I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

sabato 19 luglio 2014

Tutta colpa di Freud ( 2014 )

Francesco è uno psicologo cinquantenne che è stato lasciato dalla moglie e continua ad allevare amorevolmente le sue tre figlie, tre ragazze che vanno dai 18 anni di Emma ai 30 di Sara passando per Marta.
Sara è lesbica e ottiene sempre di farsi lasciare dalle sue partners sul più bello proprio quando le cose si fanno serie, forse troppo, Marta ha una libreria , si innamora di scrittori che non la vedono proprio e scopre un singolare frequentatore del suo negozio che le ruba dei libri, Emma sta con un cinquantenne , Alessandro che oltre a essere coetaneo di suo padre è anche il marito di Claudia, solitaria donna col cane che in realtà è l'amore segreto di Francesco.
Il cerchio così si chiude ma ne succederanno cose finchè la chiusura sarà perfetta...o quasi.
Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese fa parte di quel filone che io chiamo " gentile " della commedia italiana di questi ultimi anni.+
Dove "gentile" non è necessariamente un aggettivo di merito ma solo di modo: è una commedia che sceglie un'altra via di divertimento che non sia il pecoreccio andante, qualcosa che cerchi di orchestrare situazioni realistiche che però siano armate di una certa dose di paradosso per far ridere o almeno sorridere il pubblico.
Che abbiano la pretesa di raccontare l'Italia di oggi e raccontare noi che la abitiamo.
Tutta colpa di Freud cerca di fare questo e tenta di essere una corposa alternativa al cinema della crisi economica che tanto sta ispirando i nostri sceneggiatori.
E visto che prende di mira un certo tipo di borghesia medio alta che francamente è poco e male rappresentata nella nostra società perde subito il primo appiglio con la realtà e con questo la pretesa di verosimiglianza mostrando subito una vistosa avulsione dalla realtà.
I personaggi che attraversano questo film sono percorsi solo da dubbi esistenziali e non economici e questo non sarebbe un male , il problema è anche il mondo che li circonda è fatto un po' come loro, una specie di bolla al di là dello spazio e del tempo in cui sembra che abitino solo loro, figure un po' così che assumono i contorni a volte della fiaba a volte della barzelletta.
Viene smorzata del tutto la volgarità così come è azzerato il conflitto generazionale che dovrebbe esistere tra un padre negli anta da un pezzo e tre figlie oggettivamente complicate , vuoi per l'identità sessuale ( e qui nel tratteggiare il personaggio di Sara siamo proprio alla schizofrenia creativa come se uno se la potesse scegliere l'identità sessuale), vuoi per una situazione sentimentale stagnante, vedi la sognatrice Marta che quando scopre l'autore dei furti nella sua libreria lo segue e non chiama le autorità competenti come succederebbe da che mondo e mondo, vuoi per un amore anomalo non tanto per la differenza di età , quanto perché il partner che sembra avere più la testa sulle spalle è proprio Emma e non il suo scapestrato fidanzato che all'anagrafe ha circa trenta anni più di lei.
Il mondo di Tutta colpa di Freud è un anfratto fiabesco in cui finisce tutto a tarallucci e vino, in cui tutti si vogliono bene, si abbracciano e si baciano, in cui non ci sono problemi se tua figlia diciottenne sta con un tuo coetaneo
In un mondo normale verrebbe fuori quasi sempre un'omerica scazzottata o perlomeno una discussione sul filo della tensione, qui non succede nulla, anzi visto che Francesco è uno psicologo, già che c'è prende in analisi Alessandro...
Ecco se la commedia deve guardare ai pubblici vizi e alle private virtù del mondo che ci circonda , osservandolo e poi ridendoci un po' sopra, il film di Genovese fallisce su tutta la linea perché non sembra osservare la realtà, sembra solo bypassarla.
E poi , lasciatemelo dire, basta con quelle voci over che si sostituiscono al regista e raccontano a voce quello che lui dovrebbe raccontare in immagini.
 E che due palle!
Tutta colpa di Freud non è comunque tutto da buttare via: troppo lungo, perché fare una commedia che sfiori le due ore di durata vuol dire cacciarsi consapevolmente nei guai, troppo ammiccante e superficiale ha tuttavia qualche battuta che va a segno e una confezione luccicante ( buona anche la fotografia)  che va indubbiamente al di là della media italiana di questo ultimo periodo.
Peccato aver messo la sordina alla verve da borgataro autentico di Marco Giallini in un personaggio troppo tranquillo per essere vero, peccato che la Puccini sembri una bambola di porcellana e ne abbia la stessa espressività e peccato anche che Alessandro Gassman sia relegato in personaggi macchietta.
Sara Foglietta è invece una bella scoperta....

( VOTO : 5 / 10 )  

Tutta colpa di Freud (2014) on IMDb

venerdì 18 luglio 2014

Tutte contro lui ( 2014 )

Carly avvocato newyorkese stragnocca ha una storia col fighissimo Mark: bistro' , ristorantini ricercati, locali alla moda e tanto , tantissimo sesso. Un giorno Carly vuol far conoscere il padre al suo damerino e lui con una scusa fugge. Carly si presenta a casa sua e scopre che ha una moglie dimessa e credulona, Kate. Le due dopo uno scontro iniziale si alleano e scoprono che Mark è il classico farfallone marinaio con una donna in ogni porto. Conoscono anche una terza amante, Amber.
Le tre assieme studiano un piano per fargliela pagare a carissimo prezzo....
Siamo in estate e ormai siamo abituati che sui nostri schermi, tranne le eccezioni di blockbusters in contemporanea mondiale ( qualcuno ha detto Transformers 4? ) che comunque incassano anche oltre il preventivato nonostante la stagione facendoci chiedere il perchè per i nostri distributori ed esercenti cinematografici, la stagione finisca a giugno, a sorbici degli innominabili fondi di magazzino, horrorazzi che non passerebbero neanche in seconda serata su Italia Uno e filmacci balneari disgustosi.
A volte accade anche di trovare un film come Tutte contro lui, una commedia di Nick Cassavetes, uno che francamente prometteva altro nella sua carriera , moderatamente sboccato e volgare, moderatamente contro il bigottismo perbenista di tanto cinema americano che sotto una scorza di trasgressione si presenta con il suo vero volto reazionario e moralista, un qualcosa che però non scivoli nella farsa di basso livello alla Apatow per esempio.
Nome non citato a caso perché una delle protagoniste, il vero motore comico del film, Leslie Mann è proprio la mogliettina del re Mida della commedia pecoreccia a stelle e strisce, il Juddone nostro.
Tutte contro lui è una commedia che va a strappi, un po' troppo lunga e arzigogolata forse, ma non annoia più di tanto e estorce anche più di un sorriso col suo femminismo ostentato e blandamente irriverente disegnando un mondo di lustrini e pailettes in cui gli uomini sono solo modeste figurine di cartone o al massimo Don Giovanni da strapazzo il cui cervello si è spostato anatomicamente tre palmi sotto il mento.
I tempi comici di Cameron Diaz e Leslie Mann sono ben calibrati sulle loro differenze anche fisiche ( una cammellona la Diaz , mentre la Mann è piccola e minuta), il bel Nikolaj Coster-Waldau ( veramente bello, se non fossi etero cadrei ai suoi piedi) esce dal troiaio ( letterale , tra incesti e quanto altro) de Il trono di spade e indossa con apparente disinvoltura anche gli abiti moderni e rappresenta il demone assoluto contro cui deve combattere questo manipolo di femministe dell'ultima ora, prima felici di dividere i piaceri sessuali con uno stallone di razza come quello e poi impazzite di rabbia quando scoprono di non avere l'esclusiva.
Eh eh eh a volte sono strane 'ste donne...
Ritornando al film, diciamo che è guardabile e nulla più, una sorta di guilty pleasure in cui amore e amicizia non vanno a braccetto ma prevale decisamente quest'ultima, rigorosamente al femminile.
Ecco perdere l'amore e trovare l'amicizia, quella vera, è la concessione che Tutte contro lui fa alla retorica , e il simbolo è quella sequenza ( che si poteva pure evitare) anima e 'core in cui tutte e tre sono abbracciate di fronte a un tramonto con un sole rossissimo che si nasconde al di là dell'orizzonte.
Dotato di una sceneggiatura non esattamente a prova di bomba ma a volte inerte e sfilacciata, Tutte contro lui diventa un divertissement quasi innocuo proprio per la bravura delle sue interpreti che riescono a nobilitare e a rendere scoppiettante un copione poco originale.
Sequenza cult: la moglie che per rendere la pariglia al marito fa leccare il suo spazzolino da denti dall'enorme alano che si porta dietro e per finire in bellezza lo sciacqua nel water.
Di questi tempi ci si accontenta di poco....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

