I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

lunedì 20 luglio 2015

Splinter ( 2008 )

Seth e Paula sono una coppia di fidanzati che vuole trascorrere una vacanza all'insegna del campeggio più avventuroso. A causa di problemi con le tende optano per un motel ma per strada sono avvicinati dal delinquente Dennis e dalla sua fidanzata tossica in crisi d'astinenza che salgono sulla loro macchina per farsi portare dove vogliono.
Si fermano in una stazione di servizio a fare rifornimento ma vengono attaccati da una strana creatura parassita che divora qualsiasi cosa di organico con cui viene a contatto.
La prima a essere fatta fuori è la fidanzata di Dennis: gli altri tre si organizzano per cercare di sopravvivere all'assedio della strana creatura...
Girando per internet trovi classifiche di ogni tipo, graduatorie fatte parlando della rava e della fava oppure redatte con i piedi, però, lo ammetto è uno mio guilty pleasure , mi piace leggerle.
Poi in genere non regalo alcun seguito alla lettura ma stavolta è stato diverso: in questa classifica di una ventina di film horror indipendenti da vedere assolutamente mi mancavano questo Splinter e un altro titolo che neanche ricordo.
Siccome tra quelli che avevo visto c'era anche roba ampiamente perdibile stavo già apprestandomi a mettere tutto nel dimenticatoio quando è intervenuta la mia signora dell'horror, Lucia , che mi ha consigliato caldamente questo titolo.
E per me i consigli di Lucia sono il verbo assoluto.
A visione avvenuta non posso fare altro che darle ragione.
Splinter è una visione degnissima, un horror piccolo piccolo che produttivamente fatica anche ad entrare nella zona del B movie ( ma ci entra sicuramente per qualità artistiche e di stile con cui è realizzato) ma che dimostra di avere molte frecce al suo arco.
Per prima cosa ha un regista , Toby Wilkins che è un esperto di effetti speciali e nel montaggio, insomma un regista factotum un po' come ce n'erano una volta : sembrerà una sciocchezza ma in realtà è molto importante il comparto effetti speciali in un film realizzato praticamente in una sola location ( la stazione di servizio), con quattro attori e due comparse.
Così come è importante il montaggio che diventa nervoso e concitato quando la creatura attacca gli umani creando quell'effetto ti vedo/non ti vedo che però risulta molto efficace perché da una parte maschera eventuali errori o particolari un po' troppo economici nella realizzazione degli effetti, dall'altra parte è perfetto per restituire quell'ansia e quel nervosismo , oltre che quella strana andatura a scatti, che creano paura e ribrezzo nei confronti di questa creatura e di coloro che sono trasformati dal contatto con lei.
E poi quegli aculei...
Creatura mutagena, tenuta nell'ombra, non si sa se è un virus, un organismo alieno, un parassita schifoso, sappiamo solo che consuma i corpi da dentro e che ogni singola parte anatomica , anche se separata dal corpo, ha vita autonoma e cerca di nutrirsi e parassitare altri esseri viventi.
Siamo quindi in pieno monster movie anni '50 ( un po' come quel Blob - Fluido Mortale che inglobava tutto o anche in piena area La cosa da un'altro mondo ) ma si sprecano citazioni da altri capisaldi del cinema horror ( vedi Alien ma ditemi dove non è citato quando si parla di creature che ti divorano dall'interno) senza contare la generosa spruzzata di Carpenter ( da Dstretto 13, vero manuale di cinema d'assedio, qui riproposto in sedicesimo a La Cosa, uno dei parassiti più terrorizzanti mai apparsi su grande schermo).
La recitazione dei quattro attori non è mai approssimativa, c'è un apprezzabile disegno dei vari personaggi che non sono le solite figurine di cartone usa e getta di molto horror contemporaneo, c'è una regia nervosa e volitiva che valorizza al meglio le qualità di uno script piuttosto basic ma coerente e senza quel monte di minchiate che spesso caratterizzano i personaggi di questo tipo di film.
E poi Splinter ha quel parassita che mette paura e fa ribrezzo allo stesso tempo.
Non roba da poco.
Toby Wilkins scrive e dirige una pellicola senza nessuna pretesa di innovazione ma che ha il grosso merito di intrattenere ottimamente per gli 80 minuti della sua durata che passano in un attimo e senza guardare mai l'orologio.
Un peccato che sia finito nelle retrovie delle serie televisive, il ragazzo sembra avere stoffa...



PERCHE' SI :  solido B movie realizzato con due soldi e molte idee, ottima regia , attori credibili e precisi, personaggi ben delineati, nessuno spiegone finale.
PERCHE' NO : il montaggio frenetico nasconde più del dovuto l'attacco della creatura, storia molto basic, l'originalità non è così spiccata.



LA SEQUENZA : l'amputazione del braccio col taglierino...



DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE : 

occorre fare sempre tesoro dei consigli preziosi.
Adoro la serie B cinematografica , a volte , anzi molto spesso , più della serie A.
Film come questo con le loro citazioni scatenano flussi di ricordi.
Carpenter uber alles.


( VOTO : 7+ / 10 ) 


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domenica 19 luglio 2015

Spy ( 2015 )

