I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

domenica 10 agosto 2014

L'uomo d'acciaio ( 2013 )

Il pianeta Krypton è sull'orlo dell'implosione per l'esaurimento delle riserve naturali. Anche la situazione politica è complessa perché il crudele generale Zod sta cercando di prendere il potere. Proprio mentre sta accadendo tutto questo nasce il figlio di Zor- El , scienziato di Krypton, che , presagendo l'imminente fine del pianeta lo imbarca su una navicella spaziale in cui è riportato anche il codice genetico dei kryptoniani.
La navicella atterra in Kansas dove viene soccorsa dai pacifici coniugi Kent che allevano il bambino che è al suo interno , come se fosse il loro.
Ma Clark, il suo nome terrestre, si sente prigioniero in abiti terrestri e cerca le sue origini allontanandosi dalla casa dei Kent. Trova un'astronave caduta milioni di anni prima e con essa un ologramma del padre che gli spiega le sue origini e il suo compito.
Ma il generale Zod e la sua malefica attendente stanno arrivando per portarsi dietro Clark.
E se per farlo devono sterminare milioni di umani per loro non fa problema...
Tra i supereroi tratti da fumetti, Superman è uno dei più sfruttati ma anche uno di quelli che non è che abbia lasciato tracce indelebili nella storia del cinema.
Nonostante molti film e anche qualche serie televisiva che ha ripreso ampiamente il protagonista anche nella fase giovanile della sua vita, è un personaggio a cui gli sceneggiatori hanno raramente regalato storie memorabili.
Anzi.
Un paio di film decenti e poi tanta mediocrità.
Dopo il Superman del compianto Christopher Reeve nel 2006 c'è stato una sorta di omaggio al passato col Superman returns targato Bryan Singer che si è rivelato un flop colossale non tanto come incassi ( comunque molto inferiori alle attese ) ma proprio a livello artistico e di reintroduzione del brand nell'immaginario collettivo.
Nel 2013 ci prova Zack Snyder basandosi su una sceneggiatura di David Goyer e la strada che sceglie è quella della totale rottura col passato.
Solo Clark o meglio Kal - El niente Superman, vocabolo che se non erro non è mai pronunciato nel film, una lotta affannosa per la ricerca delle proprie origini, una sensazione di essere costretto in abiti che gli stanno troppo stretti, quelli del terrestre.
Infatti la sua natura viene ben presto svelata in un film dove passato remoto, passato prossimo e presente si incrociano continuamente proprio per dare una cornice convincente attorno a un personaggio alla ricerca di se stesso.
Henry Cavill è bello, prestante ( meno di Routh comunque ) e cerca di dare una profondità al suo personaggio che gli altri interpreti del ruolo non avevano voluto  o potuto dare  a causa di sceneggiature interessate ad altro.
Anche un tocco dark che è sempre mancato all'uomo volante.
Tutto questo è apprezzabile ma si scontra con un film che complessivamente non funziona: i diversi piani temporali che nelle intenzioni di Snyder dovevano fondersi armoniosamente e dare un ritmo alacre alla narrazione in realtà appaiono abbastanza slegati tra di loro e non aiuta certo l'affollarsi di divi e divetti  in ruoli secondari , ansiosi di recitare la propria parte senza dividere la scena con gli altri, come se dovessero solo timbrare un cartellino di presenza.
Anche uno come Michael Shannon, uno che ha la faccia del villain sempre e comunque, appare appiattito in un ruolo monodimensionale.
L'attenzione è tutta rivolta al Clark / Kal - El  che diventa il "solito " supereroe con i superproblemi.
Il successo c'è stato , sono già programmati altri film.
Vediamo se il brand ci riserverà qualche altra sorpresa.

PERCHE' SI : il Clark Kent di Snyder è totalmente diverso dai suoi predecessori, effetti speciali all'altezza, un tocco dark che non guasta.
PERCHE' NO : Tante stars in cerca di visibilità desiderose di timbrare il cartellino, troppo lungo, i vari piani temporali slegati tra di loro, Michael Shannon villain monodimensionale.

( VOTO : 5 / 10 ) 

Man of Steel (2013) on IMDb

sabato 9 agosto 2014

L'alba del pianeta delle scimmie ( 2011 )