The Other Woman (2014) on IMDb

giovedì 17 luglio 2014

Quel che sapeva Maisie ( 2012 )

Maisie ha 6 anni ed è nel mezzo del divorzio dei suoi genitori, Susanna, rocker un po' in là con gli anni che cerca disperatamente di rimanere sulla cresta dell'onda, costi quel che costi, e Beale , uomo d'affari con l'orecchio sempre attaccato a un cellulare e la mente sempre rivolta alla sua attività lavorativa.
Accanto a Maisie, così, per la maggior parte del tempo si trovano la gentile tata Margot e il nuovo partner della madre, l'anodino barista  Lincoln che cercano di mettere una pezza a tutte le mancanze dei genitori che aumentano man mano che passa il tempo...
E Maisie sta lì a guardare ....
Basato su un romanzo di Henry James, uno degli scrittori americani più saccheggiati dal cinema, e trasportato brillantemente ai giorni nostri, Quel che sapeva Maisie è un film che parla di coppie disfunzionali e di matrimoni disfunzionali.
Talmente disfunzionali che collassano e non si sa nemmeno il perchè.
Il punto di vista della pellicola diretta a quattro mani da David Siegel e Scott McGehee è quello della protagonista citata nel titolo, Maisie, una bambina di 6 anni che si trova al centro della lotta per il suo affidamento da parte di due genitori che a detta loro la amano moltissimo.
A fasi alterne, basta che non intralci troppo i loro programmi.
E l'impressione è che la lotta per il suo affidamento non sia altro che un modo per fare uno sgarbo all'altro e non una reale esigenza di stare con Maisie che più volte si dimostra per loro solo un impaccio, dimenticato per ogni dove e affidato a terze persone.
Non conosciamo le ragioni del divorzio, anche se a vedere i due coniugi o meglio ex coniugi qualche piccolo sospetto viene, ma vediamo il dietro le quinte, quello che succede dopo, tra avvocati, aule in tribunale( poche per fortuna) e dabbenaggini varie ad opera di un duo di genitori che è tutto tranne che irreprensibile.
Maisie parla poco, sembra non giudicare , ma il suo sguardo è sempre più attonito, sballottata come è tra Margo e Lincoln e tra varie complicazioni sentimentali ( chi vedrà il film saprò, non voglio spoilerare troppo).
Ambientato in una New York colorata e frenetica, sempre più musa consapevole di certo cinema dal look indipendente come questo, è un film dalla progressione lenta e costante, molto Sundance style, in cui non si può far altro che empatizzare il personaggio della piccola Maisie, osteggiando apertamente due genitori oltre la crisi di nervi, soprattutto la madre, ai limiti della paranoia e della schizofrenia, per cui la piccola Maisie sembra solo un ostacolo e non una bimba da amare con tutte le proprie forze e anche di più.
Quel che sapeva Maisie è una storia di genitori troppo bambini ed egocentrici e di una bambina che è costretta a crescere velocemente suo malgrado o perlomeno ad adattarsi silenziosamente a tutto quello che le accade.
Una storia di sopportazione e di isterie assortite in cui cadono un padre e una madre veramente inadatti ad esserlo, presi come sono dai loro rispettivi universi che non possono essere condivisi neanche col sangue del loro sangue.
Maisie se ne farà una ragione, uscirà in punta di piedi da un mondo che non l'ha accettata.
Maisie crescerà nonostante questo, nonostante tutto....
Un plauso agli attori, fanno tutti un ottimo lavoro a partire dalla piccola Onata Aprile che non sembra il solito mostriciattolo stile Little Miss Sunshine...

( VOTO : 7 + / 10 ) 

What Maisie Knew (2012) on IMDb

mercoledì 16 luglio 2014

Il mio quattrozampe e io - Elvis , Dorina e Piera


Elvis
 Nuova puntata de Il quattrozampe e io: stavolta è il turno di The Obsidian Mirror ( blog da visitare obbligatoriamente e che ve lo dico a fare).
In realtà questa intervista ha radici un po' lunghette perché il primo contatto risale alla fine di giugno ma allora non era stato possibile concretizzare ulteriormente il discorso perché il nostro interlocutore era appena partito per le ferie .
Il solito tempismo del bradipo.
Lo ritroviamo quindi abbronzato, e carico , pronto ad affrontare il ritorno alle attività
normali.

1) Allora veniamo a noi. Per prima cosa presentati, presenta il tuo blog e presenta soprattutto i
tuoi amici a quattrozampe...

Ringrazio innanzitutto il Bradipo per avermi concesso questo spazio dove cercherò di raccontarvi The
Dorina