Susan Cooper è un'agente CIA relegata dietro a un computer a fare da occhi e orecchie durante le missioni dell'agente Fine di cui è segretamente , ma neanche tanto, innamorata.
Lui muore in missione e lei decide di prendere chi è stato, apparentemente la figlia di un criminale ucciso dallo stesso Fine e nel frattempo deve impedire che la suddetta signora venda al miglior offerente una bomba nucleare che potrebbe sovvertire gli equilibri politici globali.
Tra Bulgaria, Budapest, Roma, Parigi e Lago Balaton Susan diventa l'agente CIA perfetto, stavolta con licenza di uccidere.
Ma anche di far ridere.
Paul Feig deve essere per forza il regista più femminista di Hollywood.
Dopo lo strepitoso Le amiche della sposa e  il giulivo Corpi da reato in cui creava un action al femminile con protagonista la ciccia di Melissa McCarthy, ora è la volta di sdoganare dal machismo la spy story bondiana e protagoniste sono sempre le ciccette in libera uscita della McCarthy che si presta con parecchia ironia al gioco.
In un contesto glamour che potrebbe fare da sfondo a un qualsiasi film di 007, con un eccellente surrogato di James Bond che ha la fisicità di un Jude Law ritornato bello come il sole dopo alcuni film in cui era ingrassato e imbruttito in modo preoccupante, Susan Cooper/ Melissa McCarthy si muove in modo insicuro tra errori da principiante e insicurezze scolpite a fuoco nel suo DNA.
Però ha sempre il colpo d'ala per non finire male, crivellata di pallottole o di coltellate , anzi ha sempre quello spunto che rasenta il genio che le permette di continuare la sua missione facendo lo slalom tra pericoli, trabocchetti e vincendo molti duelli all'arma bianca ( tipo quello nelle cucine).
Il suo mix di insicurezza , genio e fisicità sbagliata , perché in fondo è alta sempre un metro e un foglio di giornale e larga altrettanto, sono il perfetto contrappunto al fascino inglese di Law, con quegli occhi blu in cui lei si vorrebbe tuffare, quasi ci vorrebbe annegare e alla fisicità giusta ( ma con la testa sbagliata) di Jason Statham che interpreta il ruolo più spassoso della sua vita, quello di un agente che non è precisamente un fulmine di guerra in quanto a cervello.
Feig si muove agilmente tra la commedia , l'action e la parodia ma dà il meglio di sé nei duetti tra la McCarthy e la Byrne, altra a cui non manca di certo l'autoironia , ma soprattutto in quelli con Miranda Hart, la sua amica Nancy , un'altra che ha una fisicità sbagliata almeno quanto la sua , pur avendo caratteristiche fisiognomiche nettamente diverse ( diciamo che è alta almeno 30 centimetri più di lei).
Sono due nerd in un mondo di super agenti e lo urlano a squarciagola al mondo intero il loro essere comunque adeguate.
L'impressione è che a Feig vada stretta la parodia, non vuole diventare un nuovo Mel Brooks, vuole ibridare generi  e creare spazio per personaggi che in un mondo perfetto , tutto lustrini e pailettes , come quello hollywoodiano, non avrebbero possibilità di sopravvivenza.
E allora largo alle forma straripanti di Melissa McCarthy che non sarà veloce o aggraziata nei suoi movimenti ma arriva sempre al suo scopo e largo al confronto con tante tipe fisicamente perfette ( il film ne è letteralmente tappezzato) su cui il nostro agente poco speciale passerà sopra come un rullo compressore.
E' facile fare l'agente speciale con il fisico di un Jude Law o di un Daniel Craig.
Provate a fare l'agente speciale con un fisico alla Melissa McCarthy.
Tutto è più difficile.
Eppure lei ci riesce benissimo.


PERCHE' SI : film che si muove tra commedia, action e parodia bondiana, la McCarthy è un ciclone, Statham , Law e la Byrne stanno al gioco con autoironia.
PERCHE' NO : forse un po' troppo lungo, l'impressione è che a Feig stia stretta la parodia bondiana, astenersi chi cerca verosimiglianza.


LA SEQUENZA: la furiosa lotta all'arma bianca nella cucina dell'albergo contro una pericolosa pin up di verde vestita


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Un'altra Hollywood è possibile, fatta di bellezze non perfette e fisici non statuari.
Non vorrei che la McCarthy qui da noi facesse la fine di Steve Martin, incensatissimo in patria ma ignorato in Italia.
Feig ha ormai maturato un suo stile ma tremo all'idea del suo Ghostbusters al femminile.
Jude Law è ritornato bellissimo come il sole dopo alcuni film in cui era ingrassato, invecchiato e imbruttito. Ma come fanno?


( VOTO : 7 / 10 )


 Spy (2015) on IMDb

sabato 18 luglio 2015

Il ragazzo della porta accanto ( 2015 )

Claire è un insegnante da poco separata dal marito che vive assieme al figlio Kevin.
Quando nella casa a fianco si trasferisce il ventenne Noah lei incoraggia la sua amicizia con Kevin e siccome è un bel ragazzone , una notte in cui non c'è nessuno in casa , addirittura cede alle sue avances.
Capisce che è stato un errore e vuole troncare subito tutto sul nascere ma Noah non è d'accordo dimostrandosi violento e vendicativo.
Per Claire , suo figlio e il suo ex marito comincia una disperata lotta per la sopravvivenza.
La domanda sorge spontanea : perché vedere nel 2015 un filmetto che se va bene puzza di anni '80 lontano un miglio a partire dal titolo che è la sagra dello stereotipo?
Per Jennifer Lopez ?
Francamente no, non sono mai stato troppo appassionato delle grazie di Jennifer , né delle sue doti attoriali, l'unica battuta memorabile che le riconosco è quella in Amore a cinque stelle ( se non erro) in cui si guarda il suo famigerato posteriore allo specchio e afferma sconsolata : " Ho due culi!!!"
Ecco , la memorabilità di questa battuta gliela riconosco senza problemi, denota anche un certo grado di autoironia, dote per cui non è certo conosciuta.
La vera ragione per cui ho visto questo film nonostante le aspettative bassissime e il sospetto ( poi rivelatosi fondato) che fosse una robetta assolutamente mediocre ed evitabile, è la regia di Rob Cohen.
Rob Cohen è uno di quei registi che esistevano una volta, uno nato come produttore, poi arrivato alla regia delle seconde unità e quindi alla regia in prima persona.
Uno di quelli che la gavetta l'ha fatta , insomma, e per intero dirigendo poi con il suo stile pane e salame film ad alto livello energetico come il primo Fast and Furious oppure xXx ma a me piace ricordarlo più per un film come Dragonheart, un fantasy che è un po' come una mosca bianca nella sua carriera ma che resiste bene all'usura degli anni.
E' un po' di tempo che il buon Rob sembra aver perso il suo tocco, ma si sa che la speranza è sempre l'ultima a morire...
Purtroppo con Il ragazzo della porta accanto le cose vanno maluccio: come ho detto già dal titolo puzza di stereotipo e di anni '80, andandolo a visionare le cose non vanno certamente meglio.
Una trama trita e ritrita in cui uno spettatore un minimo smaliziato sa benissimo dove il tutto vada a parare con almeno un paio di sequenze d'anticipo, non basta di certo a risollevare il tono di un film stanco, nato già vecchio e comunque arrivato fuori tempo massimo.
Jennifer Lopez è abituata a parti da stalkerata ( vedi Angel Eyes in cui interpretava la parte di un energica poliziotta alle prese con una relazione molto pericolosa) e qui agisce di conserva.
Il sex appeal non è più quello di una volta, gli anni si cominciano a vedere e le sue forme non sono così esplosive : tutte componenti che la fanno apparire stanca e non basta crearle addosso l'effetto bagnato per renderla più seducente , anzi.
Se poi la statura di un film la dobbiamo misurare a partire dal livello del villain all'opera, beh qui siamo messi proprio male: Ryan Guzman il giovane virgulto che recita nella parte di Noah è un po' troppo uomo per poter recitare la parte di un ventenne e non fa nulla per uscire dallo stereotipo del classico mascellone americano cresciuto a di torta di mele con qualche rinforzino vitaminico.
Non incide, non mette paura, è di un anonimo inquietante.
Anonimo un po' come tutto il film  che al massimo può fare a gara con la fiction della seconda serata estiva di Rai 2, quei filmacci per la tv via cavo statunitense fatti con due soldi e che valgono due soldi.
A proposito di soldi: questo film negli USA ha incassato circa 35 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 4 milioni.
Si è dimostrato quindi un affare.
Che Dio ci scampi da un possibile sequel.