Will Rodman, brillante ricercatore sta testando su un gruppo di scimpanzè una sostanza chimica in grado di aumentarne prodigiosamente l'intelligenza. Sceglie di presentare alla richiesta di finanziamenti per le ricerche i progressi ottenuti con una femmina, Bright Eyes, ma proprio quando tutto è pronto, il primate manifesta un comportamento molto aggressivo e deve essere eliminato.
WIll scopre la ragione di tutto questo : non c'entra il farmaco che sta testando ( e che può avere largo impiego in farmacologia umana contro la demenza senile e l'Alzheimer) , stava proteggendo semplicemente il suo cucciolo appena nato.
Will se lo porta a casa e continua a sperimentare il farmaco su di lui , oltre che sul padre, ottenendo risultati straordinari che però non possono essere di dominio pubblico.
Cesare, il nome assegnato al piccolo primate, cresce velocemente e soprattutto ha un'intelligenza nettamente superiore a quella della sua specie.
Quando per un incidente ( per difendere il padre di Will ha attaccato una persona) viene rinchiuso in una struttura adibita al ricovero di primati, mostra agli altri le sue qualità e fa assumere loro il farmaco che lui ha preso per tanto tempo.
Lo scopo è di fuggire : la lotta contro gli umani è appena iniziata.
E Cesare dice a Will da che parte sta...
Nel panorama cinematografico hollywoodiano sta prendendo sempre più piede la moda del reboot cioè si riprende una serie di film del passato e la si attualizza riscrivendone parzialmente la storia e aggiornarla ai progressi degli effetti speciali.
Però ci sono reboot e reboot.
C'è quello ad esempio di Spiderman , diventato, The Amazing Spiderman , che non è riuscito neanche a sfiorare il cuore dei fans orfani della saga creata da Sam Raimi e poi c'è quello de Il pianeta delle scimmie che invece è stato gestito con grandissima intelligenza.
Dopo il remake del film del 1968 , operato da Tim Burton nel 2001 ( a dir la verità non esattamente uno dei suoi film migliori), passano altri  10 anni ed  è la volta de L'alba del pianeta delle scimmie che tecnicamente riprende la storia del quarto film della serie originale, 1999 - Conquista della Terra riscrivendola e attualizzandola.
Rupert Wyatt , regista semisconosciuto per la prima volta alle prese con un budget importante ( oltre 90 milioni di dollari) gestisce tutto con grande sagacia dimostrando a più riprese di non essere condizionato dalla dovizia di mezzi .
Se Burton aveva preteso attori in carne ed ossa truccati da scimpanzè , Wyatt si affida alla computer grafica e alla tecnica del motion capture ottenendo risultati visivi rimarchevoli.
La faccia di Cesare e delle altre scimmie acquista in espressività lasciando quasi a bocca aperta per la varietà di sentimenti che si riescono a leggere su quei volti catturati in motion capture e per le movenze assolutamente verosimili.
Anche dal punto di vista sostanziale c'è una grossa variazione di prospettiva: si parte sempre dal sempiterno concetto che la natura debba essere sempre rispettata e che non si deve giocare con essa.
 Proprio perchè sono gli uomini a fare questo gioco pericoloso l'empatia dello spettatore va subito verso i primati e non viene scalfita neanche dalla spettacolare lotta finale sul Golden Gate in cui mostrano tutta la loro brutalità seminando morte e distruzione.
Gli uomini sono cattivi e stupidi o al massimo figurine incolori lasciate un po' sullo sfondo ( vedi il personaggio di Will Rodman che evapora di fronte a Cesare ).
L'alba del pianeta delle scimmie è un blockbuster adulto, saettante dal punto di vista cinematografico e che non sacrifica l'intelligenza in nome dell'incasso.
E vien subito voglia di tuffarsi nel seguito uscito poche settimane fa....

PERCHE' SI : reboot intelligente, uso straordinario della computer grafica
PERCHE' NO: personaggi umani  piatti e lasciati forse un po' troppo sullo sfondo.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Rise of the Planet of the Apes (2011) on IMDb

venerdì 8 agosto 2014

Divergent ( 2014 )

In un futuro molto prossimo , dopo ua grandissima guerra che ha sterminato quasi tutta l'umanità, i superstiti si sono organizzati socialmente in cinque differenti classi: gli Intrepidi , coraggiosi e intraprendenti , mantengono l'ordine e la legge, essendo gli unici armati, gli Eruditi che sono quelli che sanno tutto di tutto e sono ricercatori, i Candidi, sempre sinceri provvedono non senza problemi   ad applicare leggi e regolamenti attenendosi rigorosamente ad essi, i Pacifici che si occupano di coltivare la terra per sfamare tutti, ed infine gli Abnegati, cioè quelli che si occupano di aiutare gli altri governando.
Ogni umano decide a quale gruppo appartenere alla maggiore età dopo aver fatto un test.
Beatrice "Tris " Prior risulta " Divergent" , cioè non appartenente a nessuna delle classi di cui sopra, un genere molto raro e contrastato di chi governa perché in grado di sovvertire l'ordine prestabilito.
Lei per nascondersi sceglie di stare con gli Intrepidi e comincia un lungo, durissimo addestramento in cui si legherà al misterioso Quattro.
I due scoprono un piano che sta per essere messo in atto da un funzionario che prevede il controllo mentale degli Intrepidi tramite un siero, al fine di trasformarli in automi e operare una specie di pulizia etnica a carico di coloro che governano per stabilire un nuovo ordine.
Tris e Quattro ( detto così non è che i due si presentino molto bene, sembrano solo delle carte da gioco) devono riuscire a sventare il piano criminoso....
Divergent ha tutti gli ingredienti per piacere al pubblico adolescenziale un po' come ce l'avevano Twilight e anche Hunger games.

La storia di una adolescente un po' speciale che da sola combatte contro delle forze molto più grandi e potenti di lei, il suo condizionamento fisico e mentale che equivale a un percorso di crescita fitto di ostacoli, uno scenario distopico attraverso cui muoversi, tratteggiato per sommi capi per non complicare la vita a spettatori che non hanno troppa voglia di esercitare i neuroni sono tutti ingredienti molto apprezzati da quella fascia teen di pubblico potenzialmente in grado di affollare le sale cinematografiche.
Ecco, va bene tutto, ma in nome degli incassi dovevano per forza creare un clone di Hunger Games?
Perché ogni inquadratura di Divergent urla a pieni polmoni Hunger Games, persino la protagonista Shaleine Woodley , star incontrastata della serie televisiva La vita segreta di una teenager americana ,pare un surrogato mignon di Jennifer Lawrence, carnosa come lei e con le guanciotte esattamente come l'altra.
Guanciotte che inserite su una struttura fisica imponente come quella della Lawrence tendi a dimenticarle , ma su una ragazza antropometricamente normalissima come la Woodley risaltano troppo e non le fanno avere la faccia della supereroina spaccaculi che dovrebbe impersonare.
A parte lei , che si impegna poverina ma non esce mai dal cono d'ombra generato dall'essere una sorta di citazione in carne ed ossa della Katniss di Hunger Games, c'è poco da segnalare in un film che dura 140 minuti, ben oltre la soglia di sopportazione ed assicura  pochissimi sussulti, anche la Winslet nei panni della cattivona appare svogliata e con la faccia di chi è capitato lì per caso.
Nota di demerito va al regista Neil Burger che disegna uno scenario distopico pigro e privo di slanci che non riesce a catturare l'attenzione di chi , come me, non conosce la fonte letteraria da cui è tratto il film, ed è un vecchio appassionato di sci fi oltre che di scenari distopici.
Scenari come quello di Divergent se ne sono visti a bizzeffe ma il problema non è tanto l'originalità dell'intelaiatura visiva ( che non c'è ) quanto il fatto che tutto sembra solo uno sfondo poco e male sfruttato per una storia di riscatto di un adolescente che potrebbe essere ambientata dovunque e in qualsiasi epoca.
Finale assolutamente aperto , altra cosa che fa girare gli zebedei, se vediamo un film dateci un finale, attesa spasmodica, vabbè si fa per dire, per i tre seguiti che arriveranno.
Non uno , ben tre.
A Hollywood non hanno il senso della misura.