Obsidian Mirror, magari solo occasionalmente, magari (lo spero) un po’ più assiduamente. Trovare una definizione per il mio blog è già una domanda che mi mette in difficoltà. The Obsidian Mirror è
semplicemente un “contenitore di tutto e di niente”, uno spazio in cui raccolgo le mie cose, quelle a cui
sono più affezionato, e ne parlo nella speranza di poter condividere con qualcuno i miei interessi. Non è un blog monotematico, uno di quelli dove si parla solo di libri o solo di film. Non è nemmeno un blog
dove si parla di sport o di attualità. È forse più un diario di viaggio un po’ anomalo. Mi è piaciuto un
Piera
film? Ne parlo. Mi è piaciuto un libro? Ne parlo. Non c’è alcuno spazio per ciò che non mi è piaciuto. Ma non ci sono solo recensioni. Spesso alcuni argomenti vengono affrontati in maniera molto più articolata, fino a occupare il blog per settimane o mesi. Non seguo nemmeno mode e tendenze. Anzi,
alla mia età è molto più facile per me pescare nel passato e riproporre qualcosa di cui ormai non si parla più.
qualcosa di me e, soprattutto, dei miei quattrozampe. Credo che molti (beh, molti forse no, diciamo alcuni) lettori del Bradipo abbiano già avuto l’occasione di visitare il mio blog,
Nei miei primi 47 di vita ho sempre amato condividere i miei tempi e miei spazi con gli animali. Conto naturalmente di farlo anche per i prossimi 47 e magari anche per i successivi. Statisticamente sono i gatti le creature che finora sono state più abili a trovare un posto nella mia vita (anche se, in un remoto passato, ho ospitato svariati criceti, conigli nani e tartarughe) ed è proprio di alcuni dei miei piccoli felini che vi parlerò oggi, sperando di non farvi annoiare.
Vediamo un po’… se dovessi parlare di tutti probabilmente non basterebbe un’enciclopedia per cui mi limiterò a raccontare di quei gatti che fanno parte (o hanno fatto parte) della mia nuova famiglia, quella che ho messo in piedi una decina scarsa di anni fa con Simona, la mia compagna, la quale naturalmente condivide in pieno la mia passione per quei piccoli imbrogliagomitoli.
Ma parlare di gatti è quasi impossibile senza citare almeno solo per poche righe il vecchio e caro Elvis, scomparso nel fiore degli anni solo un paio di anni fa. Elvis ha lasciato un vuoto incolmabile e ancora oggi non passa giorno in cui almeno un piccolo pensiero non gli sia dedicato. Elvis ha vissuto una vita breve e sfortunata: abbandonato in un gattile e da noi raccolto, ci ha fatto compagnia per soli quattro anni prima che i suoi reni malati avessero ragione della sua ineguagliabile voglia di http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/2012/01/ciao-patato.html) riassume il nostro rapporto, il secondo è invece una “lettera postuma di un micio al suo veterinario” (questo: http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/2012/01/rendo-grazie.html). Eh già perché Elvis, come d’altra parte tutti i miei mici, ha sempre avuto un rapporto di amore e odio con il suo veterinario (categoria che, poverino, Elvis è stato costretto a frequentare più di quanto avrebbe voluto). Scrissi quella “lettera” e ne feci avere una copia allo studio veterinario di Elvis. Solo dopo mesi di cortese silenzio, il dottore un giorno ci disse: “Non dovrei dirvelo, visto che Elvis mi aveva chiesto di non farlo, ma quel messaggio ci ha commossi tutti profondamente qui in studio”. E giù di nuovo a piangere tutti senza ritegno, sia noi che lui.

vivere. Oggi il corpicino di Elvis riposa nel giardino di casa, quello stesso giardino in cui amava crogiolarsi al sole nei pomeriggi d’estate, ma la sua anima ancora impregna e avvolge le stanze nelle quali la nostra storia d’amore è nata ed è cresciuta. Nei giorni successivi alla sua partenza avevo scritto due post sul blog, due post che ancora oggi, quando mi viene voglia di rileggerli, fatico a trattenere le lacrime. Il primo (questo:
Ma ora basta parlare di cose tristi. È giunto il momento di parlare al presente e lo faccio introducendo a tutti voi la bellissima DORINA, una gatta siamese che è entrata a far parte della famiglia più o meno quattro anni fa. Noi in realtà non stavamo cercando un secondo gatto all’epoca ma la Dori è stata talmente convincente che ci ha
costretti alla resa senza condizioni. Era una domenica pomeriggio d’inizio novembre e ricordo che io e Simona ce ne stavamo tranquillamente spaparanzati sul divano a riposare le nostre stanche membra quando, all’improvviso, la nostra attenzione venne attirata da una macchia marrone che si era materializzata sul terrazzo di casa. Voltammo lo sguardo e vedemmo questo piccolo esserino di pochi mesi letteralmente aggrappato con tutte e quattro le zampe alla nostra zanzariera. Un po’ preoccupati per la sorte di quest’ultima, un po’ accecati da tanto splendore, non potemmo far altro che aprire la zanzariera. Come un fulmine al ciel sereno la miciosa sconosciuta si precipitò all’interno abbaiando come una forsennata. Oggi sappiamo che stava dicendo qualcosa del tipo: “Ok gente, questa d’ora in avanti è casa mia. Non vi libererete mai più di me”. Ed in effetti così è stato. Quella stessa notte Dorina già ronfava beatamente nel letto matrimoniale, mentre il povero Elvis, scocciato e offeso, dovette traslocare (ma solo per pochi giorni) sul divano. Elvis ci tenne il muso solo per un paio di giorni poi riprese rapidamente possesso dei suoi spazi, primo tra tutti il letto matrimoniale nel quale passava notti intere infilato a crogiolare sotto le lenzuola, incurante
dell’occasionale aerofagia del sottoscritto genitore. Dorina oggi è indiscutibilmente la padrona assoluta della casa. Non esiste un angolo che non sia suo. Non si fa nulla senza il suo consenso. Noi “umani” viviamo ormai prigionieri dei suoi capricci che, non vi sorprenderà saperlo, sono davvero tanti. A lei per esempio non piace mangiare a terra nella ciotola: preferisce di gran lunga un piatto di ceramica posto in posizione elevata (sopra la cucina). Tra le sue tante caratteristiche ci sono le continue marachelle con cui si diverte a stuzzicare la pazienza dei genitori: quando si apre un armadio lei ci si fionda subito dentro. Non importa quanto distante lei sia: in una frazione di secondo lei è lì che sguazza tra lenzuola e federe. Si diverte un mondo a camminare avanti e indietro sul computer mentre io sto scrivendo,


contribuendo efficacemente alla stesura dei miei post (anche se i tasti che pigia con le sue zampine non sono sempre i più opportuni). Proprio in questo momento, mentre io sto scrivendo, è qui accanto a me che sonnecchia, ogni tanto alza lo sguardo e mi osserva. Mi coglie un brivido, poi si volta dall’altra
parte, si fa un po’ di toeletta, e torna a ronfare. Crescendo sta diventando una micia decisamente più “a modo” anche se non rinuncia a smontarmi continuamente lo zoccolino in basso della cucina, che ormai abbiamo rinunciato a poter vedere integro. Come tutti i siamesi la Dori cerca costantemente di essere al centro dell’attenzione, non ama stare da sola né accetta di essere ignorata. Diciamo che il suo legame con noi è quasi morboso, esige attenzioni continue, è una rompiballe gelosa e possessiva. A letto preferisce “macignare” sua madre, la quale la mattina si alza invariabilmente con le ossa rotte. Fuori dal letto ama seguire suo padre ovunque, senza concedergli tregua nemmeno quando quest’ultimo sta esplicando sul water le sue attività mattutine. Lo segue costantemente, camminando “al piede” come un cane ben addestrato. Quando suo padre esce sul terrazzo, lei esce, quando il padre rientra lei rientra. Sembra
quasi che ci sia una corda invisibile che ci lega e ci impedisce di allontanarci troppo. Come tutti i siamesi la Dori è anche in grado di articolare la voce nei modi più incredibili (quando più sopra ho scritto “abbaiare” non stavo scherzando): sa imitare alla perfezione il verso del cane, della papera e della rana. Praticamente è un fenomeno. Il suo rapporto con Elvis è sempre stato ottimo. Credo che ciò era più che altro dovuto all’estrema generosità del fratello, che l’aveva accettata praticamente da subito e le aveva insegnato (senza tuttavia grande successo) ciò che era permesso e ciò che era vietato fare in casa. Le aveva insegnato ahimè anche le cose più disdicevoli, tipo spargere la sabbia ovunque dopo i bisogni, ma di questo ci eravamo ormai da tempo rassegnati.