PERCHE' SI : praticamente nulla, qualche sequenza nel finale in cui viene fuori la verve di Cohen.
PERCHE' NO : thrillerino trito e ritrito a partire dal titolo, stanco e anonimo con una Lopez che ormai non è più adatta a recitare in certi ruoli.


LA SEQUENZA : il flirt attraverso le tende delle proprie case tra Claire e Noah all'insegna del ti vedo / non ti vedo.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

E anche Rob Cohen ce lo siamo giocato.
Le curve di Jennifer Lopez non sono più esplosive come una volta.
Di ragazzi e ragazze della porta accanto è piena la storia del cinema.
Se un filmaccio così si dimostra remunerativo, allora c'è speranza per tutti.


( VOTO : 4 / 10 ) 


The Boy Next Door (2015) on IMDb

venerdì 17 luglio 2015

Una nuova amica ( 2014 )

Claire e Laura sono amiche fin da bambine, un sentimento profondo che le ha accompagnate fino all'età adulta. Ora Claire è sposata con Gilles, Laura con David eppure è sempre la loro la relazione più profonda .Quando Laura muore di malattia al suo capezzale Claire promette di occuparsi di David e della piccola Lucy , loro figlia.
E comincia una strana relazione con lui che ama vestirsi con abiti da donna ed uscire con lei sotto le mentite spoglie di Virginie.
La loro relazione diventa un gioco con la posta costantemente al rialzo, un gioco pericoloso...
Ozon è un cineasta che ci ha abituato nel corso della sua ormai lunga carriera a scelte coraggiose e poco convenzionali.
Pur essendo inserito totalmente nel mainstream riesce a mantenere un'invidiabile indipendenza stilistica e una libertà che pochi possono permettersi in un panorama cinematografico asfittico come quello odierno.
E direi che se ne frega anche del marketing perché sulla rivelazione "shock" di questo film, il segreto di David, quello di pensarsi come una donna e abbigliarsi di conseguenza, avrebbe potuto costruire un piccolo caso cinematografico che gli avrebbe fatto staccare molti più biglietti.
Scelta probabilmente poco produttiva dal punto di vista commerciale ma assolutamente coerente con lo stile del suo autore attratto come al solito da storie scomode e dal piacere di raccontarle seguendo prospettive ardite e non del tutto convenzionali.
E' il caso di questo film, Una nuova amica, ozoniano fino al midollo se così possiamo definirlo, racconto su quella che possiamo definire un' amitiè fou citando quell'amour fou che ha fatto la fortuna di tanto cinema francese.
Il fatto che David si vesta da donna è un dato di fatto che viene accettato da Claire senza apparente difficoltà, o meglio pur non capendo all'inizio , restando spiazzata si adegua velocemente  e accetta di stare al gioco, confusa e divertita di avere tra le mani una specie di surrogato di quella che è stata la sua migliore amica.
Perché Claire sta al gioco in onore della memoria di Laura, ha una scusa per parlarne, per avere nostalgia del tempo passato assieme a lei, per rivangare la profondità del loro affetto così intimo e così platonico allo stesso tempo, per condividerla con l'altra persona che l'ha amata come lei.
L'ambiguità del film non è tanto nella sessualità , come minimo confusa , di David , ma quanto nel rapporto che instaura con Claire, apparentemente contenta e appagata di avere una nuova amica.
E qui rientra in gioco il rapporto tra Claire e Laura: amore, amicizia o che cosa ?
Dal punto di vista registico Ozon non ci risparmia nulla : dal flashback veloce ed esplicativo su un passato fumoso, allo slittamento della percezione che fa confondere realtà e immaginazione senza un'apparente linea che le demarchi chiaramente , dallo stile hitchockiano della regia che cerca di nascondere chissà quali segreti ( che poi alla fine non ci sono) , a quel tono del racconto tendente al noir che fa tanto Patricia Highsmith e che in qualche maniera cita il grande Chabrol.
Eppure lo spettatore non perde mai la bussola, come portato per mano da un autore che forse in questo film si dimostra fin troppo consapevole del proprio stile situandosi a un passo dal manierismo , quasi specchiandosi in un film tanto perfetto stilisticamente quanto algido e distaccato, anche nei momenti in cui la sfera emotiva è sollecitata come non mai, vedi l'incidente di David.
Una nuova amica è un piccolo bignami che si propone il rifiuto assoluto delle discriminazioni e dell'omofobia in modo programmatico, forse anche un po' freddo.
Romain Duris si presta anima e soprattutto corpo a un personaggio a cavallo tra doloroso e grottesco mentre Anais Demoustier, bella nel suo essere acerba , è uno scrigno pieno di emozioni che deve essere solo aperto con la chiave giusta.
Lasciate ogni pregiudizio voi che v'apprestate a vedere questo film...