PERCHE' SI : finalmente si rivede Ashley Judd in una parte decente
PERCHE' NO : clone sputato di Hunger Games a partire dalla protagonista, scenario distopico sfruttato poco e male, finale non finale per aprire la strada ai tre sequels...

( VOTO : 4 / 10 ) 

Divergent (2014) on IMDb

giovedì 7 agosto 2014

Sharknado 2 : The Second One ( 2014 )

Fin Shepard e l'ex moglie April Wexler stanno volando da Los Angeles a New York dove lei deve presentare al pubblico il suo libro " How to survive to Sharknado".
Lui è famoso in tutti gli Stati Uniti, lei ha avuto successo con il libro e  sembra che le cose tra loro stiano andando molto meglio.
Durante il volo cominciano però delle strane turbolenze e in men che non si dice si trovano in mezzo a un tornado di squali a 20 mila piedi d'altezza .L'aereo è danneggiato, i piloti muoiono e così parte dei passeggeri, ad April uno squalo addirittura stacca un braccio mentre lei gli stava sparando ( portandosi via col boccone anche la pistola), Fin è costretto a prendere in mano la situazione e riesce a far atterrare l'aereo. Ora , visto che su New York sta per scatenarsi la tempesta perfetta con addirittura due tornados di squali che a breve convergeranno tra di loro, Fin deve recuperare il resto della famiglia mentre April è in ospedale.
E' aiutato in questo da Skye , sua ex fiamma che gli darà una mano sostanziosa per sopravvivere alla tempesta di squali che ha colpito la Grande Mela.
E' tornato!
Il sequel del film autoproclamatosi il più brutto di tutti i tempi!
Piovono squali 2!
E stavolta piovono su New York...
Difficile fare il sequel di un film che ha elevato la monnezza a forma d'arte in maniera del tutto involontaria, si badi bene!
Un film che nella recensione del primo Sharknado ( che , se avete voglia di leggerla trovate qui ) ebbi l'ardire di definire "il Picasso della monnezza", perché era qualcosa di artistico nella sua nullità cinematografica.
Eppure è un film che ha avuto risonanza planetaria tanto da consigliare subito un instant sequel che è stato trasmesso il 30 luglio sul canale americano SyFy stracciando ogni record d'ascolto precedente e rimanendo anche con le repliche dei giorni successivi ben oltre la media del canale che come d'incanto è schizzato ai primissimi posti della classifica di spettatori.
Insomma un successo annunciato che si guadagnerà anche l'uscita in sala ( naturalmente in un numero limitatissimo, un po' come una specie di celebrazione).
Con Sharknado 2 : The Second One ci aspettiamo il meglio, cioè il peggio e il regista Antohony Ferrante , confermatissimo, assieme alla sua crew è attentissimo a consegnarci quanto voluto.
In realtà questo non è un sequel ( ok, tecnicamente lo è ma in pratica racconta la stessa storia del primo) ma è una iperbole del primo film: tutto è amplificato, il numero di sharknados, gli squali, le scene apocalittiche, le apparizioni di volti noti ed ex noti in piccoli ruoli ( vedi l'ex wrestler Kurt Angle, il vecchio e glorioso Judd Hirsch una volta star televisiva di prima grandezza, addirittura il Robert Hays de L'aereo più pazzo del mondo nel ruolo del pilota dell'aereo che sta portando Fin ed April a New York ), le scene cult  e le scene scult.
Fin è sempre più eroico, guida aerei , maneggia la motosega come pochi serial killer sanno fare, sembra sempre più la risposta trash all'eroe di Evil Dead di Raimi, l'immortale Ash di Sam Raimi.
Addirittura alla moglie a cui uno squalo ha staccato un braccio, le impiantano una sega circolare al posto dell'arto mancante.
Non ci si fa mancare nulla ma stavolta l'impressione è che ci sia più consapevolezza nella realizzazione di un qualcosa con un irresistibile carica comica dentro.
Se il primo era diventato un cult del tutto involontariamente perché si prendeva troppo sul serio, qui si ride di se stessi , l'ironia striscia copiosa anche durante le sequenze più apocalittiche e questo compensa parzialmente l'assenza dell'effetto sorpresa.
Gli effetti speciali sono migliorati ( anche se la cagneria della computer grafica, vero e proprio marchio di fabbrica della Asylum, è sempre lì in bella vista ), il montaggio è frenetico e le riprese sono strette per cercare di nascondere più che di mostrare.
Però almeno la New York è autentica non uno squallidissimo teatrino di posa.
Sharknado 2 : The Second One come del resto il primo film della serie, è puro godimento suino.
Pieno di citazioni e di ironiche autocitazioni ( come Fin che sventra squali con la motosega dall'interno, si vede anche al rallenti) cerca di mettere in campo le assurdità più strampalate e ci riesce benissimo, anche meglio del primo capitolo( vogliamo parlare della testa della Statua della Libertà che rotola per le strade di Manhattan?).
E nel finale Fin che estrae il braccio rinsecchito della moglie ( con ancora la pistola attaccata) dalla bocca di uno squalo prima per sparare e uccidere un altro pescione zannuto  e poi prende dal dito l'anello di brillanti, si inginocchia davanti a lei e le chiede di sposarlo nuovamente....beh...non sapevo se ridere o piangere...
Come valutarlo?
Stessi problemi avuti con il primo film: divertimento 10 ma livello cinematografico da 4 .
Stavolta decidete voi.....
Comunque per luglio 2015 è annunciato il terzo capitolo.
PERCHE' SI : è il seguito del mitico Sharknado, è la sua iperbole, ironia contagiosa, tanti volti noti in piccoli ruoli
PERCHE' NO : è un film della Asylum e già ho detto tutto.