Un bel giorno poi è arrivata la PIERA. Elvis se ne era andato da circa un mese e anche la Dori, come noi, dava l’impressione di soffrire della sua mancanza. Così ci siamo fatti coraggio e, nonostante ci sembrasse brutto sostituire così presto Elvis con un altro gatto, decidemmo che forse era meglio regalare una casa ad un altro micio sfortunato. La Piera era una trovatella, abbandonata da chissà qualche mascalzone in un prato della periferia della città. Fu attraverso il nostro veterinario che
incontrammo la ragazza che lo aveva raccolto e che disperatamente cercava di trovargli una casa (lei, la ragazza, viveva in un monolocale con un cane gigantesco e la povera Piera non poteva far altro che passare tutto il tempo nascosta sotto un armadio). E fu così che anche la Piera fece il suo ingresso trionfale in famiglia. Beh, trionfale per la verità proprio no. Era talmente terrorizzata che ci mise delle settimane prima di metter il naso fuori dal rifugio che si era scelto: un posto impossibile dietro un calorifero. Le prime notti la ascoltavamo piangere, impotenti. Sarebbe stata mai felice con noi, ci chiedevamo? Ma non ci siamo mai persi d’animo e, un piccolo passo alla volta, oggi possiamo finalmente dire che la Piera ha accettato la sua nuova casa e i suoi nuovi genitori. Il percorso non è ancora del tutto completato, però. Il suo affetto nei nostri confronti è sempre minacciato dalla sua paura atavica che le si faccia del male. Ancora oggi, quando la accarezziamo, sulle prime scatta sull’attenti, come per reagire ad un nemico, poi si tranquillizza e per un po’ si lascia spalpottare (non troppo però, perché dopo un po’ si scoccia). Come per Elvis, anche la salute della Piera non è tra i suoi punti forti. La piccolina soffre di una rinotracheite cronica che la costringe a respirare emettendo dei
suoni incredibili. Noi la prendiamo un po’ in giro dicendo che c’è Darth Fener che si aggira per casa ma, in cuor nostro, sappiamo che un giorno tutto ciò potrebbe divenire un problema serio per la nostra bambina. Anche le sue zampine posteriori sono un po’ sofferenti, essendo un po’ storte e a causa di ciò lei ha spesso difficoltà a mantenere l’equilibrio. Per sostenersi meglio si aiuta con la testa che, spesso e volentieri, usa per puntellarsi qua e là, come quando vuole le carezze: si struscia con la testa su di te e inevitabilmente si ritrova con la testa a terra e il sedere per aria. Ma è così carina quando lo fa che non possiamo fare a meno di sorridere, sebbene ci dispiaccia vedere quanto sfortune possano concentrarsi tutte insieme in un piccolo esserino indifeso. Ma nonostante tutti i suoi mali la Piera è una grande gatta! Sempre pronta alla battaglia, è in grado di tenere testa alle provocazione della più scaltra Dorina nella maggior parte dei casi. Grande avventuriera, la Piera ama la vita all’aria aperta e, adesso che ha capito che in giardino non ci sono pericoli, non disdegna di trascorrere qualche ora fingendo di essere una leonessa nella savana. Pacifica e prevalentemente sonnacchiosa, la Piera è anche una gran buona forchetta: ama tutto ciò che è commestibile e si getta sulla ciotola, aspirandone il contenuto in pochi attimi come se non ci fosse un domani. Inutile dire che il suo girovita non è dei più sottili… Solo nelle ultime settimane, dopo oltre due anni di convivenza, la
Piera ha deciso che è giunto il momento di muovere i primi passi verso il suo obiettivo principale, vale a dire il letto matrimoniale. L’ostacolo principale, va detto, è sempre stato la gelosia della Dorina che proprio non ne vuole sapere di dividere il talamo nuziale con la sorella. Proprio ieri però, per la prima volta, la Piera è riuscita a trascorrere la sua prima notte accanto a sua madre. La vicinanza del papà ancora la mette in ansia ma io non desisto: forse tra qualche anno riuscirò a tirarmela sotto le lenzuola. Lo spero proprio.
2) Ho letto quello che hai scritto di Elvis: lasciami dire che un attaccamento così profondo
al proprio quattrozampe è qualcosa che mi commuove: che cosa aveva Elvis che lo
rendeva così speciale?

Elvis, nonostante sia stato malato praticamente per tutta la vita, aveva un istinto vitale
incredibile. Fino all’ultimo voleva vivere e stare con noi. Era anche molto affettuoso, al
limite del patologico: praticamente una cozza. La sua occupazione preferita era stare
sdraiato su di me o su Simona o, se ciò non era possibile, incollato al nostro fianco, giorno
e notte. Credo che la sua fosse in parte paura della solitudine, infatti si attaccava a
chiunque: ai nostri amici, agli ospiti, insomma a chiunque varcasse la soglia di casa
nostra. Ricordo che, qualche anno fa, quando ci cambiarono la lavatrice, i facchini
dovettero portare quella nuova in bagno con Elvis seduto sopra tutto allegro... Dicevamo
sempre che se fossero venuti i ladri lui sarebbe andato a strusciarsi anche su di loro. Si
“prostituiva” per una carezza... Ma soprattutto Elvis era speciale perché era lui, con quel
modo tutto suo di miagolare, lo sguardo patetico, la sua lentezza esasperante nel fare
qualsiasi cosa, il modo in cui si piazzava davanti alla zanzariera per farsi aprire e poi non
si muoveva, insomma tutto.

3) E che cosa hanno di speciale Dorina e Piera, arriveranno a essere speciali come Elvis ?

Loro sono già speciali! I gatti sono come le persone: ognuno ha la sua personalità e non
ha senso cercare tracce di un gatto in un altro… con pochissimo sforzo si trova un nuovo
mondo da esplorare in ciascuno di loro, anche se magari ci vuole un po’ di tempo.
Finché c’era Elvis, la Dori viveva la maggior parte del suo tempo in giardino a caccia di
farfalle, e non sembrava avere molto bisogno di compagnia o di affetto. Da quando però il
fratello non c’è più, è diventata anche lei super affettuosa e, anche se non rinuncia alla
sua attività di predatrice, passa molto più tempo con noi. Non fa altro che correre di qua e
di là e parlare a modo suo, emettendo i suoni più strani, e spingerti accanto una delle sue
palline di gomma per vedere se gliela rilanci… e poi sua caratteristica è “fare l’orso”,
ovvero aspettarti con una zampa alzata e, non appena avvicini la mano, alzarsi sulle
zampe posteriori per strusciarci la testa. Insomma tiene tanta compagnia, salvo rintanarsi
sotto la cucina al minimo rumore. Nelle notti d’estate adora starsene in giardino o sul
terrazzo, ma non disdegna mai una bella ronfata tra i suoi due genitori. Insomma è
diventata una coccolona.
La Pierina, invece, ha un carattere più riservato ed è anche molto più paurosa della Dori (il
che è tutto un dire), ma a modo suo è affettuosa anche lei. Non so quale sia il suo
passato, ma a volte quando la sento tremare sotto le dita mi dico che a un certo punto
dev’esserle successo qualcosa che ha cambiato la sua personalità rendendola diffidente
verso il genere umano, perché l’istinto mi dice che lei potenzialmente è un “gatto da letto”.
Insomma, lei è tutta un “vorrei ma non posso”. È poi è buffa (e un po’ fessa). Come dicevo
prima, quando vuole le coccole si puntella con la testa su di te e, siccome non ha molto
senso dell’equilibrio, te la ritrovi praticamente sdraiata sulle zampe davanti con il sedere
per aria! E poi quando fa degli sforzi o si innervosisce fa ancora più rumore quando
respira, praticamente è una locomotiva: ti accorgi che crogiola solo perché al tatto la senti
vibrare. Magari non tutti direbbero così, ma io la trovo simpatica.

4) Che cosa pensi di quelle persone che , una volta perduto il proprio animale, non se ne
vogliono fare un altro per la paura di soffrire troppo?