PERCHE' SI : confezione come al solito eccellente, due protagonisti che si immolano anima e corpo, una storia contro tutte le discriminazioni ,i pregiudizi e l'omofobia.
PERCHE' NO : si situa a un passo dal manierismo, in filigrana il messaggio si legge fin troppo forte e chiaro, film che a tratti si dimostra freddo e distante.


LA SEQUENZA : l'esibizione en travesti alla discoteca dove vanno a divertirsi Virginie e Claire.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

 Sono giorni che mi affanno a trovare un regista italiano che somigli a Ozon eppure non riesco a trovarlo.
Romain Duris dimostra grande coraggio nell'affrontare questo ruolo, ma soprattutto i tacchi che porta.
Anais Demoustier è di una bellezza strana, acerba ma allo stesso tempo provocante.
Si può parlare di amitiè fou? se si può voglio il copyright del termine.



( VOTO : 7 + / 10 ) 

The New Girlfriend (2014) on IMDb

giovedì 16 luglio 2015

Babadook ( 2014 )

Oggi voglio a celebrare a modo mio l'uscita in sala cinematografica avvenuta sul suolo italico in data 15 luglio 2015 di quello che è stato il mio horror del 2014, The Babadook di Jennifer Kent , una scoperta di fine 2014 proveniente dalla terra dei canguri e che arrivò praticamente come un fulmine a ciel sereno nonostante se ne parlasse , anzi se ne favoleggiasse da molto tempo in giro per la rete.
Eppure, nonostante le aspettative altissime il film d'esordio di Jennifer Kent seppe andare addirittura oltre , diventando , per quanto mi riguarda , l'horror dell'anno anche se mi rendo conto che affibbiare a questa pellicola l'etichetta di genere è assolutamente riduttivo.
The Babadook ieri è uscito in sala anche qui da noi: ha perso l'articolo ma almeno il malvagio titolista italiano non ha messo frasette stupide dopo il titolo.
Andate in massa al cinema a godervelo, come farò io.
Se lo merita assolutamente.
Qui di seguito quello che scrissi a suo tempo.
E' la prima volta che ripropongo una mia opinione di un film qui sul blog.
Ma l'occasione direi che è troppo ghiotta per non essere sfruttata.
Dook! Dook! Dook!


Amelia è la madre vedova del piccolo Samuel. Ha perso il marito in un incidente stradale proprio mentre stava andando in ospedale per dare alla luce il piccolo .
Amelia deve fare i conti con la sua condizione di parziale emarginata anche in famiglia ( vittima della micidiale accoppiata vedova + lavoro umile ), inoltre Samuel ha seri problemi di relazione e manifesta a volte anche delle crisi epilettiche.
Un giorno mentre sono assieme a letto leggendo, incappano in un libro che Samuel trova spaventoso, che narra di un baubau, il Babadook.

Da quel momento in poi la loro vita non  sarà più la stessa perché strane presenze infestano la casa e il limite tra sanità mentale e pazzia si fa sempre più labile.
Il Babadook è ovunque.....
The Babadook è il film di esordio di Jennifer Kent, un passato non troppo brillante da attrice nelle lande australiane da cui proviene.
Il tutto a partire da un suo corto di circa 10 minuti , Monster, uscito quasi dieci anni fa nel 2005 e notato finalmente da qualche produttore..
Un percorso che hanno fatto tanti altri film ma stavolta è diverso: se infatti la cosa che si teme di più è la perdita della genialità dello spunto iniziale , fondamentale per ogni cortometraggio che si rispetti, nel marasma di una durata più ampia, vedendo Monster si ha l'impressione tangibile di un lavoro di limatura certosino, estenuante  che ha portato a un film che è solo ispirato alla lontana al corto da cui è tratto.
Nonostante duri 9 volte di più c'è un lavoro di asciugatura degli stereotipi usati nel corto ( quel fantasma coi capelli corvini davanti agli occhi che fa tanto J-horror ) per arrivare a un risultato molto diverso, un qualcosa che è riduttivo definire horror.
The Babadook non è la solita storia del babau, dell'Uomo Nero , dello spauracchio che sta chiuso nell'armadio o dietro la porta della cantina chiusa a doppia mandata, è qualcosa di più intenso, perturbante, un qualcosa che ti entra sottopelle e diventa più disturbante ogni minuto che passa.
Jennifer Kent, a proposito, una regista donna e noi che continuiamo a dire che  l'horror non è un genere per donne, non utlizza i soliti trucchi da Luna Park per spaventare, non smanetta sul volume della musica ma costruisce un orrore molto più complesso e stratificato e , pur senza usare le tecniche di cui sopra, ci regala un film che mette fottutamente paura, ma paura vera.
Un disagio che aumenta col passare dei minuti e che arriva ad essere disturbante nel profondo anche solo prendendosi tutto il tempo necessario per inquadrare il mondo in cui vivono Amelia e Samuel.