   Sharknado 2: The Second One (2014) on IMDb

martedì 5 agosto 2014

Notte Horror - La metà oscura ( 1993 )

Thad Beaumont è uno scrittore dalle alte ambizioni ma dal successo molto più modesto di quanto preventivato. Quando invece pubblica romanzacci di bassa lega con lo pseudonimo di George Stark il successo è oltre ogni previsione.
Siccome la sua ambizione è la bella letteratura Thad tenta in ogni modo di eliminare il suo contraltare George fino ad organizzare un funerale pubblico del suo doppio.
Il quale non la prende troppo bene. Vera e propria entità fisica elimina nelle maniere più atroci tutti coloro che si frappongono tra lui e Thad. 
Lo deve incontrare per fargli cambiare idea.
Non lo nascondo: in gioventù ho divorato famelicamente quasi tutti i romanzi di Stephen King e anche quelli del suo pseudonimo Richard Bachman.
Li leggevo uno dietro l'altro e non ero capace di fermarmi.
E La metà oscura è decisamente uno dei romanzi migliori che ho letto di Stephen King, un perfetto connubio di horror, thrilling e atmosfere dilatate e incombenti.
In certi frangenti addirittura terrorizzante.
Così quando seppi della versione cinematografica di questo libro e saputo che il regista era uno dei miei figli( cinematografici) più prediletti, George Romero, quasi non riusciì più a entrare nella pelle e mi precipitai al cinema per il primo spettacolo utile.
Non sapevo delle vicissitudini produttive del film , che era stato praticamente fermo due anni al box in attesa di uscita, che la Orion, la casa di produzione era fallita durante la realizzazione del film, che Romero si era dichiarato insoddisfatto dei tagli apportati alla pellicola dai produttori.
Insomma tutte cose che ignoravo bellamente e di cui non mi importava una mazza.
DOVEVO VEDERE QUEL FILM.

Anche perché l'idea che uno pseudonimo , entità immaginaria astratta possa prendere vita , era qualcosa che mi solleticava parecchio e il fatto che  lo stesso Stephen King aveva organizzato una specie di funerale per lo pseudonimo dietro il quale aveva scritto i suoi primi romanzi mi titillava ancor di più..
Come ho già detto La metà oscura è decisamente uno dei migliori libri dello scrittore americano, perlomeno uno dei miei preferiti.
.Una storia perfettamente nelle sue corde, con molte delle sue tematiche preferite, il tema del doppio esaminato da una prospettiva insolita, la filosofia che si incontra con l'horror, la sempiterna lotta tra Bene e Male presenti nello stesso individuo, il rapporto insoddisfacente dell'artista con la propria produzione artistica.
E anche una stoccata ai lettori visto che chi scrive romanzi più raffinati è condannato alla fame mentre scrivere romanzi pulp,violenti e sanguinari,è assai redditizio.
Inoltre è un tema nettamente autobiografico(lo stesso King ha usato per vari romanzi,i primi della sua carriera,lo pseudonimo di Richard Bachman) che sfocia nel surreale.

A dir la verità l'impressione è che temi come questi non fossero precisamente quelli prediletti da Romero ma magari adatti più a un regista come Cronenberg ma l'autore americano non sfigura affatto.
Guardandolo a posteriori dopo tanti anni  questo film è una sorta di corpo estraneo nella sua filmografia.
E'un film di indubbia eleganza che contiene momenti di grande suggestione, un film che col suo tema fascinoso e insinuante nobilita la brutalità della materia narrativa.
Hutton è decisamente bravo nel caratterizzare il doppio personaggio,l'efferatezza del suo George Stark armato di rasoio incute timore così come dal punto di vista formale il film è decisamente ben congegnato tra un richiamo all'opera letteraria di Stevenson per la similitudine che si ha tra la coppia Thad Beaumont/George Stark e quella Dr Jekyll / Mr Hyde e una citazione preziosa de Gli uccelli di Hitchcock.
Come altri film di Romero questo film è stato zavorrato da varie vicissitudini produttive che hanno costretto l'autore a finirlo con mezzi di fortuna ma quasi non si nota.
La lotta tra il Bene e la parte oscura di se stessi assume quasi valenza universale e quegli stormi di uccelli che si sollevano alla presenza dello sfregiato impomatato Stark stimolano pensieri apocalittici.
Forse è un po'troppo lungo (la lista di omicidi è piuttosto articolata) ma l'atmosfera che si respira è realmente inquietante.
Un Male fabbricato all'istante, veloce e letale fa da contrappunto a una normale vita familiare appena increspata dall'insoddisfazione dell'artista per la propria opera.
Una lotta senza esclusione di colpi.
Uno stormo di passeri intanto si alza in volo.....

