di qualcosa di più canonico, funzionale alla narrazione ma che rientra nei binari dell'assoluta convenzionalità.
Ma forse sono io che pretendo un po' troppo.

PERCHE' SI : ottima confezione, coppia di poliziotti ben assortita, atmosfera tetra che ti prende alla gola, 95 minuti passati sul filo della tensione senza mai guardare l'orologio.
PERCHE' NO : dal finale mi aspettavo di più, un altro , l'ennesimo colpo di scena e invece c'è la sensazione che ci si accontenti, il personaggio del villain secondo me è tenuto troppo al coperto.

LA SEQUENZA : la ricostruzione della sparizione di Merete Lynggard, passo per passo leggendo i rapporti della polizia.

DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
Da questo film e non solo ho capito che c'è veramente del marcio in Danimarca.
Ma anche in Svezia.
Ho conosciuto Fares Fares per due commedie assolutamente favolose ( come Jalla! Jalla! e Kops) e credevo che il suo volto e il suo fisico fossero sublimi per comicità e invece è a suo agio anche in una parte in cui non fa ridere.
Non vedo l'ora di vedere il film tratto dal terzo romanzo.

( VOTO : 7 + / 10 )

The Keeper of Lost Causes (2013) on IMDb

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