Sono due emarginati: lei vedova costretta a fare un lavoro umile, lui, un bimbo con seri problemi relazionali perché perso nel suo mondo di illusionismi e trucchi da mago fai-da-te.
Il loro è un mondo grigio, senza colori (  e tutto questo viene sottolineato da una stupenda fotografia dai toni plumbei ad opera del polacco Radek Ladczuk) che non viene rischiarato dalla gentilezza di un collega di lei e nemmeno dalla vicina di casa, un'anziana signora che a volte si prende cura di Samuel quando Amelia non c'è.
In questo contesto tuttaltro che felice, in un rapporto ricco di contraddizioni tra madre e figlio ( anche se non lo ammetterebbe mai, Amelia inconsapevolmente vede il figlio come la ragione per cui ha perso l'amatissimo marito) ha presa facile la suggestione operata da un libro di fiabe illustrato con protagonista questa creatura oscura e minacciosa, in tuba, mantello e unghioni alla Freddie Krueger.
E' reale?
O è solo una proiezione della mente di Amelia e Samuel?
L'eco delle loro paure più inconfessabili?
Come detto prima The Babadook pur lavorando sugli stereotipi alla base del genere horror e pur citando a piene mani i maestri ( vedere su uno schermo I tre volti della paura di Mario Bava fa veramente un gran piacere) ne rielabora costantemente la lezione dando luogo a un maelstrom di suggestioni e fobie che ha un aspetto nuovo, originale.
Facile rintracciare tra i meandri di questa casa spettrale gli echi di Suspense di Clayton, forse il miglior adattamento cinematografico del Giro di vite di Henry James, forse è facile anche intuire la psicopatologia che affligge la protagonista come in Repulsion di Polanski, o anche rintracciare il Kubrick di Shining soprattutto per il lavoro sopraffino sulla voce che fa Essie Davis ( attrice favolosa che fino a ieri mi era colpevolmente sfuggita) capace di passare dal sussurro all'urlo disumano senza soluzione di continuità , mettendo i brividi addosso.
Così come è rimarchevole il lavoro del piccolo Noah Wiseman nella parte di Samuel, occhi grandissimi in un viso che sa essere angelico e inquietante allo stesso tempo, a seconda dell'angolazione da cui è inquadrato.
The Babadook non è un horror o solo un thriller psicologico ( altro genere  a cui è molto vicino) ma è uno struggente apologo su una mancata elaborazione di un lutto e sul rapporto contrastato con un figlio a cui si è fatto sempre festeggiare il compleanno in una data diversa da quella vera.

Per non ricordare.
Parte integrante di questa costruzione ai limiti della perfezione è anche un'intelaiatura visiva di grande raffinatezza, fatta di scenografie che inquietano non poco nel loro aspetto ordinario e di un uso dell'illuminazione che ha del pittorico pur parlando di una pellicola che appare desaturata di ogni forma di colore.
Jennifer Kent che ha una consapevolezza rara nell'utilizzo del mezzo espressivo, ancora più sorprendente se si pensa che questo è il suo esordio nel lungometraggio ,crea un personaggio di quelli che si fanno fatica a dimenticare, non la solita figurina monodimensionale che spesso affligge il cinema di genere.
E rielabora con grande sensibilità un'iconografia di genere ben rintracciabile ma che magicamente assume una valenza diversa, un'impronta quasi nuova.
I detrattori vi diranno che in The Babadook non succede nulla ma non credete loro.
L'adrenalina scorrerà a fiumi, il sangue no.
E quel finale , mutuato dal corto, è un ulteriore colpo di genio.
Chapeau ! Jennifer Kent.
Hai fatto l'horror dell'anno.
Ma forse anche il film dell'anno.
E la bomba stavolta viene dall'Australia.

PERCHE' SI :  film disturbante che rielabora gli stereotipi dell'horror per trarne qualcosa di nettamente diverso, ottima confezione, fotografia straordinaria, eccellenti Essie Davis e Noah Wiseman.
PERCHE' NO : l'unica pecca è forse nella velocità con cui vengono tratteggiati alcuni personaggi secondari, i detrattori vi diranno che non succede nulla in questo film ma non credetegli....

( VOTO : 8,5 / 10 ) 

The Babadook (2014) on IMDb

mercoledì 15 luglio 2015

Big Game - Caccia al presidente ( 2014 )

Nei boschi della Lapponia, Oskari che sta per compiere tredici anni è alle prese con la prova che testimonierà il suo ingresso nel mondo degli uomini: la caccia al cervo , armato solo di arco e di frecce.
E se la deve cavare tutto da solo.
Intanto nel cielo lappone sfreccia l'Air Force One, l'aereo del presidente degli Stati Uniti che è sotto attacco da parte di un gruppo di terroristi. Il presidente viene messo in salvo attraverso una specie di capsula di salvataggio che lo fa atterrare in mezzo ai boschi e si deve guardare dai terroristi che lo stanno cercando.
L'unico che può aiutarlo è Oskari. 
Riuscirà la strana coppia a sopravvivere all'attacco terroristico?
L'idea alla base di questo film era perlomeno intrigante : prendi un regista che più finlandese non si può , dallo stile trasversale e legato fortemente alle proprie radici, ovvero Jalmari Helander ( già visto  all'opera in Trasporto eccezionale), dagli due soldini , in questo caso 8 milioni e mezzo di euro, affiancagli un gruppo di attori americani per dare una patina internazionale alla tua produzione, e realizza un qualcosa che unisca al meglio queste due anime così diverse e contrastanti.
Il risultato dovrebbe essere assicurato, almeno sulla carta.
Purtroppo non è così : Big Game - Caccia al presidente è un film in cui queste due anime non sono mai unite al meglio in un effetto sinergico, anzi spesso sembrano collidere l'una con l'altra in una narrazione che procede col freno a mano tirato ( in meno di novanta minuti riesce ad affiorare anche un po' di noia ) e a compartimenti stagni raccontando per lunghi tratti in alternativa le due storie.
Da una parte il percorso formativo di Oskari, tredicenne con la voglia matta di dimostrare al padre che può calcare le sue orme e che è degno erede della sua fama di cacciatore ( le intenzioni del ragazzo sono buone, il risultato forse un po' meno ), dall'altra la storia di un Presidente americano, color nero Obama, ben lontano dallo stereotipo incarnato da Harrison Ford in Air Force One o dal Bill Pullman di Indipendence day, uomini che non esitano un attimo quando si tratta di passare all'azione, ma un uomo ai limiti del pusillanime, che non sa picchiare ( cavolo, ma sei nero, mai avuto un'infanzia gangsta a suon di mazzate dietro le orecchie?), anzi che non fa altro che prenderne per tutto il film.
Quanto è più interessante il percorso di Oskari , tanto è poco originale la storia del Presidente e dei terroristi cattivoni che vogliono rapirlo.
E quello che doveva essere il punto di forza, anche commerciale, di un film dal budget importante per essere europeo, si rivela paradossalmente il suo limite, perché si saltabecca da una storia all'altra senza il minimo costrutto aspettando un rendez vous che non tarda ad arrivare e che avviene in modi assai convenzionali per non dire già visti.
Anche il fattore fiabesco dell'incontro tra un bambino come tanti e l'uomo più potente del mondo è disinnescato , quasi maltrattato, della serie ci conosciamo ma ognuno rimane nel suo, soprattutto è Oskari che prende la guida di tutto.
E' piacevole l'effetto nostalgia che provoca, il suo continuo strizzare l'occhio ( ma che c'avrai dentro quest'occhio?) a certo cinema action degli anni '80 e '90, fracassone e rocambolesco assai lontano dal concetto di verosimiglianza,  encomiabile anche il non prendersi troppo sul serio , ma l'impressione è che questo Big Game - Caccia al presidente, sia solo un film arrivato irrimediabilmente fuori tempo massimo.
Ed è un vero peccato perché le premesse per qualcosa di buono c'erano tutte.