PERCHE' SI : ci sono Stephen King e George Romero nello stesso progetto, grande eleganza formale, bravo Timothy Hutton
PERCHE' NO : corpo estraneo nella filmografia di Romero, un po' troppo lungo, in certi frangenti appare un po' tirato via....

( VOTO : 7 / 10 )

  The Dark Half (1993) on IMDb

Un matrimonio da favola ( 2014 )

Daniele , romano trapiantato in Svizzera sta per sposare la ricchissima figlia del proprietario di una banca di Zurigo e invita i suoi vecchi compagni di liceo al suo matrimonio,pur non avendoli visti per venti anni,  offrendo loro viaggio e soggiorno pagati in lussuosissimo albergo.
E loro arrivano: c'è Luca , impenitente sciupafemmine che voleva viaggiare per il mondo e si ritrova a fare la guida turistica per quelli che vengono a visitare il Colosseo , c'è Giovanni che voleva diventare agente di borsa e si ritrova a vendere borsette, sposato a un avvocato divorzista e impegnato in una relazione sentimentale con una ragazza molto più giovane a cui non ha neanche il coraggio di confessare che è sposato, c'è Luciana che sognava di giocare a calcio ma per un infortunio grave al ginocchio ha dovuto interrompere la carriera e si è ritrovata sposata con un miserabile perito dell'assicurazione, c'è Alessandro che ha dovuto nascondere sempre a tutti la sua omosessualità per proseguire la carriera militare scelta per lui dal padre.
Insomma un disastro e anche il matrimonio tra tradimenti, furti , inganni ed equivoci non si presenta molto meglio.
Ma come, ma che davero davero?
Un firm dei Vanzina qua sur blogghe?
Ebbene si e credo che non sia nemmeno il primo.
Er blogghe quest'onta credo che l'avesse già provata, ma vabbè, come dico sempre , bisogna conoscere il brutto per riconoscere il bello.
Un matrimonio da favola appartiene al filone delle cerimonie nuziali coi crampi, ormai un vero e proprio genere a parte frequentato anche dalla cinematografia non italiana.
Il ricordo più recente è per esempio quella bruttura di Big Wedding che buttava via malamente un cast di assoluto  rilievo.
Quasi non credo ai miei occhi di scrivere una cosa simile ma tra questo film dei Vanzina e il Big Wedding di cui sopra prendo tutta la vita il film italiano.
Intendiamoci siamo ben al di sotto della soglia della liceità cinematografia, la commedia d'autore è un'altra cosa e anche quella corale a cui aspirano i Vanzina bros è una chimera lontana, lontanissima, praticamente irraggiungibile.
Ma loro tentano lo stesso il colpo che gli era riuscito più di 30 anni fa con roba come Sapore di mare e Vacanze di Natale, archetipi assoluti rispettivamente del cinecocomero amarcord e del cinepanettone.
In questo 2014 i difetti endemici del cinema dei Vanzina sono ancora lì, tutti presenti : sequenze un po' tirate via, gags riciclate, qualche incongruenza troppo vistosa per non essere notata ma almeno qualche cosa azzeccata in questo film c'è.
Ed è il cast: sarà che essendo romano trapiantato in altra regione ogni volta che sento l'idioma figlio della città eterna mi sembra di tornare a casa, qui ho avuto pane per i miei denti da nostalgico glottologico , ci sono Max Tortora e Roberta Fiorentini nei panni dello zio e della madre di Daniele che sono usati magnificamente come caratteristi nella migliore tradizione della commedia all'italiana e hanno le migliori scene del film, ci sono Solfrizzi e Giannini che si dimostrano anche bravi o anche Ilaria Spada che dà al suo personaggio una malinconia inaspettata nella seconda parte del film, c'è anche Ricky Memphis che nella sua fissità è comunque sempre simpatico, almeno per me.
E tutto questo permette di bypassare qualche macchietta eccessiva ( la moglie di Giovanni, avvocato divorzista che è una caricatura di uno squalo del Foro Romano) e di sopportare anche Andrea Osvart, bellissima donnina ma gatta morta di proporzioni epiche.
In mezzo a tutta l'operazione di riciclaggio messa in atto non si può non notare un'atmosfera nostalgica, un po' la stessa che ha decretato il successo di un film come Immaturi, un'aria di vorrei ma non posso in cui tutti i personaggi hanno perso per un motivo o per l'altro l'occasione per svoltare nella loro vita.
Un  po' come il cinema dei Vanzina.

PERCHE' SI : romanesco uber alles, Tortora e Fiorentini caratteristi da vecchia commedia all'italiana, Ilaria Spada in un personaggio sorprendente,aria nostalgica, poca volgarità.
PERCHE' NO : è un film dei Vanzina, Andrea Osvart gatta morta di proporzioni epiche, gags e dinamiche riciclate, regia mediocre.