Da un lato le capisco, perché è un’esperienza terribile. Dall’altra è un peccato non dare
un’opportunità ad uno dei tanti poveri animali senza casa che ci sono in giro. Ma
soprattutto penso che sia peggio per quelle stesse persone che rinunciano ad un nuovo
animale, perché si privano della possibilità di essere ancora felici (perché una cosa è
certa: avere un animale in casa mette tanta allegria).

5) Ci si abitua all'idea della separazione dal proprio quattrozampe?

No, non ci si abitua, diciamo che ci si rassegna pensando che lo stesso destino accomuna

anche noi: tutti muoiono. Se c’è un difetto che hanno gli animali è che vivono molto meno
di noi. Ecco, se non altro i proprietari di gatti sono più fortunati dei proprietari di cani,
perché i gatti generalmente vivono un po’ più a lungo (poi dipende da caso a caso,
ovviamente: il mio Elvis è vissuto soltanto 8 anni). Comunque, restano tanti ricordi e la
consapevolezza di aver dato una casa a un animale che altrimenti sarebbe vissuto per
strada o in un gattile/canile. Come con le persone, anche se l’amarezza rimane, dopo un
po’ si tende a ricordare solo le cose belle, o meglio anche quelle sgradevoli acquistano un
nuovo sapore: io ora ricordo con piacere anche le “pisciatine aeree” di Elvis…

6) Da cosa nasce il tuo/vostro amore per i gatti?

Il gatto, rispetto al cane che è naturalmente più estroverso, mi ha sempre trasmesso una
sorta di timore riverenziale: ti dà sempre l’impressione che tu debba riconquistarlo ogni
giorno, ti stimola ad essere migliore. Ricordo che le prime volte che ne vidi uno, da
bambino, mi spaventavo per via dei suoni che emetteva e mi tiravo indietro. Quando infine
mi hanno spiegato il significato del crogiolio, ho provato una felicità immensa: se un gatto
crogiolava voleva dire che gli piacevo, che apprezzava le mie carezze. È stata una
rivelazione: da quel momento in poi far crogiolare un gatto ha cominciato a piacermi e allo
stesso tempo mi inorgogliva, eheheh. Amo il fatto che siano così indipendenti e allo stesso
tempo che sappiano stringere un rapporto così stretto con te, al punto che si intristiscono
quando non ti vedono per un po’: non è vero che al gatto importa solo della casa.

7) Avete preso con voi tutti trovatelli e già questa cosa è degna della massima
ammirazione: che cosa proporresti contro la piaga dell'abbandono di animali?

Intanto, magari vado contro corrente, ma credo che la radice del problema stia molto più a
monte di quello che si crede. A chi possiede un animale dico che è necessario pensare
subito alla sterilizzazione, perlomeno nei centri urbani, perché le città sono fatte a misura
d’uomo e non d’animale. È inutile far continuamente figliare il proprio cane o gatto se poi
non si intende tenere con sé i cuccioli: pensare di riuscire poi a piazzarli tutti, e soprattutto
a persone decenti, è pura utopia.
Penso che bisognerebbe premiare coloro che decidono di occuparsi di un animale con
sgravi fiscali un po’ più consistenti (non solo per le spese veterinarie) e rendendo la vita
facile a quelli che decidono di portare con sé in vacanza il proprio animale. Poi, sarebbe
bello se l’amministrazione pubblica desse il buon esempio, facendo adottare un animale
abbandonato da ogni ufficio pubblico, ospizio o ospedale. Sono un ingenuo??

8) Non sei un ingenuo, sei un sognatore.Che cosa vi piace di più e cosa di meno del tuo veterinario?
Onestamente non ho appunti da fare al mio veterinario: è competente, sempre disponibile
e molto gentile. Ma la domanda bisognerebbe girarla alla Dori e alla Piera, che sono
quelle il cui culetto viene continuamente trafitto da siringhe e termometri…
Generalmente parlando, credo che un ottimo veterinario si distingua dagli altri nel
momento del Tanax (e tu sai cosa intendo). Il veterinario in gamba, in sostanza, deve
essere bravo a gestire il dolore non solo di chi se ne va. Purtroppo ho dovuto affrontare tre
volte nella mia vita quella terribile esperienza e in un’occasione, beh, hai capito…

9) Per quanto mi riguarda è un momento terribile, non lo vorrei mai fare ma alle volte sono costretto, proprio quando è necessario alleviare le sofferenze di un povero animale che non può esprimersi.Un sogno nel cassetto che non avete mai realizzato.

Ci piacerebbe aprire un Neko Café! L’idea, a dire il vero, l’abbiamo già da un paio d’anni,
ovvero da quando siamo stati in vacanza in Giappone e ne abbiamo visitato uno in quel di
Tokyo: devo avere ancora da qualche parte la fidelity card che mi hanno rilasciato… Purtroppo al momento non ci sono i presupposti (anche economici) per realizzare questo
sogno, ma un giorno chissà, magari trovando un socio…

10) E' il turno della domanda marzulliana : se i vostri gatti fossero una canzone, un film o
un libro?

La Dori: Singin’ in the rain (la canzone) oppure Arnold (una ne pensa, cento ne fa)
La Piera: Io speriamo che me la cavo (il film o il libro, fai tu) oppure Sleeping Beauty (il
film, la fiaba…)
Elvis: lui era più un personaggio kafkiano….

11) E se fossero un personaggio televisivo, letterario o cinematografico?

Sulla Pierina non ho dubbi: è Darth Fener in forma felina. Lo so, lo so, non è bello dirlo,
ma il richiamo è evidente… Allo stesso tempo mi ricorda Totoro, non solo per la forma, ma
anche per le espressioni.
Lei e la Dori insieme invece le potrei paragonare a Topolino e Pippo, oppure a Stanlio e
Ollio: a voi capire chi è chi…
Elvis, poverino, lui è sempre stato un Paolino Paperino, uno Charlot… ma se vogliamo
giudicare solo dall’aspetto direi che era decisamente Kung Fu Panda.

12 )Varie ed eventuali: titoli di coda. Puoi dire tutto quello che vuoi a chi sta leggendo
questa intervista....

Cosa mi rimane da dire? Io sono uno di quelli che quando deve far fare il richiamo della
vaccinazione ai gatti dice che deve fargli “il tagliando”. Ho ben presente la differenza tra un
gatto e una macchina, ma la definizione è troppo divertente. OK, scherzo, chiedo venia ;)
Comunque, visto che siamo in chiusura non posso non menzionare i “mici fuori”. Dovete
sapere che il nostro “parco mici” non comprende solo la Dori e la Piera, ma anche diversi
randagi che puntualmente bazzicano il nostro terrazzo e il nostro giardino: due di loro
(Gustavo e Attila) sono assidui, e ormai quando andiamo in ferie diamo istruzioni perché,
oltre alle nostre micie, la persona che se ne occupa possa elargire crocchette anche a
loro. Gustavo praticamente vive sul nostro terrazzo. Abbiamo anche tentato di tirarlo
dentro in passato ma, ahimè, lui preferisce nettamente la libertà. Poi ce ne sono altri che
vanno e vengono, a seconda del periodo… Praticamente, quando siamo in casa non
facciamo altro che distribuire cibo: i mici, inclusi quelli fuori, hanno gusti ben precisi e
bisogna stare attenti a dare a ognuno quello che gli piace, altrimenti sono capaci di
piantare lì tutto e andarsi a cercare un “ristorante” migliore. Ovviamente i mici si odiano tra
loro e dobbiamo spesso intervenire per sedare zuffe e quant’altro. Anche se spesso ce ne
lamentiamo, in fondo in fondo ci divertiamo, ci sentiamo parte di una famiglia allargata. Ma
credo che chiunque abbia degli animali, anche fosse uno solo, provi la stessa cosa.