PERCHE' SI . idea di base intrigante, bella ambientazione boschiva e montana, effetto nostalgia, ironia e autoironia.
PERCHE' NO  : le due anime del film non lavorano in sinergia, il racconto dell'attacco al presidente è già visto e rivisto, sembra un film arrivato fuori tempo massimo.


LA SEQUENZA : l'incontro tra Oskari e il presidente e il mettere subito in chiaro chi comanda.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Il budget è importante per fare del buon cinema ma non è fondamentale.
Ad Helander hanno fatto male tutti questi soldini.
Gli americani non riescono mai a rinunciare a una buona dose di retorica nazionalista.
A volte le buone idee non bastano per sorreggere un film.


( VOTO : 5 / 10 )


 Big Game (2014) on IMDb

martedì 14 luglio 2015

Who Am I- Kein System ist Sicher ( 2014 )

Benjamin, un hacker , in una sala interrogatori sta raccontando la sua storia ad Hanne Lindberg, poliziotta specializzata in crimini informatici.
Dal suo essere uno zero a far parte di un gruppo di hackers, autodenominatisi CLAY( l'acronimo di Clowns Laughing at You, quando sono in azione indossano maschere da clown) e ai loro atti di sabotaggio per farsi notare dal principe degli hackers, tale MRX.
Fino al colpaccio ai danni di una importante agenzia governativa e all'uccisione dei suoi compagni di CLAY, dal primo all'ultimo.
Ora lui è lì e racconta tutto perché teme per la sua vita.
Ma sta raccontando davvero tutta la verità?
Who Am I - Kein System ist Sicher è un cyber thriller tedesco che ha vinto diversi premi in patria e all'estero, scritto e diretto da Baran bo Odar che si va ad inserire nel mare magnum dei thriller legati al mondo dell'informatica senza però perdersi in tecnicisimi astrusi o sofismi degni del miglior masturbatore di software.
Tranquilli, questo film può essere visto anche da uno che ha le competenze informatiche di un totano appena tolto dalla pentola a pressione, come me, il mondo del computer è lo sfondo su cui agisce questa banda di teppistelli, perché in fondo sono solo dei teppisti ipertecnologizzati, che vogliono solamente diventare delle leggende dell'hackeraggio.
Citando esplicitamente Matrix, Fight Club ma anche Identità di James Mangold ( misconosciuto thriller horror del 2003, almeno per quanto riguarda la costruzione del finale) , I soliti sospetti per Who am I - Kein System ist Sicher inanella anche una serie di riflessioni interessanti sulla realtà virtuale e sulla necessità che molti hanno di mascherarsi in questa vita fatta di pixel , fabbricandosi armature luccicanti e un humus di leggenda alle proprie spalle per sostenere quell'aura mitica che in realtà non avrebbe alcuna ragione di essere.
come vengono ribaltate più volte le prospettive attraverso cui si racconta la storia e tutto il cinema che parla di computer e del loro utilizzo non propriamente legale,
Benjamin è uno zero, un ragazzino timido che sa fare solo tappezzeria , eppure assieme alla banda di cui entra a far parte diventa qualcuno, arriva ad incontrare la sua amata a cavallo di un ideale destriero ( una Porsche rossa) , addirittura a baciarla perché comunque sente di essere diventato qualcuno.
Non è più solo uno sfigato capace di smanettare col computer: è un hacker, capace di fare atti di sabotaggio fighissimi in nome di un ideale ( ma anche di un guadagno economico) e vuole farsi notare dall'hacker numero uno della cybersfera: tale MRX incontrandosi in una specie di limbo in cui si comunica solo attraverso una chat .
Ecco un altro tema che si annida tra le pieghe di questo film: si diventa capaci di comunicare solo attraverso la tastiera di un computer, il contatto fisico , il guardarsi negli occhi ( non a caso tutti questi hackers, oscuri principi nelle tenebre del deep internet, quello non alla portata dei normali frequentatori, portano tutti delle maschere) diventa una ragione di estremo disagio e un ostacolo insormontabile.
Il film di Baran bo Odar però ha una confezione molto glamour, leggera se vogliamo, qualcosa di agile e scattante come la sua regia un po' fighetta e molto gggiovane , anche troppo forse, che abbaglia lo spettatore molto più delle tematiche a cui accenna il film che non si prende mai la briga di  scavare troppo in profondità.
Who am I - Kein System ist Sicher è una pellicola che racconta ad alta velocità una storia che, a tratti, si cura poco di essere perlomeno verosimile.
Succedono talmente tante cose che non hai nemmeno il tempo di fermarti a riflettere.
E il finale comunque ti coglie impreparato , nel suo reiterato gioco di specchi, ti costringe a riavvolgere il nastro contenente i 100 minuti che hai appena visto.
E , devo dire, il giochino è assai divertente.
Ne sono già stati acquisiti i diritti per un possibile remake americano.


PERCHE' SI : storia raccontata ad alta velocità, alcune tematiche importanti accennate ( anche se non trattate in profondità),confezione glamour,  il finale con i suoi ribaltamente multipli.
PERCHE' NO : a tratti la regia è un po' troppo fighetta e gggiovane, a tratti non ci si cura della verosimiglianza, qualche riferimento un po' troppo a vista.


LA SEQUENZA : il finale è da guardare e riguardare, magari per trovare l'errore...


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Il computer resterà per sempre un mistero gaudioso, almeno per quanto mi riguarda.
Anche in Germania cominciano a saper costruire thriller all'americana.
Noi invece a far niente, anzi solo commedie.
Del mondo di internet abbiamo esplorato solo la superficie...