( VOTO : 5 / 10 ) 

Un matrimonio da favola (2014) on IMDb

lunedì 4 agosto 2014

Anarchia - La notte del giudizio ( 2014 )

Negli Stati Uniti di un futuro molto vicino il governo per mantenere il controllo dell'ordine pubblico ha istituito la " Notte dello sfogo", una notte in cui è legalizzato anche l'omicidio e  tutti possono fare ciò che vogliono, anche perpetrare i peggiori crimini perché comunque saranno impuniti.
C'è che si rinchiude in casa e chi, mascherato cerca di sfogare tutta la rabbia e la violenza represse dentro di sé. 
E chi organizza una specie di gioco.
Il film segue le vicende di un uomo che si vuole vendicare della morte di suo figlio, di due donne attaccate e rapite dalla loro casa e di una coppia rimasta in strada per l'avaria ( dolosa) della loro macchina.
E c'è anche chi si oppone all'ideologia dello sfogo ritendendolo una sorta di pulizia etnica da parte dei più ricchi ai danni dei più poveri.
Come fare un sequel di un film dal budget ridicolo ma che l'anno scorso ha incassato milioni e milioni di dollari ?
Semplicemente evitando il confronto.
Non facendo un sequel ma raccontare la stessa storia usando un'ambientazione diversa.
E questo lo sa bene James DeMonaco che aveva scritto e sceneggiato il precedente La notte del giudizio , un survival home invasion  costretto nell'unità di tempo e anche in quella di luogo.
E per non confrontarsi con il predecessore il regista ha pensato bene di evitare il più possibile la claustrofobia degli interni ( anche se c'è la parte in cui vengono rapite le ragazze che è un piccolo capolavoro per come è girata e montata dentro quattro mura asfissianti e pochissimi metri quadri) e spostando l'azione per le strade che si riempiono solo di gente che vuole "sfogarsi".
Quindi vialoni a perdita d'occhio, caseggiati e come tetto la notte stellata nascosta dalla fredda illuminazione al neon dei lampioni agli incroci.
Uno scenario che riporta direttamente e in maniera quasi ostentata agli action degli anni '80 e a quel piccolo grande capolavoro di fine anni '70 che è I guerrieri della notte di Walter Hill, storia del percorso ad ostacoli di un manipolo di giovani coraggiosi.
Qui il manipolo è un po' più variegato ma ci si richiama decisamente agli archetipi: c'è il tenebroso in cerca di vendetta , ci sono i cattivi senza volto che si divertono un mondo a sparare e ad ammazzare la gente, ci sono le vittime designate e c'è il deus ex machina, la figura che politicamente si ribella all'anarchia della Notte dello sfogo pensando, forse a ragione, che sia un'elegante metodologia per mettere in atto una pulizia etnica e sociale.
I ricchi che cercano di eliminare i poveri come in quel piccolo fantahorror dagli evidenti toni politici che era The Society di Brian Yuzna, un film talmente avanti che non fu capito.
DeMonaco si accosta con deferenza ai modelli citandoli con rispetto ma cerca di rimanre sempre ancorato all'ottica del B movie che di serie B ha solo il budget.
Quindi piombo a profusione, un look molto carpenteriano stile 1997 Fuga da New York , pochissime occasioni per declamare battute visto che il cast è fatto interamente di volti anonimi o quasi ( il più conosciuto è Frank Grillo uno che non ha una carriera così eccitante e che non è dotato di tutta questa capacità recitativa).
Qui si menano le mani, si fanno cantare le armi da fuoco e ciò basta e avanza.
In più ci mettiamo delle belle riprese di scenari urbani vuoti che assumono l'aria di un qualcosa devastato dall'apocalisse e il gioco è fatto.
Ecco 100 minuti di azione pura, di thrilling ,di suspense e di stravasi di sangue.
Se DeMonaco si fosse fermato qui sarebbe stato tutto perfetto: invece si avventura nel sottotesto politico in un finale in cui si parla un po' troppo e si tende a banalizzare i concetti.
Meno male che fino a pochi minuti dalla fine tutto questo è saggiamente evitato....

PERCHE' SI : Action a manetta, thrilling e suspense, scenari urbani apocalittici, non si riescono a staccare gli occhi dallo schermo.
PERCHE' NO: Sottotesto politico banale, il personaggio del capo della rivolta all'anarchia macchiettistico.

( VOTO : 7 / 10 ) 

The Purge: Anarchy (2014) on IMDb

domenica 3 agosto 2014

I give it a year ( 2013 )