E a te, Bradipo, grazie ancora per l’ospitalità. È stato divertente rispondere alle tue
domande!


Grazie a te, è stato veramente interessante leggere le tue risposte.
Ricordo che è possibile sempre iscriversi alle interviste de Il quattrozampe e io, potete farlo semplicemente commentando qui oppure qui.
Forza su, non vi fate pregare!.
Calendario alla mano la prossima a passare tra le mie grinfie di bradipo sarà la "delicatamente perfida" Ester Moidil.
Per oggi è tutto.
Alla prossima settimana!

martedì 15 luglio 2014

Le origini del male ( 2014 )

Nel maggio del 1974 un giovane cameraman viene assunto da un professore universitario di Oxford per riprendere il suo esperimento riguardante una ragazza che in apparenza è posseduta da uno spirito demoniaco.
Il professore, il cameraman altri due ragazzi che collaborano e la posseduta si rinchiudono in una villa nel bel mezzo della campagna inglese per portare avanti l'esperimento dotati di tutte le attrezzature di ripresa necessarie.
I risultati , però, saranno ben diversi dalle aspettative.
Le origini del male ( traduzione italiota di The Quiet Ones) è ispirato liberamente al famoso  Philip Experiment, condotto in quel di Toronto nel 1972 in cui i ricercatori avevano creato un personaggio fittizio da cui "ricavare " un fantasma per dimostrare che in realtà tutte le entità presunte sovrannaturali ed ectoplasmatiche fossero solo creazioni della mente umana.
Certo, se uno si doveva soffermare solo al titolo e alla locandina , non avrebbe guardato il film perchè sembra tutto così banale e fatto al risparmio che si sospetta di trovarsi di fronte all'ennesimo mockumentary o found footage partorito dalla mente bacata di Oren Peli o dei suoi sodali.
E invece no.
Il famigerato israeliano non c'entra nulla, non è un mockumentary anche se abbondano in alcuni punti riprese fintoamatoriali con camera a spalla, anzi a dirla tutta Le origini del male non è neanche  totalmente americano , ma è una coproduzione con la Gran Bretagna ed è un prodotto della mitica factory Hammer.
Già solo per questo non gli si può voler male, ma a dir la verità non gli si può volere neanche troppo bene.
Diciamo che la confezione è accattivante, la fotografia vintage rende giustizia a un ambientazione anni '70 che fa la sua figura e dona al film un look che altre produzioni del genere non hanno.
Ha un' aria familiare, di casa Hammer, naturalmente rivista e modernizzata.
Anche la storia promette tanto in quanto a spaventi ma ahimè ben poco in quanto a originalità e tutto questo è confermato dallo svolgimento del film.
Abbiamo la classica escalation di spaventi, un continuo gioco al rialzo in cui lo step successivo è sempre più ansiogeno del precedente ma sembra tutto aridamente preordinato.
Si procede per accumulo e non c'è una reale progressione orrorifica nonostante si cerchi di stimolare le terminazioni nervose dello spettatore in maniera man mano più "energica " col passare dei minuti.
Sa di tutto di già visto, ci troviamo di fronte a una specie di Poltergeist meets L'esorcista in cui il demone si manifesta in forme sempre meno ambigue.
La scelta è quella di non investire in effetti speciali fantasmatici ( sono usati con parsimonia, forse anche per contenere il budget) ma di creare un clima sulfureo di ansie e paure e parzialmente Le origini del male riesce nel suo intento.
Ma, francamente , è poca roba, la solita fuffa, confezionata bene, con attori che assolvono decentemente il loro compito e non le solite braccia robuste sottratte all'agricoltura, con un regia che si muove decentemente nei confini del genere e con un nome glorioso , la Hammer films , che la supporta, che suscita benevolenza e che le dona un look diverso dal solito.
Però è sempre la solita fuffa.
Non il peggio visto in questa estate da schifo però è un po' pochino per far accorrere in massa gli spettatori fiaccati dalla spietata canicola estiva....

( VOTO : 5 / 10 ) 

The Quiet Ones (2014) on IMDb

lunedì 14 luglio 2014

Godzilla ( 2014 )

Nel 1954 gli americani fanno esplodere diverse bombe atomiche nell'Oceano Pacifico affermando che sono esperimenti nucleari . In realtà servono per distruggere una creatura marina preistorica, un Gojira o Godzilla e farla riposare nella profondità del mare.
Nel 1999 numerosi fenomeni elettromagnetici fanno scoprire dopo un crollo in una miniera delle Filippine, due crisalidi di M.U.T.O. ( acronimo che sta per Massive Unidentified Terrestrial Organism ), di cui una vuota. La larva, che si nutre di radiazioni , arriva a una centrale giapponese distruggendola e uccidendo la moglie del dottor Brody.
Loro figlio, Ford , ora è un artificiere dei Navy Seals e si trova nel 2014 a fronteggiare un pericolo mai visto: dalla seconda crisalide si è distaccata una larva volante che ha distrutto la base e che si deve riunire a quella scappata nel 1999.
Sono un maschio e una femmina e vogliono nidificare nella zona di San Francisco.
Falliscono tutti i piani dell'esercito americano per distruggerli, anche l'uso di armi nucleari, ma rimane un unica speranza: Godzilla .
E il mostro preistorico non si fa attendere combattendo eroicamente contro i due M.U.T.O., sfruttando a suo favore l'aiutino umano, e dopo aver compiuto la missione tornando nella profondità degli oceani...
Quando ero bambino, un cinema annesso alla Chiesa era il posto in cui conobbi il mito di Godzilla.
Finita la messa domenicale ci si fiondava tutti al cinemino parrocchiale e si aspettava impazienti finché non si abbassavano le luci e cominciava il film.
E tra innumerevoli visioni, c'erano anche parecchi film di Godzilla, l'originale giapponese, protagonista di una serie di pellicole piuttosto corposa e per la maggior parte in bianco e nero.
Ecco perché Godzilla per me era importante e fui letteralmente inviperito con la versione disaster movie che tirò fuori Emmerich una quindicina di anni fa.
Ora ci riprova Gareth Edwards, giovane e semisconosciuto regista che avevo già apprezzato nel suo precedente film Monsters, uno sci fi girato in totale economia ma con discreti spunti originali.
Conoscendo il suo lavoro precedente non posso non notare i punti di contatto tra i suoi due film:il tema della sopravvivenza della specie , i due mostri che devono nidificare ( in Monsters c'era una curiosa scena d'amore tra due di queste "creature"), una prima parte in cui viene tutto ammantato di tenebra ed in cui sembra tutto fatto apposta per nascondere piuttosto che per mostrare ( e questa è la differenza tra i film low budget e i blockbuster milionari: i primi devono fare di necessità virtù, i secondi devono sparare in faccia al pubblico tutta l'opulenza possibile in termini di effetti speciali), Edwards insomma si mette al timone di un blockbuster da 160 milioni di dollari con lo stesso approccio con cui aveva girato il precedente film che non arrivava neanche al milione di dollari di budget.
Sicuramente una soluzione interessante, autoriale se vogliamo ma che fa attendere fino allo spasimo lo spettatore che , come me, è affamato di Godzilla come dell'aria per respirare.
E qui si attende tanto per vederlo, troppo e non bastano le anticipazioni parziali durante il film.
Dicevamo di un approccio da definire autoriale, nel senso lato del termine: Edwards propone una storia piuttosto complessa, con diversi rimandi avanti e indietro nel tempo, quasi ignorando che al cinema chi vuole vedere Godzilla vuol vedere mostri che menano le mani, o meglio quelle cose che hanno al posto delle mani.
E in questo è piuttosto spilorcio, concedendosi abbondantemente solo nel finale.
Una cosa che ho apprezzato è quel richiamarsi quasi ossessivamente al Goijra originale con gli umani che sono solo esseri insignificanti e impotenti di fronte alla grandezza del mostro, ho poco gradito invece la sua trasformazione repentina in eroe universale salvatore di tutto il globo terracqueo oltre ai continui rimandi al disastro nucleare di Fukushima
Per carità, nulla di male nell'accogliere la creaturona squamata tra i buoni, ma questa cosa è gestita con la solita retorica hollywoodiana che, chi mi conosce, odio con tutte le mie forze.
Altra piccola considerazione: l'anno scorso ci fu un altro film che prese i miei sogni da bambino e me li resituì in una forma filmica che molto apprezzai: parlo di Pacific Rim in cui provai vette di esaltazione degne del me bambino.
Edwards ha fatto lo stesso con Godzilla: ma non ha ottenuto lo stesso risultato di Guillermo del Toro.
Il mio mito da bambino è stato rimasticato e un pochino anche maltrattato.
E non si maltrattano così i miti e i sogni di un bambino....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