( VOTO : 7+ / 10 )


 Who Am I (2014) on IMDb

lunedì 13 luglio 2015

Nessuno si salva da solo ( 2015 )

Gaetano e Dalia sono una coppia separata che si incontra una sera a cena in un ristorante per pianificare le vacanze dei figli. Il risentimento è tanto, l'acredine si taglia col coltello, si arriva a un gelato in faccia ma poi piano piano si cerca di rimettere a posto , nella giusta prospettiva, tutto il loro trascorso amoroso, tra gioie e dolori, passando per il riconoscimento dei propri errori...
Nessuno si salva da solo ovvero autopsia di un matrimonio.
Che però rivela una sorpresa, forse alla fine il paziente non è così morto come sembra.
Chi vivrà vedrà.
Diamine, mi sembra di aver cominciato dalla fine per parlare di questo film su cui , sinceramente , riversavo pochissime aspettative.
Un po' come il film stesso che racconta una coppia deflagrata ai tempi della crisi che si ritrova a cena in un localino glamour , di quelli che ti servono piatti costosi e che a malapena riempiono un quarto di piatto, con l'intenzione di parlare dei figli, ma in realtà quello che li aspetta è un lungo duello dialettico che arriverà quasi alle vie di fatto in una lunghissima serata.
Gaetano è uno sceneggiatore che si nasconde dietro una maschera da cazzoncello perdigiorno che è partito con l'idea di fare cinema di qualità ma che poi si ritrova a firmare sceneggiature per fiction televisiva nazional /popolare ( che però gli riempie il portafoglio), Dalia è un medico che si è votato alla crescita dei due figli dopo essersi messa con Gaetano.
Una storia felice la loro , almeno per un certo periodo di tempo stando a quanto si vede dai flashback.
Poi l'amore scivola per una china pericolosa, quella dell'incomprensione, della divergenza di prospettive, dell'egoismo quasi involontario e quando ognuno comincia a guardare solo a se stesso,,,non c'è bisogno che aggiunga altro.
Il film è tutto in questo confronto, uno tsunami di parole che però viene letteralmente smolecolarizzato da un montaggio veloce e moderno e da una regia che cambia spesso tonalità.
E per una volta i flashback sono i benvenuti in quanto riescono a conferire un ritmo sostenuto a un film che altrimenti sarebbe verboso in maniera insostenibile.
Non ci si ferma alle solite scene da un matrimonio , all'ormai usurato film sull'amore coi crampi, ma si cerca di raccontare qualcosa di più ampio.
Non solo un matrimonio o una storia d'amore ma due persone, prima che personaggi.
In fondo Gaetano e Dalia sono figli della crisi, un po' come noi che li stiamo guardando, le loro indecisioni e le loro incertezze sono un po' le nostre e non basta una confezione glamour, uno scenario di radicalchicchismo ben radicato nelle loro amicizie, per renderli meno vivi e pulsanti.
E va dato merito ai due interpreti , Scamarcio e Trinca, di aver disegnato bene due personaggi fittizi che si portano addosso ben percepibile il forte profumo della realtà.
Anche quando il loro eloquio acquista un che di declamatorio, probabilmente a causa della fonte letteraria, ben lontano da lessico che si usa quando si è in confidenza.
Castellitto alla regia e la moglie Mazzantini alla sceneggiatura dimostrano di essere una squadra che progressivamente sta affinando le proprie doti per presentarsi pronta all'appuntamento col cinema internazionale.
Nessuno si salva da solo è un film onesto che riecheggia molto cinema francese recente.
Forse anche noi stiamo cominciando ad imparare di nuovo a raccontare delle belle storie....


PERCHE' SI : buona la regia e ottimo il montaggio che dà un taglio molto moderno al film, buona anche la prova dei due interpreti.
PERCHE' NO : il copione è piuttosto esile, a volte l'eloquio acquista un che di declamatorio che stona in bocca a quei personaggi,alcuni temi appena accennati e non trattati.


LA SEQUENZA : il finale con l'uscita di scena di Gaetano che usa il viale come una lunga passerella prima di nascondersi dietro un ideale sipario.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Castellitto con la moglie ormai sono una squadra fortissimi ( cit.)
Non avrei mai pensato nella mia vita di spezzare una lancia in favore di Scamarcio.
La Trinca è antipatica come al solito ma questi personaggi le riescono bene.
Basta poco per uscire dal solito becero provincialismo italico.


( VOTO . 6,5 / 10 )


 Nessuno si salva da solo (2015) on IMDb

domenica 12 luglio 2015

Triangolare nella blogosfera

I tre diabolici blogger con il padrone di casa e il calice del Santo Graal ( vuoto).


 Ovvero come svegliarsi una domenica mattina e invece di parlare del solito film, raccontare con gli occhi che ancora sorridono di come è stata trascorsa la bellissima giornata di ieri, tra vecchi e nuovi amici , non solo virtuali.
Era una settimana che era tutto in via di organizzazione.
Nick di Nocturnia ( ti ho linkato! diglielo a chi sai tu così non mi prendo le cazziate) a organizzare il tutto e a tessere le fila di questo importantissimo triangolare.
No, non stiamo parlando di quello tra Hollande, Renzi e Angelona Merkel, stiamo parlando del pranzo tra Nick, il mitico Moz del Moz O' Clock ( ho linkato anche te come ogni bravo bloggher deve fare...perché non si scrive bloggher?) e il qui presente Bradipo.
Il Moz e Nick non hanno superato la prova dell'etilometro
Effettivamente più che un triangolare è stato un poligonale per l'adorabile presenza di Venusia, dolce consorte di Nick e della mia famigliola, quadrupede compreso.
Il posto è stato scelto da Nick e mai scelta fu così felice.
Un bel posticino a tema birra. Artigianale per la precisione e ce n'erano veramente tante che purtroppo non abbiamo potuto degustare per ovvie ragioni alcoolemiche.
E' stato un pranzo volato letteralmente via tra chiacchiere tra blogger, battute, risate e ottimo cibo ( tagliere di salumi e formaggi abruzzesi, mezze maniche alla pecorara , spezzatino di vitello alla birra e dolci vari tra cui l'incredibile birramisu, veramente da provare).
Nick l'avevo già conosciuto l'anno scorso e quest'anno ho avuto conferma della sua incredibile simpatia, col Moz era la prima volta che ci vedevamo ( siamo vicini, a una settantina di km di distanza ma siamo lontani perché per ragioni lavorative spesso quando sono libero io lui è al lavoro e quando è libero lui sono io invece al lavoro) ma è stato come se ci conoscessimo da anni.
Mmm...a occhio deve essere robetta buona...zucchero di prima qualità.
Di solito ci può essere un attimo di imbarazzo tra persone che si "conoscono" solo virtualmente e non fisicamente , ma appena ci siamo visti col Moz, ci siamo abbracciati come se fossimo amici che non si vedessero da lungo tempo.
Ecco la sensazione che ho avuto è stata quella di un pranzo tra amici di vecchia data e non solo virtuali, ho trovato persone in gambissima che sono esattamente come pensavo perché su Internet non hanno bisogno di crearsi maschere o altro per non sembrare quello che sono.
Nick, Moz e il sottoscritto ( mi ci metto pure io ) sono esattamente quello che si legge sui rispettivi blog, senza trucco e senza inganno.
L'unica nota malinconica , ma proprio quel retrogusto appena accennato, è che questa giornata è finita troppo presto.
Queste giornate  passate meravigliosamente sono sempre troppo corte.
Il Moz che brinda a tutti voi!
Ah e per la cronaca dopo abbondanti libagioni e liquorini post prandiali , all'unanimità abbiamo deciso che la Grecia rimanga nell'euro.
E siamo qui già in attesa che la prossima estate porti con sé un altro di questi triangolari.
Pardon,
Poligonali.