Nat e Josh si conoscono, si piacciono e si mettono assieme nonostante le loro differenze in tutto.
Magari i poli opposti si attraggono. Decidono di sposarsi dopo poco che stanno assieme, soli sette mesi.
E' la storia d'amore della vita o l'azzardo più grande che abbiano mai fatto?
Tra i loro amici si aprono le scommesse: al massimo danno al loro matrimonio un anno di vita.
Riusciranno Nat e Josh a smentire quelle malelingue che li circondano?
Sono passati più o meno venti anni da quando, come un fulmine a ciel sereno, arrivò Quattro matrimoni e un funerale a riscrivere le regole della commedia sentimentale aggiornandole alla balbuzie affettiva dei trentenni di allora.
E dopo il fortunatissimo film di Newell si è aperto un vero e proprio genere cinematografico sia al di là dell'Oceano che al di qua che però non ha mai raggiunto la grazia e la perfezione di quel magico film.
I give it a year non parla di matrimoni e funerali : parla solo di un matrimonio frutto di una relazione dai tempi veloci, pure troppo e di due persone totalmente incompatibili tra di loro che sull'onda dell'entusiasmo del momento si sposano, quasi provassero un nuovo giocattolo o volessero provare a loro stessi che si amano , che sono la persona giusta l'uno per l'altra.
Cosa che non appare così evidente a quel covo di vipere che hanno attorno.
E che si appalesa presto in un matrimonio privo di slanci e pieno di divagazioni: nessuno dei due è disposto a venire meno alle proprie abitudini, entrambi sono troppo occupati da loro stessi per accorgersi del partner.
Naturalmente ci si mette anche il diavoletto che frappone sulla loro strada un fascinosissimo capitano d'industria e una vecchia amica che illanguidisce ogni volta che vede Josh.
I give it a year è una strana creatura cinematografica che perplime a partire dai credits.
Scritto e sceneggiato da Dan Mazer ( sodale di Sacha Baron Cohen sin dai tempi di Ali G, sceneggiatore di Borat e di Bruno) e con la presenza nel cast di Stephen Merchant , partner artistico di lungo corso di Ricky Gervais, è un film che vorrebbe coniugare al meglio la commedia sentimentale stile Notting Hill o Love Actually ( i produttori sono gli stessi ) con la demenzialità e l'irriverenza  tipica di un Sacha Baron Cohen.
Il problema è che queste due anime non riescono mai a fondersi tra di loro in una vera sinergia dando al film un aspetto un po' slegato.
Da una parte la classica rom com , che più classica non si può e che non brilla certo per originalità di scrittura o per particolare verve e dall'altra qualche sussulto, pochi in verità , in cui viene fuori la scorrettezza politica di Mazer e anche di Merchant che nella parte dell'amico dello sposo si avventura in discorsi assolutamente fuori del bon ton matrimoniale.
A conti fatti, da buon tamarro inside che vuole farsi sempre qualche grassa risata, personalmente ho preferito la parte comica mentre quella della descrizione di una relazione matrimoniale spinosa non mi ha solleticato più di tanto.
Mi ha divertito la scena del matrimonio in cui il prete non riesce a pronunciare per un attacco improvviso di tosse la frase " vi dichiaro marito e moglie" ( e se il buongiorno si vede dal mattino....), il discorso del testimone dello sposo ( Merchant) che riesce a essere esilarante, di cattivo gusto e inopportuno nello stesso momento e anche la sequenza in cui Josh deve far vedere delle diapositive a dei clienti per un appartamento e invece si trova a mostrare foto di lui e Nat impegnati in acrobazie sessuali.
Rafe Spall ( figlio del grande Timothy) nella parte di Josh e Rose Byrne nella parte di Nat cercano di dare il meglio ma non bucano lo schermo ed è grave soprattutto per la Byrne che avrebbe tutto per sfondare e invece sembra che non riesca mai a percorrere quel passo che la divide dalla consacrazione definitiva nel divismo internazionale.
Meglio il fascino stile Hugh Grant di Simon Baker e Anna Faris che modula la sua verve comica recitando sempre ad occhioni sbarrati in un personaggio più buffo che comico.
Tirando le somme, senza infamia e senza lode.
Evitabile ma in giro c'è di peggio.

PERCHE' SI : Stephen Merchant e i suoi discorsi astrusi, qualche punta di irriverente comicità, Rose Byrne in completino intimo rosa.
PERCHE' NO: solita rom com che non dice nulla di nuovo, Rose Byrne è bella, anche brava ma di questo passo non sfonderà mai....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

I Give It a Year (2013) on IMDb

sabato 2 agosto 2014

Rompicapo a New York ( 2013 )

Xavier ha ormai 40 anni, una compagna, due figli e una maturità che ancora deve arrivare. Una bella scossa gliela dà Wendy, la madre dei suoi figli che si invaghisce di un danaroso fidanzato americano, per il quale smonta baracca e burattini per andare a vivere con lui a New York.
Per amore dei suoi figli anche Xavier parte per la Grande Mela in cerca della sua definitiva consacrazione come scrittore e della sua crescita come uomo.
Ma non è che le donne del suo passato lo aiutino più di tanto: il suo appartamento è un punto di passaggio per tutta una serie di personaggi ( soprattutto amiche ed ex fidanzate) che lo confondono ancora di più.
Per prendere tempo addirittura si sposa con una cinese per ottenere la residenza e si trova a sfuggire alle indagini dell'Ufficio Immigrazione.
Fino a che si accorge che il vero amore ce l'aveva lì a portata di mano e non se ne era mai accorto....
Rompicampo a New York è la chiusura ( forse) del cerchio della commedia sentimentale cosmopolita iniziato nel 2002 con L'appartamento spagnolo , cult della generazione Erasmus, e proseguito nel 2005 con Bambole russe, un'epopea sentimentale in cui veniva fuori l'indecisione di Xavier in campo sentimentale.
Klapisch, regista francese con una solida carriera alle spalle, con questo film quindi termina un ideale giro del mondo passato a pedinare con la sua cinepresa le baruffe sentimentali di Xavier, eterno ragazzo in crisi di identità che non si rassegna al dettaglio anagrafico.
Ne è passato di tempo dai giorni in cui L'appartamento spagnolo era il crocevia di un gruppo di giovanotti alle prese con il proprio percorso di crescita.
Eppure per Xavier sembra essere passato meno tempo rispetto agli altri, nonostante gli siano nati due figli e quindi gli siano aumentate non di poco le responsabilità.
Il suo appartamento a New York è un po' come quello a Barcellona ha le porte girevoli ed è una specie di porto di mare in cui Xavier è messo continuamente spalle al muro in un tira e molla continuo che mette a dura prova un uomo che si ostina a voler rimanere ragazzo.
E tutta la baraonda di donne che lo circonda finalmente gli farà capire quale sia la sua strada, come in ogni commedia sentimentale che si rispetti l'amore ce l'ha avuto sempre a portata di mano, quasi tra le dita e non se ne era mai accorto.
Klapisch aggiorna con grande intelligenza la commedia sentimentale ai balbettamenti dei quarantenni di oggi, protagonisti e allo stesso tempo vere e proprie vittime di famiglie allargate o non convenzionali.
Non un male ma la testimonianza tangibile della crisi che trasforma il precariato economico in precariato sentimentale.
Il lavoro registico è minuzioso, si lavora continuamente di ellissi, il passo è lungo ma tutto contribuisce ad avere un quadro esauriente di tutto quello che succede al protagonista, paradossalmente centro di gravità delle donne che lo frequentano ma assolutamente allo sbando in campo sentimentale.
Xavier , un ottimo Romain Duris che si dimostra molto a suo agio in un ruolo sfumato come questo, ha un po' l'aria smarrita e candida di un Antoine Doinel del nuovo millennio e colpisce in postivo quella citazione, voluta o meno non sono in grado di stabilirlo, di Green Card di Peter Weir, per quanto riguarda la parte in cui il protagonista per ottenere il permesso di residenza organizza un matrimonio finto con una cinese e si devono conoscere in fretta l'uno con l'altra per sfuggire alle indagini dell'Ufficio Immigrazione.
E comunque , lasciatemelo dire, è un bel crescere con Kelly Reilly, Audrey Tatou ( con gli anni sta diventando sempre più sexy) e Cecile De France che ti ronzano intorno.
In aggiunta ci mettiamo anche la bellezza statuaria di Sandrine Holt.
Farebbero resuscitare gli ormoni di un morto!
Xavier, con tutta questa gnocca in giro, TE DEVI SVEJA!!!!