Godzilla (2014) on IMDb

domenica 13 luglio 2014

Brick Mansions ( 2014 )

Lino ha sottratto e distrutto ben 20 kg di droga ai narcotrafficanti di Brick Mansions, quartiere ghetto della Detroit del 2018 circondato da mura altissime, una specie di mondo a parte in cui l'unico signore e padrone è Tremaine, trafficante di droga e di armi con la passione per la cucina e per gli omicidi.
Nella sua fuga a ritmo di Parkour si trova a far convergere i suoi sforzi con un poliziotto sotto copertura che ha un conto in sospeso con Tremaine.
Tra salti, spari, scazzottate e inseguimenti impareranno a fidarsi l'uno dell'altro si troveranno anche a disinnescare una bomba nucleare puntata sulla città.
 Non è facile parlare di un film come Brick Mansions sull'onda emotiva che lo accompagna per la tragica dipartita di uno dei due attori principali, quel Paul Walker che aveva tanto contribuito al successo del brand di Fast And The Furious di cui a breve vedremo anche il settimo capitolo, postumo per il povero Paul.
E' facile guardarlo in questo film e pensare al suo destino ed è facile accostarlo al personaggio di The Fast and The Furious, tutto macchine e cazzotti, ma anche amicizia e senso dell'onore.
Proprio quello che viene raccontato qui.
Brick Mansions è il remake di Banlieue 13, film del 2004 che fu l'esordio alla regia di Pierre Morel sulla base dell'ennesima sceneggiatura partorita da Luc Besson ( ancora tu! Ma non dovevamo vederci più?), ed è diretto dall'ennesimo suo figlioccio, tal Camille Delamarre al suo esordio al lungometraggio dopo una lunga trafila nel montaggio e nelle seconde unità.
Trasferire la Parigi del 2010 ( quindi un futuro prossimo , Banlieue 13 era del 2004 ) era stato molto facile a causa del contesto socioculturale in cui è inserita la capitale francese, fare la stessa operazione con Detroit, trasportarla nel 2018 e renderla invivibile è un qualcosa che già a prima vista appare fasullo, posticcio, anzi se vediamo l'inizio di questo film e vediamo quello del nuovo Robocop ci accorgiamo che sono veramente molto simili, direi anche sovrapponibili e intercambiabili.
E questo perché comunque le downtown americane sono ben diverse dalle banlieues parigine.
Brick Mansions segue per filo e per segno il percorso di Banlieue 13 che , pur non essendo eccezionale arrivava anche a divertire, ma essendo un remake così pedissequo perde del tutto l'effetto sorpresa e acquista presto l'acre sapore del deja vu.
Tutto già visto, anche le acrobazie di Davide Belle cofondatore della disciplina "sportiva" del parkour, così come i contrasti con il suo contraltare americano non in grado di muoversi tra i relitti dei palazzoni allo stesso modo e tuttaltro che edita la presenza del rapper di turno che fa il cattivone.
Insomma si naviga a vista senza inventare nulla sperando nella benevolenza dello spettatore attirato dalla presenza di Paul Walker.
Per chi non ha visto l'altro potrebbe anche essere piacevole ( ma con tutti i suoi limiti, alla fine rimane un action come tanti, anzi peggio di tanti)  ma per chi ha visto Banlieue 13 è visione assolutamente pleonastica.
E anche il ribaltamento finale, quell'interscambio nel ruolo tra buoni e cattivi che viene operato negli ultimi minuti del film è un colpo di scena telefonatissimo.
Peccato che Paul ci abbia lasciato con questo film...

( VOTO : 4,5 / 10 ) 

Brick Mansions (2014) on IMDb

sabato 12 luglio 2014

I guardiani del destino ( 2011 )

In una Manhattan grigia e funestata da strani presagi oltre che da strani uomini cappelluti, David Norris è un membro del Congresso, nonché brillante studente universitario.
Quando conosce una bella danzatrice, Elise , se ne invaghisce ma scopre che i suddetti personaggi cappelluti sembra che stiano tramando contro il loro amore.
Perché?
Philip K. Dick ormai fa concorrenza a Shakespeare per come viene saccheggiato senza pietà dagli sceneggiatori di Hollywood.
Qui è la volta del suo racconto breve , Squadra Riparazioni (The Adjustement Team), che da apologo sull'ineluttabilità del destino e sull'Uomo misera marionetta manovrata dai fili di un Gran Burattinaio, dopo una bella curetta Ludovico diventa una di quelle love stories hollywoodiane in cui quello che conta è far uscire contenta la gente dal cinema.
Non importa come, anche piazzando un finale praticamente senza spiegazioni dopo averci propinato per un centinaio di minuti che contro il Destino non si può fare nulla, che tu indossi il cappello o meno.
I guardiani del destino ( ma poteva essere intitolato anche Aprite Quella Porta)  di George Nolfi è comunque un film che incita a vederlo fino alla fine, sempre che si ignori qualche grossa incongruenza . 
E poi è reso visivamente in modo molto suggestivo il senso del passaggio da un mondo, da un ambiente all'altro semplicemente passando attraverso una porta. 
Anche l'inizio è parecchio efficace: fino a che non è spiegata nel dettaglio l'identità di questi sedicenti guardiani cappelluti la tensione regge e il senso d'alienazione del protagonista, David Norris, che si sente come l'ultimo sopravvissuto sulla faccia della terra, ha una sua pregnanza.

Il problema è che David Norris dopo questo iniziale attimo di sbandamento si mette sistematicamente all'opera per cercare di buggerare questi guardiani del destino un po' distratti.
Tutto questo in nome dell'amore.
I guardiani del destino si riduce ben presto a un giocattolone tecnologico mascherato da fantascienza vintage, citazionista e derivativo che fa rimpiangere quello che poteva essere nelle mani di uno sceneggiatore più capace a sfumare meglio i personaggi: sono tutti monolitici , pieni delle loro certezze ( compreso il protagonista) mentre i guardiani sembrano una masnada indifferenziata in cui si distingue un guardiano "buono" che è la molla che fa scaturire la ribellione al disegno preordinato.
Purtroppo le invenzioni visive e una Manhattan ingrigita non bastano da sole per fare un buon film : in questo caso possono giustificare la visione (come anche una bellissima Emily Blunt con quel suo strabismo di Venere appena accennato che la rende ancora più sexy).
Però d'ora in avanti durante le partite terrò sempre aperta la porta dello stanzino dietro la televisione.
E ci darò spesso anche un'occhiata.
Dovesse succedere che mi ritrovo in una poltronissima della Monte Mario....