sabato 11 luglio 2015

Stung ( 2015 )

Paul e Julia sono i titolari di una ditta di catering che si occupa della festa organizzata dall'anziana Mrs Perch nel giardino della sua villa in campagna. Il guaio è che a causa di un uso poco chiaro di un fertilizzante agricolo al tavolo degli invitati si presenta uno stormo di vespe assassine che uccidono coi loro pungiglioni e soprattutto trasformano le loro prede in abnormi insetti ancora più grossi e ancora più pericolosi.
Per Paul , Julia e pochi altri è l'inizio di una lunga notte...
C'erano una volta i monster movies anni '50 , cinema di serie B ad essere gentili ma inimitabile palestra di formazione di giovani divi  e c'erano una volta anche i monster movies anni '80, quelli nati sotto l'influsso della coscienza ecologista maturata in quegli anni.
Animali cresciuti a dismisura per l'utilizzo di sostanze inquinanti, mostri creati dalla dabbenaggine dell'uomo  e dalla sua improvvida volontà di sovvertire ciò che la Natura ha lasciato così per migliaia di anni.
E , arriviamo al film di oggi, c'era una volta Stung, piccola coproduzione tra Germania ( maestranze tecniche) e America ( attori ),con un budget di 2,5 milioni di dollari, diretto dall'esordiente Benni Diez, uno che si è formato alla scuola degli effetti speciali e del reparto luci e scritto dall'altrettanto esordiente Adam Aresty.
Stung è un omaggio divertente e divertito a quella stagione di B movies ( quando non Z movies) usciti in gran quantità negli anni '50 e '80, un film che non dispensa solo sangue e trasformazioni impressionanti ma che ha di fondo sempre il suo bastimento ben carico di ironia, in bella mostra, così per non prendersi troppo sul serio.
Eppure non è così edulcorato tra sangue , frattaglie, pungiglioni negli occhi e altre amenità assortite.
Diez opta per un uso intelligente ma soprattutto limitato della computer grafica ( che quando entra in campo non è che faccia girare la testa per la sua qualità cristallina, anzi) in favore di effetti visivi rozzi ma efficaci ed effetti speciali vecchia scuola che fanno la loro porca figura in un delirio di insettoni giganti assassini di un viscido che li rende repellenti alla sola vista.
Stung racconta una storia molto basic, lineare e si capisce subito dove vada a parare anche per quanto riguarda il rapporto tra i due protagonisti, lui innamorato di lei ma senza il coraggio di dirle nulla e lei che naturalmente sa tutto e aspetta il primo passo di lui.
Non per questo perde la sua sciocca piacevolezza, è la classica commedia horror che si divora in una notte di canicola estiva ringraziando il dio del cinema che per 90 minuti ti ha fatto dimenticare l'afa che ti attanaglia la gola nella sua presa mortale.
Altro motivo per cui essere grati a Stung è la presenza di Lance Henriksen , attore che purtroppo non si vede più tanto in giro.
Sarà un caso che le trasformazioni in viscidi insetti mutanti avvengano dall'interno come avveniva in Alien ( ma anche come ne La cosa di Carpenter) ?
E sarà un caso che Clifton Collins jr nella parte di Sidney , villain che si trasforma in orrido essere mutante,con tanto di insetto che gli spunta dalla spalla, assomigli tanto , ma proprio tanto al Jeffrey Coombs del cultissimo Re-Animator?
O che venga richiamato in più di un'occasione il body horror cronenberghiano?
Benni Diez e il suo sceneggiatore rischiano con l'effetto nostalgia, danno continuamente di gomito allo spettatore per renderlo complice nel loro citazionismo filmico ma hanno il pregio di volersi ridere addosso e di non cercare cose troppo complicate.
Il risultato finale ne guadagna.
Stung è un piacevolissimo diversivo : procede sbuffando come un treno a vapore che acquista velocità minuto dopo minuto...
Soddisfazione garantita.



PERCHE' SI : B movie divertente e ironico, ritmo sostenuto, un delirio di citazioni filmiche, Lance Henriksen
PERCHE' NO : non ci sono troppe sorprese, la storia narrata è molto basic, la computer grafica non è certo la migliore di questo mondo.



LA SEQUENZA : quella in cui si sparge il panico nella festa all'arrivo delle vespe assassine.



DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

In estate è necessario ossigenare i neuroni con film di questo genere.
Questo film ha un po' il sapore delle buone, vecchie cose fatte in casa.
Jessica Cook è veramente bella.
La voce di Lance Henriksen da sola basta a far correre brividi lungo la schiena.



( VOTO : 7 / 10 ) 


Stung (2015) on IMDb