I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
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Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

lunedì 22 giugno 2015

La regola del gioco ( aka Kill the messenger, 2014 )

Gary Webb è il reporter di un piccolo giornale californiano che un giorno trova lo scoop della sua vita: all'inizio non se ne accorge neanche quando la donna di un boss del narcotraffico sotto processo gli passa le carte contenenti prove di un possibile coinvolgimento della CIA nel traffico di droga proveniente dal Centro America.Poi le prove si fanno decisamente più schiaccianti e Webb comincia a parlare di rotte della droga controllate e utilizzate dalla CIA per finanziare i contras del Nicaragua ed evitare l'espansione del comunismo.
Webb dall'anonimato passa agli allori della notorietà ma poi precipita nella polvere perché la CIA passa al contrattacco con una campagna denigratoria sistematica che coinvolge lui e tutta la sua famiglia.
Webb si ritrova solo contro tutti...
Per prima cosa inviterei tutti a un minuto di silenzio a causa dell'ennesimo titolo originale storpiato in maniera indegna.
La regola del gioco? Ci richiamiamo all'immortale capolavoro di Renoir?
Oppure se Renoir non c'entra nulla, di grazia, egregio titolista, di che gioco ci stai parlando?
E di quale cazzo di regola vai blaterando?
Ti pare che la storia , vera, di Gary Webb , sia stata un gioco e che questo gioco ha avuto delle regole?
Ok, chiudiamo l'angolo dell'indignazione e parliamo del film.
Ho sentito una definizione molto efficace di questo film: è l'altra faccia dello straordinario Tutti gli uomini del presidente, altro film fondato sul lavoro di giornalisti d'assalto come il Gary Webb la cui vita è raccontata in questa pellicola.
Per una storia edificante come quella, che finiva complessivamente bene in barba ai poteri forti e al cospirazionismo cosmico che attanagliava un po' tutta quella stagione di cinema di impegno civile, ce ne sono mille che finiscono male.
E la storia di Webb non finisce benissimo.
La regola del gioco odora di New Hollywood anni '70, di rivolta democratica( guarda caso le amministrazioni al potere durante queste storiacce sono repubblicane), di istanze civili contro un mondo che funziona alla rovescia e che si propone di esportare la democrazia in quei posti in cui si ritiene necessario.
Come se la democrazia fosse un bene esportabile .
Il film di Michael Cuesta, onesto professional più che altro attivo in televisione ( Homeland, Dexter, Six Feet Under) racconta il dietro le quinte di una parte della politica estera reaganiana ma non ha la statura necessaria per arrivare al livello di piccol cult di genere.Il racconto  inizialmente è vigoroso, poi si siede sul messaggio, come se bastasse da solo, e su dinamiche familiari paratelevisive .
Indubbiamente è il messaggio che arriva di questo film : LA CIA TRAFFICAVA DROGA PER EVITARE DI FAR ESPANDERE IL COMUNISMO IN CENTRO AMERICA.
L'ho scritto in maiuscolo perché è una cosa troppo grossa per lasciarla passare sotto traccia: i servizi segreti sacrificavano scientemente fasce intere di popolazione ( i giovani di Los Angeles South Central) all'altare dell'esportazione della democrazia riducendoli ai ceppi della schiavitù provocata dalla droga.
Più guardi il film e più pensi a quello che succedeva alle nostre spalle e poi quando ti sembra di essere arrivato sul più bello e ti aspetti che comincino veramente a volare gli stracci dell'indignazione e del vibrante atto d'accusa, La regola del gioco decide di sfilarsi e di ritirarsi in buon ordine, trincerandosi dietro le immagini del vero Gary Webb.
Ecco, l'amaro in bocca un finale così lo lascia e la sensazione è ancora più forte dopo aver assistito a un film di denuncia come quelli che si facevano una volta, con un cast eccellente ( non solo Jeremy Renner parecchio in parte ma va dato merito anche al gloriosissimo parterre de roi  fatto di facce giustissime come quelle di Ray Liotta, Andy Garcia , Barry Pepper ecc ecc ) e con un messaggio tellurico.
Che purtroppo si divora il film.
Ma la storia di Gary Webb merita di essere riscoperta.
Un eroe moderno.


PERCHE' SI : aria da Hollywood anni '70, storia incredibilmente vera, ottimo protagonista coadiuvato da un eccellente cast di supporto.
PERCHE' NO : il messaggio si divora il film, le dinamiche familiari raccontate nella seconda parte sono paratelevisive, il finale è tronco e arriva sul più bello.


LA SEQUENZA : inevitabile che in questo tipo di film basati su storie vere, le sequenze che colpiscono di più sono quelle col vero protagonista, qui ripreso nella sua intimità familiare , giocando con i suoi figli.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Questi argomenti sembrano non interessare più nessuno ,visto il flop al botteghino di questo film.
Jeremy Renner attore ha più sfumature di quanto credessi.
Mi è venuta nostalgia della New Hollywood anni '70.
All'orizzonte non vedo nessun nuovo Redford, Hoffman o Nicholson.


( VOTO : 7 / 10 )


 Kill the Messenger (2014) on IMDb

12 commenti:

  1. L'argomento non mi interessa, sì, però sono curioso di vederlo.
    Renner è senz'altro bravo, ma nonostante le varie candidature non riesco ancora a capire se mi piace o no.

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    1. Renner a me non piace tantissimo ma qui è bravo, il film è da vedere soprattutto per l'incredibile storia che racconta...

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  2. Emblematico il fatto che in quegli anni tutta la stampa fosse presa dallo scandalo Clinton - M. Lewniski mettendo in disparte questa storia. E' vero c'è aria da Hollywood anni '70, però non mi ha conquistato al pari dei suoi illustri predecessori.

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    1. si,è vero, è sottolineato anche nei titoli di coda...incredibile ma forse neanche tanto, faceva comodo così...i bei filmoni anni '70 sono effettivamente un'altra cosa...

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  3. eh, come immaginavo. meglio riguardarsi i filmoni anni Settanta a cui si ispira...

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  4. mmm non lo so, c'è qualcosa che non mi convince...

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    1. la storia che racconta è incredibile ed è anche ben fatto...ma gli manca quel guizzo...

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  5. Effettivamente un parere molto in linea con il mio.
    Film solido che richiama classici intramontabili, e pur non essendo alla loro altezza, avvince e colpisce.

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    1. ah ah ah te l'ho quasi copiata la recensione...:)

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  6. Il tuo voto mi fa ben sperare, non sono riuscirò a vederlo questo week end ma spero di recuperarlo in fretta ;-) Cheers!

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    1. la storia che racconta è veramente incredibile...

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