( VOTO : 6 / 10 ) 

The Adjustment Bureau (2011) on IMDb

venerdì 11 luglio 2014

Zombie Massacre ( 2013 )

Una sostanza chimica sintetizzata in laboratori chimici statunitensi per "fabbricare " il soldato perfetto è rilasciata nell'aria di una cittadina rumena e provoca la morte di tutti gli abitanti, o quasi, facendoli diventare zombie.Per nascondere il tutto l'esercito manda una squadra di mercenari a mettere una bomba nella locale centrale nucleare e simulare così un bell'incidente .
Ma non tutto sarà come previsto.
Luca Boni e Marco Ristori sono due filmmakers italiani che nell'occasione della loro precedente uscita, il non così terribile Eaters, avevano avuto la fortuna di farselo distribuire nel mondo dalla longa manus di Uwe Boll che sarà anche l'Ed Wood del XXI secolo come qualcuno lo ha definito ma ha mercato e può allungare i suoi tentacoli praticamente dappertutto.
E il buon Uwe deve aver preso in simpatia i due ragazzotti italiani perché ha permesso loro di avere un budget maggiore, gli ha prodotto e presentato il film e vi è comparso in un cameo esilarante più che altro.
Peccato però che questa unione di intenti non si sia trasformata in una vera sinergia qualitativa perchè , inutile girarci intorno, Zombie Massacre è un film che brutto non si può, brutto anche più dei film di Uwe Boll e che fa rimpiangere la Asylum , nota produttrice e distributrice di aborti cinematografici in serie.
Ed è un peccato perché il loro precedente film, Eaters, pur nei limiti di uno Z movie aspirante alla serie B cinematografica, lasciava intravedere delle potenzialità.
In Zombie Massacre non c'è nulla che vada per il verso giusto: la storia narrata è tutto fuorché originale ( solito road movie in mezzo a una terra infestata di zombie, è la stessa storia di Eaters con qualche particolare modificato), gli attori perlopiù sembrano solamente braccia robuste rubate all'agricoltura con l'aggravante che qualcuno di loro crede anche di saper recitare, anche nella realizzazione degli zombie siamo ben lontani dall'eccellenza per non parlare poi degli effetti speciali che sono oltre il limite del ridicolo e di scene action fiacchissime, senza nerbo, lentissime quasi da sembrare al rallentatore per quanto inverosimili.
Come esempio di sfacelo valgano quelle tristissime esplosioni in computer grafica che sono appiccicate al film alla stessa maniera di come si attacca un post it sul frigorifero.
Non parliamo poi di dialoghi che varcano spesso la soglia dell'inascoltabile, di personaggi ad minchiam che vorrebbero essere citazioni  forse anche divertenti nelle intenzioni di altri film come The Expendables richiamati persino nella locandina o come Kill Bill ( la nana armata di katana che dispensa, anzi evacua perle di saggezza come in preda ad un overdose di Euchessina) e di un furgoncino Volkswagen con targa italiana che è in Romania guidato da uno scozzese.
Ah e poi abbiamo anche un superboss finale che sembra tratto da uno dei videogiochi della serie Resident Evil.
Insomma non ci siamo, Zombie Massacre è un 'agonia che dura 87 minuti, decisamente 87 minuti di troppo che anche un appassionato troverà ributtante.
Spero solo che Boni e Ristori tornino alle loro vecchie sane abitudini: meno budget e più idee.
Piccola chicca per gli appassionati del genere: postilla finale con inopinata sfilata di gentili donzelle  a tette ignude...

( VOTO : 2 / 10 ) 

Apocalypse Z (2013) on IMDb

giovedì 10 luglio 2014

Insieme per forza ( 2014 )

Jim è vedovo e ha tre figlie, Lauren è divorziata e ha in casa due figli maschi. Si incontrano a un blind date, un appuntamento alla cieca di quelli che vanno per la maggiore negli States , ed è letteralmente un disastro. Si incontrano di nuovo però in un resort africano posto ideale per le vacanze in famiglia e piano piano comincia a scattare qualcosa...complici le disavventure della figliolanza e un'atmosfera molto molto particolare....
Sandler è uno strano tipo: un re Mida della comicità americana nei decenni passati con innumerevoli successi al box office in cui la sua parte preferita era quella del bimbominkia fuori tempo massimo, parte che , detto tra noi, gli riesce benissimo, poi col passare degli anni, non avendo più , forse , il physique du role, per le parti da scapolone impenitente, ha rimodulato la sua comicità su uno standard più familiare perdendo qualcosa al botteghino ma guadagnando in credibilità.
In Italia per Adam Sandler non è mai sbocciato l'amore e i suoi film sono sempre passati piuttosto velocemente dalla sala, quando ci sono arrivati , al dimenticatoio.
Eppure in America incassava milioni e milioni e i suoi film, pur stupidi , erano confezionati assai meglio di quanto facessero le nostre premiate ditte cinepanettonizie...
Insieme per forza è un Sandler della seconda ora, una sua versione 2.0, il ritratto della solitudine sentimentale di due single per scelta degli altri, vuoi un destino crudele o un marito farfallone.
E' un film assolutamente prevedibile nei suoi snodi, retorico pure troppo con il suo propugnare l'etica della famiglia a tutti i costi, con una regia piuttosto piatta ad opera di Frank Coraci, il classico regista hollywoodiano buono a poco ma capace di tutto.
Però, però....è dura ammetterlo ma io mi sono divertito a vederlo, sono passato agevolmente sopra a tutte le banalità snocciolate in serie, al classico andamento da commedia sentimentale che il film imbocca nella seconda parte, sono passato anche sopra la durata, quasi due ore, ragguardevole per una commedia che non deve annoiare.
Noia che fa capolino solo un po' nella prima parte, quella di presentazione delle vite di Jim e Lauren, alle prese con le rispettive idiosincrasie quotidiane.
Poi il resto è tutto in discesa a partire dal loro incontro nel resort ( devo dire che anche le sequenze del blind date erano state piuttosto divertenti) nel bel mezzo di un Africa cartolinesca , con dei colori irreali, un continente africano fasullo che ha tutta l'aria di essere stato ricostruito in studio o al massimo in un bioparco da qualche parte negli States, per poi passare attraverso tutta una serie di situazioni paradossali sottolineate dall'irruzione , per più volte a mo' di tormentone, di un gruppo vocale africano capitanato da un cantante piuttosto nerboruto con bicipiti a mappamondo, anche lui finto come una banconota da tre euro.
Come ho detto prima Insieme per forza diverte e questo lo si deve soprattutto all'alchimia sorprendente che si crea tra Drew Barrymore, adorabile per quanto incasinata e Sandler che nella bionda attrice ha trovato un'ottima spalla per la terza volta nella sua carriera
Cinematograficamente parlando sembrano fatti l'uno per l'altra.
I loro duetti sono l'acqua della vita di questo film , più delle scene che vedono protagonisti i rispettivi figli ( un gruppetto di teenager wannabe che sicuramente rivedremo in futuro) e più del buonismo che affiora in un film che propugna la bellezza delle famiglie allargate, un fenomeno in espansione.
Comunque per farsi due risate a neuroni spenti, questo film è perfetto.
Se cercate altro, allora lasciate perdere....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

Blended (2014) on IMDb