( VOTO : 7 / 10)

Chinese Puzzle (2013) on IMDb

venerdì 1 agosto 2014

Dom Hemingway ( 2013 )

Dom Hemingway, scassinatore provetto, si è fatto dodici anni di prigione per un reatuccio che ha commesso. Ma se li è fatti non rivelando i nomi dei suoi complici con la speranza che, una volta uscito dalla gattabuia, potesse in qualche modo riavere la sua parte di bottino.
Altro che recupero sociale: Dom non è pentito , anzi è un pazzo furioso che però ha qualche sprazzo di lucidità.
Il lungo inseguimento ai suoi soldi gli permette di intravedere prima e poi percepire sempre più chiaramente che cosa è veramente importante nella sua vita: recuperare gli affetti e il rapporto con sua figlia.
Però la soddisfazione di una piccola vendetta contro la battona rumena ( una volta tanto un mignottone che non ha il cuore di panna ) che gli ha rubato i soldi non ce la vogliamo togliere?
Quando vedi Dom Hemingway pensi a quanto sia evidente l'influenza di Quentin Tarantino su certo cinema: e lo vedi da subito perché per qualche interminabile minuto uno smisurato Jude Law, smisurato in tutti i sensi, anche quello della panza messa su per l'occasione, decanta le lodi del suo gingillo rendendo il film di fatto vietato ai minori e accogliendo l'ignaro spettatore in un antro nauseabondo.
Poi viene raccontata con divagazioni e notazioni a margine che valgono probabilmente più del racconto stesso,  una vicenda dai toni pulp, molto pulp, forse anche troppo pulp che richiama in più di un'occasione il cinema muscolare e incline al turpiloquio di Guy Ritchie ( che anche lui con Lock & Stock ha creato un nuovo modo di realizzare  free cinema inglese , strada su cui si sono inserite decine e decine di altri film).
Eppure il personaggio cardine di Dom Hemingway mi ha ricordato anche parecchio da vicino il protagonista di Bronson di Nicolas Winding Refn: stesso ego smisurato, stesso delirio, stesso disagio esistenziale nascosto sotto una scorza spessa così di pazzia e soprattutto un look cinematografico molto affine con queste scenografie teatraleggianti messe in evidenza a pie' sospinto e una fotografia ipersatura che crea un cromatismo color pastello molto acceso.
E se Bronson era poggiato totalmente sulle spalle di un enorme , irriconoscibile Tom Hardy, Dom Hemingway è nelle mani di Jude Law e della sua recitazione ai limiti del parossisimo.
E' talmente sopra le righe da assumere i toni della caricatura ma , francamente , è una caricatura che incute terrore perché Dom è la classica bomba innescata che può esplodere da un momento all'altro.
Stupisce che sia ad interpretarlo proprio un tipo come Jude Law, uno che nella sua carriera d'attore ha fatto del suo aplomb inglese la propria cifra stilistica.
Qui manda tutto al macero nel segno di un personaggio eccessivo in tutti i sensi, anche negli affetti che vuole recuperare a tutti i costi travolgendo,  a caro prezzo ma non gli importa , tutti gli ostacoli che si frappongono tra sé e una figlia che praticamente non ha mai conosciuto.
Nella seconda parte tutto è focalizzato sulla pulsione del padre alla ricerca della figlia, sempre con toni inclini al grottesco e forse il film perde un po' di efficacia perché si cominciano a notare le crepe nel monolite Dom e di riflesso anche nel film che vive, come il suo protagonista, degli eccessi di una
sceneggiatura ricca e articolata a cui spesso non si riesce a stare dietro, spettatore in primis , ma si ha l'impressione che anche il regista ( che è Richard Shepard che ha alle sue spalle una robusta gavetta televisiva e una manciata di film per il cinema) faccia un po' fatica, non abbia sufficienti idee, mezzi espressivi per stare dietro alla messe di avvenimenti messi in campo dalla vicenda raccontata dallo sceneggiatore ( sempre Richard Shepard).
L'ho visto doppiato in italiano e ho come l'impressione di essermi divertito la metà : un po' come mangiare un pacchetto di Fonzies e poi non leccarsi le dita.
Film come questo che sguazzano letteralmente nella coloritura del linguaggio andrebbero visti rigorosamente in lingua originale.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Dom Hemingway (2013) on IMDb